Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

La UE pronta a punire il Kosovo?

Pubblicato

il

Il Kosovo dovrà presto affrontare le «conseguenze» se il suo primo ministro, Albin Kurti, non farà marcia indietro sul suo trattamento aggressivo nei confronti della minoranza serba della provincia, ha detto mercoledì ai giornalisti il ​​portavoce per la politica estera della Commissione Europea Peter Stano.

 

Tra le «conseguenze finanziarie e politiche» che Pristina potrebbe affrontare ci sono la sospensione delle visite di alto livello di funzionari dell’UE, il trattenimento dei fondi dell’UE e il congelamento del processo di liberalizzazione dei visti del blocco con il Kosovo, ha detto Stano in un briefing a Bruxelles.

 

Stano ha sottolineato che tali misure non sono «sanzioni» in senso tradizionale, ma piuttosto «misure reversibili e temporanee» progettate per costringere Kurti a conformarsi.

 

Circa la metà dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite non riconosce il Kosovo e la provincia separatista conta sul sostegno degli Stati Uniti, dell’UE e delle forze di occupazione della NATO per mantenere la propria legittimità. Tuttavia, nelle ultime settimane Kurti ha subito condanne sempre più dure da parte di funzionari americani ed europei, da quando ha inviato le sue forze di sicurezza di etnia albanese per reprimere le proteste serbe nelle zone settentrionali della provincia, riporta RT.

 

Le proteste sono iniziate quando i sindaci locali di quattro città a maggioranza serba nel nord del Kosovo si sono dimessi lo scorso anno dopo che le autorità di Pristina hanno annunciato l’intenzione di costringere i residenti a cambiare i loro documenti di identità serbi con quelli rilasciati dal Kosovo.

 

La popolazione serba di queste quattro città ha boicottato le elezioni di aprile in cui quattro sindaci di etnia albanese hanno vinto con un’affluenza inferiore al 4% e nessuna opposizione.

 

I sindaci albanesi si sono comunque insediati, proseguendo la politica antiserba rispetto a targhe e bandiere. Qui sono scattate le proteste serbe. Circa 50 manifestanti serbi e 25 soldati della forza di pace della NATO, tra cui diversi italiani, sono rimasti feriti nella città di Zvecan in una rivolta.

 

Come riportato da Renovatio 21, le tensioni avevano portato Belgrado a muovere le truppe verso il confine. Cinque mesi fa in alcuni scontri la polizia kosovara aveva sparato sulla protesta serba. In un momento di tensione i poliziotti di etnia albanese avevano strappato bandiere, mostrato le armi e occupato una diga.

 

«Il Kosovo vuole iniziare una guerra NATO-Serbia» aveva detto in seguito il presidente serbo Vucic.

 

Sebbene l’UE abbia inizialmente dichiarato legittime le elezioni, da allora ha chiesto a Kurti di indire un nuovo voto e di ritirare le sue forze dalle città a maggioranza serba. Stano ha detto ai giornalisti mercoledì che Kurti ha finora ignorato queste richieste. Si tratta di lieve un cambiamento di rotto, apparentemente: l’anno scorso il cancelliere tedesco Scholz aveva minacciato il presidente serbo: o riconosceva il Kosovo o doveva dimenticarsi l’adesione all’UE.

 

Il rifiuto di Kurti di allentare la tensione ha anche minacciato le relazioni del Kosovo con l’Albania. Kurti avrebbe dovuto incontrare il primo ministro albanese Edi Rama in Kosovo mercoledì, ma l’incontro è stato annullato da Rama martedì. A causa del «peggioramento delle relazioni del Kosovo con l’intera comunità euro-atlantica, questo incontro non può essere tenuto nel formato previsto», ha detto il Rama in una nota.

 

Il Kosovo è essenzialmente una creazione dei Clinton, che si appoggiavano al cosiddetto «Ulivo mondiale»: Blair a Londra e l’ex comunista Massimo D’Alema a Roma, che fornì aiuto politico, materiale, militare dal nostro Paese. Lo «Stato» kosovaro fu creato grazie a massicci bombardamenti NATO della Serbia voluti dall’amministrazione americana a fine anni Novanta, in primis il senatore Joe Biden, che, amico personale di Tito, rivendica addirittura di aver indicato ai militari le zone da colpire.

 

Secondo il New York Times il Kosovo è percentualmente il più grande fornitore di foreign fighter ISIS in rapporto alla popolazione.

 

L’ex presidente kosovaro Hashim Thaci, pupillo del segretario di Stato clintoniano Madeleine Albright a lungo al vertice del Paese, è stato accusato di crimini tra cui il traffico di organi.

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Il Cremlino: Kiev nelle «ultime manifestazioni di agonia»

Pubblicato

il

Da

Gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina contro le infrastrutture civili ed energetiche russe, incluso il raid su San Pietroburgo, non sono altro che disperati tentativi di Kiev di cambiare il corso del conflitto e non avranno successo, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.

