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La Beata Vergine Maria è nostra Vita: omelia dell’Immacolata di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia di monsignor Carlo Maria Viganò per la festa dell’Immacolata.

 

 

SALVE, REGINA

Omelia nell’Immacolata Concezione della Beatissima e Semprevergine Maria

 

Salve, Regina. Con queste parole inizia una delle preghiere più dense di dottrina e di spiritualità, e allo stesso tempo più care al popolo cristiano. È il saluto semplice, composto, reverente, di una schiera infinita di anime che da ogni parte del mondo – e dalle pene purificatrici del Purgatorio – si leva alla Augusta Vergine Madre, Nostra Signora, che onoriamo quale Regina in virtù della Sua divina Maternità, dei meriti della Corredenzione e degli specialissimi privilegi di cui, in vista dell’Incarnazione, Ella è stata insignita dalla Santissima Trinità.

 

A quelle voci si uniscono quelle delle Gerarchie angeliche e dei Santi, che dalla loro dimora di gloria celebrano Colei che, sopra tutte le creature, è stata scelta per essere il Tabernacolo dell’Altissimo, l’Arca dell’Eterna Alleanza in cui è custodita la pienezza della Legge, il Pane della Vita, lo scettro del nuovo Aronne, l’olio dell’Unzione regale e sacerdotale.

 

Maria Santissima è anche Regina Crucis: la Sua Regalità, sul modello della Signoria di Cristo, è stata conquistata nella co-Passione e coronata nella Corredenzione, perché non vi può essere la gloria della vittoria senza prima salire il Calvario. Chi non riconosce Maria Santissima come Regina e Signora, non riconosce Gesù Cristo come Re, né può sperare di aver parte al banchetto del Sovrano chi non onora Sua Madre. 

 

Mater misericordiæ. La Vergine Santissima è Madre della divina Misericordia incarnata; Madre di Colui che per misericordia il Padre ha voluto come nostro Redentore. Ella è Madre di misericordia perché Suo Figlio, Nostro Signore, L’ha voluta come Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie. Alla Sua misericordiosa intercessione si affidano non solo i fedeli – che La invocano come Auxilium Christianorum – ma anche la Santa Chiesa, che La venera come propria Madre e Regina.

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In questa terribile eclissi che oscura la Sposa dell’Agnello e le sostituisce una contraffazione ereticale, invochiamo Colei che da sola ha sbaragliato tutte le eresie nel mondo intero – quæ sola cunctas hæreses interemisti in universo mundo, recita la Liturgia – perché ci dia forza e perseveranza, affretti il trionfo della Chiesa di Cristo e distrugga i piani infernali dell’Avversario e dei suoi servi, interni ed esterni.

 

La crisi che travaglia il corpo ecclesiale potrà essere sanata solo quando la Gerarchia tornerà ai piedi della Madre di misericordia e della Regina Crucis.

 

Vita, dulcedo, et spes nostra: salve. La Beata Vergine Maria è nostra Vita: per mezzo di Lei il Figlio di Dio ha assunto la nostra natura umana, incarnandoSi nel Suo seno virginale e sedendo sul Trono immacolato della Sua Santissima Concezione, miracolo sublime della Augustissima Trinità.

 

Ella è nostra dolcezza, perché in Lei troviamo al sommo grado l’esempio di quelle virtù che la nostra umanità corrotta dal peccato originale mai potrà eguagliare, prime fra tutte il Suo essere Madre di Dio, Madre di Cristo e Madre nostra in Lui. Il Suo amore di Madre, assieme alla Sua intemerata purezza virginale e alla Sua umiltà, rendono la Vergine Santissima la più odiata e temuta tra le creature da Satana, capace solo di dare morte al corpo e all’anima proprio perché incapace per orgoglio di amare Dio e di conformarsi alla Sua volontà.

