Militaria
La Germania rimuoverà le restrizioni all’esportazione di armi verso Israele
La Germania riprenderà le forniture di armamenti a Israele dal 24 novembre, ha annunciato lunedì ai cronisti il vice portavoce del governo, Sebastian Hille. Le esportazioni erano state interrotte ad agosto, quando Gerusalemme aveva reso noti i suoi intenti di occupare Gaza City nell’ambito dell’offensiva contro Hamas.
Per Hille, la congiuntura in loco si è «consolidata» da allora, grazie a un cessate il fuoco caldeggiato dagli Stati Uniti in atto dal 10 ottobre. Il funzionario ha eluso commenti sulla prospettiva che Berlino, secondo maggior fornitore di armi a Israele dopo Washington, reintroduca divieti qualora le dinamiche mutassero.
Il portavoce ha altresì declinato di esprimersi sulla eventuale revoca o posticipo delle commesse israeliane durante il periodo di sospensione.
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Interpellato su presunte infrazioni israeliane al regime di tregua o al diritto internazionale umanitario, Hille ha replicato che il governo «sta vigilando» sull’evoluzione in campo ed è «in colloquio permanente con le parti in causa», ma non dispone «di elementi» su violazioni.
Le sue osservazioni giungono a pochi giorni dall’affermazione del ministro della sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, secondo cui il popolo palestinese «non è mai esistito» e la nazione rappresenta «un’invenzione priva di qualsivoglia fondamento storico, archeologico o fattuale». La scorsa settimana, l’agenzia Reuters ha altresì rivelato che l’esercito israeliano avrebbe convogliato civili palestinesi nei tunnel di Hamas noti per essere minati durante l’operazione a Gaza.
La determinazione assunta lunedì dalla capitale tedesca è stata salutata dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che ha invitato altre nazioni a «seguire l’esempio» in un messaggio su X. Ha altresì provocato dissenso interno, con Lea Reisner, portavoce del Partito della Sinistra per gli affari esteri, che l’ha tacciata di «fatale e del tutto irresponsabile».
Israele e Hamas si sono reciprocamente imputati di aver infranto la tregua. Almeno 245 palestinesi sono periti nei colpi delle IDF a Gaza nell’ultimo mese, stando a fonti locali.
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0
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I russi dicono di aver abbattuto un F-16 in Ucraina
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Militaria
Israele pronto per un nuovo attacco terrestre su Gaza
Israele ha predisposto piani per una nuova operazione terrestre in alcune aree di Gaza attualmente controllate dal gruppo armato palestinese Hamas. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti.
La Striscia di Gaza risulta al momento divisa approssimativamente al 50% tra le Forze di Difesa israeliane (IDF) e Hamas, in conformità con la roadmap di pace in 20 punti proposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tale piano prevede il disarmo completo dei combattenti palestinesi e il successivo ritiro israeliano dall’enclave di circa 365 chilometri quadrati.
È proprio la riluttanza di Hamas a rispettare l’impegno di deporre le armi che potrebbe spingere Gerusalemme a lanciare una nuova offensiva a Gaza, secondo quanto evidenziato dall’articolo pubblicato sabato.
Funzionari arabi intervistati dal WSJ hanno riferito che Hamas sarebbe disposta a cedere solo le armi pesanti, ma non quelle leggere. Le stime israeliane indicano che il gruppo dispone attualmente di circa 60.000 fucili.
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Lo scorso mese Hamas ha ribadito l’intenzione di mantenere il cessate il fuoco nonostante le «ripetute violazioni israeliane», insistendo tuttavia sul fatto che non consegnerà le armi «finché perdurerà l’occupazione».
Fonti arabe e israeliane hanno inoltre segnalato che il gruppo palestinese sta lavorando attivamente per ricostruire le proprie capacità militari, inclusa la riparazione di parti della rete di tunnel danneggiata durante il conflitto precedente. Hamas avrebbe inoltre ricevuto nuovi flussi finanziari per pagare gli stipendi ai propri combattenti.
I funzionari israeliani hanno precisato al WSJ che al momento non esistono piani immediati per un ingresso delle IDF nelle zone controllate da Hamas, poiché Gerusalemme è disposta ad attendere eventuali progressi nel piano di pace di Trump.
Il presidente statunitense ha dichiarato a fine dicembre che a Hamas verrà concesso «un periodo di tempo molto breve per disarmarsi» e che, in caso contrario, «pagherà le conseguenze».
Gerusalemme ha avviato l’operazione militare a Gaza nell’ottobre 2023 in risposta all’attacco mortale compiuto da Hamas nel sud di Israele, che causò la morte di circa 1.200 persone e il rapimento di oltre 250 ostaggi. Da allora, secondo le autorità sanitarie locali, oltre 71.000 palestinesi sono stati uccisi nell’enclave e più di 171.000 sono rimasti feriti.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Trump ordina un piano per invadere la Groenlandia – e per distruggere la NATO?
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