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Il capo delle spie russe dice che Durov non rivelerà segreti all’Occidente. Il Cremlino: nessuna app di messaggistica è affidabile

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Secondo Sergey Naryshkin, capo del Servizio di intelligence estero (SVR), è altamente improbabile che l’Occidente ottenga dati sensibili sulla Russia dal CEO di Telegram Pavel Durov, arrestato dalle autorità francesi la scorsa settimana.

 

Interrogato in un’intervista con la TASS martedì se Mosca fosse preoccupata che Durov consegnasse segreti all’Occidente, il capo delle spie russe ha respinto l’idea. «Spero davvero che non lo permetterà», ha detto Naryshkin.

 

Telegram ha respinto le potenziali accuse, affermando che è «assurdo affermare che una piattaforma o il suo proprietario siano responsabili dell’abuso di tale piattaforma». Nel frattempo, numerosi leader di opinione in tutto il mondo hanno interpretato l’arresto come una repressione della libertà di parola, con speculazioni sul fatto che gli Stati Uniti fossero in ultima analisi dietro la detenzione.

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Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha suggerito che l’arresto era stato effettuato «ovviamente su consiglio di qualcuno», aggiungendo che le persone dietro la decisione speravano di mettere le mani sui codici di crittografia di Telegram. «Le azioni francesi hanno dimostrato che Telegram è davvero una rete resiliente e popolare», ha sostenuto.

 

Nel frattempo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha liquidato come «totale stupidità» l’idea che gli utenti di Telegram debbano eliminare i loro feed di messaggi sulla piattaforma dopo l’arresto di Durov, aggiungendo che gli alti funzionari del governo russo non utilizzano la rete per motivi di lavoro.

 

I dipendenti del governo russo non dovrebbero utilizzare alcuna app di messaggistica per scopi ufficiali, poiché nessuna di esse è sicura in termini di sicurezza informatica, inclusa Telegram, ha affermato Peskov.

 

Parlando martedì con i giornalisti dell’arresto del fondatore di Telegram Pavel Durov in Francia, Peskov ha negato che l’amministrazione presidenziale avesse chiesto ai funzionari di cancellare i messaggi e di «ripulire» la loro corrispondenza.

 

Ha avvertito, tuttavia, che i dipendenti pubblici dovrebbero astenersi dall’utilizzare qualsiasi applicazione di messaggistica nelle comunicazioni ufficiali, osservando che «nessun messenger è abbastanza affidabile» da garantire la sicurezza delle informazioni e Telegram non fa eccezione.

 

«Ecco perché nell’amministrazione [presidenziale] non utilizziamo alcun messaggero per scopi ufficiali, perché ciò costituirebbe semplicemente una violazione delle regole ufficiali e dell’etica ufficiale», ha osservato Peskov.

 

Finora il Cremlino si è rifiutato di commentare l’arresto di Durov, con Peskov che lunedì ha detto ai giornalisti che Mosca deve «aspettare che la situazione si chiarisca prima di dire qualsiasi cosa».

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha insistito sul fatto che l’arresto di Durov «non è in alcun modo una decisione politica», sottolineando che il suo paese rimane fedele al principio della libertà di parola. Tuttavia, Peskov ha suggerito che l’indagine potrebbe diventare politica dopo tutto.

 

Ogni accusa contro Durov «richiede… una seria base di prove», ha ammonito. «Altrimenti, sarà un tentativo diretto di limitare la libertà di comunicazione e, si potrebbe anche dire, di intimidire direttamente il capo di una grande azienda».

 

Tuttavia, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha affermato martedì che la detenzione di Durov dimostra che Telegram è una piattaforma «veramente» sicura.

 

«Ora che Durov è stato chiaramente portato via su consiglio di qualcuno e minacciato di una punizione terribile, nel tentativo di ottenere in qualche modo l’accesso ai codici di crittografia, ora è già stato dimostrato dalle azioni dei francesi che Telegram è una rete davvero affidabile e popolare», ha affermato Lavrov.

 

Tra le reazioni all’arresto di Durov, è arrivata anche quella del presidente della Duma di Stato russa Vyacheslav Volodin, secondo cui il governo degli Stati Uniti vuole il «controllo totale» dei social media, motivo per cui ha orchestrato l’arresto del CEO di Telegram.