 

Con il Suo calcagno la Virgo Potens schiaccerà il capo dell’antico Serpente, così come Nostro Signore sterminerà l’Anticristo e la maledetta stirpe di Satana. L’apparente trionfo dei malvagi e il tradimento della Gerarchia conciliare e sinodale non devono privarci della pace interiore che ci viene dal consacrarci alla spes nostra

 

Ad te clamamus, exsules filii Hevæ. Ad te suspiramus, gementes et flentes, in hac lacrimarum valle. Siamo figli dell’ira, nati nel peccato a causa della colpa dei nostri Progenitori, partoriti nel dolore per essere inclini al male, per soffrire, per morire, in quanto schiavi del mondo, della carne e del diavolo. Ma se a causa di una donna è caduto Adamo e con lui l’intera umanità; a causa della Donna dal capo coronato di stelle, nuova Eva, è venuto nel mondo il nuovo Adamo, Gesù Cristo, a redimerci mediante la propria Passione e Morte.

 

Per questo, nel Salve Regina, siamo certi che riconoscendoci exsules filii Hevæ – figli di Eva cacciati dalla loro patria – possiamo confidare che Maria Santissima, Janua cœli, dischiuderà le porte della Gerusalemme celeste anche a noi, Suoi figli nell’ordine della Grazia.

 

A Lei dunque si levano i nostri sospiri, i nostri lamenti strazianti, i nostri pianti: perché siamo in una valle che è di lacrime a causa della lontananza dalla Patria celeste, nella quale si compie ogni nostro anelito, ogni nostro desiderio in Dio. Guai a noi, semmai dovessimo considerare il nostro terreno peregrinare non come una fase provvisoria di passaggio verso l’eternità, ma come nostra meta: perché in quell’istante non ci riconosceremmo più exsules, vanificando la Redenzione del nostro Salvatore Gesù Cristo e la Corredenzione della Vergine Madre.

 

Guai a noi se non ci riconoscessimo filii Hevæ, perché se non vi fosse alcuna colpa da espiare, nessuna offesa da riparare, non vi sarebbe nemmeno bisogno di un Redentore che ci riscatti, né di una Madre che dia alla luce l’Emmanuele.

 

In un mondo venduto al Maligno che celebra la morte dell’anima e del corpo; in una chiesa contraffatta che segue il mondo nella sua dance macabre verso l’abisso, teniamo Maria Santissima come nostra stella, e invochiamo da Lei la Grazia della perseveranza finale. 

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Eja, ergo, Advocata nostra: illos tuos misericordes oculos ad nos converte. La Vergine Santissima è nostra Avvocata presso il Trono del Figlio, così come il Figlio (1Gv 2, 2) e lo Spirito Santo (Gv 14, 16) sono nostri divini Avvocati presso il Trono del Padre. È Lei, onnipotente per Grazia, che intercede in nostra difesa. E come il Padre ci rimette le colpe per i meriti infiniti del Suo Figlio, così il Cuore Sacratissimo del Figlio non rimane indurito dinanzi alla perorazione del Cuore Immacolato della Madre in nostro favore.

 

E perché la nostra speranza non sia delusa, ci basta che Ella volga a noi il suo sguardo, quegli occhi di misericordia – misericordes oculos – occhi misericordiosi e desiderosi di dare misericordia. Non la falsa misericordia di chi nega la colpa e la necessità della conversione e della riparazione; non l’ipocrita simulacro di mercenari traditori e bugiardi, ma la vera Misericordia, che si fonda nella Giustizia e nella Carità. 

 

Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exsilium ostende. Il nostro doloroso esilio in questa terra di mezzo si concluderà con il passaggio nell’eternità, quando il tempo della Misericordia si esaurirà e sarà il tempo della Giustizia. Sarà in virtù della nostra devozione a Maria Santissima durante la nostra vita terrena che potremo alzare il nostro sguardo verso il Rex tremendæ majestatis, perché sui piatti della bilancia con cui l’Arcangelo San Michele pesa le anime vi saranno da una parte le nostre colpe, ma dall’altra il nostro amore per la Vergine Madre e Regina, e la Sua potente intercessione.

