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Il Natale degli orfani della Signora Blu

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Con una puntualità che rivaleggia con le repliche televisive italiane della pellicola Una poltrona per due alla vigilia di Natale, anche quest’anno Renovatio 21 ripropone il suo tradizionale racconto natalizio, a vantaggio di chi ancora non lo conosce e di chi desidera rileggerlo. Le storie dei bambini della Signora Blu continuano, persino in questo 2025 che si avvia al termine, a stupirci, a interrogarci, a toccarci nell’intimo. Il cielo è crollato, demoni spaventosi scorrazzano liberi, e noi aspettiamo che una donna e un bambino vengano a salvarci. Buon Natale ai nostri cari, stupendi lettori.

 

 

Natale: nell’immaginario che ciascuno si porta dietro dall’età infantile, c’è una buona dose di storie a base di bambini senza casa abbandonati al freddo e alla crudeltà della società sino alla redenzione fiabesca: la piccola fiammiferaia, i bambini di Dickensl’orfanella e le stelle d’oro, la stessa leggenda di San Nicola poi trasformatosi nella persistenza della cultura popolare nel tizio chiamato «Babbo Natale».

 

Mi sono talvolta chiesto, specie durante il Santo Natale quale idea del Creatore e del creato possa avere un bambino orfano, cioè un piccolo essere umano al picco della sua immaginazione – e quindi della sua devozione potenziale. Come l’innocenza può spiegarsi l’ammasso di dolore ed irrazionalità di un mondo tremendo, se non è neanche minimamente schermata dalla presenza dei genitori?

 

Una risposta mi arrivò, tempo addietro, dalla lettura di un articolo di un giornale statunitense.

 

Nel giugno 1997 la giornalista Linda Edwards pubblicò una storia nel Miami New Times con il titolo Myths Over Miami («Le leggende sopra Miami») in cui elencava una serie di racconti vividi uditi da bambini senzatetto della grande città della Florida.

 

La Edwards intervistò i piccoli vagabondi nei rifugi dei barboni e lungo le strade, facendo una scoperta sensazionale: una mitologia, una religione segreta sorprendentemente coerente era stata elaborata con grande dettaglio dal mondo degli orfani. Secondo la giornalista, questa sorta di canone teologico era condiviso da tutti i bambini senzatetto di età inferiore ai 10 anni, e probabilmente – scriveva – non solo a Miami, ma in tutti gli Stati Uniti, con esempi da Chicago e Oakland, in California.

 

Queste storie rappresentavano, e rappresentano tuttora, «un esempio eclatante di “poligenesi”, termine usato dagli studiosi di folclore per designare l’apparizione simultanea di storie vivide e simili in luoghi lontani fra loro». Un caso che conferma idee come quella dell’inconscio collettivo proposto da Carl Gustav Jung.

 

Un bambino disegna l’assalto dei demoni al palazzo di Dio avvenuto qualche Natale fa

 

Trasmessa per via orale da bambini nei rifugi per homeless, tale religione – a cui talvolta ci si riferisce come secret stories, «storie segrete» – era un miscuglio ricco e bizzarro, carico di orrore e pericolo imminente. Agli occhi dello studioso delle religioni essa appare come uno strano, struggente, disperato culto gnostico. Le leggende si accompagnavano a rituali e credenze per evocare o contenere le forze demoniache, che erano tremende e quotidianamente attive nella vita di strada.

 

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11 settembre in Paradiso

Secondo l’articolo, questi bambini credevano che la notte di Natale di qualche anno prima i demoni avessero assaltato il cielo, mandando in frantumi il palazzo di marmo di Dio e facendolo fuggire; da allora Dio non era mai più tornato, di lui non si hanno notizie, forse è esiliato da qualche parte. Di conseguenza, sono rimasti solo gli angeli a difendere ciò che era rimasto del Cielo e della Terra dopo questo repentino golpe demoniaco.

 

Il disastro – una sorta di 11 settembre in Paradiso – fu tenuto segreto dal resto del mondo, ma i bambini senzatetto furon stati allertati dai parenti morti che, come spiriti, avevan il compito di trasmettere la notizia. In particolare, i genitori o i fratelli morti, per il credo degli street children, appaiono in alcuni momenti per guidare i vivi: non vengono dall’aldilà.

 

Tali spiriti (i bimbi evitano la parola ghost, che secondo loro richiama baggianate della cultura popolare come il fantasmino Casper, preferendo sempre il termine spirit) nel quale la religione degli scugnizzi americani non crede, al massimo risiedono in una sorta di campo di base degli angeli da qualche parte nelle foreste paludose delle Everglades, un luogo magico custodito da alligatori giganti che divorano gli intrusi e dove scorre un fiume di acqua limpida, fredda e potabile.

 

Per assicurarsi che i cari defunti arrivassero lì, una foglia di palma fresca doveva essere posta sulle loro tombe per fungere da pass per l’ingresso nell’accampamento angelico.

 

L’orfano Andre disegna la base degli angeli nelle Everglades, con un fiume gelido di acqua potabile e immensi alligatori a fare da guardiani

 

I parenti morti agiscono quindi come intermediari tra gli angeli e i bambini, portano notizie dalla battaglia contro i demoni. Questi spiriti hanno le esatte fattezze di quando erano vivi, persino indossano i medesimi vestiti, ma possiedono intorno a loro lievi aureole colorate. All’inizio, uno spirito non può che muovere le labbra senza produrre suoni, ma alla fine, mentre imparano a comunicare dal mondo degli spiriti, possono essere ascoltati, avvertendo e consigliando i bambini. Un bambino ha raccontato di suo cugino morto manifestandosi per congratularsi con lui per aver vinto una gara di spelling in un rifugio, per poi mostrargli una scorciatoia per la sua scuola elementare che evitava i branchi di ubriachi e avvertendolo della fuga di Satana dalla sua prigione.

