Connettiti con Renovato 21

Ambiente

Immagini infernali del paradiso delle Hawaii che brucia. Come la Sicilia, la Grecia, l’Australia…

Pubblicato

il

Immagini spaventose provengono dal 50° Stato americano, l’arcipelago delle Hawaii, l’insieme di isole paradisiache nel cuore del Pacifico annesse da Washington dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

Un incendio divora Maui, in particolare la cittadina di Lahaina. Al momento ci sono un centinaio di morti accertati e mille dispersi, nonché la distruzione di più di 2000 (qualcuno dice 3.000) edifici con danni per almeno 6 miliardi di dollari.

 

Filmati che corrono sui social media mostrano scene apocalittiche, alle quali, tuttavia, oramai siamo abituati: le abbiamo viste in Sicilia, a Rodi, Corfù, in Turchia e, qualche anno fa, in Australia.

 

Avvertenza: i video condivisi qui sotto potrebbe non essere adatti a un pubblico sensibile.

 

 

 

 

 

Particolarmente impressionanti le immagini delle persone che, coprendosi il naso e la bocca con tessuti bagnati, si sono buttati in acqua nel tentativo di sfuggire alle fiamme e al fumo.

 

 

Secondo quanto riportato, la colpa sarebbe della società elettrica: cavi malfunzionanti, che avrebbero innescato, con una scintilla, l’erba secca.

 

Ovviamente, si tratta di una versione ancora priva di riscontri, sulla quale poi si potrà innestare senza problemi la narrazione del Cambiamento Climatico.

 

Tuttavia, in rete, circolano altre teorie, prima fra tutte, quella dell’impiego di un’arma non cinetica – DEW, è l’acronimo ripetuto da tanti utenti: direct energy weapon, arma ad energia diretta.

 

In pratica, sostengono vari utenti, il disastro sarebbe opera di un laser, forse cinese – qui la teoria potrebbe agganciarsi alle dichiarazioni recenti degli scienziati cinesi che dicono di aver perfezionato sistemi laser in grado di non surriscaldarsi.

 

O forse, più che alle ultime, gli utenti che propendono per questa ipotesi si riferiscono ad una notizia di febbraio, quando fu pubblicamente segnalata, sui cieli delle Hawaii, l’attività laser di un satellite cinese.

 

 

Sui social, per sostenere la teoria dell’incendio-laser, circolano diversi filmati falsi, spesso tratti da incendi di altri luoghi in altri anni.

 

Tuttavia, alcuni filmati, che paiono più contestuali, mostrano in cielo luci e raggi non convenzionali, con i testimoni oculari a urlare il proprio spavento.

 

 

Significativo che tutti i grandi media mainstream mondiali, dalla BBC in giù, abbiano già pubblicato articoli che negano in ogni modo la teoria dell’attacco con armi laser. Come facciano a sapere cosa è successo quando ancora il luogo è ridotto a fuoco e cenere, non è dato a sapersi, ma l’importante, a quanto pare, è uccidere sul nascere questa narrativa.

 

 

Ad ogni modo, la tragedia crea scandalo, dapprima, per la sua dimensione politica.

 

Il presidente si è fatto ritrarre mentre fa un giro in bici, nelle stesse ore in cui il paradiso hawaiano è divenuto l’inferno.

 

 

L’amministrazione Biden, dopo un no comment, ha stanziato ufficialmente 700 dollari per famiglia hawaiana colpita.

 

In rete si sprecano ovviamente i paragoni con i 130 miliardi di dollari inviati a Kiev per la guerra contro la Russia.

 

 

 

 

 

 

Nell’annunciare l’elargizione dei 700 dollari una tantum è piuttosto curiosa la terminologia scelta dal presidente

 

 

«Abbiamo una concentrazione laser per ottenere aiuti ai sopravvissuti, inclusa l’assistenza per bisogni critici: un pagamento una tantum di $ 700 per famiglia che offre sollievo durante un momento inimmaginabilmente difficile».

 

Alla Casa Bianca a scrivere i testi hanno dei genii o dei troll, o forse nessuna delle due: solo un branco di idioti.

 

 

 

 

 

Immagini screenshot da Twitter

 

 

 

Continua a leggere

Ambiente

Alluvioni e stragi in Marocco

Pubblicato

il

Da

Le gravi inondazioni causate dalle piogge torrenziali hanno ucciso almeno 37 persone nella città costiera marocchina di Safi, ha dichiarato lunedì il ministero degli Interni del Paese.

 

Le autorità hanno dichiarato che domenica mattina la regione è stata colpita da inondazioni improvvise, che hanno allagato circa 70 tra abitazioni e attività commerciali e travolto almeno dieci veicoli. Quattordici persone sono state ricoverate in ospedale con ferite di varia natura, mentre le operazioni di soccorso sono ancora in corso.

