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Geopolitica

I leader di Hamas fuggono dal Qatar dopo che Israele ha dichiarato che saranno braccati

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La leadership di Hamas residente a Doha sarebbe in fuga. Ciò rende ogni discorso sui negoziati radicalmente falso.

 

«Diversi leader di Hamas hanno lasciato il Qatar per una destinazione sconosciuta, spegnendo i telefoni e non rispondendo alle chiamate, ha riportato il canele arabo KAN Il citando fonti a Doha», scrive il Jerusalem Post. «Inoltre, martedì, KAN News ha riferito che Saleh al-Arouri, un membro anziano di Hamas, ha lasciato la sua residenza abituale a Beirut per la Turchia», continua il rapporto.

 

Fonti palestinesi e altre fonti regionali hanno anche suggerito che i funzionari di Hamas stanno fuggendo da quando che il governo israeliano ha chiarito che prenderà di mira e darà la caccia agli agenti di Hamas all’estero.

 

Secondo The Messenger, «i massimi leader di Hamas avrebbero lasciato il loro lussuoso rifugio sicuro a Doha, la capitale del Qatar, secondo un rapporto del servizio arabo della radio statale israeliana KAN e potrebbero essere diretti ad Algeri o Teheran per sfuggire alla cattura o all’assassinio per mano di Israele».

 

Una testata palestinese ha affermato che gli alti funzionari di Hamas, che per anni hanno vissuto nel lusso in Qatar come una sorta di governo in esilio, non avrebbero più garanzie la loro sicurezza. Gli alti funzionari del movimento islamista improvvisamente lasciato i loro uffici a Doha portando con sé i loro autisti e consulenti e hanno staccato completamente i loro telefoni. La loro destinazione – che si ipotizza possa essere Beirut, Algeri o Teheran – non è confermata.

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Questi sviluppi suggeriscono che non vi è nessun collegamento ora né con la leadership politica né con la leadership militare di Gaza e con qualsiasi discussione di un cessate il fuoco. Le storie a riguardo non saranno realistiche finché non saranno ristabiliti i contatti.

 

L’entrata in clandestinità dei vertici di Hamas significherebbe che qualsiasi tentativo realistico di negoziati di pace sarebbe quasi impossibile. Secondo quanto riferito, il Qatar e altri Paesi terzi hanno esercitato pressioni per un nuovo dialogo sul cessate il fuoco. I leader israeliani sembrano aver chiuso la porta a questa possibilità per il momento, dopo che Netanyahu si è impegnato a portare a termine il suo obiettivo dichiarato di sradicare completamente Hamas.

 

Proprio la settimana scorsa, Israele ha segnalato di essere pronto a portare la guerra contro Hamas ben oltre i confini di Gaza e della Cisgiordania. Il capo della sicurezza del paese ha fatto riferimento alla «la nostra Monaco» in relazione agli sforzi pianificati per dare la caccia a importanti agenti di Hamas residenti in stati stranieri.

 

«Il governo ci ha fissato un obiettivo, nel linguaggio strada, di eliminare Hamas. Questa è la nostra Monaco. Lo faremo ovunque, a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Turchia, in Qatar», ha detto Ronen Bar, che è il capo dell’agenzia di sicurezza interna israeliana Shin Bet. «Ci vorranno alcuni anni, ma saremo lì per farlo».

 

È noto da tempo che Israele conduce una condotta aggressiva e alta con campagne di omicidi all’estero, soprattutto in Iran, dove ha utilizzato armi avveniristiche.

 

«La nostra Monaco» si riferisce alla più famosa operazione segreta di omicidio mirato della storia dell’intelligence israeliana, in risposta all’uccisione nel 1972 di 11 membri della squadra olimpica israeliana. I terroristi palestinesi appartenenti al Settembre Nero avevano lanciato un attacco senza precedenti ai Giochi Olimpici di Monaco. Circa otto membri del gruppo radicale avevano fatto breccia nel complesso olimpico ed erano entrati nei due appartamenti utilizzati dalla squadra israeliana, dopo di che avevano iniziato a giustiziare gli atleti creando quindi una situazione di stallo con ostaggi.

 

Da lì è iniziato un processo da parte dell’intelligence israeliana per dare la caccia agli assassini di Monaco, durato diversi anni e attraversando diversi paesi. L’intelligence israeliana aveva soprannominato l’operazione segreta – chiamata «ira di Dio» – i cui dettagli divennero noti solo decenni dopo grazie al libro Vendetta del giornalista canadese George Jonas, divenuto poi il film di Steven Spielber Munich, nonché in una pellicola per la TV precedente chiamata Sword of Gideon.

