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Essere genitori

Homeschooling e scuola parentale, unica salvezza per i nostri figli

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Vaccinati, genderizzati, tracciati, mascherati e distanziati socialmente.

 

Il presente ed il futuro che il sistema scolastico riserva ai nostri figli non è nient’altro che questo.

 

Guardandoci intorno non possiamo non osservare come tutto stia velocemente peggiorando, mettendo in serio pericolo l’innocenza, l’intelligenza, la cultura e la purezza dei nostri figli. La scuola pubblica e semi-pubblica è oramai diventato un contenitore di pochezza, sia sul piano culturale che, ancora peggio, sul piano morale. Il grave problema è che questa pochezza non è qualcosa di neutro, quanto piuttosto qualcosa capace di ripercuotersi irreversibilmente sulla crescita dei bambini.

 

Vaccinati, genderizzati, tracciati, mascherati e distanziati socialmente. Il presente ed il futuro che il sistema scolastico riserva ai nostri figli non è nient’altro che questo

Le generazioni crescono sempre più ignoranti, anestetizzate da un metodo educativo improntato sullo svilimento della virilità maschile — laddove per virilità si intende diventare uomini veri, interiormente e spiritualmente — e sulla mascolizzazione della femminilità, in una sorta di impasto sociale atto a rendere tutto orizzontale, tutto «gender-neutral», dove la particolarità complementare delle differenze diventa un tabù da eliminare con violenza, pena l’emarginazione sociale.

 

Bambini cresciuti fra le braccia dello Stato, che a sua volta presta consenso a organismi nazionali e sovranazionali in grado di decidere con quale stampino plasmare le nuove generazioni, rendendole sempre più amorfe e sempre più conformi alle ideologie consumistiche regnanti.

 

Tutto stia velocemente peggiorando, mettendo in serio pericolo l’innocenza, l’intelligenza, la cultura e la purezza dei nostri figli

Qualche medico, senza vergogna, qualche tempo fa diceva che il vaccino sarebbe diventato il «nuovo battesimo laico»: una frase tanto agghiacciante quanto vera. Senza vaccino, in effetti, non si può più fare niente, nemmeno accedere ai servizi educativi che lo Stato magnanimamente offre alla nuova vittima pronta a finire sotto il giogo statolatrico dell’istruzione.

 

E se la contro-iniziazione sociale utilizza come mezzo la siringa, quella educativa ha come oggetto la genderizzazione dei bambini, che devono diventare i soggetti pallidi e inetti del futuro, istruiti sotto il segno dei neologismi e di quella nebulosa di parole meticolosamente inoculate nella mente dei piccoli attraverso i programmi, i progetti e i laboratori esperienziali effeminati che la scuola di oggi offre.

 

La scuola pubblica e semi-pubblica è oramai diventato un contenitore di pochezza, sia sul piano culturale che, ancora peggio, sul piano morale

La nostra società, distruggendo ogni concetto gerarchico, è finita per concepire un modello in cui la famiglia è solo l’oggetto che mette al mondo la (poca) prole. Una sorta di «famiglia in affitto», — dopo la quale procede consequenzialmente persino la logica dell’utero in affitto — che procrea per poi scaricare, per poi consegnare i figli fra le braccia dello Stato che li cresce, li educa, li segue dagli 0 ai 19 anni.

 

Il tempo passato all’asilo, alla materna, a scuola è più di quello passato in famiglia. È la scuola che decide cosa si debba o non si debba imparare, non la famiglia che, anzi, spesso viene vista come un ostacolo da superare, o come qualcosa di superfluo da tenere da parte.

 

Bambini cresciuti fra le braccia dello Stato, che a sua volta presta consenso a organismi nazionali e sovranazionali in grado di decidere con quale stampino plasmare le nuove generazioni, rendendole sempre più amorfe e sempre più conformi alle ideologie consumistiche regnanti

Se tutte queste tremende circostanze non erano chiare o visibili ai più, ora ci troviamo dinanzi a nuovi sconvolgimenti ben percepibili ad occhio nudo, senza bisogno di grandi approfondimenti.

 

Dopo la Didattica a Distanza, un totale fallimento formativo che ha solamente reso più virtuale (si fa per dire) il danno perpetrato dalla scuola pubblica a danno dei cittadini del futuro, la scuola post-COVID ha tutta l’aria di essere il prototipo di una nuova pazzia psicosanitaria, dove i bambini diventano ulteriore esperimento sociale per far fronte alla richiesta di iperigienismo sociale.

 

A tal proposito, direttamente dal sito del MIUR, ci vengono comunicate le linee guida indicate dal Comitato tecnico-scientifico per il rientro degli studenti negli edifici scolastici italiani per il mese di settembre prossimo: sarà previsto il solito distanziamento interpersonale di almeno un metro, «considerando anche lo spazio di movimento» sottolinea il testo; questa distanza dovrà essere garantita in tutti gli ambienti scolastici, nessuno escluso, con una conseguente riorganizzazione radicale delle aule e degli spazi comuni; non mancherà l’obbligo di indossare le mascherine per tutti gli alunni dai 6 anni in su, per tutta la durata delle lezioni.

 

La scuola post-COVID ha tutta l’aria di essere il prototipo di una nuova pazzia psicosanitaria, dove i bambini diventano ulteriore esperimento sociale

Il ministro Azzolina, dal canto suo, ha espresso chiaramente le sue idee chiedendo l’utilizzo delle visiere al posto delle mascherine, e di divisori in plexiglas tra i banchi per «isolare» i nostri ragazzi. Le spese per l’acquisto di questi dispositivi sarebbero coperte dai 33 milioni di euro versati agli enti locali entro fine giugno per la cosiddetta edilizia scolastica leggera, a cui si sommeranno gli 850 milioni per le scuole secondarie di II grado. 

