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La «scienza vaccinale» del CDC – decenni di inganni

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo su gentile concessione di Children’s Health Defense

 

Il conflitto di interessi danneggia la salute dei bambini

[Nota: Questo articolo è il settimo di una serie adattata dall’e-book del Children’s Health Defense Conflicts of Interest Undermine Children’s Health. Il primo e-book The Sickest Generation: The Facts Behind the Children’s Health Crisis and Why It Needs to End, descrive come la salute dei bambini abbia iniziato a peggiorare in maniera drammatica a partire dalla fine degli anni Ottanta, in seguito ai cambiamenti nel piano vaccinale.]

 

Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) [ Il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, il più importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, NdR] e i partner governativi e privati hanno falsificato la scienza intorno ai vaccini per decenni, lasciando una ben documentata scia di coperture e inganni. Alcuni degli episodi più noti comprendono riunioni segrete, tentativi di tenere dati pubblici fuori dalla portata degli scienziati indipendenti, distruzione e manipolazione di informazioni e altri reati, incluso quello di appropriazione indebita.

 

Il CDCe i partner governativi e privati hanno falsificato la scienza intorno ai vaccini per decenni, lasciando una ben documentata scia di coperture e inganni.

La falsificazione dei dati sul Thimerosal

Nel giugno 2000 il CDC convocò una commissione scientifica al Simpsonwood Retreat Center vicino ad Atlanta. All’incontro (che doveva essere segreto) oltre 50 esperti – rappresentanti del CDC, della Food and Drug Administration (FDA), delle agenzie di sanità pubblica statali e internazionali e produttori di vaccini – si incontrarono per discutere quelli che hanno definito «argomenti teoretici» sui rischi dei vaccini contenenti thimerosal.

 

L’oratore principale a Simpsonwood, Thomas (Tom) Verstraeten, era un medico-biostatistico occupato presso l’Epidemic Intelligence Service del CDC. Verstraeten aveva condotto analisi per valutare l’impatto dei vaccini contenenti thimerosal sullo sviluppo di disordini neurologici nei bambini.

 

I primi risultati – mai resi noti né pubblicati, ma ottenuti tramite l’associazione per la sensibilizzazione sull’autismo SafeMinds dietro richiesta, in base a quanto stabilisce il Freedom Information Act – hanno mostrato effetti impressionanti e statisticamente rilevanti «che supportano una relazione causale tra l’esposizione al mercurio contenuto nei vaccini e l’insorgenza di disordini neurologici nei bambini (in particolare autismo)».

 

I primi risultati hanno mostrato effetti impressionanti e statisticamente rilevanti «che supportano una relazione causale tra l’esposizione al mercurio contenuto nei vaccini e l’insorgenza di disordini neurologici nei bambini (in particolare autismo)».

Queste prime analisi, che SafeMinds ha chiamato «Generazione Zero», mostrano un rischio elevato (da 2 a 11 volte maggiore) nel gruppo trattato con la concentrazione più elevata confrontato con quello trattato con una concentrazione pari a zero, e gli effetti maggiori sono emersi «per l’esposizione ad alti livelli di mercurio nei primi momenti dell’esposizione».

 

Tra il febbraio 2000 e novembre 2003, Verstraeten e i colleghi del CDC condussero altri quattro cicli di esami in cui – ad ogni ciclo o «generazione» – veniva ridotto o eliminato l’elevato e statisticamente rilevante rischio riscontrato nei dati della Generazione Zero. Secondo SafeMinds questo riflette una «deliberata» scelta metodologica che porta le scoperte «verso l’irrilevanza».

 

La presentazione di Verstraeten a Simpsonwood, incentrata sui dati della Generazione Zero, mostrò quanto si trovasse tra due fuochi. Da un lato, Verstraeten aveva descritto segnali di sicurezza che non «possono essere cancellati» – mostrando che i danni neurologici causati dall’esposizione al thimerosal nell’infanzia sono legati al dosaggio – ma aveva anche accennato alla pressione a cui era sottoposto per «ritrattare tutto» e «farlo sparire». A Simpsonwood, Verstraeten affermò: (p. 153)

 

«Posso guardare questi dati, rigirarli ed esaminarli ancora, aggiungere uno strato, e arrivare a dire che il rischio è elevato. Potrei anche dire che è molto basso, a seconda di come mi vengono presentati. Puoi farlo sparire da qui, ma tornerà fuori più avanti. Il nocciolo della questione è che ci sono certe cose che non scompaiono. Se le elimini da una parte, spunteranno fuori da un’altra. Quindi, in sostanza, il segno non sparisce».

 

Altri partecipanti al raduno di Simpsonwood avvertirono che bisogna «essere molto, molto attenti che sia tutto in regola prima di elaborare una politica su questo». Alla fine della riunione, tutti eccetto uno erano d’accordo nel valutare l’associazione fra thimerosal e disordini neurologici come «lieve».

 

Nel 2001 il CDC esternalizzò la gestione e la coordinazione del VSD a una compagnia privata – America’s Health Insurance Plan (AHIP) – conferendole anche la responsabilità di mantenere la «direzione strategica» dei progetti del VSD

In una e-mail dopo l’incontro a Simpsonwood, nel luglio 2000, indirizzata al ricercatore di Harvard Philippe Grandjean – uno dei massimi esperti di neuro-tossicologia e degli effetti del mercurio – Verstraeten si scusò per averlo trascinato in una «spinosa discussione» su thimerosal e neurosviluppo. Verstraeten scrisse: «Non voglio diventare un paladino delle lobby anti-vaccini e far sembrare che creda che il thimerosal è o era pericoloso, ma penso che dovremmo ricorrere alla vera argomentazione scientifica e non lasciare che i nostri standard siano dettati dal desiderio di scartare una teoria che non ci piace».

 

Verstraeten (allora dipendente di GlaxoSmithKline) pubblicò i dati sul thimerosal su Pediatrics nel 2003. Nell’articolo erano contenute le ultime generazioni di analisi – con criteri di esclusione, esposizioni e modelli statistici rielaborati.

