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Storia

Kennedy promette di smantellare l’«impero militare americano»

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Il candidato presidenziale americano Robert F. Kennedy Jr. ha celebrato l’anniversario dell’assassinio del presidente John F. Kennedy promettendo di riprendere da dove suo zio aveva interrotto nel tentativo di rendere l’America una nazione pacifica.

 

«Se il popolo americano mi sceglierà come presidente, riprenderò il processo avviato da mio zio 60 anni fa per sciogliere l’impero militare americano», ha detto Kennedy in un editoriale pubblicato mercoledì da Fox News. «Riporterò l’esercito alla sua corretta funzione di difesa della patria».

 

John F. Kennedy fu assassinato il 22 novembre 1963, mentre viaggiava in un corteo presidenziale a Dallas. Il suo presunto assassino, Lee Harvey Oswald, fu ucciso due giorni dopo in una stazione di polizia di Dallas. Quasi cinque anni dopo, Robert F. Kennedy, il padre dell’attuale candidato indipendente alla presidenza, fu assassinato durante un evento a Los Angeles, mentre faceva campagna elettorale per la presidenza.

 

Come il suo defunto zio e padre, Robert F. Kennedy jr è da sempre affiliato al Partito Democratico USA, tuttavia si è candidato come indipendente alle elezioni presidenziali del 2024, abbandonando la sua candidatura contro il presidente in carica Joe Biden per la nomina all’interno del partito.

 

Il Kennedy gode attualmente il punteggio di favore più alto tra tutti i candidati al 2024, secondo un sondaggio CAPS-Harris di Harvard pubblicato lunedì, e sta ottenendo il più forte sostegno per un candidato di un terzo partito americano negli ultimi 40 anni.

 

 

Kennedy ha detto che la morte di suo zio ha creato un «trauma nazionale» e la visione che più apprezzava – «l’America come nazione pacifica» – è morta con lui.

 

L’allora presidente sfidò le pressioni provenienti dall’interno della sua amministrazione, compresi il Pentagono e la CIA, che premevano per entrare in guerra in Laos nel 1961 e a Berlino nel 1962, ha detto Kennedy.

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JFK anche dovuto affrontare pressioni per invadere Cuba e bombardare le batterie missilistiche russe durante la crisi missilistica cubana, dice il candidato. «I suoi consiglieri gli assicurarono che le rampe di lancio non erano operative», ha detto Kennedy. «Si sbagliavano, e la sua sfida molto probabilmente ha salvato il mondo dall’Armageddon nucleare».

 

Nei mesi precedenti la sua morte nel 1963, JFK intensificò la sua spinta per la pace, sostenendo che la guerra non era inevitabile. Firmò un trattato per la messa al bando dei test nucleari con l’Unione Sovietica nell’agosto dello stesso anno e in ottobre emanò un ordine che imponeva il ritiro di 1.000 consiglieri militari statunitensi dal Vietnam. Come ha notato suo nipote mercoledì, quell’ordine non è mai stato attuato, e l’intensificarsi del conflitto nel sud-est asiatico da parte del suo successore «ha creato il modello per una successione infinita di guerre per il cambio di regime».

 

«Abbiamo perso la nostra identità di nazione pacifica. Abbiamo cominciato a trascurare la vera fonte della forza della nostra nazione – la vitalità della nostra economia e la salute del nostro popolo – e abbiamo prosciugato le nostre finanze e la nostra autorità morale all’estero in una serie di guerre di discutibile giustificazione, nessuna delle quali ha reso gli americani più sicuri».

 

Kennedy ha sostenuto che gran parte del debito di 33.000 miliardi di dollari di Washington deriva dalla spesa militare, compresi 8.000 miliardi di dollari investiti in guerre di cambio di regime in Iraq, Afghanistan e Siria. Ha aggiunto che 800 basi militari straniere aumentano l’onere finanziario. «Immaginate cosa sarebbe potuto succedere se avessimo dedicato quelle risorse all’istruzione, alle infrastrutture, alla povertà, alla salute o all’ambiente. Saremmo, paradossalmente, una nazione più forte e più sicura».