 

Un altro caso straziante è quello di Miguel, un bimbetto di otto anni. Suo padre, un immigrato nicaraguense, faceva il turno di notte in una stazione di servizio di Miami. Miguel camminava sempre per strada da solo per portare a suo padre una bibita proprio prima di andare a letto, così da fare due chiacchiere con il papà. Poi una notte il padre fu assassinato: «la polizia dice che i ladri hanno lasciato dei fiammiferi accesi sopra di lui prima di ucciderlo», ricorda Miguel.

 

Miguel disegna lo spirito di suo padre assassinato mentre gli trasmette delle rivelazioni

 

La madre di Miguel non parlava inglese ed era analfabeta. Spesso veniva pagata meno di due dollari l’ora per i lavori temporanei che poteva trovare a Little Havana (lavare i pavimenti dei negozi, lavare i piatti nei ristoranti). Dopo la morte del marito, perse il suo appartamento. A prescindere da dove dormissero Miguel e la sua famiglia orfana (i bancali di una chiesa, un letto di rifugio, un marciapiede), lo spirito di suo padre appariva, insanguinato e bruciato in ogni parte del corpo da minuscole fiammelle.

 

Gli insegnanti di Miguel lo acchiappavano spesso mentre scappava dalla sua scuola nel centro di Miami, con i suoi piccoli pugni pieni di verdi foglie di palma, determinato a trovare la tomba di suo padre. Quando alla fine un assistente sociale lo portò al cimitero, Miguel si rifiutò di offrirle spiegazioni. «Ho bisogno di mio padre per trovare gli angeli» disse Miguel alla Edwards in una struttura caritatevole dell’Esercito della Salvezza situata vicino al quartiere di Liberty City. «Andrò lì quando verrò ucciso».

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Satana e le porte dell’Inferno

Come risultato della scomparsa di Dio, i demoni trovarono delle «porte d’accesso» al mondo umano. I bambini credono che questi portali si nascondano in frigoriferi abbandonati, Jeep Cherokees con finestre oscurate, specchi e «la città fantasma», cioè come essi chiamano un cimitero nella contea di Dade. Attraverso le «porte», i demoni (chiamati proprio in questo modo: ogni wicked spirit, «spirito cattivo», è definito «demone») vengono a sfamarsi: essi si cibano delle emozioni disforiche degli umani. Gelosia, odio e paura.

 

Satana aveva un odio speciale per Miami a causa di un’umiliazione che aveva sofferto lì mentre era in perlustrazione alla cerca di porte di accesso per i suoi demoni. Satana non ebbe problemi ad infiltrarsi tra la gente benestante di South Beach, nonostante fosse coperto di scaglie d’oro e d’argento; i bimbi ritengono che «la gente ricca talvolta può essere davvero stupida e venire fregata». Il demonio trovò una delle sue possibili bocche dell’Inferno sotto un edificio sul lungo di Ocean Drive, l’Hotel Colony.

 

Tuttavia, mentre era intento a corrompere il proprietario con 10 Mercedes, Satana fu catturato dagli angeli e intrappolato sotto il fiume che scorre attraverso Miami. A causa di questo, la sua pelle diventò di colore bordeaux, le corna crebbero dalla sua testa e il fiume bollì e si trasformò in sangue, mentre le urla spettrali dei bambini che aveva assassinato risalirono dalle sue profondità.

 

Il Colony Hotel, dove gli angeli vanno a cibarsi delle luci dei neon. [Credit Jason Ferguson (CC BY-NC-ND 2.0)]

Ma, dicono le storie segrete, Satana non rimase intrappolato a lungo. Scappò dalla sua prigione fluviale per tornare alla sua opera di devastazione. Allineati contro l’esercito di demoni erano gli angeli, che amano i neon abbondanti di Miami perché ne mordicchiano la luce per permettere loro di volare.

 

Le pallottole della Signora Blu

La principale figura di questo esercito di creature del bene è la Blue Lady, che ha la pelle pallida e vive nell’oceano; non può usare il suo potere per contrattaccare i maligni liberamente, però, perché a causa di un incantesimo demoniaco bisogna conoscere il suo nome segreto per riuscire ad evocarla – e purtroppo in pochi conoscono quel nome.

 

Phat, 9 anni, disegna la Blue Lady mentre difende i bambini da demoni armati

 

«Se tu e i tuoi amici siete su un angolo di una strada quando una macchina viene sparando proiettili e un bambino urla il suo vero nome, tutti saranno al sicuro – racconta una delle fonti di Linda Edwards, un bimbetto di nome Andre – anche se le pallottole ti strappano la pelle, la Blue Lady le fa cadere a terra. Lei può parlare con noi, anche senza che venga pronunciato il suo nome. Lei dice “tieni duro”».

 

Un’altra ragazza ha descritto di aver visto la Signora Blu, con fiori che scendono dalle sue braccia, e i disegni dei bambini spesso la mostrano mentre protegge i bambini sparando con la rivoltella a demoni e gangster.

 

Una volta che hanno visto la faccia di un bambino, sia la Blue Lady che i demoni possono sempre trovarli di nuovo. Lo stesso vale per gli spiriti. I bambini vivevano nella paura della più terrificante figura in questa orda di demoni. Essa era chiamata con una espressione spagnuola: La Llorona, cioè «colei che piange». È conosciuta anche come Bloody Mary, un demone di tale potenza da essere temuta dagli angeli e persino dallo stesso Satana.

