Connettiti con Renovato 21

Politica

Gatekeeper vs Houserunner: il disastro dei partiti degli infiltrati e degli scappati di casa

Pubblicato

il

C’è un semplice calcolo che nessuno sembra aver fatto.

 

Lo scenario da tener presente è il seguente: la Repubblica Italiana, uno Stato democratico che in teoria aiuta la libera associazione dei cittadini (non ridete),  deve giocoforza controllare che queste non costituiscano un pericolo per lo Stato stesso.

 

Da sempre, lo Stato infiltra le associazioni di cittadini in odore di sovversione, e forse non solo quelle.

 

Lo Stato può piazzare segretamente  i suoi uomini in ogni forma organizzazione civile. È naturale che sia così, perché come ogni organismo, lo Stato vuole proteggere se stesso, o più prosaicamente, i controllori devono proteggere i loro stipendi.

 

Questo processo è definito con una parola semplice: infiltrazione. Se preferite, potete chiamarle «operazioni sotto copertura».

 

Possiamo immaginare che grandi quantità di insiemi di cittadini, dai Centri sociali ai circoli estremisti etc., siano infiltrati dallo Stato italiano per controllo ed eventuale repressione.

 

Bisogna comprendere che non c’è solo un ufficio che svolge questo lavoro. Ci sono plurimi dipartimenti nei plurimi enti atti all’ordine: immaginiamo che abbiano un ramo per le infiltrazioni i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, la Direzione Investigativa Antimafia, soprattutto i servizi segreti.

 

Parliamo quindi non di un ufficio, ma di tanti. Tanta, tanta gente, palazzine intere magari – che, ovviamente, non comunicano fra loro, o comunicano a enti esterni ed oscuri, come quando si parlava di «servizi segreti deviati» – dedite a infiltrare gruppi di cittadini.

 

Ora, senza parlare di sovversione, è chiaro che lo Stato che nel biennio pandemico ha negato la sua stessa base materiale – la Costituzione – non può che vedere nella protesta attuale (no-vax, no-green pass, chiamatela come volete), un oggetto di interesse.

 

Quindi, il lettore deve calcolare: quanti dei nuovi partiti che intendono raccogliere il voto della protesta sono infiltrati dallo Stato contro cui dovrebbero protestare in Parlamento?

 

Di più: ci sono per caso dei partiti, tra questi che scalpitano per il voto dei no-green pass, che potrebbero essere stati creati direttamente dallo Stato per inscatolare il dissenso e reprimere la protesta tramite la pratica dell’«opposizione sintetica»?

 

In pratica, lo Stato manovra i suoi stessi avversari, aiutando e innalzando leader e strutture partitiche fintamente contrarie, di modo che il popolo dissidente finisca a volare lì, nella carta moschicida, così da essere individuato, schedato e, infine, «normalizzato»: il partito della protesta cede, quei cittadini divenuti militanti seguono, altri invece sprofondano in un’amarezza paralizzante, e da lì riparte la giostra – si cerca un nuovo leader, un nuovo partito, mentre il dissenso è destinato ad un altro ciclo di impotenza, anni senza rappresentanza vera, l’agenda del potere portata avanti senza intoppi.

 

Abbiamo visto da vicino questo processo in forma macroscopica, potrebbe dire qualcuno, con il Movimento 5 Stelle. Chi scrive è stupito di come nessuno si rende conto che il disegno di Schwab, Draghi, Colao – la decrescita, la virtualizzazione informatica dell’esistenza, la trasformazione dello Stato in piattaforma di controllo elettronico dell’identità e del danaro, da cui si è perennemente dipendenti, pena l’emarginazione totale – fosse quello di cui discuteva Casaleggio.

 

Ora, riguardiamo il panorama dei partitini, che dovrebbero raccogliere centinaia di migliaia di firme e certificarle nel mese di agosto. Qualcuno ce la farà pure: ci sono in giro gabole alla Tabacci per cui, magari, le firme non dovranno nemmeno raccoglierle – fidatevi.

