Spirito
Il Natale degli orfani della Signora Blu
Con una puntualità che rivaleggia con le repliche televisive italiane della pellicola Una poltrona per due alla vigilia di Natale, anche quest’anno Renovatio 21 ripropone il suo tradizionale racconto natalizio, a vantaggio di chi ancora non lo conosce e di chi desidera rileggerlo. Le storie dei bambini della Signora Blu continuano, persino in questo 2025 che si avvia al termine, a stupirci, a interrogarci, a toccarci nell’intimo. Il cielo è crollato, demoni spaventosi scorrazzano liberi, e noi aspettiamo che una donna e un bambino vengano a salvarci. Buon Natale ai nostri cari, stupendi lettori.
Natale: nell’immaginario che ciascuno si porta dietro dall’età infantile, c’è una buona dose di storie a base di bambini senza casa abbandonati al freddo e alla crudeltà della società sino alla redenzione fiabesca: la piccola fiammiferaia, i bambini di Dickens, l’orfanella e le stelle d’oro, la stessa leggenda di San Nicola poi trasformatosi nella persistenza della cultura popolare nel tizio chiamato «Babbo Natale».
Mi sono talvolta chiesto, specie durante il Santo Natale quale idea del Creatore e del creato possa avere un bambino orfano, cioè un piccolo essere umano al picco della sua immaginazione – e quindi della sua devozione potenziale. Come l’innocenza può spiegarsi l’ammasso di dolore ed irrazionalità di un mondo tremendo, se non è neanche minimamente schermata dalla presenza dei genitori?
Una risposta mi arrivò, tempo addietro, dalla lettura di un articolo di un giornale statunitense.
Nel giugno 1997 la giornalista Linda Edwards pubblicò una storia nel Miami New Times con il titolo Myths Over Miami («Le leggende sopra Miami») in cui elencava una serie di racconti vividi uditi da bambini senzatetto della grande città della Florida.
La Edwards intervistò i piccoli vagabondi nei rifugi dei barboni e lungo le strade, facendo una scoperta sensazionale: una mitologia, una religione segreta sorprendentemente coerente era stata elaborata con grande dettaglio dal mondo degli orfani. Secondo la giornalista, questa sorta di canone teologico era condiviso da tutti i bambini senzatetto di età inferiore ai 10 anni, e probabilmente – scriveva – non solo a Miami, ma in tutti gli Stati Uniti, con esempi da Chicago e Oakland, in California.
Queste storie rappresentavano, e rappresentano tuttora, «un esempio eclatante di “poligenesi”, termine usato dagli studiosi di folclore per designare l’apparizione simultanea di storie vivide e simili in luoghi lontani fra loro». Un caso che conferma idee come quella dell’inconscio collettivo proposto da Carl Gustav Jung.
Trasmessa per via orale da bambini nei rifugi per homeless, tale religione – a cui talvolta ci si riferisce come secret stories, «storie segrete» – era un miscuglio ricco e bizzarro, carico di orrore e pericolo imminente. Agli occhi dello studioso delle religioni essa appare come uno strano, struggente, disperato culto gnostico. Le leggende si accompagnavano a rituali e credenze per evocare o contenere le forze demoniache, che erano tremende e quotidianamente attive nella vita di strada.
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11 settembre in Paradiso
Secondo l’articolo, questi bambini credevano che la notte di Natale di qualche anno prima i demoni avessero assaltato il cielo, mandando in frantumi il palazzo di marmo di Dio e facendolo fuggire; da allora Dio non era mai più tornato, di lui non si hanno notizie, forse è esiliato da qualche parte. Di conseguenza, sono rimasti solo gli angeli a difendere ciò che era rimasto del Cielo e della Terra dopo questo repentino golpe demoniaco.
Il disastro – una sorta di 11 settembre in Paradiso – fu tenuto segreto dal resto del mondo, ma i bambini senzatetto furon stati allertati dai parenti morti che, come spiriti, avevan il compito di trasmettere la notizia. In particolare, i genitori o i fratelli morti, per il credo degli street children, appaiono in alcuni momenti per guidare i vivi: non vengono dall’aldilà.
Tali spiriti (i bimbi evitano la parola ghost, che secondo loro richiama baggianate della cultura popolare come il fantasmino Casper, preferendo sempre il termine spirit) nel quale la religione degli scugnizzi americani non crede, al massimo risiedono in una sorta di campo di base degli angeli da qualche parte nelle foreste paludose delle Everglades, un luogo magico custodito da alligatori giganti che divorano gli intrusi e dove scorre un fiume di acqua limpida, fredda e potabile.
Per assicurarsi che i cari defunti arrivassero lì, una foglia di palma fresca doveva essere posta sulle loro tombe per fungere da pass per l’ingresso nell’accampamento angelico.