 

Ieri, tre giorni dopo l’arresto di Durov in Francia, l’alto parlamentare è intervenuto su Telegram per sostenere che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden vuole assumere il controllo dell’app di messaggistica prima delle elezioni di novembre.

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«Telegram è una delle poche, ma tra le più grandi, piattaforme internet su cui gli USA non hanno alcuna influenza. Allo stesso tempo, opera in molti paesi che sono di interesse» per Washington, ha detto Volodin.

 

Secondo la World Population Review, la piattaforma conta quasi un miliardo di utenti registrati in tutto il mondo ed è utilizzata più attivamente in India e Russia.

 

Volodin ha sottolineato che la maggior parte dei social network globali sono di origine statunitense e ha affermato che la Casa Bianca li controlla. Tuttavia, gli Stati Uniti non sono stati in grado di costringere Telegram, con sede a Dubai, e il suo proprietario di origine russa a fornire dati al dipartimento di Stato o alla CIA, ha sostenuto.

 

Un’opinione simile era stata espressa in precedenza dall’ex portavoce di Durov, Georgij Loboushkin, che domenica aveva dichiarato alla testata governativa russa RT che l’attacco all’imprenditore «molto probabilmente» proveniva dagli Stati Uniti, che «da tempo inseguono Pavel Durov».

 

Come riportato da Renovatio 21, anche il presidente della Safe Internet League russa e membro della Camera civica Ekaterina Mizulina ha dichiarato che ci sono gli USA dietro l’operazione.

 

«Per Washington, l’uso dei social network per la sorveglianza, la loro totale censura e sottomissione, anche tramite ricatto con il pretesto di combattere varie minacce, sono modi tradizionali di esercitare influenza politica ed esterna», ha affermato Volodin.

 

Il portavoce della Duma ha anche suggerito che gli USA hanno usato la Francia per mettere le mani su Durov, che ha la cittadinanza francese. È anche cittadino di Russia, Emirati Arabi Uniti e Saint Kitts e Nevis.

 

Lunedì la Procura di Parigi ha annunciato una dozzina di possibili accuse a carico di Durov, che vanno dalla complicità nello spaccio di droga e nel riciclaggio di denaro fino al favoreggiamento della distribuzione di materiale pedopornografico.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

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Le basi del pensiero dei fratelli Dulles

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L’armistizio della prima guerra mondiale venne deciso iniziare evocativamente alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924) decise di partecipare personalmente alla conferenza di pace a Parigi, un fatto eccezionale all’epoca, in quanto, l’unico altro esempio di presidente statunitense in visita all’estero, fu Theodore Roosevelt (1858–1919) all’appena annesso Canale di Panama.   Dopo le dimissioni nel 1915 di William Jennings Bryan (1860-1925), il segretario di Stato di Wilson divenne il consigliere Robert Lansing (1864–1928). Bryan decise di lasciare in seguito alle note di protesta, troppo bellicose secondo il segretario, inviate da Wilson alla Germania in seguito all’affondamento del RMS Lusitania da parte di alcuni U-Boot tedeschi. Venne Scelto Lansing, su suggerimento del consigliere privato di Wilson, il colonnello Edward M. House, (1858-1938) perché persona tecnicamente preparata sulla giurisprudenza internazionale e perché facilmente indirizzabile e controllabile.    Robert Lansing aveva sposato, Eleanor, la figlia di John Watson Foster (1836-1917), segretario di stato durante il governo Harrison e una vita nella diplomazia in particolare in Russia, Messico e Spagna. Foster rimarrà nella storia americana per essere il primo segretario di stato ad aver organizzato la conquista di una nazione estera, assecondando i coloni americani alle Hawaii, inviando i marines a supporto e prontamente annettendo le isole oceaniche dopo l’avvenuto rovesciamento della monarchia. 

