Spirito
Il Vaticano sostiene l’ordine di espulsione della comunità della messa antica dalla diocesi neozelandese che si era opposta ai vaccini
Il Vaticano si è schierato dalla parte di un vescovo neozelandese che ha cacciato dalla sua diocesi una comunità di fedeli tradizionali, nonostante l’ordine pubblico neghi fermamente qualsiasi illecito. Lo riporta LifeSite.
Il 10 agosto, il vescovo Michael Gielen della diocesi di Christchurch ha pubblicato una lettera in cui annunciava che il Vaticano aveva formulato la sua decisione contro un ricorso presentato dai Figli del Santissimo Redentore (FSSR) in Nuova Zelanda, in seguito alla decisione sconcertante di Gielen di espellere la FSSR la scorsa estate.
Ora che il Vaticano sta rafforzando la sua mossa del luglio 2024, Gielen ha scritto che «pertanto, la revoca delle facoltà sacerdotali per i membri dei Figli del Santissimo Redentore nella Diocesi e la direttiva per la loro partenza rimangono valide. Ciò vale anche per quei sacerdoti arrivati dopo la pubblicazione dei decreti. Qualsiasi sacramento celebrato da un sacerdote senza facoltà è illecito».
La comunità della Messa latina della FSSR è stata fondata sulla piccola isola scozzese di Papa Stronsay nel 2012, mentre la sede in Nuova Zelanda risale al 2014 e una sede più recente nel Montana è stata fondata nel 2020.
La decisione della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (CIVCSVA, ora Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica) contro la branca neozelandese della comunità è stata presa all’inizio di agosto. Il Dicastero è stato fonte di controversie a causa della decisione di papa Francesco di nominare una religiosa a capo del Dicastero, creando difficoltà canoniche, che hanno spinto il Cardinale Angel Fernandez Artime a essere nominato pro-prefetto, in modo da avere il potere legale di emanare documenti dal Dicastero.
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«Chiedo a tutti i fedeli cattolici di accogliere questa decisione con comprensione e fiducia nella saggezza della Chiesa», ha aggiunto monsignor Gielen. «La mia preoccupazione principale rimane la salute spirituale e l’unità della nostra diocesi».
I precedenti pubblici risalgono al luglio 2024, quando Gielen ordinò alla FSSR di cessare il ministero pubblico entro 24 ore. Affermando che le misure erano «per il bene della Chiesa e dei fedeli», Gielen ordinò alla comunità di lasciare la sua diocesi, a quanto pare, entro 90 giorni. La sua decisione era stata presa a seguito di un’indagine vaticana della CIVCSVA, ma il vescovo Gielen non rese pubblico il motivo dell’indagine.
Per sostituire la Messa tradizionale quotidiana offerta dalla FSSR, monsignor Gielen ha istituito una Messa settimanale la domenica. Qualsiasi altra Messa pubblica celebrata dal Figlio secondo il vecchio rito «è illecita, cioè al di fuori delle regole della Chiesa», scrisse Gielen all’epoca, ripetendolo in seguito. Successivamente la FSSR ha presentato ricorso in Vaticano contro la sua decisione e il risultato di tale ricorso è stato recentemente reso noto.
Dalla pubblicazione dell’ordine di espulsione del vescovo la scorsa estate, i media locali si sono concentrati sulle accuse di esorcismi non autorizzati eseguiti dalla FSSR, suggerendo che ciò sia alla base della mossa del vescovo. I resoconti dei media hanno anche descritto la FSSR come una setta fiorente. Tuttavia, la FSSR ha fermamente e costantemente negato la veridicità di tali accuse, attribuendole allo «spirito di distruzione che sta prendendo di mira la cappellania e la nostra comunità religiosa», riporta LifeSiteNews.
«La verità è che i Figli del Santissimo Redentore non sono stati accusati di alcun crimine, né dalle autorità civili, né dalla diocesi di Christchurch, né dal Vaticano, nemmeno dopo le indagini. Le “raccomandazioni” del Vaticano non menzionano alcun crimine canonico commesso. La diocesi di Christchurch “si è rifiutata di dire esattamente cosa abbia scoperto l’indagine”, perché non ha trovato nulla!»