 

Un bambino disegna Bloody Mary e le sue lacrime di sangue

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La madre sanguinaria

La Llorona, o Bloody Mary, piange sangue o lacrime nere da orbite vuote e si nutre del terrore dei bambini. Credevano che se si svegliassero di notte e la vedessero, sarebbero stati segnati a morte. Una bambina di 10 anni di nome Otius, descrisse come Bloody Mary predava i bambini: «Alcune ragazze senzatetto sentono le unghie graffiare sulla pelle delle loro braccia. La loro mano sembra un fuoco rosso. È Bloody Mary che le trascina in schiavitù – facendole entrare nelle gang, facendole divenire pazze».

 

Bloody Mary può essere evocata in una stanza buia cantando il suo nome davanti a uno specchio cosparso di acqua dell’oceano; e quando arriva, fa esplodere i vetri mutilando le sue vittime prima di ucciderle. I bambini credevano che portasse un rosario rosso che usava come arma, colpendo i bambini in faccia per ucciderli. I bambini credevano anche che lei fosse la grande alleata di Satana. Secondo le storie segrete, aveva ucciso il suo stesso bambino e aveva quindi giurato di uccidere tutti i bambini umani.

 

C’era tuttavia una solida speranza: su 1.000 ragazze senzatetto, una era definita la Special One, una bambina intelligente, coraggiosa, pura, una bambina che poteva fungere da esempio per le altre. Bloody Mary non poteva toccarla, e in sua presenza fuggiva, lasciando intravedere un volto grazioso e luminoso nella sua scia, cioè l’immagine di come era prima che fosse consumata dal male.

 

In una allucinante, rivoltante distorsione blasfema, i bimbi credevano che Dio, negli ultimi giorni prima di fuggire dal Cielo, fosse stato quasi sopraffatto da tutte le crisi sulla Terra create da Bloody Mary, e questa distrazione le permise di prendere d’assalto le mura con il suo esercito di demoni e cacciare fuori Dio; ma che non era solo questo che fece fuggire Dio – lo fece, impazzito dal dolore, quando realizzò la vera identità di Bloody Mary: la Madre di Cristo. Era così sconvolto, che era fuggito per non farsi più trovare.

 

La bambina Otius disegna il suo futuro, la sua tomba

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Metafora per il lettore

Questa storia è disturbante quanto spettacolare, tanto che dopo una decade l’articolo è riemerso in piena era social media con migliaia di condivisioni, forum in rete che fanno le pulci all’articolo (molti lo ritengono un falso). Ci sono echi di altre credenze nella religione degli orfani – il nome Bloody Mary e la sua evocazione sono storielle di paura familiari ai bambini in tutto il mondo occidentale, mentre Blue Lady assomiglia a Yemaya, una dea Santeria cubana, ed Erzulie, uno dei Loa del Vudù; nulla di simile a una mitologia coerente a livello nazionale tra i bambini tuttavia era stata rivelata prima.

 

Gli scrittori di romanzi immediatamente vi si ispirarono. Stephen King usò alcuni aspetti della storia in uno dei suoi libri. L’autrice fantasy Mercedes Lackey vi basò sopra un libro, Mad Maudlin. La (quella sì demoniaca) Disney acquistò i diritti dell’articolo della Edwards nel 2000, al fine di realizzare un film (che ancora non si è visto) tramite la mano del «maestro dell’horror» (ah, Topolino!) Clive Barker, un omosessuale capace di fantasie particolarmente cruente come visibile in Hellraiser.

 

Tuttavia, non è fiction quello che questa storia ispira a me.

 

Questa religione degli orfani è, per l’appunto, la religione di un popolo innocente e abbandonato. Un popolo tradito, sotto costante attacco del male, un popolo i cui difensori vivono in riserve indiane; un popolo che in qualche modo resiste alla lusinga del male che appare il vincitore materiale della storia della creazione.

 

È un credo disperato sino alla perversione, perché divenuto cieco, privo di riferimenti, dove il vertice ha misteriosamente abdicato alle sue sacre responsabilità, e la figura della madre diventa orrenda assassina prima del suo stesso figlio e poi dei figli dell’uomo tutti…

 

Caro lettore, cosa ti ricorda tutto questo? Davvero non riesci a vederlo?

 

Viviamo un incredibile momento, taciuto da tutti, dove le forze del male hanno preso il Sacro Palazzo, dove il capo umano è fuggito, dove la Madre (l’istituzione era chiamata anche così, Madre Chiesa, prima che accettasse il gender con l’Amoris Laetitia) è diventata massacratrice di Cristo in riti in cui oltraggia il Suo corpo nel modo più osceno, e assassina materiale dei bambini, quando, come con l’avallo della legge 194/1978 e della 40/2004 tollera e financo stimola de facto la strage dei bimbi innocenti.

 

Una chiesa infestata dai demoni, sotto cui qualcuno pure è riuscito a mantener la Fede, nell’attesa di una santa persona (una Vergine?) che faccia sfuggire il mostro di iniquità che la neochiesa è divenuta.

 

I bambini di Miami, nella loro disperazione, lo hanno in qualche modo capito.

 

Siamo stati abbandonati, ma non per sempre.

 

Buon Natale, lettore, che sei anche tu orfano come me della nostra madre.

 

Buon Natale, dal profondo di quel poco di cuore innocente che ci è ancora rimasto.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di Marcus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

 

 

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Gli stemmi e i motti dei futuri vescovi FSSPX

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A pochi giorni dalle consacrazioni episcopali del 1º luglio 2026 a Écône, vengono presentati gli stemmi episcopali dei quattro futuri vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, accompagnati dalla spiegazione dei loro principali elementi e del loro motto.  