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La figlia di Foster sposò un pastore presbiteriano Allen Macy Dulles e i loro figli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Welsh Dulles (1893-1969) divennero relativamente il segretario di Stato e il direttore della CIA del futuro governo Eisenhower. I nipoti crebbero ascoltando le storie del nonno materno, subendone la fascinazione e assumendone gli ideali. Assieme al nonno vissero anche le discussioni tra il nonno e il suo genero, Lansing, sempre presente alla corte di nonno Foster.   Entrambi i fratelli Dulles, laureati coi massimi voti a Princeton dove Wilson, prima di diventare governatore del New Jersey e in seguito presidente degli States, aveva lavorato come professore dal 1890 al 1902 per poi assumerne la presidenza fino al 1910, idolatravano Wilson. John Foster, 5 anni più grande del fratello, con una carriera nella Sullivan & Cromwell, cercò immediatamente di fare leva su Lansing per farsi portare come assistente a Parigi ma senza riuscirci.    Ottenne però lo stesso un biglietto attraverso la sua stretta conoscenza personale con Bernard Baruch (1870-1965) come suo assistente. Baruch, ricchissimo finanziere e presidente della War Industries Board, organismo incaricato di organizzare l’economia di guerra statunitense, venne chiamato da Wilson come delegato delle riparazioni di guerra, cioè colui che decideva sulla gravità della punizione verso i tedeschi. Foster si ritrovò di li a poco a condividere lunghe partite a bridge sul ponte della nave George Washington con il segretario della marina dell’epoca Franklin Delano Roosevelt (1882-1945).    Il valore dei contatti che maturò in quei mesi furono incalcolabili, si trovò allo stesso tavolo con il famoso economista John Maynard Keynes (1883-1946) e colui che metterà le basi dell’Unione Europea, Jean Monnet (1888-1979). Condivise il tavolo con il presidente del Brasile, Epitàcio Pessoa, cliente della sua firm per la riorganizzazione delle ferrovie brasiliane, e con il finanziere George Sheldon tesoriere del partito repubblicano.    La portata dell’evento attrasse anche Allen Dulles che, di stanza a Berna, trovò modo di partecipare assicurandosi un lavoro nella boundary commission. Il fratello, di natura più incline rispetto a Foster alla vita sociale, divenne resident al La Sphinx il bordello più in voga di Parigi. Tra le tante conoscenze nel mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte vi aggiunse anche quella del suo futuro capo, il generale americano Walter Bedell Smith (1895-1961).    Pure la sorella Eleanor Dulles (1895-1996), figlia del segretario di Stato Lansing, partecipò al periodo storico lavorando in un’organizzazione umanitaria quacchera di soccorso lungo le devastate rive della Marna. La sorella anch’essa estremamente dotata e preparata partecipò quanto potè alla vita del periodo, l’unico che non riuscì a trarne beneficio fu Lansing che venne gradualmente lasciato da parte da Wilson.