 

Comunque, Verstraeten contestava l’affermazione secondo cui lui o il CDC avessero «edulcorato» i risultati originali. In una lettera all’editore di Pediatrics del 2004, definì i risultati «neutrali», asserendo che «il nocciolo della questione è lo stesso: un’associazione tra il thimerosal e i disturbi neurologici non può essere confermata né smentita, perciò sono necessari altri studi» [enfasi aggiunta].

 

Nel frattempo, altri ricercatori del CDC – diretti da Julie Gerberding (divenuta in seguito una delle principali manager di Merk) – si sono affrettati a pubblicare una manciata di studi epidemiologici, poco approfonditi, per rafforzare il consenso di Simpsonwood.

 

Scritti da scienziati pagati dalle industrie, gli studi esaminavano un solo disturbo neurologico (l’autismo) e sembravano scagionare completamente il thimerosal. La maggior parte degli studi aveva intenzionalmente esaminato dati provenienti da paesi fuori dagli Stati Uniti, sottoposti a un’esposizione minore al thimerosal (la popolazione svedese, quella olandese in generale, quella nei reparti psichiatrici olandesi e quella del Regno Unito). Questo ha reso più facile nascondere una potenziale associazione tra il thimerosal e l’insorgenza di disturbi neurologici. Nonostante le numerose critiche e gli studi manipolati, il CDC continua a tirarli in ballo come prove della possibile sicurezza del thimerosal.

Il Deputato Dave Weldon: «Il trattamento che quei ricercatori hanno ricevuto dal CDC … è stato terribile e imbarazzante. Sarei curioso di sapere se al Dr. Verstraeten [allora alla GSK] … abbia affrontato la stessa procedura … per accedere al VSD».

 

L’esternalizzazione del Vaccine Safety Datalink

I dati di Verstraeten, che includono quelli di oltre 100.000 bambini nati tra il 1992 e il 1997, provengono dal Vaccine Safety Datalink (VSD). Il VSD, finanziato dai contribuenti, è una raccolta di informazioni mediche e vaccinali raccolte dalle grandi aziende sanitarie (HMO), istituito nel 1990 per studiare la sicurezza dei vaccini presenti sul mercato. I ricercatori del CDC e le HMO pubblicavano regolarmente studi in favore dei vaccini usando i dati del VSD, confrontando un vaccino con l’altro per assicurare il risultato di «rischio non significativo» nel gruppo esaminato.

 

Nel 2001, un anno dopo che Verstraeten aveva condiviso i risultati sul thimerosal a Simpsonwood, il CDC esternalizzò la gestione e la coordinazione del VSD a una compagnia privata – America’s Health Insurance Plan (AHIP) – conferendole anche la responsabilità di mantenere la «direzione strategica» dei progetti del VSD. Anche se il CDC afferma di voler«soddisfare» le richieste dei ricercatori indipendenti per l’utilizzo dei dati del VSD, in pratica il controllo privato della AHIP ha reso i dati irraggiungibili a chiunque sia estraneo al CDC e al HMO. Nel 2005, l’Institute of Medicine (IOM) pubblicò in un rapporto intitolato Vaccine Safety Research, Data Access, and Public Trust, in cui descriveva «la limitata possibilità di ricercatori esterni indipendenti di condurre studi a conferma delle ipotesi note o nuovo studi … dopo il 1 gennaio 2001. [enfasi aggiunta], compresi studi «che i membri del settore pubblico ritengono prioritari». (Capitolo 5)

 

Nel 2002, due ricercatori indipendenti tentarono di accedere ai dati del VSD e persistettero fino a riuscirci – ma solo dopo aver superato numerosi ostacoli che possono spiegarsi solo come un’intenzionale ostruzione da parte del CDC. Tra questi, l’invio di una proposta di 200 pagine e il superamento dei lunghissimi processi di approvazione del CDC; inoltre, è stato necessario presentare proposte separate e superare altri processi per ogni HMO, a volte con una spesa elevata [spesso la proposta viene accettata ma rifiutata in un secondo momento], il rifiuto del CDC al riesame dei dati dagli studi basati sui dati di CDC e VSD (mentre il CDC afferma che i dati originali non esistono più o che sono «danneggiati») e il pagamento di migliaia di dollari come tariffa di utilizzo per accedere ai dati in una stanza senza finestre e con le guardie armate a sorvegliarla.

 

Thompson consegnò al Deputato Posey oltre mille pagine di documenti che mostravano le diffuse frodi nel settore vaccini del CDC

Il Deputato Dave Weldon scrisse a Gerberding: «Il trattamento che quei ricercatori hanno ricevuto dal CDC … è stato terribile e imbarazzante. Sarei curioso di sapere se al Dr. Verstraeten [allora alla GSK] … abbia affrontato la stessa procedura … per accedere al VSD».

 

La distruzione dei dati su autismo-MPR

Agli inizi del 2000, il Dr. William Thompson, scienziato che studiava la sicurezza dei vaccini presso il CDC, fu scelto dal CDC per condurre uno studio volto a rompere il controverso legame causale tra vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) e autismo.

 

Inaspettatamente, i dati non collaborarono, anzi, mostravano un aumento del 250% dei casi di autismo nei giovani afro-americani che avevano ricevuto il vaccino prima dei tre anni (rispetto ai ragazzi afro-americani vaccinati dopo i tre anni). Comunque, quando Thompson e colleghi pubblicarono lo studio sul vaccini MPR nel 2004, l’articolo non riportava queste scoperte, nonostante meritassero «ulteriore e immediata verifica». L’analisi del CDC mostrò anche l’aumento del rischio di autismo nei bambini vaccinati con il vaccino MPR che si stavano sviluppando normalmente e che non avevano problemi medici, ma l’articolo pubblicato «citò il fatto … in maniera superficiale».

 

Nel 2014, Thompson cercò la protezione degli informatori federali e riportò al Deputato Wiliam Posey l’omissione di dati cruciali sull’autismo nella pubblicazione del 2004. Thompson sostenne di essersi rivolto alle personalità più influenti del CDC, tra cui il Capo Dipartimento e autore Frank DeStefano, che ordinò a Thompson e ai colleghi di buttare i dati in un gigantesco bidone della spazzatura per distruggere ogni prova della correlazione tra MPR e autismo.

