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Immigrazione

Francia, proposta di emendamento per censurare gli articoli sui crimini degli immigrati

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Nuova proposta in Francia per censurare i fatti sconvenienti alla narrazione ufficiale: secondo un emendamento parlamentare depositato il 25 giugno 2025 da un gruppo di deputati verdi e di sinistra all’Assemblea nazionale, le notizie di eventi realmente accaduti e di vite umane perdute vengono utilizzate impropriamente dalla destra. Lo riporta Remix News

 

«I deputati verdi e di sinistra presentano un emendamento per RIDURRE la copertura di notizie di cronaca nera nei media PUBBLICI» scrive un post dell’Osservatorio francese per il giornalismo. «Gli autori ritengono che queste notizie siano usate per “strumentalizzazione politica”; il testo cita gli omicidi di Lola e Thomas”». Lola e Thomas sono due ragazzi uccisi da immigrati negli ultimi anni in casi che hanno fatto immenso scalpore nell’opinione pubblica transalpina.

 

L’emendamento chiede ai media pubblici di «effettuare una revisione editoriale del ruolo delle notizie nella copertura mediatica».

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La leader parlamentare del Rassemblement National francese, Marine Le Pen, ha scritto in risposta al nuovo emendamento.

 

«Il controllo politico e l’occultamento delle informazioni sono tratti distintivi delle ideologie totalitarie. I Verdi, che da anni si stanno spostando verso l’estrema sinistra, stanno compiendo un nuovo e allarmante passo in questa tendenza a limitare la libertà di espressione, pietra angolare delle società democratiche. I francesi devono essere consapevoli che il loro diritto alla conoscenza è ora chiaramente minacciato da queste misure fondamentalmente anti-libertà», ha scritto La Le Pen su X.

 

Il testo proposto dalla sinistra cita il caso di Lola, 13 anni, violentata e uccisa a Parigi da una migrante algerina con un ordine di espulsione nel 2022, e quello di Thomas, assassinato da una banda di migranti a Crépol nel 2023.

 

Gli autori dell’emendamento sostengono che queste notizie sono state poi rielaborate con «semantica razzista» dal politico e leader del partito Reconquête in Francia, Éric Zemmour, e da altre figure considerate come di estrema destra. L’emendamento denuncia la creazione di concetti come «francocidio» e «barbarie» in relazione a questi crimini. Cita inoltre specificamente l’influenza di organi di informazione francesi come CNews e Valeurs actuelles, e quella che definisce la «sfera fascista» del giornalismo.

 

I politici che hanno promosso l’emendamento denunciano che queste notizie basate sui fatti sono state utilizzate per «vantaggi politici», a scapito di un giornalismo imparziale.

 

In particolare, i casi di Lola e Thomas sono solo due delle migliaia di casi simili che coinvolgono criminalità e immigrazione in Francia negli ultimi anni. In Francia, il 69% di tutti i casi di violenza e reati sessuali sui mezzi pubblici coinvolge stranieri.

 

In altre città, come Marsiglia, il 55% di tutti i crimini è commesso da stranieri, una percentuale persino superiore a quella di Parigi, a dimostrazione del fatto che si tratta di un problema nazionale. A Parigi, gli stranieri hanno commesso il 70% di tutte le rapine violente, secondo i dati ufficiali.

 

In Francia le statistiche sono estremamente fuorvianti, poiché molti dei cittadini francesi che commettono crimini violenti e gravi sono figli di immigrati o nipoti di immigrati.

 

Zemmour è stato perseguito per aver allusione a questo fatto, affermando che molti degli indagati sono cittadini francesi con un passato da migrante.

 

«L’intera società francese non ricorre alla barbarie. Allora, di cosa si tratta? Sappiamo da chi viene la barbarie», ha detto lo scrittore già candidato a presidente.

 

«Sappiamo tutti chi commette queste aggressioni. Sappiamo tutti chi ha investito l’agente di polizia Melanie. Sappiamo tutti chi ha ucciso l’autista dell’autobus a Bayonne. Sappiamo chi rompe tutto nei parchi di divertimento. Sappiamo chi rovina le spiagge di Marsiglia. Sappiamo a chi è vietato l’ingresso in una piscina in Svizzera. Sappiamo tutto questo. Sappiamo di chi si tratta: il 99,9% sono figli di immigrati nordafricani e africani», ha detto Zemmour in un suo intervento nel programma Face à l’Info.

