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Militaria

Il piano di integrazione tra gli eserciti statunitensi e israeliani è il piano di Netanyahu

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Il deputato USA dell’Indiana Marlin Stutzman ha pubblicato prova che il progetto istituzionale di fusione militare e di Intelligence tra USA e Israele (Sezione 224 del National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2027) reca con sé l’impronta evidente del premier dello Stato Ebraico Beniamino Netanyahu. Lo riporta il Middle East Monitor.

 

Lo Stutzman ha pubblicato sul sito web del suo ufficio una lettera di Netanyahu in cui «si rivela che la transizione verso l’abbandono degli aiuti militari americani a Israele non è una riforma guidata dagli Stati Uniti, bensì un’iniziativa israeliana presentata al Congresso per essere approvata a livello legislativo» scrive MEE. «Il suo scopo non è ridurre il coinvolgimento americano con Israele, ma sostituire l’assistenza finanziaria visibile con una forma di integrazione militare molto più profonda e meno trasparente».

 

Nella lettera, Netanyahu scrive di essere «incoraggiato» dal sostegno di Stutzman a un piano per «sviluppare un nuovo memorandum d’intesa con il governo degli Stati Uniti» che ridurrà «l’assistenza militare finanziaria statunitense nel prossimo decennio» e la sostituirà con «un nuovo quadro di cooperazione congiunta in materia di difesa, sviluppo congiunto, produzione congiunta e investimenti reciproci» in settori quali la difesa missilistica avanzata, l’Intelligenza Artificiale, i sistemi senza pilota, la sicurezza informatica e le piattaforme militari di nuova generazione.

 

Lo Stutzmanno ha incontrato il Netanyahu a Gerusalemme il 27 maggio, una settimana prima di presentare una risoluzione «per far sì che la relazione tra Stati Uniti e Israele si allontani da un modello di tradizionale assistenza estera e si avvii verso una nuova era di cooperazione reciproca, investimenti congiunti e sviluppo condiviso».

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L’ufficio dello Stutzman ha affermato che la risoluzione è stata presentata dopo l’incontro e dopo che Netanyahu aveva espresso il suo «entusiastico sostegno» alla proposta di legge. Tale sequenza suggerisce che la legge non sia stata semplicemente un’iniziativa del Congresso appoggiata da Israele, ma un’iniziativa israeliana veicolata attraverso il Congresso.

 

La decisione di porre fine agli aiuti statunitensi è stata accolta con favore da alcuni come un segno dell’autosufficienza di Israele e della riduzione dell’esposizione finanziaria degli Stati Uniti verso un Paese che rischia l’isolamento internazionale e procedimenti per crimini di guerra. Questa interpretazione è tuttavia contraddetta dal contenuto della lettera e da una legislazione parallela in fase di approvazione al Congresso facendo riferimento alla Sezione 224, scrive EIRN.

 

«Soprattutto, gli Stati Uniti e Israele sono uniti contro il totalitarismo e a favore della libertà. Siamo legati dai valori occidentali condivisi che hanno costruito entrambe le nostre nazioni. Finché questi valori saranno minacciati, li difenderemo fianco a fianco», ha dichiarato lo Stutzmanno.

 

«L’alleanza sta entrando in una nuova era. Questa risoluzione afferma che gli Stati Uniti sono al fianco di Israele non per obbligo, ma per una forza e un interesse strategico condivisi. Israele è giunto a un punto in cui le nostre nazioni dovrebbero contribuire in egual misura e condividere equamente i risultati».

 

Secondo il Washington Post, la risoluzione di Stutzman «riflette in parte la preoccupazione dei più ferventi sostenitori di Israele negli Stati Uniti, secondo cui il sostegno al Paese sta diminuendo e si deve trovare un modo per confutare l’affermazione che i contribuenti americani stiano finanziando le guerre di Israele».

 

Lo Stutzman ha dichiarato al WaPo che l’obiettivo della risoluzione, accolta con favore da Netanyahu, è quello di inviare un messaggio «al resto del mondo, ovvero che Israele non si appoggia solo all’America». «Semplicemente, il rapporto sta cambiando e crescendo, e Israele sta dimostrando al mondo di essere in grado di cavarsela da solo», ha affermato il deputato. «Anche se in futuro avremo una solida partnership con loro, questa avrà una forma diversa».

 

Come riportato da Renovatio 21, in una notizia uscita in USA in apparente contraddizione con il progetto di integrazione militare e spionistica tra lo Stato Giudaico e gli Stati Uniti, il Pentagono avrebbe innalzato al massimo livello l’allerta per lo spionaggio israeliano.

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Militaria

L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi

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L’India sta riprendendo la fabbricazione dei caccia multiruolo russi Su-30MKI, che rappresentano il nucleo della sua aeronautica militare.   Come riferito dall’Economic Times, la Hindustan Aeronautics Limited (HAL) costruirà 12 nuovi aerei da combattimento nello stabilimento di Nashik destinati all’aeronautica militare indiana, per un importo di 1,3 miliardi di dollari.   Al momento l’aeronautica militare indiana (IAF) dispone di circa 260 Su-30MKI e i nuovi esemplari andranno a rimpiazzare quelli perduti in incidenti nel corso degli anni.   Lo stabilimento HAL di Nashik ha storicamente realizzato aerei da combattimento russi su licenza e produce anche il velivolo da combattimento leggero (LCA) indiano. La produzione dei modelli MKI era stata sospesa nel 2020-2021, una volta completate tutte le consegne ordinate alla Russia.   I nuovi velivoli incorporeranno oltre il 50% di componenti di fabbricazione nazionale e saranno allineati agli aggiornamenti dei Super Sukhoi dell’Aeronautica Militare Indiana.   Il primo Su-30MKI è entrato in servizio nell’Aeronautica Militare Indiana (IAF) nel 2002. La versione MKI è stata sviluppata specificamente secondo le esigenze indiane e integra sistemi e avionica di produzione nazionale, oltre a sottosistemi di origine francese e israeliana.   Nel tempo l’India ha introdotto miglioramenti all’avionica e alla suite elettronica del Su-30MKI, rendendo l’aereo più efficace e letale. L’Aeronautica militare indiana ha inoltre montato sulla piattaforma il BrahMos-A, la variante aviolanciata del missile da crociera supersonico russo-indiano.

