Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Le filiali di McDonald’s si schierano nelle tensioni in Medio Oriente

Pubblicato

il

Giovedì scorso la filiale McDonald’s aveva annunciato pasti gratuiti per le forze di sicurezza israeliane, innescando in seguito contro-donazioni da parte di molte filiali arabe della catena alla causa palestinese. Lo rivelano diversi post su Twitter.

 

In mezzo alla crescente reazione contro McDonald’s per il suo apparente sostegno alla guerra di Israele a Gaza, le filiali locali di McDonald’s in Oman, Turchia, Arabia Saudita, Libano, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno risposto con donazioni alla causa palestinese.

 

Rivelando di aver donato 100.000 dollari «per gli sforzi di soccorso per la popolazione di Gaza» in un post su Twitter, McDonald’s Oman ha ricordato ai clienti che è completamente indipendente dalla sua controparte israeliana e che ciascuno prende le proprie decisioni – politiche e non – senza consultarsi con la multinazionale McDonald’s, che presumibilmente si astiene dalla politica.

 

 

La filiale di McDonald’s dell’Arabia Saudita ha rivelato di aver donato due milioni di riyal (533.000 dollari) a Gaza, in un post su Twitter che includeva una dichiarazione in cui chiariva che era di proprietà e gestita dall’Arabia Saudita, e non responsabile di «ciò che fanno gli altri proprietari di franchising al di fuori dei nostri confini nazionali».

 

Sabato, in un post su Instagram, McDonald’s Emirati Arabi ha promesso un milione di AED (272.000 dollari) alla campagna di soccorso «Tarahum for Gaza» della Mezzaluna Rossa degli Emirati, allegando una dichiarazione simile di proprietà locale.

 

 

Secondo quanto riferito, l’attività di McDonald’s in Turchia ha donato 1 milione di dollari alle «vittime della guerra» a Gaza, mentre la filiale in Kuwait ha affermato di aver contribuito con 250.000 dollari alla locale Società della Mezzaluna Rossa. Il programma di pasti gratuiti all’IDF di McDonald’s Israel «non è stata una decisione globale, né è stato approvato da nessuno degli altri operatori locali, specialmente quelli nella nostra regione», si legge nella dichiarazione del Kuwait.

 

 

Giovedì, McDonald’s Israel si era vantato su Instagram di aver già fornito «decine di migliaia di pasti» ai soldati, alla polizia e agli operatori umanitari israeliani, e di continuare a consegnarne migliaia al giorno in tutto il Paese, oltre a uno sconto del 50% per militari e polizia, nonché cinque ristoranti di nuova apertura specificatamente dedicati al servizio delle forze di sicurezza israeliane.

 

Come riporta RT, l’annuncio ha innescato una reazione significativa, poiché molti sui social media hanno sostenuto che fosse crudele vantarsi di nutrire gratuitamente gli israeliani mentre i palestinesi di Gaza erano pericolosamente a corto di cibo e acqua sotto il blocco punitivo di Israele. Altri hanno respinto le affermazioni secondo cui la società madre di McDonald’s era apolitica, sottolineando che riceveva una percentuale dei guadagni di tutte le filiali locali, compreso quello di Israele. Da allora gli account sui social media di McDonald’s Israel sono stati resi privati, scrive il sito russo.

Sostieni Renovatio 21

Gruppi filo-palestinesi hanno picchettato un McDonald’s libanese a Saida venerdì in quello che un quotidiano locale ha descritto come un «attacco», prima di ammettere che nessuno è rimasto ferito o proprietà danneggiate durante la protesta. La filiale libanese del ristorante ha successivamente rilasciato una dichiarazione in cui afferma la propria indipendenza.

 

Nelle stesse ore, il grande marchio americano veniva «coinvolto» anche in un ulteriore conflitto: in un’intervista con un canale televisivo ucraino sabato, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha rivelato di aver chiamato personalmente il segretario di Stato americano Antony Blinken e di avergli chiesto di convincere McDonald’s a riaprire i suoi fast-food in Ucraina.