 

Zemmour, un ebreo francese di origine algerina che in precedenza lavorava per Le Figaro, faceva riferimento ai crimini contro i francesi da parte di migranti o cittadini di discendenza migrante, tra cui Philippe Monguillot, un autista di autobus che è stato picchiato a morte da un gruppo di giovani migranti dopo aver chiesto loro di indossare le mascherine quando sono saliti sul suo autobus senza biglietto.

 

Lo Zemmourro ha inoltre menzionato il caso dell’agente Mélanie Lemée, investita e uccisa deliberatamente da un uomo africano in moto mentre cercava di sfuggire a un posto di blocco della polizia. In uno degli omicidi forse più eclatanti di quest’estate, la ventitreenne Axelle Dorier è stata uccisa in un brutale incidente con omissione di soccorso da Youcef T., che l’ha trascinata con il suo veicolo per quasi un chilometro e poi l’ha lasciata morire.

 

«I problemi di insicurezza della Francia, tra cui un aumento del 91% degli omicidi dal 2000, lasciano pensare che il fatto che non è la «propaganda di destra» a spingere l’opinione pubblica a destra, ma piuttosto una seria realtà statistica che i francesi si trovano ad affrontare quotidianamente» scrive Remix News.

 

In Italia i discorsi sulla stampa sugli immigrati sono limitati dalla Carta di Roma, l «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista», e implementata sugli iscritti all’Ordine dei Giornalisti con corsi deontologici obbligatori.

 

Le linee guida della Carta di Roma bisogna «evitare l’utilizzo di parole stigmatizzanti. La parola “clandestino” è tornata sui titoli di prima pagina. Opportunamente Carta di Roma ha osservato che “Il termine clandestino è una delle colonne portanti dei discorsi di odio, dell’hate speech; è uno strumento della cattiva politica, un termine usato dalla propaganda della paura per dare un nome al “nemico”, e quindi per questo va cancellato dal linguaggio giornalistico, perché produce una percezione distorta del fenomeno migratorio”».

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«Ritolare un articolo “Boom di reati degli stranieri”, omettendo di dire che i dati riportati si riferiscono ai reati denunciati (e non a quelli commessi che sono molti di più), di cui si conoscono gli autori (che costituiscono una percentuale minima dei reati denunciati e commessi), non è corretto» si legge sulle linee guida del sito. «L’utilizzo di un lessico enfatico (boom) e una narrazione non corretta dei dati disponibili hanno l’effetto di produrre e alimentare stigmatizzazioni».

 

Titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato: «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia».

 

«Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».

 

L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazioni». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.

 

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Immigrazione

Immigrazione e stupro sistemico: la guerra contro la donna e la società è qui

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L’ultimo caso è quello della bella modella scampata per un pelo  da una molestia del branco.   «Mi hanno inseguita e hanno iniziato a toccarmi. Ho cercato in tutti i modi di oppormi, ma erano troppi» dice la vittima nei virgolettati finiti sulla stampa.   I giornali sono prodighi di dettagli, tranne uno. Cioè, ci dicono come si chiama la ragazza, da dove viene (Polonia) che lavoro fa (la modella: a quanto pare esistono ancora, ma l’IA si mangerà questa professione nel giro di pochi mesi), quanti anni ha (30), dove è accaduto il fattaccio (Milano, Porta Romana, anzi per precisione via Livenza), dove stava andando (al supermercato), dove è stata colpita (è stata picchiata «con pugni al volto e all’addome»), e ci viene raccontato anche perché come si sarebbe salvata – un giovane sconosciuto avrebbe ingaggiato una collutazione con il gruppo di malintenzionati, mettendoli, pare di capire, in fuga.   L’eroismo del piccolo guerriero samaritano («giovane alto e robusto, sembrerebbe italiano» scrive il Corriere lasciandosi sfuggire qualcosa) si prende il centro della notizia: visto, esistono ancora persone coraggiose, si buttano da soli contro la ridda dei molestatori, e vincono. Anzi, dalla cronaca nera, a questo punto la notizia viene ritorta ancora più pazzescamente verso la cronaca rosa: ora la ragazza – una modella, quindi bellissima, praticamente una principessa – vuole conoscere il suo salvatore, il cavaliere senza volto.