L’orfano Andre disegna la base degli angeli nelle Everglades, con un fiume gelido di acqua potabile e immensi alligatori a fare da guardiani
I parenti morti agiscono quindi come intermediari tra gli angeli e i bambini, portano notizie dalla battaglia contro i demoni. Questi spiriti hanno le esatte fattezze di quando erano vivi, persino indossano i medesimi vestiti, ma possiedono intorno a loro lievi aureole colorate. All’inizio, uno spirito non può che muovere le labbra senza produrre suoni, ma alla fine, mentre imparano a comunicare dal mondo degli spiriti, possono essere ascoltati, avvertendo e consigliando i bambini. Un bambino ha raccontato di suo cugino morto manifestandosi per congratularsi con lui per aver vinto una gara di spelling in un rifugio, per poi mostrargli una scorciatoia per la sua scuola elementare che evitava i branchi di ubriachi e avvertendolo della fuga di Satana dalla sua prigione.
Un altro caso straziante è quello di Miguel, un bimbetto di otto anni. Suo padre, un immigrato nicaraguense, faceva il turno di notte in una stazione di servizio di Miami. Miguel camminava sempre per strada da solo per portare a suo padre una bibita proprio prima di andare a letto, così da fare due chiacchiere con il papà. Poi una notte il padre fu assassinato: «la polizia dice che i ladri hanno lasciato dei fiammiferi accesi sopra di lui prima di ucciderlo», ricorda Miguel.
La madre di Miguel non parlava inglese ed era analfabeta. Spesso veniva pagata meno di due dollari l’ora per i lavori temporanei che poteva trovare a Little Havana (lavare i pavimenti dei negozi, lavare i piatti nei ristoranti). Dopo la morte del marito, perse il suo appartamento. A prescindere da dove dormissero Miguel e la sua famiglia orfana (i bancali di una chiesa, un letto di rifugio, un marciapiede), lo spirito di suo padre appariva, insanguinato e bruciato in ogni parte del corpo da minuscole fiammelle.
Gli insegnanti di Miguel lo acchiappavano spesso mentre scappava dalla sua scuola nel centro di Miami, con i suoi piccoli pugni pieni di verdi foglie di palma, determinato a trovare la tomba di suo padre. Quando alla fine un assistente sociale lo portò al cimitero, Miguel si rifiutò di offrirle spiegazioni. «Ho bisogno di mio padre per trovare gli angeli» disse Miguel alla Edwards in una struttura caritatevole dell’Esercito della Salvezza situata vicino al quartiere di Liberty City. «Andrò lì quando verrò ucciso».
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Satana e le porte dell’Inferno
Come risultato della scomparsa di Dio, i demoni trovarono delle «porte d’accesso» al mondo umano. I bambini credono che questi portali si nascondano in frigoriferi abbandonati, Jeep Cherokees con finestre oscurate, specchi e «la città fantasma», cioè come essi chiamano un cimitero nella contea di Dade. Attraverso le «porte», i demoni (chiamati proprio in questo modo: ogni wicked spirit, «spirito cattivo», è definito «demone») vengono a sfamarsi: essi si cibano delle emozioni disforiche degli umani. Gelosia, odio e paura.
Satana aveva un odio speciale per Miami a causa di un’umiliazione che aveva sofferto lì mentre era in perlustrazione alla cerca di porte di accesso per i suoi demoni. Satana non ebbe problemi ad infiltrarsi tra la gente benestante di South Beach, nonostante fosse coperto di scaglie d’oro e d’argento; i bimbi ritengono che «la gente ricca talvolta può essere davvero stupida e venire fregata». Il demonio trovò una delle sue possibili bocche dell’Inferno sotto un edificio sul lungo di Ocean Drive, l’Hotel Colony.
Tuttavia, mentre era intento a corrompere il proprietario con 10 Mercedes, Satana fu catturato dagli angeli e intrappolato sotto il fiume che scorre attraverso Miami. A causa di questo, la sua pelle diventò di colore bordeaux, le corna crebbero dalla sua testa e il fiume bollì e si trasformò in sangue, mentre le urla spettrali dei bambini che aveva assassinato risalirono dalle sue profondità.

Il Colony Hotel, dove gli angeli vanno a cibarsi delle luci dei neon. [Credit Jason Ferguson (CC BY-NC-ND 2.0)]
Ma, dicono le storie segrete, Satana non rimase intrappolato a lungo. Scappò dalla sua prigione fluviale per tornare alla sua opera di devastazione. Allineati contro l’esercito di demoni erano gli angeli, che amano i neon abbondanti di Miami perché ne mordicchiano la luce per permettere loro di volare.
Le pallottole della Signora Blu
La principale figura di questo esercito di creature del bene è la Blue Lady, che ha la pelle pallida e vive nell’oceano; non può usare il suo potere per contrattaccare i maligni liberamente, però, perché a causa di un incantesimo demoniaco bisogna conoscere il suo nome segreto per riuscire ad evocarla – e purtroppo in pochi conoscono quel nome.