Sua Eccellenza Monsignor Pascal Schreiber

  Blasonatura (descrizione dello scudo) Lo scudo è inquartato (diviso in quattro quarti distinti):   Primo quarto (in alto a sinistra): di nero. Vi appare il volto trionfante di Gesù Cristo, Re dell’Universo, coronato d’oro, circondato da un nimbo e da raggi fiammeggianti, secondo la visione di san Nicola della Flüe.   Secondo e terzo quarto (in alto a destra e in basso a sinistra): identici, di rosso. Ciascuno è caricato da un leone rampante d’oro tenente nella zampa destra una penna d’oro. Quarto quarto (in basso a destra): di nero, caricato da una stella d’oro a otto raggi. Spiegazione   La divisione dello stemma in quattro parti deriva da una lunga tradizione dell’area germanofona.   Nel primo quarto si trova la parte centrale del Quadro di Meditazione di san Nicola della Flüe, patrono della Confederazione Svizzera, chiamato anche «Padre della Patria» (Martirologio Romano, 21 marzo). Questo santo è all’origine della vocazione sacerdotale del vescovo.   In questa visione, il volto rappresentato simboleggia ora la Divinità indivisa, ora il Verbo di Dio incarnato, ora un osservatore umano. Il volto è circondato da sei raggi. Tre partono dal volto stesso: uno dall’orecchio (Dio sa tutto), uno dall’occhio (Dio vede tutto, nulla gli è nascosto), l’ultimo dalla bocca (da Lui procede ogni sapienza); gli altri tre provengono dall’esterno e raggiungono il nimbo, per mostrare che il credente, attraverso un’assidua riflessione, può giungere a una conoscenza profonda della Divinità insondabile.   Il secondo e il terzo quarto riprendono l’arma della famiglia Schreiber. Il leone simboleggia tradizionalmente il coraggio, la forza e la regalità, mentre la penna richiama il significato del cognome Schreiber («scrittore») e stabilendo il valore del lavoro della scrittura.   Nel quarto quarto compare una stella che rappresenta sia il Salvatore – «Una stella spunta da Giacobbe» (Nm 24,17), «Io sono la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16) – sia la Vergine Maria – «Stella Maris», «Stella Matutina» – creando così un legame con il motto.   La stella simboleggia inoltre san Nicola. Il santo eremita confessò che, mentre si trovava ancora nel seno materno, vide nel cielo una stella che illuminava il mondo intero. E dal suo eremo di Ranft vedeva continuamente nel cielo una stella che gli somigliava.   Infine, lo stemma porta i tre colori della bandiera tedesca: nero, rosso e oro, richiamando il Paese in cui si trova il seminario di Zaitzkofen.   Motto: VIRGO FIDELIS Il motto è di ispirazione mariana e proviene dalle Litanie Lauretane: «Virgo fidelis», o Vergine fedele.   Maria è la figlia fedele del Padre celeste, la madre fedele del Figlio divino e la sposa fedele dello Spirito Santo. Ella deve anche aiutarci a rimanere fedeli a Dio.   Questo titolo della Beatissima Vergine Maria era particolarmente caro al nostro Fondatore, Mons. Marcel Lefebvre, che lo inserì negli Statuti della Fraternità Sacerdotale San Pio X:   «Gli impegni sono rinnovati da tutti i membri ogni anno nella festa dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre. […] In questo giorno di benedizione, tutti i membri chiedano alla Vergine fedele la grazia della fedeltà ai propri impegni e la grazia della perfetta unità nella carità per tutta la Fraternità».   Il riferimento alla Vergine Maria mette inoltre in risalto le virtù della fortezza e della purezza, in un’epoca in cui esse sono così duramente attaccate.   «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).

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Sua Eccellenza Monsignor Michael Goldade

Blasonatura (descrizione dello scudo) Campo (sfondo): d’azzurro.   Bordura: ornata da un tralcio composto da dodici spighe di grano d’oro (sei per lato), unite da steli intrecciati.   Cuore dello scudo (scudetto centrale): uno scudetto d’oro caricato, da un Cuore di Vandea di rosso, formato da due cuori intrecciati, sormontati da una corona e da una croce. Spiegazione   Le dodici spighe di grano sono ricche di significato e di simbolismo.   Sul piano personale, le spighe evocano sia il luogo d’origine del vescovo – Our Lady of the Prairies, nel Dakota del Nord – sia il luogo in cui è cresciuto – St. Marys, nel Kansas. Entrambi gli Stati sono noti per la loro agricoltura e figurano tra i maggiori produttori di grano degli Stati Uniti. Il numero dodici rimanda inoltre ai dodici membri della sua famiglia.   Sia il numero dodici sia le spighe ricorrono frequentemente nella Sacra Scrittura. Esse ricordano la storia del patriarca Giuseppe dell’Antico Testamento, uno dei dodici figli di Giacobbe, custode del grano d’Egitto. Egli fu così figura profetica di san Giuseppe, padre putativo del Bambino Gesù, Pane della Vita. Lo stesso san Giuseppe è anche patrono della Chiesa universale e custode delle vocazioni.   Il grano è inoltre simbolo della Santissima Eucaristia e del santo Sacrificio della Messa, che costituiscono il cuore della Fraternità San Pio X. Il numero dodici, numero della pienezza, corrisponde al numero delle ceste che raccolsero gli avanzi della moltiplicazione dei pani e rimanda altresì agli Apostoli, colonne della Chiesa.   Il campo d’azzurro nel quale è posto lo scudetto d’oro è un omaggio alla Santissima Vergine Maria, campo verginale dal quale è uscito il Pane della Vita; l’oro dello scudetto designa la divinità del Bambino portato da Nostra Signora. È anche un’allusione all’oro evocato dal nome Goldade.   Il simbolo dei due Cuori coronati corrisponde alla principale devozione della famiglia Goldade ai Sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria e rappresenta naturalmente l’arma della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Questo simbolo è strettamente legato al motto.   Motto: ADEAMUS CUM FIDUCIA   Questo motto è tratto da san Paolo:   «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia per un aiuto opportuno» (Eb 4,16).   Sono anche le prime parole dell’Introito della Messa del Cuore Immacolato di Maria (22 agosto).   Si tratta di un atto di fede e di assoluta fiducia nella Beatissima Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie, alla quale suo Figlio non rifiuta nulla.   «La ragione della mia speranza è Maria!» (san Bernardo).   La Vergine è designata con il titolo di «Trono della Grazia», poiché la Sapienza eterna, sorgente di ogni grazia, ha voluto riposare in Lei e regnare per mezzo di Lei.   Questa preghiera richiama inoltre l’inizio della santa Messa, evocato dalle spighe:   «Salirò all’altare di Dio…» (Sal 42).   Per mezzo dei Cuori uniti di Gesù e di Maria, e di tutte le grazie che ci vengono dal santo Sacrificio della Messa, abbiamo la certezza dell’aiuto divino in tutte le circostanze della nostra vita.   «Nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24).