 

Thompson consegnò al Deputato Posey oltre mille pagine di documenti che mostravano le diffuse frodi nel settore vaccini del CDC. Espresse anche la volontà di comparire, dietro ordinanza del giudice, davanti alla Commissione di Sorveglianza e Riforme Governative (OGR). Il Direttore della Commissione OGR, l’ex Deputato Jason Chaffetz, si oppose fino alla fine del mandato nel 2017. (Secondo un rapporto del Guardian, le industrie farmaceutiche sono stati i principali donatori della sua campagna elettorale.)

 

Chiudere un occhio

A conferma dell’atmosfera da guardie e ladri che si respirava al CDC, un altro episodio tristemente noto risale alla metà degli anni 2000 ma è tutt’ora irrisolto. La pagina dei «latitanti più ricercati» del sito del Department of Health and Human Services (HHS) Ufficio dell’Ispettore Generale (OIG), mostrava che uno scienziato danese, tale Dr. Poul Thorsen, «aveva messo in atto un piano per sottrarre sovvenzioni» [ottenute dal CDC] tra il 2004 e il 2010.

 

L’accusa descriveva come Thorsen avesse trasferito 1 milione di dollari di fondi del CDC al suo conto corrente personale tramite ricevute false e «errata allocazione» di altri fondi. Thorsen si rifugiò in Danimarca per evitare il processo con 22 accuse di frode telematica e riciclaggio di denaro ed venne inserito sulla lista dei più ricercati dell’OIG già nel 2012. Anche se la sua residenza in Danimarca è nota, HHS e il Dipartimento di Giustizia statunitense non hanno fatto pressioni per l’estradizione, nonostante l’esortazione di Posey a considerare la vicenda come prioritaria.

 

Il CDC trattò Thorsen come uno dei suoi prima, durante e dopo le accuse di appropriazione indebita. Thorsen era infiltrato a tal punto che, anche come scienziato straniero, possedeva un indirizzo e-mail governativo del CDC e un conto corrente riconducibile al CDC. Sin da suo arrivo al CDC, l’agenzia scelse lo spietato Thorsen come partner ideale per montare e pubblicare studi epidemiologici falsati per mascherare le correlazioni tra MPR e autismo e tra thimerosal e autismo, tra cui alcune analisi apparse sul New England Journal of Medicine and Pediatrics nel 2002 e 2003.

 

In seguito, gli ufficiali del CDC «continuarono a includere [Thorsen] in discussioni quando era ormai chiaro che avesse falsificato documenti e sottratto denaro», anche organizzando incontri, collaborazioni e pubblicazioni con lui dopo le accuse. Il CDC non era nemmeno turbato dal fatto (scoperto da Children’s Health Defense nel 2017 ma noto al CDC sin dal 2009) che Thorsen e collaboratori non avessero le autorizzazioni etiche per gli studi sul vaccino MPR nel 2002 e altri studi successivi. Anziché ritirare gli studi non autorizzati, il CDC decise di insabbiare ogni attività illecita.

I dubbi sui progetti e sull’etica del CDC non si limitano alla divisione vaccini. Nel 2017, una dozzina di scienziati del CDC sporsero denuncia affermando che «le pratiche discutibili e poco etiche» erano diventate «la norma e non rare eccezioni» come risultato di una influenza di industria e politica

 

Non fidatevi

I dubbi sui progetti e sull’etica del CDC non si limitano alla divisione vaccini. Nel 2017, una dozzina di scienziati del CDC sporsero denuncia affermando che «le pratiche discutibili e poco etiche» erano diventate «la norma e non rare eccezioni» come risultato di una influenza di industria e politica. I quattro casi descritti sopra mostrano che la cultura della disonestà e le violazioni etiche che caratterizzano l’impresa dei vaccini statunitense sono strettamente intrecciate.

 

Considerata l’aggressiva determinazione del CDC di «vaccinare tutti i bambini», la lunga storia di criminalità vaccinale dovrebbe allarmare tutti gli americani.

 

 

© 25 giugno 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD

 

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Progetto Artichoke: 70 anni fa la CIA discuteva di nascondere farmaci per il controllo mentale nei vaccini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Un documento della CIA del 23 aprile 1952, recentemente scoperto, intitolato «Ricerca speciale per Artichoke», descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano. Le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956, secondo il Daily Mail.

 

Negli anni ’50, la CIA studiò metodi per esercitare segretamente il controllo mentale sugli esseri umani, tra cui l’occultamento di farmaci nei vaccini e in prodotti alimentari di largo consumo, come rivelato da un documento della CIA recentemente scoperto. Il Daily Mail ne ha dato notizia per primo lunedì.

 

Il documento di sette pagine, «Ricerca speciale per Artichoke», è datato 23 aprile 1952. Descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano.

 

Secondo il Daily Mail, le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956.

 

Il documento, declassificato nel 1983, è circolato di recente sui social media. Tuttavia, è stato pubblicato nella sala di lettura online della CIA solo l’anno scorso.

 

«Alcune delle proposte sono controverse», si legge nel documento. Tra queste, la somministrazione segreta di farmaci come parte di un «approccio a lungo termine ai soggetti».

 

Secondo il documento:

 

«Questo studio dovrebbe includere sostanze chimiche o farmaci che possono essere efficacemente nascosti in oggetti di uso comune come cibo, acqua, coca cola, birra, liquori, sigarette, etc. Questo tipo di farmaco dovrebbe poter essere utilizzato anche nei trattamenti medici standard, come vaccinazioni, iniezioni, etc.»

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La CIA ha effettuato esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke

Il documento includeva anche un campo speciale di ricerca per «batteri, colture vegetali, funghi, veleni di vario tipo, etc.» che sono «in grado di produrre malattie che a loro volta causerebbero febbre alta, delirio, etc.»

 

Tra queste rientravano «specie di funghi» che «producono un certo tipo di intossicazione e squilibrio mentale».