 

Kennedy ha anche chiesto di porre fine alle «politiche spericolate e belligeranti» che provocano Russia e Cina. Si è impegnato a chiudere la maggior parte delle basi militari all’estero e a ridurre le forze armate statunitensi. «Non è troppo tardi per abbandonare il percorso di guerra e intraprendere il percorso di pace che John F. Kennedy immaginava per la nostra nazione», ha detto.

 

Kennedy ha annunciato all’inizio di questa settimana una petizione chiedendo a Biden di rilasciare documenti governativi segreti riguardanti l’assassinio di JFK. Nel 1992 il Congresso ha approvato una legislazione che richiedeva il rilascio di tutti i documenti relativi all’omicidio entro il 2017, ma sia Biden che l’ex presidente Donald Trump hanno tenuto nascosti alcuni documenti.

 

«Cosa c’è di così imbarazzante che hanno paura di mostrare al pubblico americano 60 anni dopo?» chiedeva la petizione. «La fiducia nel governo è ai minimi storici. Il rilascio dei documenti storici completi e non oscurati aiuterà a ripristinare quella fiducia».

 

Come riportato da Renovatio 21, in un’intervista andata in onda lo scorso maggio, il Kennedy aveva ancora una volta ha accusato direttamente la CIA di aver ucciso il presidente John F. Kennedy, suo zio, e poi di essersi impegnata in un «insabbiamento lungo 60 anni».

 

Come riportato da Renovatio 21, Kennedy aveva plaudito al coraggio di Tucker Carlson che a inizio anno aveva rivelato nella sua seguitissima trasmissione TV di aver ricevuto da una fonte attendibile l’informazione per cui la CIA sarebbe direttamente coinvolta nell’omicidio di JFK.

 

Il rapporto tra la CIA e l’assassinio di entrambi i fratelli Kennedy – John e sei anni dopo Robert – è discusso da Robert Kennedy jr., che crede che il servizio segreto sia dietro l’uccisione dello zio e del padre. Parte di queste accuse sono contenute nell’autobiografia famigliare di RFJ jr., American Values. Lessons I Learned from My Family.

 

Kennedy è arrivato a sostenere, dopo averlo visitato in carcere, che Siran Siran non è l’assassino di suo padre, dando una versione dettagliata, e perfino in qualche modo personalmente metabolizzata, del giorno di sangue del 1969 che lo rese orfano.

 

Quest’estate, sull’onda di un libro in uscita, Kennedy aveva dichiarato di ritenere che la CIA sia stata coinvolta nel finanziamento del laboratorio di Wuhan dove ha avuto origine la pandemia COVID, definita, nel celebre discorso all’Arco della Pace a Milano nell’autunno 2021, come un colpo di Stato globale architettato dalla stessa CIA.

 

La storia tra la famiglia Kennedy e la CIA ha preso un’ulteriore piega particolare quando nel 2018 il figlio di Rober Kennedy jr., Bob Kennedy III, che è italofono e ha studiato in Italia, ha sposato Amaryllis Fox, un’ex analista della CIA. Tuttavia, il candidato Kennedy in un tweet dice di considerarla «tra le persone più coraggiose che conosco».

 

Come riportato da Renovatio 21, la nuora , dopo la partenza di Dennis Kucinich, è divenuta la manager della sua campagna elettorale.

 

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Storia

Ex diplomatico belga muore prima del processo per l’omicidio Lumumba

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L’ex diplomatico belga Etienne Davignon è deceduto prima di poter essere processato per l’assassinio di Patrice Lumumba, primo ministro della Repubblica Democratica del Congo e simbolo della lotta anticoloniale, avvenuto nel 1961.   Davignon è morto all’età di 93 anni, come confermato lunedì dall’Istituto Jacques Delors, di cui era membro del consiglio di amministrazione. Era l’ultimo funzionario belga ancora in vita tra quelli accusati nel caso. I procedimenti contro gli altri sospettati si sono conclusi dopo la loro morte, ha riferito Reuters citando fonti giudiziarie.   La famiglia Lumumba ha affermato che la decisione di portare il caso in tribunale rimane parte integrante della storia. I loro avvocati hanno dichiarato di star preparando ulteriori azioni legali, tra cui una causa civile contro lo Stato belga.   A marzo, un tribunale di Bruxelles ha deciso che Davignon dovesse essere processato. All’epoca era un diplomatico di basso rango in Congo e, secondo l’accusa, avrebbe partecipato alla detenzione e al trasferimento illegali di Lumumba, negandogli il diritto a un processo imparziale. Davignon ha respinto le accuse.

