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Epidemie

Il mondo senza amicizia

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Non amiamo in alcun modo citare Carl Sagan.

 

Una figura abbastanza nota: astronomo, astrobiologo, divulgatore, si è dedicato a lungo a parlarci della possibilità delle civiltà aliene, ma dalla prospettiva dell’establishment. Per chi lo ricorda, è suo il libro da cui trassero il film Contact con Jodie Foster. Lavorò per la NASA e fondò il progetto SETI, l’insieme di antenne per la ricerca di segnali intelligenti nel cosmo – insomma, davvero dalla parte del potere.

 

Egli era infatti uno scettico, di quelli che ci tengono a importi la loro religione, a cui hanno dato il nome altisonante di «umanesimo secolare». In Italia, lo scetticismo oltranzista è rappresentato dal CICAP di Piero Angela, e Sagan era una cosa così.

«Ho il presentimento di un’America ai tempi dei miei figli o nipoti – quando gli Stati Uniti saranno un’economia di servizi e di informazioni; quando quasi tutte le principali industrie manifatturiere saranno scivolate via verso altri paesi; quando incredibili poteri tecnologici saranno nelle mani di pochissimi e nessuno che rappresenta l’interesse pubblico potrà nemmeno afferrare i problemi; quando le persone avranno perso la capacità di stabilire i propri programmi o di mettere in discussione consapevolmente chi detiene l’autorità; quando le nostre facoltà critiche in declino, incapaci di distinguere tra ciò che è bello e ciò che è vero, scivoleremo, quasi senza accorgercene, nella superstizione e nell’oscurità

 

Nel 1995 scrisse un libro, Il mondo infestato dai demoni, dove malgrado il titolo eccitante non si parla proprio di demoni, ma della primazia dello scetticismo sulle pseudoscienze e su stupide superstizione come Dio, gli UFO, il paranormale, le terapie alternative.

 

Tuttavia, in quelle pagine ce ne pare una che sembra avere parole davvero profetiche per il momento presente.

 

«Ho il presentimento di un’America ai tempi dei miei figli o nipoti – quando gli Stati Uniti saranno un’economia di servizi e di informazioni; quando quasi tutte le principali industrie manifatturiere saranno scivolate via verso altri paesi; quando incredibili poteri tecnologici saranno nelle mani di pochissimi e nessuno che rappresenta l’interesse pubblico potrà nemmeno afferrare i problemi; quando le persone avranno perso la capacità di stabilire i propri programmi o di mettere in discussione consapevolmente chi detiene l’autorità; quando, stringendo i nostri cristalli e consultando nervosamente i nostri oroscopi, le nostre facoltà critiche in declino, incapaci di distinguere tra ciò che è bello e ciò che è vero, scivoleremo, quasi senza accorgercene, nella superstizione e nell’oscurità. L’ammutolimento dell’America è più evidente nel lento decadimento dei contenuti sostanziali nei media enormemente influenti, i brani sonori di 30 secondi (ora scesi a 10 secondi o meno), la programmazione del minimo comune denominatore, le presentazioni credule sulla pseudoscienza e la superstizione, ma soprattutto una sorta di celebrazione dell’ignoranza».

 

Il giovane editorialista americano Saagar Enjeti ha letto questo brano come una previsione di TikTok, dove l’attenzione si è ridotta a dieci secondi o meno, e come profezia dell’anno pandemico, passato in solitudine grazie alla tecnologia, e della tensione impercettibile che ha generato.

 

Ci sarebbe in realtà un modo di quantificare questo disastro:  una statistica uscita poco fa riguardante il numero dei «veri amici» che gli americani dichiarano di avere.

 

Nel 1990 il 33% dichiarava di avere dieci o più amici intimi, senza contare i parenti. La minoranza, il 11% sosteneva di avere 3 amici veri in tutto.

 

Tutti gli amici che ti rimangono vengono dal lavoro, o da situazioni legate al lavoro. «Questa è la vita dell’élite cosmopolita», e l’ha imposta a tutti quanti, pena l’emarginazione professionale e quindi sociale. «L’élite ha strutturato l’economia in modo tale che tutti oggi devono vivere come vivono loro»

Ora, nel 2021, il numero delle persone che dichiarano di avere 10 o più amici, è crollato al 13%. È comparsa quest’anno anche una categoria che prima era quasi inesistente: quelli che dichiarano zero amici. Nel 1990 erano il 3%, oggi sono il 12%. Impressionante.

 

Enjeti ritiene che il problema derivi dal troppo lavoro che affligge gli americani, con straordinari in ufficio e interminabili viaggi di lavoro. Oggi gli amici li fai tutto sul lavoro. Si tratta della vittoria della «classe manageriale» su tutte le altre: i principi di efficienza stakanovista della Corporate America hanno infettato ogni residuo senso di comunità rimasto. Le multinazionali, insomma, hanno imposto a tutti, anche ai ragazzi che venivano dalla vita rurale, la loro antropologica.

 

Tutti gli amici che ti rimangono vengono dal lavoro, o da situazioni legate al lavoro. «Questa è la vita dell’élite cosmopolita», e l’ha imposta a tutti quanti, pena l’emarginazione professionale e quindi sociale. «L’élite ha strutturato l’economia in modo tale che tutti oggi devono vivere come vivono loro».

