Connettiti con Renovato 21

Spirito

Il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna

Pubblicato

il

Papa Leone XIV ha visitato la Spagna per una breve settimana, dal 6 al 12 giugno. Si è fermato a Madrid, Barcellona, ​​Montserrat e infine alle Isole Canarie. Il suo predecessore, papa Francesco, non aveva mai visitato il Paese, a differenza di Benedetto XVI, che vi si recò tre volte, e Giovanni Paolo II, che vi si recò cinque volte.

 

Durante il suo viaggio, il Papa regnante ha pronunciato sei omelie, ha partecipato a due veglie di preghiera, ha incontrato i vescovi di Spagna, nonché il clero e i fedeli di Madrid e Las Palmas. Ha inoltre incontrato autorità, rappresentanti della società civile e del corpo diplomatico, e ha tenuto un importante discorso ai membri del Parlamento spagnolo.

 

Inoltre, ha incontrato diversi rappresentanti di organizzazioni caritatevoli e di aiuto umanitario, ha visitato un carcere e ha trascorso molto tempo con organizzazioni che accolgono e integrano i migranti, nonché con i migranti stessi. Ha anche avuto un incontro privato con i membri dell’Ordine di Sant’Agostino.

 

Una storia avvincente

I fondamenti del diritto secondo Leone XIV

Lunedì 8 giugno, Leone XIV si rivolse al Congresso dei Deputati, o più precisamente alle “Cortes Generales”, l’assemblea composta dal Congresso dei Deputati (camera bassa) e dal Senatore (camera alta). Il suo discorso fu incisivo sul tema del rispetto per la vita e si distinse nettamente, per tono e profondità, dagli interventi del suo predecessore.

 

Il Sommo Pontefice afferma innanzitutto che «ogni compito legislativo si scontra inevitabilmente con una questione decisiva: quale concezione della persona umana ispira le leggi e che tipo di società queste leggi costruiscono?». Descrive poi la risposta offerta dalla storia della Spagna, da Don Chisciotte a Unamuno, passando per Santa Teresa d’Avila.

 

Si sofferma poi sulla Scuola di Salamanca, fondatrice del diritto internazionale moderno e di un nuovo concetto di comunità internazionale, che il papa descrive come «l’intuizione del totus orbis, di una comunità umana più ampia di qualsiasi potenza particolare, che ci permette di affermare l’esistenza di legami giuridici e morali tra i popoli».

 

Leone XIV fonda in definitiva la sua riflessione sul «riconoscimento dell’inviolabile dignità della persona umana», che appartiene «a ogni essere umano in virtù della sua esistenza». Ciò richiama irresistibilmente i fondamenti posti dalla recente enciclica del Papa per la dottrina sociale della Chiesa: la dignità umana intesa nel suo senso ontologico e la Dichiarazione universale dei diritti umani.

 

Tale fondamento è chiaramente insufficiente, come spiegato nel commentario all’enciclica Magnifica humanitas. Pio XII affermò infatti che i diritti umani non possono garantire l’ordine, l’unità e la pace di una società se quest’ultima non ottiene il riconoscimento ufficiale dei diritti di Dio e della sua legge o, quantomeno, dei diritti naturali (Siamo molto sensibili , 11 novembre 1948).

 

Poco prima aveva affermato che la garanzia data dalla Chiesa alla dignità dell’uomo «trascende infinitamente ciò che tutte le possibili dichiarazioni dei diritti umani potrebbero realizzare» ( Benignitas et humanitas , 24 dicembre 1944).

Iscriviti al canale Telegram

Un manifesto per il rispetto della vita

Il Sommo Pontefice afferma quindi che «se la vita cessa di essere riconosciuta come valore fondamentale, quale futuro può avere la nostra società? Possiamo definire veramente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalle cure altrui?».

 

Proseguì: «La difesa della vita umana non è una questione parziale né una questione di appartenenza religiosa: è un obiettivo della civiltà. Ogni vita umana deve essere riconosciuta e protetta dal concepimento al naturale declino, in ogni circostanza della sua esistenza».

