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Il vescovo Schneider: i cattolici devono adorare Cristo, non l’ideologia LGBT o l’agenda climatica

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Intervenendo alla Catholic Identity Conference (CIC) a Pittsburgh il 4 ottobre, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato i fedeli durante un discorso tenuto sabato a non inchinarsi agli idoli moderni che si sono insinuati nella Chiesa cattolica, come l’ideologia LGBT o l’agenda sui cambiamenti climatici. Lo riporta LifeSite.

 

Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha sottolineato che in un periodo in cui il Primo Comandamento è spesso rifiutato persino dalla gerarchia ecclesiastica, i cattolici devono aggrapparsi a Nostro Signore Gesù Cristo e non offrire incenso a idoli moderni come il politicamente corretto, la «Madre Terra», gli iceberg e l’ideologia LGBT.

 

La dichiarazione di Schneider arriva poco più di un mese dopo il sacrilego pellegrinaggio LGBT in Vaticano all’inizio di settembre, che ha visto migliaia di cosiddetti «cattolici LGBT», molti dei quali con i loro «partner» dello stesso sesso, entrare in processione nella Basilica di San Pietro, e circa una settimana dopo la benedizione di un blocco di ghiaccio da parte di Papa Leone XIII durante un evento vaticano sui «cambiamenti climatici».

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«Il Primo Comandamento non ammette nemmeno la minima ambiguità e vaghezza. Un cattolico può riconoscere solo il culto della Santissima Trinità e di Cristo Re, il Dio Incarnato. Pertanto, un cattolico non può partecipare, nemmeno indirettamente, a nessun altro culto religioso», ha affermato il vescovo tedesco-centrasiatico.

 

«Un cattolico non può bruciare nemmeno il più piccolo granello d’incenso davanti alle immagini dei nuovi idoli, ad esempio, davanti all’idolo di una religione standard, davanti all’idolo… dell’opinione pubblica, del politicamente corretto, davanti all’idolo della cosiddetta “Madre Terra”, dell’idolo del cambiamento climatico, degli iceberg».

 

Finora il Vaticano di Papa Leone ha abbracciato pienamente l’attenzione del suo predecessore, Papa Francesco, sul cambiamento climatico e sulla «cura del creato», avendo proclamato una messa votiva ispirata all’enciclica Laudato Si’ e aperto un centro di formazione ecologica presso la villa papale di Castel Gandolfo.

 

Schneider ha continuato, osservando che molti ora si identificano come «cattolici LGBT» e ha sottolineato che i fedeli non devono mai piegarsi a questa ideologia.

 

I cattolici non possono inchinarsi «davanti all’idolo della cosiddetta ideologia o “comunità” LGBT, che assorbe persino il nome di “cattolici LGBT”, presentando i seguaci di tale ideologia come “comunità LGBT cattolica”», ha affermato il prelato. «Mentre le organizzazioni “LGBTQ”, in teoria e di fatto, sono impenitenti e orgogliose, negano il Sesto Comandamento di Dio, giustificano gli atti sessuali al di fuori di un matrimonio valido, giustificano concretamente il peccato di sodomia e fornicazione e promuovono uno stile di vita che contraddice l’ordine divinamente creato e la bellezza della natura e della ragione».

 

Schneider ha dichiarato a LifeSite che il pellegrinaggio LGBT è un evento «tragico» e «blasfemo» per il quale i fedeli devono riparare.

 

Il pellegrinaggio «non è stato solo tragico, è stato un evento blasfemo in uno dei luoghi più sacri della cristianità, la Basilica di San Pietro, tomba dell’Apostolo Pietro, e utilizzato come strumento per legittimare la sodomia e altre connotazioni con il tacito consenso della Santa Sede», ha affermato il vescovo. «Questo è così grave che non può essere lasciato senza chiedere perdono, riparazione ed espiazione a Dio».

 

 

 


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In precedenza, durante la conferenza, Schneider, insieme al vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas, al vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera, e al vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi, hanno guidato milioni di fedeli, di persona e virtualmente, nella preghiera di un atto di riparazione per l’«abominio» del pellegrinaggio LGBT seguito dal santo rosario.