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Sua Eccellenza Monsignor Michel Poinsinet de Sivry

Blasonatura (descrizione dello scudo)   Lo scudo è troncato (diviso orizzontalmente in due parti uguali):   Capo (parte superiore): di rosso, caricato da una spada d’argento guarnita d’oro, posta in banda, sulla quale è posta una palma d’oro in sbarra. Punta (parte inferiore): d’azzurro, caricata da un cigno d’argento, imbeccato d’oro, nuotante su onde dello stesso metallo poste nella parte inferiore dello scudo. Spiegazione   Nella parte superiore, due emblemi illustrano il motto:   La spada significa il combattimento che la Chiesa, attraverso i suoi membri, deve sostenere per estendere il trionfo di Nostro Signore sul mondo e sul peccato mediante l’applicazione dei frutti della sua Redenzione. La spada è anche la parola di Dio: «Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6,17).   Questa parola tagliente è la risposta alle massime del mondo.   La palma simboleggia la vittoria della Chiesa già quaggiù, personificata dai testimoni della fede e dai suoi martiri. Essa esprime la gioia e il trionfo che derivano da tale vittoria. Nella parte inferiore si trova il cigno, tratto dall’arma di famiglia, simbolo di fedeltà (il cigno rimane sempre fedele al proprio compagno) e di purezza (per il suo colore bianco), due qualità inerenti alla virtù della fede.   Motto: FIDES VINCIT MUNDUM   Queste parole sono tratte dalla Prima Lettera di san Giovanni:   «Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5,4).   Esse ricordano il trionfo di Nostro Signore Gesù Cristo su questo mondo che non ha voluto accoglierlo.   «Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).   È la fede in Nostro Signore che ci associa a questa vittoria.   Ci ricordano inoltre che la Chiesa è quaggiù la Chiesa militante:   «La vita dell’uomo sulla terra è una lotta» (Gb 7,1).   In questo motto troviamo dunque espressa la lotta tra le «Due Città» (sant’Agostino) o i «Due Stendardi» (sant’Ignazio), e la certezza della vittoria di Nostro Signore.   È quindi un appello alla speranza in questi tempi travagliati che la Chiesa sta vivendo, un’eco della storia particolare della Fraternità e della sua missione provvidenziale.

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Sua Eccellenza Monsignor Marc Hanappier

Blasonatura (descrizione dello scudo)   Lo scudo è composto da un unico campo:   Campo (sfondo): d’azzurro. Figura centrale: un Agnello Pasquale (Agnus Dei) d’argento. L’agnello è rappresentato passante, con la testa nimbata d’oro e segnata da una croce di rosso. Porta un’asta crociata d’oro alla quale è fissato uno stendardo d’argento caricato da una croce di rosso (l’orifiamma della Risurrezione). Dal suo petto sgorga un flusso di sangue di rosso che si versa in un calice d’oro posto ai suoi piedi. Accompagnamento: l’agnello è accompagnato da tre gigli d’argento, disposti due nel capo e uno nella punta.   Spiegazione L’Agnello vittorioso è quello dell’Apocalisse, del quale gli angeli e i santi cantano la vittoria in Cielo:   «L’Agnello che è stato immolato è degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione!» (Ap 5,12).   Questo è anche l’Introito della Messa di Cristo Re.   Glorificare l’Agnello immolato per la nostra salvezza, il cui Sangue è la nostra vita: questo è il fine della Chiesa. Quel Sangue è raccolto nel calice della salvezza e comunicato alle anime come vera bevanda per purificarle e fortificarle.   I gigli sono un simbolo di regalità e accompagnano l’Agnello.   Essi rappresentano anche la purezza immacolata della Vergine Maria:   «Come un giglio tra i rovi, così l’amica mia tra le fanciulle» (Ct 2,2).   Sul fondo azzurro essi sono anche un simbolo della Francia. Sono tre, come nello stemma della città di Versailles, dove risiede la famiglia Hanappier.   Motto: DIGNUS EST AGNUS   San Giovanni Battista rese testimonianza:   «Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,36),   e questa testimonianza suscitò la vocazione dei primi due Apostoli, Giovanni e Andrea. L’Agnello di Dio attira le vocazioni.   Nell’Apocalisse l’Agnello appare:   «in piedi, come immolato» (Ap 5,6).   Nostro Signore Gesù Cristo è al tempo stesso il Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento e la Vittima di soave odore offerta al Padre. Questo simbolo evoca il sacerdozio e il santo Sacrificio della Messa, durante il quale si prega questo Agnello, «che toglie i peccati del mondo», di «avere pietà di noi» e di «donarci la pace».   Nel versetto seguente dello stesso capitolo, l’Agnello riceve il libro:   «scritto all’interno e all’esterno, sigillato con sette sigilli»,   che soltanto Lui può aprire. Questa è la chiave di tutta la storia del mondo: Nostro Signore Gesù Cristo è il centro della storia – «a Lui appartengono i tempi» (benedizione del cero pasquale); nulla, nessuno e nessun gruppo umano, in nessuna epoca, può dirsi indipendente da Lui, e il mistero del male nella storia del mondo può essere compreso soltanto alla luce della Croce, del sacrificio dell’Agnello, al di fuori del quale non c’è salvezza.   Sì, Egli è veramente:   «degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione!» (Ap 5,12).   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine da FSSPX.News
   