 

Leone XIV si appellò al bene comune, «la ‘forma sociale della dignità umana’ ( Magnifica humanitas , n. 59)», che non consiste nella somma di interessi particolari, ma nella totalità delle condizioni della vita sociale. (…) Quando il bene comune cessa di essere un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi parziali, incapaci di preservare ciò che appartiene a tutti.

 

Sulla base di questa osservazione, il Papa auspica il sostegno della famiglia «quale realtà umana primaria e fondamento naturale della comunità», nonché delle istituzioni educative che devono contribuire all’educazione dei bambini. Ciò implica il rispetto del «diritto primario e inalienabile» dei genitori di «scegliere il tipo di educazione e formazione che i propri figli ricevono, secondo le proprie convinzioni morali, culturali e religiose» (Magnifica humanitas, n. 143).

 

Appello per i migranti

Questo appello non è a favore dell’immigrazione. Leone XIV afferma infatti un duplice requisito: «offrire percorsi sicuri e legali, un’accoglienza rispettosa e reali opportunità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, adoperandosi affinché nessuno sia costretto ad abbandonare la propria casa per mancanza di pace, sicurezza o condizioni di vita dignitose».

Sostieni Renovatio 21

Guerra e pace

Il Papa spiega la pace come «un’aspirazione politica e, ancor più, un vero e proprio imperativo morale». Invoca il rispetto per «chi la pensa diversamente, istituzioni al servizio dell’incontro, una memoria storica alla ricerca della verità e della riconciliazione», un’allusione neanche troppo velata alla controversia della Valle dei Caduti .

 

Il papa, in modo alquanto utopico, esorta la Spagna ad abbracciare una «coesistenza matura» in politica, nonché un «linguaggio disarmato». Chiede poi che venga prestata particolare attenzione alla “libertà di pensiero, di coscienza e di religione, un diritto fondamentale che tutela la sfera più intima dell’individuo».ù

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Libertà religiosa

In particolare, il Sommo Pontefice precisa che «la legittima autonomia dell’ordine temporale non deve mai essere interpretata come ostilità verso il fenomeno religioso. La fede non cerca di imporsi attraverso privilegi o costrizioni; tuttavia, non può nemmeno essere relegata al silenzio come se non avesse alcuna importanza per la vita pubblica».

 

«In questo contesto, il segreto sacramentale della confessione assume un’importanza particolare per la Chiesa cattolica. Esso si inserisce nel più ampio quadro della libertà religiosa, che garantisce alle comunità di fedeli un proprio spazio di vita, organizzazione e disciplina interna», alludendo agli attacchi contro tale segreto, in particolare agli abusi, e molto recentemente anche in Francia.

 

Un appello (moderato) per qualcosa che vada oltre la politica

Infine, Papa Leone XIV invitò a considerare una nuova dimensione. «In quest’Aula», spiegò, «la luce naturale entra attraverso la vetrata che si affaccia sulla stanza. Questa luce dall’alto può ricordarci che anche la politica deve riconoscere una dimensione che la precede e la trascende». E il Pontefice fece un ulteriore passo avanti:

 

«Analogamente, i dipinti nella parte superiore della parete principale, raffiguranti l’accoglienza del Vangelo e del Decalogo, ci ricordano qualcosa di essenziale. Senza confondere l’ordine politico con quello religioso, questi simboli ci invitano a riconoscere che la libertà moderna è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana».

 

Sebbene Leone XIV avesse concluso che fosse necessario un «rinnovamento morale», sembra che Cristo venga invocato solo come fondatore lontano della società, e non come suo Re. In tali circostanze, qualsiasi appello alla giustizia rimane fondamentalmente viziato.

 

Pertanto, sebbene questo discorso affronti con fermezza una vasta gamma di punti difficili o dolorosi nella nostra società de-cristianizzata e rappresenti un insegnamento benvenuto, resta al di sotto di ciò che ci si può legittimamente aspettare da un papa.

