Intelligence
Il generale Flynn dice che Trump non può contare sulla CIA
Secondo Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la Casa Bianca dovrebbe istituire un proprio centro operativo per fornire al presidente Donald Trump informazioni di intelligence affidabili, operando in parallelo al Pentagono e alla CIA.
In un’intervista di sabato con Alex Jones, il generale in pensione ha sostenuto che il presidente non può fare pieno affidamento sulla comunità di intelligence statunitense, per evitare manipolazioni nei rapporti.
«La CIA dispone di un centro operativo molto avanzato, da cui è possibile monitorare e gestire operazioni a livello globale», ha dichiarato. «Sarebbe utile se il presidente potesse contare su una CIA che lavora davvero per lui».
«Il presidente Trump ha bisogno di un centro operativo che operi per suo conto e risponda a ogni evento globale», ha aggiunto.
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La proposta di Flynn ha ricevuto il sostegno di Kirill Dmitriev, consigliere economico del presidente russo Vladimir Putin, coinvolto nei negoziati per normalizzare i rapporti con Washington. Dmitriev ha scritto su X che un’iniziativa simile sarebbe preziosa «in un momento in cui la disinformazione proveniente dallo Stato profondo e dai globalisti cerca di ostacolare decisioni cruciali per la sicurezza e la prosperità mondiali».
The relentless disinformation campaigns by the Deep State, globalists, and EU–UK warmongers risk driving disastrous decisions that could dramatically heighten the threat of global conflicts. Understanding the Russian🇷🇺 perspective is critical for global security and stability. 🌎
— Kirill A. Dmitriev (@kadmitriev) September 29, 2025
Flynn, dimessosi all’inizio del primo mandato di Trump dopo accuse di aver mentito sui contatti con l’ambasciatore russo a Washington, sostiene da tempo di essere stato preso di mira dal Deep State per sabotare la vittoria elettorale di Trump e screditarlo con presunti legami con Mosca.
Dmitriev ha ribadito che elementi del governo statunitense starebbero ostacolando i tentativi di Trump di migliorare le relazioni con la Russia, citando sospetti secondo cui l’ex direttore dell’FBI Christopher Wray avrebbe dispiegato circa 300 agenti in borghese durante i disordini al Campidoglio del 6 gennaio, come esempio di possibili attività dello «Stato profondo».
I critici di Trump lo accusano di aver istigato un colpo di Stato contro Joe Biden mentre il Congresso si preparava a certificare i risultati delle elezioni del 2020, mentre i sostenitori di Trump ritengono che la violenza del 6 gennaio sia stata provocata da agenti infiltrati tra la folla.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Guerra cibernetica
Israele ha hackerato le telecamere di Teheran prima dell’assassinio di Khamenei
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Intelligence
Il Pentagono ammette: non c’è alcun segno che l’Iran avrebbe attaccato per primo
I funzionari dell’amministrazione Trump hanno ammesso domenica, durante un briefing a porte chiuse con lo staff del Congresso, che non c’erano informazioni di Intelligence che suggerissero che l’Iran avesse intenzione di attaccare per primo le forze statunitensi, hanno affermato due persone a conoscenza della questione.
Sabato gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato i loro attacchi più ambiziosi contro l’Iran degli ultimi decenni, uccidendo la Guida Suprema l’aiatollà Ali Khamenei, affondando navi da guerra iraniane e colpendo finora più di 1.000 obiettivi, affermano i funzionari. Tuttavia le dichiarazioni di domenica al Congresso sembrano indebolire uno degli argomenti chiave a favore della guerra avanzati da alti funzionari dell’amministrazione.
Il giorno prima avevano detto ai giornalisti che il presidente Donald Trump aveva deciso di lanciare gli attacchi anche perché c’erano segnali che indicavano che gli iraniani avrebbero potuto colpire le forze statunitensi in Medio Oriente «forse in modo preventivo».
Trump, ha affermato uno dei funzionari, non sarebbe «restato a guardare» permettendo «alle forze americane nella regione di ricevere gli attacchi».
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I funzionari del Pentagono hanno informato per oltre 90 minuti lo staff democratico e repubblicano di diverse commissioni per la sicurezza nazionale sia del Senato che della Camera dei rappresentanti sull’attacco statunitense in corso in Iran, ha affermato in precedenza il portavoce della Casa Bianca Dylan Johnson.
Nei briefing, i funzionari dell’amministrazione hanno sottolineato che i missili balistici e le forze per procura dell’Iran nella regione rappresentano una minaccia imminente per gli interessi degli Stati Uniti, ma non c’erano informazioni secondo cui Teheran avrebbe attaccato per prima le forze statunitensi, hanno detto all’agenzia Reuters le due fonti, che hanno parlato a condizione di anonimato.
Commentatori politici hanno notato che tale leak proveniente dallo stesso Pentagono denota una situazione di divorzio effettivo tra la Casa Bianca, ritenuta traviata dagli interessi israeliani, e perfino le sue forze armate.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
L’uccisione di Khamenei e di alti funzionari iraniani è avvenuta dopo mesi di pianificazione
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