 

Tuttavia, ci chiediamo, davvero: è possibili che ci siano partiti di infiltrati, creati in laboratorio dal potere?

 

Mica lo sappiamo, noi. Abbiamo visto però come, all’apparire di certe figure durante gli episodi di protesta più delicati, il dissenso si sgonfiava…

 

Ecco che salta fuori l’espressione gergale americana, usatissima negli anni del complottismo duro e puro: gatekeeper. Il gatekeeper (in inglese, guardiano del cancello) è colui che controlla l’accesso al sistema: setaccia, filtra, ferma le informazioni, decide chi può entrare davvero nel processo politico.

 

Secondo la vulgata, il potere costituito crea gatekeeper – camuffandoli da giornalisti, attivisti, politici vicini ai temi della protesta – per controllare e contenere il processo sociale.

 

Gatekeeper è la parola che sentiamo in questi giorni spessissimo nelle accuse contro i partitini, i quali stanno dando uno spettacolo grottesco fino all’improbabile.

 

Esiste un antico adagio Internet chiamato «legge di Godwin». Esso afferma che «a mano a mano che una discussione online si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler tende ad 1». Cioè, i dibattiti online di qualsiasi tipo, alla lunga, prima o poi generano un riferimento da parte di qualcuno a Hitler e ai nazisti, come paragone, altro. (La cosa deve valere anche per i robot: come noto, l’Intelligenza Artificiale di Microsoft, messa su Twitter dopo pochi minuti inneggiava a Trump e a Hitler).

 

Ora, nel dissenso del XXI secolo, introduciamo la «legge di Giorgio». Essa afferma che «a mano a mano che una discussione online sul gatekeeping si allunga, la probabilità di veder citato Giorgio Soros tende a 1».

 

Ecco che fioccano le accuse: leaderini della protesta (magari anche solo a livello virtuale, magari wannabe leaderini) al servizio del miliardario magliaro magiaro?

 

Il bello è che potrebbe pure essere. Non è sbagliato pensare che i servizi interni dei Paesi europei siano allineati a Soros: la cosa è evidente riguardo al tema dell’immigrazione, che invece che essere combattuta dai servizi di sicurezza, è lasciata andare liberamente, come da volontà delle ONG sorosiane che «aiutano» la grande migrazione. Mica dimentichiamo quando il Soros incontrò, out of the blue, il premier Gentiloni (come Draghi che ha incontrato Schwab). Pensare che lo Stato profondo non possa no essere allineato con i miliardi e le politiche delle Fondazioni dello squalo ungherese che distrusse lira e sterlina, non è un’eresia.

 

Tuttavia, non è questo il punto a cui volevamo arrivare.

 

Vogliamo dire qualcosa di nuovo: certo, ci sono i gatekeeper. Che sono infidi, e pericolosi, e personalmente ci fanno ribrezzo – il lettore lo sa, perché magari pure capisce telepaticamente di chi parliamo.

 

Ci sono però anche gli houserunner. Non cercate il termine su Google, questa è una parola inventata da noi: houserunner sta per «scappati di casa».

 

Ebbene sì: una quantità di partitelli del dissenso sono creati e riempiti da houserunner, da scappati di casa. Lo «scappato di casa»  è espressione di origine incerta (qualcuno dice Genova, qualche decennio fa) che si riferisce a qualcuno incompetente, inaffidabile, impresentabile, inaffrontabile, inguardabile, tendenzialmente cretino.

 

Ora, gli houserunner dominano completamente il discorso politico del dissenso che vuol farsi parlamentare, e con probabilità superano di numero i gatekeeper.

 

Anzi, si potrebbe qui consumare il paradosso per cui anche i partiti dei gatekeeper sono in realtà gestiti da houserunner. Cioè, anche i guardiani messi lì dallo Stato profondo sono in realtà degli scappati di casa. La cosa potrebbe avere un suo senso strategico piuttosto acuto.

