Immigrazione
Francia, proposta di emendamento per censurare gli articoli sui crimini degli immigrati
Nuova proposta in Francia per censurare i fatti sconvenienti alla narrazione ufficiale: secondo un emendamento parlamentare depositato il 25 giugno 2025 da un gruppo di deputati verdi e di sinistra all’Assemblea nazionale, le notizie di eventi realmente accaduti e di vite umane perdute vengono utilizzate impropriamente dalla destra. Lo riporta Remix News
«I deputati verdi e di sinistra presentano un emendamento per RIDURRE la copertura di notizie di cronaca nera nei media PUBBLICI» scrive un post dell’Osservatorio francese per il giornalismo. «Gli autori ritengono che queste notizie siano usate per “strumentalizzazione politica”; il testo cita gli omicidi di Lola e Thomas”». Lola e Thomas sono due ragazzi uccisi da immigrati negli ultimi anni in casi che hanno fatto immenso scalpore nell’opinione pubblica transalpina.
L’emendamento chiede ai media pubblici di «effettuare una revisione editoriale del ruolo delle notizie nella copertura mediatica».
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La leader parlamentare del Rassemblement National francese, Marine Le Pen, ha scritto in risposta al nuovo emendamento.
«Il controllo politico e l’occultamento delle informazioni sono tratti distintivi delle ideologie totalitarie. I Verdi, che da anni si stanno spostando verso l’estrema sinistra, stanno compiendo un nuovo e allarmante passo in questa tendenza a limitare la libertà di espressione, pietra angolare delle società democratiche. I francesi devono essere consapevoli che il loro diritto alla conoscenza è ora chiaramente minacciato da queste misure fondamentalmente anti-libertà», ha scritto La Le Pen su X.
Il testo proposto dalla sinistra cita il caso di Lola, 13 anni, violentata e uccisa a Parigi da una migrante algerina con un ordine di espulsione nel 2022, e quello di Thomas, assassinato da una banda di migranti a Crépol nel 2023.
Gli autori dell’emendamento sostengono che queste notizie sono state poi rielaborate con «semantica razzista» dal politico e leader del partito Reconquête in Francia, Éric Zemmour, e da altre figure considerate come di estrema destra. L’emendamento denuncia la creazione di concetti come «francocidio» e «barbarie» in relazione a questi crimini. Cita inoltre specificamente l’influenza di organi di informazione francesi come CNews e Valeurs actuelles, e quella che definisce la «sfera fascista» del giornalismo.
I politici che hanno promosso l’emendamento denunciano che queste notizie basate sui fatti sono state utilizzate per «vantaggi politici», a scapito di un giornalismo imparziale.
In particolare, i casi di Lola e Thomas sono solo due delle migliaia di casi simili che coinvolgono criminalità e immigrazione in Francia negli ultimi anni. In Francia, il 69% di tutti i casi di violenza e reati sessuali sui mezzi pubblici coinvolge stranieri.
In altre città, come Marsiglia, il 55% di tutti i crimini è commesso da stranieri, una percentuale persino superiore a quella di Parigi, a dimostrazione del fatto che si tratta di un problema nazionale. A Parigi, gli stranieri hanno commesso il 70% di tutte le rapine violente, secondo i dati ufficiali.
In Francia le statistiche sono estremamente fuorvianti, poiché molti dei cittadini francesi che commettono crimini violenti e gravi sono figli di immigrati o nipoti di immigrati.
Zemmour è stato perseguito per aver allusione a questo fatto, affermando che molti degli indagati sono cittadini francesi con un passato da migrante.
«L’intera società francese non ricorre alla barbarie. Allora, di cosa si tratta? Sappiamo da chi viene la barbarie», ha detto lo scrittore già candidato a presidente.
«Sappiamo tutti chi commette queste aggressioni. Sappiamo tutti chi ha investito l’agente di polizia Melanie. Sappiamo tutti chi ha ucciso l’autista dell’autobus a Bayonne. Sappiamo chi rompe tutto nei parchi di divertimento. Sappiamo chi rovina le spiagge di Marsiglia. Sappiamo a chi è vietato l’ingresso in una piscina in Svizzera. Sappiamo tutto questo. Sappiamo di chi si tratta: il 99,9% sono figli di immigrati nordafricani e africani», ha detto Zemmour in un suo intervento nel programma Face à l’Info.
