Politica
La vedova Kirk perdona l’assassino del marito
La vedova di Charlie Kirk, Erika Kirk, ha dichiarato di perdonare l’assassino del suo defunto marito in un discorso emozionante tenuto davanti a una folla di 70.000 persone in occasione della cerimonia funebre del marito assassinato.
«Charlie desiderava ardentemente raggiungere e salvare i ragazzi perduti dell’Ovest», ha affermato Erika Kirk durante il suo discorso alla cerimonia commemorativa tenutasi domenica allo State Farm Stadium di Glendale, in Arizona.
«I giovani che si sentono senza direzione, senza scopo, senza fede e senza motivo per vivere», ha continuato. «Gli uomini che sprecano la loro vita in distrazioni e gli uomini consumati dal risentimento, dalla rabbia e dall’odio. Charlie voleva aiutarli».
Charlie Kirk «voleva salvare i giovani, proprio come quello che gli aveva tolto la vita», ha affermato al vedova.
«Il nostro Salvatore disse: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Quel giovane… lo perdono», ha detto Erika Kirk. «Lo perdono perché è ciò che ha fatto Cristo, ed è ciò che farebbe Charlie». Lo stadio si è alzato in piedi per una standing ovation dopo che Erika ha espresso il suo perdono e le telecamere hanno mostrato la maggior parte dei presenti con le lacrime agli occhi.
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Secondo Turning Point USA, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk, circa 90.000 persone hanno partecipato alla cerimonia commemorativa, di cui circa 70.000 all’interno dello State Farm Stadium e altre 20.000 nei luoghi di ritrovo più vicini.
La cerimonia è stata trasmessa da tutte le principali reti televisive statunitensi e fu uno dei più grandi raduni nella storia degli Stati Uniti per un privato cittadino.
Alla cerimonia hanno partecipato numerose personalità politiche e culturali di spicco, tra cui il presidente Donald Trump, il vicepresidente JD Vance, il miliardario della tecnologia Elon Musk, il segretario di Stato Marco Rubio .
Erika Kirk ha iniziato il suo discorso citando Isaia 6:8, uno dei versetti biblici preferiti di Charlie: «Eccomi, Signore. Manda me», raccontando che il suo defunto marito ha citato il versetto in un discorso tenuto all’America Fest nel 2023.
«Dopo che Charlie aveva finito, l’ho incontrato nel backstage e gli ho parlato… Gli ho detto: Charlie, tesoro, per favore parlami la prossima volta prima di dire quella frase», ha detto. «Perché quando dici qualcosa del genere, c’è così tanta potenza in quel versetto… Dio ti prenderà in parola… e lo ha fatto».
La vedova ha affermato che, nonostante il dolore, nei giorni successivi all’assassinio del marito, le sono stati rivelati «la misericordia di Dio e l’amore di Dio (…) Dopo l’assassinio di Charlie, non abbiamo visto violenza», ha detto Erika.
«Non abbiamo visto rivolte. Non abbiamo visto rivoluzioni. Invece, abbiamo visto ciò che mio marito ha sempre pregato di vedere in questo Paese. Abbiamo assistito a una rinascita».
«La settimana scorsa, abbiamo visto persone aprire la Bibbia per la prima volta in dieci anni», ha aggiunto. «Abbiamo visto persone pregare per la prima volta da quando erano bambini. Abbiamo visto persone andare a una funzione religiosa per la prima volta in tutta la loro vita» ha continuato. «A tutti coloro che hanno appena preso questa decisione e hanno compiuto il primo passo verso una vita spirituale, dico: Grazie e benvenuti».
Il presidente Trump, ultimo oratore all’evento, ha tenuto un discorso politico, come era prevedibile, definendo Kirk un «martire» e ha affermato che il suo assassinio è stato «un attacco alle nostre più sacre libertà e ai nostri diritti concessi da Dio».
«La pistola era puntata contro di lui, ma il proiettile era mirato a tutti noi», ha detto il presidente. Come noto, lo scorso anno, durante un comizio in Pennsylvania, Trump stesso è stato quasi colpito alla testa da un attentatore, una vicenda che rimane ancora oggi avvolta nel mistero.
Il presidente ha definito l’assassino un «mostro radicalizzato e a sangue freddo» e ha aggiunto che la maggior parte della violenza politica è perpetrata dalla «sinistra radicale».
«Nessuna fazione nella politica americana ha il monopolio delle persone disturbate o fuorviate, ma c’è una parte della nostra comunità politica che crede di avere il monopolio della verità, della bontà e della virtù, e conclude di avere anche il monopolio del potere, del pensiero e della parola. Beh, questo non sta più accadendo», ha detto. «Se la parola è violenza, allora alcuni sono destinati a concludere che la violenza è giustificata per impedire la parola. E non permetteremo che ciò sia giustificato».
