Geopolitica
Incursione del ministro sionista Ben-Gvir seguito di coloni israeliani alla moschea di al-Aqsa
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben Gvir, ha guidato centinaia di coloni nell’assalto al complesso della moschea di Al-Aqsa domenica, dove hanno eseguito a gran voce la preghiera talmudica, sotto una massiccia scorta di polizia, e hanno tentato di inimicarsi i fedeli musulmani. Lo riporta il Middle East Eye.
Video circolanti in rete mostrano centinaia di coloni che assaltano i cortili della moschea di al-Aqsa, dove alcuni di loro sono stati visti ballare e gridare, nel tentativo di distruggere il luogo di culto musulmano.
Lo status quo a Gerusalemme sostiene da tempo che la preghiera ebraica è proibita sull’altopiano rialzato nella Città Vecchia di Gerusalemme Est occupata, dove sorge la moschea di Al-Aqsa.
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Tuttavia, nel corso dell’ultimo secolo, i gruppi sionisti hanno ripetutamente violato questo fragile accordo, lanciando attacchi senza precedenti contro quello che è considerato uno dei luoghi più sacri dell’Islam.
Il giornale arabo riferisce che gli abitanti della Città Vecchia di Gerusalemme hanno raccontato come prima e dopo il raid di Ben Gvir, la zona avesse iniziato ad assomigliare a una «base militare» a causa dei «numerosi posti di blocco» istituiti e della «forte presenza delle forze di sicurezza israeliane», affermando che le forze israeliane hanno severamente limitato l’accesso dei palestinesi alla moschea, consentendo solo a pochi residenti locali di passare.
🚨 BREAKING 🚨
A record 3,969 Israeli settlers — led by extremist NatSec Minister Itamar Ben‑Gvir, along with Israeli ministers, officials, and Knesset members — stormed the courtyards of Al‑Aqsa Mosque in occupied Jerusalem on the so‑called “destruction of the Temple”… pic.twitter.com/hMBAsvrbNF
— Zohran Mamdani (@zohranmamdani) August 3, 2025
Reporter for the Hebrew newspaper “Haaretz”: As I was leaving the Al-Aqsa Mosque, I asked Gvir if he had seen the video of the detained Abitar David and how he could continue to walk around while obstructing Abitar’s release
He ignored my question and continued singing pic.twitter.com/38O0pCfflq— owner of al quds (@_alone_warrior_) August 3, 2025
بن غفير، وزير “الأمن القومي والشرطة” الإسرائيلية، يؤدي بنفسه طقوسًا تلمودية، وشخص بجانبه يؤدي “الانبطاح الملحمي”.
نحن نتحدث عن شرطة يفترض بها أن تمنع هذه المظاهر، بناءً على “الوضع القائم” الذي يزعم نتنياهو التزامه به .
مايحدث الأن هو الأخطر منذ إحتلال القدس . https://t.co/YRBVPgyEeq pic.twitter.com/F9gydG6hR1
— Tamer | تامر (@tamerqdh) August 3, 2025
Parlando ai giornalisti dopo la simbolica incursione, Ben Gvir ha dichiarato: «Il Monte del Tempio è per gli ebrei e noi rimarremo qui per sempre».
Da quando è diventato ministro nell’ultimo governo Netanyahu, il kahanista Ben Gvir ha guidato almeno 11 assalti alla moschea. Nel frattempo, diversi altri politici di estrema destra hanno sostenuto la distruzione di Al-Aqsa e la costruzione di un tempio dove, a loro dire, un tempo sorgevano templi ebraici .
Tra le centinaia di persone che hanno preso parte al raid di domenica c’era anche il parlamentare di destra del Likud, Amit Halevi, che ha ripetutamente chiesto a Israele di distruggere tutte le fonti di acqua, cibo ed energia a Gaza.