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Tutto fantastico, letteralmente. Guardate dove ci sta portando la forza impressa nell’architettura di questa notizia: è l’happy ending, è la favola. Evviva: tutti vivranno felici e contenti – soprattutti i lettori, i cittadini contribuenti per cui questa fiaba è confezionata con cura.   Manca solo un dettaglio: chi erano i molestatori? Negli articoli che circolano sulla vicenda non ce n’è traccia. Il lettore non affetto da formi ingravescenti di prosciutto oftalmico lo presente: ma non è che… il gruppo di molestatori… è di origine straniera? In realtà, quando parlano dell’eroe che «sembrerebbe italiano» sembrano implicitamente ammetterlo. Ma chissà.   Lo spettro di una parola aleggia in ogni riga dei resoconti: maranza. Eppure, il lemma non è di quelli usati ad abundantiam recentemente, al punto che lo stesso Corriere aveva dedicato articoli alla loro «moda», con tanto di analisi delle «maranzine», cioè le ragazze finite nei  gruppi di ragazzini afroislamici.   Ora, il lettore di Renovatio 21 sa che il giornalista diligente, che voglia tenersi stretti il suo tesserino dell’Ordine, deve attenersi a ai dettami della Carta di Roma, cioè il  «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista».   Secondo la deontologia giornalistica, titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato: «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia». «Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».   L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazione». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.   Sappiamo che la tendenza non è solo italiana: pensiamo ad esempio alla Francia, dove l’anno passato un gruppo di deputati verdi e di sinistra aveva denunciato la «strumentalizzazione politica» dei fatti di cronaca nera, per cui si chiedeva ai media pubblici di «effettuare una revisione editoriale del ruolo delle notizie nella copertura mediatica».

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Il testo proposto dai goscisti dell’Assemblée Nationale  citava il caso di Lola, 13 anni, violentata e uccisa a Parigi da una migrante algerina con un ordine di espulsione nel 2022, e quello di Thomas, assassinato da una banda di migranti a Crépol nel 2023.   Colpisce ad ogni modo che l’attenuazione mediatica sia richiesta anche per uno dei crimini più orrendi, specie considerando la sensibilità femminista arrivata a permeare gli ambiti istituzionale: la violenza sessuale.   Questo perché alla sinistra, ai giornali, non può riuscire di vedere il fenomeno nella sua essenza. I guardiani della soglia non vogliono che le masse arrivino a comprendere la tragica verità: e cioè che uno stupro non è solo uno stupro.   Uno stupro, in determinati contesti, non costituisce un atto isolato di violenza, ma è uno strumento politico. Chi conosce la storia lo sa: fuori dalla sua natura ferale, lo stupro nei secoli viene utilizzato deliberatamente come arma per affermare dominio, umiliare il nemico, distruggere comunità e consolidare il controllo.   Ciò è particolarmente evidente contesti di guerra o oppressione, lo stupro non riguarda principalmente le pulsioni belluine del maschio (che sono, a loro, volta, strumenti, come tutte le forze non sottoposte alla ragione) bensì il potere, l’umiliazione e la distruzione del tessuto sociale preesistente.   La violenza sessuale a terrorizzare e demoralizzare la popolazione nemica, compresi civili e famiglie. Un popolo terrorizzato e demoralizzato è incline alla resa e alla sottomissione: ciò è vero con i bombardamenti aerei (non solo di bombe: pure i volantini, a dimostrazione che si tratta di una battaglia psicologica) così come gli stupri sistematici visti nelle zone di guerra.   Lo stupro, sin dall’epoca più antica di cui abbiamo traccia, simboleggia la conquista: violando le donne, viste storicamente come simbolo dell’onore del gruppo, si afferma la superiorità del vincitore e l’impotenza del perdente. In epoca pre-aborto, ma anche ora in vari contest, esso era chiaramente impiegato anche per alterare la composizione demografica attraverso gravidanze forzate (cioè pulizia etnica tramite il ventre delle donne conquistate,  cioè genocidio per sostituzione etnogenetica), per aumentare il morale delle truppe – perché la guerra tira fuori il peggio di qualsiasi uomo – e per devastare i legami sociali, provocando traumi collettivi e stigma che fa implodere il gruppo sociale.   Il fenomeno, lo sappiamo è antico. Già nell’Iliade e nelle conquiste dell’antichità e del Medioevo, lo stupro delle donne dei vinti faceva parte del bottino di guerra.   Fino al Novecento era spesso considerato un «danno collaterale» o addirittura un diritto del vincitore. Solo con le Convenzioni di Ginevra e, soprattutto, con i tribunali internazionali degli anni Novanta, lo stupro è stato esplicitamente riconosciuto come crimine di guerra e crimine contro l’umanità, talvolta, ufficialmente,  come strumento di genocidio.   È stato durante la Seconda Guerra Mondiale che ha cominciato a notarsi i contorni del fenomeno: nel Massacro di Nanchino i soldati giapponesi stuprarono decine di migliaia di donne cinesi. Il museo dello stupro di Nanchino, che lo scrivente ha visitato, è un titanico e dedalico monumento a queste crudeltà efferate: il Giappone ridusse in schiavitù sessuale («donne di conforto», erano chiamate) circa 200.000 donne.

