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Spirito

«Il cosmo è cristocentrico»: omelia di Natale di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia per il Santo Natale dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

 

 

Sicut in cœlo et in terra

Omelia nel Santissimo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo

 

Lux fulgebit hodie super nos: quia natus est nobis Dominus:
et vocabitur Admirabilis, Deus, Princeps pacis,
Pater futuri sæculi: cujus regni non erit finis.

Intr. ad Missam in Aurora

 

DIXIT DOMINUS DOMINO MEO: Sede a dextris meis; donec ponam inimicos tuos scabellum peduum tuorum (Ps 109, 1). La Chiesa ripete questo Salmo ai vesperi di tutte le domeniche e tutte le feste: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

 

L’eterno Padre, nell’eternità del tempo, si rivolge al Verbo eterno Incarnato, sancendo la Sua eterna Signoria – Siedi alla mia destra – e la Sua definitiva vittoria su Satana e sui suoi servi.

 

E questa vittoria è domenicale, si compie nel giorno quam fecit Dominus, quando con la Resurrezione dagl’inferi Nostro Signore porta a compimento la Redenzione del genere umano sconfiggendo la morte, subìta nella Passione per riscattarci dal peccato e dal giogo infernale dell’Avversario. 

 

Nell’eternità del tempo, secondo alcuni Padri, gli Angeli furono messi alla prova mostrando loro il Mistero dell’Incarnazione, decretato dalla Santissima Trinità per riparare alla tentazione a cui avrebbero ceduto i nostri Progenitori tentati dal Serpente.

 

Fu dinanzi a questo prodigio di Carità e di Misericordia infinite e divine, dinanzi al Verbo che si fa carne e assume la nostra natura umana, che l’orgoglio di Satana e degli angeli apostati si rifiutò di inchinarsi alla volontà di Dio e lanciò il proprio grido Non serviam in risposta all’Ecce, venio della Sapienza incarnata, al Fiat mihi secundum verbum tuum della Madre di Dio, al Quis ut Deus? dell’Arcangelo Michele e degli Angeli fedeli. Obbedienza e disobbedienza. Umiltà e orgoglio. Adorante gratitudine e arrogante ribellione. 

Acquistate le Maglie Crociate

Nell’eternità del tempo il Figlio eterno risponde all’eterno Padre e si cala nella Storia, irrompe nel fluire dei giorni, nell’avvicendarsi delle stagioni, nel ciclo degli anni e dei secoli, per ripristinare l’ordine divino che i nostri Progenitori hanno infranto. E questa inimicizia tra Dio e Satana, tra la stirpe della Donna e la progenie del Serpente, è annunciata nel Protoevangelo della Genesi, quasi a mostrarci il senso della nostra vita terrena, le ragioni del nostro peregrinare, la meta che ci attende. Felix culpa: la caduta di Adamo ed Eva ci ha meritato, assieme alla cacciata dal Paradiso terrestre, la promessa di un nuovo Adamo e di una nuova Eva, della Seconda Persona della Santissima Trinità che si fa uomo e di una Vergine Immacolata che per opera dello Spirito Santo è fatta Tabernacolo dell’Altissimo, Arca dell’Alleanza, Reggia del Re, Madre di Dio. 

 

La Chiesa celebra il Natale di Nostro Signore Gesù Cristo secundum carnem perché in questo giorno di duemilaventiquattro anni fa, come annunciato dai Profeti, la Maestà divina scende sulla terra, la Luce risplende nelle tenebre, la Parola risuona per essere ascoltata, il chicco di grano è gettato nel terreno per germogliare.

 

E quella promessa fatta ai nostri Progenitori, rinnovata ai nostri padri in cammino verso la terra promessa, inizia con il vagito di un Re, avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia, esposto al rigore del freddo di una notte della Palestina. Ai pastori è concesso di scorgere un riflesso della Sua divinità nel canto degli Angeli, mentre i Magi Lo riconoscono come Dio scrutando gli astri e seguendo la stella dall’Oriente.