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Patrice Lumumba è ricordato come un simbolo dell’indipendenza africana e della lotta anticoloniale. Divenne primo ministro quando il Congo ottenne l’indipendenza dal Belgio nel 1960, ma fu deposto dopo pochi mesi e giustiziato per fucilazione nel gennaio del 1961 all’età di 35 anni. Sebbene l’assassinio sia stato compiuto da separatisti congolesi, da tempo permangono dubbi sul coinvolgimento del Belgio e degli Stati Uniti.   Un’inchiesta parlamentare belga del 2001 stabilì che il Belgio aveva una «responsabilità morale» per la morte di Lumumba, una conclusione successivamente riconosciuta dal governo in scuse ufficiali. Nel 2022, il Belgio restituì alla famiglia un dente con una capsula d’oro – l’unico resto conosciuto di Lumumba.   Davignon era tra i dieci belgi inizialmente accusati nell’ambito dell’inchiesta. Human Rights Watch ha affermato che il caso includeva accuse di trasferimento illegale, «trattamenti umilianti e degradanti» e privazione di un giusto processo.   Il processo è stato ampiamente considerato un raro tentativo di perseguire i responsabili di crimini legati al dominio coloniale europeo. L’accademico libico Mustafa Fetouri ha affermato che la sentenza del tribunale di marzo è stata vista come «un duro colpo a decenni di immunità legale occidentale».   In era sovietica, Mosca ha premuto molto sulla storia di Lumumba, arrivando a dare il suo nome al grande ateneo internazionale creato nella capitale russa. Fondata nel 1960 per accogliere studenti da Asia, Africa e America Latina, l’Università russa dell’amicizia tra i popoli (RUDN) di Mosca fu intitolata al leader congolese. L’istituto divenne simbolo della diplomazia culturale sovietica durante la Guerra Fredda, mirava a formare le élite del Terzo Mondo. Oggi è un grande polo multiculturale che ospita decine di migliaia di iscritti da oltre 150 paesi.

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Storia

La Repubblica italiana, la mafia, la CIA, i partiti: nota sulle fonti della ricerca storica

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Scrivere con precisione di storia è un lavoro per pochi, per il tempo indefinito che è necessario spendere e per la difficoltà con cui bisogna cercare di trasformare quel materiale in una narrazione che si avvicini il più possibile alla realtà che si vuole portare a galla.

 

A prescindere dalla mole di dati che si riesca a raggruppare e anche dalla qualità di questi dati, la realtà descritta risulterà per forza di cose sempre un approssimazione. 

 

Per questo è necessario affermare che non ci si possa affidare mai completamente al proprio intelletto perché qualsiasi sforzo, per quanto eccezionale, risulterà sempre in un esercizio impreciso. Tuttavia, allo stesso modo anche delle fonti non ci si potrà mai affidare completamente se non altro se si abbia la superbia di voler descrivere con perfezione la realtà.

 

Le fonti sono quelle che sono, non sono tutte disponibili e qualcuno le ha scritte prima di noi, prima del regno delle macchine, approssimandosi a sua volta alla realtà che voleva o che doveva descrivere. 

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Per questo motivo scrivere di storia rimane una enorme interpretazione della realtà. Un lavoro che manifesta un proprio punto di vista utilizzando dei documenti che hanno intrinsecamente già indirizzato dentro al loro essere una direzione. Nessun documento sarà mai scevro da un orientamento e sarà a sua volta un’interpretazione. Lavorare sulla storia è un enorme interpretazione su frammenti di interpretazioni fatte da altre persone. 

 

Apre uno squarcio di luce nel panorama nebuloso di questo mondo e mestiere Nicola Tranfaglia nell’introduzione del suo lavoro Come nasce la Repubblica. La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani. 1943/1947 (2004). Tranfaglia, professore di Storia contemporanea a Torino, deputato con i Comunisti Italiani dal 2006 al 2008, descrive molto bene la situazione con cui ha dovuto confrontarsi per trattare i temi e gli anni toccati nella sua opera. 