 

Una persona è rimasta uccisa e altre cinque ferite a San Pietroburgo durante un raid aereo notturno condotto dall’esercito ucraino, secondo quanto dichiarato dal governatore locale Aleksandr Beglov. L’attacco ha inoltre danneggiato oltre una dozzina di palazzi residenziali e provocato un incendio in un terminal petrolifero locale.

 

Peskov ha descritto l’attacco come «un’ultima manifestazione dell’agonia» dell’Ucraina, aggiungendo che, sebbene «il regime di Kiev stia reagendo, non può cambiare il corso della storia».

 

Secondo il portavoce del Cremlino, la Russia ha costantemente risposto agli attacchi ucraini con importanti raid sistematici, che «producono risultati».

Sostieni Renovatio 21

Mosca ha accusato Kiev di aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili e zone residenziali con droni a lungo raggio, nel tentativo di compensare le battute d’arresto sul campo di battaglia, dove le forze russe hanno continuato ad avanzare.

 

Kiev continua inoltre a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste del presidente statunitense Donald Trump di porre fine agli attacchi, che a suo dire sono la causa dell’impennata dei prezzi globali dell’energia. Trump aveva precedentemente accusato Volodymyr Zelens’kyj di «creare problemi» agli Stati Uniti e al mondo intero, suggerendo che l’Ucraina avesse bisogno di un «nuovo presidente».

 

All’inizio di questo mese, Washington ha anche raggiunto un accordo con Mosca per alleviare la crisi dei carburanti in vista delle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre. L’accordo prevedeva che gli Stati Uniti allentassero le restrizioni sulle esportazioni di gasolio da Mosca e rinunciassero alle sanzioni «devastanti», tra cui dazi del 500% sulle importazioni dalla Russia e del 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, in cambio della fornitura di gasolio da parte di Mosca al mercato globale e potenzialmente anche agli Stati Uniti.

 

La Russia ha risposto agli attacchi terroristici di Kiev intensificando la sua campagna di missili a lungo raggio e droni contro le infrastrutture militari, industriali e logistiche dell’Ucraina. Il ministero della Difesa russo sostiene che le forze armate non prendono di mira i civili e che gli attacchi sono diretti esclusivamente contro obiettivi militari e infrastrutture a supporto delle forze ucraine.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) ; immagine modificata

 

Continua a leggere

Geopolitica

L’Egitto promette supporto militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi

Pubblicato

il

Da

L’Egitto si è impegnato a sostenere l’Arabia Saudita nel conflitto in escalation con i ribelli Houthi, appoggiati dall’Iran, nello Yemen, secondo quanto annunciato dal massimo organo di sicurezza del Paese.   Riad  ha fatto pressioni sugli alleati affinché fornissero assistenza in seguito agli attacchi degli Houthi contro aeroporti e impianti petroliferi sauditi, in rappresaglia per le sue operazioni militari in Yemen. Il gruppo ha chiesto all’Arabia Saudita di revocare il blocco degli aeroporti e dei porti yemeniti, definendo il suo approccio «occhio per occhio».   Il Consiglio di Difesa Nazionale egiziano, presieduto dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, ha annunciato la decisione domenica, il giorno dopo aver richiesto l’autorizzazione parlamentare per il dispiegamento di truppe e attrezzature militari all’estero. Il Consiglio ha promesso «ogni possibile forma di sostegno» per aiutare l’Arabia Saudita a difendere la propria sicurezza, ma non ha specificato quale tipo di assistenza avrebbe fornito l’Egitto.   Il rinnovato scontro è iniziato a luglio, quando le forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno attaccato l’aeroporto di Sana’a, controllato dagli Houthi, ponendo fine ad anni di relativa calma seguiti alla tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Gli Houthi hanno reagito con attacchi missilistici, hanno dichiarato un blocco marittimo e hanno conquistato territori lungo la costa yemenita del Mar Rosso, tra cui Mokhaa e le isole dello stretto di Bab el-Mandeb. Di conseguenza, Riyadh ha intensificato i suoi attacchi aerei e ha appoggiato una controffensiva del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.   Secondo le autorità saudite, gli attacchi degli Houthi contro l’aeroporto internazionale Re Khalid di Riad, avvenuti tra il 10 e l’11 ottobre, hanno causato almeno 14 morti e oltre 300 feriti. La scorsa settimana, le forze a guida saudita hanno colpito depositi di petrolio a Sana’a.   Un raid aereo contro un’abitazione nella provincia settentrionale yemenita di Saada ha ucciso almeno nove persone, tra cui cinque bambini e due donne, e ne ha ferite 19 domenica, secondo quanto riferito dal ministero della Salute controllato dagli Houthi. Il ministero ha accusato l’Arabia Saudita, che non ha rilasciato commenti immediati. Dall’altra parte del confine, le autorità saudite hanno affermato che un proiettile lanciato dagli Houthi ha ferito sei persone in una zona residenziale della provincia di Najran.   Il capo negoziatore degli Houthi, Mohamed Abdulsalam, ha attribuito a Riad la responsabilità dell’escalation e l’ha accusata di ostacolare gli sforzi di mediazione. Ha affermato che l’Oman ha proposto una tregua di cinque giorni per facilitare i colloqui e che i ribelli hanno accettato di interrompere gli attacchi se l’Arabia Saudita soddisferà richieste umanitarie non specificate.   La scorsa settimana un diplomatico saudita ha fornito una versione contrastante dei fatti, affermando che il regno aveva proposto colloqui in Oman a luglio per risolvere le divergenze, ma che gli Houthi si erano rifiutati di parteciparvi.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro il palazzo presidenziale nella città meridionale di Aden, dove ha sede il governo riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita.   Come riportato da Renovatio 21, il presidente statunitense Donaldo Trump ha lasciato intendere che gli USA potrebbero unirsi ai sauditi negli attacchi contro gli Houthi. Anche il presidente francese Emanuele Macron ha parlato di invio di truppe in Arabia Saudita. Parimenti, la Siria, ora gestita da islamisti, starebbe valutando un intervento in Yemen.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
Continua a leggere