«La motivazione dichiarata dal vescovo Gielen (diversa da quanto suggerito dai pulpiti) era il suo desiderio di assegnare la cappellania della messa in latino a un altro gruppo, rendendo i nostri servizi non più necessari».
LifeSite scrive che fonti vicine alla comunità hanno suggerito che ci sia qualcos’altro in gioco. In particolare, l’opposizione pubblica della FSSR agli obblighi vaccinali contro il COVID-19, in un momento in cui i vescovi neozelandesi seguivano le direttive ufficiali del governo in materia. La FSSR è diventata famosa a livello nazionale per aver partecipato alle proteste contro i vaccini obbligatori, essendo l’unica comunità religiosa a farlo in modo così pubblico.
In un famoso discorso durante una di queste manifestazioni, padre Michael Mary, membro della comunità, aveva deplorato il fatto che la gerarchia ecclesiastica fosse «rimasta in silenzio» quando si era trattato di opporsi all’obbligo vaccinale. «Se non facciamo la cosa giusta, l’intero Paese sarà sottoposto a una tirannia che non avrà fine, continuerà con il comunismo e tutte le nostre libertà naturali, che ci sono state donate da Dio, ci saranno tolte».
Come riportato da Renovatio 21, in effetti durante la pandemia la Nuova Zelanda è piombata in una tirannia grottesca sotto il tallone della davosiana Jacinda Ardern.
La leadership della FSSR in questa questione ha portato alcuni membri vicini alla comunità a sospettare che monsignor Gielen sia motivato dal desiderio di espellerli a causa della loro leadership in questa questione in cui i vescovi hanno fallito, piuttosto che per altri motivi.
Nelle ultime settimane, la casa della comunità sulle colline è stata rasa al suolo da un incendio, che alcuni arrivano a ritenere come un possibile incendio doloso. I membri della comunità hanno inoltre subito un aumento della violenza e delle minacce, a seguito della campagna mediatica contro di loro.
In attesa della decisione del Vaticano, ora nota, la congregazione ha cercato di mantenere pacificamente la propria presenza nella diocesi. In un post del blog di un sito web collegato alla congregazione, si leggeva:
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«I sacerdoti e i monaci che celebrano la Messa in latino sono separati in una classe di persone diversa. Noi esistiamo solo nel livello più basso di un sistema a due livelli. Prima che la Santa Sede prendesse una decisione, la nostra presenza è stata rimossa dal sito web della diocesi di Christchurch; i nostri nomi sono stati cancellati dall’elenco ufficiale del clero e cancellati dall’elenco dei sacerdoti presenti, come riportato nell’Annuario del Clero della Nuova Zelanda».
Verso la fine del 2024, l’ordine aveva acquisito la storica chiesa anglicana di St. Albans, nella diocesi di Christchurch. Tuttavia, si trattava di una proprietà privata dell’ordine e non le veniva riconosciuto alcuno status ufficiale di chiesa. La chiesa è stata ribattezzata Mission Immaculata.
Il futuro della FSSR, dopo essere cresciuta come comunità internazionale stabilitasi in Nuova Zelanda, resta incerto, poiché il bizzarro ordine di monsignor Gielen sembra destinato a essere applicato a scapito dei religiosi della sua diocesi.
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Immagine di ChristchurchHistorian via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Mons. Schneider: un numero considerevole di leader della Chiesa ha perso la fede
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Spirito
Mons. Viganò: da Ambrogio a Maometto, il tradimento di Milano grida vendetta al Cielo
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella Festa del Corpus Domini.
Quam ergo mercedem accipias?
Omelia nella Festa del Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo
Vetustatem novitas, umbram fugat veritas, noctem lux eliminat.
Il nuovo mette in fuga il vecchio, la verità sbaraglia le ombre, la luce cancella la notte.
Sequentia Lauda Sion
La Santa Chiesa è oggi in festa per adorare e celebrare il suo Re Eucaristico, il Signore Sacramentato, la Santissima Eucaristia nella Quale è presente il Verbo Incarnato in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. L’ufficio divino del Corpus Domini, composto dal Dottore Angelico, è un tesoro di Fede e di Carità, il canto dell’anima per il magnum Mysterium, et admirabile Sacramentum.