 

Il cosmo è cristocentrico: omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil, quod factum est (Gv 1, 3). Tutto è stato fatto per mezzo di Lui. Per ipsum, cum ipso, et in ipso. Per lui, con lui e in lui. Ut in nomine Jesu omne genu flectatur cœlestium, terrestrium, et infernorum (Fil 2, 10). Anche la Storia riconosce il discrimen tra un prima e un dopo, segnando il computo degli anni a partire dal Natale di Cristo. E la Santa Chiesa, che di Cristo Capo è Mistico Corpo, è la nuova Gerusalemme, il nuovo Israele, il popolo dell’eterna Alleanza che custodisce sui suoi altari l’Emmanuele, il Dio con noi, nel Santissimo Sacramento, fino alla fine dei tempi. 

 

L’ordine divino – il κόσμος, appunto – vede Cristo come Alfa e Omega, Principio e Fine: e questo vale per la natura, per ogni uomo, per le società civili, per la Chiesa: sine ipso factum est nihil, quod factum est. Nostro Signore stesso ce lo ha insegnato: Adveniat regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cœlo et in terra. Non è dunque il mondo che si plasma i suoi idoli, ma il cielo che rivela Dio agli uomini e che dà loro il modello cui conformarsi. Lo ripetono gli Angeli: Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonæ voluntatis. 

 

Tutto rimanda a Cristo, tutto annuncia la Sua venuta, la Sua Incarnazione, la Sua Nascita, la Sua predicazione, la Sua Passione e Morte, la Sua Resurrezione. Tutto prepara il Suo ritorno trionfale nel giorno del Giudizio: et iterum venturus est cum gloria, judicare vivos et mortuos; cujus regni non erit finis. Tutto si compie in Cristo, Re e Pontefice, donec ponam inimicos tuos scabellum peduum tuorum, finché il Padre non avrà umiliato l’orgoglio dei nemici del Figlio ponendoli sotto i Suoi piedi. Dominare in medio inimicorum tuorum. 

 

Vi sono quindi dei nemici di Cristo, e lo sappiamo bene. Nemici spirituali – gli spiriti apostati cacciati nell’abisso da San Michele – e nemici in carne e ossa, ad iniziare da Erode, che per timore di perdere potere giunge a far massacrare le vite innocenti dei neonati. E i farisei e gli scribi del popolo, che tramano per uccidere quel Galileo che con la Sua predicazione e i Suoi miracoli contraddice i piani politici di ribellione all’invasore romano. E i Sommi Sacerdoti, illegittimi nella loro autorità di nomina imperiale, bramosi di conservare il prestigio della propria carica. E poi i pagani, feroci persecutori dei Cristiani; e gli eretici di tutti i tempi, i barbari, gli adepti delle logge e i massoni, i rivoluzionari, i socialisti e i comunisti, i liberali, i globalisti, i fautori del Great Reset e del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Cosa accomuna quelli che la Sacra Scrittura chiama «operatori di iniquità», ossia i malvagi di tutti i tempi? L’odio a Cristo: un odio implacabile, feroce, spietato, cieco, folle, superbo. Odio verso il Santo Bambino appena nato a Betlemme: Crudelis Herodes Deum Regem venire quid times?, chiede la prosa dell’inno dell’Epifania. Erode crudele, perché temi che venga il Dio Re?

 

Eppure non eripit mortalia, qui regna dat cœlestia, colui che dà i regni spirituali non toglie le cose terrene. Ma è proprio per questo che Cristo è temuto dai Suoi nemici, da Erode a Klaus Schwab, da Caifa a Bergoglio: perché quelle cose terrene, quei poteri economici e politici, quelle ricchezze e quel successo mondano pretendono di sostituirsi e di eclissare i regna cœlestia, le potestà del cielo, prima fra tutte la Regalità universale di quel Re Bambino, che allarga le Sue piccole braccia nel gelo della mangiatoia già preludendo alla Croce che Lo attende: regnavit a ligno Deus, da quel trono di dolore e di umiliazione, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani (1Cor 1, 23).