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Canada, la morsa del progressismo si stringe

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Il Parlamento canadese si sta preparando ad approvare una legge che eliminerà l’esenzione religiosa per i «discorsi d’odio», aprendo la strada a procedimenti giudiziari contro chiunque professi pubblicamente la morale cattolica tradizionale.

 

Quella che solo pochi anni fa sembrava una distopia sta per diventare realtà in Canada. Il Parlamento di Ottawa si sta infatti preparando ad adottare definitivamente il disegno di legge C-9, noto come «Legge contro l’incitamento all’odio», una delle cui disposizioni più significative è passata quasi inosservata alla stampa mainstream: l’eliminazione totale dell’esenzione religiosa precedentemente sancita dal Codice penale canadese in materia di «incitamento all’odio».

 

Fino ad ora, la legge canadese tutelava esplicitamente il diritto di esprimere «un’opinione su un argomento religioso o un’opinione basata sulla fede in un testo religioso». Questa tutela, per quanto modesta, costituiva una minima salvaguardia contro la criminalizzazione della predicazione cristiana. Il disegno di legge C-9 la abolisce. D’ora in poi, chiunque citi le Scritture o esponga la dottrina morale della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia potrebbe, a seconda del contesto, essere perseguito penalmente.

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Josh Dehaas della Canadian Constitutional Foundation ha tenuto a precisare che la lettura di brani delle Sacre Scritture non dovrebbe, di per sé , comportare un procedimento penale . Tuttavia, ha subito aggiunto che «certi versetti di testi religiosi potrebbero ora dare adito ad accuse a seconda del contesto, in particolare del momento e del luogo in cui vengono letti, e di altre parole pronunciate durante la lettura». In altre parole, un sacerdote , un predicatore o un padre che spieghi la dottrina cattolica sulla complementarietà dei sessi o sull’indissolubilità del matrimonio potrebbe, a seconda delle circostanze, trovarsi esposto a un procedimento penale.

 

La votazione sul disegno di legge è il risultato di un’alleanza politica tra il Partito Liberale al governo e il Bloc Québécois, un partito laico e nazionalista. Questo approccio è rivelatore: è in nome di un laicismo aggressivo, e non per una preoccupazione per l’ordine pubblico, che si mira a mettere a tacere le voci cristiane.

 

Il professor John Petrakis, specialista in diritto comparato presso l’Hillsdale College, non si fa illusioni sulla capacità dei tribunali di proteggere i credenti: la giurisprudenza della Corte Suprema canadese, in particolare nel caso Saskatchewan contro Whatcott, ha già dimostrato che i giudici non esitano a sacrificare la libertà di espressione e la libertà religiosa sull’altare del «diritto a non essere offesi». Il Canada, conclude, sta inesorabilmente scivolando verso il modello europeo , dove il discorso cristiano è sempre più considerato una minaccia per la sfera pubblica.

 

Per i cattolici, il messaggio è chiaro. Ciò che attualmente è legalmente consentito in Canada – ovvero la proclamazione che il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna, richiamando l’insegnamento di San Paolo sulla sessualità umana – potrebbe domani portare il suo autore a comparire davanti a un tribunale penale.

 

La persecuzione dei cristiani non è più confinata ai regimi totalitari aggressivi dell’Asia o del Medio Oriente; ora bussa alle porte delle democrazie liberali occidentali, mascherata da «convivenza», «lotta all’odio» e «inclusione». Tutti termini che hanno significato solo per chi detta le regole del gioco.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Prime Minister of Canada via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Spirito

Saremo scomunicati?

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Omelia pronunciata domenica 21 giugno 2026 nella chiesa di Saint-Nicolas-du-Chardonnet, a Parigi, da padre Denis Puga.   Cari fratelli,   Ci stiamo avvicinando a questo grande evento del 1° luglio, di così grande importanza per quella che mons. Lefebvre definì l’«operazione di sopravvivenza» della Tradizione.   Nove giorni ci separano da esso, e vedrete: le voci cominceranno a levarsi. I giornalisti, soprattutto in questo periodo dell’anno, spesso hanno poco da dire. Saremo quindi chiamati scismatici, eretici; forse saremo scomunicati, non lo so, non sono un profeta. Ma vi dirò semplicemente: rimanete in pace.  

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Cos’è realmente la scomunica

