Geopolitica
Lancio di razzi intorno all’ambasciata americana a Baghdad
La cosiddetta Green Zone di Baghdad, che ospita numerosi edifici governativi e diplomatici, inclusa l’ambasciata americana, sarebbe stato preso di mira da diversi razzi venerdì, secondo quanto riferito dai media, citando fonti di sicurezza.
Un anonimo funzionario militare americano ha detto all’agenzia AFP che gli allarmi intorno alla struttura erano scattati e che si potevano udire «suoni di impatto» vicino all’ambasciata e alla base militare Union III.
La Reuters, citando due fonti di sicurezza, ha anche riferito che intorno alle 4 del mattino si sono udite diverse esplosioni vicino all’ambasciata e che erano state attivate le sirene che invitavano le persone a mettersi al riparo.
Un portavoce dell’ambasciata americana è stato citato da ABC News secondo cui l’attacco ha coinvolto due salve di razzi lanciati intorno alle 4:15 ora locale. Il funzionario ha osservato che mentre le valutazioni erano ancora in corso, non sono state segnalate vittime nel complesso dell’ambasciata.
Un funzionario della sicurezza iracheno che ha detto ai media, in condizione di anonimato, che sarebbero stati lanciati 14 razzi Katyusha contro la Zona Verde, alcuni dei quali hanno colpito vicino ai cancelli dell’ambasciata americana, mentre altri sono caduti nel fiume. Ha osservato che l’attacco ha causato alcuni danni materiali ma nessuna vittima.
Finora nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, ma secondo quanto riferito i funzionari statunitensi hanno invitato il governo iracheno «a fare tutto ciò che è in suo potere per proteggere il personale e le strutture diplomatiche e dei partner della coalizione», avvertendo che «ci riserviamo il diritto di legittima difesa per proteggere il nostro personale».
L’attacco di venerdì segna la prima volta che l’ambasciata americana in Iraq viene presa di mira dallo scoppio del conflitto tra Israele e Hamas il 7 ottobre. Tuttavia, l’esercito americano ha segnalato un numero di almeno 78 attacchi contro le sue strutture in Iraq e Siria nelle ultime settimane.
Gli americani nell’area sono stati attaccati con droni e missili, e hanno risposto con raid aerei. Bombardamenti ritorsivi da parte dell’aviazione statunitense si sono avuti in queste settimane, l’ultimo pochi giorni fa. Il Pentagono sostiene che i raid aerei sono attacchi a quelli che sostiene siano «proxy iraniani».
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa una cannoniera volante AC-130 dell’aeronautica americana ha distrutto un veicolo dal quale una milizia «sostenuta dall’Iran» aveva lanciato missili balistici contro le truppe americane in territorio iracheno.
Uno dei siti militari statunitensi attaccati nelle scorse settimane è la controversa base siriana di Al-Tanf, dove, secondo il presidente siriano Assad, gli USA addestrano terroristi islamisti.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
«Ya viene Giacarta»: la CIA in Indonesia
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Geopolitica
Il Cremlino: Kiev nelle «ultime manifestazioni di agonia»
Gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina contro le infrastrutture civili ed energetiche russe, incluso il raid su San Pietroburgo, non sono altro che disperati tentativi di Kiev di cambiare il corso del conflitto e non avranno successo, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
Una persona è rimasta uccisa e altre cinque ferite a San Pietroburgo durante un raid aereo notturno condotto dall’esercito ucraino, secondo quanto dichiarato dal governatore locale Aleksandr Beglov. L’attacco ha inoltre danneggiato oltre una dozzina di palazzi residenziali e provocato un incendio in un terminal petrolifero locale.
Peskov ha descritto l’attacco come «un’ultima manifestazione dell’agonia» dell’Ucraina, aggiungendo che, sebbene «il regime di Kiev stia reagendo, non può cambiare il corso della storia».
Secondo il portavoce del Cremlino, la Russia ha costantemente risposto agli attacchi ucraini con importanti raid sistematici, che «producono risultati».
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Mosca ha accusato Kiev di aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili e zone residenziali con droni a lungo raggio, nel tentativo di compensare le battute d’arresto sul campo di battaglia, dove le forze russe hanno continuato ad avanzare.
Kiev continua inoltre a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste del presidente statunitense Donald Trump di porre fine agli attacchi, che a suo dire sono la causa dell’impennata dei prezzi globali dell’energia. Trump aveva precedentemente accusato Volodymyr Zelens’kyj di «creare problemi» agli Stati Uniti e al mondo intero, suggerendo che l’Ucraina avesse bisogno di un «nuovo presidente».
All’inizio di questo mese, Washington ha anche raggiunto un accordo con Mosca per alleviare la crisi dei carburanti in vista delle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre. L’accordo prevedeva che gli Stati Uniti allentassero le restrizioni sulle esportazioni di gasolio da Mosca e rinunciassero alle sanzioni «devastanti», tra cui dazi del 500% sulle importazioni dalla Russia e del 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, in cambio della fornitura di gasolio da parte di Mosca al mercato globale e potenzialmente anche agli Stati Uniti.
La Russia ha risposto agli attacchi terroristici di Kiev intensificando la sua campagna di missili a lungo raggio e droni contro le infrastrutture militari, industriali e logistiche dell’Ucraina. Il ministero della Difesa russo sostiene che le forze armate non prendono di mira i civili e che gli attacchi sono diretti esclusivamente contro obiettivi militari e infrastrutture a supporto delle forze ucraine.
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Geopolitica
L’Egitto promette supporto militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi
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