Aiuta Renovatio 21

Autorità, rappresentanti della società civile e corpo diplomatico

Davanti ai rappresentanti delle autorità, papa Leone XIV ha innanzitutto ricordato «l’antichissimo legame tra la fede cristiana» e la Spagna, che ha profondamente plasmato la sua cultura. Ha poi evocato due figure che «per cinque secoli hanno nutrito la vita della Chiesa e la ricerca religiosa di molte persone»: San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila.

 

Egli evoca la «notte beata» del primo secolo per contrapporla alla nostra epoca di tenebre. Aggiunge che «abbiamo bisogno, anche nella vita pubblica, di uomini e donne che percepiscano la luce nelle tenebre». Un paragone difficile da seguire: la notte che avvolge il mistero di Dio ha ben poco a che fare con le tenebre del peccato.

 

Leone XIV, tuttavia, credeva che la nostra epoca «aspiri in sé stessa profondamente alla pace, a una nuova comprensione della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore». Per questo motivo, il papa «invita tutti, per amore della verità, ad abbandonare i discorsi che dividono e polarizzano la vostra realtà sociale e la vostra storia» e a «fuggire da quegli approcci basati sull’identità che sembrano illuminare ogni cosa, ma che popolano il mondo di fantasmi e nemici».

 

«La sicurezza», ha proseguito, «matura imparando ad andare avanti insieme, a crescere fianco a fianco. La vostra stessa storia ne è testimonianza. La presenza dell’Islam nella penisola iberica, ad esempio, è una realtà politica, culturale e religiosa di lunga data. Durante questo periodo, non ci sono stati solo scontri, ma anche tentativi di creare uno spazio di incontro, di dialogo e di confronto sul significato della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei».

 

Un’affermazione anacronistica di «dialogo interreligioso», che vorrebbe far dimenticare la Reconquista che i regni cristiani condussero per secoli contro l’Islam invasore.

 

Creazione di reti

Durante un incontro alla Movistar Arena, papa Leone XIV ha affrontato il tema del dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo. Ha affermato, come punto di partenza, che «il desiderio di bontà, bellezza e verità è radicato nel DNA dell’umanità». Forse è opportuno precisare che ciò non è più del tutto vero per l’umanità decaduta…

 

Il Papa passa quindi a una «questione decisiva»: «che cosa significa essere veramente umani?». Dopo aver affermato che «Gesù Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e sulla sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo compimento nell’eternità», il papa ripete quanto scritto nella Magnifica humanitas , ovvero che «la persona umana rimane sempre ‘la via della Chiesa’ e il cuore di ogni autentico cammino verso lo sviluppo integrale della persona» (n. 50).

 

Questa posizione rappresenta una deviazione dalle priorità della Chiesa, perché Cristo stesso è la via, la verità e la vita.

 

Leone XIV spiega quindi che «costruire ponti» richiede un dialogo sociale paragonabile all’«arte di creare reti». Sviluppa poi la metafora di questa rete in tre punti: «dialogo tra istituzioni incentrato sulla dignità umana», «creare insieme» e «servire in modo disinteressato».

 

Prosegue con una domanda: «Dobbiamo chiederci onestamente se il mondo – e l’Europa in particolare – avrebbe forgiato la propria identità senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia. (Questo è) un invito a riflettere sulla possibilità di conciliare l’eternità, che ha fatto irruzione nel tempo e nello spazio con l’incarnazione di Gesù Cristo, con la quotidianità. È davvero possibile credere che l’Europa – che amiamo tanto – sarebbe se stessa senza l’impronta della fede? Perché temere che l’eternità permei la quotidianità?»

 

La questione delle «radici cristiane» ha quantomeno il merito di essere sollevata. Ma è rilevante solo in un contesto in cui l’Europa è in gran parte apostata e impegnata nella distruzione sistematica della legge naturale, a cominciare dal divorzio, seguito dalla contraccezione, dall’aborto, dall’eutanasia e dal suicidio assistito, per non parlare di tutte le perversioni derivanti dalla teoria di genere.

 

Attualmente l’attenzione è focalizzata sulla conversione di questi europei, prima ancora di prendere in considerazione la trasformazione delle strutture europee.