 

In un’economia e una cultura top-down, l’élite è riuscita a trasmettere il suo senso del lavoro giù verso le persone che non necessariamente vogliono avercelo, e che preferiscono invece andare a vivere non in una metropoli ma in un paesino a dieci chilometri dalla mamma oppure appunto, la vita di comunità con gli amici…

Ammettiamo la nostra stupidità per non averci mai pensato: dopo aver distrutto la famiglia, era ovvio che sarebbero andati oltre. Era certo, quindi, che avrebbero cercato di distruggere anche l’amicizia, il sentimento più profondo che lega gli esseri umani senza relazioni di sangue

 

Il trasbordo ideologico si è compiuto anche a livello riproduttivo: la produttività della donna imposta dall’élite ha giocoforza imposto una sterilizzazione di tante persone che avrebbero voluto avere figli molto prima – per questo, peraltro, le grande aziende come Google offrono alle dipendenti giovani appena assunte la crioconservazione degli ovuli.

 

Ecco il punto davvero saliente delle preconizzazioni di Sagan: il potere è davvero in mano a pochissimi in grado di plasmare le nostre vite al di là della nostra consapevolezza. E nessuno, specie nella classe politica, sembra avere il coraggio o l’intelligenza per mettersi contro – Facebook in questo momento sta punendo con la censura davvero chiunque, ma Salvini, che alla sua «Bestia» di Facebook deve la sua ascesa, stranamente non dice nulla…

 

La popolazione non è in grado di mettere in discussione chi è al potere – anzi, è proibito. Anzi, ti zittiscono, e ti vengono magari anche a cercare, se hai dai ridire su un virologo.

 

Ma soprattutto, la cosa che ci colpisce, è la distruzione dell’amicizia. Ciò è cosa ancora più grata al potere, perché senza amicizia non hai nemmeno quel minimo collante sociale con cui le persone possono unirsi, e quindi rappresentare un problema per l’autorità costituita.

È quello che l’élite vuole: un mondo fatto di uomini liquidi, di uomini vuoti, di precari assoluti, che non sono certi nemmeno del proprio sesso – e appunto su questo ci stanno pure facendo una legge che punisce chi a questo quadro si vuole opporre.

 

Ammettiamo la nostra stupidità per non averci mai pensato: dopo aver distrutto la famiglia, era ovvio che sarebbero andati oltre. Era certo, quindi, che avrebbero cercato di distruggere anche l’amicizia, il sentimento più profondo che lega gli esseri umani senza relazioni di sangue.

 

È quello che l’élite vuole: un mondo fatto di uomini liquidi, di uomini vuoti, di precari assoluti, che non sono certi nemmeno del proprio sesso – e appunto su questo ci stanno pure facendo una legge che punisce chi a questo quadro si vuole opporre.

 

Un mondo di larve da spendere come meglio credono i padroni del vapore, magari facendoli lavorare – con stipendi da fame – o magari, semplicemente, terminandoli, perché sul pianeta siamo troppi.

 

Il lockdown a qualcuno ha consentito di lavorare: le amicizie professionali, come da desiderio dell’élite («non avrai altra vita che non la tua produttività») forse rimarranno. Tutto il resto no. Perché hanno chiuso tutti i canali dove le amicizie potevano sbocciare: i bar, i ristoranti, le piscine, le palestre, i cinema… e mettiamoci dentro anche le tanto vituperate discoteche, che erano i luoghi per antonomasia di incontro con persone nuove

Un mondo di larve da intrattenere con TikTok e altri spettacolini dementi, con la dipendenza dai social, dalla pornografia e dagli psicofarmaci, magari buttando lì ogni tanto come premio e monito il quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol (esemplare il caso della vittima di lesbofobia che si prende 140 mila euro di donazioni in crowdfunding e si compra la Mercedes e il cagnolino di razza da 2.500 euro).

 

Ma venendo più al concreto, è impossibile non vedere come l’amicizia sia stata disintegrata dalla pandemia. In una società dove si ha paura a darsi la mano, o a parlarsi guardandosi in faccia, come sarà possibile crearsi degli amici?

 

Prima di perderla, non sapevamo quanto fosse preziosa questa cosa: la possibilità di uscire di casa, attaccare bottone per sbaglio con qualcuno, e quindi di tornare alla sera con un amico in più nel telefonino.

 

Il lockdown a qualcuno ha consentito di lavorare: le amicizie professionali, come da desiderio dell’élite («non avrai altra vita che non la tua produttività») forse rimarranno. Tutto il resto no. Perché hanno chiuso tutti i canali dove le amicizie potevano sbocciare: i bar, i ristoranti, le piscine, le palestre, i cinema… e mettiamoci dentro anche le tanto vituperate discoteche, che erano i luoghi per antonomasia di incontro con persone nuove.

 

Non solo: pensate ai treni. Ora, con un posto ogni due o ogni quattro, non si hanno più quei vicini di poltrona che il fato ci assegnava e con i quali potevano sbocciare discussioni frivole o abissali, e iniziare rapporti di ogni tipo.

