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Il Mossad pianifica un’altra campagna globale di omicidi?
Le spie israeliane si stanno preparando ad assassinare i leader di Hamas che vivono in Libano, Turchia e Qatar una volta che la guerra con il gruppo militante sarà finita a Gaza. Lo riporta il giornale americano Wall Street Journal, che cita fonti tra i funzionari. Secondo quanto riferito, l’operazione era stata pianificata più di un mese fa, ma rinviata per consentire la negoziazione degli ostaggi.
I servizi segreti israeliani avrebbero iniziato a elaborare piani per la campagna di omicidi dopo l’attacco di Hamas il 7 ottobre, ha riferito giovedì il quotidiano statunitense, citando funzionari anonimi. Alcuni avrebbero voluto intraprendere immediatamente la campagna, ma è stato loro ordinato di attendere affinché i negoziati per la liberazione dei circa 240 ostaggi detenuti da Hamas potessero procedere.
Gli omicidi sono stati autorizzati dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, hanno detto i funzionari, aggiungendo che ora è questione di quando, e non se, inizierà la campagna.
Sebbene tali operazioni siano solitamente pianificate in segreto, il governo israeliano ha esplicitamente avvertito che intende uccidere gli agenti di Hamas fuori Gaza. Prima che i funzionari facessero trapelare la storia al Wall Street Journal, il Netanyahu aveva già dichiarato il mese scorso di aver «dato istruzioni al Mossad di agire contro i capi di Hamas ovunque si trovino».
Rispondendo direttamente all’ufficio del primo ministro, il Mossad è l’agenzia israeliana di Intelligence estera e di operazioni segrete, più o meno analoga alla CIA americana. L’agenzia ha una lunga storia di omicidi su suolo straniero, alcuni dei quali si sono trasformati in importanti incidenti diplomatici.
Noto per aver catturato nel 1960 Adolf Eichmann – un ufficiale nazista e organizzatore dei campi di sterminio, rapito in Argentina dove viveva sotto il nome di Ricardo Klement, il Mossad non riuscì a uccidere molti dei nazisti a cui diede la caccia nei decenni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, nonostante avesse una lunga lista di risultati su cui lavorare.
Il Mossad aveva lanciato una campagna di lettere-bomba contro ex scienziati nazisti che lavoravano per il programma missilistico egiziano all’inizio degli anni ’60, ma l’operazione fu annullata dal primo ministro David Ben-Gurion nel 1963 dopo che diversi obiettivi fuggirono e almeno cinque lavoratori egiziani furono uccisi.
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In un’operazione clandestina pluridecennale lanciata dopo che militanti palestinesi uccisero 11 atleti e allenatori israeliani ai Giochi Olimpici di Monaco del 1972, gli agenti del Mossad uccisero 18 persone sospettate di coinvolgimento nel massacro. Uno degli uccisi era l’innocente cameriere marocchino Ahmed Bouchikhi (fratello del futuro fondatore del famoso gruppo di musica gitana Gypsy King) che lavorava a Lillehammer, in Norvegia, ammazzato perché scambiato con Ali Hasan Salameh, terrorista palestinese che secondo alcuni era protetto dalla CIA. L’incidente che ha portato all’arresto e alla condanna di cinque agenti israeliani da parte delle autorità norvegesi.
La campagna globale di assassini ordita dagli israeliani (su ordine, pare, della stessa premier Golda Meir) fu descritta con minuzia nel libro del giornalista canadese George Jonas Vendetta, poi tradotto in pellicola da Steven Spielberg in Munich (2005) e prima ancora nel film TV Sword of Gideon.
Più recentemente, Netanyahu – già allora premier – aveva ordinato al Mossad di assassinare il co-fondatore di Hamas Khaled Mashal in Giordania nel 1997. La squadra di assassini composta da due uomini è stata catturata dopo che uno di loro aveva spruzzato una tossina nell’orecchio di Mashal. La Giordania ha minacciato di distruggere il suo trattato di pace con Israele in risposta.
Lo stallo diplomatico è stato disinnescato quando gli agenti israeliani hanno consegnato un antidoto alla tossina e Netanyahu ha accettato di rilasciare dozzine di prigionieri palestinesi, tra cui lo sceicco quadriplegico e ipovedente Ahmed Yassin, il cofondatore di Hamas, poi eliminato nel 2004 con un missile sparato da un elicottero militare israeliano a Gaza City.