Iscriviti al canale Telegram

Incontro con i vescovi spagnoli

Papa Leone XIV ha avuto cura di inquadrare il suo discorso ai vescovi come un contributo al processo sinodale, volendo collocare le sue parole «in questo dialogo nello Spirito che consiste nell’accogliere tutto il bene che il Signore ci comunica attraverso il fratello». Ha aggiunto che «il cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa è un processo di ascolto profondo. Saper riconoscere la voce di Dio che parla attraverso la comunità ecclesiale è uno dei suoi valori fondamentali».

 

In questo processo, una prima fase deve affrontare «la questione di come affrontare questa sfida che ci siamo posti, con prudenza, libertà e coraggio, per abbandonare le strutture che non ci aiutano, che non soddisfano le nostre aspettative, o addirittura che ci allontanano dal nostro obiettivo». – Se si tratta del Concilio Vaticano II e delle sue conseguenze, perché no?

 

In una seconda fase, è necessario «cominciare imparando il linguaggio dell’altro, avviando processi e costruendo relazioni in cui seminare il seme del Regno». Poi, è necessario seguire «la chiamata a creare realtà capaci di comunicare la propria esperienza di fede». E in particolare, a dare «testimonianza di unità nella pluralità: una comunione capace di accogliere la ricchezza di doni, carismi e sensibilità che lo Spirito Santo suscita nel Popolo di Dio».

 

Il Santo Padre pone l’accento sulle vocazioni, un vero e proprio punto dolente in Spagna, come del resto in tutta l’Europa cattolica. Afferma giustamente che queste nascono da comunità vivaci, da sacerdoti felici, da famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, da una Chiesa che sa mostrare con semplicità che seguire Cristo non impoverisce la vita, ma la arricchisce.

 

Egli chiede che i seminari siano «vere case di formazione»; che garantiscano «un’adeguata esperienza di vita comunitaria»; che abbiano «formatori interamente dediti allo studio e all’insegnamento»; che siano «dotati di centri di teologia superiore equipaggiati con le risorse necessarie».

Sostieni Renovatio 21

Incontro con le comunità diocesane

Rivolgendosi alla comunità di Madrid, il Santo Padre ha ripreso la figura di Neemia per chiederci di costruire nella pluralità, che per un cristiano significa: «orientare l’azione verso Dio affinché, nella sua luce, il pluralismo non si disperda nel disordine, ma diventi, nell’esercizio della sinodalità, lo spazio in cui l’umanità trova i suoi solidi fondamenti e il suo fine ultimo».

 

Nel corso del suo discorso, ci invita a esplorare nuove strade e a cantare nuove melodie. In particolare, chiede ai sacerdoti «di considerare la pratica del discernimento comunitario come una delle maggiori opportunità che la sinodalità offre al loro ministero»,

 

A Las Palmas, dove si presenta come padre e fratello nella fede, Leone XIV indica come prima «linea guida» quella di abbracciare la croce di Cristo, «accompagnando e aiutando a portare i fardelli di tanti fratelli e sorelle crocifissi dai drammi della vita». Ma anche quella di «coltivare una spiritualità eucaristica», dalla quale scaturisce una spiritualità di comunione.

 

Omelie

Il 7 giugno a Madrid, nella solennità del Corpus Domini, l’omelia di Leone XIV fu interamente dedicata a questa festa, alle sue origini e alla sua rilevanza attuale.

 

Il 9 giugno, l’omelia ha accompagnato la celebrazione della Sesta domenicale nella Cattedrale della Santa Croce e di Sant’Eulalia a Barcellona. Il tema era l’immagine della Sposa e del Corpo, applicata alla Chiesa.

 

Lo stesso giorno, dopo la veglia di preghiera tenutasi allo Stadio Olimpico di Lluís Companys, è stata pronunciata un’omelia in seguito alle risposte date ai giovani che vi avevano partecipato. Il Papa ha poi citato l’esempio di Nicodemo, che andò a trovare Nostro Signore di notte.

 

Il giorno seguente, Leone XIV pronunciò un’omelia nella basilica della Sagrada Familia a Barcellona, ​​il celebre edificio tuttora in costruzione. Utilizzò l’immagine delle pietre vive.

