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Geopolitica

La ribellione di Evgenij Prigozhin

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Al contrario dei commenti della stampa occidentale, Evgenij Prigozhin non ha tentato un colpo di Stato contro Vladimir Putin. Ha voluto ricattarlo per mantenere gli esorbitanti privilegi accumulati con la sua società militare privata. Alla fine si è arreso ed è rientrato nei ranghi.

 

 

Il tentativo di «colpo di Stato» di Evgenij Prigozhin può rovesciare l’esito del conflitto ucraino? Questo era l’auspicio della NATO che ha allertato gli agenti segreti dormienti in Russia. Il Regno Unito e gli Stati Uniti nutrivano la speranza di frazionare finalmente il Paese, cosa che non riuscirono a portare a termine nel 1991 (1).

 

La creazione di società militari private (SMP), tra cui il Gruppo Wagner, è stata un’idea, validata dal presidente Vladimir Putin, per testare nuove modalità di comando e adottare le più efficaci nelle forze armate. Per alcuni anni queste società hanno effettivamente sperimentato nuovi metodi e spesso ne hanno dimostrato l’adeguatezza. Era quindi arrivato il momento di concludere la ristrutturazione delle forze armate russe sciogliendo le SMP e integrandole nelle forze armate regolari (2). Il presidente Putin aveva fissato una data: il 1° luglio. Il mese scorso il ministro della Difesa ha perciò inviato proposte di contratto alle società militari private per pianificarne l’inserimento. Ma il Gruppo Wagner si è rifiutato di rispondere ed Evgenij Prigozhin ha moltiplicato gli insulti al ministro e al capo di Stato maggiore.

 

È importante capire cosa sta succedendo: la creazione di società militari private da parte della Russia è analoga a quanto fatto dagli Stati Uniti con il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld: hanno incrementato il ricorso alle SMP a fianco del Pentagono. All’inizio l’idea ha funzionato, ma poi queste società hanno lavorato anche per la CIA e la mescolanza dei generi ha prodotto una serie di catastrofi. Quando le SMP lavoravano solo per il Pentagono i loro capi si esprimevano pubblicamente, come Erik Prince di Blackwater. Non hanno però mai preso posizione contro il segretario alla Difesa o contro il presidente del comitato dei capi di Stato maggiore.

 

Sia detto per inciso: né i soldati statunitensi di Black Water né quelli russi di Wagner sono mercenari. Combattono per il loro Paese e sono pagati per correre grandissimi rischi, che non possono essere chiesti ai soldati regolari. I mercenari invece combattono al comando di una potenza straniera in cambio di denaro.

 

Nessuno Stato può tollerare che il capo di una società militare privata, per due mesi pubblichi video incendiari contro i capi delle forze armate regolari, oltretutto in piena operazione militare.

 

La Russia invece lo ha consentito a Prigohzin. I corrispondenti da noi consultati in questi due mesi erano concordi nel ritenere che il Cremlino consentisse gli sbraitamenti di Prigohzin per attirare l’attenzione degli Occidentali e così distrarli dalla riorganizzazione delle forze armate regolari. Molti di loro hanno alzato gli occhi al cielo quando a marzo è corsa voce della candidatura di Prigohzin alla presidenza dell’Ucraina: l’imbroglione aveva perso il senso della misura?

 

Sin dall’inizio delle operazioni militari in Ucraina i servizi segreti occidentali si sono concentrati su Prigohzin. Il 18 marzo hanno rivelato un migliaio di documenti sulle sue attività (3), nell’intento di dimostrare che la rete delle società da lui create avvalorava l’accusa alla Russia di non essere una potenza anticoloniale perché Wagner saccheggia l’Africa. Ma questi documenti mostrano che Prigohzin è un delinquente, ma non che deruba i Paesi con cui lavora.

 

Il capo di Wagner contribuiva a combattere la corruzione all’interno delle forze armate russe, ma questo non gli impediva di alimentare la corruzione fuori dalle forze armate. È possibile che, grazie a queste indagini, gli Occidentali abbiano trovato il modo di manipolarlo; Prigohzin è al tempo stesso patriota e truffatore acclarato, già condannato in Unione Sovietica. Non lo sappiamo e potremo saperlo solo dopo la conclusione della vicenda.