Nel Convento di San Domenico Maggiore a Napoli è ancora oggi possibile visitare la cella in cui visse l’Aquinate dal 1272 al 1274 e vedere l’altare della cappella di San Nicola, al cui tabernacolo San Tommaso si accostava per ascoltarvi le parole che il divino Prigioniero gli suggeriva, e che poi avrebbero fatto parte del Proprio di questa festa.
Su quel medesimo altare era allora posta, entro una nicchia, l’icona del Crocifisso che miracolosamente gli disse: Bene dixisti de Me, Thoma. Quam ergo mercedem accipias? Hai scritto bene di Me, o Tommaso: cosa vuoi in ricompensa? Il Santo teologo rispose: Non aliam nisi Te, Domine! Nient’altro che Te, o Signore.
Quam ergo mercedem accipias? Cosa vuoi in ricompensa? Se il Signore ponesse anche a noi questa domanda, cosa Gli risponderemmo? E, prima ancora: potremmo sperare di sentirci dire: Bene dixisti de Me, per come abbiamo messo a frutto i doni che ci sono stati generosamente elargiti dalla magnificenza divina?
Certo, nessuno di noi può competere in erudizione e dottrina con San Tommaso d’Aquino. Ma certamente possiamo, con la grazia di Dio, averlo come nostro esempio di santità, di umiltà, di amore per il Verbo Incarnato presente nel Santissimo Sacramento. RispondiamoGli sempre: Nient’altro che Te, o Signore! Non voglio successo. Non voglio onori. Non voglio denaro, né piaceri, né chimere mondane. Non voglio piacere al mondo. Non voglio essere approvato dai potenti. Voglio solo Te, o Signore. Solo Te. Voglio Te somma Verità, voglio Te infinita Carità. Voglio Te Altare, Te Sacerdote, Te Vittima. Voglio Te come Cibo e come convitato, cibus et conviva.
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Panis angelicus fit panis hominum; dat panis cœlicus figuris terminum; o res mirabilis! Manducat Dominum pauper, pauper servus et humilis. Il Pane degli Angeli diventa pane degli uomini; il Pane del Cielo compie le antiche figure; quale meraviglia! Il povero, il servo e l’umile si nutrono del loro Signore, il Quale Si dà in nutrimento: Ego sum panis vivus qui de cœlo descendi (Gv 6, 51). Sono Io il Pane vivo disceso dal cielo: lo ha dichiarato il divin Maestro alle folle presso il lago di Tiberiade, dopo aver moltiplicato miracolosamente cinque pani e due pesci con cui sfamare cinquemila persone. Quei cinque pani non erano sufficienti: Non in solo pane vivit homo sed omni verbo, quod procedit de ore Dei (Mt 4, 4). Ed è proprio il Verbo che procede dalla bocca di Dio che Si comunica nel Santissimo Sacramento dell’Altare, nel Santo Sacrificio della Messa.
Se questo mondo ribelle non è stato spazzato via dall’ira di Dio, è perché vi è ancora chi mostra adorazione e gratitudine verso questo miracolo di Carità e di Fede, raccogliendosi in preghiera dinanzi al tabernacolo o prostrato davanti all’Ostia raggiante nell’ostensorio. Persone sconosciute, che non compaiono sui bollettini parrocchiali o sul settimanale diocesano perché “non fanno notizia”; perché non rivendicano diritti, se non quello di rimanere cattolici, apostolici e romani, nonostante i loro indegni Pastori.
Da più sessant’anni la rivoluzione permanente del Vaticano II ha inferto un colpo durissimo alla vita stessa del corpo ecclesiale. La perdita della Fede nel popolo cristiano è la diretta conseguenza, pianificata e ostinatamente perseguita, di un piano di dissoluzione che non poteva non colpire il Santissimo Sacramento, la Santa Messa, il Sacerdozio.
Questa crisi, fratelli carissimi, è il frutto avvelenato di decenni di sistematica demolizione da parte di chi invece avrebbe dovuto combattere e morire per difendere il Depositum Fidei. E questo ha moltiplicato i sacrilegi e le profanazioni della Santissima Eucaristia, al punto da giungere a far mangiare ai cani l’Ostia santa senza che ciò comporti alcuna riparazione né tantomeno la scomunica. Non mittendus canibus, abbiamo cantato poco fa.