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E quella divina Regalità è intrinsecamente sacerdotale, perché il regno di Cristo è conquistato nel Suo Sangue mediante l’immolazione di Sé, e di sangue è l’unzione regale e sacerdotale della Vittima immacolata. 

 

Potremmo dire che i primi a confermare la centralità di Nostro Signore Gesù Cristo sono proprio i Suoi nemici, che si scagliano solo e sempre contro Cristo, contro i discepoli di Cristo, contro chi di Cristo porta impresso il segno benedetto della salvezza, contro le membra del Suo Corpo Mistico. Non vi è religione, né superstizione, né idolatria, né culto pagano che siano fatti oggetto dell’odio dei malvagi, che riconoscono in essi il marchio del loro padrone, la frode del Principe della menzogna. 

 

L’odio dei nemici di Cristo nasce dall’orgoglio, quell’orgoglio luciferino che si rifiuta di riconoscere nell’Uomo-Dio Colui per quem omnia facta sunt, e al Quale l’ordine divino necessariamente impone di inchinarsi e genuflettersi, perché non può essere altrimenti, e perché non riconoscendo Cristo come Signore si finisce per erigere la creatura a idolo, a simulacro, in quel blasfemo sovvertimento del κόσμος che è il χάος, ossia la Rivoluzione, l’anima infernale della ribellione a Dio.

 

Non eripit mortalia qui regna dat cœlestia: ma le cose mortali, terrene, non ci sono tolte ed anzi ci sono date in sovrabbondanza e al centuplo solo se riconosciamo Nostro Signore Gesù Cristo come nostro principio, nostro fine e nostro mezzo, Che il Padre ha voluto sovranamente innalzare, e al Quale ha voluto dare un nome che al di sopra di ogni nome (Fil 2, 9). Questa necessità ontologica e indefettibile trova la propria ragione nell’obbedienza e nell’umiltà di Cristo, factus obœdiens usque ad mortem, mortem autem crucis (ibid., 8), e nel precetto evangelico: Si quis vult venire post me, abneget semetipsum et tollat crucem suam quotidie, et sequatur me (Lc 9, 22).

 

E Cristo è stato il primo, nell’eternità del tempo come Verbo del Padre e nella storia come Uomo-Dio, a dare l’esempio di questo rinnegamento, di questa obbedienza, di questa umiltà. In capite libri scriptum est de me, ut facerem voluntatem tuam (Ps 39, 8).

 

Ma se questa umiltà e questa obbedienza sono il marchio, per così dire, dell’opera redentrice di Nostro Signore; se l’Incarnazione e il Natale di Cristo segnano l’incipit del grande rito del Sacrificio con il quale Dio ci riconcilia a Dio; vi è un’altra venuta che completerà la Liturgia eterna. È la seconda venuta del Signore, alla fine del mondo, quando quello scorcio di gloria che hanno contemplato i pastori nella Notte santa si squarcerà nel trionfo della vittoria e nella restaurazione della universale Signoria di Cristo Re, Pontefice e Giudice.

 

Non vedremo più il Puer avvolto in fasce, né l’Uomo dei dolori sfigurato dai tormenti della Passione, ma il Rex tremendæ majestatis, Colui al Quale il Padre restituirà lo scettro temporale: Dominabit in nationibus, implebit ruinas, conquassabit capita in terra multorum… confregit in die iræ suæ reges. Le terribili parole del Salmista, divinamente ispirate, devono suonare come severo monito per tutti noi, ma soprattutto per coloro che in questo mondo ribelle – e in questa Chiesa travagliata dalla Passione a immagine del proprio Capo – ancor oggi si rifiutano di adorare Nostro Signore, di riconoscerLo come Re divino e di conformare la loro volontà alla Sua santa Legge.