 

«Ho pensato tra me e me, è comprensibile il motivo per cui non ci sono McDonald’s in Russia, ma perché noi non li abbiamo?» ha dichiarato il Kuleba, che ha chiamato l’omologo statunitense Anthony Blinken per discutere di altre questioni ma alla fine della conversazione avrebbe chiesto: «Tony, cos’è questo casino? Perché veniamo trattati in questo modo?»

 

Il ministro ucraino afferma di aver sottolineato che è «ingiusto» che McDonald’s sia stato chiuso in Ucraina e ha osservato che la riapertura dei popolari fast food «segnalerebbe agli investitori» che è sicuro lavorare nel Paese.

 

Secondo RT, «McDonald’s ha inizialmente chiuso tutte le sue sedi, citando problemi di sicurezza, in seguito al lancio dell’operazione militare russa in Ucraina nel febbraio 2022. Tuttavia, nel settembre dello stesso anno, ha riaperto i suoi ristoranti a Kiev. Successivamente, ha riaperto anche diverse sedi in alcune parti dell’Ucraina occidentale, con tutti i locali che servono menu limitati e impiegano regole di sicurezza ampliate per consentire al personale di chiudere rapidamente i negozi e raggiungere i rifugi in caso di allerta aerea».

 

Il mese scorso, Kuleba e Blinken hanno visitato un ristorante McDonald’s a Kiev durante la visita a sorpresa del segretario nella capitale ucraina. Secondo i media ucraini, Kuleba ha ringraziato Blinken per aver contribuito alla riapertura della catena e avrebbe ammesso di aver spesso fatto colazione da McDonald’s durante i suoi anni da studente, quando aveva i postumi di una sbornia.

 

 

In Russia, nel frattempo, tutti i ristoranti McDonald’s sono stati rinominati Vkusno i Tochka («Gustoso e basta»), creato come parte della vendita del franchising statunitense prima della sua uscita dal Paese a causa delle sanzioni. Offre essenzialmente lo stesso menu ai suoi clienti dell’originale.

 

A settembre, il proprietario del franchising russo, Aleksandr Govor, aveva suggerito che Vkusno i Tochka avrebbe potuto potenzialmente aprire sedi nelle vicine Cina, Bielorussia e Abkhazia e aveva presentato ufficialmente una richiesta a McDonald’s per consentire l’espansione.

 

Come riportato da Renovatio 21, la dipartita di McDonald’s dalla Russia aveva ispirato un video andato virale in rete l’anno scorso.

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

 

Immagine di Otto Magnus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina

Pubblicato

il

Da

La guerra con l’Iran è «relativamente piccola» per gli Stati Uniti rispetto all’enorme quantità di armamenti che Washington ha fornito all’Ucraina sotto la presidenza di Joe Biden, ha dichiarato il presidente Donald Trump. Ha sostenuto che il suo predecessore ha consegnato a Kiev armi per un valore di 300 miliardi di dollari gratuitamente.   Trump ha espresso queste valutazioni rispondendo alle domande dei giornalisti durante un evento nello Studio Ovale lunedì, mentre i combattimenti in Medio Oriente sono ripresi dopo settimane di relativa calma. Domenica le forze statunitensi hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak nello Stretto di Ormuzzo, provocando la reazione di Teheran con attacchi missilistici contro le forze americane in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti.   Interrogato sul fatto che la prolungata operazione contro l’Iran stesse prosciugando le risorse militari statunitensi necessarie altrove, Trump ha sminuito la preoccupazione. «Questa è una guerra relativamente piccola per noi. Non è una guerra di grandi proporzioni», ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno «così tante munizioni e rifornimenti» dislocati in tutto il mondo da poter attingere a ulteriori risorse in caso di necessità.   «Sapete dove sono finiti i soldi? In Ucraina», ha proseguito Trump, sostenendo che, in confronto, Washington ha usato «pochissime» armi contro l’Iran.