 

Tra le proposte c’era anche quella di effettuare ricerche sulla «dieta» o sulle «carenze alimentari» dei prigionieri e delle persone sottoposte a interrogatorio, incluso l’uso di «cibi in scatola appositamente preparati da cui sono stati rimossi alcuni elementi».

 

Il documento includeva proposte per l’uso umano sia a breve che a lungo termine. I farmaci ritenuti più adatti all’uso a lungo termine sarebbero stati progettati per produrre un «effetto agitante (che produce ansia, nervosismo, tensione, etc.) o un effetto deprimente (che crea una sensazione di sconforto, disperazione, letargia, etc.)».

 

Secondo il Daily Mail, la CIA ha condotto esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke. Gli esperimenti hanno spesso coinvolto «soggetti vulnerabili, tra cui prigionieri, personale militare e pazienti psichiatrici». Gli esperimenti sono stati solitamente condotti «senza consenso informato».

 

Secondo Ben Tapper, un chiropratico del Nebraska che è stato incluso nella lista «Disinformation Dozen» nel 2021 per aver messo in dubbio la sicurezza dei vaccini, il documento espone «una realtà inquietante: le agenzie governative hanno storicamente esplorato modi per manipolare il comportamento umano attraverso mezzi chimici e biologici, compresi concetti che coinvolgono cibo e interventi medici».

 

«Non si tratta di speculazioni o di cospirazioni, e dovrebbe preoccupare profondamente ogni americano che apprezza l’autonomia corporea e il consenso informato», ha affermato Tapper.

 

Precursore degli esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA?

Il Daily Mail ha citato documenti della CIA che suggerivano che le agenzie di intelligence statunitensi temevano che le nazioni nemiche avessero sviluppato proprie tecniche di controllo mentale e comportamentale. Ciò ha portato l’agenzia a dare priorità allo sviluppo di metodi propri.

 

Il progetto Artichoke «servì da precursore» al programma MK-Ultra, lanciato dalla CIA nel 1953. Quel programma «ampliò gli esperimenti di alterazione della mente su una scala più ampia», ha riportato il Daily Mail.

 

Molti documenti relativi a questo tipo di sperimentazione furono distrutti nel 1973, «lasciando ignota la reale portata della ricerca e i suoi progressi».

 

Naomi Wolf, Ph.D., CEO di Daily Clout e autrice di The Pfizer Papers: Pfizer’s Crimes Against Humanity, ha dichiarato a The Defender che i documenti confermano ulteriormente una lunga storia di ricerche delle agenzie di intelligence mirate al pensiero e al comportamento umano.

 

«Purtroppo, è da tempo accertato che le nostre agenzie di intelligence, e quelle dei nostri nemici, hanno cercato di alterare la coscienza e il comportamento umano, spesso senza il consenso dei soggetti. L’esistenza di MK-Ultra, il progetto clandestino in cui si è evoluto il Progetto Artichoke, è ben documentata», ha affermato Wolf.

 

John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore del libro di prossima uscita Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha affermato: «I ricercatori sospettano da tempo che la rivelazione da parte del Comitato Church dei famigerati esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA, per lo più basati sull’uso dell’LSD, abbia avuto l’effetto di oscurare il ben più ampio Progetto Artichoke dell’agenzia».

 

Leake ha citato prove che suggeriscono che un avvelenamento di massa avvenuto nel 1951 a Pont-Saint-Esprit, in Francia, in cui 250 residenti hanno avuto gravi allucinazioni e sette persone sono morte, fosse un esperimento del Progetto Artichoke. L’epidemia è stata ufficialmente attribuita al pane contaminato di un panificio locale.

 

Leake ha affermato che il documento del 1952 è «coerente con il sospetto che la CIA stesse cercando di scoprire metodi di controllo mentale anche per popolazioni molto ampie».

 

Nel 2024, un’indagine della Reuters rivelò che la CIA aveva condotto una campagna di propaganda segreta sui vaccini nelle Filippine. La campagna attaccava quella che l’agenzia percepiva come la «crescente influenza» della Cina nel Paese, prendendo di mira il vaccino cinese Sinovac contro il COVID-19 attraverso l’uso di falsi account online che diffondevano messaggi «anti-vax».

 

Michael Rectenwald, Ph.D., autore di The Great Reset and the Struggle for Liberty: Unraveling the Global Agenda, ha affermato che le rivelazioni del Progetto Artichoke «chiariscono che la CIA ha rappresentato un’enorme minaccia per i cittadini statunitensi, oltre agli orrori che scatena sui governi e sulle popolazioni non statunitensi».

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Il Progetto Artichoke voleva ottenere l’aiuto del Servizio di Guerra Chimica dell’Esercito

Il documento del Progetto Artichoke del 1952 includeva anche una raccomandazione di coinvolgere l’US Army Chemical Warfare Service negli sforzi del progetto, citando la sua esperienza con «studi esaustivi in ​​questa direzione».

 

Questa proposta è simile alle recenti ipotesi secondo cui il COVID-19 e la risposta alla pandemia sarebbero stati coordinati ai massimi livelli del governo, dell’esercito e delle agenzie di Intelligence.

 

L’anno scorso, l’ex dirigente della ricerca e sviluppo farmaceutica Sasha Latypova e la scrittrice scientifica in pensione Debbie Lerman hanno pubblicato il «Dossier COVID», presentando prove del «coordinamento militare/di intelligence della risposta di biodifesa al Covid negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, Canada, nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia».

 

Secondo Latypova e Lerman, «il COVID non è stato un evento di sanità pubblica», ma «un’operazione globale, coordinata attraverso alleanze militari e di intelligence pubblico-private e invocando leggi concepite per attacchi con armi CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari)».

 

Leake ha affermato che «è tutt’altro che chiaro» che le udienze del Comitato Church del 1975 «abbiano posto fine ai programmi segreti della CIA». Ha citato come esempio il possibile sviluppo in laboratorio del virus SARS-CoV-2.

 

«La creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 con tecniche di guadagno di funzione sviluppate presso l’ Università della Carolina del Nord a Chapel Hill e il coinvolgimento dell’esercito statunitense nello sviluppo e nella distribuzione dei vaccini mRNA contro il COVID-19 dovrebbero… essere considerati possibili sviluppi o addirittura continuazioni del Progetto Artichoke», ha affermato Leake.