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Wilson gestì il periodo della delegazione americana Parigi con una grandeur tale da far invidia ai francesi stessi. Gli americani personificavano la vittoria degli ideali a stelle e strisce sul resto del mondo e lo facevano da padroni. Wilson ripeté svariate volte il suo slogan sull’autodeterminazione dei popoli: national aspirations must be respected. Il suo principio sull’autodeterminazione però si rifaceva solamente alla parte dell’globo di cui facevano parte lui e i suoi amici bianchi senza avvicinarsi nemmeno a considerare papabili a rientrare all’interno dello stesso discorso tutti coloro che vivevano nelle colonie degli stessi suoi amici.    Scrive Stephen Kinzer nel suo ottimo The Brothers di come Ho Chi Minh non venne riconosciuto degno di essere ascoltato e, di li a poco, dopo essere transitato per Mosca e introdotto al Comintern, divenne il fondatore del Partito Comunista Francese e si impegnò in una guerra di tre decadi che arrivò fino al governo dei fratelli Dulles.   Lo stesso accadde dopo alcuni mesi in diversi punti del mondo: una rivoluzione contro gli inglesi in Egitto, una rivolta coreana verso i giapponesi, l’inizio della campagna gandhiana in india e un movimento di protesta antimperialista in Cina.    Rifiutandosi di mettersi al tavolo con i rappresentanti del mondo al di fuori del teatro europeo, i leader che si incontrarono a Parigi gettarono le basi per decenni di disordini. La determinazione nel garantire i loro possessi superò di gran lunga la loro volontà di rendere reali gli slogan sull’autodeterminazione che enunciavano con tanto orgoglio. Questo valse per Wilson quanto per tutta la compagnia cantante a seguito.    Non esiste traccia di rimpianti da parte dei fratelli Dulles sul fallimento della delegazione di Parigi però entrambi lasciarono un segno del loro passaggio sulle firme finali a Versailles. Foster cercò di imbonire la commissione sulla punizione verso la Germania anche senza riuscire del tutto a modificare la volontà degli Europei. Allen contribuì a determinare i confini dei Sudeti scorporati dalla Germania a favore della neonata Repubblica Ceca. Ambo le questioni concorsero al riarmo sfrenato della Germania e alla preparazione per la seconda ecatombe europea.   Entrambi i fratelli, nel loro tempo a Parigi, subirono la fascinazione di Wilson che li prese sotto la sua ala protettiva. Una figura che si aggiungeva a quella di nonno Foster, la quintessenza del missionario diplomatico: freddo, pontificante, fortemente moralista e totalmente convinto di essere uno strumento della volontà divina.   L’idealismo di Wilson rifletteva una concezione estremamente orientata al commercio, un altro tratto caratteristico che si accomodò perfettamente nella visione del mondo dei due fratelli.    Wilson era un uomo del sud, era un ammiratore del Ku Klux Klan e considerava la segregazione un beneficio. Nei suoi anni al governo ordinò più interventi di chiunque altro: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Mexico, Nicaragua e pure nell’Unione Sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione.   Nessuno come lui prima però aveva portato come motivazione l’esportazione della democrazia verso i popoli oppressi. Questa era un’operazione politica assolutamente nuova che diventerà un tratto dominante per i futuri governi degli Stati Uniti, soprattutto quelli con al loro interno i fratelli Dulles.    Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine: negativo su vetro di foto di Woodrow Wilson (1910), Collezione George Grantham Bain, Biblioteca del Congresso, Washington. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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Trump scappa nascosto in un carrello per il catering: Israele si è inventato la minaccia di attentato?

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La comunità dell’intelligence statunitense nutriva dubbi sulle notizie relative a un complotto iraniano per uccidere il presidente Donald Trump abbattendo l’Air Force One al suo rientro da un vertice NATO in Turchia. Tale valutazione sarebbe stata comunicata all’amministrazione, ma i servizi segreti avrebbero comunque optato per trasferire segretamente Trump su un altro aereo. Lo riporta il Washington Post.

 

I media statunitensi hanno rivelato la storia della manovra clandestina lunedì scorso. Uscendo dall’incontro, Trump è passato bruscamente dal suo nuovo Boeing 747-8, regalatogli dal Qatar, al precedente Air Force One, ma si è scoperto che aveva segretamente lasciato anche quest’ultimo aereo in un camioncino per il catering aeroportuale, per poi volare a bordo di un aereo militare più piccolo diretto nel Regno Unito. Si dice che lì sia risalito a bordo del vecchio Air Force One per dare l’impressione di esserci stato per tutto il tempo.

 

Gli analisti della CIA erano molto scettici riguardo alle informazioni di intelligence su un imminente complotto per assassinarlo e comunicarono tale posizione all’amministrazione. I rapporti sulla minaccia erano «di origine israeliana, non statunitensi, e considerati poco attendibili», ha dichiarato al WaPo un funzionario dell’Intelligence rimasto anonimo.

 

Nel frattempo, gli iraniani e altri ne hanno approfittato per generare meme sull’internet.

 

 


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L’ultimo rapporto aggiunge ulteriori dettagli all’intera vicenda, che ha già scatenato un grave scandalo. Giornalisti e molti funzionari di alto rango sono stati tenuti all’oscuro della manovra di Trump e della minaccia percepita. I giornalisti si sono sentiti trattati come «esche inconsapevoli e ignare, proprio nel mirino», ha affermato Aaron Blake, giornalista senior della CNN.

 

Martedì Trump aveva ammesso di aver cambiato aereo, insistendo sul fatto di aver fatto solo ciò che i servizi segreti ritenevano la cosa migliore da fare. «Mi attengo ai servizi segreti e ai militari. Volevano che prendessi un volo diverso, un aereo diverso. Devo solo fare quello che mi dicono», ha dichiarato Trump ai giornalisti.