 

Giovedì 11 giugno, il Santo Padre ha predicato nello stadio di Gran Canaria. Alla vigilia della festa del Sacro Cuore, il Papa ha ricordato la carità del Cuore di Cristo, così come la sua umiltà.

 

Il giorno seguente, festa del Sacro Cuore, Leone XIV si trovava al porto di Santa Cruz de Tenerife: «Davanti a noi, il mare evoca l’infinito, così come il cielo, ma l’infinito è soprattutto il desiderio che unisce il cuore di Dio a tanti cuori umani, le cui gioie e speranze, dolori e ansie trovano eco nel cuore della Chiesa». Parlò anche della vocazione turistica del luogo e della sua accoglienza dei migranti.

Aiuta Renovatio 21

Il viaggio in Spagna e i migranti

Durante questo viaggio, papa Leone XIV dedicò molto tempo ad affrontare le necessità dei migranti e dei prigionieri, e a visitare organizzazioni caritative. Si espresse con fermezza contro certi atteggiamenti, comportamenti e persino forme di sfruttamento in questo ambito.

 

La dignità umana è stata il tema centrale del discorso papale: «la Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo in cui la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a violare la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono ignorare il grido di coloro che gridano nella notte».

 

Pur chiedendo, in nome della dignità umana, “percorsi legali e sicuri, aiuti e assistenza, una reale cooperazione contro i trafficanti, processi seri di accoglienza e integrazione”, ha anche auspicato politiche che consentano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra.

 

Egli spiegò così il suo pensiero: «se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover emigrare: il diritto di rimanere a casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini».

 

Il papa si è rivolto anche ai trafficanti che sfruttano la situazione: «Voglio mandare un messaggio chiaro a coloro che traggono profitto dalla disperazione; a coloro che organizzano rotte della morte, trafficano esseri umani, trattengono documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un business. Fermatevi. Pentitevi (cfr. Mc 1,15). (…)

 

«Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo reso schiavo, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina (cfr. 2 Cor 5,10). Spezzate queste catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio (cfr. Is 58,6). Restituite ciò che vi è stato tolto e riparate al danno per quanto vi è possibile».

 

Certamente, questi sfruttatori sono spregevoli e condannabili. Ma coloro che trafficano nella fede; che lasciano perire le pecore del Signore; che le conducono a falsi pascoli; che non ricordano alle nazioni i loro doveri; che dimenticano il Regno di Cristo e in tal modo rendono sterile l’opera della sua Sposa, questi meritano una condanna ben maggiore. Questo è il paradosso.

 

Ed è proprio questo che giustifica il fatto che la Fraternità Sacerdotale San Pio X, che vuole occuparsi soprattutto della salvezza delle anime, senza dimenticare le opere di carità, debba dunque assumere la condizione imposta alla Chiesa e giungere a compiere le consacrazioni che avranno luogo, se Dio vorrà, il 1° luglio.

 

Al ritorno dalla Spagna non c’era nessun “magistero volante”. Infatti, l’Airbus 320 della Iberia che avrebbe dovuto riportare il Papa ebbe dei problemi, quindi il Pontefice decollò da Tenerife con il jet Falcon messo a sua disposizione dal re Filippo VI di Spagna.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di PPMadrid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Spirito

Mons. Schneider: «Dobbiamo essere cattolici al 100%, non al 50% o all’80%»

Pubblicato

il

Da

Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana, in Kazakistan, invita i fedeli a essere «cattolici al 100%» nell’epoca contemporanea.   Nel discorso pronunciato il 3 agosto alla conferenza Catholic Voice presso il convento benedettino di Cobh, in Irlanda, il vescovo Schneider ha rievocato la propria infanzia nell’Unione Sovietica e il modo in cui i fedeli dovettero trattenere con fermezza l’intera fede cattolica per resistere alla dura persecuzione comunista.   Mettendo a confronto quelle vicende con la situazione odierna della Chiesa, il vescovo ha esortato i presenti ad aderire alla fede «al 100%».   «Il dono più grande che abbiamo è la fede, la fede cattolica… la vera fede cattolica. Quindi dobbiamo essere cattolici al 100%, non al 50% o all’80%, ma al 100%. Questa è la fede divina», ha affermato Schneider. «Gesù ha detto nel Vangelo: “Anche se qualcuno ostacolerà la legge, sarà considerato il più piccolo nel regno di Dio”».