 

Il pacifismo eunuco e vile dei tempi presenti non vuole sentir parlare di un Dio che domina tra le nazioni, che distrugge e semina rovina, che schianta le teste orgogliose, che rivescia i potenti nel giorno della Sua ira. Ma questo è il destino ineluttabile dei malvagi, dei superbi, di chi si crede dio e pretende di decidere ciò che è bene e ciò che è male, di chi rifiuta di accogliere la Luce che è venuta nelle tenebre. L’ha ricordato, nel Magnificat, anche la Vergine Madre: Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui; deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles; esurientes implevit bonis, et divites dimisit inanes. 

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Seguiamo l’esempio dei pastori e dei Magi, cari fratelli: inginocchiamoci in adorazione dinanzi al Re Bambino, nel Cui sguardo possiamo vedere la tenerezza e la dolcezza dell’Emmanuele. Inginocchiamoci ai piedi della Croce, contemplando lo sguardo sofferente e straziato di Cristo Sommo Sacerdote che Si immola per noi al Padre.

 

Inginocchiamoci ai piedi dell’altare, sul quale si rinnova il Sacrificio del Calvario per la salvezza di molti. Perché a quanti Lo hanno accolto, il Signore ha dato il potere di diventare figli di Dio, a coloro che credono nel Suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati (Gv 1, 12-13). Vedremo così compiersi le parole di Maria Santissima: misericordia ejus a progenie in progenies timentibus eum, la sua misericordia si stende di generazione in generazione su quelli che lo temono.

 

Cari fratelli, permettetemi di rivolgere a tutti voi le parole del Signore ai Suoi Discepoli: Coraggio, sono io; non abbiate paura! (Mt 14, 27). Fate del vostro cuore la mangiatoia in cui la Vergine Santissima ponga il Neonato Gesù: quanto più essa sarà spoglia e povera, tanto più vi risplenderà l’Ospite divino e la Sua augusta Madre. Non sia turbato il vostro cuore (Gv 14, 1), nonostante l’apparente trionfo del Nemico e dei suoi servi, nonostante il tradimento della Gerarchia.

 

Quando queste cose cominceranno ad avvenire, dice la Scrittura, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina (Lc 21, 28). E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

25 Dicembre 2024
Nativitas D.N.J.C.

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Immagine di Lorenzo Monaco (circa 1370–circa 1425), Natività di Gesù (circa 1406-1410), e Metropolitan Museum of Art, Nuova York.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Catastrofi

Terremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione

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Circola ora in rete un filmato in cui è possibile vedere fedeli cattolici che proseguono a pregare mentre un terremoto scuote la chiesa durante una Santa Messa tradizionale nella cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Bogotà, in Colombia.   Si tratta del sisma che ha colpito il Paese sudamericano questa settimana.   Durante una Messa in rito tradizionale del 10 agosto, il devastante terremoto di magnitudo 7.4, il più forte registrato in Colombia nel XXI secolo, ha scosso la cappella proprio nel bel mezzo della consacrazione. Nonostante le circostanze, il celebrante e i fedeli sono rimasti in assoluto silenzio e hanno continuato il rito.   Le immagini sono state riportate dall’account X di Infovaticana.

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Il terremoto ha provocato almeno 111 morti e oltre 700 feriti, facendo crollare numerose case, ospedali e altri edifici.   LifeSite riporta un altro video di quel giorno mostra una statua della Beata Vergine Maria con in braccio Gesù Bambino, che ha resistito incredibilmente al terremoto.     Un ulteriore video circolante in rete mostra un’immagine incorniciata della Madonna di Guadalupe che sarebbe stata ritrovata completamente intonsa tra le macerie in seguito al grande terremoto.  