La rivoluzione conciliare ha distrutto la Messa cattolica; ha cancellato il rispetto verso il Tremendum ac vivificum Sacramentum; ha imposto l’amministrazione sacrilega della Comunione sulla mano e in piedi; ha oscurato il dogma della Presenza Reale; confinato il Tabernacolo in un angolo della chiesa, demolito altari e balaustre; indotto i fedeli a considerare il Re Eucaristico come un simbolo di umana fraternità, come un pretesto di autocelebrazione della comunità; ha svuotato Seminari e chiese, decristianizzato la società, demolito la Fede dei Cattolici.
Ma se la chiesa conciliare e sinodale tollera ed anzi incoraggia le liturgie più irriverenti e autorizza la Comunione agli indegni in stato di peccato pubblico in nome dell’inclusività e del dialogo, altrettanta larghezza e comprensione non trova spazio per i Cattolici, ridotti a mendicare una Messa celebrata degnamente da un sacerdote che vi creda, quasi si trattasse di un’eccentricità da compatire, se non un indizio di pericolosa sedizione.
Ecco perché siamo riuniti in questa cappella privata, in questa «chiesa domestica» che ho benedetto prima della Messa. Ecco perché ci stiamo adoperando per garantire l’amministrazione dei Sacramenti, impartiti da sacerdoti perseguitati e cancellati.
Abbiamo visto ammettere i pubblici peccatori alla sacra Mensa con Amoris Lætitia e Fiducia Supplicans volute da Bergoglio che a Buenos Aires, fece murare l’Ostia di un miracolo eucaristico affinché non fosse esposta all’adorazione. E proprio in questi giorni l’Arcivescovo di Milano ha soppresso la processione del Corpus Domini per le vie della città, invocando pretestuosamente il problema del traffico e la presenza dei turisti come ostacolo invalicabile all’uscita del Re Eucaristico in un mondo che mai come ora dovrebbe tornare in ginocchio ai piedi del Signore.
Mentre Milano, insieme a tutte le città del nostro Vecchio Continente, si è trasformata in bivacco di orde di migranti per lo più mussulmani, violenti e spesso criminali; mentre abbiamo visto lo stesso sagrato del Duomo di Milano trasformarsi in una moschea a cielo aperto; mentre la Diocesi di Milano si sta adoperando con ecumenico entusiasmo all’edificazione di un tempio politeista (il cosiddetto «Monastero Ambrosiano»), ecco che il Successore di Sant’Ambrogio e di San Carlo, Mario Delpini, ripete le parole con cui Simone rispose alla serva che lo riconobbe come discepolo del Nazareno: Non Lo conosco (Mc 14, 67).
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Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli. Delpini sopprime una processione che ebbe luogo anche durante la Guerra, ma che dinanzi alla farsa pandemica o al turismo deve rispettosamente farsi da parte. Milano: da Ambrogio a Montini, da Schuster a Delpini, da Nostro Signore a Maometto, dal Corpus Domini al gay pride. Un tradimento che grida vendetta al Cielo.
Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra? (Lc 18, 8) Troverà chi ancora crede nell’Augustissimo Sacramento, chi ancora Lo adora, chi ancora Lo riceve degnamente confessato e in grazia di Dio? Troverà ancora chi professa e celebra il Santo Sacrificio, chi ne riconosce i fini latreutico, eucaristico, propiziatorio e impetratorio? Sì, carissimi fedeli: e saranno i pochi rimasti fedeli, quelli che oggi sono additati come ribelli, scomunicati come eretici e scismatici, mentre una gerarchia infedele ammette alla Comunione anglicani e protestanti, concubinari e sodomiti.
Per questo la conservazione della Messa Cattolica è così importante. Per questo è così importante perpetuare il Sacerdozio e moltiplicare gli apostolati in questi tempi di persecuzione. Per questo è così importante che ciascuno di noi si accosti con le dovute disposizioni a ricevere il Signore nella Santissima Eucaristia.
Facciamo nostra la preghiera dell’Angelo della Pace, apparso ai tre pastorelli di Fatima nel 1916:
Mio Dio, io credo, adoro, spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano. Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, io Ti adoro profondamente e Ti offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi ed indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Cuore Santissimo e del Cuore Immacolato di Maria, Ti domando la conversione dei poveri peccatori.
E così sia.
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Immagine di Ștefan Jurcă via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Spirito
Parere di un esperto di diritto canonico sulla possibile scomunica dopo le consacrazioni
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