Agenti del Mossad furono inoltre sorpresi in un’operazione di omicidio a Dubai nel gennaio 2010, quando perse la vita Mahmoud al-Mabhouh, cofondatore delle Brigate Izz ad-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas.
Le fotografie dei 26 sospettati e i loro pseudonimi furono successivamente inseriti nella lista dei ricercati dell’Interpol. La polizia di Dubai scoprì che 12 dei sospettati utilizzavano passaporti britannici, insieme a sei passaporti irlandesi, quattro francesi, uno tedesco e tre australiani. L’Interpol e la polizia di Dubai credevano che i sospettati avessero rubato le identità di persone reali, per lo più con doppia cittadinanza israeliana.
I vertici delle forze di polizia di Dubai dissero che i sospetti avevano Al-Mabhouh a Dubai da Damasco, in Siria, e sarebbero arrivati da diverse destinazioni europee e hanno soggiornato in alberghi diversi, presumibilmente per evitare di essere scoperti e, ad eccezione di tre dei suoi membri sospettati di «contribuire alla facilitazione» che erano partiti su un traghetto per l’Iran diversi mesi prima dell’assassinio, sono partiti dopo l’assassinio in diversi Paesi.
Il capo della polizia di Dubai ha detto di essere «certo al 99%» che l’assassinio sia stato opera del Mossad israeliano. Il 1° marzo 2010 ha dichiarato di essere «sicuro». che tutti i sospettati si nascondessero in Israele
Due palestinesi, ritenuti da Hamas ex agenti di sicurezza di Fatah e attuali dipendenti di un alto funzionario di Fatah, furono presi in custodia a Dubai, sospettati che uno di loro fornisse assistenza logistica alla squadra assassina. Nonostante le affermazioni di Hamas, Dubai non ha voluto commentare l’incidente né identificare i due sospetti palestinesi.
Secondo quanto riportato, Al-Mabhouh sarebbe stato drogato, poi sottoposto a scosse elettriche e soffocato.
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Immagine di Kahnew via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata.
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Storia di Gladio: la nascita
Reinarhd Gehlen (1902-1979) racconta nel suo libro di memorie Der Dienst della nascita dell’organizzazione che porterà il suo nome e che farà da apripista in Europa alla strategia Stay Behind della NATO:
«All’interno di un’Europa che si stava preparando alla difesa contro il comunismo, anche la Germania aveva l’opportunità di ritrovare il proprio posto. La futura strategia politica tedesca si sarebbe quindi appoggiata alle potenze vincitrici e avrebbe, in tal senso, mirato a due obiettivi politici, ovvero la lotta contro l’espansione comunista e la riunificazione con quelle parti della Germania andate perse. (…) Dal punto di vista dell’Intelligence ci si doveva aspettare un particolare interesse, da parte di tutte le potenze occidentali (…], verso il potenziale tedesco per lo spionaggio contro l’Est».
Se dal 1940 con la creazione dello Special Operations Executive (SOE) in Inghilterra erano state già messe le basi per la nascita della strategia Stay Behind nei paesi occupati dalla Germania nazista, le operazioni reali di una gestione di un esercito sotterraneo cominciarono però a prendere forma solo con la fine del conflitto. Le prime esperienze erano già state portate avanti in Polonia e in Grecia soprattutto, dove nel dicembre del 1944 una grossa manifestazione comunista venne soppressa nel sangue dalle truppe greche sostenute dagli inglesi. La Dekemvriana (serie di scontri combattuti durante la seconda guerra mondiale ad Atene dal 3 dicembre 1944 all’11 gennaio 1945) che portò il notevole risultato di venticinque morti e centoquarantaquattro feriti, diede il via alla Battaglia di Atene, un conflitto interno armato durato oltre un mese.
Gli accordi tra l’OSS e le truppe della Decima MAS nel non permettere la devastazione del nord Italia da parte delle truppe naziste portarono ad un embrione di Stay Behind che si svilupperà in maniera autonoma sotto la denominazione di Gladio. Oltre alle truppe comandate dal principe Borghese, molti partigiani della brigata Osoppo operante in Friuli Venezia-Giulia divennero parte del progetto Stay Behind italiano.
