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Già troppo tardi? Risposta FSSPX al cardinale Sarah

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Mettendo l’obbedienza sullo stesso piano della fede, il cardinale Robert Sarah si rifiuta di riconoscere lo sconvolgimento senza precedenti che sta erodendo la Chiesa, il che rende poco convincente il suo appello all’unità.

 

Il discorso di un conservatore

La dichiarazione del cardinale Sarah (1), pubblicata la prima domenica di Quaresima, il 22 febbraio, e ripresa da vari media, ha subito suscitato una dura reazione da parte di John-Henry Westen, co-fondatore e caporedattore del sito web americano LifeSiteNews (2).

 

Sua Eminenza Robert Sarah ha finora goduto di un certo favore tra gli ambienti conservatori della Chiesa cattolica. Le sue posizioni (3) a favore del celibato sacerdotale e contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso hanno attirato l’attenzione di cattolici perplessi. Come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino sotto Papa Francesco, non ha fatto mistero delle sue riserve riguardo alla direzione intrapresa dal successore di Benedetto XVI. Più di recente, il 24 maggio 2025, inviato da Papa Leone XIV a rappresentarlo alle cerimonie commemorative del quattrocentesimo anniversario delle apparizioni a Sant’Anna d’Auray, ha nuovamente pronunciato dichiarazioni sulla situazione attuale del mondo e della Chiesa che hanno avuto profonda risonanza.

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Un discorso poco convincente

Nonostante tutto, la sua dichiarazione del 22 febbraio, pubblicata sul Journal du Dimanche con l’emozionante titolo «Prima che sia troppo tardi», non è riuscita a mettere in ombra le osservazioni di mons. Schneider (4).

 

Teologizzare l’obbedienza

Bisogna riconoscere, infatti, che, rispetto alle riflessioni misurate ma realistiche, precise e dettagliate del vescovo ausiliare di Astana, l’appello appassionato del prelato guineano non è tale da ottenere un sostegno unanime attraverso una credibilità convincente.

 

Laddove mons. Schneider si sforza, con assoluta chiarezza, di cogliere la portata della stagnazione che ha afflitto la Chiesa dal Concilio Vaticano II, il cardinale Sarah si limita a ripetere lo stesso appello all’obbedienza, che a suo avviso dovrebbe trovare la sua espressione assoluta nell’esempio della Passione di Cristo.

 

L’obbedienza di Cristo, che, insieme alla sua carità, fu l’anima stessa della sua Passione, è presentata come uno degli oggetti essenziali della nostra fede, con tale insistenza che il lettore non può fare a meno di essere convinto che l’obbedienza alla Chiesa – essa stessa equiparata al Papa – sia imperativa in nome della fede. E, poiché è una questione di fede che Cristo abbia obbedito fino alla morte, diventa anche una questione di fede che i cattolici debbano obbedire al Papa – anche al punto di soccombere alla propria perplessità di fronte agli amari frutti del Vaticano II.

 

L’obbedienza viene quindi posta sullo stesso piano della fede. Si suppone addirittura che essa porti la salvezza da sola, al punto che l’obbedienza non può essere negata in nome della salvezza delle anime. A tal punto che la sana ragione, anche quando illuminata dalla fede, dovrebbe astenersi dal riconoscere (anche solo in nome del principio di non contraddizione) lo sconvolgimento senza precedenti di un cambiamento nella predicazione degli ecclesiastici.

 

La Grande Negazione

Non riuscendo a confrontarsi con l’entità e la gravità di questo sconvolgimento, il Cardinale Sarah ribadisce incessantemente la conclusione autogiustificata già contenuta nelle sue premesse: le consacrazioni episcopali annunciate per il 1° luglio a Ecône porteranno a uno scisma… perché non possono che essere scismatiche: l’obbedienza, confusa con la fede, essendo stata precedentemente elevata al rango di quarta virtù teologale.

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Il vero bene dell’obbedienza

L’esempio di Cristo è quello di un’obbedienza che trova la sua vera misura – e la sua natura di atto autenticamente virtuoso – perché conforme a un comandamento di Dio, contrario ai comandamenti degli uomini. E Cristo ci mostra qui i veri limiti dell’obbedienza, che sono quelli dell’autorità. “Non avresti alcun potere su di me se non ti fosse stato dato dall’alto”, cioè da un’autorità superiore alla tua.

