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Farmaci

Farmaci anti-COVID, lo studio sul Paxlovid di Pfizer non risponde alle domande sui vantaggi per la popolazione generale

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Pfizer ha affermato martedì che uno studio molto seguito sul suo antivirale Paxlovid in pazienti che affetti da COVID ma senza fattori di rischio per malattie gravi non ha mostrato un beneficio nell’alleviare rapidamente i sintomi COVID, tuttavia sembrava impedire le visite e i ricoveri del medico. Lo riporta STAT.

 

Inoltre, a causa del piccolo numero di ricoveri complessivi nello studio, non è stato possibile produrre un risultato statisticamente significativo sul fatto che i pazienti che erano stati precedentemente vaccinati contro il COVID  fossero ricoverati meno spesso squalora avessero assunto il Paxlovid.

 

«I dati non invalidano in alcun modo i risultati precedenti che mostrano che Paxlovid previene i ricoveri e salva vite in pazienti ad alto rischio di grave COVID» scrive STAT, «ma è probabile che i risultati, pubblicati in un comunicato stampa, richiedano tempo per essere digeriti e compresi dagli esperti».

 

L’ente regolatorio per i farmaci USA, la Food and Drug Administration (FDA), aveva autorizzato per chiunque abbia almeno un fattore di rischio come il diabete o la pressione alta; aneddoticamente, i medici hanno riferito che il farmaco viene ampiamente utilizzato in pazienti vaccinati ad alto rischio, soprattutto nel mezzo di una grande spinta da parte del governo degli Stati Uniti per assicurarsi che il farmaco raggiunga tutte le persone indicate ad assumerlo.

 

«Tuttavia, c’erano pochi dati sull’efficacia del farmaco in questi pazienti vaccinati ad alto rischio e si aprono domande sul fatto che possa essere utile anche in pazienti che non hanno fattori di rischio» scrive il sito medico americano.

 

Il dottor Andy Pavia, capo della divisione di malattie infettive pediatriche dell’University of Utah Hospital sentito da STAT, Pavia  afferma che la grande domanda non è se le persone a basso rischio debbano ricevere Paxlovid, ma se i ceppi del virus SARS-CoV-2 sviluppino o meno resistenza al farmaco man mano che diventa più ampiamente utilizzato.

 

«Se si sviluppa poca resistenza, i medici possono utilizzare ampiamente il medicinale. Ma se c’è un rischio di resistenza, probabilmente lo terranno in riserva per i pazienti a rischio più elevato».

 

 

 

 

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Farmaci

La Polonia inizia a distribuire pillole di iodio per paura della centrale nucleare di Zaporiggia

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La Polonia ha avviato un programma di distribuzione di pastiglie di iodio ai soccorritori e ai primi soccorritori, a cominciare dai vigili del fuoco regionali (i quali a loro volta possono distribuirle alla popolazione generale) in caso di un possibile disastro radioattivo presso la più grande centrale nucleare d’Europa.

 

Un viceministro polacco ha annunciato per la prima volta il piano giovedì, avvertendo della possibilità di una pericolosa esposizione radioattiva in mezzo ai continui combattimenti nella non troppo distante centrale nucleare di Zaporiggia.

 

«Dopo che la stampa ha riferito di battaglie vicino alla centrale nucleare di Zaporiggia, abbiamo deciso (…) in anticipo di intraprendere un’azione protettiva con la distribuzione dello iodio », ha detto il viceministro Blazej Pobozy in una trasmissione radiofonica nazionale polacca. «Vorrei rassicurare tutti i cittadini che si tratta di azioni di routine e preventive che devono proteggerci in caso di una situazione che (…) spero non accada».

 

Entrambe le parti hanno continuato a incolpare l’altra per il deterioramento delle condizioni operative, che all’inizio del mese ha indotto gli operatori dell’impianto a togliere dalla rete un sesto reattore per abbondanza di cautela mentre una linea elettrica veniva ripristinata dopo l’incendio.

 

All’inizio di questo mese, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva dichiarato che «a causa della provocazione russa, l’impianto di Zaporizhzhya è a un passo da un disastro radioattivo».

