Militaria
Gli USA fanno volare un elicottero Black Hawk senza equipaggio
Sono stati completati i primi due esperimenti di volo dell’elicottero UH-60A privo di equipaggio.
Il controllo del velivolo è stato remotizzato da un sistema chiamato ALIAS (Aircrew Labor In-Cockpit Automation System).
Il secondo volo di prova è durato mezzora e ha eseguito manovre complesse come rotazioni, virate e accelerazioni da 125 nodi.
I test si sono svolti in un ambiente simulato che rappresentava un contesto urbano, i grattacieli di Manhattan, fatto di per sé indicativo del dove potrebbero essere utilizzati gli elicotteri senza pilota. Tra i palazzi della megalopoli simulata, l’elicottero remotato ha eseguito passaggi a bassa quota e riprogrammazioni della rotta in tempo reale per evitare ostacoli segnalati dai sensori.
Il sistema ALIAS è progettato per poter passare rapidamente dalla modalità a pilotaggio umana a quella completamente automatica, così da alleggerire il carico di lavoro dell’equipaggio.
«Inoltre, grazie all’integrazione con l’architettura software della tecnologia MATRIX sviluppata da Sikorsky, il sistema è in grado di rilevare, analizzare ed evitare automaticamente situazioni potenzialmente pericolose che possano causare incidenti o avarie» scrive RID.
Il sistema ALIAS è stato sviluppato dalla DARPA, il misterioso e potentissimo ramo Ricerca e Sviluppo del Pentangono, all’interno del Project Convergence 21. Il progetto cerca soluzioni autonome e affidabili per «missioni complesse all’interno di aree contestate/congestionate che prevedano scenari con limitata visibilità e assenza/degradazione delle comunicazioni».
Non stiamo a pensare quali scenari possano essere previsti: certo, aree «contestate» che dispongono di grattacieli non lasciano molte scelte…
Il sistema ALIAS, DARPA e Sikorsky hanno investito nel programma circa 160 milioni di dollari, nel quale non sarà utilizzato solo dagli elicotteri, ma anche su aeromobili (anche civili) con ala rotante o ala fissa. L’aviazione USA vorrebbe infatti provarlo sugli F-16.
Militaria
Gli Stati Uniti inviano caccia F-22 in Israele
Gli Stati Uniti hanno dispiegato uno squadrone di caccia stealth F-22 Raptor avanzati in una base dell’aeronautica militare israeliana situata nel sud del Paese, secondo quanto riferito martedì da diversi organi di stampa, che citano fonti ufficiali statunitensi e dati di tracciamento dei voli. La mossa, secondo le ricostruzioni, rientra in un significativo rafforzamento militare americano in Medio Oriente, in risposta alle crescenti tensioni con l’Iran.
Secondo video e fotografie pubblicati da osservatori di aerei e verificati dal New York Times, martedì dodici F-22 sono stati avvistati decollare dalla base aerea della Royal Air Force di Lakenheath, in Inghilterra.
Un funzionario statunitense ha confermato al Times of Israel e al NYT che i caccia sarebbero stati inviati in Israele e che alcuni erano già arrivati. Il dispiegamento rappresenta il primo movimento operativo noto di F-22 nella regione, nel contesto dell’attuale stallo con Teheran.
Il Tenente Generale in pensione dell’Aeronautica Militare statunitense David Deptula ha definito la mossa significativa, dichiarando al quotidiano neoeboraceno che «indica la preparazione per una posizione più aggressiva nei confronti dell’Iran e una potenziale cooperazione con Israele in un attacco. Segnala che gli Stati Uniti sono seriamente intenzionati ad attaccare se l’Iran non accetta le condizioni statunitensi».
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La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivolto all’Iran un ultimatum di 10-15 giorni per raggiungere un accordo sullo smantellamento dei suoi programmi nucleari e missilistici balistici, avvertendo che in caso contrario «accadranno cose davvero brutte».