 

Schneider ha ulteriormente sottolineato a LifeSiteNews l’importanza che Papa Leone XIII ripari il pellegrinaggio LGBT in Vaticano.

 

«Preghiamo affinché Dio dia» a papa Leone «la luce, la forza e il coraggio per fare questo», ha detto.

 

Il vescovo Eleganti è d’accordo: «La riparazione è importante. Dio è giustizia e verità; non è solo misericordia. (Dio) non prende questa ferita e dice: ‘Dimenticala, va tutto bene”», ha detto il prelato elvetico. L’abominio «ha bisogno di equilibrio, perché dietro ogni cosa c’è la verità di Dio e la Sua giustizia, quindi ha bisogno di riparazione».

 

«Sarebbe un mondo strano se un assassino non venisse punito. Abbiamo la sensazione che la giustizia abbia bisogno di riparazione, quindi deve andare in prigione. Altrimenti, la vita non può continuare normalmente», ha aggiunto. Quello che è successo in Vaticano è stato «una devastazione, una desacralizzazione, quindi necessita di un’espiazione, e quindi penso che abbia senso compiere un atto di riparazione».

 

Il vescovo Mutsaerts ha condiviso questi sentimenti: «quando succede qualcosa di grave, bisogna fare delle riparazioni, ed è quello che abbiamo fatto», ha detto.

 

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Concilio Vaticano II, mons. Viganò contro papa Leone

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha affidato a X un commento sulle recenti parole del papa riguardo il Concilio Vaticano II.   «Chi si aspettava un qualche esame di coscienza da parte di Leone dopo sessant’anni di immani disastri, è servito: Prevost ci invita a riscoprire l’indole profetica del Concilio Vaticano II – «aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa» – e ad attuarne con maggiore convinzione le riforme».   «Dinanzi alla rovina e alle macerie di sessant’anni di “primavera conciliare”, ammetterne il fallimento richiederebbe un minimo di buona fede purtroppo assente nei fautori della rivoluzione conciliare, i quali usarono come grimaldello un “concilio” per introdurre i principi rivoluzionari nella Chiesa Cattolica, provocando così la sua demolizione dall’interno» scrive il monsignore.  

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«Da Roncalli in poi, la presa di distanza della chiesa conciliare rispetto alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana è proseguita inesorabile, giungendo con Bergoglio a teorizzare la “sinodalità” come ultimo sfregio rivoluzionario al papato voluto da Nostro Signore» dice il prelato lombardo.   «Non stupisce che Leone, ultimo esponente della chiesa conciliare e sinodale, dichiari di voler “andare incontro all’umanità” proprio applicando l’unico “concilio” che invece di chiamare le pecore disperse nell’unico Ovile sotto l’unico Pastore come hanno fatto tutti i Sacrosanti Concili Ecumenici, ha invece aperto l’ovile, ne ha disperse le pecore e vi ha fatto entrare lupi e mercenari».   Non si tratta della prima condanna che monsignor Viganò emette contro il Concilio e i suoi seguaci di tutti i livelli.   «Chi aderisce consapevolmente a questo “concilio” si rende responsabile della demolizione della Chiesa Cattolica e ratifica con la propria complicità il golpe conciliare e sinodale» aveva tuonato l’arcivescovo pochi mesi fa.
Ancora quattro anni fa l’arcivescovo disse che «tutto ciò che il Concilio ha portato di nuovo si è rivelato dannoso, ha svuotato chiese, seminari e conventi, ha distrutto le vocazioni ecclesiastiche e religiose, ha prosciugato ogni slancio spirituale, culturale e civile dei Cattolici, ha umiliato la Chiesa di Cristo e l’ha confinata ai margini della società, rendendola patetica nel suo tentativo maldestro di piacere al mondo».