 

Resta il fatto che Prigohzin si è lanciato un un’impresa degna degli oligarchi dell’epoca di Eltsin. Sostiene che il ministro della Difesa, il tuvano Sergei Shoigu, è andato a Rostov sul Don per sovrintendere al bombardamento delle truppe di Wagner. Lo accusa di aver assassinato migliaia di suoi uomini. Infine, Prigohzin ha abbandonato il fronte per andare a sua volta a Rostov e occupare il quartier generale delle forze armate regolari. Ha annunciato di marciare su Mosca alla testa di 25 mila uomini per saldare i conti con il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore.

 

Nell’ultimo video Prigozhin dichiara: «Eravamo pronti a fare concessioni al ministero della Difesa, a consegnare le armi, a trovare un accordo su come continuare a difendere il Paese (…) Oggi hanno attaccato con razzi i nostri campi. Molti soldati sono morti. Decideremo come reagire a questa atrocità. Il prossimo round sarà nostro. Quest’uomo [il ministro della Difesa] sarà arrestato».

 

Wagner dispone sicuramente di 25 mila uomini, ma non tutti sono sul fronte ucraino. Molti sono in Asia e in Africa. Inoltre, benché disponga di aerei, la sua forza è inadeguata rispetto a quella delle forze armate regolari, per cui non avrebbe potuto proteggere la colonna dei suoi uomini dai bombardamenti.

 

In meno di una giornata tutte le autorità della Federazione di Russia hanno rinnovato la fedeltà al Cremlino. Il presidente Putin ha tenuto un discorso in televisione in cui ha richiamato il precedente del 1917, quando Lenin ritirò la Russia zarista dalla prima guerra mondiale sebbene fosse vicina alla vittoria. Putin ha esortato tutti ad assumersi le proprie responsabilità e a servire la patria invece di lanciarsi in avventure personali.

 

Nel suo discorso Putin ha anche elogiato il coraggio dei soldati di Wagner, molti dei quali sono morti per la patria: non li ha ritenuti responsabili della situazione, ma ha chiesto loro di non seguire il loro capo che si è messo contro lo Stato, quindi contro il popolo.

 

Il presidente Putin ha così concluso la breve allocuzione: «Salveremo ciò che ci è caro e consideriamo santo. Supereremo tutte le prove e diventeremo ancora più forti».

 

Il discorso televisivo del presidente è stato diffuso a ciclo continuo sulle reti televisive russe, rendendo drammatica la situazione.

 

Il Procuratore generale della Federazione di Russia ha aperto un’inchiesta su Prigozhin per «organizzazione di ribellione armata».

 

Le autorità ucraine hanno rivolto sui social network un appello all’opposizione bielorussa, invitandola ad approfittare del disordine russo per sollevarsi ed eliminare il presidente Alexandre Lukashenko (4).

 

I servizi segreti russi, che sin dall’inizio, in disparte, osservavano tutti i protagonisti della ribellione, hanno fatto arrestare in flagranza di reato i traditori che in Bielorussia e in Russia si sono tolti la maschera.

 

Nel corso della giornata il presidente bielorusso Lukashenko, che aveva ricevuto una telefonata da Putin, ha ingiunto a Prigozhin di abbandonare l’iniziativa e di riportare le truppe al fronte. Putin ha dato la propria parola di rispettare l’accordo firmato dal ribelle Prigozhin, il quale ha annunciato di desistere dal tentativo di rovesciamento di Shoigu e Gerasimov.

 

Fine della storia.

 

Prima osservazione: non si è mai trattato di un tentativo di colpo di Stato. Wagner non aveva i mezzi per prendere Mosca e Prigozhin non ha mai verbalmente attaccato il presidente Putin. Del resto quest’ultimo non ha mai denunciato un tentativo di colpo di Stato, ma parlato di «pugnalata alla schiena» delle forze russe impegnate in Ucraina.

 

Seconda osservazione: non è stato nemmeno un ammutinamento: Wagner non dipende dal ministro della Difesa, ma direttamente dalla presidenza. Prigozhin si è ribellato a essa, a essa soltanto: l’unica sua rivendicazione era conservare l’indipendenza dalle forze armate regolari. Sebbene rassegnato a rinunciare alle attività militari, non intende però rinunciare all’intreccio d’interessi sviluppati in tutte le zone operative in cui Wagner è presente. Come abbiamo detto, l’uomo è al tempo stesso un patriota e un truffatore.