Sostieni Renovatio 21

Il presidente statunitense poi messo a confronto le spese americane per l’Iran con il sostegno di Washington all’Ucraina sotto il suo predecessore. «Joe Biden ha dato all’Ucraina beni per un valore di oltre 300 miliardi di dollari, gratis», ha detto Trump, aggiungendo che sotto la sua amministrazione l’Ucraina «deve pagarli» attraverso i membri europei della NATO.   La cifra di 300 miliardi di dollari è ampiamente contestata. Un rapporto di maggio dell’Ispettore Generale Speciale per l’Operazione Atlantic Resolve ha stimato gli stanziamenti totali degli Stati Uniti per l’Ucraina e la più ampia risposta al conflitto a circa 195 miliardi di dollari da febbraio 2022, di cui 67,8 miliardi di dollari sono stati destinati ad articoli e servizi di difesa per Kiev.   La definizione di «piccola guerra» data da Trump al conflitto con l’Iran arriva nel suo settimo mese, nonostante le sue ripetute dichiarazioni di vittoria. All’inizio di aprile aveva proclamato una «vittoria totale e completa» e da allora ha ripetutamente affermato che Washington aveva vinto o era vicina a porre fine al conflitto.   La guerra ha assorbito armamenti statunitensi per miliardi di dollari, con il segretario alla Guerra Pete Hegseth che ha stimato il costo complessivo a 37,5 miliardi di dollari entro luglio. Washington ha lanciato oltre 850 missili da crociera Tomahawk solo nelle prime quattro settimane, nonostante ne produca solo poche centinaia all’anno, insieme a più di 1.000 intercettori Patriot e THAAD.   La pressione ha inciso anche sulle scorte di armi statunitensi in Europa, dove le forniture di intercettori Patriot e altre munizioni chiave sono scese a livelli «oltre la soglia critica», poiché le armi vengono dirottate verso il Medio Oriente, secondo quanto riportato la scorsa settimana dai media, che citano funzionari statunitensi e della NATO.   Nel frattempo, Washington ha intensificato la pressione economica su Teheran. Il segretario del Tesoro Scott Bessent ha avvertito domenica che gli Stati Uniti potrebbero scatenare una «violenza finanziaria» contro l’Iran, minacciando di imporre nuove sanzioni secondarie ogni settimana per punire Teheran e coloro che intrattengono rapporti commerciali con essa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
 
Continua a leggere

Geopolitica

Trump pubblica video AI che mostrano l’isola di Kharg «ridotta in macerie»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato filmati generati dall’intelligenza artificiale che mostrano un attacco missilistico contro l’isola iraniana di Kharg, importante centro petrolifero, nel contesto di una nuova escalation tra Washington e Teheran.

 

Le forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi per la prima volta dalla fine di luglio. Domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver preso di mira due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, vicino al punto più stretto dello Stretto di Ormuzzo, che a suo dire si stavano preparando a lanciare razzi con mine marine nello stretto, che rappresenta circa il 20% del commercio mondiale di petrolio greggio.

 

Secondo Teheran, il bombardamento ha ucciso diversi soldati e civili iraniani.

 

Sostieni Renovatio 21

L’Iran ha risposto lunedì mattina: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha dichiarato che i propri droni e missili avevano provocato «danni significativi» alle basi aeree statunitensi di King Hussein e Al-Azraq in Giordania.

 

Dopo gli attacchi, i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni asiatiche, con i future WTI in rialzo del 2,47% a 85,46 dollari al barile e i future Brent in aumento del 2,71% a 90,49 dollari al barile.

 

Trump non ha emesso comunicati immediati sull’escalation sulla sua piattaforma Truth Social, limitandosi a pubblicare due brevi video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano diversi missili che colpiscono impianti petroliferi su un’isola, generando immense esplosioni.

 

«L’isola di Kharg viene fatta saltare in aria e ridotta in frantumi!!!» recitava la didascalia di uno dei video.