 

Secondo quanto riportato da Morocco World News, Khalid Iazza, direttore dell’ospedale Mohammed V di Safi, ha dichiarato che è stato attivato un piano di emergenza per rispondere all’afflusso di vittime dopo le forti piogge. Intervenendo a una sessione parlamentare, il capo del governo Aziz Akhannouch ha osservato che in città sono caduti 37 millimetri di pioggia in poco tempo.

 

Aiuta Renovatio 21

 

I media locali hanno riferito che le scuole di Safi hanno annunciato una chiusura di tre giorni in seguito al disastro. I filmati condivisi sui social media mostrano le strade trasformate in fiumi in piena, con auto bloccate o sommerse da acque in rapido aumento.

 

Le autorità hanno riferito ai media locali che i servizi di protezione civile, le forze di sicurezza e le squadre di emergenza sono stati dispiegati per cercare le persone scomparse, assistere i residenti e stabilizzare le aree colpite. Inondazioni e danni alle infrastrutture sono stati segnalati anche nella città settentrionale di Tetouan e nella città montana di Tinghir.

 

Quattro persone sono morte dopo che il loro veicolo è stato trascinato in un fiume dalle forti correnti nella provincia di Tinghir, ha riferito Xinhua, citando i media locali.

 

Il Marocco è stato colpito da intense piogge e nevicate sui monti dell’Atlante, dopo sette anni di siccità che hanno prosciugato diversi dei principali bacini idrici del Paese. L’alluvione segue un’altra tragedia nazionale verificatasi la scorsa settimana, in cui 19 persone sono rimaste uccise e 16 ferite nel crollo di due edifici residenziali nella città di Fez, il terzo centro urbano più grande del Marocco.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Ambiente

Una strana oscurità si sta diffondendo in tutti gli oceani

Pubblicato

il

Da

Una nuova ricerca indica – di fronte all’aumento delle temperature – che più di un quinto degli oceani si è oscurato negli ultimi due decenni, con le profondità che la luce solare può penetrare in evidente riduzione.   I risultati, pubblicati in uno studio sulla rivista Global Change Biology, descrivono una preoccupante riduzione delle zone fotiche cruciali dell’oceano – lo strato più alto in cui risiede il 90% di tutta la vita marina, dai pesci al plancton fotosintetizzante.   Questo «riduce la quantità di oceano disponibile per gli animali che si basano sul Sole e sulla Luna per la loro sopravvivenza e riproduzione», ha detto l’autore dello studio Thomas Davies, professore associato di conservazione marina presso l’Università di Plymouth, illustrando la sua ricerca.   Davies e il suo collega Tim Smyth, un biogeochimico marino dell’Università di Exeter, hanno utilizzato due decenni di dati satellitari della NASA per modellare come la profondità della zona fotica si è ridotta tra il 2003 e il 2022.   I ricercatori hanno scoperto che il 21% del blu profondo si è oscurato, con alcune regioni più colpite di altre. Per il 10% degli oceani del mondo – un’area uguale al continente africano – la profondità della zona fotica è diminuita di oltre 50 metri. Nel 2,6% dell’oceano, lo schiacciamento è ancora più estremo, con la profondità della zona fotica che si è ritirata di oltre 100 metri. Al contrario, vale la pena notare, circa il 10% dell’oceano è diventato più leggero.