«Se tu e i tuoi amici siete su un angolo di una strada quando una macchina viene sparando proiettili e un bambino urla il suo vero nome, tutti saranno al sicuro – racconta una delle fonti di Linda Edwards, un bimbetto di nome Andre – anche se le pallottole ti strappano la pelle, la Blue Lady le fa cadere a terra. Lei può parlare con noi, anche senza che venga pronunciato il suo nome. Lei dice “tieni duro”».
Un’altra ragazza ha descritto di aver visto la Signora Blu, con fiori che scendono dalle sue braccia, e i disegni dei bambini spesso la mostrano mentre protegge i bambini sparando con la rivoltella a demoni e gangster.
Una volta che hanno visto la faccia di un bambino, sia la Blue Lady che i demoni possono sempre trovarli di nuovo. Lo stesso vale per gli spiriti. I bambini vivevano nella paura della più terrificante figura in questa orda di demoni. Essa era chiamata con una espressione spagnuola: La Llorona, cioè «colei che piange». È conosciuta anche come Bloody Mary, un demone di tale potenza da essere temuta dagli angeli e persino dallo stesso Satana.
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La madre sanguinaria
La Llorona, o Bloody Mary, piange sangue o lacrime nere da orbite vuote e si nutre del terrore dei bambini. Credevano che se si svegliassero di notte e la vedessero, sarebbero stati segnati a morte. Una bambina di 10 anni di nome Otius, descrisse come Bloody Mary predava i bambini: «Alcune ragazze senzatetto sentono le unghie graffiare sulla pelle delle loro braccia. La loro mano sembra un fuoco rosso. È Bloody Mary che le trascina in schiavitù – facendole entrare nelle gang, facendole divenire pazze».
Bloody Mary può essere evocata in una stanza buia cantando il suo nome davanti a uno specchio cosparso di acqua dell’oceano; e quando arriva, fa esplodere i vetri mutilando le sue vittime prima di ucciderle. I bambini credevano che portasse un rosario rosso che usava come arma, colpendo i bambini in faccia per ucciderli. I bambini credevano anche che lei fosse la grande alleata di Satana. Secondo le storie segrete, aveva ucciso il suo stesso bambino e aveva quindi giurato di uccidere tutti i bambini umani.
C’era tuttavia una solida speranza: su 1.000 ragazze senzatetto, una era definita la Special One, una bambina intelligente, coraggiosa, pura, una bambina che poteva fungere da esempio per le altre. Bloody Mary non poteva toccarla, e in sua presenza fuggiva, lasciando intravedere un volto grazioso e luminoso nella sua scia, cioè l’immagine di come era prima che fosse consumata dal male.
In una allucinante, rivoltante distorsione blasfema, i bimbi credevano che Dio, negli ultimi giorni prima di fuggire dal Cielo, fosse stato quasi sopraffatto da tutte le crisi sulla Terra create da Bloody Mary, e questa distrazione le permise di prendere d’assalto le mura con il suo esercito di demoni e cacciare fuori Dio; ma che non era solo questo che fece fuggire Dio – lo fece, impazzito dal dolore, quando realizzò la vera identità di Bloody Mary: la Madre di Cristo. Era così sconvolto, che era fuggito per non farsi più trovare.
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Metafora per il lettore
Questa storia è disturbante quanto spettacolare, tanto che dopo una decade l’articolo è riemerso in piena era social media con migliaia di condivisioni, forum in rete che fanno le pulci all’articolo (molti lo ritengono un falso). Ci sono echi di altre credenze nella religione degli orfani – il nome Bloody Mary e la sua evocazione sono storielle di paura familiari ai bambini in tutto il mondo occidentale, mentre Blue Lady assomiglia a Yemaya, una dea Santeria cubana, ed Erzulie, uno dei Loa del Vudù; nulla di simile a una mitologia coerente a livello nazionale tra i bambini tuttavia era stata rivelata prima.
Gli scrittori di romanzi immediatamente vi si ispirarono. Stephen King usò alcuni aspetti della storia in uno dei suoi libri. L’autrice fantasy Mercedes Lackey vi basò sopra un libro, Mad Maudlin. La (quella sì demoniaca) Disney acquistò i diritti dell’articolo della Edwards nel 2000, al fine di realizzare un film (che ancora non si è visto) tramite la mano del «maestro dell’horror» (ah, Topolino!) Clive Barker, un omosessuale capace di fantasie particolarmente cruente come visibile in Hellraiser.
Tuttavia, non è fiction quello che questa storia ispira a me.