Geopolitica

Lavrov: Zelens’kyj sa che un accordo di pace porrebbe fine al suo regime

Pubblicato

il

Da

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato domenica che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha ripetutamente ostacolato i negoziati di pace con la Russia, temendo che qualsiasi accordo accettabile per Mosca e Washington avrebbe messo fine al suo governo.

 

Nel corso di una conferenza stampa in Bahrein, Lavrov ha accusato Kiev di aver intrapreso azioni che hanno fatto deragliare i progressi diplomatici ogni volta che Russia e Ucraina sembravano vicine alla ripresa dei negoziati.

 

«È ovvio che Zelens’kyj non ha alcuna intenzione di fare alcun passo avanti verso il raggiungimento di un accordo», ha affermato. «Presumibilmente, questo perché comprende che qualsiasi accordo accettabile sia per la Russia che per gli Stati Uniti segnerebbe la fine del suo regime, e anche la sua stessa fine personale».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’Ucraina ha ripetutamente attaccato obiettivi civili poco dopo i segnali di progresso nei colloqui di pace, compresi quelli sostenuti dal presidente statunitense Donald Trump, ha affermato il ministro degli Esteri. Questi incidenti hanno convinto Mosca che  non desidera che i negoziati abbiano successo, ha aggiunto.

 

Lavrov ha fatto riferimento al vertice di Parigi del dicembre 2019, in cui Ucraina, Russia, Francia e Germania si accordarono sui passi necessari per l’attuazione degli accordi di pace di Minsk, che Kiev in seguito non ha rispettato, accusando inoltre  Zelens’kyj di aver ostacolato i negoziati di Istanbul del 2025 e i successivi colloqui trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina ad Abu Dhabi all’inizio di quest’anno.

 

Con i negoziati in una fase di stallo senza progressi, l’Ucraina ha continuato la sua diplomazia a gran voce, chiedendo pubblicamente nuovi colloqui e un cessate il fuoco incondizionato. Mosca ha respinto l’idea di una tregua temporanea, insistendo su un accordo di pace a lungo termine che affronti le cause profonde del conflitto.

 

L’ultima iniziativa di pace di Trump includeva un cessate il fuoco energetico tra Ucraina e Russia, annunciato l’11 ottobre, a seguito di un accordo statunitense per allentare temporaneamente le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo. Tuttavia, né Mosca né Kiev hanno confermato la tregua. Zelens’kyjha affermato di essere rimasto sorpreso dall’annuncio; il Cremlino ha riconosciuto che le discussioni sono in corso. Kiev ha colpito due importanti raffinerie russe pochi giorni dopo l’annuncio del presidente statunitense.

 

Trump ha ripetutamente chiesto all’Ucraina di cessare gli attacchi agli impianti petroliferi russi, attribuendo a tali attacchi la responsabilità della carenza globale di carburante e delle conseguenti pressioni sui prezzi della benzina per gli americani: una questione politicamente delicata a poche settimane dalle elezioni di medio termine negli Stati Uniti.

 

La disputa si è poi allargata, con Zelens’kyj che accusa Washington di aver nascosto informazioni di intelligence sugli attacchi missilistici russi e di aver limitato l’accesso dell’Ucraina alla rete satellitare Starlink di Elon Musk, utilizzata da Kiev per il controllo dei droni.

 

Venerdì Trump ha negato di aver ordinato le restrizioni; sabato il Segretario di Stato Marco Rubio ha respinto le accuse, affermando che gli Stati Uniti non hanno deliberatamente rallentato i servizi di Starlink.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

Continua a leggere

Più popolari