 

Terza osservazione: secondo le parole del presidente Putin, si tratta di «ribellione armata» e di «abbandono di posto». Wagner ha lasciato il fronte, ma gli ucraini non hanno osato, o non hanno potuto, attaccare la sezione del fronte abbandonata. Ma non c’è nulla di più riprovevole per i russi di abbandonare il proprio posto. Per questa ragione il giorno precedente Prigozhin aveva diffuso un video in cui affermava che negli ultimi otto anni Kiev non ha mai bombardato il Donbass, contraddicendo spudoratamente le osservazioni dell’OCSE e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Sfortunatamente per lui, i russi non sopportano più che si metta in dubbio la loro buona fede.

 

Allo stato attuale delle cose s’impone un’ulteriore osservazione: pur ribellandosi al presidente Putin, Prigozhin non ha ucciso nessuno; le sue truppe sono entrate a Rostov sul Don senza incontrare resistenza. Le forze regolari russe non hanno attaccato la sede di Wagner a San Pietroburgo. Gli uomini di Prigozhin non hanno marciato su Mosca. Il ministero della Difesa sembra non abbia lanciato missili sui soldati di Wagner. Il procuratore generale ha chiuso la vicenda della ribellione. I miliziani di Wagner che non hanno partecipato alla ribellione sono stati immediatamente inseriti nelle forze armate regolari. Tre unità sono tornate al fronte. La sorte dei miliziani che hanno partecipato alla rivolta sarà decisa caso per caso.

 

In sostanza lo Stato non ne esce indebolito. I due vincitori sono la Federazione di Russia e la Bielorussia. Tuttavia permane nei russi l’impressione che la vicenda sia stata in gran parte una messinscena: una ribellione minacciosa immediatamente dissipata. L’unica cosa che resterà sarà la messa in causa del comando militare; un’idea ostinata, nonostante la fiducia della popolazione nello spirito di sacrificio dei soldati.

 

Al termine di questa strana vicenda il presidente Putin è intervenuto di nuovo in televisione, elogiando ancora i combattenti di Wagner e invitandoli a unirsi alle forze armate regolari, o ad altre forze di sicurezza. Ha offerto loro anche la possibilità di rientrare a casa propria o di unirsi a Prigozhin, in Bielorussia.

 

Sui social network circolano ipotesi di ogni genere. La più sorprendente rivela che Wagner non avrebbe potuto ribellarsi e marciare sulla capitale senza l’aiuto del ministero della Difesa, da cui riceveva i rifornimenti di carburante.

 

Nelle prossime settimane dovrebbe terminare l’ultima fase della trasformazione delle forze armate russe. Non è affatto certo che coloro che ieri si sono scontrati si rivelino avversari.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

NOTE

1) «La strategia occidentale per smantellare la Federazione di Russia», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 agosto 2022.

2) «La riorganizzazione delle forze armate russe», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 3 giugno 2023.

2) Sono consultabili qui.

4) «Chi vuole rovesciare il presidente Lukashenko?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 1 settembre 2020.

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

 

 

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Geopolitica

Smotrich: Trump appoggia il furto di terre da parte di Israele in Cisgiordania

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L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti, ha dichiarato la settimana scorsa al Jerusalem Post il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, illustrando la sua campagna per affermare la sovranità sull’intera area in coincidenza con il 78° anniversario dell’indipendenza del Paese.

 

In passato, nei tentativi di Israele di consolidare il controllo in Cisgiordania, gli Stati Uniti avevano insistito sul mantenimento della stabilità nella regione, precisando che il presidente Donald Trump non sosteneva un’annessione completa. Lo Smotrich ha invece sottolineato che Israele beneficia di «pieno coordinamento e pieno sostegno da parte del governo e dell’attuale amministrazione statunitense per tutto ciò che riguarda la costruzione, la regolamentazione e la sicurezza in Cisgiordania».

 

Il ministro di estrema destra guida l’Amministrazione degli insediamenti, organismo del ministero della Difesa creato nel 2023 che si occupa delle questioni relative agli insediamenti in Cisgiordania e favorisce la realizzazione di alloggi e abitazioni nella zona. Le sue posizioni a favore dell’annessione della Cisgiordania provocano regolarmente forti condanne internazionali e critiche per il danno provocato alla reputazione globale di Israele.

 

In un’intervista al giornale gerosolomitano, lo Smotrich ha elogiato il coordinamento del Paese con Trump, affermando che tutte le azioni intraprese in Cisgiordania sono state coordinate con il presidente, insieme al segretario di Stato americano Marco Rubio e all’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, noto cristiano sionista.