 

Lo scandalo coincide anche con le dimissioni della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che mercoledì ha annunciato che lascerà il suo incarico alla fine del mese «per poter dedicare più tempo» alla famiglia.

 

La ventottenne, diventata madre per la seconda volta a maggio, era tornata alla Casa Bianca a giugno dopo un periodo di assenza. L’improvvisa partenza della Leavitt ha alimentato le teorie secondo cui fosse tra i funzionari ignari lasciati a bordo dell’aereo civetta e che la vicenda possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

 

Come riportato da Renovatio 21, varie testate giornalistiche statunitensi hanno sostenuto che il presidente Donald Trump avrebbe di fatto impiegato i giornalisti al seguito dei suoi viaggi come esche.

 

Il dipartimento di Giustizia ha tentato di citare in giudizio i giornalisti del New York Times per i loro articoli sul nuovo Air Force One, mentre il Pentagono ha di recente revocato l’autorizzazione di sicurezza all’ex capo dell’aeronautica militare Frank Kendall, accusato di aver divulgato informazioni classificate sul velivolo ai media.

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

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Guerra cibernetica

La Germania rivoluziona i suoi servizi segreti per la guerra cibernetica e oltre

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Secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, il governo tedesco dovrebbe attribuire poteri più ampi alle agenzie di Intelligence del Paese, incluse capacità offensive sul piano informatico nei confronti di avversari stranieri.   In più occasioni gli Stati membri della NATO hanno accusato la Russia di aver violato server governativi, di aver interferito con i segnali GPS degli aerei e di aver dirottato droni ucraini nel loro spazio aereo, pur disponendo di prove scarse o nulle. Mosca ha respinto tali accuse definendole bellicose e finalizzate a giustificare la «militarizzazione sfrenata» dell’Europa.   Il Servizio di intelligence estera di Berlino (BND) e l’Ufficio federale per la tutela della Costituzione (BfV) saranno oggetto di una «riforma storica», ha dichiarato Dobrindt al quotidiano Bild.

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La legge trasformerà i servizi segreti in autentiche agenzie di intelligence, ha spiegato, aggiungendo che «si tratta di una rivoluzione nella nostra architettura di sicurezza perché, per la prima volta, stiamo conferendo ai servizi segreti poteri operativi».   Dobrindt ha fatto riferimento alle presunte minacce ibride che la Germania dovrebbe fronteggiare, nonché ai «tentativi di destabilizzazione attraverso sabotaggi, spionaggio, attacchi informatici e operazioni segrete da parte di potenze straniere».   Secondo quanto riportato, la riforma consentirebbe al BND e al BfV di infiltrarsi in computer e smartphone, anche mediante virus Trojan, e di contrastare attivamente le infrastrutture degli aggressori in caso di attacco informatico.   Stando alle notizie dei media, all’agenzia di spionaggio verrebbe inoltre riconosciuto un accesso più ampio ai dati relativi alle comunicazioni e ai video, che verrebbero esaminati con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.   Dobrindt presenterà la riforma al governo tedesco mercoledì. Secondo le fonti, il ministro ha ribadito la necessità di maggiori «capacità operative e poteri attivi» per il BND e il BfV al fine di contrastare il terrorismo di Stato moderno e i gruppi estremisti.

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A metà giugno Dobrindt aveva annunciato un’imminente decisione del governo volta ad ampliare i poteri del BND, inaugurando al contempo un nuovo centro per la guerra ibrida a Berlino.   Lo scorso dicembre la Sueddeutsche Zeitung aveva riferito che il governo tedesco stava cercando di autorizzare il BND a condurre attacchi informatici, sabotaggi e altre operazioni offensive all’estero.   Inoltre, secondo il rapporto, in base a questo piano l’agenzia di intelligence riceverebbe poteri di sorveglianza interna più estesi e gli agenti sarebbero autorizzati a introdursi nelle abitazioni dei sospettati per installare segretamente spyware su computer e altri dispositivi.   Come riportato da Renovatio 21, Dobrindt aveva inaugurato un nuovo centro per la guerra ibrida, nell’ambito della più ampia militarizzazione del Paese in risposta a una presunta «minaccia russa».

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 Immagine di Bjs via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
     
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