 

Per poter lavorare su fonti primarie inerenti il periodo del fine e post Seconda Guerra Mondiale è necessario cercare in alcuni macro gruppi. I documenti resi disponibili per essere consultati sono stati pochi e solo gli ultimi anni si è verificata una liberazione di documenti altrimenti prima inaccessibili. Il libro di Tranfaglia è del 2004 e nella introduzione descrive molto bene cosa fosse disponibile in quel momento al mercato delle fonti primarie. 

 

I documenti riguardanti la CIA e il suo predecessore l’OSS, sono stati inavvicinabili fino al 1999-2000, anni dei provvedimenti di Clinton in cui vennero finalmente desegretati. Scrive l’autore che solo alcuni documenti erano stati resi disponibili, in maniera frammentaria e visti solo di straforo da Roberto Faenza e Massimo Fini per pubblicare Gli americani in Italia (1976).

 

I documenti riguardanti l’Italia custoditi nell’archivio del PCI, depositato presso la fondazione Gramsci, sono considerati dall’autore non completi. Altra possibilità riguarda i documenti conservati da alcuni leader della Democrazia cristiana presso la Fondazione Luigi Sturzo. Infine i documenti riguardanti le operazione della polizia italiana ricostituita a Roma dopo il 1944 e in particolare nel carte prodotte dal controspionaggio, il Sis, inventariate e rese disponibili presso l’Archivio centrale dello Stato. 

 

L’autore spiega come le nuove fonti, parziali ma preziose, possano essere d’aiuto ma che molti archivi di notevole importanza incentrati proprio nel periodo in oggetto rimangano ancora purtroppo inaccessibili. Primi tra tutti, quelli dell’Unione Sovietica che, aperti per due o tre anni con la dissoluzione dell’Unione, ritornarono subitaneamente sigillati. 

 

Gli archivi del Vaticano sono, senza dubbio, di non minore importanza. Giovanni Paolo II estese la consultabilità degli archivi vaticani più vicini nel tempo fermandosi proprio alla vigilia della seconda guerra mondiale. Nulla si può consultare degli anni di guerra e successivi, nonostante l’importanza che potrebbero avere quei documenti per approfondire quel periodo tanto importante per il mondo intero ma anche per l’Italia in particolare. 

 

Per quanto riguarda gli archivi inglesi i problemi si dimostrano simili. Le limitazioni sono numerose e, sempre secondo l’autore, non sono d’aiuto a portare nuove certezze. 

 

Termina l’autore sottolineando che sia stato possibile analizzare il periodo storico italiano, dalla dittatura alla democrazia, dal 1943 al 1947, proprio perché coinciso con un forte interesse americano. Grazie all’impegno americano nel territorio e allo sforzo di volontà di incidere nella direzione che la penisola italica avrebbe dovuto intraprendere, ci rimangono notevoli quantità di materiali consultabili e fondamentali. 

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Allo stesso modo anche le ricerche effettuate dagli storici italiani negli archivi nazionali hanno portato grossi aiuti alla comprensione del periodo. Dimostrando come da una decrescente influenza inglese si sia passati verso una preponderante influenza americana e sovietica nell’area dello stivale. 

 

L’autore nell’opera pubblica alcuni documenti originali che trattano di alcuni macrotemi fondamentali per la comprensione della nascita della democrazia in Italia. La forte continuità tra le strutture amministrative e di potere tra lo stato fascista e quello repubblicano. Il ruolo di Junio Valerio Borghese e della Decima Mas come cellule anticomuniste durante il conflitto e successivamente nella guerra fredda sotto il controllo dei servizi segreti americani. 