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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa lo Halevi aveva proposto un’esplosiva spartizione di al-Aqsa con un disegno di legge che avrebbe diviso la moschea di al-Aqsa tra musulmani ed ebrei, un piano che prevedeva un accesso condiviso dal cortile della Cupola della Roccia fino all’estremità del confine settentrionale della grande moschea, considerata come il terzo sito più sacro per i maomettani.
I palestinesi temono che le incursioni ad Al-Aqsa, intensificatesi da quando Israele è entrata in guerra contro Gaza nell’ottobre 2023, stiano gettando le basi per una divisione della moschea, simile a quella avvenuta per la moschea di Ibrahimi a Hebron negli anni ’90. Attualmente i musulmani hanno un accesso limitato a quel sito e, proprio il mese scorso, Israele ha trasferito l’autorità della moschea dal comune di Hebron, gestito dai palestinesi, a un consiglio di coloni.
Aouni Bazbaz, direttore degli affari internazionali dell’Islamic Waqf, l’organizzazione che amministra la moschea di al-Aqsa, ha descritto il raid di domenica come «doloroso e deplorevole», affermando a Middle East Eye che si trattava di una minaccia allo «status quo storico e di un incitamento alla violenza».
«C’era un numero terrificante di persone [coloni israeliani] presenti, tra cui alcuni personaggi importanti», ha detto. «Questo faceva parte di un progetto. L’estrema destra religiosa cerca di minare lo status quo e di seguire chiaramente l’esempio della Moschea Ibrahimi di Hebron».
«Non ci sono fedeli qui in questo momento, il posto è vuoto, la Città Vecchia è vuota. È una caserma militare», ha aggiunto.
Anche il governatorato di Gerusalemme ha condannato il raid e ha fatto appello alla comunità internazionale, in particolare agli Stati musulmani, «affinché prendano provvedimenti immediati».
«Quello che è accaduto oggi non è solo una tradizionale incursione. Rappresenta piuttosto una fase cruciale volta a imporre con la forza la sovranità ebraica sulla Moschea di Al-Aqsa e a dividerla spazialmente tra musulmani e coloni, dopo che le autorità di occupazione hanno insistito nell’imporre una divisione temporale negli ultimi anni», ha affermato.
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«Il Governatorato di Gerusalemme considera questa escalation una dichiarazione di guerra religiosa contro i luoghi santi islamici e cristiani e il preludio a un’esplosione globale le cui fiamme potrebbero estendersi oltre i confini della Palestina, minacciando la sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo», ha aggiunto.
Anche il ministero degli Esteri giordano ha condannato fermamente il raid, definendolo «una provocazione inaccettabile e un’escalation indecente».
«I ripetuti ingressi di coloni estremisti nella moschea di Al-Aqsa costituiscono una grave violazione della situazione storica e giuridica esistente, un tentativo di imporre una divisione nel tempo e nello spazio e una profanazione della sacralità del luogo», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri giordano, l’ambasciatore Sufyan al-Qudah.
Bisogna rammentare che la Seconda Intifada partì il 28 settembre 2000 quando l’allora leader del Likud Ariel Sharon compì una passeggiata ad al-Aqsa. In seguito Sharon, che fondò il suo partito Kadima che programmava una spartizione del territorio con i palestinesi, fu vittima di un grande malore, che alcuni ascrivono ad una pulsa denura, una maledizione ebraica fatta da rabbini della zona, i quali si fecero pure filmare in TV.
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Come riportato da Renovatio 21, negli anni sono arrivate immagini di repressioni violente da parte delle forze israeliane sui musulmani nella moschea di al-Aqsa.