 

Molte delle cose che stiamo vedendo a destra e a manca – scissioni, candidature improbabili, marchi ridondanti, insulti, discorsi osceni, sindromi di Munchausen elettorali – ce lo stanno a dimostrare: il domofugismo, il fenomeno degli scappati di casa, vince in ogni dove.

 

Gli houserunner sono pericolosi tanto quanto i gatekeeper, se non di più. Sono, più o meno involontariamente, diabolici. Perché, come dice l’antico adagio medievale, «lo stupido è la cavalcatura del diavolo».

 

Avevamo pensato di iniziare a scrivere una sorta di bestiario elettorale, per dare cronaca delle cose che stiamo vedendo, che sono al livello delle celeberrime «cose che voi umani…», ma ci siamo accorti che è ancora troppo presto, perché la velleità tossica di capetti e gruppetti deve ancora dare il meglio (il peggio) di sé.

 

Il pudore, la coerenza, la decenza sembrano per sempre dimenticate nell’orgia di houserunning in corso. Non c’è vergogna alcuna, nemmeno quando il grottesco diventa parossistico, e le figure da cioccolataio titaniche.

 

Ora, avrete capito che questo pezzo di analisi è stato scritto con la volontà di ridere un po’, di fare un po’ di satira.

 

Purtroppo ritengo che ci sia poco da ridere. Parlo proprio di un pensiero personale, una valutazione, amarissima, fatta su più di un decennio di concrete osservazioni personali.

 

Chi scrive una decina di anni fa uscì con uno dei primi libri sul M5S, Incubo a 5 stelle. Grillo Casaleggio e la Cultura della Morte.

 

Il tomo, di circa 300 pagine, è ancora oggi citato nelle bibliografie di Wikipedia sul partito (un tempo era brevissima, ora sono arrivati tutti). Era stata un’analisi lunga e sentita, perché avevo cominciato ad osservare con inquietudine il movimento di Grillo anni prima – anzi posso dire la data, 7 settembre 2007, quando Grillo lanciò un raduno oceanico in Piazza Maggiore a Bologna – il «Vaffa Day» – e c’era talmente tanta gente invasata che il comico si lanciò sulla folla con un gommone, e questa lo sorreggeva mentre lui rideva felice.

 

Il libro, per questioni dell’editore, uscì con un po’ di ritardo. Il M5S era già in Parlamento, sia pur all’opposizione, con incredibili milionate di voti. Tuttavia, nel testo scrivevo di tante cose che potevano aiutare a capirne le dinamiche culturali, nonché l’identità profonda tra quella che sembrava la «cultura» profonda del partito e i diktat del globalismo.

 

Qualcuno, del mio libro, parlò: grazie a Camillo Langone, finii in prima pagina su Il Foglio, quando ancora c’era Ferrara, con una lunga e sentita intervista dove riuscii a dire cose che mi costarono attacchi da tutte le parti (ma davvero l’Italia è diventata più povera da quando c’è la rete? Qualcuno si è sconvolto…). Fui chiamato perfino a La Zanzara, per il consueto trappole di Cruciani, da cui mi difesi come potevo.

 

Un amico che aveva letto il libro e si era impaurito, con certe entrature dentro un grosso partito, mi chiese delle copie da mostrare ai papaveri partitici con i quali aveva relazioni. La cosa non ebbe alcun effetto.

 

Il libro perse quota, si inabissò. Il grande studio sulle origini culturali del Reich dei Meetup in fondo non interessava a nessuno – anche se questi avevano preso un mostruoso 25,5%, che sarebbe divenuto 35,6% nell’elezione successiva.