Questa religione degli orfani è, per l’appunto, la religione di un popolo innocente e abbandonato. Un popolo tradito, sotto costante attacco del male, un popolo i cui difensori vivono in riserve indiane; un popolo che in qualche modo resiste alla lusinga del male che appare il vincitore materiale della storia della creazione.
È un credo disperato sino alla perversione, perché divenuto cieco, privo di riferimenti, dove il vertice ha misteriosamente abdicato alle sue sacre responsabilità, e la figura della madre diventa orrenda assassina prima del suo stesso figlio e poi dei figli dell’uomo tutti…
Caro lettore, cosa ti ricorda tutto questo? Davvero non riesci a vederlo?
Viviamo un incredibile momento, taciuto da tutti, dove le forze del male hanno preso il Sacro Palazzo, dove il capo umano è fuggito, dove la Madre (l’istituzione era chiamata anche così, Madre Chiesa, prima che accettasse il gender con l’Amoris Laetitia) è diventata massacratrice di Cristo in riti in cui oltraggia il Suo corpo nel modo più osceno, e assassina materiale dei bambini, quando, come con l’avallo della legge 194/1978 e della 40/2004 tollera e financo stimola de facto la strage dei bimbi innocenti.
Una chiesa infestata dai demoni, sotto cui qualcuno pure è riuscito a mantener la Fede, nell’attesa di una santa persona (una Vergine?) che faccia sfuggire il mostro di iniquità che la neochiesa è divenuta.
I bambini di Miami, nella loro disperazione, lo hanno in qualche modo capito.
Siamo stati abbandonati, ma non per sempre.
Buon Natale, lettore, che sei anche tu orfano come me della nostra madre.
Buon Natale, dal profondo di quel poco di cuore innocente che ci è ancora rimasto.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Marcus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Spirito
Mons. Viganò: papato asservito alla religione del globalismo. Leone fa del Vangelo un motto massonico.
A Parigi, all’Eliseo, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come… pic.twitter.com/LxLmeXWTOa
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) September 26, 2026
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Spirito
800.000 persone in place de la Concorde, secondo giorno di Leone XIV in Francia
Sabato 26 settembre, papa Leone XIV ha concluso il suo soggiorno a Parigi prima di recarsi a Lourdes. Dopo aver incontrato i migranti alla Casa Bakhita, ha pregato al Memoriale dei Martiri Carmelitani e ha parlato ai catecumeni presso l’Istituto Cattolico. Ha celebrato poi la Messa in Place de la Concorde davanti a una folla stimata in 800.000 persone. La sera, nella Grotta di Massabielle, ha affidato la Francia alla Madonna.
Alla Maison Bakhita, incontro con i migranti
La giornata è iniziata nel 18° arrondissement di Parigi, alla Maison Bakhita. Quest’opera della diocesi sostiene i migranti nell’apprendimento del francese e nella loro integrazione. Le dimensioni ridotte dei locali hanno limitato l’incontro a una quarantina di persone. Leone XIV ha ascoltato tre persone raccontare il loro viaggio di esilio, di accoglienza e di ricostruzione.
Il papa ha elogiato il lavoro dei volontari e delle monache scalabriniane. Riferendosi a Joséphine Bakhita, ex schiava sudanese da cui la casa prende il nome, ha chiesto di accogliere coloro che rimangono invisibili e di aiutare le persone oggi sottoposte a nuove forme di schiavitù. Per i cristiani, ha ricordato, citando l’esortazione Dilexi te, i poveri «non sono una categoria sociologica, ma la carne stessa di Cristo».
Leone XIV ha insistito anche su ciò che ognuno porta all’incontro: «Nessuno è così povero da non avere nulla da dare; nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere». L’accoglienza non si riduce quindi all’assistenza materiale, presuppone il riconoscimento della dignità e dei doni di coloro che riceviamo.
La visita alla Casa Bakhita mette in luce un’opera di carità verso le persone concrete. Tuttavia, non risolve la questione politica dell’immigrazione, che è particolarmente urgente nella nostra epoca di massicce migrazioni tra paesi con culture molto diverse. Ciò impone di considerare la capacità di accoglienza, il bene comune delle nazioni e l’insicurezza cronica vissuta da alcuni paesi. Questo tema, che riguarda l’opinione pubblica francese, non è stato affrontato dal Papa durante questa visita.
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All’Istituto Cattolico, formazione dei neobattezzati
Il Papa si è poi recato all’Istituto Cattolico di Parigi. Nella chiesa Saint-Joseph-des-Carmes, poi davanti al memoriale dei martiri del settembre 1792, ha pregato in un luogo segnato dal massacro di più di cento sacerdoti durante la Rivoluzione. La stele reca la scritta Hic ceciderunt («Qui caddero»).