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L’Armata Rossa in Germania commise centinaia di migliaia di violenze sessuali come forma di vendetta e terrore. Negli anni Novanta, durante le guerre jugoslave, gli stupri sistematici in Bosnia (soprattutto di donne musulmane) furono organizzati come strumento di pulizia etnica, tanto da essere riconosciuti come crimine contro l’umanità dal Tribunale dell’Aja.   Nel genocidio del Ruanda del 1994 lo stupro fu usato massicciamente contro le donne vatusse. Casi simili si sono ripetuti in Congo, Tigray, Birmania, Siriae molti altri conflitti contemporanei, dove lo stupro viene impiegato ancora oggi come arma di guerra a basso costo.   L’Italia stessa dovrebbe ricordare le «marocchinate» nel 1944, una delle pagine più tragiche e controverse della campagna d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Con questo termine quasi giocoso, si indicano stupri di massa, violenze sessuali, saccheggi e omicidi compiuti principalmente dai goumiers (truppe coloniali marocchine, ma anche algerine e di altre origini nordafricane) inquadrati nel Corpo di Spedizione Francese in Italia (CEF), comandato dal generale Alphonse Juin.   I fatti si concentrarono soprattutto dopo la battaglia di Montecassino, tra maggio e giugno 1944. Dopo aver contribuito in modo decisivo allo sfondamento della Linea Gustav, le truppe francesi avanzarono nella Ciociaria (provincia di Frosinone) e nel basso Lazio, estendendo poi le violenze fino a parti della Campania e della Toscana meridionale. Secondo numerose testimonianze e rapporti dell’epoca, ai soldati fu concessa una sorta di «carta bianca» per circa 50 ore come ricompensa per le pesanti perdite subite a Cassino. Questo permise saccheggi sistematici e violenze incontrollate sulla popolazione civile italiana, considerata «nemica» per via dell’alleanza precedente con la Germania nazista.   Le vittime furono soprattutto donne di ogni età: dalle bambine di 11 anni alle anziane di oltre 80. Molte furono stuprate a turno da gruppi di soldati (spesso da 2-3 fino a decine o centinaia in casi estremi), picchiate e in alcuni casi uccise. Non furono risparmiati nemmeno uomini e bambini: centinaia di maschi furono sodomizzati e assassinati, spesso per aver tentato di difendere le proprie familiari. Interi paesi furono devastati, con furti, incendi e distruzioni.   I comandi alleati (americani e britannici) erano a conoscenza dei fatti, ma intervennero in modo limitato per non creare tensioni con i francesi. In Italia l’evento rimase a lungo in ombra per non offuscare il racconto della cosiddetta «Liberazione». Solo nel 1952 la deputata comunista Maria Maddalena Rossi lo denunciò in Parlamento. Il caso divenne noto al grande pubblico grazie al romanzo La Ciociara di Alberto Moravia e al film di Vittorio De Sica con Sophia Loren.   Tutta la questione degli stupri che finiscono (se vi finiscono) nella cronaca dei giornali può divenire comprensibile solo se realizziamo che non si tratta più, con evidenza, di immigrazione, ma di invasione. In termini logici, non si tratta di un processo sociale, ma di un processo bellico. Gli stupri quindi non sono crimini sociali, magari legati al disagio: sono veri e proprio strumenti di guerra, utilizzati, coscienti o no che siano, dalle truppe di occupazione terzomondiali, così da disintegrare il morale degli autoctoni e sabotarne il tessuto sociale a partire dall’elemento fondante della società, la donna.