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Nel corso della storia recente non sono mancati episodi in cui oggetti religiosi cattolici sono stati ritrovati intatti dopo catastrofi devastanti. Dopo il terremoto del 2016 che colpì il Centro Italia, nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquata del Tronto fu recuperato, a mesi di distanza, un tabernacolo sepolto dalle macerie: al suo interno le quaranta ostie consacrate risultarono perfettamente integre, senza tracce di muffa o alterazione, e ancora con il loro profumo originario, fatto che molti interpretarono come segno di speranza. Simili ritrovamenti riguardano statue della Madonna rimaste illese tra le rovine di chiese crollate anche Ecuador.   Anche gli incendi hanno offerto testimonianze analoghe: nel 2025 nelle fiamme che distrussero la chiesa di Corpus Christi a Los Angeles, il tabernacolo in ottone e le vetrate delle stazioni della Via Crucis emersero intatti.   In Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti.   Nel 2023 in Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano, quest’anno,  un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti. Un ciborio con ostie intatte è stato trovato anche dopo l’incendio di una chiesa di Manila nel 2020.

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Possiamo dire di aver veduto con i nostri occhi, e udito con le nostre orecchie, un evento non dissimile quando, durante la cerimonia di consacrazione dei quattro nuovi vescovi della Fraternità San Pio X (FSSPX) a Ecône , in Isvizzera.   Riprendiamo l’articolo di Renovatio 21 «Ecône e il vero ordine mondiale»:   «Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna».   «Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque».   «A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile».     «La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima».  

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«Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto (…) I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale».   «Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».   «Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo».   Per il fedele rimasto cattolico – il fedele della Santa Messa della Tradizione – il Cielo è qualcosa di concreto. Esso agisce, come la terra, secondo la disposizione di colui «qui foecit coelum et terram», il loro creatore.   Ci chiediamo, allora: il fedele rimasto cattolico, dunque, può temere davvero tempeste e terremoti?

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Immagine: Messa tridentina nella chiesa cattolica di San Giovanni Nepomuceno a Prostějov, Repubblica Ceca, 16 aprile 2023. Immagine di Novis-M via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata.  
     
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Epidemie

Lettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha mandato un messaggio di solidarietà all’avvocato tedesco avvocato Reiner Füllmich, arrestato il 13 ottobre 2023 all’aeroporto di Francoforte, al rientro dal Messico (dove si trovava e da cui era stato espulso), con l’accusa di appropriazione indebita di fondi donati.

 

Il tribunale regionale di Göttingen lo ha condannato il 24 aprile 2025 a 3 anni e 9 mesi di reclusione. Al momento della condanna (24 aprile 2025) l’avvocato noto in Germania per la sua battaglia contro le restrizioni pandemiche aveva già trascorso circa 18 mesi in carcere preventivo.

 

Il tribunale ha deciso di non conteggiare 5 mesi di quella custodia cautelare sulla pena finale, perché secondo i giudici aveva deliberatamente allungato il processo.

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Füllmich ha sempre negato di aver sottratto i fondi: ha dichiarato di averli spostati per «proteggerli» da un possibile sequestro dello Stato. Il tribunale non ha accettato questa versione.

 

In un video andato in diretta streaming  venerdì 7 luglio 2026 in collegamento telefonico con l’avvocato Füllmich, dal minuto 1:25:11 al minuto 1:27:37, viene letto il mio messaggio di spirituale vicinanza e di solidarietà mandato a Füllmich da monsignore.

 

«Caro dottor Reiner Fuellmich, con profondo dolore e indignazione apprendo che Lei continua a languire in carcere, privato della libertà da quasi tre anni per aver osato indagare e denunciare pubblicamente le menzogne e i crimini compiuti durante la cosiddetta “pandemia”» scrive il prelato.