Di fronte ai membri dell’assemblea ecclesiale provinciale, catecumeni e neofiti, Leone ha espresso il suo stupore per il numero di adolescenti e adulti che oggi in Francia chiedono il battesimo: 21.000 entro Pasqua 2026, rispetto ai 4.100 del 2016. Questa crescita, in una società fortemente secolarizzata, dimostra l’opera della grazia. Ma ha anche chiesto di non legarsi ad una «ingenua beatitudine»: la Chiesa deve accompagnare queste persone prima e dopo aver ricevuto i sacramenti, per evitare il «vuoto post-battesimale».
Il papa ha auspicato una formazione che introduca la dottrina, le esigenze della vita morale e della liturgia. Ha chiesto che le comunità offrano ai neobattezzati uno «spazio familiare» dove la loro fede possa unificarsi con la loro vita. Questa insistenza sulla trasmissione della fede risponde ad una necessità molto reale. Nello stesso discorso Leone XIV, però, ha collegato l’accompagnamento liturgico dei catecumeni agli insegnamenti del Vaticano II. Resta irrisolto il problema della riforma liturgica scaturita dal Concilio, già presente nel suo intervento del giorno prima a Notre-Dame.
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In Place de la Concorde, un invito a trasmettere la fede
Nel pomeriggio, Papa Leone XIV ha percorso gli Champs-Élysées a bordo della papamobile, salutando i fedeli e benedicendo i bambini accompagnati dai genitori. La folla si estendeva da Place de la Concorde fino alle vicinanze dell’Arco di Trionfo, dove molti hanno seguito la Messa su maxi-schermi, a volte senza riuscire nemmeno a intravedere l’altare. Secondo i dati diffusi dalle autorità locali, circa 800.000 persone hanno partecipato alla celebrazione. Inni, la recita del rosario e le confessioni offerte tra i presenti hanno riempito le ore di attesa. Circa 14.000 volontari sono stati mobilitati per tutti gli eventi parigini.
Anche il luogo stesso rivestiva un significato storico: durante la Rivoluzione francese, in questa piazza fu eretta la ghigliottina, dove Luigi XVI, Maria Antonietta, Madame Élisabeth e oltre mille altre vittime trovarono la morte. Poche ore dopo il momento di riflessione del Papa al Memoriale dei Martiri Carmelitani, la celebrazione della Messa in Place de la Concorde ha immerso questa folla di cattolici in una storia dolorosa che Parigi porta ancora dentro di sé.
Erano presenti quasi 3.000 sacerdoti e diaconi, oltre a un centinaio di vescovi. Tra le personalità presenti alla Messa figuravano Bernard Arnault, presidente del gruppo di beni di lusso LVMH, accompagnato dalla sua famiglia; il Primo Ministro Sébastien Lecornu; Brigitte Macron; i presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale, Gérard Larcher e Yaël Braun-Pivet; l’ex Presidente Nicolas Sarkozy; gli ex Primi Ministri François Fillon ed Édouard Philippe; nonché Gabriel Attal, Bruno Retailleau, Marine Le Pen e Jordan Bardella.
La Messa votiva alla Vergine Maria, Fonte di Salvezza, ha offerto a Papa Leone XIV l’opportunità di pronunciare un’omelia sul tema dell’acqua viva. Partendo dall’invito di Cristo – «Se qualcuno ha sete, venga a me» – il Papa ha chiesto a tutti di esaminare la propria sete più profonda. Gli esseri umani desiderano felicità, amore e appagamento, ma i beni materiali, i piaceri e il divertimento non riescono a soddisfarli. Anche dopo il successo, ha osservato, «il vuoto interiore riemerge, ancora più profondo». La sua risposta è stata chiara: «Solo Dio può colmare il vuoto interiore».
Leone XIV ha poi collegato la visione di Ezechiele, in cui l’acqua sgorga dal Tempio e dona vita a tutto ciò che tocca, al costato trafitto di Cristo. Gesù incontra ogni persona nella sua storia e le offre acqua capace di dissetare la sua «sete di significato, di verità e di appagamento». Il Papa ha invitato i francesi ad abbeverarsi profondamente al Cuore di Gesù e a non tenere per sé questa fede: coloro che accolgono la vita di Cristo possono a loro volta diventare, secondo l’immagine mutuata da Origene, un «pozzo», una «sorgente», un «fiume» per gli altri. «Sta a voi portare la speranza dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale», ha dichiarato.
Davanti a questa folla, il Papa ha anche ricordato che Cristo conosce personalmente ogni persona, anche nelle sue debolezze: per Lui nessuno è un numero o una cifra identificativa. Ha esortato i francesi a «costruire una nazione rinnovata dalle sue radici, nutrita dalla fede». Per evocare queste radici, ha citato i primi martiri Blandina, Potino e Ireneo, poi San Martino, San Francesco di Sales, San Vincenzo de’ Paoli, Federico Ozanam e Santa Giovanna Jugan. La loro eredità continua, ha affermato, in coloro che oggi si impegnano «per la vita, la famiglia, la verità, la pace, la fraternità e la giustizia».