 

Mascherine e distanziamento saranno, quindi, le nuove parole d’ordine, le prerogative irrinunziabili per poter accedere ai servizi scolastico-educativi.

 

Chi deciderà di continuare a lasciare i propri figli dentro al sistema di istruzione pubblica deve sapere che una volta arrivati all’ingresso della scuola o dell’asilo ci sarà qualcuno che punterà, a modello di pistola alla tempia, un termo-scanner in grado di rilevare la temperatura corporea del bambino; subito dopo qualcuno lo preleverà modello pacco e immergerà le sue piccole ed innocenti mani nel gel disinfettante, le nuove acquasantiere del laicismo imperante, dopodiché il bambino sarà piazzato nel suo banco, a debita distanza dagli altri e con una bella mascherina colorata in faccia.

 

In alcune realtà scolastiche, come nel Varesotto, è stato già proposto l’utilizzo di un braccialetto elettronico, da mettere al polso dei bambini, in grado di tracciare i loro movimenti

In alcune realtà scolastiche, come nel Varesotto, è stato già proposto l’utilizzo di un braccialetto elettronico, da mettere al polso dei bambini, in grado di tracciare i loro movimenti: se un bambino si avvicina ad un altro, subito il braccialetto si illumina, suona e vibra per ricordare di mantenere la debita distanza sociale.

 

In provincia di Milano, un asilo ha sperimentato una modalità «educativa» all’aperto, dove ogni bambino, una volta arrivato, viene prelevato e messo all’interno di un apposito spazio recintato, dove potrà giocare da solo, distanziato dagli altri bambini — anch’essi rigorosamente posizionati negli appositi box.

 

A Milano, un asilo ha sperimentato una modalità «educativa» all’aperto, dove ogni bambino, una volta arrivato, viene prelevato e messo all’interno di un apposito spazio recintato, dove potrà giocare da solo, distanziato dagli altri bambini — anch’essi rigorosamente posizionati negli appositi box

Non crediamo servano grandi commenti a proposito di queste nuove dinamiche e modalità attese per settembre.

 

Ecco perché è indispensabile iniziare a pensare, sin da ora e senza perdere tempo, ad un nuovo modello di istruzione ed educazione per i nostri figli, già parecchio avviato — almeno più che in Italia dove siamo piuttosto arretrati sotto questo aspetto — in altri Stati, in particolare in America: l’homeschooling, se fatto all’interno di una singola famiglia, o scuola parentale, se formato da più famiglie che condividono lo stesso percorso educativo.

 

Di fronte ad uno Stato moderno che cerca in tutti i modi di allontanare i genitori dall’educazione dei propri figli, proponendosi sempre più violentemente come monopolista assoluto della loro (disin)formazione, di fronte ad un sistema legislativo nazionale e sovranazionale che ormai veicola trasversalmente in maniera spudorata ideologie antiumane e anticristiane nelle menti dei fanciulli, non resta altra via ai genitori di buona volontà, di mente libera e soprattutto di retta coscienza, se non quella di prendersi carico personalmente dell’avvenire dei propri amati figli.

È indispensabile iniziare a pensare, sin da ora e senza perdere tempo, ad un nuovo modello di istruzione ed educazione per i nostri figli: l’homeschooling

 

La stessa Costituzione Italiana negli articoli 30, 33, 34 protegge esplicitamente questo tipo di scelta delle famiglie; è importante infatti sapere che in Italia non è la scuola ad essere obbligatoria, ma l’istruzione.

 

Ci verrebbe da dire che, come genitori consapevoli, la Storia ci stia mettendo al cospetto di una scelta obbligata e necessaria: da una parte scorgere in maniera distratta, tra una promozione a lavoro e una cyclette, la (d)istruzione umana, culturale, morale della nostra prole operata da uno Stato a cui abbiamo delegato tutto ciò che dovremmo essere e che tra pochi anni ci consegnerà l’ombra evanescente di ciò che i nostri figli sarebbero potuti diventare; dall’altra una vita sì, piena di sacrifici e rinunce, forse senza i caratteri distintivi della «bella vita» sognata dalla borghesia contemporanea, ma con la prospettiva di crescere uomini e donne liberi, coraggiosi e retti. 

La Storia ci sta mettendo al cospetto di una scelta obbligata e necessaria

 

Parafrasando un famoso film di fine anni ’90, cara mamma e caro papà se sceglierai la «pillola azzurra, fine della storia; domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai!» (anche di conoscere veramente tuo figlio); se sceglierai la «pillola rossa resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la terra del bianconiglio!».

 

Vogliamo crescere uomini capaci di rimanere in piedi in mezzo alle rovine, o vogliamo crescere uomini che faranno parte delle macerie accumulate dall’attuale civiltà in decadenza?

Vogliamo crescere uomini capaci di rimanere in piedi in mezzo alle rovine, o vogliamo crescere uomini che faranno parte delle macerie accumulate dall’attuale civiltà in decadenza?

 

A noi la scelta, ma non c’è più tempo.

 

 

Cristiano Lugli

Alessandro Corsini

 

 

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Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo

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Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.

 

La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.

 

Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.

 

Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».

 

 

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I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.

 

«Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.

 

L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.

 

La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.

 

«Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.

 

Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.

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Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.

 

Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.

 

Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.

 

Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.

 

In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.

 

All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.

 

All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.

 

Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Epidemie

I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio

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Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.   La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.   Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.

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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.   Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.   Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.   Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.   Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».   La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.   Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.   La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».   Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.

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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.   Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.   Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.   Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.   Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.   In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.  

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Essere genitori

Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni

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Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».

 

Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).

 

Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.

 

Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.

 

Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.

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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.

 

La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.

 

Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.

 

Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.

 

Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.

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