 

Mater mea, fiducia mea! Non la fiducia illusoria di chi si crede salvo e pensa che Dio ci ami per come siamo, ma la speranza teologale che ci dà la certezza dell’aiuto divino nell’affrontare le prove e nel rialzarci quando cadiamo. Non la fiducia di chi sfida lo Spirito Santo e impugna la Verità rivelata, ma il filiale abbandono all’abbraccio della Mater misericordiæ, che ci presenterà dinanzi al Trono della Maestà divina protetti dal Suo manto.

 

A Nostro Signore Gesù Cristo, Re e Pontefice, rinnoviamo la nostra professione di Fede, perché nell’eclissi temporanea della Sua gloria, ci rendiamo degni di assistere al Suo trionfo finale.

 

O clemens. O pia. O dulcis Virgo Maria. Tu, clemente: incline al perdono e che punisci con mitezza. Tu, pia: pietosa, fedele, devota. Tu, dolce Vergine Maria: dolce come il Tuo abbraccio nel quale si spegnerà la nostra vita terrena, dolce come l’esserTi accanto nella gloria della Santissima Trinità, dolce come il canto che la Santa Chiesa intona in Tuo onore, qui in terra e in cielo.

 

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

8 Dicembre 2024

 

In Conceptione Immaculatæ Beatæ Mariæ Virginis. 

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Immagine di Bartolomé Esteban Murillo (1617–1682), Immacolata concezione (circa 1962), Museo delle Belle Arti, Siviglia.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Diocesi americana chiede alle parrocchie di dichiarare bancarotta per finanziare i risarcimenti per gli abusi sessuali

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La diocesi di Buffalo, Nuova York, ha rilasciato un mese fa una dichiarazione annunciando di aver invitato tutte le sue parrocchie a presentare istanza di fallimento per raggiungere un accordo con le vittime di abusi sessuali. Lo riporta LifeSite.   In una dichiarazione del 30 maggio, la diocesi ha affermato di aver chiesto a tutte le sue parrocchie di presentare istanza di fallimento «accelerato pre-concordato» ai sensi della procedura fallimentare chiamata Chapter 11, che consentirebbe a ciascuna parrocchia di ristrutturare le proprie finanze ed evitare la liquidazione dei propri beni, al fine di pagare un risarcimento di 150 milioni di dollari a oltre 800 vittime di abusi da parte del clero e chiudere il caso. La diocesi ha sottolineato che ogni parrocchia sarà in stato di fallimento solo per circa 48 ore e che la procedura potrà procedere solo se e quando tutte le parrocchie avranno approvato la proposta.   Questo sviluppo giunge quasi un anno dopo che la diocesi aveva annunciato l’intenzione di licenziare circa il 22% del proprio personale per contribuire a finanziare l’accordo.