Zemmour, un ebreo francese di origine algerina che in precedenza lavorava per Le Figaro, faceva riferimento ai crimini contro i francesi da parte di migranti o cittadini di discendenza migrante, tra cui Philippe Monguillot, un autista di autobus che è stato picchiato a morte da un gruppo di giovani migranti dopo aver chiesto loro di indossare le mascherine quando sono saliti sul suo autobus senza biglietto.
Lo Zemmourro ha inoltre menzionato il caso dell’agente Mélanie Lemée, investita e uccisa deliberatamente da un uomo africano in moto mentre cercava di sfuggire a un posto di blocco della polizia. In uno degli omicidi forse più eclatanti di quest’estate, la ventitreenne Axelle Dorier è stata uccisa in un brutale incidente con omissione di soccorso da Youcef T., che l’ha trascinata con il suo veicolo per quasi un chilometro e poi l’ha lasciata morire.
«I problemi di insicurezza della Francia, tra cui un aumento del 91% degli omicidi dal 2000, lasciano pensare che il fatto che non è la «propaganda di destra» a spingere l’opinione pubblica a destra, ma piuttosto una seria realtà statistica che i francesi si trovano ad affrontare quotidianamente» scrive Remix News.
In Italia i discorsi sulla stampa sugli immigrati sono limitati dalla Carta di Roma, l «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista», e implementata sugli iscritti all’Ordine dei Giornalisti con corsi deontologici obbligatori.
Le linee guida della Carta di Roma bisogna «evitare l’utilizzo di parole stigmatizzanti. La parola “clandestino” è tornata sui titoli di prima pagina. Opportunamente Carta di Roma ha osservato che “Il termine clandestino è una delle colonne portanti dei discorsi di odio, dell’hate speech; è uno strumento della cattiva politica, un termine usato dalla propaganda della paura per dare un nome al “nemico”, e quindi per questo va cancellato dal linguaggio giornalistico, perché produce una percezione distorta del fenomeno migratorio”».
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«Ritolare un articolo “Boom di reati degli stranieri”, omettendo di dire che i dati riportati si riferiscono ai reati denunciati (e non a quelli commessi che sono molti di più), di cui si conoscono gli autori (che costituiscono una percentuale minima dei reati denunciati e commessi), non è corretto» si legge sulle linee guida del sito. «L’utilizzo di un lessico enfatico (boom) e una narrazione non corretta dei dati disponibili hanno l’effetto di produrre e alimentare stigmatizzazioni».
Titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato: «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia».
«Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».
L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazioni». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.
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Immigrazione
Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina
‘What’s happened with Spain is an outrage.’
Donald Trump says migrant invasions in Spain, like that of Ceuta, will be the ‘ruin’ of Europe.@beverleyturner pic.twitter.com/Dj6BnFaEAq — GB News (@GBNEWS) September 3, 2026
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Animali
I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.
Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate
Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.
Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.
Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.
🇪🇸 Spanish men intervened to rescue a baby dolphin from Moroccan migrants in Ceuta.
Follow: @europa pic.twitter.com/ovaBcKqCEz
— Europa.com (@europa) September 3, 2026
The illegal migrants in Ceuta pulled a baby dolphin out of the sea today and clubbed it to death for fear fun.
Get them out of Europe immediately pic.twitter.com/4ERzMgH8kC
— Visegrád 24 (@visegrad24) September 3, 2026
🇪🇸 Migrants in Ceuta filmed dragging a baby dolphin from the sea
A disturbing video recorded at El Trampolín beach in Ceuta shows a group of migrants taking a baby dolphin out of the water and carrying it along the beach.pic.twitter.com/v7zhuUxv09
— NewsForce (@Newsforce) September 3, 2026
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Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».
L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.
La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».
Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.
Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo Trump («They’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.
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La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.
Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.
Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.
A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.
Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israelo–americani.
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Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.
Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.
Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.
Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.
Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.
E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.
Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Gran Bretagna, carcerati bianchi costretti a convertirsi da bande musulmane
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