 

La verità è che, al di là di tutto, alla politica, e  all’establishment mediatico, la questione dell’ascesa del partito di grillo non interessava. Le spiegazioni che mi davo erano essenzialmente due:

 

1) Destra e sinistra interpretavano il M5S come un congelatore di voti, comodo assai perché concentrava il voto di protesta, per quanto gargantuesco, in un unico punto, pronto ad essere scongelato per tornare all’ovile dei grandi partiti storici. Il succo era «sappiamo che facciamo schifo, sappiamo che quegli elettori adesso non ci voteranno mai, perché effettivamente facciamo schifo, ma non abbiamo voglia di riconquistarli, per cui mettiamoli nel frigo a cinque stelle»

 

2) Più oscuro: in fondo, da qualche parte qualcuno sapeva che i 5 stelle sarebbero stati digeriti dal potere, ci avrebbero fatto governi insieme, vuoi perché dei parlamentari ragazzini (anche qui) scappati di casa prima o poi cedono; vuoi perché forse l’origine dello stesso partito era, come dire, controllata.

 

Anche qui, la legge di Giorgio non perdonò, e il nome di Soros saltò fuori: «Sarà pure un caso, ma l’unico studio scientifico di decine di pagine fatto finora sul Movimento 5 Stelle nel febbraio 2013 è stato commissionato al think tank inglese Demos. Il supporto è stato dato proprio dalla Open Society di Soros» scrisse in un suo libro dell’epoca il mitico faccendiere Luigi Bisignani.

 

A questo punto devo dirvi che, a differenza, di un tempo non mi interessa in alcun modo l’origine del M5S e la sua matrice culturale.

 

Quello che mi sta a cuore è vedere che sono passati dieci anni. Mi fermo. Guardo. Vedo un film sconcertante. Guardate anche voi.

 

Un decennio completamente perso, dove la protesta contro l’establishment è stata surrogata e disintegrata senza problemi. Ricordate? Votavano Grillo, in massa, perché lì era l’unico posto, ad esempio, dove si parlava, sia pur confusamente, di vaccini, di uscita dall’euro, di politica corrotta.

 

Una decade perduta. Questo è l’effetto congiunto di gatekeeper e houserunner, qualora lasciati liberi di raggiungere il Parlamento.

 

Noi adesso un altro decennio da buttare non ce lo abbiamo. Se dal 2013 abbiamo visto la distruzione delle banche popolari, l’mRNA obbligatorio, l’annullamento dei diritti costituzionali, cosa vedremo con altri dieci anni di opposizione sintetica?

 

Non ce lo possiamo permettere, per nessun motivo.

 

Quindi, chiediamo al lettore, dal cuore: attenti agli infiltrati venduti, e ai cretini scappati di casa.

 

Perché in gioco c’è più di un’elezione. Ci sono le ore fondamentali per la sopravvivenza della libertà umana, della dignità umana, della vita umana stessa.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Ivw115 via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

 

Politica

Reform UK di Farage ottiene successi storici alle elezioni locali. Il Partito Laburista crolla

Pubblicato

il

Da

Il partito di Nigel Farage Reform UK è sulla buona strada per ottenere risultati storici alle elezioni amministrative britanniche del 2026, conquistando centinaia di seggi nei primi conteggi, mentre laburisti e conservatori subiscono pesanti sconfitte in tutta l’Inghilterra.

 

Con i risultati di 39 dei 136 consigli comunali scrutinati durante la notte (circa il 28% dei voti), Reform UK ha già conquistato oltre 300 seggi: un’impennata notevole per un partito che solo pochi anni fa non aveva quasi nessuna presenza a livello locale.
Ora Reform UK ha conquistato più di 300 seggi.

 

Il Partito Laburista ha perso 220 seggi, i Conservatori 107, mentre i Liberal Democratici ne hanno guadagnati 35 e i Verdi 22.

 

La portata del crollo del Partito Laburista è impressionante. Nelle aree in cui il partito difendeva i seggi, ne ha conservati finora solo il 23%. Un commentatore conservatore di spicco ha osservato su X che il Partito Laburista «sta perdendo l’84% dei seggi che difende».