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Durante lo scontro armato con il Pakistan dello scorso anno, noto come Operazione Sindoor, l’aeronautica militare indiana (IAF) ha utilizzato questi velivoli per assicurare copertura aerea alle formazioni d’attacco indiane. Gli aerei hanno anche impiegato missili BrahMos contro basi aeree strategiche e centri di comando in Pakistan.   La cellula di base del Su-30MKI, caratterizzata da alette canard e motori a spinta vettoriale, è stata esportata in altri Paesi sotto diverse sigle personalizzate. In Algeria opera con la variante Su-30MKA. In Malesia vola la variante Su-30MKM. In Russia è stata approntata la variante Su-30SM (Seriyniy Modernizirovanniy), ampiamente basata sulle tecnologie introdotte dal modello indiano.   Altri Paesi come Cina, Vietnam, Venezuela e Indonesia possiedono versioni differenti del Sukhoi Su-30 (come il Su-30MKK o il Su-30MK2), che sono prive di alette canard e vengono prodotte da uno stabilimento russo differente (KnAAPO anziché Irkut)  

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 Immagine di Rommel Sharma via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International   
 
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Militaria

Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA

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Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.

 

La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.

 

Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.

 

Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.

 

Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.

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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.

 

I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».

 

Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.

 

È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).

 

L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.

 

I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.

 

Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.

 

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Droni

La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico

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La pratica ucraina di assegnare punti agli operatori di droni per l’uccisione di soldati russi è stata definita «macabra» e inquietante dal maresciallo dell’aeronautica SIr Richard Knighton, il più alto ufficiale militare britannico.   Il Knighton, capo di Stato maggiore della difesa del Regno Unito, ha espresso queste valutazioni in un saggio apparso martedì su Heywood Quarterly, a seguito di una visita a un’unità di droni ucraina attiva nei pressi della città di Krasnoarmeysk (nota in Ucraina come Pokrovsk), riconquistata dalla Russia nel dicembre 2025.   Il capo di Stato maggiore britannico definito «vertiginosa» l’evoluzione della guerra moderna, sottolineando come l’esercito ucraino utilizzi filmati ripresi dai droni, analizzati su schermi e trasformati in punteggi di uccisione.   «Sospetto che, come me, molti troveranno questa gamificazione dell’uccisione scomoda, persino macabra», ha scritto Knighton, osservando che le uccisioni vengono classificate in base alla tipologia del bersaglio – dai pezzi di artiglieria ai soldati nemici – e che a ciascuna di esse corrisponde un valore in punti, spendibile dagli operatori per ottenere nuovi droni tramite un marketplace che «ha l’aspetto e la sensazione di un qualsiasi altro negozio online».

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Il programma, denominato Bonus Esercito dei Droni, è stato avviato nella primavera del 2025 da Mikhail Fedorov, allora ministro della trasformazione digitale. Secondo le regole del sistema, le unità di droni devono documentare l’uccisione di soldati russi o la distruzione di equipaggiamenti. In cambio ricevono punti che fungono da valuta militare, utilizzabili dai comandanti per acquistare materiali su una piattaforma di e-commerce statale riservata chiamata Brave1 Market, definita da Fedorov «l’Amazon della guerra».   Nel 2025 Fedorov dichiarò che un drone FPV leggero costava inizialmente due punti, mentre un modello Vampire più pesante ne richiedeva 43. Il sistema attribuisce alla vita di un soldato russo un valore di soli 12 punti, rispetto ai quattro precedenti. Gran parte dei punti viene assegnata sulla base di filmati ripresi dai droni che ritraggono gli ultimi istanti di vita dei soldati russi.   Il meccanismo prevede anche una classifica dei migliori abbattimenti, sebbene tenga conto delle unità di droni e non dei singoli operatori. A gennaio Fedorov ha premiato i migliori in una cerimonia che richiamava un torneo di e-sport.   L’ex procuratore ucraino Gynduz Mamedov ha messo in guardia dal rischio che il nuovo sistema possa disumanizzare gli operatori dei droni. «Vogliamo che la nostra gente torni dalla guerra come esseri umani, non come macchine per uccidere», ha dichiarato, secondo quanto riportato da TIME.   Funzionari russi hanno accusato Kiev di disumanizzare soldati e civili russi, facendo riferimento a episodi di tortura e abusi. Anche alti funzionari ucraini hanno rilasciato dichiarazioni in cui invocavano l’uccisione dei russi.   Come riportato da Renovatio 21, il Knightone a dicembre aveva dichiarato in una conferenza che le possibilità di uno scontro diretto con le forze russe sul suolo britannico non sono «zero» ipotizzando una mobilitazione traumatica per i cittadini britannici.   «È essenziale che più persone siano pronte a combattere per il proprio Paese», ha affermato Knighton, aggiungendo che la risposta alle minacce moderne «deve andare oltre il semplice rafforzamento delle nostre forze armate» e coinvolgere ogni parte della società britannica. «Figli e figlie. Colleghi. Veterani… tutti avranno un ruolo da svolgere. Per costruire. Per servire. E, se necessario, per combattere. E sempre più famiglie capiranno cosa significa il sacrificio per la nostra nazione».

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Immagine di Andrew Wheeler via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
 
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