Persecuzioni
India, bandiera del nazionalismo indù e immagine del dio-scimmia Hanuman in una sala di preghiera cristiana
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Gesto provocatorio dei nazionalisti indù in un villaggio del distretto di Dakshina Kannada. Intanto anche l’Alta Corte del Tamil Nadu discuterà la questione delle «conversioni forzate». La protesta dei cattolici locali: «Strumentalizzato per fini politici il suicidio di una ragazza».
Nello Stato indiano del Karnataka nuove tensioni religiose alimentate dai fondamentalisti indù vedono al centro il villaggio di Renjilady nel distretto di Dakshina Kannada.
Nel mirino – in particolare – la comunità evangelica. Già nei giorni scorsi nella località di Peradka una croce che si trovava sulla sommità di una sala per la preghiera era stata danneggiata e sostituita da una bandiera zafferano (il colore dei nazionalisti indù). Anche l’ingresso dell’edificio era stato forzato per lasciare al suo interno provocatoriamente un ritratto di Hanuman, una divinità indù.
Jose Verghese, responsabile locale dell’Immanuel Assembly of God, ha presentato una denuncia alla polizia anche per il furto di materiali tra cui il contatore dell’elettricità, pompe per l’acqua appena installate e nuove lampadine. Per tutta risposta gli attivisti del Vishwa Hindu Parishad e del Bajrang Dal – due delle principali realtà della galassia dell’hindutva – hanno presentato a loro volta una denuncia chiedendo che la «struttura di una chiesa illegale» a Predaka sia sgomberata.
Sostengono che si trovi su un terreno di un contadino povero di nome Shobharaj, abbandonato da otto anni.
«Appartengono a un’altra fede, compiono preghiere e altre attività per far diventare quell’edificio un centro per le conversioni», scrivono sostenendo che ci sarebbe anche un altro edificio in costruzione senza il permesso dell’amministrazione locale.
«A Shobharaj – arrivano a dichiarare – va data protezione perché i leader della chiesa e altri politici lo hanno minacciato di morte».
Il Karnataka è uno degli Stati indiani governati dal BJP dove in questi ultimi mesi è stata inasprita la legislazione contro le conversioni religiose, provvedimento bandiera dei nazionalisti indù.
Intanto anche nel Tamil Nadu l’Alta Corte locale ha accolto la richiesta di discutere una petizione sulla questione delle «conversioni forzate» nelle scuole. La notizia è stata accolta dalla comunità cattolica locale con sconcerto, perché la petizione nasce dalla strumentalizzazione della tragica morte di una ragazza di 17 anni ospite di un ostello cattolico, toltasi la vita alcune settimane fa.
Per la vicenda una religiosa, suor Sahaya Mary delle Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria, era stata arrestata e successivamente liberata su cauzione.
I nazionalisti indù hanno utilizzato un video in cui – anni prima – la ragazza parlava di presunte pressioni per la sua conversione, tacendo però l’esistenza dei gravi problemi nella sua famiglia che sarebbero all’origine del suo gesto estremo.
Padre Devasagayaraj M Zackarias, già segretario dell’ufficio per la protezione delle caste svantaggiate della Conferenza episcopale indiana, denuncia al sito cattolico MattersIndia: «stanno utilizzando la morte di questa ragazza per creare problemi inutili col solo scopo di ottenere un ritorno politico».
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Immagine via Wikimedia su licenza Pubblico Dominio CC0
Gender
Arrestato omosessuale che minacciava di sparare in una scuola cattolica, uccidere bambini e «qualche suora» per divertimento”.
Un uomo del Nebraska è stato arrestato per aver minacciato di compiere una strage in una scuola cattolica con l’intento specifico di uccidere le suore e i figli del governatore del Nebraska, Jim Pillen, fervente cattolico. Lo riporta LifeSite.
Ean Halstead, 32 anni, è stato arrestato venerdì dopo un confronto con le forze dell’ordine. La stampa americana che si è occupata del caso lo definisce come un «cittadino omosessuale».
Secondo quanto riportato dall’emittente locale KFOR, Halstead avrebbe precedenti per minacce violente e sarebbe stato precedentemente condannato per aver minacciato un «ex fidanzato» e avergli dato fuoco alla camera da letto.
Il 26 giugno, Halstead ha pubblicato un messaggio sulla pagina Facebook delle scuole cattoliche di Columbus che recitava: «Ho intenzione di fare una strage in questa scuola e uccidere i figli di Jim Pillen e alcune suore per puro divertimento». Sebbene pubblicato con il nome «Bobby McGee», le forze dell’ordine sono riuscite a risalire a Halstead.
Durante una perquisizione nell’appartamento di Halstead, gli investigatori hanno scoperto dispositivi elettronici che lo collegavano alle minacce, e per questo è stato accusato di minacce terroristiche e distruzione di prove.
USA 🇺🇸
Police have apprehended a 32 year old man who was planning to carry out a mass shooting at a Catholic school in Nebraska
He said he wanted to kill ‘children and a few nuns for (expletive) funsies’ pic.twitter.com/b5JoI9aOsn
— Catholic Arena (@CatholicArena) July 18, 2026
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Halstead è detenuto in una prigione della contea di Douglas.