L’obiettivo dei sionisti è la distruzione di al-Aqsa al fine di costruire il cosiddetto Terzo Tempio per il sacrificio animale (ripetutamente tentato da vari estremisti giudei che contrabbandano capretti vivi dentro a passeggini, mentre si aspetta l’arrivo della famigerata «giovenca rossa») a Gerusalemme e ad accogliere il loro moshiach (il «messia» dei giudei), che per certa tradizione cattolica corrisponde esattamente all’anticristo. Protestanti fondamentalisti americani danno una mano al sionismo radicale, con l’osceno calcolo escatologico con cui quando arriverà l’anticristo tornerà sulla Terra, dopo i sette anni di tribolazione, anche Gesù Cristo.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Trump: il leader saudita «mi sta baciando il culo»
🤣🇸🇦🇺🇸🇮🇷 Trump talking about Saudi Crown Prince Mohammed Bin Salman:
“He didn’t think he would be kissing my ass, he really didn’t. And now he has to be nice to me. He better be nice to me” pic.twitter.com/ILnTU2hI6c — Jackson Hinkle 🇺🇸 (@jacksonhinklle) March 28, 2026
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Geopolitica
Rubio accusa Zelens’kyj di mentire
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha mentito affermando che Washington avesse fatto pressioni su Kiev affinché si ritirasse dal Donbass. Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio.
In un’intervista rilasciata a Reuters e andata in onda all’inizio di questa settimana, Zelens’kyj aveva accusato gli Stati Uniti di aver subordinato l’offerta di garanzie di sicurezza all’Ucraina alla cessione da parte di Kiev di tutti i territori contesi del Donbass alla Russia.
Il leader ucraino si è lamentato di quella che ha definito la persistenza da parte degli Stati Uniti di «una strategia volta a esercitare maggiore pressione sulla parte ucraina» e ha affermato che «gli americani sono pronti a finalizzare queste garanzie ad alto livello una volta che l’Ucraina sarà pronta a ritirarsi dal Donbass».
Parlando con i giornalisti mentre si trovava a Parigi per il vertice del G7 venerdì, Rubio ha categoricamente negato che fosse così, descrivendo senza mezzi termini le affermazioni di Zelens’kyj come una «bugia»,
«È una bugia. L’ho visto dirlo ed è un peccato che l’abbia detto, perché sa benissimo che non è vero», ha affermato Rubio quando gli è stato chiesto un commento sull’intervista di Zelens’kyj .
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«Gli è stato detto che è ovvio: le garanzie di sicurezza non entreranno in vigore finché non finirà la guerra, perché altrimenti ci si ritroverebbe coinvolti nel conflitto», ha aggiunto. I negoziatori statunitensi si sono limitati a comunicare la posizione di Mosca a Kiev, ha sottolineato Rubio, aggiungendo che spetta alla leadership ucraina prendere tali decisioni. Washington ha cercato di svolgere unicamente il ruolo di mediatore e di «cercare di capire cosa vogliono entrambe le parti e vedere se riusciamo a trovare un punto d’incontro», ha ribadito.
Il massimo diplomatico ha inoltre avvertito che Washington è disposta a dirottare parte degli aiuti militari destinati all’Ucraina verso altri obiettivi, qualora se ne presentasse la necessità, nel contesto della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Finora, ha precisato, non è stata presa alcuna decisione in tal senso.
«Potrebbe succedere, e sarebbe sempre potuto succedere. Se abbiamo bisogno di qualcosa per l’America e si tratta di qualcosa di americano, lo terremo prima di tutto per l’America. Ma al momento, questo non è accaduto», ha detto Rubio.
Quest’anno Stati Uniti, Russia e Ucraina hanno tenuto tre cicli di colloqui trilaterali senza raggiungere alcun risultato significativo. Un quarto ciclo, previsto per questo mese, è stato annullato a causa della guerra con l’Iran. Diverse fonti hanno indicato che le rivendicazioni territoriali rimangono la questione chiave che impedisce ai negoziati di progredire.
Kiev ha ripetutamente respinto qualsiasi concessione a Mosca, mentre quest’ultima ha ribadito che qualsiasi potenziale accordo deve includere il riconoscimento delle regioni precedentemente ucraine che hanno votato per l’annessione alla Russia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Trump: il nuovo leader supremo dell’Iran è «probabilmente gay»
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