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Gli esperti mettono in dubbio le somiglianze tra il Progetto Artichoke e i vaccini COVID

In un post su Substack, l’epidemiologo Nicolas Hulscher ha tracciato un potenziale collegamento tra il Progetto Artichoke e lo sviluppo dei vaccini contro il COVID-19. Hulscher ha citato recenti studi sottoposti a revisione paritaria che hanno identificato l’impatto negativo dei vaccini sulla salute neurologica e «l’aumento dei tassi di declino cognitivo».

 

Hulscher ha scritto:

 

«È inquietante che, dal 2021, oltre il 70% dell’umanità abbia ricevuto un agente neurotossico mascherato da ‘vaccino’. Gli stessi obiettivi delineati nel documento della CIA (vaccini/farmaci in grado di indurre segretamente ansia, depressione e letargia) vengono ora osservati nelle popolazioni vaccinate contro il COVID-19».

 

«Se negli anni ’50 la CIA discuteva segretamente di metodi segreti per alterare il comportamento umano, non ci sarebbe da sorprendersi se nei decenni successivi emergessero progetti classificati simili».

 

Uno studio del 2024 pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry ha indagato gli eventi avversi psichiatrici in oltre 2 milioni di persone in Corea del Sud. Lo studio ha rilevato che «la vaccinazione contro il COVID-19 ha aumentato il rischio di depressione, ansia, disturbi dissociativi, disturbi da stress e somatoformi, nonché disturbi del sonno, riducendo al contempo il rischio di schizofrenia e disturbo bipolare».

 

Uno studio del 2025 pubblicato sull’International Journal of Innovative Research in Medical Science ha rilevato «segnali di sicurezza allarmanti per quanto riguarda le condizioni neuropsichiatriche a seguito della vaccinazione contro il COVID-19, rispetto alle vaccinazioni antinfluenzali e a tutte le altre vaccinazioni combinate».

 

Tra questi si segnalano aumenti di schizofrenia, depressione, declino cognitivo, deliri, comportamenti violenti, pensieri suicidi e ideazioni omicide.

 

«Il fatto che i vaccini a mRNA siano stati progettati per attraversare la barriera emato-encefalica e infiammare il cervello, o almeno, era noto che lo facessero durante la loro produzione e distribuzione, dovrebbe farci riflettere alla luce di questa notizia», ​​ha affermato Wolf.

 

Wolf ha affermato che le ultime rivelazioni, «pur essendo scioccanti, forniscono un motivo in più per essere critici nei confronti di programmi di vaccinazione opachi, coercitivi o non testati, di additivi negli alimenti e nell’acqua e di programmi di geoingegneria tossici o opachi».

 

Tapper ha affermato che le rivelazioni rafforzano «l’urgente necessità di proteggere la libertà individuale, la libertà medica e i confini etici nella scienza e nella salute pubblica».

 

«La lezione da trarre è semplice: è necessaria la vigilanza quando i governi rivendicano l’autorità sul corpo e sulla mente umana», ha affermato Tapper.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 1824 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Un nuovo studio suggerisce che la FDA ha sottostimato il rischio di danni cardiaci derivanti dal vaccino Moderna contro il COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Uno studio pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Vaccines ha rilevato che, tra i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni, il vaccino contro il COVID-19 di Moderna è stato associato a un numero di ricoveri ospedalieri per miocardite e pericardite correlate al vaccino compreso tra l’8% e il 52% in più rispetto al numero di ricoveri per COVID-19 che ha prevenuto. I risultati contraddicono l’analisi rischio-beneficio condotta dalla FDA.   Secondo un nuovo studio, il vaccino mRNA contro il COVID-19 di Moderna ha presentato più rischi che benefici per i giovani maschi, contrariamente ai modelli utilizzati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2022 per promuovere il vaccino come sicuro ed efficace.   Lo studio, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Vaccines, ha scoperto che tra i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni, il vaccino Moderna mRNA-1273 contro il COVID-19 è stato associato a un numero di ricoveri ospedalieri per miocardite e pericardite attribuibili al vaccino (VAM/P) compreso tra l’8% e il 52% in più rispetto al numero di ricoveri ospedalieri per COVID-19 che ha prevenuto.   Paul S. Bourdon, Ph.D., professore di matematica in pensione presso l’Università della Virginia e autore principale dello studio, ha dichiarato a The Defender:

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«Il nostro articolo si concentra sulla questione se la vaccinazione con mRNA-1273 sia stata utile per la popolazione generale di uomini di età compresa tra 18 e 25 anni in relazione ai ricoveri ospedalieri, dato l’elevato livello di immunità naturale nella popolazione al momento della valutazione rischio-beneficio da parte della FDA».   Uno studio australiano condotto lo scorso anno ha scoperto che la miocardite colpisce i giovani uomini in modo più grave rispetto ad altri gruppi.   Il nuovo studio ha utilizzato dati disponibili alla FDA al momento della modellazione. Bourdon ha affermato che, nonostante ciò, i risultati dello studio erano «sostanzialmente diversi» da quelli della FDA.   L’epidemiologo e ricercatore scientifico in sanità pubblica M. Nathaniel Mead, che ha analizzato i risultati del nuovo studio, ha dichiarato a The Defender che «lo scenario più probabile per la FDA era un rapporto beneficio-rischio di circa 43:1 a favore della vaccinazione».   «In confronto, la rianalisi di Bourdon basata su ipotesi più realistiche ha prodotto un rapporto di 0,67, circa 60 volte inferiore. Nell’arco di cinque mesi di protezione ipotizzata, le vaccinazioni hanno portato a un numero di ricoveri per miocardite/pericardite superiore del 63% rispetto a quelli prevenuti per COVID-19», ha affermato Mead.