Innanzitutto, dobbiamo ricordare cos’è la scomunica. La scomunica, ed è molto importante capirlo, non allontana qualcuno dalla Chiesa; la scomunica è una punizione. La Chiesa ha il potere – e noi rispettiamo queste regole – di punire con varie pene chi commette una grave offesa esteriore che lede il bene comune.   Un sacerdote che commette qualcosa di grave, ad esempio, può essere interdetto, per un certo periodo, dalla celebrazione della Messa; questa si chiama sospensione. Esistono altre pene, ma la scomunica è la più grave. Si tratta di sanzioni imposte dalla Chiesa; è normale, come qualsiasi altra organizzazione, che la Chiesa abbia il potere di punire.   Quindi, cosa comporta esattamente questa pena della scomunica?   La persona colpita da questa pena, la persona scomunicata, non può più ricevere i sacramenti; non può più ricevere la comunione, da qui il termine. L’assoluzione non può essere concessa finché non si pentono, finché non rinunciano alla causa di questa pena. La Chiesa, ufficialmente, non prega più per loro; la Chiesa li esclude dalle sue preghiere ufficiali. Questo è ciò che significa scomunica. È molto grave, certamente; è una pena molto severa, ma, come dicevo, non pone una persona fuori dalla Chiesa.   Permettetemi di fare un esempio: un sacerdote che viola il segreto confessionale. Rivela ciò che il signor tal dei tali o la signora tal dei tali gli hanno confidato durante la confessione. Questo è un peccato chiamato violazione del segreto confessionale. Questo sacerdote viene scomunicato, il che è molto grave, ma rimane cattolico, rimane membro della Chiesa. Deve pentirsi; la scomunica verrà revocata solo quando si sarà pentito del suo peccato, e non è nemmeno certo che la Chiesa gli restituirà la facoltà di ascoltare le confessioni.   Permettetemi di fare un altro esempio: sapete che il peccato di aborto comporta la scomunica. Chi provoca un aborto viene scomunicato, il che significa che non ha più il diritto di ricevere la comunione e di confessarsi, per ottenere l’assoluzione deve pentirsi del suo peccato. Eppure questa persona rimane cattolica, membro della Chiesa.   Quindi, è bene chiarire che la scomunica non esclude nessuno dalla Chiesa.   Vi dico questo perché non molto tempo fa qualcuno mi ha detto: «sono tornato alla Chiesa cattolica. Ero protestante. E non voglio essere escluso dalla Chiesa cattolica». Ma qualunque cosa accada, anche nei casi più gravi, nessuno viene escluso dalla Chiesa per questo; potreste sentire questa argomentazione.   E sappiate che, inoltre, nel caso delle consacrazioni episcopali, il diritto canonico specifica molto chiaramente – è scritto nero su bianco nel diritto canonico – che chi agisce per necessità non incorre nella pena della scomunica.

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Che cosa costituisce veramente uno scisma

Ma allora, che cos’è uno scisma? Saremo chiamati scismatici. Che cos’è dunque uno scisma, cari fratelli?   Uno scisma non è un atto di disobbedienza. Guardate: il vescovo chiede qualcosa e io non lo faccio. È un atto di disobbedienza, finché ciò che mi chiede è legittimo, ma non è uno scisma. Lo scisma consiste nel rifiutare l’autorità di coloro che occupano le sedi dei successori degli Apostoli: il Papa e i vescovi. Rifiutare la loro autorità significa non riconoscerli più come pastori legittimi, il che non è assolutamente il nostro caso.   Ecco un esempio di scisma: lo scisma ortodosso. Dall’XI secolo, la Chiesa orientale ha interrotto la comunione con Roma. Ciò significa che la Chiesa ortodossa non riconosce il Papa né i vescovi cattolici come legittimi pastori della Chiesa, e ha quindi istituito una gerarchia diversa.   Questa non è affatto la nostra situazione. Per noi, il Papa è davvero il papa. I vescovi in ​​carica sono vescovi legittimi, istituiti per guidarci secondo la Tradizione della Chiesa, secondo il suo spirito, e per trasmetterci il deposito dellaFede. Ma ci sono cose a cui non siamo obbligati a obbedire, e questo non significa che ne mettiamo in discussione l’autorità. Per questo non possiamo essere accusati di scisma.   E la prova, cari fratelli, è che nel 2000 e di nuovo nel 2005, il Cardinale Castrillón Hoyos, che era a capo della Commissione Ecclesia Dei – ovvero l’organismo responsabile delle questioni relative ai tradizionalisti – ha chiarito che non c’era stato alcuno scisma, e questo dopo le consacrazioni del 1988. Perché? Perché mons. Lefebvre non voleva istituire una Chiesa parallela con una gerarchia parallela e vescovi paralleli.   Per questo mons. Lefebvre ha insistito tanto sul fatto che i vescovi da lui consacrati erano destinati semplicemente a conferire i sacramenti che solo un vescovo può amministrare – la cresima e il sacerdozio – ma non a governare, non a creare diocesi al posto di altre diocesi.   Inoltre, questa posizione, difesa dal cardinale Castrillón Hoyos, ha influenzato notevolmente quella di Papa Benedetto XVI. Nel 2009, Benedetto XVI ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è soggetta alla giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero una congregazione che si occupa di questioni interne alla Chiesa Cattolica, e non al Pontificio Consiglio per l’Ecumenismo, che si occupa di religioni non cattoliche o comunità separate. Se fossimo scismatici, come alcuni sostengono, non saremmo soggetti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.   Ancora oggi, la questione delle consacrazioni è gestita dal cardinale Víctor Manuel Fernández, responsabile di tale materia, e qui sta il paradosso. Quando predichiamo una Chiesa aperta, caritatevole e misericordiosa, lo spettro della scomunica viene rievocato, perché credo che oggi, in tutta la Chiesa Cattolica, questa paura persista solo tra i tradizionalisti; gli altri sono completamente indifferenti.   Il cardinale Fernández, prima di essere nominato a Roma da Papa Francesco, era arcivescovo di La Plata, in Argentina, ed era noto per le sue dichiarazioni e i suoi scritti. In questi scritti, spiegava che oggi la Chiesa non condanna più, non esclude più, e paragonava questa situazione alla Chiesa del passato, quella pre-Concilio Vaticano II. Diceva: «Ma cos’era quella Chiesa che si permetteva di giudicare, di impedire alle persone di ricevere la comunione, di negare l’assoluzione a certi individui?». Per lui era scandaloso. In un testo, arrivò persino a paragonarla a una sorta di Gestapo.   Ed è lo stesso uomo che oggi evoca lo spettro della scomunica e minaccia lo scisma. È ridicolo, se non fosse così grave, sarebbe ridicolo. E non menzionerò nemmeno le accuse riguardanti la sua gestione, durante il suo ministero in Argentina, di gravissimi problemi morali nella sua diocesi. È una questione pubblica, ma non dirò altro.