Sostieni Renovatio 21

I lettori di Renovatio 21 da anni conoscono la figura e l’opera del coraggioso prelato.   Il vescovo, proveniente da una famiglia di tedeschi del Volga deportati da Stalin nel Kirghizistan sovietico dove la comunità cattolica ha subito un’automatica e sanguinaria persecuzione, ha dichiarato che essere conformi alle limitazioni contro la Santa Messa in rito antico poste da Bergoglio rappresentano «falsa obbedienza», e che la Santa Messa vetus ordo va portata avanti anche a costo di un «esilio liturgico».   Come riportato da Renovatio 21, Schneider è noto anche per la sua opposizione alle restrizioni pandemiche («il COVID sta creando una società di schiavi», ha dichiarato tre anni fa) e ai vaccini prodotti con feti abortiti, un’operazione pubblica considerata come «ultimo passo del satanismo».   In un’accorata lettera alle persone che perdevano il lavoro a seguito del loro rifiuto alla vaccinazione obbligatoria con linee cellulari di bimbi sacrificati, il vescovo parlò del «prezzo della verità sul vaccino COVID-19».   Il 4 dicembre 2018 Mons. Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan) scrisse a Renovatio 21, che lo aveva informato della battaglia intrapresa dal gruppo contro l’uso delle cellule di feto abortito nell’industria vaccinale, sfociata poi nel convegno «Fede, Scienza, Coscienza» tenutosi a Roma nel marzo 2019.   «Volentieri appoggio la Vostra nobile e necessaria iniziativa» scrisse monsignor Schneider a Renovatio 21 «per combattere la barbarie del nuovo cannibalismo dell’uso delle linee cellulari di feti abortiti in numerosi vaccini».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine screenshot da YouTube  
 
Continua a leggere

Spirito

Cardinale Fernandez, penna di Francesco e portapenna di Leone XIV

Pubblicato

il

Da

È stato il cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, a firmare, il 2 luglio 2026, il decreto di «scomunica» che colpisce i vescovi consacranti e consacrati della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e che minaccia la stessa sanzione ai sacerdoti e ai fedeli che aderiscono allo «scisma».

 

Questo uso del Diritto Canonico non è arbitrario; rientra nel quadro del magistero «liquido» della Chiesa «sinodale». In effetti, questa “scomunica” è stata decretata da un prelato che è stato la penna di papa Francesco, che per lui ha redatto Amoris Laetitia (2016), che autorizzava i cattolici divorziati e risposati a ricevere la comunione, e Fiducia Supplicans (2023), che consentiva la benedizione delle coppie omosessuali.

 

Per inciso, vale la pena notare che Victor Manuel Fernandez, prima di diventare la figura eminente che è oggi grazie a Francesco, è stato autore di due libri: Sáname con tu boca: El arte de besar («Guariscimi con la tua bocca: L’arte del bacio», 1995) e La pasión mística: espiritualidad y sensualidad («Passione mistica: Spiritualità e sensualità», 1998). Gli eloquenti titoli di questi libri – mai ritrattati – dichiarano la temperanza una virtù cardinale… fatta eccezione per il cardinale Fernandez.

Sostieni Renovatio 21

Oggi, questo prelato è colui che firma per conto di Leone XIV un decreto di «scomunica». Sorge spontanea una domanda: quale prefetto firmerà il decreto che autorizza la comunione ai cattolici divorziati e risposati e benedice le coppie omosessuali? Perché né il cardinale Fernandez né i papi che obbedientemente serve sono al di sopra della legge divina sul matrimonio e della legge naturale sulla distinzione tra i sessi.