Infatti, subito dopo l’armistizio e il successivo sbandamento delle truppe italiane, il IX Corpus Sloveno della IV Armata jugoslava penetrò nella Carnia e nell’Istria avanzando verso Gorizia, Pola, Fiume e Trieste. La brigata Osoppo, composta soprattutto da cattolici e socialisti, trovò un dialogo con i partigiani comunisti garibaldini allo scopo di salvaguardare il territorio dai tedeschi e dai fascisti per uno stato democratico all’interno della Resistenza.
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Dalla fine del conflitto in avanti, descrive Paul L. Williams nel suo Operation Gladio, vi fu una comunione d’intenti a diversi livelli con lo scopo di preparare l’Europa ad un eventuale attacco da parte del mondo sovietico. L’autore racconta come Paolo Emilio Taviani, genovese, partigiano ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana per tutto il dopoguerra, durante il suo mandato da ministro della difesa dal 1953 al 1958 divenne uno principali referenti italiani. I gladiatori, così vennero chiamati i primi 622 membri italiani, vennero addestrati a Capo Marargiu nel nord della Sardegna da militari statunitensi e britannici e nascosero 139 depositi d’armi perlopiù nel nordest d’Italia, nel Gorizia Gap da dove si aspettavano potesse arrivare l’offensiva.
Come racconta Daniele Ganser nel suo NATO Secret’s Armies, durante l’occupazione del Belgio da parte delle truppe naziste il governo belga volò a Londra in esilio. Durante quel periodo drammatico si crearono forti legami con i britannici e le due nazioni cooperarono per organizzare un esercito segreto nel Belgio occupato. Per l’estate del 1942 la Special Operations Executive inglese aveva già scaricato varie casse d’armi e addestrato diverse unità, tra queste anche reparti specializzati in recuperare informazioni e trasmetterle a Londra via radio, lettere o microfilm. L’impatto fu relativo ma il modello da replicare era pronto.
Nel 1947 in seguito alla dissoluzione dell’OSS, Truman resuscitò l’agenzia suddividendola in due tronconi chiamati Central Intelligence Agency (CIA) e National Security Agency (NSA). La NSA si sarebbe occupata di SIGINT, quindi telecomunicazioni, e avrebbe dovuto riferire al ministero della difesa oltre che al Presidente. La CIA si sarebbe dedicata alle operazioni coperte internazionali e all’HUMINT, quindi a tutto ciò che concerne il recupero d informazioni tramite gli esseri umani, riferendo solamente al presidente degli Stati Uniti d’America.
Nonostante i progetti di Stay Behind fossero nati con l’idea di essere taciuti e nascosti il più possibile alla conoscenza del grande pubblico, nel corso dei decenni vi furono qua e là alcune fughe di notizie. Già nel 1947 il socialista Edouard Depreux, ministro dell’Interno della Francia, rivelò pubblicamente l’esistenza dell’esercito segreto Stay Behind denominato in codice Plan Bleu con lo scopo di attivarsi e prendere il potere nel caso di attacco sovietico.
Sempre nel 1947 in Austria una rete Stay Behind venne smascherata dall’arresto di Theodor Soucek e Hugo Rössner a Vienna. La polizia scoprì la creazione di un esercito composto da ex soldati nazisti e partigiani di estrema destra con lo scopo di contrastare un eventuale invasione sovietica. I due, che avevano ammassato in diversi luoghi nascosti una ingente quantità di armi tra cui missili d’artiglieria tedeschi, durante l’udienza in tribunale dichiararono di avere ricevuto i fondi dalla appena creata CIA, condannati a morte vennero in seguito perdonati dal cancelliere senza un apparente motivazione.
Nel il 1950 Franz Olah, membro del parlamento austriaco, con i fondi CIA, creò l’Österreichischer WanderSport und Geselligkeitsvereinm, Club austriaco di escursionismo, sport e socializzazione in cui raggruppò tutta l’unità coperta e sotto il cui ombrello continuò l’opera indisturbato.