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Già escluso di fatto

Come vedete, non dobbiamo prenderci in giro; dobbiamo rimanere fiduciosi. Capite che quello che stiamo facendo non è altro che quello che fece mons. Lefebvre nel 1988, e direi persino che è quasi più saggio.   Quando mons. Lefebvre consacrò quattro vescovi, quattro vescovi che erano sacerdoti con un sacerdozio relativamente breve, cinque o sei anni, e non si sapeva ancora come si potesse realizzare questa situazione paradossale: vescovi che, privi di una propria giurisdizione, avrebbero viaggiato per il mondo per amministrare la cresima e ordinare sacerdoti ovunque la Tradizione lo richiedesse.   Ora, coloro che vengono scelti per essere consacrati vescovi a volte hanno vent’anni di servizio sacerdotale, hanno ricoperto posizioni importanti all’interno della Fraternità, a volte anche molto importanti, e soprattutto, ora sappiamo, dopo quasi quarant’anni, come ha funzionato questo ruolo dei vescovi.   Lo avete visto voi stessi, sapete di cosa si tratta e vedete che funziona benissimo e che non costituisce assolutamente una Chiesa parallela, una Chiesa scismatica.   Quindi, vogliono proibirci i sacramenti? Vogliono proibirceli… ma è già stato fatto! È già stato fatto da tempo! Papa Francesco ha proibito la celebrazione dei sacramenti secondo il rito tradizionale in molti luoghi, per tutti i sacramenti, anche se il suo predecessore, papa Benedetto XVI, aveva chiaramente affermato che ogni sacerdote ha il diritto di celebrare la Messa tradizionale e che i fedeli hanno il diritto di ricevere i sacramenti secondo il rito tradizionale.   Quindi, può un papa contraddire un altro papa? Cosa dirà il prossimo? E cosa dirà quello che verrà dopo di loro?   Oggi, di fatto, siamo già scomunicati. Andate da qualche parte, volete celebrare la Messa e vi chiedono:   — «Da dove vieni?» — «Vengo dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X». — «Oh no! Non potete».   Siete fedeli, desiderate ricevere la Comunione in ginocchio e sulla lingua, come facevano i vostri genitori e nonni, e vi viene detto:   — «Oh no, no, no! Qui, la Comunione si riceve in piedi e sulla mano».   E la Comunione viene negata ad alcuni, i sacramenti vengono negati secondo il rito tradizionale; tutto questo già accade. I sacramenti vengono negati nel rito tradizionale, quindi, di fatto, le persone vengono già escluse. Ma non possiamo impedire alle persone di chiedere i sacramenti secondo il rito dei loro antenati, secondo quei riti che hanno preservato la fede.

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Non poterono fare nulla

Quindi, fratelli miei, non preoccupiamoci, la carovana passerà; ci saranno sicuramente latrati, ma passerà.   Ricordate, cari fratelli, che il Signore stesso, quando era a Nazaret, venne a predicare e lo ascoltarono. Poi gli abitanti della sua città vollero gettarlo giù da una collina. Perché? Poiché Gesù li aveva rimproverati per non aver ascoltato la parola di Dio, volevano gettarlo giù da quella collina. E l’evangelista san Luca ci dice semplicemente che Gesù passò in mezzo a loro e se ne andò; non poterono fare nulla.   E san Giovanni ci racconta che un giorno, mentre Gesù si trovava nel Tempio di Gerusalemme, i farisei gli dissero: «chi credi di essere?». E Gesù rispose: «prima che Abramo fosse, io sono». Vale a dire, si dichiarò Dio. Allora, pieni di furore, presero pietre, volevano lapidarlo, e san Giovanni ci dice che Gesù uscì dal Tempio e se ne andò; non poterono fare nulla.  

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Quando Dio è con noi, chi può essere contro di noi?

E non dimentichiamo nemmeno quel bellissimo racconto evangelico della guarigione del cieco nato. Gesù guarì quest’uomo, e poi i capi della sinagoga lo interrogarono: «chi ti ha fatto questo? Come è successo?». Poi interrogarono i suoi genitori. I genitori intuirono che la situazione si stava facendo pericolosa e risposero: «sappiamo che è nato cieco. Ma come abbia riacquistato la vista, non lo sappiamo».   E san Giovanni aggiunge questa osservazione: I suoi genitori parlarono così perché avevano paura. Perché? Perché chiunque aderisse a Gesù Cristo era escluso dalla sinagoga. Escluso dalla sinagoga, cioè, in un certo senso, scomunicato. Coloro che riconoscevano Gesù Cristo non potevano più partecipare alle funzioni nelle sinagoghe; erano esclusi. Erano già, in un certo senso, scomunicati – non dimenticatelo mai.   Concludo con questo, cari fratelli. Santa Giovanna d’Arco fu giudicata dalla Chiesa, fu bruciata sul rogo, e sapete che nei suoi ultimi istanti chiese che le venisse portato un crocifisso. Contemplò questo crocifisso, invocando il santo nome di Gesù perché venisse in suo aiuto e la sostenesse in quella terribile sofferenza. E sul capo portava una mitra. Su questa mitra erano incise queste parole: «Strega, eretica, scismatica, scomunicata».   E oggi? Oggi la Chiesa venera Santa Giovanna d’Arco non solo come santa, ma anche come patrona di Francia.   Quindi, cari fratelli, manteniamo la fede.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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