«Le forze dell’ordine del Nebraska prendono molto sul serio le minacce contro le nostre scuole e la Polizia di Stato del Nebraska continuerà a utilizzare ogni risorsa disponibile per proteggere studenti, personale e le nostre comunità. Desidero ringraziare il nostro team per la professionalità, il lavoro di squadra e l’impegno profuso nel garantire la sicurezza dei cittadini del Nebraska. Questa indagine dimostra l’importanza della preparazione, della collaborazione e delle solide partnership che consentono una risposta rapida ed efficace a questo tipo di incidente. Siamo grati che l’incidente si sia concluso senza conseguenze per tutti i soggetti coinvolti», ha dichiarato il colonnello Bryan Waugh, sovrintendente della Polizia di Stato del Nebraska.
Dave Lopez, capo di gabinetto del governatore Pillen, ha dichiarato: «Siamo estremamente grati agli investigatori della Polizia di Stato del Nebraska e alle forze dell’ordine alleate per il loro lavoro rapido e accurato nel rintracciare questo individuo e garantire la sicurezza della First Family».
«In Nebraska non tolleriamo in alcun modo la violenza politica, comprese le minacce di metterla in atto. Chiunque minacci di usare violenza contro un funzionario pubblico o la sua famiglia in questo Stato verrà individuato e chiamato a risponderne. La retorica politica infuocata, che troppo spesso sfocia nella radicalizzazione e nella violenza, deve placarsi», ha aggiunto.
Attacchi stragisti a scuole cristiane sono una tendenza emergente, soprattutto quando lo stragista è imbevuto di ideologia omotransessualista.
Si ricordano i casi della strage in Tennessee, presso una scuola presbiteriana, la Covenant School di NBashville, commesso dalla transessuale Audrey Hale (tre bambini di nove anni e tre adulti trucidati), così come l’ecatombe perpetrata l’anno scorso contro i bambini nella chiesa della Annunciation Catholic School in Minnesota (due bambini assassinati e diecine di feriti).
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Immagine di Nanilluc via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Gender
Nuova «lista dei nemici» di Amnesty International: dentro gruppi pro-life, critici del gender e gruppi religiosi
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Persecuzioni
Pakistan, giudice si rifiuta di restituire alla famiglia un’adolescente cristiana rapita e convertita forzatamente all’Islam
Una diciottenne pakistana cristiana, rapita con la forza e convertita all’Islam, si è vista negare da un tribunale il diritto di tornare a casa dalla sua famiglia. Lo riporta LifeSite.
Il 24 marzo, Neha Faqir è stata rapita dal centro di cucito in cui lavorava. I suoi genitori hanno denunciato la sua scomparsa. Quando hanno scoperto che la figlia era stata rapita, hanno richiesto un’udienza presso l’Alta Corte di Lahore per chiedere al giudice di permettere a Neha di tornare a casa.
Christian Solidarity International (CSI), che sostiene la famiglia nella sua battaglia legale, riferisce che il giorno dell’udienza, «la famiglia di Neha l’ha vista per la prima volta dopo oltre due mesi. Ma la ragazza che hanno visto non era la Neha che conoscevano. Vestita dalla testa ai piedi con abiti neri, la diciottenne era accompagnata da una donna musulmana vestita in modo simile e da diversi rappresentanti religiosi».
La madre e la sorella di Neha hanno ripetutamente cercato di parlarle, ma non è stato loro permesso. Il giudice non ha consentito a nessun parente di Neha di parlare con lei all’interno del tribunale.
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La richiesta della famiglia di riportare Neha a casa è stata respinta, lasciandoli sconvolti. Secondo quanto riportato da CSI, la famiglia potrebbe presentare ricorso, ma l’esito è incerto.
Poiché l’ingiustizia in questo caso era particolarmente grave, CSI ha usato la sua influenza per portare la vicenda all’attenzione internazionale.
Joel Veldkamp, direttore per la difesa dei diritti pubblici di CSI, ha condiviso la storia di Neha durante un’audizione al Parlamento britannico, tenutasi il 16 giugno.
«In questo caso», ha affermato Veldkamp, «l’errore giudiziario è talmente sfacciato che i nostri partner in Pakistan ci hanno chiesto di portare il caso di Neha all’attenzione della comunità internazionale».
L’evento in Parlamento si intitolava «Adescamento, matrimoni forzati e conversione di donne appartenenti a minoranze: incidenza globale e prove» ed era patrocinato da Lord David Alton.
Secondo quanto riportato da CSI, il caso di Neha «rientra in uno schema sistematico di rapimenti che prendono di mira donne e ragazze appartenenti a comunità di minoranze religiose nel Pakistan a maggioranza musulmana».
Da decenni, ragazze indù e cristiane vengono rapite, costrette a sposare uomini musulmani e convertite all’Islam. Questi rapimenti rimangono quasi sempre impuniti. Un rapporto della BBC del 2021 ha evidenziato che in Pakistan quasi 1.000 ragazze appartenenti a minoranze religiose vengono rapite ogni anno.
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Immagine di Guilhelm Vellut via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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