 

Il Partito Laburista ha già perso il controllo di almeno cinque consigli comunali, tra cui roccaforti laburiste di lunga data. Tameside è caduta dopo 47 anni di governo laburista. Pesanti perdite sono state registrate anche a Halton, Hartlepool, Redditch e Tamworth, con Reform UK che ha fatto breccia in quelle che un tempo erano roccaforti laburiste nel Nord e nelle Midlands.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

In nessun altro luogo la tensione è più alta che a Birmingham, dove tutti i 101 seggi del consiglio comunale sono in palio. I sondaggi pre-elettorali davano Reform UK come il partito più grande o comunque molto vicino a esserlo, con alcune proiezioni che gli attribuivano 47 seggi, poco meno della maggioranza assoluta.

 

Un post ampiamente condiviso su X affermava che Reform UK era «in procinto di prendere il controllo del Consiglio comunale di Birmingham, in quello che potrebbe diventare uno dei più grandi sconvolgimenti politici nella storia moderna della politica britannica». Questioni locali, tra cui un prolungato sciopero dei netturbini e le finanze del consiglio, hanno dominato la campagna elettorale. I risultati della seconda città più grande della Gran Bretagna sono attesi nel corso della giornata.

 

Un potenziale guadagno di quasi 1.600 seggi nei consigli comunali da parte di Reform UK rappresenterebbe uno dei cambiamenti politici più drammatici nella storia recente delle elezioni locali.

 

Nei consigli comunali finora indecisi, Reform UK si sta aggiudicando circa il 48% dei seggi contesi. Molti enti locali rischiano di non ottenere il controllo complessivo, creando un panorama politico frammentato.

 

A Richmond upon Thames, i Liberal Democratici hanno ottenuto un risultato eccezionale, conquistando tutti i seggi. Anche i Verdi hanno registrato solidi progressi.

 

In Scozia, lo spoglio dei voti per le elezioni del Parlamento scozzese inizia questa mattina, con i primi risultati attesi intorno all’ora di pranzo. I sondaggi suggerivano che l’SNP non avrebbe raggiunto la maggioranza, mentre Reform UK era sulla buona strada per un significativo successo. Anche in Galles lo spoglio è in corso oggi.

 

Queste sono le prime elezioni importanti dopo la schiacciante vittoria laburista del 2024 e rappresentano una prova seria per il premier Keir Starmer. Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha salutato i risultati come la prova di un «cambiamento storico nella politica britannica».

 

La leader conservatrice Kemi Badenoch si trova a dover rispondere a domande sulla capacità del suo partito di arginare il flusso di voti verso Reform a destra.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni

Continua a leggere

Politica

Politico cattolico AfD contro il Cammino Sinodale tedesco

Pubblicato

il

Da

La politica cattolica dell’AfD Nicole Höchst ha affermato che il suo partito è «radicato nella fede cristiana e nei valori cristiani della dottrina sociale cattolica». Lo riporta LifeSiteNews.   In un’intervista con LSN, la Höchst ha discusso se Alternativa per la Germania (AfD) sia un partito cristiano, la sua opinione sul Cammino sinodale dei vescovi cattolici tedeschi e il suo percorso di fede personale.   La Höchst è un membro del Bundestag, il Parlamento tedesco, e ricopre il ruolo di portavoce dell’AfD per gli affari religiosi. È inoltre una cattolica praticante.   Riguardo alle posizioni politiche dell’AfD, Höchst ha affermato: «In fondo, siamo radicati nella fede cristiana – nello specifico, nei valori cristiani della dottrina sociale cattolica, per così dire – e questo è chiaramente espresso, soprattutto, nel nostro programma di partito; di conseguenza, basiamo molte delle nostre posizioni politiche su questo fondamento teologico cristiano».