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Il modello FDA ha «sottostimato» il rischio di miocardite del vaccino Moderna

La FDA ha completato una valutazione del rapporto beneficio-rischio del vaccino Moderna nel gennaio 2022, poco prima di concedere la piena approvazione. I dati sono stati pubblicati nel 2023. Il nuovo studio sottolinea che la FDA conduce valutazioni del rapporto beneficio-rischio perché i vaccini vengono spesso somministrati a persone sane.   Tuttavia, secondo Bourdon, l’analisi della FDA conteneva una lacuna fondamentale. Mentre i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni rappresentano il gruppo a più alto rischio di miocardite/pericardite associata al vaccino, «la FDA ha ipotizzato che i tassi di ricovero ospedaliero [per COVID-19] fossero uniformi per i maschi di età compresa tra 18 e 45 anni».   Bourdon ha affermato che questo contraddice i modelli dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che mostrano come i tassi di ospedalizzazione per gli uomini di età compresa tra 30 e 49 anni siano il doppio di quelli per i giovani di età compresa tra 18 e 29 anni. Mead ha affermato che questo ha alterato significativamente i risultati della FDA.   «Lo studio della FDA ha raggruppato i tassi di ospedalizzazione per la fascia d’età 18-45 anni, e questo ha indubbiamente sovrastimato i rischi di ricovero per il gruppo più ristretto 18-25 anni», ha affermato Mead.   Per la loro analisi, Bourdon e il suo team hanno utilizzato il quadro della FDA, ma hanno anche tenuto conto dei benefici dell’immunità naturale derivante da una precedente infezione da COVID-19.   Il loro modello ha anche tenuto conto di una «stratificazione per età più precisa» nei tassi di ospedalizzazione per COVID-19, dei ricoveri ospedalieri occasionali (di pazienti che hanno ricevuto cure per un’altra condizione ma sono risultati positivi al COVID-19), «proiezioni più realistiche dei tassi di infezione da Omicron e tassi VAM/P più accurati».   «Al momento in cui la FDA ha completato la sua valutazione… circa il 70% dei maschi tra i 18 e i 25 anni era stato infettato dal COVID-19 e gli studi indicavano che i benefici di una precedente infezione da COVID-19 sono almeno equivalenti a quelli della vaccinazione. Tuttavia, la FDA ha omesso i benefici derivanti da una precedente infezione nella sua analisi», ha affermato Bourdon.   Mead ha affermato che l’analisi della FDA del 2022 ha rilevato un tasso stimato di miocardite e pericardite di 12,8 casi ogni 100.000 persone che hanno ricevuto la serie iniziale di due dosi di Moderna, significativamente inferiore al tasso rilevato dalla nuova analisi.   «Questo ampio divario suggerisce che la stima della miocardite nel modello della FDA potrebbe essere stata sottostimata, il che potrebbe far pendere il quadro generale rischi-benefici in modo più favorevole verso la vaccinazione», ha affermato Mead.   Secondo Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD), la nuova analisi «è in contrasto con l’approccio vaccinale universale» tradizionalmente adottato dalla FDA.   La nuova analisi ha dimostrato che «la realtà era peggiore dello scenario peggiore ipotizzato dalla FDA», ha affermato Jablonowski.

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«Oltre la cattiva scienza»

Bourdon ha affermato che i risultati dello studio mettono in discussione le affermazioni diffuse sui benefici per la salute pubblica dei vaccini contro il COVID-19.   «Queste affermazioni hanno in genere conteggiato qualsiasi ricovero ospedaliero di un paziente risultato positivo al COVID-19 come un ricovero ospedaliero per COVID-19. In altre parole, queste stime di prevenzione includono tipicamente i ricoveri ospedalieri accidentali per COVID-19 evitati. I tassi accidentali possono essere piuttosto elevati nelle fasce di età più giovani», ha affermato Bourdon.   Mead ha affermato che sarebbe stato «impossibile per gli esperti dire ‘sicuro ed efficace’ se l’analisi pubblicata dalla FDA… avesse incluso le ipotesi formulate nel modello modificato utilizzato dal team di Bourdon».   Mead ha suggerito che la FDA potrebbe aver scelto di sviluppare il suo modello in modo da individuare rischi minori associati alla vaccinazione.   «È difficile non vedere una certa parzialità nell’approccio di ricerca della FDA, dato che non hanno attribuito alcun beneficio alle infezioni precedenti negli scenari Omicron, mentre allo stesso tempo hanno dato per scontato che le iniezioni di mRNA fornissero il 72% di efficacia contro l’ospedalizzazione e il 30% contro l’infezione per cinque mesi», ha affermato.   Secondo Mead, è probabile che il modello della FDA abbia anche minimizzato l’immunità naturale dopo l’infezione da COVID-19, che è «biologicamente solida e molto più duratura di quanto molti credano».   «Le implicazioni sono sconcertanti», ha affermato Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico del CHD. «Questo va oltre la cattiva scienza. Purtroppo, la FDA desiderava così tanto che questo prodotto fosse approvato che ha lavorato a ritroso per ottenere un’analisi che lo avrebbe raggiunto, nonostante fosse evidente che i rischi di questa vaccinazione superassero i benefici».   Mead ha affermato che le omissioni della FDA hanno contribuito a definire le linee guida sui vaccini che espongono i giovani uomini sani a un rischio maggiore di infiammazioni e lesioni cardiache, soprattutto dopo essere stati esposti al virus.   Lo studio di Bourdon ha chiesto alla FDA di effettuare valutazioni «più rigorose» del rapporto beneficio-rischio, «in grado di supportare la stratificazione delle raccomandazioni vaccinali non solo in base all’età e al sesso, ma anche in base allo stato di infezione pregressa e di comorbilità».