 

«La Sua detenzione prolungata, al di là di ogni pretesto giuridico, costituisce un atto di persecuzione politica. Chi ha avuto il coraggio di cercare la verità e di dar voce a milioni di persone private dei propri diritti fondamentali viene oggi trattato come un nemico dello Stato, mentre coloro che hanno architettato e imposto una delle più gravi operazioni di controllo sociale e di danno all’umanità restano impuniti e spesso onorati».

 

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«La giustizia che confonde la ricerca della verità con un reato costituisce una collaborazione con il tiranno» continua l’arcivescovo.

 

«Le esprimo la mia piena solidarietà e la mia preghiera. La Sua testimonianza non è vana. La verità, per quanto calpestata, non può essere cancellata.
Chiedo a tutti gli uomini di buona volontà di elevare la voce perché sia liberato immediatamente e perché sia resa giustizia a quanti, come Lei, hanno pagato e stanno pagando il prezzo della propria integrità morale e intellettuale» scrive Sua Eccellenza nella lettera.

 

«Non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in carcere, ma coloro che hanno perpetrato il più grande crimine contro l’umanità dei nostri tempi.
Dio La sostenga e La liberi presto».

 

«Auspico che l’appello lanciato per la liberazione del dott. Füllmich non rimanga inascoltato» ha aggiunto l’arcivescovo su X.

 

Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò quattro anni fa aveva dato una lunga intervista all’avvocato in cui delineava la questione del colpo di Stato globale rappresentato dalla pandemia COVID e del sovvertimento e della dissoluzione della società cristiana.

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Monsignore a settembre aveva partecipato all’appello per la liberazione dell’avvocato germanico. «In molti Stati autoproclamatisi “democratici”, le voci che denunciano questo colpo di Stato globale vengono messe a tacere attraverso la censura, l’intimidazione, la psichiatrizzazione e persino l’arresto» aveva scritto su X rilanciando l’appello..

 

«Tra le vittime del regime totalitario che si sta affermando silenziosamente in Europa, Canada, Australia e altre nazioni vassalle delle Nazioni Unite, della NATO, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Forum Economico Mondiale (tutte entità private finanziate dagli stessi poteri) c’è l’avvocato Reiner Fuellmich, ingiustamente imprigionato e ancora in attesa di un giusto processo. Il suo crimine è aver osato dire la verità in un mondo di menzogne criminali» aveva scritto l’ex nunzio apostolico in USA.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2021Fuellmich aveva intervistato il cardiologo texano Peter McCullough, che aveva accennato a «infertilità e cancro come possibili conseguenze del vaccino». L’avvocato ricevette dal gruppo Doctors for COVID Ethics una lettera di confutazione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che metteva in guardia rispetto ai vaccini genici sperimentali.

 

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Spirito

Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo

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Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha messo in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno.   Monsignor Strickland sottolinea i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Papa San Pio X contro questa «sintesi di tutte le eresie». Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri «incaricati dell’insegnamento della fede cattolica» di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a «rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli».   Monsignor Strickland evidenzia che questo giuramento «rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa» e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con «pochissime eccezioni».   «Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato partecipando a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigente di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?», si chiede Sua Eccellenza.

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«Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano un’attenta, onesta e ponderata riflessione», aggiunge.   «C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato (…) Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi», continua monsignore.   Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II «non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia». È stato descritto piuttosto come un concilio «pastorale», sia da Papa Giovanni XXIII, che lo aprì, sia da Papa Paolo VI, che lo chiuse. Lo stesso papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, affermò che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.   Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di «presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno».   «Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai», ha affermato il vescovo.   Ha poi preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che «ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni».   «Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all’adattamento allo spirito del tempo», osserva il prelato texano.   Tali preoccupazioni «meritano un’attenta considerazione», afferma monsignore, «proprio perché San Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole».

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Il vescovo statunitense fa notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di «contro-sillabo» in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura.   Secondo monsignor Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes «un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l’età moderna». Ciò solleva la domanda: «se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?».   «Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?»   «Queste sono domande che meritano risposte ponderate», ha affermato Strickland.  

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