 

Questa risposta a Pilato ci ricorda il grande principio fondamentale di tutta l’ecclesiologia: il Papa è solo il Vicario di Cristo, e la Chiesa non è il corpo mistico del Papa. San Paolo lo ricordò ai Galati in modo simile (1,8): «Se qualcuno viene a voi e predica un vangelo diverso da quello che vi è stato predicato, sia anatema».

 

Santa Caterina da Siena denunciò la condotta immorale degli ecclesiastici del suo tempo, la loro mancanza di giustizia e carità, e raccomandò loro l’obbedienza perché predicavano sempre lo stesso Vangelo e lo stesso Credo. Avrebbe forse sostenuto con tanta forza l’obbedienza ad Amoris Laetitia o a Fiducia Supplicans? Leggere il suo Dialogo fa certamente sorgere dubbi.

 

Troppo tardi? Al Cardinale Sarah, risponderemmo con tutto il rispetto che il suo episcopato esige: è già tardi, troppo tardi dopo sessant’anni e più di rivoluzione nella Chiesa. Troppo tardi per esigere quella che sarebbe una falsa obbedienza a coloro che hanno già scomunicato la Tradizione della Chiesa attraverso tutte queste riforme che impongono la protestantizzazione della fede e della morale.

 

Don Jean-Michel Gleize

 

 

NOTE

 

1) «Prima che sia troppo tardi!» «Appello all’unità» del cardinale Robert Sarah, articolo d’opinione pubblicato sul Journal du Dimanche il 22 febbraio 2026.

 

2) John-Henry Westen: «Una lettera aperta al cardinale Sarah sulla FSSPX»,

 

3) Vedi la voce di Wikipedia consultata il 2 marzo 2026

 

4) «Mgr Schneider lance un appel au pape Léon XIV au sujet de la FSSPX», FSSPX.News 25 febbraio 2026

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Il controverso accordo sulla nomina dei vescovi cinesi

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Da otto anni, Roma cerca un’intesa con Pechino. Nel frattempo, il regime comunista stringe la sua morsa sui cattolici cinesi, arrivando a interferire persino nell’educazione religiosa dei bambini.   Il padre Mario Alexis Portella, della cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, è cancelliere emerito dell’arcidiocesi di Firenze. Dottore in diritto canonico e in diritto civile della Pontificia Università Lateranense a Roma, è autore di un articolo pubblicato il 26 agosto 2026 sul sito The European Conservative, intitolato: Accordo controverso Vaticano-Cina: come la Santa Sede crede di placare un regime comunista. Vi espone la situazione in cui si trova la Chiesa in Cina dal settembre 2018, data della firma del cosiddetto Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi in Cina, prorogato di nuovo nell’ottobre 2024 per altri quattro anni.  

Se alcuni cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro Paese…

«L’accordo provvisorio tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese (PCC), i cui dettagli restano riservati, riguarda una possibile integrazione nell’Associazione patriottica cattolica cinese (APCC)», spiega. «L’APCC è stata fondata nel 1957 per ordine di Mao Zedong ed è gestita dal Dipartimento del lavoro del Fronte unito del PCC, con lo scopo di allineare il cattolicesimo all’ideologia comunista.   «I cattolici rimasti fedeli a Roma furono costretti alla clandestinità. Ancora oggi questi cattolici formano una Chiesa clandestina, che il Vaticano non riconosce più a causa dell’Accordo provvisorio. Molti sacerdoti, religiose e laici continuano a subire il carcere, la tortura e, in certi casi, perfino l’esecuzione, per aver rifiutato di conformarsi alla Chiesa istituzionale del PCC.   «Quali che siano le intenzioni del Vaticano nell’adoperarsi per l’unificazione dei cattolici nell’Accordo di pace del Congresso generale, era evidente, al momento della firma, che la Cina, sotto la guida del segretario generale Xi Jinping, agiva in modo estremamente repressivo, in particolare in materia di libertà religiosa. Le autorità cinesi reprimono sistematicamente i diritti alla libertà di espressione, di associazione, di riunione e di religione, e prendono di mira gli oppositori del governo. Il rafforzamento del controllo ideologico esercitato dal PCC si accompagna a una severa assimilazione forzata di tibetani e uiguri, nonché all’applicazione di un rigoroso quadro di sicurezza nazionale a Hong Kong.   «In sostanza, Xi Jinping mira a sinizzare tutti i suoi sudditi, il che equivale, né più né meno, a un indottrinamento dei membri dei gruppi religiosi per allinearli al programma politico del PCC e alla sua visione marxista della religione.