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Le statistiche parlano piuttosto chiaro. In Italia, secondo i dati del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT relativi al 2022, gli stranieri rappresentano circa l’8,5-10% della popolazione residente. Tuttavia, nel 2022 su 5.775 autori noti di violenze sessuali denunciati o arrestati, il 42,2% erano stranieri. Gli immigrati  risultano quindi sovrarappresentati rispetto al loro peso demografico, con un fattore di 4-5 volte superiore. Questa sovrarappresentazione è ancora più marcata tra i giovani e nei reati commessi da sconosciuti. Gli irregolari mostrano tassi particolarmente elevati in vari studi.   In Europa il quadro è analogo in diversi Paesi con alti livelli di immigrazione. In Svezia, che ha uno dei tassi di denuncia di stupro più alti del continente, studi e inchieste mostrano che tra il 58% e i due terzi dei condannati per stupro hanno background immigrato (prima o seconda generazione), con forte sovrarappresentazione da Medio Oriente, Africa e Afghanistan.   In Germania gli stranieri sono sovrarappresentati nei reati sessuali, con un aumento evidente dopo il 2015. A Parigi, in Francia, nel 2023 il 77% dei stupri risolti aveva autori di nazionalità straniera. Tendenze simili emergono anche in Gran Bretagna e in altri Paesi europei per quanto riguarda i reati sessuali commessi da sconosciuti o di gruppo.   A livello europeo Eurostat registra un forte aumento generale delle denunce di violenze sessuali e stupri negli ultimi dieci anni. I Paesi con maggiore immigrazione extra-europea tendono a mostrare una maggiore incidenza di autori stranieri nei reati predatori.   In breve, abbiamo importato a casa nostra lo stupro sistemico. Lo abbiamo pagato con le nostre tasse, abbiamo lasciato che lassù qualcuno lo programmasse per ferire le nostre donne e quindi far collassare la nostra società.   Questo è evidente leggendo le cronache dei giornali, in ispecie quelli locali.   Agosto 2025: «Violenza di gruppo su una 19enne a Padova: stupro in un edificio abbandonato. Tre stranieri arrestati». Marzo 2026, provincia di Bergamo: «La colpisce con una sciabola e la stupra ripetutamente: arrestato a Bottanuco marocchino di 43 anni». Rovigo, luglio 2025: «Stupro a Rovigo, preso anche il secondo aggressore: arrestato un 19enne egiziano». Catania: «13enne stuprata da sette egiziani. Confermata la condanna a 12 anni per uno degli aggressori». Liguria, ottobre 2025: «25enne sequestrata e stuprata nell’entroterra di Chiavari: la ragazza ha lottato per un’ora». Napoli, stesso mese: «Napoli, turista stuprata a Porta Capuana: arrestato 29enne marocchino». Milano, settembre 2025: «impiegata trascinata nel bosco e violentata mentre fa jogging: allo stupratore altro sconto di pena in Appello». Novembre 2025: «Donna violentata nel centro di Firenze, due arrestati per stupro di gruppo». Abruzzo, poche ore fa: «Avezzano, egiziano stupra una 16enne nel parcheggio della scuola».   È solo un mazzetto. Possiamo andare avanti per giorni, raccogliendo orrori raccapriccianti. sia nel passato che nel futuro.   Ora, perché nessuno parla delle nuove «marocchinate»? Perché sui giornali non esiste ancora il termine «maranzate»?   C’è questa tendenza, a non vedere la questione migratoria come un vero e proprio fenomeno militare, una guerra neanche più tanto occulta in pieno svolgimento in Occidente.   Eppure, per tanti immigrati è tutto logico: Dar al-Harb è il termine classico della giurisprudenza islamica che significa letteralmente «dimora della guerra». Storicamente, indicava i territori al di fuori del controllo islamico (Dar al-Islam) non governati dalla legge coranica e abitati da non musulmani, con cui non esistevano trattati di pace o alleanze.   E quindi, per l’islamismo nemmeno patentemente jihadista  – dove, dopo qualche bisboccia e qualche arresto, confluiscono per forza di gravità tutti gli sbandati afroislamici, e non solo loro – è chiaro che se il Paese non è sottomesso all’Islam, allora è terra di guerra, e quindi, per conseguenza naturale, di stupro.   Tutti i fatti di cronaca che leggete, e quelli che non leggerete perché non riportati, o trasformati in favolette, vengono da questa matrice metapolitica ancestrale.   Lo stupro come sistema per disintegrare le società cristiane, dove vigeva la sicurezza del cittadino e la dignità dell’essere umano: ecco la cifra sessuale dell’anarco-tirannia e del suo programma di violenza totalista.   Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