 

Queste leggi sono forse ormai obsolete, con il pretesto di adattarsi ai costumi attuali? La Chiesa non è più tenuta a seguire integralmente il Decalogo o la legge sul matrimonio cristiano? Che gli piaccia o no, Sua Eminenza non è esente dall’obbedienza. Il suo ruolo cardinalizio non deve dargli alla testa. Nella Chiesa, l’autorità è al servizio della Verità rivelata, non di ideologie passeggere.

 

Questa concezione flessibile della dottrina e della morale espone il recente decreto di «scomunica» a una certa discredito. Essere «scomunicati» dai seguaci di Amoris Laetitia e Fiducia Suplicans è segno che la Chiesa «sinodale» rifiuta vescovi, sacerdoti e fedeli che non aderiscono alle sue dottrine eterodosse. Qual è, dunque, il valore di questo rifiuto, opportunamente etichettato come «scomunica»?

 

Essere condannati oggi da coloro che la Tradizione costante della Chiesa condanna è una prova, ma anche una prova di ortodossia.

 

Padre Alain Lorans

 

Articolo previamente apparso su FSSPX

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

Continua a leggere

Spirito

Rubate le reliquie di San Martino di Tours da una chiesa

Pubblicato

il

Da

Dei ladri hanno rubato delle reliquie di San Martino di Tours da una chiesa cattolica in Germania. Lo riporta LifeSite.   La chiesa cattolica di San Martino a Neuss-Holzheim, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, è stata presa di mira dai ladri.   Secondo la stampa locale, ignoti si sono introdotti nella chiesa attraverso un ingresso laterale nella notte tra il 30 e il 31 luglio. Una volta all’interno, avrebbero infranto una piccola vetrata davanti all’altare e rubato le reliquie di San Martino, il santo patrono della chiesa, che erano custodite dietro di esso. È stato rubato anche un messale; tuttavia, secondo Volker Esser, vicepresidente del consiglio parrocchiale, è stato ritrovato poco dopo, a poche strade di distanza, sotto un’auto.   Il furto non è stato il primo furto con scasso nella chiesa. Secondo il quotidiano tedesco Westdeutsche Zeitung, già nel gennaio 2023, dei malviventi, tuttora ignoti, si erano introdotti nella sacrestia, lasciando dietro di sé una «scena di devastazione». «Alcune porte presentavano grossi fori, schegge di legno erano sparse sul pavimento e su altre erano visibili segni di effrazione», riporta il giornale zonale.   All’epoca, i responsabili avevano preso di mira numerosi oggetti sacri. Circa sei mesi dopo quel furto, alcuni degli oggetti rubati ricomparvero in circostanze misteriose: i residenti scoprirono un ostensorio e diversi calici sul tetto di un garage.