Noi crediamo che la vera responsabile sia la Necrocultura, il sistema operativo caricato nella mente del mondo. Essa, deve distruggere ogni relazione umana: una volta eliminata la famiglia, ora sta facendo pulizia del resto, preparando così una società atomizzata e fluida, una non-società, abitata, del resto, da non-umani, da trans-umani modificati perfino a livello molecolare

 

Era già raro qualche anno fa la possibilità di incontrare persone «per strada»: una parola scambiata alla fermata dell’autobus, un complimento per il cappotto, una mano per sistemare il passeggino… Ora, con l’idea che chiunque può essere un untore (e, ancora peggio, l’idea che non sai se chi hai davanti è un covidiota che vede come offensivo ogni tuo gesto di vicinanza) vedere la collisione amicale di due sconosciuti all’aperto sarà impossibile.

 

A differenza del giornalista americano, noi non crediamo che tutto questo derivi il ultima analisi dall’élite e dalla sua dittatura stakanovista.

 

Noi crediamo che la vera responsabile sia la Necrocultura, il sistema operativo caricato nella mente del mondo. Essa, deve distruggere ogni relazione umana: una volta eliminata la famiglia, ora sta facendo pulizia del resto, preparando così una società atomizzata e fluida, una non-società, abitata, del resto, da non-umani, da trans-umani modificati perfino a livello molecolare.

 

La pandemia ha distrutto l’amicizia, vero. Ma la pandemia è solo una capitolo, sia pur acceso assai, del percorso della Cultura della Morte. Non abbiamo visto ancora niente. Le relazioni umane non solo andranno abbattute, andranno sostituite – e pervertite.

Qualcuno rammenterà l’anno scorso le grottesche uscite dei virologi lo scorso anni, che davano consigli agli amanti

 

Qualcuno rammenterà l’anno scorso le grottesche uscite dei virologi lo scorso anni, che davano consigli agli amanti: «amatevi solo per 15 minuti», amplessi con la mascherina addosso, poi seguivano dettagliate descrizioni per le posizioni sessuali anti-COVID.

 

Curioso, notavamo: ci hanno impedito di vedere gli amici – minacciando chi invitava troppa gente a casa a Pasqua, o proibendo le grigliate – e perfino di abbracciare i parenti (anche quando questi, magari, stavano morendo in ospedale…) ma non toccano nemmeno con un dito i dogmi della «liberazione sessuale».

 

Quel tipo di relazione, che pure necessariamente comporta lo scambio di molti fluidi, a loro stranamente va bene. Bisogna capire che non  è una novità. C’è un precedente importante, e rilevante i questo momento: l’AIDS e i gay.

Curioso: ci hanno impedito di vedere gli amici – minacciando chi invitava troppa gente a casa a Pasqua, o proibendo le grigliate – e perfino di abbracciare i parenti (anche quando questi, magari, stavano morendo in ospedale…) ma non toccano nemmeno con un dito i dogmi della «liberazione sessuale»

 

Allo scoppio dell’HIV (all’epoca chiamato GRID: Gay Related Immunodeficiency) divenne chiaro che il problema dell’epidemia era la promiscuità degli omosessuali: il famoso paziente zero, un assistente di volo canadese, in una manciata di settimane riusciva ad avere centinaia di partner diversi.

 

È curioso anche notare che le persone in circolazione per l’establishment sono le stesse: Anthony Fauci era già in pista, e si dedicò all’AIDS, in modo anche controverso (vi era di mezzo la rivalità con Montagnier per vincere il Nobel, che poteva andare a Gallo, sodale di Fauci). Fauci ora ricorda che a quei tempi cominciò a frequentare i luoghi di maggior diffusione del virus, le saune di San Francisco…

 

L’AIDS uccise quantità immani di persone. Dalla comunità gay tracimò poi in quella degli eroinomani, e da lì alle prostitute, quindi alle famiglie, e da lì alle persone in emotrasfusione… Una vera calamità.

 

Nessuno ha mai pensato di andare dai gay e dire loro di smetterla con la loro promiscuità totale, vero motore del disastro dell’AIDS

Eppure, nessuno ha mai pensato di andare dai gay e dire loro di smetterla con la loro promiscuità totale, vero motore del disastro dell’AIDS. Nessuno ha detto una parola: perché di fatto essi erano l’avanguardia di quella «liberazione sessuale» che non può essere discussa. E cioè: della sostituzione dell’amicizia con il cannibalismo sessuale.

 

Un ex gay un giorno mi disse: «i gay non hanno amici» (alla faccia di chi dice «ho tanti amici gay»). Mi parlava del senso di angoscia che sentiva quando vedeva un maschio,  una sensazione a cui doveva rispondere cercando di possederlo sessualmente. Avrei poi scoperto che questa idea è un caposaldo della teoria riparativa, la tecnica psicoterapica ora praticamente proibita ovunque, tanto che i libri del suo maggior esponente, Joseph Nicolosi, sono stati cancellati (vuol dire che proprio non ci sono, come se non fossero mai esistiti) da Amazon.