Nelle sue osservazioni conclusive, Leone XIV ha ringraziato le famiglie che perseverano nonostante le difficoltà quotidiane. Ai giovani che aveva incontrato il giorno precedente allo Stade de France, ha dichiarato: «Voi siete la Chiesa di oggi!». Si è rivolto anche ai catecumeni e ai neofiti che aveva ascoltato quella mattina, invitandoli a condividere i loro percorsi affinché, a loro volta, potessero ispirare altri a porsi delle domande. Infine, ha chiesto l’intercessione della Vergine Maria affinché «semi di fede, speranza e carità» fioriscano in tutta la Francia.
Questa immensa folla ha testimoniato l’attesa che il Papa ha orientato verso Cristo, alla conversione e alla trasmissione della fede. Il fervore religioso manifestato a Parigi rende ancora più necessario trasmettere la fede cattolica nella sua interezza e far conoscere la liturgia tradizionale, tesori della Chiesa di cui tante anime sono state private per decenni.
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A Lourdes, una preghiera per la Francia
Dopo la Messa, Papa Leone è partito da Parigi per Lourdes. Accolto in serata dal mons. Jean-Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, si è recato alla Grotta di Massabielle. Lì ha pregato in silenzio, ha toccato la roccia, ha bevuto l’acqua della sorgente e acceso una candela, compiendo i gesti tradizionali dei pellegrini. Ha offerto poi una rosa d’oro alla Madonna.
Nella preghiera che ha letto in francese, il Papa ha chiesto alla Vergine Maria di ottenere per il popolo francese «il dono della concordia fraterna» e per il Paese «capi saggi e generosi, pronti al sacrificio, capaci di affrontare le sfide e disposti a servire il bene comune». Le ha affidato le famiglie cristiane, auspicando che siano «generosamente aperte alla vita« e che Dio susciti in loro vocazioni sacerdotali e religiose.
Infine, Leone ha presentato alla Madonna gli ammalati, i sofferenti e i loro compagni. La sua preghiera si concludeva con una richiesta che conferisce a questo giorno il suo significato spirituale: che vengano rimossi gli ostacoli che separano l’umanità da suo Figlio, «e che Egli possa regnare in tutti i cuori».
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Dal piccolo gruppo riunito alla Maison Bakhita alla folla sugli Champs-Élysées, fino al silenzio di Massabielle, questa seconda giornata ha rivelato volti molto diversi della Francia.
Intervistato da CNews, padre Jean-François Thomas, gesuita, ha visto in questo afflusso molto più di un entusiasmo passeggero: «Credo che stiamo assistendo a un cambiamento nel ruolo del cattolicesimo nella società francese. Dagli anni Sessanta, la tendenza, anche all’interno del clero, è stata quella di nascondersi e rendersi invisibili. Ma ora stiamo assistendo al fenomeno opposto, che non proviene principalmente dalla gerarchia o dal clero, bensì dai fedeli laici. Il loro entusiasmo non è meramente superficiale: è un fervore interiore. Certamente, questa gioia si manifesta esteriormente, ma è molto più profonda».
Questo fervore, visibile nelle strade di Parigi, ora ha bisogno di crescere e portare frutti duraturi. Potrà contare sulla solida roccia di duemila anni di storia della Chiesa?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Dall’Eliseo allo Stade de France: primo giorno di Leone XIV a Parigi
Al Palazzo dell’Eliseo, la difesa della vita e la questione della laicità
Partito da Roma-Fiumicino in mattinata, il Papa ha accolto i giornalisti a bordo dell’aereo e ha dichiarato di essere venuto a proclamare «la pace di Cristo». Emmanuel Macron e sua moglie lo hanno accolto all’aeroporto di Orly, mentre le campane delle chiese di tutta la Francia hanno suonato per il suo arrivo. Al Palazzo dell’Eliseo, un incontro con il Presidente ha preceduto il suo discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Leone XIV ha innanzitutto elogiato l’influenza culturale e spirituale della Francia, le sue scuole cattedrali e le sue università, prima di ringraziare coloro che hanno contribuito alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame. Facendo riferimento a Sant’Ireneo e al battesimo di Clodoveo, ha ricordato come il cristianesimo abbia plasmato la vita intellettuale, artistica e missionaria del Paese.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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All’UNESCO, da Babele a Pentecoste