«Jihad stradale» a Brusselle: altra rivolta dei giovani immigrati

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Giovani stranieri sono nuovamente protagonisti di rivolte in Europa, questa volta a Brusselle, capitale del Belgio e della stessa Unione Europea. A pochi giorni di distanza dalle violenze scatenate dai migranti in Francia a seguito della vittoria del Paris Saint Germaine in Champions League, i loro coetanei nella capitale de facto dell’Unione Europea stanno facendo lo stesso.

 

Durante i disordini di giovedì, avvenuti dopo le partite di calcio del Marocco, bande di «giovani» hanno distrutto proprietà, appiccato incendi e aggredito passanti.

 

«Questa è feccia di immigrati. Questa è malvagità. Distruggono solo per il gusto di distruggere. E chi paga il conto, ogni volta? Il cittadino onesto. Mi fa venire la nausea. Il governo De Wever risponderà finalmente sul serio? O il totale declino della nostra capitale non significa davvero nulla per loro?» ha affermato Tom Van Grieken, presidente del partito nazionalista Vlaams Belang (Interesse Fiammingo).

 

«Questa non è una “manifestazione”, è jihad di strada, proprio come in Francia», ha dichiarato il deputato Sam van Rooy.

 

La risposta delle forze dell’ordine sembra essere stata finora limitata e non è chiaro se siano stati effettuati arresti.

 

 

 

La devastazione anarco-tirannica sarebbe partita da una massiccia protesta di studenti, docenti e personale scolastico contro la riforma dell’istruzione francofona, in particolare contro il cosiddetto «decreto-programma 2», insomma una classica manifestazione contro tagli al bilancio etc.

 

È evidente come la teppa terzomondiale approffitti di qualsiasi occasione – vittorie o sconfitte della propria squadra, fatti di cronaca, ritrovi estivi, capodanni – per far esplodere rivolte che trasformano territori degli Stati europei in nogo zone, con violenze e danni miliardari come conseguenza.

 

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Immigrazione

Keir Starmer non metterà fuori legge il coltello dei Sikh

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Il primo ministro britannico Keir Starmer, mentre divampano le proteste per l’omicidio del 18enne Harry Nowak, ucciso da un giovane Sikh con il suo coltello rituale ha dichiarato che non verranno presi provvedimenti contro il porto del pugnale rituale (kirpan) dei Sikh.   Tutto ciò avviene mentre è fatto assoluto divieto di trasporto e utilizzo di spray al peperoncino in un paese in preda all’insicurezza e all’imbarbarimento da parte di gangs di immigrati.   Nonostante una situazione incandescente e sull’orlo di una guerra etnica, le autorità britanniche sembrano voler proseguire imperterrite con una politica del ðdoppio livello» per cui le cosiddette minoranze godono di palesi privilegi rispetto alla popolazione bianca inglese in ogni aspetto della vita quotidiana.   Renovatio21 ha più volte parlato dell’anarcotirannia distopica presente nel Regno Unito, in cui le pene per l’uomo bianco sono più severe e in cui basta un commento o un post su internet per finire in gattabuia mentre i condannati per crimini violenti vengono liberati.   La maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, stanno seguendo in un modo o nell’altro la via tracciata dalla Gran Bretagna, attraverso quella che è una vera e propria invasione di immigrati a cui vengono offerte innumerevoli facilitazioni e vantaggi (in termini di cibo, alloggi, sussidi) oltre a godere di trattamenti particolarmente clementi in caso di reati.   Si sta realizzando, gradualmente ma con impressionante metodicità, lo sterminio della popolazione bianca europea.   Victor García 

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