Iscriviti al canale Telegram

Tuttavia, molti esponenti dell’AfD non sono cristiani praticanti e una delle leader del partito, Alice Weidel, ha una relazione apertamente lesbica. Interrogato su questa apparente contraddizione, Höchst ha dichiarato: «Innanzitutto, non siamo una setta, quindi non siamo un gruppo “superiore” rispetto alle Chiese tedesche; piuttosto, rappresentiamo uno spaccato della società nel suo complesso, per così dire, e pratichiamo la tolleranza e l’amore per il prossimo necessari per una convivenza armoniosa».   «Guardate, neanche io rappresento esattamente l’immagine ideale di una portavoce in materia di politica religiosa», ha aggiunto, precisando di essere ufficialmente divorziata per legge. Tuttavia, «non mi sono ‘risposata’, perché secondo la fede cattolica il matrimonio dura fino alla morte. Rispetto questo principio e vivo di conseguenza, ma in senso civile sono divorziata, il che non è certo l’ideale».   L’AfD si presenta come un partito pro-vita e pro-famiglia, sostenendo di voler ridurre il numero di aborti, rafforzare la famiglia tradizionale e incrementare i tassi di natalità.   Mentre l’AfD viene demonizzata e definita «estremista di destra» dai media mainstream e dall’establishment politico, Höchst ha sottolineato di essere attaccata soprattutto quando condivide contenuti cristiani sui social media.   «Pubblico molto, sono molto attiva sui social media, ma ricevo la maggior parte delle minacce di morte quando pubblico contenuti in ambito cristiano. E questo, all’inizio, mi ha davvero turbata», ha dichiarato.   «Naturalmente, ad alcuni non piace quando un membro dell’AfD pubblica qualcosa di cristiano, perché veniamo dipinti come l’Anticristo in persona», ha aggiunto Höchst.   Riferendosi alla crescente ostilità verso i cristiani praticanti nel suo Paese, ha osservato: «Le profanazioni delle chiese sono aumentate e i bambini cristiani vengono bullizzati nei cortili delle scuole, quindi credo che in Germania si stia già assistendo a un declino generale del cristianesimo».   «Per noi la libertà religiosa in Germania significa anche poter professare apertamente la nostra fede cristiana», ha affermato Höchst.   La politica dell’AfD ha ripercorso il suo cammino di ritorno alla fede cattolica: «sono stata battezzata cattolica, naturalmente, e sono cresciuta in quel modo, ma a partire dai 16 anni, più andavo a scuola e più studiavo, più inizialmente mi allontanavo dalla fede cristiana».   «Come tutti gli altri studenti, alla fine mi sono secolarizzato e ho iniziato a sentirmi superiore, e per farla breve, ho avuto delle esperienze che mi hanno cambiato la vita, durante le quali sono stato molto grato di poter pregare Gesù Cristo e Dio».   La deputata del Bundestaggo ha raccontato che due dei suoi quattro figli erano stati in terapia intensiva e avevano rischiato di morire quando erano molto piccoli, riferendo che il suo primogenito aveva «una grave malformazione cardiaca quadrupla» e che, quando aveva solo nove mesi, ha dovuto subire un intervento a cuore aperto «durato diverse ore». «È sopravvissuto. Ci sono stati anche diversi momenti di grande tensione in seguito, e oggi è ancora vivo, grazie a Dio, nel vero senso della parola.»   «Poi la mia secondogenita si ammalò di una grave encefalite. Ho rischiato di perdere mia figlia», ha ricordato. «Quell’episodio mi colpisce ancora profondamente. E per fortuna, all’epoca ho avuto davvero, davvero quel sostegno (…) Ti ritrovi completamente esposto, totalmente indifeso e impotente, e in quella situazione non puoi fare nulla di utile nella vita di tutti i giorni», ha affermato. «E quando vieni catapultato nella tua essenza più profonda, credo che tu provi più o meno la stessa sensazione di quando ti trovi al cospetto del tuo Creatore e non puoi fare altro che chiedere umilmente aiuto».   Interrogata sul Cammino sinodale tedesco, ritenuto eretico, Höchst ha dichiarato: «credo che questo Cammino [sinodale] ia un tentativo di fondare una setta separata con elementi decisamente non cattolici romani, come la benedizione cerimoniale delle unioni tra persone dello stesso sesso» o «l’ordinazione delle donne».   «E questo, a mio avviso, porta a uno scisma, se non è già in atto uno scisma aperto.»   I vescovi eterodossi tedeschi hanno preso le distanze dall’AfD e criticano spesso il partito definendolo «estremista di destra» e persino «anticristiano».   In risposta alle accuse secondo cui l’uso del termine «remigrazione» da parte dell’AfD sarebbe «estremo», Höchst ha precisato che il partito «vuole deportare i criminali».   «Vogliamo che le persone senza permessi di soggiorno validi lascino questo Paese. Ed è anche assolutamente incomprensibile come mai persone note per essere islamiste e prive di cittadinanza tedesca si trovino ancora in Germania.»