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Il vicepresidente JD Vance ha affermato durante il suo discorso alla commemorazione che, per quanto orribile sia stato l’omicidio di Kirk, non è la sorte peggiore che si possa subire. «È meglio affrontare un uomo armato che vivere la propria vita con la paura di dire la verità», ha detto Vance. «È meglio essere perseguitati per la propria fede che negare la regalità di Cristo».
«È meglio morire giovani in questo mondo che vendere la propria anima per una vita facile, senza scopo, senza rischi, senza amore e senza verità», ha detto Vance.
Il discorso di Tucker Carlson si è concentrato anche sugli aspetti spirituali della vita di Charlie Kirk, affermando che Kirk sapeva che la politica «non può rispondere alle domande più profonde» e che «l’unica vera soluzione è Gesù».
Alcuni osservatori sostengono che Tucker, facendo con un paragone con la storia di «2000 anni fa a Gerusalemme», con il Sinedrio che mette a morte Gesù Cristo, avrebbe fatto una sottile allusione allo Stato di Israele, che per bocca del suo premier Netanyahu ha più volte negato di essere dietro all’assassinio di Charlie Kirk.
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Politica
Trump sostiene che non ci sono limiti al suo potere
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Politica
Si dimette Keir Starmer, il premier britannico «pabloista». Lo attende lo scandalo delle bande pedofile pakistane?
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che si dimetterà dal suo ruolo e abbandonerà la guida del Partito Laburista.
Durante un discorso pronunciato lunedì di fronte al numero 10 di Downing Street, Starmer ha sostenuto di aver già comunicato la sua scelta a Re Carlo III e ha invitato il Partito Laburista a fissare un calendario per l’elezione di un nuovo leader entro settembre, precisando che resterà in carica fino a quel momento.
Starmer è diventato primo ministro nel 2024 dopo il successo del Partito Laburista nelle elezioni generali di quell’anno. Aveva più volte garantito di voler mantenere l’incarico, ma ha ricevuto forti pressioni affinché si ritirasse a causa del crescente malcontento e del calo di popolarità del suo partito.
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Le sue dimissioni lo collocano come il sesto primo ministro britannico a lasciare l’incarico negli ultimi dieci anni.
Nonostante avesse assunto l’incarico con una solida maggioranza e l’impegno di riportare competenza dopo anni di instabilità conservatrice, il governo Starmer è stato rapidamente associato ad aumenti delle tasse, tagli al welfare, censura, scandali politici e un’agenda di politica estera sempre più contestata.
Lo Starmer ha dovuto gestire critiche sempre più aspre per quello che i detrattori hanno definito un «sistema di polizia a due livelli» e una censura radicale, dopo che le autorità hanno represso le proteste anti-immigrazione, la libertà di espressione online e l’attivismo filo-palestinese, favorendo al contempo un controllo più esteso su Internet.
Il premier laburista ha inoltre posto il sostegno a Kiev al centro del suo mandato, allineandosi con Francia e Germania in una linea verso l’Ucraina sempre più orientata alla militarizzazione, fondata su forniture di armi, garanzie di sicurezza e pressioni sulla Russia, piuttosto che su vie diplomatiche.
In ambito nazionale, la sua posizione sull’Ucraina ha conflittato con le sfide della difesa britannica. Il suo esecutivo ha faticato a reperire fondi per le forze armate e ha registrato insuccessi negli appalti, oltre a crescenti dubbi sulla prontezza operativa militare.
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Lo Starmer ha inoltre ricevuto dure critiche dopo aver nominato ambasciatore negli Stati Uniti Lord Peter Mandelson, una figura politicamente influente, frequentatore del defunto finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein. Lo scandalo ha alimentato le accuse secondo cui il suo governo rappresenta un’élite distaccata, senza riuscire a produrre risultati tangibili per gli elettori comuni.
Dimessosi dal Partito Laburista, il Mandelson, omosessuale, è stato in seguito arrestato. Altre figure del governo Starmer, come il direttore delle comunicazioni e il capo di gabinetto, si sono dimesse negli scorsi mesi per i rapporti con l’Epstein.
Ad inizio del suo mandato, il giornalista conservatore Peter Hitchens (fratello del celebre e scomparso Christopher Hitchens) ha avanzato peculiari accuse nei confronti di Keir Starmer, sostenendo che il leader laburista non sia affatto il politico moderato e pragmatico che appare, bensì una figura mossa da radici ideologiche dogmatiche radicate in un movimento trotskysta chiamato pabloismo.
