Geopolitica
Gli investigatori iraniani attribuiscono l’incidente dell’elicottero in cui è morto Raisi al maltempo
L’incidente in elicottero in cui ha perso la vita il presidente iraniano Ebrahim Raisi a maggio è stato causato principalmente dalle cattive condizioni meteorologiche, secondo quanto concluso dal rapporto finale pubblicato domenica dal quartier generale militare iraniano.
Lo Stato maggiore delle forze armate ha affermato nel rapporto, condiviso dall’emittente statale IRIB, che le avverse condizioni climatiche nel Nord-Ovest dell’Iran e una nebbia improvvisa hanno causato lo schianto dell’elicottero contro un pendio di montagna.
L’incidente del 19 maggio ha anche ucciso il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian, il governatore della provincia dell’Azerbaigian Orientale Malek Rahmati e il rappresentante della Guida suprema nell’Azerbaigian Orientale Mohammad Ali Ale-Hashem, provocando elezioni anticipate in cui è stato eletto il riformista vicino ai Pasdaran Masoud Pezeshkian.
I risultati dell’inchiesta saranno presentati al leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei.
Il velivolo, un elicottero Bell 212, era partito da Khoda Afarin ed era diretto nella città di Tabrin, per poi schiantarsi nella foresta vicino al villaggio montuoso di Uzi, nella regione di Varzaqan. Nessuno degli otto passeggeri è sopravvissuto.
L’incidente è avvenuto mentre il velivolo stava sorvolando la provincia iraniana dell’Azerbaigian Orientale, nei pressi della città di Jolfa, situata al confine con l’Azerbaigian, Paese con il quale l’Iran ha di recente avuto significative frizioni. Raisi aveva incontrato poche ore prima della morte proprio il presidente azero Aliyev.
Come riportato da Renovatio 21, gli israeliani avevano subito negato ogni coinvolgimento con la morte del presidente Raisi.
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Immagine di Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump: non c’è una scadenza» per la fine della guerra con l’Iran
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Geopolitica
L’UE approva un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina
L’Unione Europea ha formalmente approvato un prestito di emergenza di 90 miliardi di euro per l’Ucraina per il biennio 2026-2027 e ha adottato il suo ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ha annunciato giovedì la presidenza dell’euroblocco.
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha dichiarato in un comunicato che l’intensificarsi della pressione sulla Russia rientra in una strategia «volta a raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina».
Gli ambasciatori dell’UE hanno approvato mercoledì il pacchetto di prestiti e sanzioni dopo che l’Ungheria ha revocato il suo veto in seguito alla vittoria elettorale del politico filo-europeo Peter Magyar, che a breve assumerà la guida del governo.
Il controverso prestito a Kiev è stato al centro di una lunga e aspra disputa con l’Ungheria. Viktor Orban, il presidente uscente del governo ungherese, ha congelato l’erogazione dei fondi ucraini in risposta all’interruzione delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, risalente all’epoca sovietica, avvenuta a gennaio. Orbán ha definito la mossa una manovra politicamente motivata, volta a favorire il partito di Magyar nelle elezioni parlamentari del 12 aprile.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Zelens’kyj era arrivato a minacciare «di morte» l’Orban, ricevendo persino un rimprovero dall’UE.
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Il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos, il cui Paese detiene attualmente la presidenza dell’UE, ha dichiarato che l’erogazione dei fondi inizierà «il prima possibile». «Promesso, mantenuto, implementato», ha dichiarato il Costa in un post su X.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’UE «agirà rapidamente su entrambi i fronti», intensificando la pressione sulla Russia e aumentando gli aiuti a Kiev.
La responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha dichiarato a X che il blocco fornirà all’Ucraina «ciò di cui ha bisogno per resistere».
L’approvazione è arrivata dopo che l’Ucraina ha riavviato il flusso di petrolio russo verso l’UE attraverso l’oleodotto Druzhba, sotto la pressione di Ungheria, Slovacchia (fortemente dipendente dall’energia russa) e dei suoi sostenitori europei. Kiev aveva interrotto le forniture, sostenendo che le infrastrutture fossero state danneggiate dagli attacchi russi, un’accusa che Mosca ha respinto come «bugie».
Il prestito di 90 miliardi di euro, garantito da un finanziamento congiunto dell’UE e rimborsabile solo se Kiev riceverà riparazioni di guerra dalla Russia, è stato approvato dopo il fallimento dei piani per il sequestro dei beni sovrani russi congelati in Occidente.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha avvertito che i fondi potrebbero essere utilizzati impropriamente da funzionari ucraini corrotti, mentre il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha affermato che l’UE stava «mettendo le mani nelle tasche dei propri contribuenti» per prolungare il conflitto.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Lavrov: «satanismo dilagante» nell’UE
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