 

Lo Smotrich ha osservato che, sebbene Trump non avesse ancora appoggiato l’applicazione della sovranità israeliana su tutte le parti della Cisgiordania, sperava che «avremmo avuto successo anche in questo». «Anche durante la precedente amministrazione abbiamo fatto delle cose, ma certamente in quella attuale riceviamo un grande sostegno, un appoggio completo», ha detto il ministro sionista.

 

Il leader del partito sionista religioso israeliano afferma che Netanyahu appoggia l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Interrogato sul sostegno del primo ministro al suo operato di ampliamento degli insediamenti, Smotrich ha risposto: «Credete che potrei fare qualcosa senza Netanyahu?». Tutto è stato approvato tramite decisioni del gabinetto e del governo, in pieno coordinamento con lui, ha aggiunto.

 

«Questa è la politica del nostro governo. La guido io, ma ho il pieno appoggio di tutti», ha spiegato. «La Giudea e la Samaria sono innanzitutto parte del popolo ebraico e dello Stato di Israele, e sono fondamentali per la nostra sicurezza».

 

Secondo gli accordi di Oslo degli anni Novanta tra Israele e l’Autorità Palestinese, la Cisgiordania è stata suddivisa in tre zone: A, B e C, con l’area C sottoposta al pieno controllo israeliano. I circa 500.000 coloni israeliani risiedono principalmente nell’Area C e la maggior parte degli insediamenti è ritenuta legale secondo la legge israeliana, essendo stata realizzata su terreni statali in seguito a decisioni governative.

 

La richiesta di sovranità israeliana sull’intera Cisgiordania, avanzata da ministri di destra, ha attirato dure critiche e condanne da parte di leader di vari Paesi nel mondo. Dall’inizio del mandato dell’attuale governo nel 2022, oltre 51.000 unità abitative hanno ricevuto l’approvazione per il deposito cauzionale e l’autorizzazione definitiva in Cisgiordania, secondo i dati forniti dall’ufficio di Smotrich alla fine del 2025.

 

Interrogato sulle reazioni internazionali e sui danni alla reputazione del Paese derivanti dall’espansione degli insediamenti, Smotrich ha sostenuto che oggigiorno le condanne sono «molte meno numerose». «Stiamo creando insediamenti e questi vengono sostenuti. In passato, anche la costruzione di 50 unità abitative avrebbe portato all’esproprio. Oggi è molto diverso».

 

Smotrich nell’intervista ha sostenuto che i Paesi contrari agli insediamenti in Cisgiordania «di solito condannano anche le guerre di Israele contro Hamas a Gaza, contro Hezbollah in Libano e contro l’Iran». «E ci sono paesi, soprattutto in Europa, che sono stati influenzati dall’islamismo. I loro leader attaccano politicamente Israele e si schierano dalla parte sbagliata della storia, dalla parte dell’asse sciita», ha affermato.

 

«Non è una novità che i Paesi, a volte, per ragioni di politica interna, scelgano di schierarsi dalla parte del male anziché del bene».

I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania fanno parte dell’«asse del male» iraniano. «La Giudea e la Samaria sono proprio come Gaza, e Hezbollah in Libano è proprio come l’Iran. Stiamo lottando per il nostro diritto a vivere», ha proseguito Smotrich. «Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, lottiamo per il diritto di vivere come Stato Ebraico sovrano nella nostra patria storica».

 

«Purtroppo ci sono Paesi che scelgono la parte sbagliata, ma grazie a Dio gli Stati Uniti, guidati dal presidente Trump, stanno percorrendo un cammino di giustizia e moralità e sono al fianco di Israele in questa lotta esistenziale», ha aggiunto.

 

Interrogato sull’aumento della violenza estremista ebraica contro i palestinesi della Cisgiordania, che ha provocato attacchi violenti e atti di vandalismo, Smotrich ha risposto che «la campagna sulla violenza dei coloni è una delle più grandi campagne false che esistano». «La popolazione dei coloni è una delle meno violente», ha insistito, precisando che chi commette «violenza da parte dei coloni» rappresenta solo una piccola parte degli abitanti della Cisgiordania.

 

«In ogni società esistono piccoli casi marginali di violenza, a Tel Aviv, Ra’anana, Gerusalemme, New York, Manhattan, Florida. Esiste ovunque», ha affermato. «La popolazione dei coloni è rispettosa della legge, responsabile e disciplinata; una popolazione che ha vissuto sotto il terrore per molti anni e che continua a reagire con moderazione merita un riconoscimento».