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Come riportato da Renovatio 21, in un’omelia del novembre 2024 Viganò dichiarò che i papi e i vescovi del Concilio Vaticano II «usarono il loro «concilio» non per combattere i nuovi errori, ma per introdurli nel sacro recinto; non per restaurare la sacra Liturgia, ma per demolirla; non per raccogliere il gregge cattolico intorno ai Pastori, ma per disperderlo e abbandonarlo ai lupi».   In un testo precedente fa Sua Eccellenza aveva scritto dell’«unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i «tradizionalisti radicali» non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».   La catastrofe non solo religiosa causata dal Concilio è stata spiegata in un’intervista ad una testata francese dello scorso anno: «La chiesa del Vaticano II, che ci tiene tanto a definirsi così in antitesi alla “chiesa preconciliare”, ha posto le basi teologiche alla dissoluzione della società. Tutti gli errori dottrinali del Concilio si sono tradotti in errori filosofici, politici e sociali dagli esiti disastrosi per le Nazioni cattoliche».

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Il cardinale Sarah critica la musica «scandalosa» e profana durante la messa e gli abusi liturgici

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Il cardinale Robert Sarah ha affermato che la liturgia «è diventata politicizzata», condannando l’uso di musica profana e gli abusi liturgici durante la Santa Messa. Lo riporta LifeSite.

 

Il cardinale Sarah ha fatto queste osservazioni durante due discorsi tenuti alla Princeton University nel novembre dello scorso anno. Il giornalista cattolico Edward Pentin ha recentemente pubblicato un resoconto dei discorsi sul National Catholic Register . La visita del cardinale africano negli Stati Uniti lo scorso anno è stata incentrata sulla pubblicazione del suo nuovo libro, The Song of the Lamb: Sacred Music and Heavenly Liturgy, scritto in collaborazione con il musicista ecclesiastico Peter Carter, direttore di musica sacra presso l’Aquinas Institute della Princeton University.

 

Il cardinale Sarah ha affermato che la liturgia della Chiesa è stata «troppo spesso strumentalizzata» e «politicizzata» negli ultimi decenni. Ha affermato che è «sbagliato» da parte dei leader della Chiesa «perseguitare ed escludere» i critici che denunciavano abusi liturgici.

 

L’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha ricordato l’armonizzazione del Novus Ordo Missae con la Messa tradizionale latina da parte di Papa Benedetto XVI e la sua sottolineatura che «ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro rimane sacro e grande anche per noi».

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Il cardinale ha affermato che l’abuso liturgico attacca la duplice natura e lo scopo della liturgia, vale a dire «rendere a Dio Onnipotente l’adorazione che gli è dovuta» e riconoscere che la liturgia «non riguarda ciò che facciamo noi», ma piuttosto ciò che Dio «fa per noi e in noi».

 

La liturgia «non è qualcosa che tu o io possiamo inventare o cambiare, anche se pensiamo di essere esperti o addirittura vescovi», ha affermato. «No. Dobbiamo essere umili di fronte alla sacra liturgia, così come ci è stata tramandata nella Tradizione della Chiesa».

 

Il porporato guineano ha sottolineato l’importanza della musica sacra nella liturgia, osservando che a volte è «perfino scandaloso» cantare o suonare nelle chiese musica che non sia di natura liturgica o sacra.

 

Citando papa Benedetto XIV, ha affermato: «per quanto riguarda la liturgia, non possiamo dire che un canto sia buono quanto un altro».

 

Il cardinale ha ricordato di aver imparato dai suoi genitori e dai missionari francesi venuti a evangelizzare il suo villaggio che non tutti i tipi di musica si adattano a ogni contesto e che la musica liturgica è riservata all’adorazione di Dio. Sapeva anche che, in quanto africano, la musica usata nella Santa Messa non deve essere «esattamente la stessa della musica della mia cultura», né necessariamente nella propria lingua. Cantava i canti tradizionali e ne imparava il significato «grazie alla più ampia tradizione cattolica in cui ci avevano immersi».

 

Il cardinale della Guinea ha spiegato che la musica sacra «ha una sua oggettività», radicata nella tradizione liturgica della Chiesa.

 

«Ciò significa che ciò che viene cantato nella liturgia può essere veramente definito il “canto dell’Agnello”, che loda e rende gloria a Dio Onnipotente e lo supplica per i bisogni del suo popolo», ha affermato il cardinale Sarah.