 

Nessun lockdown, nessun decreto, nessun ordine anticostituzionale per i gay e per il loro rischio, quello sì davvero presente, di diffondere il virus letale

Il ragazzo mi diceva che perfino le partite a pallone fra gay, che egli aveva provato ad organizzare, erano difficoltose, goffe. Mancava il senso di squadra, mancava lo stimolo… poi al momento della doccia però le cose cambiavano. Di fatto, si era reso conto, la gente accettava la serata al campo solo nella prospettiva della doccia. Erano, allora come oggi, gli anni dell’AIDS.

 

Nessun lockdown, nessun decreto, nessun ordine anticostituzionale per i gay e per il loro rischio, quello sì davvero presente, di diffondere il virus letale. Abbiamo visto, negli anni, altre cose: concerti di star del rock, fiocchetti rossi sul bavareo delle giacche, al massimo il famoso spot Pubblicità Progresso con l’alone viola – dove però i gay nemmeno erano raffigurati in mezza inquadratura.

La Necrocultura ha i suoi strumenti: l’omosessualizzazione è uno; un altro è l’epidemia, ma quella di COVID, non quella di AIDS, che è stata invece favorita – e ci sarebbe da considerare che i farmaci grazie a cui oggi di AIDS si muore poco, non sono business da niente per le farmaceutiche…

 

Il problema della diffusione dell’HIV nella comunità omosessuale è stato così volutamente ignorato che ad un certo  è perfino spuntata una sottocultura, fiorente anche in Italia, di persone chiamate bugchasers («cercatori del baco») e giftgivers («donatori del dono») che infettano e si infettano volontariamente. Anche di questo, al governo, alle autorità, all’OMS, a Bill Gates non frega nulla.

 

Perché, speriamo che sia chiaro, essi sono funzionali al disegno. E il disegno si chiama Necrocultura. Che ha i suoi strumenti: l’omosessualizzazione è uno; un altro è l’epidemia, ma quella di COVID, non quella di AIDS, che è stata invece favorita – e ci sarebbe da considerare che i farmaci grazie a cui oggi di AIDS si muore poco, non sono business da niente per le farmaceutiche…

 

È la sostituzione morale delle vostre vite: invece di un lavoro, vi daranno uno stage. Invece di un figlio, vi daranno una manciata di voli Ryanair. Invece di una famiglia, vi daranno un’orgia nella dark room di qualche club gay. Invece di amici, vi daranno botte di sesso con persone a caso, magari ad alto rischio di prendere un virus quello sì davvero mortale.

È la sostituzione morale delle vostre vite: invece di un lavoro, vi daranno uno stage. Invece di un figlio, vi daranno una manciata di voli Ryanair. Invece di una famiglia, vi daranno un’orgia nella dark room di qualche club gay. Invece di amici, vi daranno botte di sesso con persone a caso, magari ad alto rischio di prendere un virus quello sì davvero mortale

 

Sagan, senza saperlo, con quel libro aveva davvero ragione: il mondo è infestato di demoni. Non quelli che pensava lui. Ci sono demoni veri in circolazione. Ci è impedito anche solo nominarli, e di fatto non so nemmeno cosa scatenerà questo articolo.

 

So di certo però che Renovatio 21 la Cultura della Morte la vuole combattere, e tacere non è possibile. Per questo cerchiamo amici per proseguire questa pazzesca battaglia. Molti li abbiamo già trovati, e a loro, per l’amicizia che mostrano, siamo tanto grati.

 

 

 

 

 

 

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Giustizia per il COVID: impedire che si ripeta il «periodo più terribile della nostra vita»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Cinque organizzazioni, tra cui Children’s Health Defense, hanno lanciato oggi la campagna COVID Justice per chiedere conto delle proprie azioni e garantire che il governo non utilizzi mai più un’emergenza di salute pubblica per violare i diritti costituzionali degli americani. La campagna include una petizione che chiede al Senato degli Stati Uniti di adottare una risoluzione COVID Justice.

 

Mascherine, lockdown, censura, obblighi vaccinali che mettono fine alla carriera e talvolta sono mortali : la risposta senza precedenti del governo degli Stati Uniti alla pandemia di COVID-19 ha prodotto «la più radicale sospensione delle libertà civili nella storia moderna», secondo i fondatori di COVIDJustice.org

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Cinque organizzazioni, tra cui Children’s Health Defense (CHD), hanno lanciato oggi la campagna COVID Justice per chiedere conto delle proprie azioni e garantire che il governo non utilizzi mai più un’emergenza sanitaria pubblica per violare i diritti costituzionali degli americani.

 

La campagna include una petizione che chiede al Senato degli Stati Uniti di adottare una risoluzione sulla giustizia COVID.

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La risoluzione proposta esorta il Senato a «confermare gli insegnamenti permanenti della risposta al COVID-19, a ripudiare alcune misure di emergenza in quanto incompatibili con la libertà costituzionale e a stabilire principi vincolanti per qualsiasi futura emergenza di sanità pubblica».

 

Michael Kane, direttore delle attività di advocacy del CHD, ha affermato che la risoluzione proposta è il risultato degli sforzi volti a riunire le organizzazioni per discutere «cosa possiamo fare, soprattutto a livello federale, per promuovere un programma condiviso sulla libertà medica, in particolare per quanto riguarda i vaccini».

