Geopolitica
Gli scontri con la Cambogia potrebbero portare alla guerra: parla il premier tailandese
Il primo ministro ad interim della Tailandia ha lanciato l’allarme: gli scontri al confine con la Cambogia, in cui questa settimana sono stati uccisi più di una dozzina di civili, potrebbero sfociare in una guerra su vasta scala.
I due Paesi sudasiatici confinanti sono coinvolti in una disputa territoriale che risale all’epoca coloniale francese. L’ultima escalation fa seguito all’acuirsi delle tensioni iniziato a fine maggio, quando un soldato cambogiano sarebbe stato ucciso. I due paesi si sono accusati a vicenda di aver provocato le violenze e hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire.
Attualmente il conflitto «resta limitato agli scontri», ma persiste il rischio di un’escalation, ha detto ai giornalisti a Bangkok il primo ministro ad interim Phumtham Wechayachai.
Secondo l’esercito tailandese, i combattimenti sono ripresi venerdì mattina. Bangkok ha poi schierato caccia F-16 per colpire le posizioni militari cambogiane. Le autorità cambogiane hanno dichiarato che gli attacchi tailandesi nella provincia di Oddar Meanchey hanno causato vittime civili, tra cui la morte dell’abate del tempio Prasat Ta Muen Thom.
#Cambodia / #Thailand 🇰🇭🇹🇭: “Royal Thai Army” soldiers opening fire on Cambodian positions on the border.
Thai soldiers are using #USA-made 🇺🇸 M16A4 assault rifles; 40mm M203 under-barrel grenade launcher and M433 HEDP grenades. pic.twitter.com/UaDqWY69hB
— War Noir (@war_noir) July 25, 2025
The Thailand and Cambodian conflict is escalating.
Thailand is now deploying its M48A5 tanks toward the front lines.
I go to sleep for 6 hours and there’s a new war. pic.twitter.com/HStHIh4ZPq
— Open Source Intel (@Osint613) July 25, 2025
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La Tailandia aveva precedentemente segnalato 14 morti tra i civili, presumibilmente a causa del fuoco dell’artiglieria cambogiana. Entrambi i governi hanno ordinato evacuazioni dalle zone di confine e finora oltre 100.000 persone sono state sfollate.
Gli scontri sono continuati nonostante le richieste di cessate il fuoco da parte dei leader internazionali. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe riunirsi venerdì per affrontare la crisi.
La marina e l’esercito tailandesi hanno respinto gli attacchi cambogiani nella provincia di Trat. La Tailandia ha schierato aerei F-16 e Gripen per colpire i siti missilistici della Cambogia, che ha accusato la Tailandia di aver colpito obiettivi civili, affermazioni negate da Bangkok.
Il primo ministro malese Anwar Ibrahim, che attualmente presiede l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), ha dichiarato di aver parlato sia con Phumtham che con il primo ministro cambogiano Hun Manet per sollecitare un cessate il fuoco immediato.
«Accolgo con favore i segnali positivi e la volontà dimostrata da Bangkok e Phnom Penh di prendere in considerazione questa strada da seguire», ha affermato l’Anwar, offrendo l’assistenza della Malesia.
La Cina, che mantiene stretti legami sia con la Tailandia che con la Cambogia, ha affermato che gli interessi a lungo termine dei due Paesi sarebbero meglio tutelati da una risoluzione pacifica.
«Tenendo presenti gli interessi e le preoccupazioni comuni dei paesi della regione, la Cina mantiene una posizione giusta e imparziale», ha affermato giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun.
Bangkok ha declassato le relazioni diplomatiche con Phnom Penh. Nonostante le crescenti tensioni, i servizi aerei transfrontalieri continuano, secondo l’autorità aeronautica cambogiana, che ha ordinato ai voli civili di evitare le zone di conflitto.