Dopo il pranzo in nunziatura, Leone XIV si è recato alla sede dell’UNESCO, dove è stato accolto dal direttore generale, Khaled El-Enany. Prima di parlare ai rappresentanti degli Stati, entrambi hanno annaffiato un ulivo, simbolo di pace. Il Papa ha ricordato la presenza della Santa Sede presso l’organismo dal 1952 e l’opera educativa portata avanti per secoli dalla Chiesa, anche nelle regioni più povere. Per il Papa imparare a leggere, a produrre o ad usare tecniche non basta: un’educazione completa deve aiutare l’uomo a ricercare il senso della propria esistenza, ad «essere» di più piuttosto che ad «avere» di più. È a partire da questa domanda: «Cosa significa essere umani?» – che ha sviluppato il suo argomento. Ognuno viene al mondo come un bambino che dipende dagli altri per vivere; dimenticare questa dipendenza primaria porta, ha spiegato, a considerare la vita come un prodotto e i più deboli come un peso. La scienza, separata dalla saggezza, può allora diventare uno strumento di distruzione, mentre l’educazione staccata dalla verità rischia di essere utilizzata per manipolare le coscienze. Ritornando all’intelligenza artificiale, Leone XIV notava il paradosso di un’epoca che attribuisce «intelligenza» alle macchine valutando gli uomini in base alle loro prestazioni. I sistemi informatici possono aggregare i dati, ha osservato, ma non rispondono alla domanda sul significato della vita; da qui il suo appello a proteggere i bambini nel mondo digitale e a formare il loro giudizio di fronte all’abbondanza di informazioni. Il Papa ha poi messo a confronto due scene della Scrittura. Babele rappresenta, nella sua lettura, l’unità imposta dal potere, che sfocia nella divisione; trova la tentazione in certe forme di dominio economico, ideologico e tecnico. A Pentecoste, invece, uomini di lingue diverse ascoltano lo stesso annuncio senza perdere la propria lingua. Leone XIV ne ha ricordato il contenuto – la risurrezione di Gesù Cristo e la salvezza da lui portata – quindi ha proposto questa scena come modello di comunione rispettosa delle culture. Ha esteso questa comune ricerca di senso e di pace alle diverse tradizioni religiose, alle quali riconosce un ruolo «necessario e insostituibile». La Pentecoste racconta l’annuncio di Cristo da parte degli Apostoli, mentre il discorso si conclude qui presentando le religioni come partner dello stesso cammino verso Dio. Questo modo di concepire le false religioni rientra nell’orientamento interreligioso del Concilio Vaticano II, contestato dalla Fraternità San Pio X. Di qui Leone XIV ha legato la cura della persona umana a quella del creato: non si può, secondo lui, pretendere di difendere l’una trascurando l’altra. Ha proposto come misura di questo impegno l’attenzione ai bambini non ancora nati e a coloro che soffrono a causa della guerra, ai disabili o agli anziani, ai migranti e ai rifugiati. Infine, rilevando la crisi di fiducia che colpisce le istituzioni internazionali, ha esortato l’UNESCO a continuare la sua missione attraverso l’educazione, la ricerca della verità e il dialogo tra i popoli, convinto che la pace richieda qualcosa di più dei trattati o di un semplice equilibrio di forze. Ma come si può stabilire una pace duratura senza il regno sociale di Gesù Cristo? Sessant’anni dopo la dichiarazione di Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II – «noi abbiamo il culto dell’uomo» – questo umanesimo non ha portato la pace nel mondo.A Notre-Dame, la cattedrale restaurata come immagine della Chiesa
Dopo aver lasciato l’UNESCO, il papa è salito sulla papamobile insieme a mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi. Famiglie, religiosi, studenti delle scuole cattoliche e molti giovani si sono allineati lungo il percorso verso Notre-Dame. Secondo i dati diffusi dal Vaticano e riportati da Le Figaro, lungo il percorso si trovavano circa 300mila persone. Giunto sulla piazza antistante Notre-Dame, Leone XIV ha salutato i fedeli prima di entrare nella cattedrale. Primo papa ad entrarvi dopo la riapertura, ha prima pregato davanti al Santissimo Sacramento e venerato la Sacra Corona di Spine, prima di presiedere i vespri sotto le volte restaurate con vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate e seminaristi. L’assemblea cantava i salmi sotto le volte restaurate, mentre dalla piazza diverse migliaia di persone seguivano la funzione. Nel suo discorso il Papa è tornato all’incendio del 2019 e al turbamento suscitato ben oltre i cattolici. Notre-Dame, ha spiegato, è più di un monumento: porta con sé una storia e resta un luogo di incontro di persone. Ha ringraziato mons. Laurent Ulrich e la diocesi di Parigi per l’accoglienza e il cammino di scoperta della fede offerti ai visitatori che vedevano nella ricostruzione un invito esteso a tutta la Chiesa di Francia. I pastori, ha esortato, devono dare priorità alla «conversione missionaria» auspicata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, mentre i fedeli laici devono partecipare a questa presenza missionaria, anche nelle aree rurali. Leone XIV ha ribadito poi la ragion d’essere della cattedrale: la preghiera e il culto divino. Senza l’azione liturgica, ha