 

«Penso che se la musica che cantiamo nella sacra liturgia si conforma a questo criterio, possiamo veramente chiamarla ‘sacra’ e, in conformità con le disposizioni pertinenti dei libri liturgici, il canto gregoriano avrà sempre il posto d’onore».

 

La musica sacra, ha affermato il cardinale, «non è una ‘bella’ aggiunta alla liturgia; ne è una componente essenziale».

 

«Siamo creati per cantare le lodi di Dio Onnipotente per tutta l’eternità», ha affermato il Cardinale Sarah. «Facendolo nel modo più bello e bello possibile nella sacra liturgia in questa vita, prepariamo noi stessi e gli altri all’eternità – anzi, così facendo siamo in grado di vivere con maggiore fedeltà la nostra vocazione soprannaturale nelle circostanze quotidiane della nostra particolare vocazione, qui e ora».

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Immagine di François-Régis Salefran via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

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Catechesi di Leone XIV: Riscoprire il Concilio Vaticano II

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Nella sua prima catechesi del 2026, il 7 gennaio, Papa Leone XIV ha annunciato il programma del suo nuovo ciclo di catechesi, che «sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti». Il papa americano intende commentare i testi conciliari per «riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale».   Il Papa ha osservato che il 2025 ha segnato il 60° anniversario del Concilio Vaticano II, aggiungendo che coloro che hanno vissuto questo evento sono ormai scomparsi. Vuole quindi «riscoprirlo da vicino, non per sentito dire o interpretazioni, ma rileggendone i documenti e riflettendo sul loro contenuto».   Leone XIV considerava il Concilio Vaticano II come «il Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa». Cita a questo proposito tutti i papi del Concilio, da Giovanni XXIII a Francesco, compresi Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.   Da parte sua, ha così riassunto i contributi conciliari: «Il Vaticano II ha riscoperto il volto di Dio Padre che, in Cristo, ci chiama ad essere suoi figli; ha considerato la Chiesa alla luce di Cristo, luce delle genti, come mistero di comunione e sacramento di unità tra Dio e il suo popolo; ha avviato un’importante riforma liturgica ponendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il popolo di Dio».   «Allo stesso tempo», ha proseguito, «ci ha aiutato ad aprirci al mondo e a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’era moderna attraverso il dialogo e la responsabilità condivisa, come Chiesa che desidera abbracciare l’umanità, farsi eco delle speranze e delle ansie dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e fraterna».   Leone XIV ha aggiunto che «dobbiamo realizzare ancora più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale» e «restare attenti ai segni dei tempi, gioiosi araldi del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace».

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Una nuova interpretazione del Concilio Vaticano II?

Questo annuncio ha suscitato reazioni contrastanti. I lettori conservatori vi hanno visto un possibile ritorno all’«ermeneutica della continuità», tanto cara a Benedetto XVI, in contrapposizione a un’«ermeneutica della rottura», di cui il precedente papa era un esponente di spicco.   Altri hanno sottolineato il desiderio di «attuare più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale», e quindi di progredire sulla questione di questi «ministeri», particolarmente esaminata durante il Sinodo sulla sinodalità, in particolare la questione del diaconato femminile, ma anche di coinvolgere maggiormente i fedeli nella liturgia.   Resta da vedere cosa predicherà Leone XIV durante queste catechesi. Tuttavia, mentre tutti attendono la sua prima enciclica, che dovrebbe indicare la direzione del suo pontificato, ma per la quale non è stata ancora fissata una data di pubblicazione, questo annuncio suona certamente come un programma. E questo programma è il Concilio Vaticano II e il suo spirito «profetico».   Dal punto di vista del Sommo Pontefice: «avvicinandoci ai documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendone la profezia e l’attualità, abbracciamo la ricca tradizione della vita della Chiesa». Inutile dire che la speranza di vedere la vera Tradizione riconquistare il suo giusto posto a Roma è estremamente tenue.   L’unica domanda che ci si può porre è: dove si collocherà l’interpretazione di Leone XIV rispetto a quelle dei vari papi del Concilio? E quali nuovi sviluppi di questa «Terza Guerra Mondiale» dovremo lamentare nei prossimi decenni?   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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