 

Nell’operazione clandestina pluridecennale lanciata dopo che militanti palestinesi uccisero 11 atleti e allenatori israeliani ai Giochi Olimpici di Monaco del 1972, gli agenti del Mossad uccisero 18 persone sospettate di coinvolgimento nel massacro. Uno degli uccisi era l’innocente cameriere marocchino Ahmed Bouchikhi (fratello del futuro fondatore del famoso gruppo di musica gitana Gypsy King) che lavorava a Lillehammer, in Norvegia, ammazzato perché scambiato con Ali Hasan Salameh, terrorista palestinese che secondo alcuni era protetto dalla CIA. L’incidente che ha portato all’arresto e alla condanna di cinque agenti israeliani da parte delle autorità norvegesi.

 

Come riportato da Renovatio 21il premier israeliano Netanyahu aveva già dichiarato il mese scorso di aver «dato istruzioni al Mossad di agire contro i capi di Hamas ovunque si trovino».

 

Una campagna di assassinii internazionale ordita dal Mossad era stata trattata in un articolo del Wall Street Journal di poche settimane fa.

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Immagine di DesertLord via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
 

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Geopolitica

I baltici negheranno lo spazio aereo all’aereo di Fico diretto a Mosca per la celebrazione del Giorno della Vittoria

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La Lituania e la Lettonia hanno annunciato che negheranno al premier slovacco Robert Fico l’utilizzo del loro spazio aereo per recarsi a Mosca in occasione della Giornata della Vittoria, il 9 maggio. Fico ha comunque promesso di raggiungere la capitale russa, affermando che gli Stati baltici non gli impediranno di rendere omaggio a coloro che liberarono la Slovacchia dall’occupazione nazista.   Fico ha rivelato il rifiuto in un discorso tenuto sabato. «La Lituania e la Lettonia ci hanno già informato che non ci permetteranno di sorvolare il loro territorio sulla rotta per Mosca. Pazienza», ha affermato, sottolineando come sia anomalo che gli Stati membri dell’UE neghino il diritto di sorvolo al primo ministro di un altro Stato membro.   «Troverò sicuramente un’altra strada, come ho fatto l’anno scorso quando l’Estonia ci ha silurati», ha aggiunto Fico. «L’atteggiamento degli Stati baltici nei confronti della Seconda Guerra Mondiale non può impedirmi di esprimere la mia gratitudine per la liberazione della Slovacchia».   Il primo ministro di Bratislava ricordato che 10.000 soldati dell’Armata Rossa, dell’esercito rumeno e del 1° Corpo d’armata cecoslovacco persero la vita durante la liberazione del Paese. Fico ha inoltre annunciato l’intenzione di visitare il campo di concentramento di Dachau e la Normandia nell’ambito di un più ampio «pellegrinaggio per la pace».

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Nel 2025, gli Stati baltici hanno limitato l’accesso al proprio spazio aereo a diversi leader diretti alla parata per l’80° anniversario di Mosca, adducendo motivi di sensibilità politica, e alcuni di loro, tra cui Fico e il presidente serbo Aleksandar Vucic, sono stati costretti a cambiare rotta. Secondo l’agenzia TASS, l’aereo di Fico ha sorvolato Ungheria, Romania, Mar Nero e Georgia.   Come riportato da Renovatio 21, i due la sera prima della parata 2025 si fecero poi un video selfie dinanzi al Cremlini, il quale li definì «eroi».   La parata dello scorso anno a Mosca ha visto la partecipazione di quasi 30 leader mondiali, tra cui il presidente cinese Xi Jinping, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il presidente venezuelano Nicolás Maduro e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Fico è stato l’unico leader dell’UE a presenziare alle celebrazioni. In seguito ha incontrato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.   Il portavoce del Cremlino, Demetrio Peskov, ha dichiarato che Mosca sarà lieta di accogliere quest’anno i rappresentanti dei paesi amici, ma che la lista degli invitati non è ancora stata definita.   L’anno scorso, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, aveva messo in guardia i leader dal partecipare agli eventi del 9 maggio a Mosca, affermando che tali visite «non sarebbero state prese alla leggera dalla parte europea» e li aveva esortati a visitare invece Kiev.   All’epoca, Fico liquidò i suoi commenti come irrispettosi, chiedendosi se non si trattasse di «una forma di ricatto». Il primo ministro di Bratislava ha chiesto anche di recente la sostituzione della Kallas.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Il negoziatore iraniano: Trump ha mentito sette volte in un’ora

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto sette affermazioni in un’ora dopo che Teheran ha annunciato la riapertura temporanea dello Stretto di Ormuzzo, e tutte sono false, ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore.

 

Venerdì, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che la via navigabile, che gestisce circa il 25% del commercio mondiale di petrolio greggio, è «completamente aperta» alle navi commerciali per il resto dei dieci giorni di cessate il fuoco tra Israele e Libano. L’annuncio ha fatto scendere i prezzi del petrolio di circa il 10%.