Sostieni Renovatio 21

Secondo quanto emerso, i responsabili sarebbero rimasti feriti durante l’ultimo furto con scasso, come dimostrano le evidenti macchie di sangue rinvenute sull’altare. Sebbene i danni materiali causati dall’effrazione non siano stati particolarmente ingenti, «il valore affettivo lo è certamente», ha affermato il parroco Andreas Süß, esprimendo il suo sgomento per il crimine al quotidiano Westdeutsche Zeitung: «Per noi, come parrocchia, è inimmaginabile come qualcuno possa introdursi in una chiesa. Sembra esserci una totale mancanza di rispetto per la casa di Dio».   Süß ha annunciato che avrebbe benedetto l’altare. Ha anche affermato che si valuteranno al più presto le opzioni per ulteriori misure di sicurezza.   In Europa si è registrato un aumento degli attacchi alle chiese negli ultimi anni, tra cui furti con scasso, atti vandalici e incendi dolosi. Secondo l’ultimo rapporto dell’OIDAC Europe, la Germania ha registrato il numero più alto di incendi dolosi documentati contro edifici religiosi, con 33 casi nel 2024.   Vi è stato un tempo di fede in cui il furto di reliquie aveva un valore quasi politico, e non economico.  Nel Medioevo vi era la cosiddetta translatio sanctitatis: trafugare i resti di un santo legittimava il potere di una città. La furtiva translatio era spesso autorizzato da storiografie agiografiche che giustificavano il possesso dei resti corporei come un volere divino. l caso più celebre è il trafugamento delle spoglie di San Marco sottratte da Alessandria d’Egitto nel IX secolo per accrescere il prestigio della Repubblica.   A quel tempo si credeva che i resti possedessero virtù taumaturgiche e potessero proteggere intere comunità da carestie e guerre.   Oggi invece, con il collasso totale della fede, il furto di reliquie ha mere ragioni criminali: esse vengono rubate con scasso immesse nel mercato nero, o usate per chiedere riscatti.   È celebre il caso dell’ottobre 1991, in cui un trio di uomini armati  legati alla Mala del Brenta (l’unica, evanescente micromafia veneta) di Felice Maniero fece irruzione nella Basilica e trafugò la lingua di Sant’Antonio a Padova, reliquia veneratissima, fa scopo ricattatorio: l’intento era costringere lo Stato a liberare alcuni criminali detenuti e revocare sorveglianze speciali. Il furto della lingua di Sant’Antonio, in realtà, non è mai avvenuto, poiché i ladri scardinò e sottrassero per errore la reliquia del Mento. Dopo trattative e misteri, la reliquia del mento fu recuperata nei mesi successivi nelle campagne di Fiumicino, vicino a Roma. Il fatto ispirò anche un film di Carlo Mazzacurati La lingua del santo (2000).

Aiuta Renovatio 21

Nel 2017 il furto del cervello di Don Bosco a Castelnuovo Don Bosco ha scosso il mondo cattolico. L’ampolla contenente le cervella del santo venne sottratta dal retro della parete absidale della Basilica Inferiore del Colle Don Bosco, in provincia di Asti, proprio nel luogo natale del fondatore della congregazione salesiana. L’autore del furto era un pregiudicato di 42 anni di Pinerolo che aveva agito senza complici. Aveva preso di mira il reliquiario unicamente perché pensava che la struttura dell’ampolla fosse in oro zecchino e facilmente rivendibile sul mercato nero.   Una volta compreso che l’oggetto non era d’oro e non valeva nulla dal punto di vista materiale, l’uomo cercò di monetizzare il colpo provando a chiedere un riscatto di 50.000 euro ai Salesiani per restituirla. Grazie alle impronte digitali lasciate sul vetro protettivo della teca e al lavoro dei Carabinieri di Villanova d’Asti, supportati dal RIS di Parma, la reliquia venne localizzata. Fu ritrovata intatta il 15 giugno 2017 (13 giorni dopo il colpo), nascosta all’interno di una teiera di rame nella cucina del ladro. : Nel marzo del 2018 l’autore del furto è stato condannato in tribunale a due anni e venti giorni di reclusione.   Ha aspetti decisamente diversi – meno strettamente criminali, e più satanici – il fenomeno del furto delle reliquie.   Come riportato da Renovatio21, all’inizio di maggio dello scorso anno, in Francia, il tabernacolo della chiesa di Notre-Dame, a Livry-Gargan (Seine-Saint-Denis) è stato divelto e ritrovato a pochi metri dall’edificio. Il Santissimo Sacramento non è stato trafugato, a differenza di quanto accaduto nella chiesa Sainte-Trinité a Louvroil (Nord) dove sono scomparse le Ostie consacrate.   Tre mesi fa è emerso il caso di una coppia omosessuale che si sarebbe introdotta in 29 chiese per rubare ostie consacrate.   Un altro episodio sacrilego è avvenuto nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, in Oregon, dove è stato invece rubato il tabernacolo.   Anche l’Italia ha i suoi casi: ad aprile 2024  qualcuno è entrato di notte all’interno del Santuario di Ponte delle Pietra, a Perugia. È stato detto che l’effrazione aveva probabilmente l’intento di trafugare oggetti di arte sacra, tuttavia, ha scritto Renovatio 21 all’epoca, è lecito ipotizzare che l’obiettivo principale dei malviventi fosse quello di rubare le Ostie consacrate.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Chris06 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata  
 
Continua a leggere

Più popolari