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«Questo approccio è stato discusso tra tutti i parroci ed è quello seguito dalle parrocchie della diocesi di Rockville Centre e dell’arcidiocesi di Nuova  Orleans, che ha portato alla risoluzione positiva e all’uscita dai rispettivi casi di fallimento ai sensi del Chapter 11», ha scritto la diocesi nel suo annuncio.   «Forniremo ulteriori aggiornamenti man mano che questo processo progredirà e siamo incoraggiati dalla possibilità di offrire finalmente alle vittime-sopravvissute la possibilità di trovare pace e guarigione», prosegue la dichiarazione. «Con la prospettiva di raggiungere finalmente questo obiettivo, guardiamo al futuro con rinnovato impegno e concentrazione sulla nostra missione e sul nostro lavoro al servizio dei fedeli cattolici in tutto lo stato di New York occidentale e nella nostra comunità più ampia».   Durante un’intervista con ABC7 Buffalo, monsignor Robert Zapfel, membro del Consiglio finanziario diocesano, ha affermato che, poiché la procedura fallimentare è «di portata limitata», il merito creditizio delle parrocchie non subirà ripercussioni negative.   Monsignor Zapfel ha inoltre chiarito alla rete televisiva che se anche una sola parrocchia votasse «no», l’intera proposta fallirebbe «perché le compagnie assicurative non accetterebbero mai di assicurare quella parrocchia, che potrebbe essere esposta a uno o due sinistri, o addirittura a nessuno, ma (potrebbe averne) in futuro». Il monsignore ha aggiunto che se questo piano fallisse, la diocesi sarebbe costretta a ricominciare da capo perché al momento non esiste un «piano B».   I parrocchiani della diocesi di Buffalo hanno dichiarato ad ABC7 di non essere convinti dall’affermazione di monsignor  Zapfel secondo cui il fallimento non avrebbe gravi ripercussioni finanziarie per le parrocchie di Buffalo.   I sacerdoti accusati in modo credibile avevano precedentemente concelebrato la messa nella parrocchia di monsignor  Zapfel.   Un sopravvissuto ad abusi sessuali da parte del clero e difensore delle vittime nella diocesi di Buffalo, aveva precedentemente dichiarato a LifeSiteNews che la diocesi avrebbe potuto facilmente pagare il risarcimento senza prelevare un centesimo dai parrocchiani, licenziare dipendenti o danneggiare i fedeli che non avevano nulla a che fare con questi casi di abuso, attingendo alla Mother Cabrini Health Foundation, un’organizzazione no-profit che sostiene l’assistenza sanitaria e il benessere dei «newyorkesi vulnerabili» con un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari. La Cabrini Foundation è nata dalla vendita, nel 2018, per 3,75 miliardi di dollari, di un ente no-profit, Fidelis Care, un’assicurazione sanitaria cattolica gestita dai vescovi delle otto diocesi di New York, il cui presidente era il cardinale Timothy Dolan.   Nell’agosto del 2025 la diocesi annunciò il licenziamento di circa il 22% del personale per contribuire a finanziare l’ingente risarcimento di 150 milioni di dollari concordato con centinaia di vittime di abusi solo pochi mesi prima.   Due mesi prima, a giugno, la diocesi aveva anche chiesto alle parrocchie di contribuire all’accordo con una percentuale compresa tra il 10% e l’80% delle loro entrate.

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Nel 2018, iniziarono a emergere notizie secondo cui la diocesi di Buffalo, sotto la guida di diversi vescovi, aveva insabbiato per decenni gli abusi commessi da sacerdoti, tra cui quello dell’allora vescovo Richard J. Malone. L’anno successivo, monsignor Malone si dimise in seguito allo scandalo scoppiato dopo che un’inchiesta vaticana rivelò che aveva coperto gli abusi sessuali su diversi seminaristi e aveva reintegrato nel ministero un sacerdote sorpreso due volte a consumare materiale pornografico omosessuale, tra le altre accuse.   Siobhan O’Connor, ex segretaria di monsignor Malone, contribuì alla sua caduta dopo aver denunciato la sua condotta corrotta durante un’intervista al programma televisivo di giornalismo d’inchiesta 60 Minutes sul canale CBS nel 2019.   Nel 2020, mentre si trovava ad affrontare oltre 900 cause legali relative a casi di abusi, la diocesi ha dichiarato bancarotta ai sensi del Chapter 11, che ha portato infine all’accordo da 150 milioni di dollari di aprile. Nel settembre 2024, il successore di monsignor Malone, il vescovo Michael Fisher, ha anche annunciato la chiusura di quasi 80 chiese e «luoghi di culto» nell’ambito di un più ampio piano di ristrutturazione chiamato «Road to Renewal» (La strada verso il rinnovamento).  

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Concistoro di giugno: Messa tradizionale accantonata, «guerra giusta» all’ordine del giorno

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Il prossimo concistoro straordinario convocato da Papa Leone XIV il 26, 27 e 29 giugno 2026 sta prendendo forma. E con esso si conferma una direzione già percepibile dall’inizio del nuovo pontificato: la questione liturgica, pur cruciale nell’attuale crisi della Chiesa, rimane in secondo piano. I cardinali saranno invece invitati a riflettere sulla situazione internazionale, sulla pace, sulla dottrina della «guerra giusta» e sulla prosecuzione del processo sinodale.