Aiuta Renovatio 21

Gli scienziati hanno a lungo messo in guardia su questo fenomeno. Ma secondo i ricercatori, il tutto non era ben nota fino ad ora. «Ci sono state ricerche che mostrano come la superficie dell’oceano abbia cambiato colore negli ultimi vent’anni, potenzialmente a causa dei cambiamenti nelle comunità di plancton», ha dichiarato il Davies.   Finora non è emersa una chiara motivazione riguardo questo oscuramento. Le cause appaiono più involute e disparate – ma gli esseri umani, da quello che si evince, condividono una parte della colpa.   I sedimenti e altri materiali scaricati nell’acqua vicino alle coste possono contribuire a bloccare la luce solare, osservano gli autori. Ma questo non spiega perché stiamo vedendo oscurarsi nell’oceano aperto, soprattutto nelle regioni intorno all’Artico e all’Antartico, dove il cambiamento climatico sta drasticamente rimodellando l’ambiente.   Gli autori concludono che una «combinazione di nutrienti, materiale organico e carico di sedimenti vicino alle coste e cambiamenti nella circolazione oceanica globale sono probabili cause» dell’oscuramento dell’oceano.   Stiamo solo iniziando a lottare con questa tendenza tenebra, ma l’impatto che potrebbe avere potrebbe essere catastrofico.   Ci affidiamo alle zone fotiche per «l’aria che respiriamo, il pesce che mangiamo, la nostra capacità di combattere il cambiamento climatico e per la salute generale e il benessere del pianeta», ha evidenziato Davies. «Tenendo conto di tutto ciò, i nostri risultati rappresentano un vero motivo di preoccupazione».   Nelle profonde oscurità si nascondono un’infinità di segreti.   Come riportato da Renovatio 21, alcuni ricercatori in giapponesi hanno ripescato in fondo all’Oceano Pacifico misteriose uova nere, che si presentano lisce e lucenti da sembrare piccole biglie nell’oscurità dell’abisso marino.   Ulteriore scoperta sconvolgente è quella di un cimitero di squali è stato ritrovato negli abissi da un pool di scienziati del mare a quasi 5000 metri di profondità. L’incredibile scoperta è stata fatta presso le Isole Cocos, nell’Oceano Indiano, dall’equipaggio o dell’Investigator, una nave da ricerca gestita dalla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO), l’agenzia scientifica nazionale australiana.   Esplorando i fondali dei Caraibi hanno alcuni scienziati hanno incontrato diversi organismi mai prima veduti, ora chiamati «blue goo», che significa «sostanza viscida blu». Mentre i blue goo riposano immobili sul fondo dell’oceano, i cervelloni si interrogano su di essi, poiché non sono del tutto sicuri di cosa siano.   A quanto pare i misteri degli oceani sembrano infiniti e l’esplorazione umana deve necessariamente ancora lavorare molto per capire, comprendere e conoscere tutto quello che si nasconde nelle profondità più oscure dei nostri mari.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Ambiente

L’Iran prova la geoingegneria contro la siccità

Pubblicato

il

Da

Le autorità iraniane hanno lanciato sabato un’operazione di «inseminazione delle nuvole» sul bacino del lago Urmia, il più grande del Paese ormai quasi completamente prosciugato, nel disperato tentativo di contrastare la peggior siccità degli ultimi decenni.

 

Il processo consiste nel disperdere nelle nubi, tramite aerei o generatori a terra, sali chimici (principalmente ioduro d’argento o di potassio) per favorire la condensazione del vapore acqueo e provocare precipitazioni. Ulteriori interventi sono previsti nelle province dell’Azerbaigian orientale e occidentale, ha reso noto l’agenzia ufficiale Irna.

 

Le piogge sono ai minimi storici: secondo l’Organizzazione meteorologica iraniana, quest’anno le precipitazioni sono calate dell’89% rispetto alla media pluriennale, rendendo questo «l’autunno più secco degli ultimi 50 anni».

 

I bacini idrici sono quasi vuoti e molte dighe registrano livelli a una sola cifra percentuale. La scorsa settimana il presidente Masoud Pezeshkian ha ammonito che, senza piogge imminenti, si renderanno necessari razionamenti idrici a Teheran e persino l’evacuazione parziale della capitale.

 

Il direttore del Centro nazionale per la gestione delle crisi climatiche e della siccità, Ahmad Vazifeh, ha definito «preoccupante» la situazione delle dighe nelle province di Teheran, Azerbaigian occidentale, Azerbaigian orientale e Markazi.

Sostieni Renovatio 21

Venerdì centinaia di persone si sono riunite in una moschea della capitale per pregare per la pioggia. Sabato scorso, per la prima volta quest’anno, sono caduti fiocchi di neve in una stazione sciistica a nord di Teheran, mentre precipitazioni si sono verificate nelle regioni occidentali e nord-occidentali del Paese.

 

Le autorità hanno inoltre annunciato sanzioni per famiglie e imprese che superino i consumi idrici consentiti.

 

La geoingegneria – fenomeno chiamato da alcuni «scie chimiche» – è oramai alla luce del sole ed è sempre più gettonata dai Paesi mediorientali.

 

Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana Emirati Arabi Uniti hanno fatto ricorso all’inseminazione delle nuvole (cloud seeding) per contrastare la cronica scarsità d’acqua. L’inseminazione delle nuvole è un’operazione costosa: gli Emirati spendono milioni di dollari l’anno per accrescere le riserve di acqua dolce.

 

Tuttavia, gli esiti della geoingegneria sembrano essere non sempre imprevedibili e potenzialmente catastrofici: l’anno passato Dubai, città nel deserto, subì un incredibile allagamento a seguito di un diluvio ritenuto essere provocato dal programma di modifica metereologica del governo emiratino.

 

Contrariamente a quanto si può pensare, tecnologia di controllo del meteo è in realtà vecchia di decenni. Da anni la Cina e gli USA stanno lavorando a tecnologie di controllo del clima che si sospetta abbiano la chiara possibilità di essere utilizzate come armi nei conflitti del futuro.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Più popolari