Washington ha già schierato due gruppi d’attacco di portaerei in Medio Oriente. Diversi organi di stampa riferiscono che i piani statunitensi per possibili attacchi sono in fase avanzata, con opzioni che comprendono l’attacco a singoli leader e il perseguimento di un cambio di regime.
Secondo il ministro degli Esteri dell’Irano Abbas Araghchi, Teheran ha fatto sapere di preferire la via diplomatica e sta preparando una bozza di proposta per nuovi negoziati.
Tuttavia, una fonte della difesa iraniana ha avvertito in una dichiarazione alla stampa russa che qualsiasi attacco sarebbe considerato una «guerra su vasta scala» e incontrerebbe una «risposta ampia e illimitata». La Russia ha sollecitato una soluzione pacifica e il ministro degli Esteri SergeyjLavrov ha avvertito che gli attacchi ai siti nucleari iraniani potrebbero provocare un disastro nucleare.
Gli Stati Uniti avevano già colpito gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025 durante la campagna aerea israeliana di 12 giorni contro il Paese.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
La Guinea arresta i soldati della Sierra Leone
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Militaria
L’Ungheria schiererà truppe contro potenziali «attacchi ucraini»
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha ordinato alle unità militari e ad altre forze di polizia di sorvegliare i siti delle infrastrutture energetiche nella parte orientale del Paese, invocando la minaccia di potenziali attacchi ucraini.
Orbán ha annunciato l’invio mercoledì, nel quadro del persistente stallo tra Budapest e Kiev riguardante l’oleodotto Druzhba, di epoca sovietica, che fino a poco tempo fa trasportava greggio russo in Ungheria e Slovacchia attraverso l’Ucraina.
L’oleodotto è stato chiuso a fine gennaio, con Kiev che ha sostenuto fosse stato danneggiato dagli attacchi russi, circostanza smentita da Mosca. Sia l’Ungheria che la Slovacchia hanno accusato l’Ucraina di aver bloccato deliberatamente le forniture per motivi politici, minacciando ritorsioni.
Nell’annunciare la misura, Orban ha fatto riferimento a informazioni di intelligence raccolte dai servizi di sicurezza nazionali sui potenziali attacchi e ha sottolineato che l’Ungheria «non può essere ricattata» da Kiev.
«Ho ordinato una protezione rafforzata delle infrastrutture critiche, lo spiegamento di truppe dove necessario, una maggiore presenza della polizia e il divieto di utilizzo dei droni nella contea di Szabolcs-Szatmar-Bereg», ha scritto il primo ministro su X, riferendosi alla regione ungherese confinante con l’Ucraina.
Il direttore politico di Orban, Balazs Orban, ha affermato che le informazioni in possesso delle autorità ungheresi indicavano che Kiev stava «preparando ulteriori azioni volte a interrompere il funzionamento del sistema energetico ungherese».
L’invio di truppe giunge dopo che Budapest ha posto il veto all’ultimo pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia, nonché a un prestito di emergenza di 90 miliardi di euro per l’Ucraina. Il prestito era stato concordato alla fine dello scorso anno, dopo che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca avevano rinunciato a contribuire finanziariamente.
Il veto è stato condannato dalla leadership dell’UE, che ha accusato Orban di aver tradito la promessa di sostenere il programma di prestiti e di aver minato la «credibilità delle decisioni prese collettivamente».
«Qualsiasi violazione di questo impegno costituisce una violazione del principio di leale cooperazione», ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa a Orban in una lettera.
Il primo ministro ungherese ha risposto mercoledì a Costa, affermando che non sosterrà alcuna iniziativa filo-ucraina finché Kiev non tornerà «alla normalità».
«Prendiamo una decisione finanziariamente favorevole all’Ucraina che personalmente disapprovo, poi l’Ucraina crea una situazione di emergenza energetica in Ungheria e voi mi chiedete di far finta che non sia successo niente», ha detto Orban al capo del Consiglio dell’UE in una lettera.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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