 

Secondo una lettera pubblicata dal blog italiano Messa in Latino e indirizzata il 3 giugno ai membri del Sacro Collegio dal Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio, i lavori del concistoro si struttureranno attorno ad alcuni temi: la situazione internazionale nel mondo e nella Chiesa, l’enciclica Magnifica Humanitas, recentemente pubblicata da Papa Leone XIV, e l’attuazione della prossima fase del Sinodo sulla Sinodalità. La liturgia, tuttavia, non è all’ordine del giorno.

 

Da gennaio a giugno: una graduale marginalizzazione

Il concistoro di gennaio aveva già fornito una prima indicazione. I cardinali erano stati invitati a scegliere due temi prioritari tra i quattro proposti dal Papa. Missione e sinodalità avevano ricevuto una priorità significativa, mentre la liturgia e la riforma della Curia erano state relegate in secondo piano.

 

Ai cardinali era stato inoltre distribuito un documento del cardinale Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino. Questo testo difendeva fermamente la Traditionis custodes e presentava il Messale di Paolo VI come «unica espressione della lex orandi del Rito Romano». Il Messale latino tradizionale era considerato solo una concessione temporanea, strettamente regolamentata, e non un diritto fondato sulla tradizione liturgica della Chiesa.

 

Questo documento aveva il merito di essere chiaro. Mostrava che, nella mente del dicastero romano responsabile della liturgia, la riforma post-conciliare non era una mera riforma disciplinare: era considerata la necessaria traduzione dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II.

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La relazione Roche non ha trovato spazio

Per diversi mesi, ci si aspettava che il cardinale Roche tornasse ai cardinali con una difesa più elaborata della Traditionis custodes. Il concistoro imminente sembrava offrire l’opportunità per un dibattito più approfondito, in particolare sull’applicazione delle restrizioni riguardanti la Messa tradizionale. Ciò non accadrà.

 

L’ordine del giorno inviato ai cardinali non include alcuna sessione dedicata alla liturgia. La relazione del prefetto del Culto Divino non sarà quindi discussa ufficialmente. Questo silenzio è tanto più sorprendente se si considera la scottante questione: le tensioni relative all’applicazione della Traditionis Custodes, le crescenti divisioni tra i vescovi e il contesto molto particolare delle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per il 1° luglio, appena due giorni dopo il concistoro.

 

Il paradosso del messaggio indirizzato ai vescovi di Francia

L’assenza della liturgia al concistoro giunge, tuttavia, quasi due mesi dopo un importante intervento della Santa Sede.

 

Durante l’assemblea plenaria primaverile della Conferenza Episcopale di Francia, svoltasi a Lourdes dal 24 al 27 marzo, il Cardinale Pietro Parolin ha indirizzato una lettera ai vescovi francesi a nome di Papa Leone XIV.

 

Il testo affrontava esplicitamente «il delicato tema della liturgia» e riconosceva l’esistenza di una «dolorosa ferita riguardante la celebrazione della Messa, il sacramento stesso dell’unità». La lettera invitava i vescovi a cercare «soluzioni concrete» che consentissero loro di «includere generosamente coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo», pur rimanendo soggetti alle linee guida del Concilio Vaticano II.

 

Se la questione liturgica costituisce davvero una «ferita» abbastanza grave da giustificare l’intervento della Santa Sede presso l’episcopato francese, come si spiega che non sia stata ritenuta sufficientemente importante da essere inserita nell’ordine del giorno del concistoro straordinario dei cardinali?

 

Nel metodo sinodale ormai prediletto, l’organizzazione dei temi determina in larga misura la direzione delle conclusioni. Un argomento assente dall’ordine del giorno diventa una questione marginale, anche se menzionato di sfuggita. Si perde in una riflessione generale sulle tensioni ecclesiali, senza che ne venga riconosciuta la gravità dottrinale.