 

La sostituzione dei podestà fascisti con i membri della futura Cosa Nostra nella Sicilia dello sbarco alleato e la presenza contemporanea in terra italiana di Lucky Luciano e Vito Genovese a garantire il controllo dei territori. La rinascita dei partiti politici italiani con la preponderanza, sopra tutti, della Democrazia Cristiana. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Droga

Il traffico di droga e la copertura della CIA

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Alfred McCoy, nel suo The Politics of Heroin racconta come dopo anni di apprendistato tra Cambogia, Laos e Vietnam la mafia corsa avesse guadagnato una certa maestria nel saper trasformare chimicamente la morfina in diacetilmorfina attraverso precisi processi chimici.   Senza la necessaria competenza si sarebbero potute verificare pericolose esplosioni, competenza che mancava completamente a Cosa Nostra. La CIA e Lucky Luciano (1897-1962), dopo la messa al bando della ditta farmaceutica torinese che aveva inizialmente fornito la materia prima, trovarono nei Corsi la controparte perfetta per creare una nuova rete di narcotraffico.    Luciano diede vita a un nuovo capitolo, in seguito chiamato con il nome di «French Connection», mettendosi in contatto con i leader della mafia corsa a Marsiglia, i fratelli Antoine (1902-1967) e Barthelemy (1908-1982) Guerini. Sostenuti con fondi della CIA, in breve presero possesso del porto di Marsiglia attaccando gli scioperanti e i sindacati. In seguito assoldarono dei chimici francesi e diedero vita alle loro prime raffinerie di oppio. La connessione tra la famiglia italoamericana di Luciano, quella siciliana di don Calò, Calogero Vizzini (1877-1954) e quella corsa di Marsiglia era iniziata. 

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Luciano attivò contatti con i produttori turchi attraverso il lavoro del più importante broker di eroina del medio oriente, Sami El-Khoury che inizialmente indirizzò la produzione verso le raffinerie di Beirut per infine dirottare il tutto verso Marsiglia. Parallelamente, la CIA lavorò sull’Operation Paper dove venne creata la tratta dalla Birmania e, attraverso il lavoro eccezionale di Edward Geary Lansdale (1908-1987), pioniere delle operazioni coperte, anche la rete di Saigon.   William «Wild Bill» Donovan (18883-1959), dopo aver diretto l’Office of Strategic Services durante il conflitto contro la Germania nazista, si dimise dal suo ruolo nell’esercito. Assieme ad amici molto facoltosi come Nelson Rockfeller (1908-1979), Joseph C. Grew (1880-1965) nipote di J.P. Morgan (1837-1913), Alfred DuPont (1864-1935) e Charles Jocelyn Hambro (1897-1963) diede vita, a Panama, alla World Commerce Corporation. Secondo il giornalista Peter Dale Scott, lo scopo di questa società era quello di operare nel traffico di armi garantendo un aiuto militare al KMT e alla mafia italiana in cambio dell’oppio prodotto.    Come raccontato dai giornalisti Cockburn e St. Clair in Whiteout, la Civil Air Transport, una linea aerea di proprietà della CIA, spostava oppio dai campi del triangolo d’oro verso Bangkok dove venivano scaricati e sostituiti con armi. Il generale Phao Sriyanonda (1910-1960), direttore generale della polizia thailandese, garantiva la logistica a terra utilizzando i suoi agenti.   I beni venivano trasportati verso le navi mercantili della Sea Supply Inc., un’altra società di proprietà dei servizi americani gestita da Paul Helliwell (1915-1976), impiegato nel consolato della fu Birmania a Miami. Donovan a sua volta occupava parallelamente il ruolo di ambasciatore degli Stati Uniti in Tailandia.   Sempre secondo Scott, nel suo libro Drugs, Oil and War lo schema messo in piedi attraverso la WCC, la CAT e la Sea Supply apparteneva a quella subcultura di proprietà di quelle persone che avevano preso parte al mondo dell’OSS durante la guerra in Europa.