 

Sabato, tuttavia, Teheran ha fatto marcia indietro, affermando che lo Stretto ormusino è «tornato al suo stato precedente» ed è nuovamente sotto la «stretta gestione e il controllo» delle sue forze armate.

 

Funzionari iraniani hanno affermato che la rinnovata chiusura è stata causata dal rifiuto di Washington di revocare il blocco dei porti iraniani, imposto dagli Stati Uniti lunedì dopo il fallimento del primo round di colloqui con Teheran in Pakistan durante il fine settimana. Hanno accusato gli Stati Uniti di «pirateria e furto marittimo».

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Venerdì, in una serie di post su Truth Social in risposta all’annuncio iniziale dell’Iran sulla riapertura temporanea del canale, Trump ha affermato che il blocco navale «rimarrà pienamente in vigore» fino a quando le parti non raggiungeranno un accordo di pace, aggiungendo che l’Iran «ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Ormuzzo», che l’apertura del canale «non è in alcun modo legata al Libano» e che la maggior parte dei punti di un accordo di pace definitivo sono già stati negoziati tra le parti.

 

Venerdì, in un post su X, Ghalibaf ha risposto a Trump affermando che il presidente degli Stati Uniti «ha fatto sette affermazioni in un’ora, tutte e sette false».

 

Gli americani «non hanno vinto la guerra con queste menzogne, e certamente non otterranno nulla nemmeno nei negoziati», ha affermato. Secondo il presidente del parlamento, il controllo dello Stretto di ermisino «sarà determinato sul campo, non sui social media».

 

«La guerra mediatica e la manipolazione dell’opinione pubblica sono elementi importanti della guerra, e la nazione iraniana non si lascia influenzare da questi stratagemmi», ha affermato il Ghalibaffo.

 

L’Iran non ha ancora acconsentito a un nuovo ciclo di negoziati con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato sabato dall’agenzia di stampa di Stato iraniana Tasnim. Secondo le sue fonti, Teheran esita a riprendere il dialogo a causa del protrarsi del blocco navale americano e delle eccessive richieste di Washington durante i colloqui.

 

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Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine ingrandita

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Trump: cessate il fuoco concordato tra Israele e Libano

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che, a seguito di colloqui tenutisi a Washington, è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano.   In un post pubblicato giovedì su Truth Social, Trump ha dichiarato che la tregua sarebbe iniziata alle 17:00 EST (22:00 GMT), a seguito di quelle che ha definito «ottime conversazioni» con il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.   I colloqui, tenutisi a Washington DC, sono stati il ​​primo incontro diretto tra le due nazioni «in 34 anni» e hanno visto la partecipazione del Segretario di Stato americano Marco Rubio, ha affermato Trump, aggiungendo di aver incaricato i funzionari statunitensi di collaborare con entrambe le parti per una «pace duratura».   Trump ha anche affermato che l’accordo sarebbe stato il suo «decimo» successo in tal senso. Trump non ha menzionato la guerra in corso tra Israele e Hezbollah, iniziata dopo l’invasione del Libano meridionale all’inizio di marzo, né il tentativo di Israele di annettere di fatto circa il 15% del Paese. La scorsa settimana, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno condotto la più grande ondata di attacchi in Libano dall’inizio del conflitto, bombardando il centro di Beirut poche ore dopo l’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran.

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Secondo il Ministero della Salute libanese, Israele ha ucciso oltre 2.000 persone e ne ha ferite migliaia dal 2 marzo, tra cui centinaia di donne e bambini. Circa 1,2 milioni di persone sono state sfollate.   In un post successivo, Trump ha invitato Netanyahu e Aoun alla Casa Bianca, descrivendo l’incontro come il «primo colloquio significativo» tra i due Paesi dal 1983.   Secondo quanto riportato, funzionari israeliani avrebbero espresso «indignazione» dopo che Trump ha annunciato il cessate il fuoco prima della prevista riunione del gabinetto di sicurezza israeliano per discutere una tregua. Netanyahu avrebbe detto ai ministri che l’accordo sarebbe entrato in vigore «su richiesta di Trump», secondo Ynet, aggiungendo che le forze israeliane sarebbero rimaste nelle loro posizioni nel Libano meridionale.   L’annuncio di Trump giunge nel mezzo dei continui e mortali attacchi israeliani contro i civili libanesi. Mercoledì, Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato un’espansione delle operazioni militari. Diversi raid sul villaggio di Mayfadoun, avvenuti lo stesso giorno, avrebbero causato la morte di quattro paramedici e il ferimento di altri sei.   Sono stati segnalati attacchi anche nei pressi di uno degli ultimi ospedali ancora funzionanti nel sud del Libano, nella città di Tebnine.

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