Il pabloismo è una corrente scissionista del trotskismo nata negli anni Cinquanta sotto la guida di Michel Pablo, pseudonimo usato dal leader comunista greco Michalis N. Raptis. A differenza dei trotskisti ortodossi, il pabloismo ha teorizzato l’entrismo sui generis.
Poiché i piccoli partiti rivoluzionari erano troppo deboli per competere durante la Guerra Fredda, Pablo propose di infiltrarsi a lungo termine nei grandi partiti riformisti (come il Partito Laburista britannico) e nelle istituzioni democratiche, per condizionarne la linea politica dall’interno anziché cercare una rivoluzione violenta di piazza.
L’accusa di Hitchens si fonda su dati storici precisi: tra il 1986 e il 1989, Starmer è stato membro del comitato di redazione della rivista di sinistra radicale Socialist Alternatives. Questa pubblicazione era l’organo ufficiale della sezione britannica della Tendenza Marxista Rivoluzionaria Internazionale, un movimento di stampo dichiaratamente pabloista.
Il pabloismo di Socialist Alternatives fu tra i primi a spostare l’asse dal conflitto di classe tradizionale (operaio) verso le politiche di genere, i diritti civili e l’ambientalismo: gay, trans, immigrati e supposta crisi climatica quindi vengono prima del popolo inglese, che sotto il governo Starmer viene arrestato anche solo per aver messo un like ad un tweet critico dell’immigrazione.
Lo Hitchens afferma che Starmer non ha affatto abbandonato il marxismo, ma ne ha sposato la versione pabloista moderna, mirata a occupare i gangli della magistratura, della scuola e dello Stato per attuare una rivoluzione culturale ed egemonica dall’alto. Secondo questa chiave di lettura, le tecniche pabloiste di infiltrazione silenziosa all’interno del Partito Laburista spiegherebbero come la sinistra radicale abbia progressivamente conquistato le istituzioni britanniche dall’interno.
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Uno scandalo più grande, tuttavia, potrebbe attendere al varco lo Starmerro: quello, che sembra sul punto di esplodere definitivamente, delle grooming gang, le bande di pedofili pakistani che avrebbero violentato, seviziato, torturato un quarto di milione di bambine britanniche nel giro di trent’anni, e nell’impunità più totale.
Starmer è stato Director of Public Prosecutions (DPP), cioè il capo della Crown Prosecution Service (CPS), dal novembre 2008 al 2013. In quel periodo le autorità britanniche (polizia, servizi sociali e procura) stavano affrontando (o meglio, non affrontando adeguatamente) lo scandalo delle reti di predazione sessuale di gruppo che coinvolgevano principalmente ragazze bianche minorenni e vulnerabili (spesso provenienti da famiglie problematiche) da parte di gang, prevalentemente di origine pakistana, a Rotherham, Rochdale, Oxford, Telford e altre città.
Gli ultimi rapporti emersi mostrano una realtà di orrore inimmaginabile: bambine piccole messe in gabbia e fatte stuprare da cani, torture, malattie veneree, documenti medici scioccanti.
Durante il mandato di Starmer come capo della procura, il sistema giudiziario ha subito pesanti critiche per fallimenti sistemici:In molti casi la CPS ha deciso di non procedere con le accuse, giudicando le vittime «inaffidabili» (perché spesso già note ai servizi sociali, con problemi di droga o fughe da casa). Un esempio famoso è il caso di Rochdale del 2008-2009, dove la CPS ha archiviato le indagini proprio per questo motivo.
È cosa certa che vi stata una diffusa riluttanza a riconoscere il carattere etnico e culturale del fenomeno (paura di essere accusati di razzismo o islamofobia), che ha ritardato od impedito nelle indagini. Le inchieste successive hanno documentato migliaia di vittime trascurate per anni, con fallimenti condivisi tra polizia, consigli locali e CPS.
Starmer aveva ammesso pubblicamente che durante il suo periodo la CPS ha mostrato una «lack of understanding» (mancanza di comprensione) verso le vittime delle ghenghe pedofile immigrate e ha fallito nel proteggere le bambine.
La questione è tornata prepotentemente negli ultimi anni, soprattutto dopo interventi di Elon Musk e critiche da parte dei conservatori. Starmer ha difeso il suo record dicendo di aver «affrontato la questione di petto» e di aver aumentato le condanne per abusi sessuali su minori.
Molti sostengono che le ammissioni dello Starmer e il suo approccio alla pedo-catastrofe migratoria sia cambiato (e neanche tanto) solo dopo le prime esplosioni dello scandalo sui media.
Vedremo se, anche fuori dal 10 di Downing Street, le conseguenze di questo devastante fallimento della società britannica raggiungeranno il Keir.
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Immagine di Prime Minister’s Office via Wikinedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
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Bolsonaro jr. condannato a quattro anni di carcere
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