Aiuta Renovatio 21

Riferendosi all’ordo amoris, un quadro teologico dell’«ordine dell’amore» delineato da santi e Dottori della Chiesa come Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, Höchst ha sottolineato che esiste una «gerarchia della carità» in cui bisogna prendersi cura prima della propria famiglia e della propria nazione, prima di occuparsi degli stranieri.   «E naturalmente, da cristiana, il mio primo dovere è quello di mantenere la mia casa e la mia famiglia in ordine e al sicuro», ha affermato.   «Non sono obbligato a sacrificare me stesso, la mia famiglia e tutto ciò che possiedo» per i presunti benefici dell’immigrazione di massa, ha spiegato Höchst.   La Höchst ha affrontato anche il tema della maternità surrogata, attualmente illegale in Germania. La questione ha attirato l’attenzione dei media quando un importante politico della CDU ha avuto un figlio tramite maternità surrogata insieme al suo compagno omosessuale.   «Certo, ho un’opinione molto critica sulla maternità surrogata», ha affermato. «Ho anche un’opinione molto critica sul cosiddetto ‘diritto a un figlio’. Per me, questo diritto non esiste».   «Per me, un bambino è un dono di Dio, un essere dotato di dignità fin dalla nascita, e questa dignità viene sottratta a questo piccolo essere, a questo bambino in via di sviluppo, quando viene trasformato in una merce».   La deputata del Parlamento germanico ha sostenuto che le coppie omosessuali dovrebbero accettare di non poter avere figli. «E questa tendenza a portare la propria vita, il proprio destino, come una croce – ecco, questo è qualcosa che molti egocentrici in Germania hanno veramente perso», ha affermato. «Trovo difficile, se non discutibile, la decisione di anteporre le proprie scelte di vita all’ordine divino della famiglia, e per di più non è conforme alla legge tedesca».   Gli attuali sondaggi indicano che l’AfD potrebbe ottenere circa il 27% dei voti a livello nazionale, superando tutti gli altri partiti, compresi i cristiano-democratici (CDU/CSU), attestati al 23%.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Olaf Kosinsky via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0-de
Continua a leggere

Politica

Papa Leone risponde alle ultime critiche di Trump ma non menziona Jimmy Lai

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha risposto martedì sera alle ultime critiche del presidente Trump, secondo cui egli «accetta che l’Iran possieda armi nucleari», affermando di non sostenere alcun Paese, Iran compreso, nel possesso di armi nucleari.

 

In un breve intervento fuori da Castel Gandolfo, papa Leone ha detto ai giornalisti di non appoggiare alcun Paese in possesso di armi nucleari e che continuerà a promuovere la pace. In un’intervista telefonica con il conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt della Salem News Network, avvenuta in mattinata, Trump aveva affermato che il pontefice americano preferiva parlare di come «sia accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare» piuttosto che della persecuzione da parte della Cina del difensore della libertà cattolica Jimmy Lai.

