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Geopolitica

Hezbollah conferma la morte del leader Nasrallah nel bombardamento israeliano

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Il movimento sciita libanese Hezbollah ha confermato la morte del suo leader storico Hassan Nasrallah, in un attacco aereo sul quartier generale sotterraneo dell’organizzazione vicino a Beirut, poche ore dopo che Israele aveva dichiarato che era stato ucciso. Lo riporta il New York Times.

 

Gli agenti di Hezbollah hanno trovato e identificato il corpo del signor Nasrallah stamattina, insieme a quello di un alto comandante militare di Hezbollah, Ali Karaki, secondo alcune fonti del quotidiano neoeboraceno, che citano informazioni di Intelligence ottenute dall’interno del Libano. Tutti e tre i funzionari sentiti dal NYT hanno parlato a condizione di anonimato.

 

Le Forze di difesa israeliane (IDF) avevano lanciato una serie di attacchi aerei nell’area dominata da Hezbollah nota come Dahiya, che, a detta loro, avevano lo scopo di distruggere i depositi di armi di Hezbollah. Un ordine di evacuazione israeliano prima degli attacchi ha spinto altri residenti a fuggire in cerca di sicurezza e ha contribuito a un crescente senso di terrore in Libano.

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La morte del Nasrallah rappresenta un’importante escalation nella campagna in rapida espansione di Israele contro il gruppo sciita sostenuto dall’Iran, due settimane di attacchi avanti e indietro che hanno minacciato di trasformarsi in una guerra regionale totale.

 

L’ayatollah Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran, aveva condannato gli attacchi israeliani in una dichiarazione rilasciata stamattina, ma non aveva subito menzionato Nasrallah. «Tutte le forze di resistenza nella regione stanno con e sostengono Hezbollah», ha affermato la guida suprema della Repubblica Islamica.

 

«Solo pochi giorni prima, Khamenei aveva scritto sui social media che “Hezbollah è il vincitore” nella sua guerra contro Israele. A quel punto, il gruppo armato libanese era già sotto shock per i ripetuti colpi inferti da Israele alla sua leadership».

 


I leader israeliani erano a conoscenza della posizione di Hassan Nasrallah da mesi e hanno deciso di colpirlo la scorsa settimana perché credevano di avere solo una breve finestra di opportunità prima che il leader di Hezbollah scomparisse in un luogo diverso, secondo i tre alti funzionari della difesa israeliani sentiti dal giornale neoeboraceno.

 

Due dei funzionari sentiti dal NYT hanno affermato che sono state sganciate più di 80 bombe in un arco di tempo di diversi minuti per ucciderlo. Non hanno confermato il peso o la marca delle bombe.

 

Secondo due funzionari, l’operazione era stata pianificata all’inizio della settimana, quando i leader politici israeliani avevano parlato con le loro controparti americane della possibilità di un cessate il fuoco in Libano e prima che Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, lasciasse Israele per tenere un discorso alle Nazioni Unite.

 

Tutti e tre i funzionari hanno affermato che Hashem Safieddine, cugino del Nasrallah, che è un personaggio chiave nel lavoro politico e sociale del movimento, era uno dei pochi leader senior di Hezbollah rimasti non presenti sul luogo dell’attacco Safieddine, che è stato a lungo considerato un potenziale successore del signor Nasrallah, potrebbe essere annunciato a breve come nuovo segretario generale di Hezbollah.

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«Sabato Beirut è stata colpita dalla sensazione che la capitale non fosse più sicura dopo mesi di scontri di Hezbollah lungo il remoto confine del Paese con Israele» scrive il NYT. «Migliaia di persone provenienti da fuori Beirut hanno trascorso la notte dormendo per le strade e le spiagge della capitale».

 

Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che almeno sei persone sono state uccise e più di 90 ferite dagli attacchi israeliani di venerdì sera, ma si prevede che il bilancio aumenterà. I soccorritori stavano ancora cercando tra le macerie, anche se Israele ha colpito di nuovo.

 

Nato in una famiglia sciita nella periferia di Beirut nel 1960, Nasrallah ha studiato a Tiro, dove aveva aderito al Movimento Amal, un partito politico sciita dotato di milizia, e in seguito in un seminario sciita a Baalbek. In seguito aveva studiato ed insegnato in una scuola di Amal.