 

Lo Smotrich ha quindi dichiarato che Israele affronta qualsiasi episodio di violenza attraverso la polizia e i tribunali, «come fa ogni Stato democratico». «Ma c’è una campagna che prende casi marginali e li gonfia per delegittimare Israele nel suo complesso», ha affermato.

 

Il ministro ha rilasciato l’intervista al quotidiano gerosolomitano dopo la ricostruzione dell’insediamento di Sa-Nur in Cisgiordania, avvenuta domenica, oltre vent’anni dopo il suo sgombero nell’ambito del piano di disimpegno israeliano. Più di una dozzina di famiglie vi si sono già stabilite. Alla cerimonia di reinsediamento hanno partecipato il Ministro della Difesa Israel Katz, membri del governo e attivisti locali di origine coloniale.

 

«Le famiglie sono già lì e molto presto, con l’aiuto di Dio, porteremo anche altri insediamenti», ha detto Smotrich a proposito di Sa-Nur. «Stiamo fondando numerosi insediamenti, stabilendo principi e costruendo infrastrutture. Oltre al fatto che questa è la nostra terra e che abbiamo diritti storici, nazionali e biblici su di essa, si tratta anche della zona cuscinetto di sicurezza di Israele».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.

 

Durante la recente cerimonia di Sa-Nur, Smotrich ha dichiarato di aver chiesto a Netanyahu di ordinare alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di prepararsi immediatamente alla conquista completa della Striscia di Gaza e di stabilire anche insediamenti israeliani nella zona: «abbiamo bisogno di confini più ampi a Gaza, in Libano e in Siria. Dobbiamo avere confini difendibili; le linee del 1967 non lo sono; non tengono conto della topografia o della geografia».

 

«Negli ultimi due anni e mezzo siamo diventati ancora più forti», ha affermato. «Ringraziamo Dio e ricordiamo coloro che hanno pagato il prezzo più alto per la nostra indipendenza. Ringraziamo anche coloro che sono stati al fianco di Israele dal suo riconoscimento alle Nazioni Unite fino ad oggi».

 

«Per 78 anni abbiamo lottato per la nostra esistenza, crescendo, sviluppandoci e diventando una potenza regionale in ambito tecnologico, economico, della difesa, accademico e culturale. Continuiamo a rafforzare Israele spiritualmente, moralmente, economicamente e militarmente».

 

Smotrich ha affermato di battersi per la sovranità «in collaborazione con tutti coloro che stanno dalla parte del bene e, grazie a Dio, l’attuale amministrazione statunitense è tra i maggiori sostenitori di questo principio».

 

Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.

 

In un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.

 


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Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».

 

Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».

 

Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».

 

Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.

 

Come riportato da Renovatio 21, un mese fa lo Smotrich aveva chiesto l’annessione del Libano meridionale.

 

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Geopolitica

Londra chiude l’unità che monitorava i crimini di guerra israeliani

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Il ministero degli Esteri britannico ha chiuso un’unità speciale incaricata di registrare le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele nella Striscia di Gaza. Lo riporta il Guardian.   La chiusura è avvenuta nonostante il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper avesse dichiarato in un discorso all’inizio di aprile che il sostegno al diritto internazionale è un «valore britannico fondamentale» e che sarebbe stato al centro dell’attenzione del ministero sotto la sua guida.   La cessazione delle attività della cellula di diritto internazionale umanitario (DIU) comporterà anche il taglio dei finanziamenti per il Progetto di monitoraggio dei conflitti e della sicurezza gestito dal Centro per la resilienza dell’informazione (CIR), ha affermato il Guardian in un articolo pubblicato giovedì.   Secondo quanto riportato, i funzionari britannici sono stati avvertiti che, a causa di ciò, il ministero degli Esteri perderà l’accesso a un database di 26.000 violazioni verificate commesse da Israele, compilato dal Conflict and Security Monitoring Project.