detto, essa perderebbe la sua anima. Ha parlato del rinnovamento del sacrificio redentore di Cristo nella Messa, così come del canto, della parola e dei gesti liturgici capaci di offrire un momento di pace in una società rumorosa. Ai sacerdoti che celebrano la Messa quotidianamente, anche di fronte alle piccole comunità, ha chiesto di garantire la dignità delle celebrazioni e di mantenere l’umiltà di fronte al mistero. Tuttavia, ha presentato la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium come erede e approfondimento del significato della liturgia trasmessa dai Padri e dai santi – una valutazione che lascia del tutto aperta la questione dei frutti della riforma liturgica derivante dal Concilio, così come quella delle intrinseche carenze del Novus Ordo. Il papa, infine, ha esortato vescovi, sacerdoti e persone consacrate a porre la comunione con il successore di Pietro «al di sopra delle [loro] sensibilità personali». Nel contesto attuale, questa formula non può ridurre le obiezioni dottrinali e liturgiche della Tradizione a una questione di sensibilità personale. Leone XIV ha proseguito invitando i pastori a conservare la loro preghiera personale e silenziosa: la loro missione, ha sottolineato, deve scaturire dall’amicizia con il Signore. Indicando la statua della Vergine con il Bambino risparmiata dall’incendio, ha affidato i pastori e il popolo francese alla Madonna. Sulla scalinata, prima di recarsi allo Stade de France, ha cantato il Salve Regina con i fedeli riuniti all’esterno.Aiuta Renovatio 21
Allo Stade de France, una veglia con 80.000 giovani
La veglia a Saint-Denis è iniziata prima dell’arrivo di papa Leone XIV. In uno Stade de France gremito da circa 80.000 giovani, esibizioni di cantanti e gruppi pop cristiani, tra cui Les Frangines e Glorious, si sono alternate a testimonianze e momenti dedicati alla fede. Una statua della Vergine Maria è stata portata in processione e i catecumeni hanno ricevuto le acclamazioni dell’assemblea. Quando il papa è entrato in campo sulla Papamobile, un affresco raffigurante la storia cristiana di Francia ha fatto sfilare i suoi santi intorno allo stadio, da Santa Genoveffa e Giovanna d’Arco al Curato d’Ars e Santa Teresa di Lisieux. L’entità della partecipazione è stata notevole; canti, rappresentazioni teatrali e fuochi d’artificio hanno conferito alla prima parte della serata una dimensione spettacolare. Una processione di stendardi e reliquie ha prolungato questo omaggio prima che la serata assumesse un tono più solenne. Due giovani hanno poi rivolto delle domande al papa. A Chloé, che dava testimonianza della sua fede verso persone di altre religioni nei quartieri popolari, Leone XIV ha raccomandato la fedeltà di fronte agli incontri e alle difficoltà della vita quotidiana. François, studente di agronomia e capo scout, gli ha chiesto come discernere la propria vocazione. Il papa lo ha indirizzato verso una formazione spirituale basata sulla preghiera e sul servizio, sull’adorazione e sull’azione, con uno spazio per il silenzio lontano dalla frenesia dei media. Ha rivolto un appello speciale ai giovani che consideravano il sacerdozio o la vita consacrata: «la Chiesa in Francia ha tanto bisogno di voi!». La veglia ha lasciato poi spazio alle Litanie dei Santi e alla presentazione della Sacra Tunica di Argenteuil presso la grande croce di cinque metri realizzata dall’associazione SOS Calvaires, davanti alla quale lo stadio si è riunito in preghiera. Nella sua meditazione, Leone XIV ha citato tre verbi usati da San Paolo nelle Lettere a Timoteo: fuggire, tendere e lottare. Ha esortato i giovani a fuggire l’orgoglio, la violenza e l’avidità, che promettono la felicità lasciandoli soli; tendere verso la giustizia, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza; e poi combattere la battaglia della fede, senza violenza né disprezzo. Al desiderio di libertà che ha riconosciuto nei giovani francesi, ha risposto che la vera libertà nasce da una relazione viva con Gesù Cristo e cresce nella scelta del bene. Evocando Marcel Callo, Santa Giovanna d’Arco e Santa Teresa di Gesù Bambino, il papa ha presentato la santità come una via aperta a tutti. Ha ribadito, davanti ai giovani come aveva fatto la mattina al Palazzo dell’Eliseo, le parole uguaglianza e fraternità, collegandole alle virtù cristiane. Poi ha indicato la Sacra Tunica e la Croce: l’una sottratta a Cristo, l’altra portata da lui, ricordano la sua Passione e la redenzione da lui compiuta. Ha concluso chiedendo ai giovani di essere testimoni del Vangelo. Dopo la Compieta e la benedizione, la folla ha intonato il Salve Regina, concludendo così la prima giornata del viaggio papale in Francia.Iscriviti al canale Telegram ![]()
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