 

Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese, costituendo il principale sbocco per le entrate petrolifere. L’arcipelago corallino, spesso definito «isola proibita» a causa delle severe misure di sicurezza, ospita anche un importante deposito di petrolio.

 

Gli Stati Uniti hanno colpito ripetutamente obiettivi militari sull’isola di Kharg dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, ma si sono astenuti dal prendere di mira le infrastrutture energetiche. Trump ha inoltre valutato un’operazione terrestre per impadronirsi del centro petrolifero, sostenendo che avrebbe potuto essere condotta dalle forze statunitensi o da «altre persone». Tuttavia, tali piani non si sono mai concretizzati.

 

Teheran ha più volte avvertito che incendierà l’intera infrastruttura petrolifera e del gas degli alleati degli Stati Uniti negli Stati del Golfo qualora gli impianti energetici sull’isola di Kharg venissero colpiti o si tentasse di conquistarla.

 

In rete in molti si chiedono come il candidato presidente della pace, pure assicurata durante il suo primo mandato, sia divenuto quello che minaccia la «distruzione totale di una civiltà», con tanto di videini IA.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Geopolitica

I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»

Pubblicato

il

Da

L’agenzia di sicurezza israeliana Shin Bet ha reso noto che Yair, primogenito del premier Benjamin Netanyahu, è stato trasferito in segreto dagli Stati Uniti a causa di una «grave minaccia» alla sua vita.   La notizia arriva a pochi giorni dalle parole dello stesso Netanyahu, espresse in un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano, secondo cui l’Iran avrebbe «tentato di assassinare» uno dei suoi figli, senza indicare quale né fornire particolari sul presunto piano.   Lo Shin Bet ha dichiarato sabato in un comunicato: «C’era una minaccia significativa contro Yair Netanyahu e, alla luce di ciò e dopo un’attenta valutazione, è stata presa la decisione di prelevarlo d’urgenza insieme alla sua scorta e di riportarlo in Israele», omettendo però la natura della minaccia e il momento esatto dell’operazione.   Mercoledì una fonte anonima delle forze dell’ordine statunitensi ha riferito al canale TV americano Newsmax che i servizi segreti israeliani avrebbero individuato un piano ai danni di Yair nel dicembre dell’anno precedente. Canale 12 ha aggiunto che, per portare a termine l’operazione, lo Shin Bet ha riassegnato gli agenti che all’epoca proteggevano il presidente Isaac Herzog a New York.   Secondo le accuse, agenti iraniani avrebbero sorvegliato la sua residenza e i suoi spostamenti. Yair, che da anni viveva negli Stati Uniti con uno controverso stile di vita fatto di agio, ha ricevuto l’ordine di partire subito ed è rientrato in Israele, a quanto pare senza nemmeno ritirare i propri effetti personali.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La sua lunga permanenza all’estero ha suscitato perplessità in patria, soprattutto dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023, perché molti si chiedevano perché restasse oltreoceano mentre centinaia di migliaia di riservisti venivano richiamati per un’operazione militare di rappresaglia a Gaza.   A luglio la moglie di Netanyahu, Sara, e i loro due figli hanno ottenuto una protezione estesa a carico dei contribuenti, alimentando ulteriori polemiche pubbliche e politiche.   La vicenda emerge mentre la coalizione di Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile per la rielezione, dopo la guerra in stallo con l’Iran. Il conflitto è iniziato alla fine di febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele su Teheran, che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e quattro membri della sua famiglia, tra cui la figlia Boshra e la nipotina Zahra di 14 mesi.   Mojtaba, figlio di Khamenei e nominato nuova guida suprema una settimana dopo, ha promesso di «vendicare il sangue» del padre. Teheran, tuttavia, non ha commentato né rivendicato la responsabilità del presunto complotto per assassinare il figlio di Netanyahu.   Yair Netanyahu è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».   Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva Giorgio Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di U.S. Embassy Jerusalem via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
Continua a leggere

Più popolari