… sarebbero i primi a cadere, vittime del loro errore…

«Non è la prima volta che il Vaticano cerca di concludere un accordo con un Paese comunista. È già avvenuto durante la Guerra fredda, in particolare sotto i pontificati di Giovanni XXIII (1958-1963) e di Paolo VI (1963-1978). Nel quadro della cosiddetta Ostpolitik, Roma ha condotto una diplomazia con i regimi comunisti chiudendo gli occhi sulle persecuzioni religiose interne subite dai cattolici e dagli altri cristiani. Tra le sue misure di appeasement, la Santa Sede ha acconsentito a cessare ogni denuncia pubblica dell’ideologia comunista atea e ha lasciato che ciascun governo gestisse i propri affari ecclesiastici.   «Parallelamente alla violazione degli accordi da parte dei comunisti, l’Ostpolitik ha favorito l’infiltrazione del Vaticano da parte di servizi segreti comunisti, come il KGB sovietico, la Stasi della Germania orientale, la StB cecoslovacca, la SB polacca e l’ÁVH ungherese. Le voci dissidenti, come quella del cardinale József Mindszenty, arcivescovo-principe di Esztergom e primate-reggente d’Ungheria, sono state represse; il cardinal Mindszenty fu arrestato e torturato con l’accusa di «attività sovversiva».   «Il comunismo è intrinsecamente malvagio», ricorda padre Mario Alexis Portella. «Oltre alla promozione di un’ideologia atea, i governi comunisti sono responsabili degli eventi più mortali della storia moderna; si stima che circa 100 milioni di persone abbiano perso la vita sotto la loro autorità nel corso del XX secolo. Inoltre, l’eredità di questa ideologia si caratterizza per la stagnazione economica, la repressione sistematica delle libertà fondamentali, le catastrofi ambientali e l’ipocrisia di un’élite dirigente che contraddice i propri princìpi di una società senza classi. Un «accordo di pace» con la Chiesa di Roma ha poche probabilità di modificare il quadro politico oppressivo del PCC.   «Le iniziative intraprese dal governo cinese per «sinizzare» le religioni vanno ben oltre il semplice rafforzamento della regolamentazione; implicano una riconfigurazione delle diverse confessioni. Ciò è particolarmente evidente nel cattolicesimo, che possiede una teologia strutturata e sistematica che promuove i valori occidentali, in particolare i diritti naturali inalienabili, e, cosa ancora più inquietante per le autorità cinesi, a differenza delle altre religioni, un capo supremo che è anche capo di Stato: il Papa. Molti fedeli cinesi, rifiutando di sottomettersi alla legge cinese sulla protezione della vita privata, continuano a essere detenuti.   «Lord David Alton di Liverpool, eminente membro della Camera dei Lord nel Regno Unito, ha recentemente condannato l’accordo provvisorio del 2018 tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese definendolo un “patto con il diavolo”, sottolineandone la complicità in “violazioni flagranti” della libertà religiosa e il conseguente tradimento della Chiesa clandestina nel Paese».   «Come Lord Alton, si sarebbe potuto supporre che la liberazione dei vescovi e dei sacerdoti cattolici incarcerati dovesse essere una condizione preliminare all’approvazione da parte del Vaticano della proroga di questo accordo contestabile. Inoltre, la Santa Sede avrebbe dovuto esigere la fine dell’ingiusta detenzione di Jimmy Lai, attivista pro-democrazia di Hong Kong, cattolico leale e profondamente devoto, condannato nel febbraio 2026 a vent’anni di carcere. Il tribunale di Hong Kong ha inflitto pesanti pene anche a sei ex dipendenti del suo giornale [Apple Daily], ormai chiuso, stabilendo così un nuovo standard in materia di restrizioni alla libertà di stampa nella città.