 

«CHD e il nostro movimento hanno decine di alleati nella Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti che sostengono buone proposte di legge, ma al Senato non sembravamo avere un piano veramente coerente per portare avanti la nostra agenda», ha affermato Kane.

 

Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha contribuito a promuovere e redigere la COVID Justice Resolution. Ha dichiarato a The Defender che l’idea della risoluzione «è nata da un ardente desiderio di responsabilità, di una dichiarazione, di un risarcimento, di una conclusione al periodo più terribile della nostra vita».

 

«Non possiamo lasciar perdere senza una comprensione, una dichiarazione di consenso sul fatto che quanto accaduto sia sbagliato sotto ogni aspetto», ha detto Tucker. «Il silenzio sull’argomento è assordante. Le persone hanno un disperato bisogno di parlare e questa risoluzione glielo consente».

 

Leslie Manookian, presidente e fondatrice dell’Health Freedom Defense Fund, ha affermato che è mancata la responsabilità delle decisioni prese dai decisori politici durante la pandemia di COVID-19:

 

«I vaccini contro il COVID-19 hanno ferito e ucciso decine di persone, i bambini hanno sofferto, i giovani si sono suicidati, nuovi vaccini sperimentali sono stati imposti al pubblico con false affermazioni di “sicurezza ed efficacia”, eppure nessuno è stato ritenuto responsabile».

 

«Non dobbiamo dimenticare ciò che hanno fatto alla gente e la Risoluzione sulla giustizia COVID è un passo nella giusta direzione».

 

Per Leah Wilson, co-fondatrice e direttrice esecutiva di Stand for Health Freedom, la risoluzione rappresenterebbe un passo significativo verso il ripristino del controllo locale e dell’autonomia individuale sui processi decisionali in ambito medico e sanitario.

 

«Crediamo che le persone più vicine a una decisione siano sempre le più attrezzate a prenderla: l’individuo, la famiglia e la comunità locale. Questi strati della società non sono un ostacolo alla sicurezza pubblica; sono il fondamento di una società resiliente. Le comunità forti non indeboliscono una nazione. La stabilizzano», ha affermato Wilson.

 

CHD, il Brownstone InstituteStand for Health Freedom, l’Health Freedom Defense Fund e l’ Autism Action Network hanno co-sponsorizzato il lancio di COVIDJustice.org. La petizione rimarrà attiva a tempo indeterminato, ha affermato Kane.

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«Non si tratta di vendetta. Si tratta di chiarezza morale»

I gruppi hanno anche discusso la tempistica del lancio della campagna, in un momento in cui alcune iniziative dell’amministrazione Trump, tra cui il movimento Make America Healthy Again (MAHA), si trovano ad affrontare rischi derivanti da priorità contrastanti. Tra questi rischi rientrano il recente ordine esecutivo di Trump sul glifosato e i tentativi dell’American Academy of Pediatrics (AAP) di bloccare la riunione programmata questo mese del gruppo di consulenti sui vaccini dei Centers for Disease Control and Prevention.

 

«Vedere un’organizzazione commerciale privata, finanziata da Big Pharma, andare in tribunale per annullare una riunione programmata dal potere esecutivo del governo federale è scioccante e spaventoso. Era questa la ragione originale per cui avevamo scelto la data di lancio», ha affermato Kane.

 

Tucker ha affermato che la risoluzione «è un’autentica dichiarazione popolare, nel senso che proviene dal basso, come messaggio a chi sta in alto. Le nostre voci saranno ascoltate».

 

«La Costituzione non è stata scritta per i giorni di calma», ha detto Wilson. «È stata scritta specificamente per i momenti di crisi. Le emergenze sono proprio il momento in cui le protezioni contano di più, perché la paura è un’arma potente. Il nostro obiettivo è muoverci verso un futuro in cui alla paura non sia permesso di prevalere sui diritti e sulle responsabilità delle persone».

 

Wilson ha anche sottolineato l’imparzialità della campagna.

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«COVIDJustice.org rappresenta un’opportunità per gli americani di diverse convinzioni di riconoscere una preoccupazione comune: l’eccesso di potere del governo può verificarsi rapidamente quando manca la responsabilità. Questa non è una questione di parte. È una questione umana».

 

Tucker ha affermato che, sebbene alcune persone si siano lasciate alle spalle il COVID-19 e le politiche di quell’epoca, la campagna non è ancorata al passato, ma guarda al futuro.

 

«È davvero nel passato, finché non avremo scuse, ricoveri e qualche forma di risarcimento? Non ne sono così sicuro. La politica del lockdown fino alla vaccinazione è ancora in vigore presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Devo ancora vedere prove che non accadrà di nuovo. Le persone sono più germofobiche che mai», ha detto Tucker.

 

Secondo Tucker, le questioni irrisolte sulla risposta ufficiale alla pandemia di COVID-19 stanno ostacolando gli sforzi dei decisori politici e delle agenzie federali, tra cui il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti, guidato da Robert F. Kennedy Jr.