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Il futuro del cardinale Roche in bilico

L’assenza del dossier liturgico solleva anche interrogativi sul futuro del cardinale Arthur Roche. Il prefetto del Dicastero per il Culto Divino ha superato la normale età pensionabile (fissata a 75 anni). Rimane uno dei principali artefici diLa politica perseguita contro la Messa tradizionale durante il precedente pontificato.

 

Il suo documento di gennaio ha espresso in modo inequivocabile la logica di questa politica: la riforma liturgica post-conciliare è presentata come la necessaria espressione del Concilio Vaticano II, mentre il vecchio messale è tollerato solo nella misura in cui non metta in discussione l’adesione al Concilio e alla nuova liturgia.

 

Il fatto che questa linea non sia stata posta al centro del concistoro di giugno potrebbe essere interpretato da alcuni come un indebolimento della sua influenza. Sarebbe imprudente concludere troppo frettolosamente che stia per lasciare l’incarico. Ma è chiaro che Papa Leone XIV non sembra voler fare della difesa pubblica di Traditionis Custodes una delle priorità immediate del suo pontificato. Questo è un punto da tenere d’occhio.

 

Il vero problema rimane dottrinale.

Tuttavia, sarebbe illusorio ridurre la crisi liturgica a una questione di singoli individui. Il problema non risiede solo nel Cardinale Roche, né tantomeno in Traditionis Custodes. È più profondo.

 

Fin dalle riforme liturgiche di Paolo VI, la Messa tradizionale è stata troppo spesso trattata da Roma come una concessione da revocare o limitare a seconda delle circostanze. Sebbene gli indulti – Ecclesia Dei, Summorum Pontificum e poi Traditionis Custodes – abbiano certamente adottato toni e disposizioni diverse, non hanno mai pienamente riconosciuto il ruolo normativo della Messa tradizionale nella vita della Chiesa.

 

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha sempre respinto questa logica di concessione. La Messa di sempre non è un privilegio concesso a pochi fedeli. È un tesoro della Chiesa, l’espressione liturgica della fede cattolica trasmessa e uno dei baluardi più sicuri contro le ambiguità dottrinali introdotte o alimentate dal Concilio Vaticano II e dalle sue riforme.

 

Il dibattito non può essere risolto con accordi pastorali. Non basta concedere una Messa tradizionale qua e là, per placare certi istituti o per ammorbidire la disciplina. Finché Roma continuerà a presentare la riforma post-conciliare come criterio di unità ecclesiale, il problema persisterà. La questione fondamentale è semplice: la Messa tradizional è pienamente legittima perché esprime la fede cattolica di sempre, oppure è solo una tolleranza temporanea destinata a scomparire una volta che i fedeli interessati avranno accettato la riforma conciliare? Tutto il resto deriva da questa risposta.

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Pace liturgica impossibile senza verità

Il concistoro di giugno evita quindi la questione liturgica. Forse per prudenza. Forse per tattica. Forse per il desiderio di non riaprire una questione estremamente delicata. Ma l’evitamento non è affatto una soluzione.

 

La Chiesa non troverà la pace aggirando le questioni che la feriscono più profondamente. Né la troverà dissolvendo le questioni dottrinali nel linguaggio della sinodalità, dell’ascolto e della riconciliazione. La vera pace presuppone la verità. E in ambito liturgico, la verità esige che riconosciamo ciò che la Messa tradizionale è veramente: non una reliquia del passato, ma la viva espressione della Tradizione cattolica.