 

Nasrallah si era unito a Hezbollah che lo formò per combattere l’invasione israeliana del Libano nel 1982. Dopo un breve periodo di studi religiosi in Iran, Nasrallah era tornato in Libano per divenire il leader di Hezbollah dopo che il suo predecessore era stato assassinato da un attacco aereo israeliano nel 1992.

 

Sotto la guida di Nasrallah, Hezbollah ha acquisito razzi con una gittata maggiore, che gli consentirono di colpire il Norddello Stato Ebraico. Dopo che Israele aveva subito pesanti perdite durante i suoi 18 anni di occupazione del Libano meridionale, aveva ritirato le sue forze nel 2000, il che aumentò notevolmente la popolarità di Hezbollah nella regione e rafforzò la posizione di Hezbollah all’interno del Libano. Il movimento sciita si scontrò con le truppe dello Stato degli ebrei ancora nel 2006, durante il conflitto durato 34 giorni.

 

Durante la cosiddetta guerra civile siriana (2011-), Hezbollah combatté dalla parte dell’esercito siriano contro quelli che Nasrallah definì «estremisti islamici». Sotto la sua guida, Hezbollah affrontò critiche per il suo presunto coinvolgimento nell’assassinio del 2005 del primo ministro libanese Rafic Hariri e nella misteriosa esplosione del porto di Beirut del 2020.

 

Dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2024, Nasrallah scelto di impegnarsi nel conflitto, dando il via ad attacchi contro Israele, che hanno portato al conflitto tra Israele e Hezbollah che ha avuto un impatto su entrambi i lati del confine.

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Come riportato da Renovatio 21, solo pochi giorni fa Nasrallah era comparso in un videomessaggio in cui diceva che il Libano è in guerra e che Israele era responsabile di «puro terrorismo»..

 

Israele ha commesso un «massacro» facendo esplodere migliaia di cercapersone in tutto il Libano, aveva affermato nel filmato il Nasrallah, descrivendo l’operazione, ampiamente attribuita al Mossad, come «una dichiarazione di guerra». In un discorso molto atteso dopo gli attacchi di questa settimana, Nasrallah aveva accusato Israele di aver commesso il «massacro» senza riguardo per le vittime civili.

 

«Questo è puro terrorismo. Li chiameremo massacro di martedì e massacro di mercoledì. Sono crimini di guerra o almeno una dichiarazione di guerra», ha detto Nasrallah. Notando che alcuni dei dispositivi erano esplosi in scuole, ospedali ed edifici residenziali, il capo di Hezbollah ha detto che l’operazione aveva superato «tutte le restrizioni e le linee rosse».

 

«Non c’è dubbio che abbiamo subito un duro colpo alla sicurezza e all’umanità, senza precedenti nella storia della nostra resistenza», ha ammesso. «Siamo stati colpiti duramente, ma questo è lo stato di guerra e comprendiamo che il nemico ha una superiorità tecnologica».

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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine modificata

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Geopolitica

Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere

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Nel corso di un evento filmato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che la «pulizia radicale» che Israele sta conducendo nel Libano meridionale è «senza precedenti». Smotrich ha sottolineato che «non si torna indietro» e che il mondo non fermerà Israele.   «La pulizia radicale, sia in superficie che nel sottosuolo, che stiamo effettuando ora nel Libano meridionale, nelle sue profondità, non ha precedenti».   «Questa è una purificazione totale senza precedenti, sia sopra che sotto terra. Non hanno nessun posto dove tornare! E comunque, il mondo non ci fermerà!» ha esclamato il ministro sionista.  

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Queste dichiarazioni hanno riacceso il dibattito sulla campagna militare israeliana e sulla sorte dei civili sfollati dal Libano meridionale.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich cinque mesi fa aveva dichiarato che l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.   Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva citato il concetto dell’inesistenza dei palestinesi in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».   Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».

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Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».   Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.   Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno lo Smotrich aveva chiesto apertis verbis l’annessione del Libano meridionale.