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… e più l’odio dei «senza Dio» si mostrerà devastante (Pio XI)

«Mantenendo il suo accordo con il PCC, il Vaticano sostiene di fatto la sua perversione delle pratiche religiose e si rende pericolosamente complice dell’escalation delle violazioni dei diritti umani in Cina. Le autorità romane hanno tuttavia la possibilità di ritirarsi da questo accordo. Per lo meno, il Vaticano dovrebbe renderlo pubblico, garantire la protezione della libertà religiosa ed esortare Pechino ad abbandonare le accuse a carico di Jimmy Lai e degli altri detenuti. Se la comunità cattolica in Cina, nella Chiesa clandestina, ha potuto continuare a difendere la giustizia e i diritti umani nonostante decenni di oppressione, Roma può senza dubbio manifestare la forza morale necessaria per sostenerla».   In particolare, scrive Ed Condon su The Pillar il 2 settembre scorso, alcuni cattolici cinesi hanno indicato che, in diverse regioni, vengono applicate le norme comuniste che vietano ai bambini di entrare nelle chiese o di ricevere un insegnamento religioso formale. «Non è solo qui o là, dove dei funzionari locali vogliono mettersi in mostra o dimostrare di fare il proprio lavoro con zelo», ha dichiarato un ecclesiastico della Cina continentale. «È dappertutto, è al tempo stesso una politica e una priorità, non c’è alcun dubbio». E un sacerdote prosegue: «Se si esaminano le regole in vigore, non mirano ad assicurare la stabilità della Chiesa. Lo scopo è soffocarla. Certe cose sono permesse, il che dà un’impressione generale di tolleranza, ma la morsa si stringe sempre di più».   La stessa sensazione di intensificazione della pressione sulla fede e sulla pratica cattolica è stata segnalata di recente a Hong Kong, dove anche il clero riferisce una forma di repressione tattica volta a ottenere una soppressione strategica della pratica religiosa. Per questo tale repressione si accompagna a una pratica importante e crescente del cattolicesimo clandestino.   Il sito ispanofono InfoVaticana sottolinea il ricorso alla Chiesa clandestina basandosi sul rapporto pubblicato il 23 agosto da Catholic World Report sulla situazione attuale dei cattolici sotto il regime di Xi Jinping. Riprende in particolare la testimonianza di un vescovo cattolico cinese, estraneo all’Associazione cattolica patriottica cinese, il quale afferma che almeno dieci nuovi vescovi sarebbero stati consacrati in segreto nella provincia del Fujian, nel Sud-Est della Cina, poiché le comunità clandestine temono che il crescente controllo del governo sulla Chiesa comprometta la loro sopravvivenza.   L’autore, lo storico e sinologo Anthony E. Clark, mantiene segreta l’identità del vescovo per proteggerne la sicurezza. Secondo la sua testimonianza, dopo la firma nel 2018 dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi, la situazione nel Fujian sarebbe diventata uno «stato di emergenza» per i cattolici che restano al di fuori delle strutture ufficiali.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News    

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Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026

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Il documentario SALUS ANIMARUM, dedicato alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 a Écône, sarà disponibile domenica 1° novembre.

 

Quel giorno, quattro nuovi vescovi sono stati consacrati per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla presenza di quasi 17.000 fedeli giunti da tutto il mondo. A trentotto anni dalle consacrazioni episcopali conferite da Mons. Marcel Lefebvre nel 1988, questa cerimonia si pone nel solco della sua opera al servizio della Chiesa e della Tradizione cattolica.

 

Attraverso testimonianze esclusive e immagini inedite, il film ripercorre le ragioni di tali consacrazioni, i preparativi, lo svolgimento della cerimonia e le reazioni che essa ha suscitato.

 

Nonostante la crisi che la Chiesa attraversa ormai da diversi decenni, SALUS ANIMARUM richiama il principio a cui la Fraternità intende rimanere fedele: la salvezza delle anime è la legge suprema.

 

Il documentario sarà trasmesso sul canale YouTube ufficiale della Fraternità San Pio X, con sottotitoli in diverse lingue.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?