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«Chiara evidenza di frequenti danni cardiaci dopo le iniezioni di mRNA»

Mead ha affermato che lo studio rafforza l’ipotesi secondo cui non si sarebbe dovuto obbligare i giovani sani a vaccinarsi contro il COVID-19.   «Dobbiamo tenere presente che il pericolo effettivo del COVID-19 in sé era minuscolo per questa fascia d’età. Nel 2021-22 il tasso di mortalità per infezione per le persone sotto i 19 anni era solo dello 0,0003%… e ancora più basso con Omicron», ha affermato Mead. Ha affermato che la FDA non avrebbe dovuto concedere l’autorizzazione all’uso di emergenza per questa fascia d’età.   Bourdon ha suggerito che le agenzie sanitarie pubbliche statunitensi avrebbero potuto seguire l’esempio della Francia. La Francia ha sospeso l’uso del vaccino Moderna nell’ottobre 2021, rivedendo successivamente le sue raccomandazioni per autorizzare mezza dose per gli over 30.   Invece, «nelle stesse popolazioni più giovani, ora ci sono chiare prove di frequenti danni cardiaci dopo le iniezioni di mRNA, danni che possono portare a gravi problemi e, in alcuni casi, a morte prematura sia nel breve che nel lungo termine», ha affermato Mead.   Diversi studi sono giunti a conclusioni simili, tra cui uno di cui Mead e altri cinque ricercatori sono coautori e pubblicato lo scorso anno sull’International Journal of Cardiovascular Research & Innovation. Successivamente, hanno presentato lo studio come prova a un’audizione del Senato degli Stati Uniti sull’insabbiamento da parte del governo dei rischi del vaccino contro il COVID-19.   Lo studio ha confutato diverse affermazioni fatte in precedenza da agenzie di sanità pubblica e associazioni professionali sui vaccini contro il COVID-19, tra cui quella secondo cui le infezioni da COVID-19 hanno portato a un tasso più elevato di casi di miocardite rispetto ai vaccini e quella secondo cui la miocardite indotta dal vaccino è in genere rara, lieve e transitoria.   Uno studio del 2024 su 9,3 milioni di sudcoreani, pubblicato su Nature Communications, ha rilevato un rischio di miocardite più elevato del 620% e un rischio di pericardite più elevato del 175% a seguito della vaccinazione mRNA contro il COVID-19.   Un altro studio del 2024 ha rilevato che quasi il 10% delle persone in Giappone che hanno riferito di aver sofferto di miocardite o pericardite dopo aver ricevuto un vaccino mRNA contro il COVID-19 sono decedute a causa di questa condizione. I tassi di mortalità erano più alti tra gli uomini sotto i 30 anni.   I documenti condivisi con CHD nel 2024 hanno dimostrato che le agenzie sanitarie pubbliche statunitensi erano a conoscenza di un forte legame tra i vaccini COVID-19 e la miocardite almeno già a febbraio 2021, ma hanno nascosto le prove al pubblico.   Un rapporto del 2024 delle Accademie Nazionali delle Scienze, dell’Ingegneria e della Medicina ha confermato un nesso causale tra i vaccini mRNA contro il COVID-19 e la miocardite.   L’anno scorso, la FDA ha richiesto a Pfizer e Moderna di rivedere le etichette dei loro vaccini contro il COVID-19 per includere avvertenze più dettagliate sui rischi di danni cardiaci.   Lo scorso anno Pfizer è stata criticata per aver posticipato a novembre 2030 il completamento dello studio sulla sicurezza del suo vaccino contro il COVID-19 contro la miocardite. Lo studio era stato originariamente avviato nel 2022.   Michael Nevradakis Ph.D.   © 18 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Vaccini

Quanto era coinvolto Epstein nelle strategie pandemiche?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Email appena pubblicate mostrano che Jeffrey Epstein era coinvolto nelle discussioni sul finanziamento della sanità globale e sulla preparazione alle pandemie anni prima del COVID-19. I documenti non dimostrano che abbia influenzato le politiche, ma confermano che ha avuto accesso alle discussioni sul rischio pandemico come strategia finanziaria.

 

E se la parte più inquietante dei fascicoli su Epstein non fosse ciò che dimostrano, ma ciò che rivelano sulla prossimità?

 

Per anni, Jeffrey Epstein è stato descritto come un finanziere, un predatore, un manipolatore di reti d’élite. Ma sepolto in migliaia di pagine di corrispondenza appena pubblicata, grazie alla legge approvata dal Congresso, c’è qualcosa di meno sensazionale e probabilmente più inquietante: Epstein si è posizionato al crocevia tra filantropia sanitaria globale, ingegneria finanziaria e preparazione alla pandemia anni prima del COVID-19.

 

Si stava semplicemente inserendo in conversazioni importanti? O stava orbitando attorno a qualcosa di molto più ampio: una trasformazione strutturale nel modo in cui le crisi di sanità pubblica sarebbero state finanziate, assicurate e gestite?

 

I documenti non ci forniscono la prova schiacciante. Ma ci forniscono una mappa.

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L’email del 2017 che ha scatenato la tempesta

Uno degli allegati più diffusi è un’e-mail del 24 maggio 2017 di Boris Nikolic, consulente scientifico legato a Bill Gates, indirizzata sia a Epstein che a Gates. In essa, Nikolic scrive che una strategia di finanziamento basata sulla consulenza dei donatori «potrebbe rappresentare un’ottima strada da percorrere per alcune aree chiave come l’energia, la pandemia, etc.»

 

Quella singola parola, pandemia, ha scatenato speculazioni.

 

L’email conferma qualcosa di limitato ma reale: Epstein è stato coinvolto in conversazioni riguardanti la filantropia legata a Gates, in cui il rischio pandemico è stato esplicitamente discusso come ambito di finanziamento.

 

Non descrive la pianificazione della malattia. Non delinea una risposta operativa. Sembra una strategia di portafoglio filantropica. Ma dimostra che Epstein non era solo un conoscente: era presente nelle conversazioni in cui le priorità sanitarie globali venivano strutturate finanziariamente.

 

Questa vicinanza da sola solleva interrogativi.

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Progetto molecola: costruire l’impianto finanziario

Ancora più rivelatrice è la bozza di proposta della JPMorgan del 2011 intitolata «Progetto Molecola».

 

Il documento delinea una proposta di piattaforma di donazioni benefiche Gates-JPMorgan: una struttura di fondi consigliata dai donatori, progettata per aggregare capitali globali, offrire l’anonimato ai donatori e creare quello che il documento definisce un «ponte istituzionale» per un impiego filantropico su larga scala.