 

Nella sua risposta al presidente, Leo non ha menzionato Lai. «La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace», ha detto il pontefice ai giornalisti. «Se qualcuno vuole criticarmi per aver annunciato il Vangelo, lo faccia con la verità: la Chiesa si è espressa contro tutte le armi nucleari da anni, non c’è dubbio», ha aggiunto.

Sostieni Renovatio 21

«Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio». Durante l’intervista con Hewitt, avvenuta in mattinata, il conduttore ha chiesto a Trump del suo recente «scambio di battute» con Papa Leone, sottolineando il suo desiderio che il pontefice parlasse di Lai.

 

Il presidente statunitense ha replicato dicendo che il pontefice americano preferirebbe parlare di come «va bene che l’Iran abbia un’arma nucleare» piuttosto che accusare Leo di «mettere in pericolo molti cattolici e molte persone» per aver denunciato la guerra contro l’Iran.

 

«Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone», ha aggiunto. «Ma immagino che, se dipende dal papa, per lui vada benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare».

 

Nelle ultime settimane, Trump ha ripetutamente criticato Papa Leone XIV per le sue dichiarazioni di condanna della guerra con l’Iran. Il presidente ha iniziato la sua critica al Santo Padre con un messaggio dai toni forti pubblicato sul suo profilo Truth Social, attaccando quella che ha definito la posizione del papa su criminalità, politica estera e leadership americana.

 

Trump ha scritto di non volere «un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» e ha criticato il pontefice per l’incontro con lo stratega democratico David Axelrod, che a suo dire è ostile alla libertà religiosa.

 

Il presidente degli USA inoltre affermato che Papa Leone dovrebbe «concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico», sostenendo che tale condotta è dannosa sia per il papa personalmente che per la Chiesa cattolica.

 

Leone ha risposto dicendo di non avere «alcun timore dell’amministrazione Trump» e di non essere un «politico». Come nella sua ultima risposta a Trump, il papa ha sottolineato che continuerà a diffondere il messaggio del Vangelo contro la guerra.

 

«Non ho paura dell’amministrazione Trump né di annunciare a voce alta il messaggio del Vangelo, cosa che credo di essere chiamato a fare, cosa che la Chiesa è chiamata a fare», ha detto il Pontefice. «Non siamo politici. Non ci occupiamo di politica estera con la stessa prospettiva che lui potrebbe avere, ma credo nel messaggio del Vangelo: ‘Beati gli operatori di pace’, è un messaggio che il mondo ha bisogno di ascoltare».

 

L’ultimo scambio di battute tra Trump e Leo avviene nella stessa settimana in cui il Segretario di Stato Marco Rubio, cattolico di nascita, haincontrato il pontefice americano in Vaticano. Rubio ha dichiarato martedì ai giornalisti che il suo viaggio era stato pianificato ben prima che iniziasse l’apparente rottura tra il presidente e Leo, e ha aggiunto che ci sono molte altre questioni che avrebbe discusso con il Papa.

Aiuta Renovatio 21

«C’è molto di cui parlare con il Vaticano. … Il Papa è appena tornato da un viaggio in Africa, dove la Chiesa sta crescendo in modo molto dinamico. E condividiamo le preoccupazioni sulla libertà religiosa in diverse parti del mondo, ci piacerebbe molto parlarne con loro», ha detto Rubio.

 

Dopo che un giornalista è intervenuto per chiedere un commento sulle dichiarazioni di Trump secondo cui Leo «non avrebbe problemi con il fatto che l’Iran possieda un’arma nucleare», Rubio ha difeso il presidente, affermando che stava semplicemente cercando di dire che il possesso di un’arma nucleare da parte dell’Iran avrebbe ripercussioni sui cattolici.

 

«In sostanza, il presidente ha affermato che l’Iran non può possedere un’arma nucleare perché la userebbe contro luoghi con un’alta concentrazione di cristiani, cattolici e, del resto, anche contro altre minoranze», ha dichiarato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari