Geopolitica
Il capo dello Shin Bet denuncia Ben-Gvir e i coloni estremisti come un pericolo per Israele
Ronen Bar, il capo delle forze di sicurezza interna israeliane Shin Bet, ha denunciato il movimento estremista dei coloni e il suo principale sponsor, il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, definendoli un pericolo estremo per Israele.
In una lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu, ristampata da Channel 12 News il 22 agosto, il capo dello Shin Bet ha dichiarato: «Le scrivo questa lettera con dolore e grande paura, come ebreo, come israeliano e come membro di una forza di sicurezza».
Il Bar ha poi fatto riferimento ai coloni estremisti «Hilltop Youth», che regolarmente si ribellano contro i palestinesi della Cisgiordania, e ha insistito sul fatto che la loro violenza equivale a terrorismo.
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Secondo il Bar gli estremisti sono stati incoraggiati da «un segreto senso di appoggio» da parte della polizia, che è agli ordini del ministro della Sicurezza Ben-Gvir.
«La perdita della paura della detenzione amministrativa dovuta alle condizioni in cui si trovano in prigione e al denaro dato loro al momento del rilascio dai membri della Knesset, insieme alla legittimazione e all’elogio, insieme alla delegittimazione delle forze di sicurezza, contribuiscono alla continuazione del fenomeno» scrive il Bar.
«Il danno allo Stato di Israele… è indescrivibile: delegittimazione globale, anche tra i nostri più grandi alleati; disperdendo il personale dell’IDF… che non era destinato a gestire questa situazione; attacchi vendicativi che stanno innescando un altro fronte nella guerra su più fronti in cui ci troviamo; inserire più giocatori nel ciclo del terrore; un pendio scivoloso verso la sensazione di mancanza di governo… una macchia enorme sul giudaismo e su tutti noi».
Riferendosi alla visita di Ben-Gvir al Monte del Tempio nel giorno sacro ebraico di Tisha B’Av, quando alcuni radicali ebrei sono stati filmati mentre pregavano, in violazione sia delle istruzioni della polizia, sia dello status quo che governava il complesso, Bar ha avvertito che «gli sviluppi in questo porterà a spargimenti di sangue e cambierà in modo irriconoscibile il volto dello Stato di Israele».
Bar conclude chiedendo al governo di denunciare apertamente queste azioni «prima che sia troppo tardi». Il capo dello Shin Bet ha inviato la sua lettera anche ai ministri della Giustizia, dell’Istruzione, delle Finanze, dell’Interno, dei Servizi religiosi e al Procuratore generale. Non ha incluso Ben-Gvir, che, dopo averlo appreso, ha chiesto invano il licenziamento di Bar.
Bar ha avuto il sostegno del ministro della Difesa Yoav Gallant, che ha scritto sul suo account X: «Di fronte alle azioni irresponsabili del ministro Ben-Gvir che mettono in pericolo la sicurezza nazionale dello Stato di Israele e creano una divisione interna nella nazione, il capo dello Shin Bet e il suo popolo sta adempiendo ai propri doveri e avvertendo delle gravi conseguenze di questi atti».
Come riportato da Renovatio 21, prima della provocazione della scorsa settimana, il Ben Gvir era già stato a pregare sulla spianata delle Moschee il mese scorso.
Ben Gvir appartiene al partito sionista Otzma Yehudit («Potere ebraico») è associato al movimento erede del partito Kach, poi dissolto da leggi anti-terroriste varate dal governo Rabin nel 1994, fondato dal rabbino americano Mehir Kahane.
Kach è nella lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche di USA, Canada e, fino al 2010, su quella del Consiglio dell’Unione Europea. Il Kahane fu assassinato in un vicolo di Nuova York nel 1990, tuttavia le sue idee permangono nel sionismo politico, in primis l’idea di per cui tutti gli arabi devono lasciare Eretz Israel, la Terra di Israele.
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Come riportato da Renovatio 21, il ritorno al potere Netanyahu è dovuto al boom del partito sionista Otzma Yehudit. Il ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu, che appartiene al partito sionista, ha dichiarato la disponibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.
Il Ben Gvir da ministro l’anno scorso ha vietato le bandiere palestinesi, mentre quest’anno un altro membro del partito ha minimizzato riguardo gli sputi degli ebrei contro i pellegrini cristiani (un’«antica tradizione ebraica»), mentre sul territorio si moltiplicano gli attacchi e le profanazioni ai danni dei cristiani e dei loro luoghi in Terra Santa.
Come riportato da Renovatio 21, in un altro editoriale Haaretz scriveva che «il governo di Netanyahu è tutt’altro che conservatore. È un governo rivoluzionario, di destra, radicale, messianico che ha portato avanti un colpo di Stato e sogna di annettere i territori».
Il Ben Gvir era tra i relatori del grande convegno sulla colonizzazione ebraica di Gaza, celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Melania Trump riceve i rappresentanti russi ed ucraini alla Casa Bianca
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Geopolitica
Zelens’ky afferma che gli USA devono ancora a Kiev 16 miliardi di dollari
Il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj afferma che gli Stati Uniti non sono riusciti a erogare i 16 miliardi di dollari di aiuti precedentemente promessi a Kiev, insistendo sul fatto che l’Ucraina «deve lottare» per ottenere tali fondi, nonostante le centinaia di miliardi di dollari di aiuti già forniti dagli Stati Uniti. Lo riporta la stampa russa.
Parlando giovedì con i giornalisti ucraini, a Zelens’kyj è stato chiesto se Kiev si aspettasse un altro importante pacchetto di aiuti americani dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni di medio termine. L’ultimo pacchetto era stato approvato sotto l’ex presidente Joe Biden nel 2024, mentre il presidente Donald Trump ha cercato di scaricare l’onere del finanziamento di Kiev sui membri europei della NATO.
«Dobbiamo lavorare su questo. Dobbiamo senz’altro sollevare la questione che, in base ad accordi e decisioni precedenti, 16 miliardi di dollari sono stati congelati e 16 miliardi di dollari non sono stati erogati», ha affermato lo Zelens’kyj.
«Siamo grati per tutto ciò che è stato dato, ma l’Ucraina deve lottare almeno per questi soldi. Nessuno negli Stati Uniti se la prenda», ha aggiunto.
Il leader ucraino non ha specificato a quali accordi si riferisse il presunto ammanco di 16 miliardi di dollari, né ha chiarito se i fondi fossero stati formalmente stanziati dal Congresso. Secondo Ukraine Oversight, gli Stati Uniti hanno stanziato circa 196 miliardi di dollari in finanziamenti per Kiev dal 2022.
In un’intervista separata con l’emittente tedesca ZDF, lo Zelens’kyj ha accolto con favore i successi elettorali dei Democratici, esprimendo la speranza che il controllo di entrambe le camere del Congresso da parte del partito, a partire da gennaio, si traduca in un rinnovato sostegno finanziario e militare.
«Sono grato anche ai repubblicani, ma i democratici si esprimono in modo molto chiaro sul sostegno all’Ucraina e sulla fornitura di assistenza al Paese», ha affermato.
Il presidente statunitense Donald Trump ha criticato l’entità delle spese per l’Ucraina sotto l’amministrazione Biden, accusando lo Zelens’kyj di approfittarsi dei contribuenti americani e di rifiutarsi di perseguire seriamente una soluzione negoziata.
Trump ha accusato il suo predecessore di aver fornito a Kiev armi per centinaia di miliardi di dollari gratuitamente e ha promosso piani per chiedere il rimborso agli alleati europei. Ha anche paragonato il leader ucraino al famigerato imbroglione del XIX secolo P.T. Barnum e si è lamentato del fatto che enormi somme di denaro venissero «sprecate» mentre l’ingrato Zelens’kyj dava per scontato quel denaro.
Il mese scorso, Trump si è spinto oltre, mettendo in dubbio la sorte delle armi e del denaro americani forniti a Kiev. «Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha dichiarato a Newsmax.
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Le rinnovate richieste di finanziamenti americani giungono nel mezzo di una serie di importanti scandali di corruzione che coinvolgono i più stretti collaboratori dello Zelens’kyj e i settori della difesa e dell’energia dell’Ucraina.
La vasta indagine denominata Operazione Midas ha portato alla luce un presunto sistema di tangenti e riciclaggio di denaro da 125 milioni di dollari, che coinvolgeva Timur Mindich, socio in affari di lunga data di Zelens’kyj, fuggito in Israele. Lo scandalo ha infine portato alle dimissioni di diversi alti funzionari, tra cui il potente ex capo di gabinetto di Zelens’kyj, Andrey Yermak.
Il trilionare tecnomagnate Elon Musk ha recentemente accusato i politici americani di dare priorità a Kiev rispetto agli interessi statunitensi, sostenendo che parte del denaro dei contribuenti inviato in Ucraina veniva riciclato e rifinanziato nelle campagne politiche americane.
Nonostante gli scandali e i crescenti interrogativi sull’utilizzo degli aiuti occidentali, Kiev continua a richiedere ulteriori finanziamenti esteri, con Zelensky che attacca i suoi finanziatori per la loro riluttanza a inviare più denaro.
Quest’anno, l’UE ha approvato un prestito di 90 miliardi di euro mper coprire le esigenze di bilancio e militari dell’Ucraina per il 2026 e il 2027. Tuttavia, già ad agosto, Zelens’kyj avvertiva di un deficit di finanziamento di 27 miliardi di euro per il 2026 e faceva pressioni su Bruxelles affinché accelerasse i pagamenti originariamente previsti per un periodo successivo.
Da allora, lo Zelens’kyj ha richiesto almeno altri 70 miliardi di euro solo per il 2027, stimando il fabbisogno totale di spesa dell’Ucraina per il prossimo anno in ben 155 miliardi di euro.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Espulsione incrociata di diplomatici tra Sudan ed Etiopia
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