 

Scegliendo di discutere della «guerra giusta» anziché della liturgia, il prossimo concistoro presenta l’immagine di una Roma preoccupata dalle dinamiche delle grandi potenze mondiali, ma esitante di fronte alla crisi interna della Chiesa. Prima o poi, però, il pontificato di Leone XIV dovrà affrontare questa questione: può esserci una vera unità cattolica finché la Messa tradizionale, che ha santificato la Chiesa per secoli, continua a essere considerata una concessione sospetta piuttosto che un bene comune di tutta la Chiesa?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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Mons. Schneider: un numero considerevole di leader della Chiesa ha perso la fede

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Il vescovo Athanasius Schneider di Astana, in Kazakistan, ha affermato che un «numero considerevole di alti prelati» ha «perso la fede cattolica». Lo riporta LifeSite.   «Vogliono un’altra Chiesa: metà protestante, metà mondana, adattata all’impressione del mondo», ha detto Schneider allo scrittore e podcasterro cattolico Matt Gaspers durante una discussione più ampia sul Concilio Vaticano II e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.   «Negli ultimi 60 anni ce ne sono stati un numero considerevole. Hanno influenza nella Chiesa (…) Hanno promosso tutto ciò con convinzione interiore, con il desiderio di cambiare veramente la fede cattolica, di adattarla completamente al mondo e di avere una nuova religione che sia relativistica, una sorta di sincretismo», ha affermato il vescovo.   Il lasso di tempo da lui indicato fa riferimento alla conclusione del Concilio Vaticano II nel 1965 come punto di svolta per l’apparente ortodossia dei leader cattolici. Monsignor Schneider ha infatti criticato apertamente il Vaticano II e la perdita di un insegnamento chiaro e tradizionale – e della fede – che ne è conseguita.  

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Il prelato ha affermato che è «difficile» accertare quali membri del clero abbiano l’atteggiamento di «cambiare la fede cattolica», ma che possiamo dichiararne il risultato, i «frutti»: «Un’enorme confusione generale, offuscamento, oscurità riguardo alla dottrina, alla morale e alla liturgia».   Durante l’intervista, Gaspers e monsignor Schneider hanno concordato sul fatto che il Concilio Vaticano II stesso fosse problematico a causa delle sue affermazioni ambigue che potevano essere interpretate in modo eretico.   Gaspers ha chiesto al vescovo kazako perché il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), stia chiedendo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) di accettare incondizionatamente il Concilio Vaticano II come condizione per essere considerata «cattolica».   Il vescovo ha fatto notare che i papi del passato avevano chiesto la stessa cosa al fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’arcivescovo Marcel Lefebvre. Anche solo chiedere a qualcuno di affermare che il Concilio Vaticano II è coerente con la tradizione significa chiedere «violenza alla propria ragione» o «un esercizio di acrobazie mentali», ha detto monsignor Schneider.   Infatti, papa Francesco, come papa Leone, ha presentato le sue innovazioni dottrinalmente «discutibili» come uno «sviluppo degli insegnamenti del Concilio Vaticano II», ha sottolineato il vescovo.   «Ma vediamo che è un disastro. Se il frutto è solo confusione, ambiguità, come può l’ambiguità essere la voce dello Spirito Santo?» ha detto monsignore. «Nessuno dà la vita per qualcosa di ambiguo», ha aggiunto.

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Come riportato da Renovatio 21, in un testo pubblicato giorni fa monsignor Schneider aveva dichiarato che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della FSSPX. In un’altra comunicazione di questa primavera il vescovo aveva esortato a sostenere la Fraternità fondata da monsignor Lefebvre, arrivando a dire che la scomunica sarebbe invalida.   Precedentemente monsignor Schneider aveva dato una risposta al cardinale Fernandez e lanciato un appello a Leone XIV riguardo il tema delle nuove consacrazioni FSSPX del prossimo primo luglio. Il vescovo aveva inoltre raccontato che lo stesso pontefice regnante gli avrebbe detto di aver incontrato tanti giovani convertiti attraverso la Messa in latino.   Il mese scorso in un’intervista aveva dichiarato che la crisi nella Chiesa è provocata dall’infiltrazione della massoneria al suo interno. In una conversazione con un vaticanista aveva rivelato che vari vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio.   Il vescovo, che è etnicamente tedesco, due mesi fa aveva accusato i vescovi germanici coinvolti nel progetto del «Cammino Sinodale», dicendo che passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica.    

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