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Immagine screenshot da Twitter  
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Geopolitica

La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev

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Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.

 

Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.

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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».

 

Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.

 

In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

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Geopolitica

Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo

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Friedrich Merz, cancelliere tedesco e figura molto impopolare, si trovava negli scorsi giorni a Kiev, dove ha annunciato un ulteriore stanziamento di 1 miliardo di euro in aiuti militari al regime del presidente ad interim ucraino Volodymyr Zelens’kyj.   Nel corso di una conferenza stampa accanto al presidente ucraino, Merz ha sostenuto che Mosca tenta di logorare il morale della popolazione ucraina e ha inoltre previsto 350 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia Reuters, il cancelliere ha ribadito che la Germania resta il principale sostenitore dell’Ucraina.   «Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche nel nostro profondo interesse, poiché si tratta di una questione di sicurezza europea», ha dichiarato Merz, affermando che la Russia conduce attacchi informatici e campagne di disinformazione rivolti contro l’ordine democratico europeo.   «Questo dimostra che non ci lasceremo intimidire», ha aggiunto. Funzionari tedeschi hanno riferito che i dirigenti d’azienda al seguito di Merz hanno siglato 14 accordi con il governo e con imprese ucraine per un valore complessivo di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figuravano una fornitura di missili di difesa aerea IRIS-T e una di droni intercettori.   «L’aspetto importante di questa visita è che non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma anche l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e i propri ordini», ha dichiarato Zelens’kyj. «Si tratta di posti di lavoro per la Germania».

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Nel frattempo Merz continua a perdere consensi di giorno in giorno. Il sondaggio Infratest-Dimap del 2 ottobre attribuiva all’opposizione AfD il 27% e ai cristiano-democratici di Merz solo il 20%; quello dell’INFAS, pubblicato domenica, vedeva già l’AfD al 30% e la CDU-CSU al 18%. Il «miglior» risultato personale di Merz è un misero 10% di consensi, a fronte di un’opposizione dell’88% secondo Infratest. I socialdemocratici (SPD), partner di coalizione della CDU-CSU al governo, hanno ottenuto il 13% venerdì scorso e il 14% domenica. I due sondaggi assegnano all’esecutivo appena il 32-33% dei consensi.   Ciononostante Merz si dice determinato a restare cancelliere, sostenendo che non esiste alternativa né a lui né alla politica di governo che, a suo dire, garantirebbe la stabilità della Germania e dell’Europa, riporta EIRN. Una serie di proteste di massa e le crescenti tensioni interne all’esecutivo indicano però che quella stessa politica sta rendendo la Germania instabile e ingovernabile.   La coalizione è così fragile che la scorsa settimana il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha telefonato separatamente al ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) e al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) per esprimere la preoccupazione di un imminente crollo del governo.   Un necessario cambio di linea dovrebbe includere anche un cambio di cancelliere, ma finora nessun esponente dei cristiano-democratici di Merz si è fatto avanti. Un primo giro di sondaggi sui possibili sostituti, due settimane fa, ha mostrato che tutti e tre i potenziali candidati — Hendrik Wüst (presidente del land del Nord Reno-Westfalia), Daniel Günther (presidente dello Schleswig-Holstein) e Markus Söder (presidente della Baviera) — non sono disposti ad accettare l’incarico.   L’AfD ha offerto, dietro le quinte, tolleranza e sostegno caso per caso alla CDU-CSU per un governo di minoranza senza Merz. Da solo, però, questo non renderebbe la Germania più governabile e stabile, soprattutto se i cristiano-democratici intendessero proseguire con le stesse politiche che li hanno portati al declino nei sondaggi e nelle tre elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (tenutesi lo scoso 6 settembre), Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino (entrambe avutesi  il 20 settembre).   La caduta di Merz dovrebbe avvenire in modo sinergico, insieme alla fine delle sue politiche contro la Russia e a favore dell’Ucraina, contro l’austerità di bilancio e il riarmo eccessivamente costoso, e contro le scelte che hanno portato alla crisi energetica, che, ha ammesso lo stesso cancelliere, è causata dalla mancanza di gas russo.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese AfD ha querelato Merz per sue dichiarazioni.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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