L’equilibrio militare è fortemente sbilanciato a favore della Tailandia (al momento). In secondo luogo, la Tailandia ha una popolazione quattro volte superiore e un PIL più di dieci volte superiore a quello della vicina Cambogia.
L’International Institute for Strategic Studies (IISS) ha scritto nel suo rapporto Military Balance 2025 che «la Tailandia ha un esercito numeroso e ben finanziato e la sua aeronautica è una delle meglio equipaggiate e addestrate del Sud-Est asiatico».
La Tailandia, alleata degli Stati Uniti con un trattato, dispone di caccia F-16 e armi moderne, mentre la Cambogia fa molto affidamento sugli aiuti militari cinesi. La Thailandia ha messo in guardia contro possibili attacchi missilistici di fabbricazione cinese da parte della Cambogia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
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Geopolitica
Ben Gvir svela un piano di pulizia etnica per espellere 1,86 milioni di palestinesi da Gaza
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato il 3 agosto un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet.
La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.
Ben Gvir ha detto che il piano di pulizia etnica di Gaza, da lui chiamato «Disimpegno 7/10», sarà una delle principali richieste del suo partito, Otzma Yehudit («Potere Ebraico»), in eventuali trattative per entrare in una coalizione di governo dopo le elezioni della Knesset di ottobre.
L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.
Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.
Verified document from Israeli Ministry of Intelligence in October 2023 suggests forced displacement of Gaza civilians to Egypt would “yield positive and long term strategic results”.
The advisory document envisions a three stage process including the establishment of tent… pic.twitter.com/4QVykZMdw3
— WikiLeaks (@wikileaks) July 2, 2024
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Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.
Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.
Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.
Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.
La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.
Secondo The Cradle i negoziati per l’ingresso del suo partito sionista secolarista Otzma Yehudit in una coalizione di governo, Ben Gvir chiederà l’istituzione di un ministero dedicato all’«emigrazione volontaria», con un ministro, un direttore generale, un bilancio, una squadra negoziale internazionale e un apparato di attuazione autonomo.
Nel frattempo il ministro della Guerra israeliano Israel Katz ha dichiarato mercoledì che l’esercito israeliano è pronto a espellere con la forza i palestinesi che vivono a Gaza con ogni mezzo necessario e attende soltanto il via libera degli Stati Uniti.
«In definitiva, non esiste una vera soluzione per Gaza. La Direzione per le Migrazioni è pronta a procedere via mare, via aria e con qualsiasi mezzo. L’Egitto non è disposto a far passare il flusso attraverso il suo territorio», ha affermato Katz, aggiungendo che i Paesi disposti ad accogliere i palestinesi espulsi da Gaza attendono l’approvazione di Washington prima di muoversi e che Trump ha sospeso il piano anziché bloccarlo.
Secondo i piani sionisti, la stessa sorte dovrebbe toccare anche all’altra parte della Palestina. L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo.
In una trasmissione della scorsa settimana Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.
Israel’s Ben Gvir Calls For Nightly Kill Quota In Gaza
Ben Gvir:
“There are people there who are not alive. They don’t need to live. They are not people. I’m doing them a favor by calling them people.”He is calling for the killing of 30 to 50 people in Gaza EVERY NIGHT,… pic.twitter.com/dCqrCY5Hf9
— Ryan Rozbiani (@RyanRozbiani) August 15, 2026
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«Là ci sono persone che non sono vive. Non hanno bisogno di vivere. Non sono persone. Faccio loro un favore chiamandole persone» ha dichiarato il ministro in un podcast.
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
Il ministro pochi giorni fa si è mostrato raggiante mentre inaugurava un centro di impiccagioni per palestinesi. Nelle scorse ore Ben Gvir ha postato, per poi cancellarlo, un video fatto con l’IA che lo mostra presiedere ad una sorta di campo di concentramento dove i detenuti sono portati dentro con un nastro trasportatore simile a quelli dei mattatoi.
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Immagine dell’Ufficio di reclutamento della polizia israeliana via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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