 

«Il nuovo HHS ha incontrato difficoltà nell’attuare la riforma, in parte perché non ha ancora fatto i conti con quanto accaduto», ha affermato Tucker.

 

«Le nazioni, come le famiglie, crescono quando sono disposte a valutare onestamente ciò che è accaduto. Questo è un concetto che qualsiasi entità di successo sposa», ha affermato Wilson. «Il coinvolgimento di Stand for Health Freedom in COVIDJustice.org non riguarda il rivivere il passato, né la vendetta. Riguarda la chiarezza morale».

 

Kane ha affermato che queste questioni irrisolte hanno spinto CHD e altri gruppi per la libertà medica a collaborare a questa e ad altre recenti iniziative.

 

«Non ho mai visto il nostro movimento procedere nella stessa direzione come ora», ha affermato. «Abbiamo la coalizione del Medical Freedom Act, la coalizione End the Vaccine Carveout e ora abbiamo CovidJustice.org. Mai nella storia del nostro movimento abbiamo visto questo livello di coordinamento. Questi sforzi collaborativi ci stanno aiutando a trovare una nuova forza».

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Le risoluzioni chiedono un limite di 30 giorni per le dichiarazioni di emergenza nazionale o statale

Secondo la risoluzione proposta:

 

«Molte misure adottate in nome della salute pubblica, sia a livello federale che nella maggior parte degli stati, non avevano prove sufficienti di efficacia, in alcuni casi erano arbitrarie, imponevano danni sproporzionati ai poveri e alle classi lavoratrici e violavano i principi fondamentali del governo limitato».

 

La risoluzione affronta le misure adottate durante la pandemia di COVID-19, come l’obbligo di vaccinazione e mascherine e i lockdown, l’introduzione dei «passaporti vaccinali», la chiusura di scuole, università e attività «non essenziali» e la censura di scienziati e altri che hanno messo in discussione le politiche istituzionali sul COVID-19.

 

Si propone inoltre di stabilire un limite futuro di 30 giorni per le dichiarazioni di emergenza nazionale o statale che non possono essere rinnovate «senza una nuova autorizzazione esplicita da parte di un voto del Congresso o della rispettiva legislatura statale».

 

La risoluzione chiede inoltre la fine dei protocolli ospedalieri «diretti dalle agenzie» che «violano il rapporto medico-paziente e calpestano i diritti individuali nelle cure mediche» e la tutela dell’autonomia corporea, dell’esercizio religioso e dei diritti dei bambini durante un’emergenza sanitaria pubblica.

 

La coalizione invita i governi federali e statali a sancire queste tutele nella legge. I gruppi chiedono inoltre al Government Accountability Office di «condurre audit annuali dei piani federali e statali di preparazione alle emergenze per garantire il rispetto dei principi qui contenuti».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 25 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Epidemie

L’India si muove per contenere l’epidemia del mortale virus Nipah, oltre 100 persone in quarantena

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Il governo indiano sta prendendo provvedimenti per contenere un’epidemia del mortale virus Nipah, trasmesso dagli animali all’uomo, nello stato orientale del Bengala Occidentale.   Sono stati confermati cinque casi della malattia, che solitamente si trasmette dai pipistrelli all’uomo e per la quale non esiste un vaccino o una cura, e almeno 100 persone sono state costrette a mettersi in quarantena. Si segnala che un paziente è in condizioni critiche.   I sintomi precoci della malattia ne rendono difficile la diagnosi, favorendone la diffusione.   Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti, il periodo di incubazione è compreso tra quattro e 21 giorni, anche se sono possibili intervalli più lunghi tra l’esposizione e la malattia.

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I malati hanno iniziato la malattia con una malattia simil-influenzale (febbre, mal di testa e dolori muscolari) e spesso sviluppano sintomi respiratori, tra cui la polmonite. Il sintomo più grave della malattia è l’encefalite, ovvero l’infiammazione del cervello. Sintomi neurologici gravi, tra cui confusione, convulsioni e coma, possono manifestarsi giorni o addirittura settimane dopo i sintomi iniziali. I pazienti possono anche sviluppare la meningite.   Il Nipah ha un tasso di mortalità elevato, compreso tra il 40% e il 75% a seconda del ceppo del virus. I sopravvissuti devono spesso affrontare danni neurologici a lungo termine e il virus può riattivarsi dopo una fase di quiescenza all’interno dell’organismo.   Secondo quanto riportato da The Independent, «i principali portatori naturali sono i pipistrelli della frutta (specie Pteropus); gli esseri umani possono contrarre l’infezione attraverso il contatto diretto con pipistrelli o altri animali infetti, oppure consumando cibo contaminato da saliva, urina o feci di pipistrello. È stata segnalata anche la trasmissione da uomo a uomo, in particolare attraverso il contatto ravvicinato con i fluidi corporei di una persona infetta».   Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1999, dopo un’epidemia tra gli allevatori di suini in Malesia e Singapore. Sono stati registrati ripetuti focolai nell’Asia meridionale, in particolare in Bangladesh e nell’India nordorientale.   Nell’India meridionale, il Kerala ha segnalato la sua prima epidemia di Nipah nel 2018. Sono state segnalate infezioni anche nelle Filippine. Sono stati rilevati anticorpi contro il virus Nipah nei pipistrelli in Asia e Africa.   Le autorità sanitarie hanno avvertito che il virus ha il potenziale per una trasmissione su larga scala o addirittura per una pandemia globale, una situazione drammatizzata nel film Contagion (2011), che utilizzava documenti OMS per sviluppare la sua trama.