In seguito alla rivelazione di Depreux, il Clandestine Committee of the Western Union (CCWU) venne creato l’anno successivo per coordinare le attività di guerra non ortodossa. Composto da Francia, Regno Unito, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi nel marzo del 1948 con il trattato Bruxelles per una collaborazione non solo militare ma anche economica e culturale con i comandi divisi tra Londra e Fontainebleau. Il CCWU creato con lo scopo di gestire il progetto Stay Behind fu esattamente il precursore della North Atlantic Treaty Organization (NATO) fondata a sua volta nel 1949 in cui confluì assieme al Clandestine Planning Committee (CPC) che ne divenne l’ombrello operativo nel 1951.
All’epoca la sede del CPC si trovava a Parigi, e come il CCWU prima di lui la sua responsabilità principale era quella di pianificare, preparare e dirigere tutte le operazione di guerra non ortodossa portate avanti da Stay Behind e dai servizi speciali. La sede centrale era sotto il controllo della CIA e dell’MI6 e solo gli ufficiali con le più alte autorizzazioni di sicurezza della NATO avevano accesso. I più alti ufficiali in grado dei servizi segreti occidentali vi si ritrovano ad intervalli regolari per portare avanti congiuntamente gli interventi.
Nel 1966 il presidente Charles de Gaulle (1890-1970), espulse la NATO dalla Francia, per cui dovettero trasferire la sede a Bruxelles, con grande collera da parte di Lyndon Johnson (1908-1973). Assieme si spostò anche il CPC trasferendosi anche esso a Bruxelles. L’espulsione della NATO offrì una comprensione maggiore di quello che era il profondo e nascosto segreto della alleanza militare dell’epoca. L’esistenza di protocolli NATO segreti che obbligavano i servizi segreti dei paesi firmatari a lavorare per prevenire l’ascesa dei partiti comunisti e impedirne la presa del potere attraverso le elezioni.
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Il contenuto dei protocolli tuttavia rimase nascosto ma racconta sempre Ganser che diversi giornalisti trovarono tracce e riferimenti. Il giornalista statunitense Arthur Rowse dichiarava che una clausola dei protocolli segreti imponeva agli stati che volessero partecipare di avere già un processo attivato di creazione dell’esercito segreto antisovietico. Giuseppe De Lutiis, esperto in servizi segreti, trovò che l’Italia quando divenne un membro del patto atlantico dovette anche firmare i protocolli che la obbligavano ad allinearsi con qualsiasi mezzo all’Occidente anche se il risultato elettorale andasse nella direzione opposta. Mario Coglitore, ricercatore su Gladio, confermò anche lui l’esistenza dei protocolli.
Un ufficiale dei servizi segreti rimasto anonimo descrisse come i protocolli segreti difendevano esplicitamente gli estremisti di destra grazie alla loro utilità nella lotta contro i comunisti. Il presidente statunitense Harry Truman (1884-1972) e il cancelliere tedesco Konrad Adenauer (1876-1967) firmarono i protocolli segreti per l’ingresso della Germania dell’Ovest nella NATO nel maggio 1955. Nel documento veniva concordato che le autorità della Germania Ovest si sarebbero astenute dall’intraprendere un’azione legale attiva contro noti estremisti di destra.
Nel 1952 in Germania la rete Stay Behind divenne di conoscenza pubblica quando Hans Otto un ex ufficiale delle SS, entrò nella stazione di polizia di Francoforte annunciando di far parte di un gruppo di resistenza con lo scopo di sabotare e far saltare i ponti in caso di invasione sovietica. Otto aggiunse di far parte del ramo tecnico del Bund Deutscher Jugend, la Federazione della Gioventù Tedesca, che aveva nella sua lista nera un centinaio di personaggi della sinistra pronti per essere assassinati in caso di emergenza.
Infine aggiunse di ricevere milioni da un cittadino americano Sterling Garwood e che l’organizzazione generale era gestita da Reinhard Gehlen. Georg August Zinn, il primo ministro di dello stato tedesco di Hessen ne rimase talmente scioccato da ordinare l’arresto di un centinaio di membri del gruppo e richiese un investigazione su larga scala per far luce sull’accaduto. La richiesta venne rifiutata dal Bundesgerichtshof, la più alta corte tedesca e tutti gli imputati vennero rilasciati.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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