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Il database, che ricostruisce gli incidenti avvenuti dopo l’inizio degli attacchi dello Stato degli ebrei contro Gaza in risposta alla sanguinosa incursione di Hamas nell’ottobre 2023, è considerato il più grande archivio al mondo di questo tipo di informazioni, ha affermato il giornale. Tra le altre cose, è stato utilizzato dalle autorità di Londra per decidere se sospendere o meno le licenze di controllo delle esportazioni di armi verso Israele, ha aggiunto.   La chiusura dell’IHL sembra essere dovuta alla decisione del governo britannico di ridurre il budget per gli aiuti esteri allo 0,3% del PIL, ha osservato il Guardian.   Katie Fallon, responsabile delle attività di sensibilizzazione presso la Campaign Against Arms Trade, ha dichiarato al giornale che il blocco delle forniture di armi mirava a garantire che il governo britannico potesse «nascondere violazioni e crimini inimmaginabili commessi contro le persone più vulnerabili nei conflitti e sostenere le vendite di armi a qualsiasi costo».   Durante il conflitto a Gaza, il Regno Unito ha sospeso circa 30 delle sue 350 licenze di esportazione di armi verso Israele, citando un «chiaro rischio» di violazioni del diritto internazionale. Tuttavia, i dati doganali dell’Autorità fiscale israeliana dello scorso ottobre suggerivano che Gerusalemme Ovest avesse importato munizioni di fabbricazione britannica per un valore di quasi 1 milione di sterline (1,3 milioni di dollari) nei primi nove mesi del 2025, una quantità più che doppia rispetto a quella fornita nei tre anni precedenti.  

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Geopolitica

Edi Rama dice che l’UE ha commesso un «grave errore strategico» nei confronti della Russia

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L’Unione Europea ha commesso un «grave errore strategico» interrompendo ogni comunicazione con la Russia dopo l’escalation del conflitto in Ucraina, ha dichiarato il primo ministro albanese Edi Rama a Politico in un’intervista pubblicata venerdì.

 

L’euroblocco ha intensificato la pressione sanzionatoria e interrotto i rapporti diplomatici con Mosca nel 2022, intervenendo per sostenere Kiev con centinaia di miliardi di dollari in aiuti finanziari e militari.

 

«L’Europa deve sempre, sempre, sempre parlare con tutti», ha dichiarato Rama a Politico al Forum economico di Delfi, in Grecia, sostenendo che l’UE si è data la zappa sui piedi quando ha «tagliato ogni canale di comunicazione con la Russia».

 

«Più rimandiamo, meno voce in capitolo avremo alla fine, perché la Russia – comunque finisca questa guerra – non se ne andrà», ha affermato, aggiungendo di essere schietto perché il suo Paese non «dipende dalla Russia».

 

Diversi leader dell’UE, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro belga Bart De Wever e il cancelliere austriaco Christian Stocker, hanno recentemente fatto aperture per riprendere i rapporti con Mosca. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’Europa occidentale venga messa da parte nei colloqui di pace trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, avviati lo scorso anno a seguito delle pressioni di Washington.

 

Tuttavia, tre cicli di negoziati non hanno finora dato frutti, con l’Ucraina che ha respinto le principali richieste russe. Sia Mosca che Kiev hanno ammesso che i colloqui sono di fatto congelati a causa dell’impegno di Washington nella guerra contro l’Iran.

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Come riportato da Renovatio 21il Rama è di fatto un uomo di Soros, con cui ha collaborato molto direttamente negli anni passati.

 

Di fatto, Rama – le cui scene di amicizia privata con il premier italiano Giorgia Meloni sono state fatte pubbliche qualche estate fa – è stato nel direttivo della celebre Open Society Foundations, l’ente «filantrocapitalista» del discusso finanziere speculatore internazionale George Soros. Il premier albanese era anche uno degli invitati all’esclusivissima festa per il terzo matrimonio di Soros nel 2013, la cui lista degli invitati era praticamente una mappa dei personaggi mondialisti ficcati nella politica di ogni Paese possibile – più Bono Vox, ovviamente.

 

I rapporti con il mondo del Partito Democratico USA nemico di Trump sono stati in passato rosei: nel maggio 2021, il segretario di Stato americano Antony Blinken (nella foto proprio col Rama, nel febbraio 2024) aveva annunciato una serie di sanzioni nei confronti del grande rivale di Rama, Sali Berisha, per «atti corrotti» che «hanno minato la democrazia in Albania». Il linguaggio qui è assai riconoscibile.

 

Rama è noto per il videomessaggio in italiano impeccabile con cui annunziava al nostro popolo che avrebbe mandato nell’Italia dei primi mesi di COVID nel 2020 un gruppo di medici albanesi. Come ricordano le cronache, non finì bene: i dottori inviati generosamente da Tirana furono trovati ubriachi a fare festa in hotel dalle forze dell’ordine, un piccolo incidente nel percorso della guarigione del Paese dal morbo cinese.

 

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