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Come riportato da Renovatio 21, un virus simil-Nipah era al centro di un’esercitazione pandemica, Dark Winter, nel 2018, che ribattezzava il virus con il nome fittizio «Clade X».   «Clade X si è rivelata un’arma biologica ingegnerizzata, che combinava la virulenza del virus Nipah con la facilità di trasmissione della parainfluenza» scriveva un giornalista del New Yorker che aveva preso parte all’esercitazione. Era stato intenzionalmente rilasciato da A Brighter Dawn, un gruppo fittizio modellato sul culto giapponese del giorno del giudizio Aum Shinrikyo, che ha effettuato gli attacchi con gas sarin nella metropolitana di Tokyo, nel 1995».   «L’obiettivo dichiarato di A Brighter Dawn era quello di ridurre la popolazione mondiale ai livelli preindustriali. Alla fine della giornata, che rappresentava venti mesi nella simulazione, erano riusciti a uccidere centocinquanta milioni di persone perfettamente rispettabili. “L’America è stata appena spazzata via”» scriva il New Yorker.   Dark Winter potrebbe essere stato citato, non si sa se con cognizione di causa, da Biden durante la sua terrifficante campagna elettorale 2020.

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Epidemie

Kennedy: RFK Jr.: «la manipolazione psicologica dei pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finita»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il Segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha convocato una tavola rotonda il 15 dicembre per celebrare un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, impegnandosi a promuovere iniziative per migliorare la diagnosi, il trattamento e la copertura Medicare. Sottolineando decenni di negligenza, Kennedy ha affermato che l’incontro segna la fine del «gaslighting» [«manipolazione psicologica, ndt] dei pazienti affetti da malattia di Lyme.

 

La scorsa settimana, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha segnalato un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, dopo aver convocato una tavola rotonda di alto livello in cui si è riconosciuto che decenni di manipolazione psicologica nei confronti dei pazienti affetti da questa malattia cronica sono stati fatti.

 

Il dibattito di due ore, tenutosi il 15 dicembre, ha riunito pazienti, medici, ricercatori e legislatori per due incontri consecutivi. Le discussioni hanno portato a nuovi impegni per migliorare diagnosi, trattamento e copertura assicurativa.

 

Il primo panel si è concentrato sulle esperienze dei pazienti, sulle diagnosi errate e sulle sfide cliniche quotidiane della malattia di Lyme cronica. Il secondo ha esplorato gli approcci scientifici e tecnologici emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale (IA), gli strumenti diagnostici avanzati, le terapie immunitarie e l’analisi integrata dei dati.

 

Kennedy ha aperto la sessione descrivendo la malattia di Lyme come un problema di salute pubblica trascurato e al tempo stesso profondamente personale. Ha affermato che le zecche sono state una preoccupazione costante durante i decenni in cui ha cresciuto la sua famiglia vicino a Bedford, New York, e ha spiegato come la malattia abbia colpito diversi membri della sua famiglia.

 

«Ho contratto la malattia di Lyme intorno al 1986, quando era ancora molto, molto difficile persino diagnosticarla», ha detto Kennedy. Uno dei suoi figli ha poi sviluppato la paralisi di Bell e un altro figlio ha sofferto di malattia di Lyme cronica. Ha descritto la condizione come «una malattia invisibile» e ha affermato che le agenzie sanitarie federali hanno ignorato le preoccupazioni dei pazienti per decenni.

 

«Per molti anni, questa agenzia ha adottato una politica deliberata di rifiuto di interagire con la comunità affetta da Lyme», ha affermato Kennedy. Alcuni funzionari hanno liquidato i sintomi dei pazienti come psicosomatici e li hanno indirizzati a cure psichiatriche. «Non si può immaginare una combinazione peggioreÌ, ha affermato.

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«Questa malattia ha distrutto delle vite»

La malattia di Lyme è un’infezione batterica che si diffonde attraverso le punture di zecca. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che ogni anno vengano diagnosticate e trattate 476.000 persone. I dati federali suggeriscono che nell’ultimo decennio tra i 5 e i 7 milioni di americani siano stati infettati.

 

Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), gli attuali test basati sugli anticorpi spesso non rilevano le infezioni in fase iniziale e avanzata, ritardando il trattamento. Fino al 20% dei pazienti presenta sintomi persistenti che degenerano in patologie croniche e debilitanti.

 

I relatori hanno sottolineato ripetutamente che la malattia di Lyme non è una semplice infezione, ma una malattia complessa e multisistemica, spesso complicata da coinfezioni che possono imitare o scatenare altre condizioni, tra cui la sclerosi multiplal’artrite reumatoide e la fibromialgia.

