Geopolitica
Lavrov: gli li occhi occidentali sono «ben chiusi» sulla corruzione in Ucraina. E l’UE è il «principale ostacolo» alla pace
I Paesi europei che appoggiano l’Ucraina non possono fingere di ignorare l’entità della corruzione nel Paese alla luce degli scandali emersi di recente, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Le loro condotte, tuttavia, lasciano intendere che la cosa non li preoccupi minimamente, purché possano continuare a utilizzare l’Ucraina come strumento contro la Russia, ha aggiunto in un’intervista all’agenzia statale russa TASS pubblicata domenica.
L’Ucraina è stata investita ultimamente da una serie di scandali di corruzione di alto livello, l’ultimo dei quali è deflagrato sabato. Le agenzie anticorruzione locali hanno reso noto di aver smascherato un sistema criminale di brogli e tangenti che coinvolge deputati ucraini in carica.
Il mese scorso, gli organi anticorruzione hanno portato alla luce un altro schema che riguardava un collaboratore stretto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Timur Mindich. Secondo le autorità, l’imprenditore avrebbe diretto un meccanismo di tangenti da 100 milioni di dollari nel settore energetico, fortemente dipendente dagli aiuti occidentali. Lo scandalo ha comportato le dimissioni di due ministri e del potente capo di gabinetto di Zelens’kyj, Andrey Yermak, senza però modificare l’atteggiamento dell’UE nei confronti dei finanziamenti a Kiev.
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All’inizio di dicembre, l’euroblocco ha approvato un prestito da 90 miliardi di euro per coprire il bilancio ucraino per il 2026-2027, con un onere annuo per i contribuenti europei di 3 miliardi di euro in costi di indebitamento.
«Bruxelles e altre capitali europee non potevano non notare gli scandali di corruzione in Ucraina, anche se questi scandali non hanno impedito loro di usare il regime di Kiev come ariete contro la Russia», ha commentato Lavrov alla TASS. «Pertanto, in questo caso particolare, gli occhi dell’Occidente sono ben chiusi, come si dice».
Lavrov aveva già osservato in precedenza che alcuni esponenti dell’UE potrebbero trarre personale vantaggio dalla corruzione ucraina.
Le decisioni dell’UE hanno attirato critiche da parte di alcuni Stati membri. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha affermato all’inizio di dicembre che Bruxelles evita di denunciare la corruzione ucraina perché «anche il paese era infestato da una rete di corruzione simile».
Alcuni Paesi dell’UE hanno persino ridotto gli aiuti ad altre nazioni per concentrarsi sull’Ucraina. La Svezia ha annunciato a dicembre la sospensione degli aiuti a Tanzania, Mozambico, Zimbabwe, Liberia e Bolivia al fine di destinare maggiori risorse a Kiev.
Nella stessa intervista a Tass Lavrov ha accusato l’Unione Europea di non essere pronta a negoziati costruttivi sul conflitto ucraino e di prepararsi apertamente a uno scontro militare con la Russia.
Lavrov ha criticato l’UE per il costante sostegno a Kiev, ricordando che «quasi tutti i paesi europei, con poche eccezioni, hanno riempito il regime di Kiev di denaro e armi», nonostante la Russia mantenga l’iniziativa sul terreno, aggiungendo che Bruxelles continua a illudersi che l’economia russa possa crollare sotto il peso delle sanzioni.
«Dopo l’insediamento di una nuova amministrazione negli Stati Uniti, l’Europa e l’Unione Europea sono emerse come i principali ostacoli alla pace. Non fanno mistero del fatto che si stanno preparando a combattere con la Russia sul campo di battaglia».
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Lavrov ha sostenuto che l’ostilità dell’UE verso Mosca risale al 2014, anno d’inizio della crisi ucraina, quando Bruxelles «iniziò a parlare della cosiddetta minaccia russa e a fomentare sentimenti di odio verso la Russia e di militarismo» tra i cittadini europei. Ha accusato il «partito europeo della guerra» di investire «capitale politico nell’infliggere una sconfitta strategica alla Russia» e di essere «pronto a fare tutto il possibile», aggiungendo che «queste ambizioni li hanno letteralmente accecati».