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Un gruppo di persone appartenenti alla crema della società americana, tutti usciti dalle migliori università, con carriere importanti in ambito legale o imprenditoriale e che in quel momento non avevano nessun ruolo ufficiale nell’agenzia governativa americana. Questa matrice di persone successivamente darà vita a una rete di banche e società, come per esempio l’American International Group di Cornelius Vander Starr (1892-1968), create per sostenere e occultare il flusso finanziario derivante dal commercio illegale di eroina e armi.    Una volta sostituita la pedina italiana venuta a mancare proprio a cavallo tra i Quaranta e i Cinquanta, rimesso in piedi lo schema in proporzioni logaritmiche rispetto alla base di partenza, si rese necessario mantenere il controllo sulla diffusione di queste informazioni. Quello che venne implementato per mantenere il controllo della propagazione delle notizie cominciò a fare capolino dagli anni Settanta in avanti.   Lo scandalo Watergate, per provare a rendere giustizia alle proporzioni, portò per la prima volta nella storia americana alle dimissioni di un Presidente degli Stati Uniti d’America, Richard Nixon (1913-1994) e del rispettivo direttore della CIA, Richard Helms (1913-2002).   Le conseguenze del Watergate, oltre a donare al mondo anglosassone un nuovo suffisso -gate per tutti futuri scandali (simile al -opoli italiano) furono strabilianti. Tutta la generazione proveniente dalla rivoluzione culturale degli anni ‘60, in quel momento in lotta contro Nixon, il Vietnam e l’imperialismo a stelle a strisce, trovò finalmente il proprio totem da innalzare a centro villaggio, l’axis mundi a cui rivolgersi nei momenti di dubbio.    Oltre alle dimissioni del presidente e del Director of Central Intelligence (DCI), tra le varie scosse di assestamento si possono nominare l’evoluzione del sistema FOIA (Freedom Of Information Act), nato nel 1964 ma finalmente reso più economico ed utilizzabile da parte dei richiedenti. Il FOIA è quella legge che richiede la divulgazione totale o parziale di informazioni e documenti non precedentemente rilasciati o diffusi, controllati dal governo degli Stati Uniti, su richiesta. Questo strumento eccezionale e di cui gli stati uniti divennero precursori assoluti divenne un pilastro storico del tentativo di approssimarsi il più possibile ad un accesso libero alle informazioni statali.    James Rodney Schlesinger (1929-2014) nei suoi pochi mesi come DCI, pressato dall’opinione pubblica che chiedeva di chiarire il coinvolgimento della CIA nello scandalo Watergate, diede ordine di compilare dei rapporti sulle azioni passate e presenti dell’agenzia. I rapporti, passati alla storia come i Family Jewels, «i gioielli di famiglia», vennero compilati e donati al successore di Schlesinger, William Colby (1920-1996) che ebbe a chiamarli i più grandi scheletri nell’armadio dell’agenzia. 

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Seymour Hersh pubblicò sulla prima pagina del New York Times del 22 dicembre 1974, un articolo che spiegava come, «i gioielli di famiglia», fecero venire a galla un vastissimo reparto occulto, sottostante le operazioni estere, dedito allo spionaggio interno della popolazione americana. Un organo di controllo parallelo all’FBI e impegnato a spiare senza limiti morali, civici ma soprattutto economici su persone o gruppi di cittadini americani.    Venne istituita la Commissione Church nel 1975 per il congresso, assieme alle parallele Commissione Pike per la Camera e Commissione Rockfeller per la presidenza, con lo scopo di indagare su eventuali abusi della CIA. Oltre ai già citati Family Jewels, vennero esposte il progetto di propaganda Mockingbird, l’operazione di utilizzo di narcotici su esseri umani MKULTRA, il progetto Shamrock, uno dei primi esempi di Intelligence dei segnali (SIGINT).   Carl Bernstein assieme a Bob Woodward, entrambi giornalisti del Washington Post, si guadagnarono il premio Pulitzer per aver esposto lo scandalo Watergate. Mentre Woodward andò incontro a diverse controversie (e sospetti sul suo passato nell’Intelligence della Marina USA), Bernstein invece si discostò dal solco intrapreso dopo la vittoria dell’ambito premio. Bernstein, infatti, lasciò il Post e pubblicò un urticante articolo su Rolling Stones del 22 ottobre 1977 che trattava proprio i rapporti tra il giornalismo e la CIA.    L’articolo faceva nomi e cognomi di più di 400 professionisti: editori, case editrici, editorialisti, corrispondenti di reti televisive, alcune delle firme più celebri del giornalismo americano. La tesi era che la stampa stessa, l’istituzione a cui Bernstein aveva dedicato la vita, quella che aveva appena passato due anni a congratularsi con se stessa per aver detto la verità al potere, era stata, per decenni, a letto con la CIA. L’articolo uscì, causò una breve esplosione di indignazione e venne poi ampiamente dimenticato.    Marco Dolcetta Capuzzo  

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