 

«Conosco moltissime persone la cui vita è stata distrutta da questa malattia, che vanno da un medico all’altro nel tentativo di trovare qualcuno che possa curarle», ha detto Kennedy.

 

Ha descritto la tavola rotonda come un punto di svolta. «Questa giornata segna una pietra miliare per questa agenzia, in cui riconosciamo che si tratta di una malattia», ha affermato. «Uno dei motivi per cui abbiamo voluto ospitare questo incontro, come ho chiarito, è annunciare al mondo che il gaslighting sui pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finito».

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L’Intelligenza Artificiale, i nuovi test e la copertura Medicare segnalano una rottura con la precedente politica sulla malattia di Lyme

Il secondo panel si è concentrato sull’innovazione, con ricercatori dell’HHS, dei National Institutes of Health e di istituzioni private che hanno illustrato nuovi strumenti diagnostici e approcci basati sui dati per il trattamento della malattia di Lyme.

 

I relatori hanno evidenziato i test di rilevamento diretto, l’apprendimento automatico per analizzare dati biologici complessi e le terapie progettate per affrontare sia le infezioni che le infiammazioni croniche.

 

Nel corso della sessione, Kennedy ha annunciato il rinnovo del LymeX Innovation Accelerator, un partenariato pubblico-privato lanciato nel 2020 e sostenuto dalla Steven & Alexandra Cohen Foundation.

 

Secondo l’HHS, il programma prevede oltre 10 milioni di dollari in finanziamenti per promuovere lo sviluppo di sistemi diagnostici di nuova generazione, con diversi team attualmente impegnati nella convalida clinica e nella revisione normativa.

 

Secondo l’HHS, il rinnovato impegno si concentrerà sull’innovazione incentrata sul paziente e sugli strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale «che supportano un rilevamento più precoce e accurato in tutte le fasi dell’infezione».

 

L’HHS ha inoltre inaugurato una pagina web sulla malattia di Lyme e delineato una strategia nazionale che mette in risalto i dati aperti, la ricerca trasparente e il coinvolgimento diretto dei pazienti.

 

In un importante aggiornamento delle norme, Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, ha chiarito che Medicare coprirà esplicitamente l’assistenza per la malattia di Lyme cronica secondo le linee guida aggiornate sulla gestione delle cure croniche per condizioni complesse.

 

«Possiamo coprire la malattia di Lyme cronica. In realtà è già coperta», ha detto Oz. La malattia di Lyme cronica ha fattori scatenanti infettivi chiaramente identificabili, quindi «abbiamo aggiornato il nostro sito web per renderlo più chiaro», ha aggiunto.

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«Il peso è enorme» per i pazienti e le famiglie

I legislatori hanno accolto con favore il cambiamento. Il deputato repubblicano della Virginia Morgan Griffith, che ha dichiarato di soffrire della sindrome di Alpha-gal, nota anche come allergia alla carne rossa, legata all’esposizione alle zecche, ha definito la discussione un segno di serio impegno federale.

 

“La tavola rotonda di oggi dimostra che il Segretario Kennedy, il Dott. Oz e i legislatori si sono impegnati fermamente per affrontare la malattia di Lyme e altre malattie trasmesse dalle zecche negli Stati Uniti”, ha affermato Griffith nel comunicato stampa dell’HHS.

 

Le storie dei pazienti hanno evidenziato il costo umano della malattia di Lyme. Olivia Goodreau ha affermato di aver consultato 51 medici nell’arco di 18 mesi prima di ricevere una diagnosi di Lyme. La diagnosi è stata seguita da anni di test per identificare molteplici coinfezioni.

 

Samuel Sofie ha descritto le famiglie che prosciugano i propri risparmi alla ricerca di cure efficaci. «Alcuni pazienti passano anni a investire tutti i loro soldi nelle cure, ma non migliorano», ha detto Sofie.

 

Kennedy ha sottolineato che la malattia di Lyme contribuisce in modo significativo alle malattie croniche in tutto il Paese. «Il peso è enorme. E i costi economici non sono stati quantificati da nessuna parte, ma… ci sono costi collaterali di ogni tipo. Quando le persone non possono lavorare, le famiglie vengono distrutte. E ho visto la pressione che questo esercita sulle famiglie», ha affermato.

 

Il vicesegretario dell’HHS, Jim O’Neill, ha inquadrato la tavola rotonda come parte di un più ampio sforzo federale per affrontare le malattie croniche attraverso la tecnologia. «Questo evento dimostra che non aspettiamo il nuovo anno per agire», ha affermato.

 

I sostenitori hanno accolto con favore il cambiamento, ma hanno sottolineato la necessità di darne seguito. Dorothy Kupcha Leland, presidente di LymeDisease.org, ha scritto sul suo blog che la tavola rotonda ha affrontato esigenze di lunga data dei pazienti, tra cui test, trattamenti e copertura assicurativa migliori, ma ha avvertito che un cambiamento significativo richiederà una volontà politica costante, infrastrutture e finanziamenti.

 

«Non è stato un brutto modo per iniziare una conversazione tanto necessariaÌ, ha scritto. «Ma resta da vedere se ne uscirà qualcosa».

 

Lo staff di The Defender

 

© 22 dicembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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