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La vittima dell’attacco alla sinagoga di Manchester è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco dalla polizia
Una delle due vittime dell’attacco di giovedì fuori da una sinagoga in un sobborgo di Manchester è deceduta dopo essere stata colpita da un agente armato, ha confermato la polizia.
Il capo della polizia della Greater Manchester, Stephen Watson, ha dichiarato che le autorità ritengono che l’aggressore, identificato come Jihad al-Shamie, 35 anni, non fosse armato di pistola e che la ferita mortale sia stata causata da colpi d’arma da fuoco.
«Dalle ulteriori analisi forensi emerge che, purtroppo, questa lesione potrebbe essere stata una tragica e imprevista conseguenza dell’azione urgente compiuta dai miei agenti per fermare questo attacco violento», ha spiegato Watson, come riportato dal Guardian.
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Le vittime sono state identificate come Adrian Daulby, 53 anni, e Melvin Cravitz, 66 anni, uccisi fuori dalla sinagoga della Congregazione Ebraica di Heaton Park a Crumpsall, dopo che al-Shamie, cittadino britannico di origine siriana, avrebbe investito la folla con un’auto e accoltellato un uomo. La polizia ha neutralizzato al-Shamie entro sette minuti dalla segnalazione dell’incidente, giovedì mattina.
Secondo il Guardian, gli agenti armati che hanno aperto il fuoco durante l’attacco sono considerati testimoni, non sospettati, nell’inchiesta sulla sparatoria mortale. L’indagine è condotta dall’Ufficio indipendente per la condotta della polizia, incaricato di supervisionare i casi che coinvolgono l’uso della forza da parte delle autorità.
La polizia ha inoltre riferito che una delle tre vittime ricoverate in ospedale sembra essere stata colpita da proiettili.
Tre persone sono state arrestate con l’accusa di coinvolgimento nella pianificazione di un atto terroristico.
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Immagine screenshot da YouTube
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OpenAI blocca l’accesso a Internet ai suoi modelli più potenti di AI
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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma
A seguito del comunicato della Casa Generalizia del 13 luglio 2026, che annunciava la presentazione di un ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che da allora sono stati intrapresi i passi previsti dal diritto canonico per il ricorso, nel rispetto dei termini e delle procedure stabiliti dalla legge.
Con tali iniziative, i vescovi della Fraternità intendono esercitare il diritto riconosciuto loro dalla Chiesa, chiedendo l’esame delle obiezioni giuridiche e dottrinali che hanno formulato nei confronti dei testi del 2 luglio.
In attesa del seguito che verrà dato a tali iniziative da parte delle autorità competenti, la Fraternità intende osservare la discrezione richiesta dalla natura di tali procedure.
Invita i sacerdoti e i fedeli a rimanere uniti nella preghiera per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, la cui legge suprema è la salvezza delle anime.
Menzingen, 13 ottobre 2026
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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