 

Nella presentazione sono inclusi esempi di salute globale: acquisto di vaccini, infrastrutture di sorveglianza delle malattie e iniziative sanitarie transfrontaliere.

 

La struttura comprendeva:

  • Conti consigliati dai donatori statunitensi
  • Componenti internazionali «tax-neutral»
  • Sovrapposizioni di gestione degli investimenti istituzionali

 

Per i critici, questo sembra un esempio di finanziarizzazione della sanità pubblica: un mondo in cui filantropia, mercati dei capitali e risposta alle malattie sono intrecciati in quadri istituzionali.

 

E naturalmente, TrialSite News ha riferito durante la pandemia che Gates a un certo punto stava ottenendo un ritorno pari a 10 volte sul suo investimento in BioNTech (l’azienda tedesca che ha collaborato con Pfizer per sviluppare uno dei vaccini a mRNA contro il COVID-19).

 

Per i suoi sostenitori, si tratta di un’iniziativa filantropica su larga scala.

 

In ogni caso, l’architettura è chiara: le infrastrutture finanziarie d’élite erano state progettate per convogliare ingenti capitali nella sanità globale ben prima dell’emergere del COVID-19.

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L’email del 2015 «Prepararsi alle pandemie»

Poi c’è la catena di email del marzo 2015 che fa riferimento a un incontro sulla «preparazione alle pandemie».

 

Il messaggio parla del coinvolgimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il «co-branding» e si conclude con: «spero che riusciremo a farcela!»

 

Il linguaggio è ambiguo. Suggerisce coordinamento, posizionamento e allineamento istituzionale. Non descrive l’ingegneria patogena o la pianificazione di un’epidemia.

 

Ma conferma che la preparazione alla pandemia circolava nella rete di Epstein già anni prima del COVID-19.

 

Per essere chiari: la preparazione alle pandemie era già all’epoca oggetto di dibattito politico. I quadri normativi globali, comprese le iniziative di preparazione legate all’OMS e alla Banca Mondiale, erano attivi ben prima del 2020.

 

Nel 2018 è stato convocato il Global Preparedness Monitoring Board. Nel 2019, il suo rapporto «Un mondo a rischio» ha messo in guardia dalla catastrofica vulnerabilità pandemica.

 

Le discussioni sulla preparazione non erano segrete.

 

Ma la comparsa di Epstein in quelle catene di e-mail aggiunge un ulteriore strato di disagio a una figura già di per sé controversa.

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La pandemia come strumento finanziario

Un thread separato di iMessage del 2017 fa riferimento all’esperienza in materia di «simulazione pandemica» e discute la progettazione di prodotti legati alla pandemia con Swiss Re utilizzando «trigger parametrici».

 

I trigger parametrici sono comuni nelle obbligazioni catastrofali e nelle riassicurazioni: pagamenti legati a eventi misurabili, come la magnitudo di un terremoto o la velocità del vento di un uragano.

 

In altre parole, il rischio pandemico veniva trattato come una variabile finanziaria quantificabile.

 

Questo è forse il tema più provocatorio del materiale pubblicato: il rischio pandemico non era solo una questione umanitaria. Era sempre più qualcosa che poteva essere modellato, assicurato e strutturato in prodotti finanziari.

 

Ciò non implica un’orchestrazione. Ma dimostra che a metà degli anni 2010, gli eventi pandemici erano già parte integrante delle discussioni sull’innovazione finanziaria.

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La questione COVID

È qui che le speculazioni si intensificano e le prove si assottigliano.

 

Non vi è alcun documento nei materiali di Epstein esaminati che:

 

  • Dimostra il coordinamento del COVID-19.
  • Dimostra l’influenza operativa sulle dichiarazioni di pandemia dell’OMS.
  • Collega Epstein direttamente allo sviluppo della piattaforma vaccinale.
  • Lo collega ai programmi di influenza mRNA autoamplificanti di Arcturus o ai meccanismi di finanziamento BARDA.

 

I registri pubblici mostrano che il lavoro di Arcturus sull’H5N1 e i programmi sostenuti dal BARDA stanno avanzando attraverso i canali normativi e di finanziamento convenzionali, in gran parte dopo il COVID-19.

 

Il collegamento documentario tra Epstein e l’ingegneria del vaccino contro il COVID-19 semplicemente non esiste, almeno non in questa ricerca iniziale.

 

Ma l’assenza di prove non equivale all’assenza di influenza, e proprio in questo spazio grigio prospera il sospetto.

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Cosa rivelano realmente i file

Togliendo i titoli virali, restano tre conclusioni:

 

  1. Epstein si inserì attivamente nella progettazione della finanza filantropica d’élite.
  2. La preparazione e la simulazione delle pandemie erano argomenti espliciti in quell’ambito anni prima del COVID-19.
  3. Il rischio pandemico veniva discusso non solo come una minaccia per la salute pubblica, ma anche come una categoria finanziaria strutturata.

 

Questa convergenza – finanza, filantropia, governance e malattie – è reale.

 

Ciò che non è supportato dai documenti è una cospirazione coordinata per «fare lucro durante una pandemia».

 

L’architettura esiste. L’orchestrazione no.

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La domanda più profonda

Forse la domanda più scomoda non è se Epstein abbia progettato il COVID-19.

 

La questione è se la moderna risposta alla sanità pubblica sia diventata inseparabile dall’architettura finanziaria (fondi gestiti da donatori, veicoli di aggregazione di capitale, meccanismi di riassicurazione e quadri di governance globale) e se Epstein si sia semplicemente posizionato vicino a quel centralino.

 

Dai documenti emerge che lui voleva essere lì.

 

Non dimostrano che ne avesse il controllo.

 

Ma rivelano qualcosa che non può essere ignorato: prima che il COVID-19 rimodellasse il mondo, il rischio pandemico era già stato strutturato, modellato, marchiato e finanziato ai massimi livelli di potere.

 

Epstein era nella stanza.

 

Ciò che lui aveva veramente capito, o che intendeva, resta senza risposta.

 

© 19 febbraio 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Pubblicato originariamente da TrialSite News

I punti di vista e le opinioni espressi in questo articolo sono quelli degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.

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