Droni
I russi bombardano con i droni un ponte di Kiev
L’esercito russo ha preso di mira un ponte strategico a Kiev con una serie di attacchi di droni. Lo riporta la stampa ucraina.
Il ponte Pivdennyi, o Ponte Meridionale, è uno dei principali attraversamenti stradali della capitale sul Dnepr. Secondo la testata Strana, che cita un funzionario locale, assorbe fino al 90% del traffico di transito tra le regioni ucraine della riva sinistra e della riva destra. La testata aggiunge che funge anche da corridoio essenziale per equipaggiamento militare e altre merci dirette al fronte.
Giovedì la Russia avrebbe colpito il ponte con almeno tre droni, mirando alle zone intorno ai piloni e alla carreggiata. Video sui social mostrano forti esplosioni e dense colonne di fumo nero.
Russia hit Kyiv’s Southern Bridge twice today. A drone damaged a support, the roadway, a barrier and the concrete shield over the metro. Trains and buses across the bridge were stopped. It is one of the few crossings over the Dnipro, and one of the busiest: the green metro line… pic.twitter.com/AxxbcgqcZA
— Iuliia Mendel (@IuliiaMendel) October 1, 2026
🇷🇺🇺🇦 A further Russian Geran strike targeted the Southern Bridge (Yuzhny Most) in Kiev, Ukraine, occurring a few hours ago. The initial footage shows the bridge burning from within a metro train. pic.twitter.com/m4e1gNnWaI
— Sputnik🛰️ (@SputniksWorld) October 1, 2026
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Le prime ispezioni, dopo i primi due impatti, non hanno trovato danni strutturali critici e il traffico in superficie è stato ripristinato. Un impatto successivo ha però danneggiato un pilone, il guardrail, la carreggiata e la struttura protettiva in cemento che circonda la linea della metropolitana, ha dichiarato il sindaco di Kiev Vitali Klitschko. Il traffico sul ponte è stato di nuovo sospeso.
Il ministero della Difesa russo non ha confermato gli attacchi. Mosca aveva già detto che le sue forze colpiscono infrastrutture critiche e la logistica usata dall’esercito ucraino.
Stampa ed autorità ucraine hanno lanciato l’allarme sui nuovi droni russi Geran a propulsione a reazione, più veloci dei modelli a elica e più difficili da intercettare.
Negli ultimi mesi Russia e Ucraina hanno intensificato gli attacchi reciproci a lungo raggio. Mosca ha descritto le proprie operazioni come una risposta alla «campagna di pressione» annunciata da Kiev in estate. Il ministero della Difesa russo ha affermato che le sue forze hanno colpito infrastrutture portuali, navi con equipaggiamento militare e fabbriche di armi, comprese quelle che producono componenti per droni e missili.
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Immagine di Deutscher Friedensstifter via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Droni
Il dipartimento della Guerra USA annuncia un nuovo comando per droni e IA
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Droni
L’Iran cattura un altro drone spia USA a Ormuzzo
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha dichiarato di aver catturato un veicolo sottomarino autonomo statunitense nello Stretto di Hormuz, il secondo episodio di questo tipo segnalato nel mese.
Secondo una dichiarazione della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, ripresa dai media iraniani, il veicolo sottomarino militare UROV stava svolgendo attività di spionaggio nella via d’acqua strategica.
L’IRGC ha identificato il mezzo come un Remus 600, veicolo sottomarino autonomo avanzato usato dalla Marina statunitense per il rilevamento di mine, la sorveglianza e la ricognizione. Ha diffuso un filmato del recupero dall’acqua e ha detto che gli specialisti stanno cercando di estrarne i dati.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre avvertito che lo Stretto di Hormuz resta «chiuso», affermando che continueranno a contrastare quelli che hanno definito «movimenti pericolosi e attività navali non autorizzate». Gli Stati Uniti non hanno ancora commentato.
First Footage
Iran has captured a second US unmanned underwater vehicle intact in the Strait of Hormuz. pic.twitter.com/XP343uFzoU— IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting) (@iribnews_irib) September 27, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, ad inizio settembre l’Iran aveva detto di aver sequestrato un drone sottomarino statunitense; alcune riprese delle Guardie Rivoluzionarie sembravano mostrare un Dive-LD costruito da Anduril. Il Pentagono ha ammesso di aver perso il sommergibile, ma ha sostenuto che si trattava di un modello vecchio e danneggiato, senza dati sensibili o apparecchiature classificate.
Pochi giorni dopo le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver distrutto un Saildrone Explorer statunitense vicino all’imboccatura dello Stretto ormusino, diffondendo filmati del mezzo in fiamme. A metà settembre l’esercito USA ha dichiarato di aver sventato un altro tentativo di sequestro di un Saildrone, colpendo due imbarcazioni iraniane presuntamente coinvolte.
Gli episodi avvengono in un clima di tensione marittima crescente tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti hanno distrutto diverse petroliere iraniane dopo aver accusato le Guardie Rivoluzionarie di aver lanciato missili balistici contro navi da guerra americane. L’Iran, dal canto suo, ha preso di mira navi e petroliere commerciali statunitensi, accusate di violare le restrizioni intorno allo Stretto. All’inizio di questa settimana fonti hanno riferito di un’intensificazione dell’attività militare di Washington nella zona, con aerei da ricognizione avvistati vicino al territorio iraniano e il presunto dispiegamento di altri caccia.
Nel frattempo gli sforzi diplomatici di questa settimana per sbloccare lo stallo Iran-USA sembrano falliti. All’Assemblea Generale dell’ONU l’Iran ha presentato quello che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito un «piano concreto di sette giorni», offrendosi di riaprire lo Stretto di Ormuzzo e riprendere i colloqui sul nucleare se Washington avesse revocato il blocco navale, allentato le restrizioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, sbloccato i beni congelati e rispettato un cessate il fuoco, compresa la fine delle operazioni israeliane in Libano. Il presidente Donald Trump ha respinto la proposta definendola «inaccettabile».
«Respinggo la loro proposta», ha detto ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca sabato, sostenendo che Teheran vuole un accordo «perché sta perdendo malamente». All’incontro ONU ha anche detto di trovarsi di fronte a una «decisione importante» sull’opportunità di «annientare» l’Iran se i negoziati fallissero.
Il comandante supremo dell’esercito iraniano, generale Amir Hatami, ha affermato domenica che «la guerra non è finita», insistendo sul fatto che Teheran ha vinto la fase iniziale del conflitto ma ora deve «consolidare la sua vittoria».
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Immagine screenshot da Twitter
Droga
I cartelli narcos messicani reclutano dronisti che hanno operato in Ucraina
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