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In Ecuador, un sacerdote cattolico è morto dopo che un grande crocifisso di legno, caduto dal muro di una chiesa, lo ha colpito alla testa durante la messa.   La tragedia si è verificata sabato nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella città meridionale di Guayaquil. La funzione religiosa è stata trasmessa in diretta streaming sui social media, secondo quanto riportato dai media locali.   Il filmato mostra il parroco cinquantatreenne, padre Patricio Alfredo Sanchez Molinari, classe 1973, in piedi vicino all’altare quando il crocifisso appeso alla parete dietro di lui si inclina improvvisamente in avanti e gli cade addosso. L’incidente è avvenuto circa 30 minuti dopo l’inizio della funzione, lasciando i fedeli attoniti e addolorati.  

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  L’Arcidiocesi di Guayaquil ha successivamente confermato la morte del sacerdote in un comunicato ufficiale, affermando che il Cardinale Luis Cabrera si è unito «nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, il suo affetto e il suo amore alla famiglia dei Redentoristi, ai suoi familiari e amici». Anche i parrocchiani di San Lorenzo a Vinces, dove padre Patricio aveva prestato servizio in precedenza, hanno reso omaggio al sacerdote, ricordando la sua «dedizione e il suo amore pastorale» per la loro comunità.   Le autorità ecuadoriane non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto e le cause della caduta del crocifisso restano ignote.   Da quanto si comprende, il terrificante incidente si è avuto dopo l’omelia, dove il sacerdote aveva predicato sulla mortalità e sul giusto utilizzo del tempo limitato che gli esseri umani hanno in questa vita per servire il Signore.   Ispirandosi al passo evangelico che parla di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ha detto alla congregazione: «Cari fratelli e sorelle, un giorno anche noi che siamo qui moriremo». «A volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che dedichiamo a Dio: quel tempo di qualità che doniamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, a nostro marito, a nostra moglie, ai nostri figli, alla famiglia. Quel tempo è speso meglio», ha continuato.   Il presbitero aveva anche chiesto: «quanto tempo dedichiamo a Dio? Come impieghiamo il nostro tempo?» e ​​aveva osservato che spesso le persone trascorrono ore al cellulare e con altre distrazioni, dedicando solo brevi momenti alla preghiera. «Ciò che conta è sempre il Signore. Lui deve essere al primo posto», ha detto, prima di guidare la recita del Credo.   Durante le preghiere dei fedeli che sono seguite , il grande e pesante crocifisso di legno si è staccato dal muro dietro l’altare e cadde, colpendo padre Sánchez alla testa. I parrocchiani si precipitarono subito ad aiutarlo; Nella registrazione si sente la voce di una donna che grida: «padre, padre… chiama un’ambulanza!»

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Si tratta di una tragedia tremenda, perché un sacerdote ucciso durante il rito è raro (epperò non troppo: sono cinque i casi del solo 2026) e spaventoso.   Il fedele della Messa tradizionale può chiedersi tecnicamente se, tuttavia, se con il rito antico il sacerdote avrebbe potuto vedere il crocifisso cadere e magare ripararsi. Il sacerdote girato verso Dio, cioè ad orientem, come prescritto dalla Santa Messa di sempre, dà le spalle al popolo per concentrarsi sull’altare di Dio. La messa novus ordo, che è ad populum, prevede che il sacerdote dia le spalle a Dio per favorire il popolo.   Aggiungiamo pure che le intercessioni del popolo (la cantilena «ascoltaci o Signore…») nella Messa antica non vi sono.   L’idea contemplata da alcuni, quindi, è che con la Messa antica il sacerdote potrebbe forse essersi salvato – tuttavia non ci permettiamo in alcun modo di poter analizzare il disegno di Dio, anche e soprattutto quando esso è così drammatico e carico di significato.   Purtuttavia, possiamo dire che Renovatio 21 ha registrato, negli ultimi tre anni, altri casi infausti di sacerdoti colpiti a Messa: quelli dei «malori», puntualmente annotati nell’apposita rubrica settimanale di Renovatio 21, che hanno angosciosamente interessato tanti sacerdoti, e pure tanti fedeli. Casi meno spettacolari, ma ugualmente letali – le cui cause, pure, potrebbero essere più facilmente spiegabili.  

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