Geopolitica
Il Cremlino commenta il tentato assassinio di Trump
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che il presidente russo Vladimir Putin non intende chiamare Donald Trump dopo il tentativo di sabato di uccidere il favorito repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti.
Peskov ha aggiunto che Mosca «condanna fermamente qualsiasi forma di violenza politica» e porge le sue condoglianze alla famiglia dello spettatore ucciso nella sparatoria.
Parlando ai giornalisti oggi, Peskov ha sottolineato che il Cremlino non crede che l’amministrazione Biden sia dietro al tentativo di assassinio di Trump di sabato. Ha osservato, tuttavia, che «l’atmosfera creata da questa amministrazione durante la lotta politica… attorno a Trump ha portato a ciò che l’America ha dovuto affrontare oggi».
Il portavoce del Cremlino ha anche espresso la speranza che le persone ferite nell’incidente si riprendano completamente.
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Secondo Peskov, «lo stile dell’amministrazione in carica è tale che preferisce risolvere tutti i problemi da una posizione di potere, compresi prima di tutto gli affari internazionali. Nessuno cerca mai compromessi».
«Ora, questo si è sostanzialmente riversato nel Paese stesso», ha affermato il portavoce del Cremlino. «Dopo numerosi tentativi di rimuovere Trump dall’arena politica con l’aiuto di strumenti legali, tribunali, l’accusa, tentativi di screditare politicamente e compromettere il candidato, era chiaro a tutti gli osservatori esterni che la sua vita era in pericolo».
Peskov ha ipotizzato che la natura del sistema politico statunitense abbia incoraggiato la violenza, come dimostrano numerosi casi simili nella storia del Paese.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
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