Il capo della diplomazia russa ha inoltre respinto le speculazioni diffuse dai media occidentali su un possibile attacco russo alla NATO entro pochi anni. «Non c’è motivo di temere che la Russia attacchi qualcuno. Tuttavia, se qualcuno prendesse in considerazione l’idea di attaccare la Russia, subirebbe un colpo devastante», ha sottolineato.
Le dichiarazioni di Lavrov arrivano mentre l’UE tenta di influenzare i colloqui per la risoluzione del conflitto ucraino, con i funzionari europei che ritengono inaccettabile qualunque accordo che implichi rilevanti concessioni territoriali o di sicurezza da parte di Kiev. Mosca ha definito la partecipazione dell’UE ai negoziati di pace «non di buon auspicio» per la cessazione delle ostilità, condannando al contempo gli sforzi dell’Unione di convertire la propria economia in senso bellico con il pretesto di contenere la Russia.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Netanyahu: la Cisgiordania è «la nostra terra»
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Geopolitica
Netanyahu: «l’Iran ha tentato di uccidere uno dei miei figli»
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli, un’accusa di grande impatto formulata senza indicare quale dei due fosse il bersaglio, quando sarebbe stato organizzato il presunto piano né quanto fosse vicino alla realizzazione.
La notizia è emersa quasi per caso lunedì, durante un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano sulle misure di sicurezza riservate al rivale politico Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore che lo sfida in vista delle elezioni del 27 ottobre.
«Questo è un caso incredibile. L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L’Iran ha cercato di ucciderlo, ha cercato di uccidere uno dei miei figli», ha detto Netanyahu, sostenendo che la scorta h24 per Eisenkot «non è un lusso» e avvertendo che, in sua assenza, gli iraniani «avranno successo».
Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Non ha precisato a quale dei due si riferisse, né ha indicato dove o con quali modalità l’Iran intendesse colpirlo.
Yair è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».
Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva George Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.
Di recente, alcuni critici avevano attaccato il ragazzo perché sembrava soggiornare a Miami mentre lo Stato Ebraico mandava al fronte tanti giovani.
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Fonti della stampa israeliana hanno riferito in modo autonomo che a luglio è stata rafforzata la protezione statale per la moglie Sara e per entrambi i figli. Il Canale 12 ha scritto che il presunto complotto iraniano era noto da mesi all’apparato di sicurezza israeliano, ma era coperto da un ordine di silenzio militare.
L’affermazione arriva mentre Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile. Sondaggi successivi hanno mostrato che il suo blocco di governo non raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza, mentre altri rilevamenti indicano Eisenkot in lotta serrata con Netanyahu e il Likud, o addirittura in vantaggio. A luglio Reuters aveva riportato che i sondaggi prefiguravano una sconfitta della coalizione di Netanyahu, anche se l’opposizione frammentata non aveva una via chiara per formare un esecutivo.
Anche il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe tentato di ucciderlo, prima ancora che la prima ondata di attacchi congiunti USA-Israele del 28 febbraio uccidesse la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
«L’ho preso prima che lui prendesse me», ha detto Trump in un’intervista ad ABC News poco dopo l’attacco, nel quale sono morte anche la figlia di Khamenei, Boshra, la nipotina di 14 mesi Zahra, un genero e una nuora.
Durante il vertice NATO in Turchia a luglio, Trump fu fatto scendere in segreto dall’Air Force One e trasferito su un altro aereo militare a bordo di un camion per il catering, dopo che Israele aveva trasmesso informazioni di intelligence su un’altra presunta minaccia di assassinio da parte dell’Iran. L’operazione straordinaria fu tenuta nascosta persino ad alcuni membri del seguito.
Come riportato da Renovatio 21, l’Intelligence USA avrebbe valutato le informazioni israeliane con «scarsa affidabilità», mentre Teheran ha smentito le accuse più generali di aver tentato di assassinare Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove il presidente ha cambiato aereo venendo trasportato in un carrello per il cibo. Sono seguite accuse per aver usato i giornalisti, rimasti nell’aereo considerato come obiettivo dell’attentato, come esche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
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