 

I russi al contrario incolpano Kiev di voler cercare l’incidente nucleare come casus belli che trascini nel conflitto altri Paesi, così da scatenare, tecnicamente, la Terza Guerra Mondiale. I servizi russi dell’FSB hanno altresì dichiarato che anche centrali nucleari in territorio russo avrebbero subito sabotaggi.

 

Un paio di funzionari dell’AIEA – l’organismo di  vigilanza nucleare delle Nazioni Unite – sono ancora presenti nella centrale,e parlano di piani di attuazione per stabilire una «zona di sicurezza e protezione nucleare» intorno all’impianto.

 

Le compresse di iodio possono aiutare a proteggere dalle condizioni associate all’esposizione radioattiva come il cancro alla tiroide.

 

A fine marzo fa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia si era lanciato, nella sua consueta conferenza stampa, in una serie di raccomandazioni ai cittadini riguardo il pericolo radiazioni, dove discuteva anche delle pastiglio di iodio con l’intento di tranquillizzare i cittadini Veneti in caso di pericolo nucleare. Tuttavia, come scrisse La Stampa, l’effetto ottenuto è stato «più comico (…) ma anche preoccupante».

 

Il 19 aprile, sul sito web del ministero russo per le emergenze era apparso un messaggio che sembrava innescare l’allerta nucleare per la popolazione: il messaggio avvisava i cittadini di un attacco nucleare di rappresaglia NATO che sarebbe avvenuto  intorno alla Pasqua ortodossa (il 24 aprile). Si sarebbe trattata di un’incursione di hacker antirussi. Tra le varie raccomandazione, vi sarebbe stata anche l’assunzione di iodio.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche a Zaporiggia si sta tenendo il referendum di annessione alla Russia.

 

La Polonia si sta preparando, oltre che al possibile inverno nucleare, anche all’inverno tout court, con le autorità a raccomandare ai cittadini di raccogliere legna per scaldarsi e file chilometriche per acquistare carbone.

 

 

 

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Farmaci

Sri Lanka, piano di emergenza del governo per la mancanza di farmaci

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Alcuni ospedali hanno scorte solo per qualche giorno. Le importazioni sono rallentate a causa della crisi economica e dalla mancanza di carburante, che ha colpito la distribuzione alle strutture sanitarie rurali. Le scorte in eccesso verranno raccolte dal governo e ridistribuite in base alle necessità.

 

 

I responsabili sanitari nazionali stanno cercando di elaborare piani di emergenza per affrontare una carenza di farmaci causata dall’attuale crisi economica. Alcuni ospedali hanno a disposizione solo scorte di pochi giorni di medicinali salvavita.

 

Il ministero della Salute «ha deciso di creare un meccanismo in base al quale i farmaci delle scorte di riserva nelle unità sanitarie primarie e negli ospedali regionali saranno portati in un’unità centrale e distribuiti sulla base di una valutazione del bisogno», hanno riferito fonti di AsiaNews.

 

Secondo i funzionari locali l’attuale carenza «è stata determinata da un’interruzione delle catene di approvvigionamento e delle reti di distribuzione», tra cui «ritardi nell’apertura delle lettere di credito» dopo la crisi dei cambi che da mesi sta devastando l’economia nazionale.

 

«Il dicastero della Salute non è stato in grado di effettuare ordini per le importazioni regolari come prima della crisi economica», hanno continuato le fonti. Oltre alla crisi valutaria, la mancanza di carburante ha rallentato la rete di distribuzione, colpendo soprattutto gli ospedali delle aree rurali.

 

La Government Medical Officers Association (GMOA) ha sottolineato che «c’è una grave carenza di medicinali, tra cui lo sciroppo antibiotico per i bambini, e attrezzature necessarie per la cura degli occhi e dei pazienti oncologici».

 

Anche i farmaci per l’anestesia necessari per gli interventi chirurgici scarseggiano, costringendo i medici a rimandare gli interventi. La scorsa settimana il GMOA ha incontrato il presidente Ranil Wickremasinghe per dare una propria opinione riguardo alla crisi.

 

In base alla valutazione del GMOA , sono cinque gli attori che si occupano della gestione e della distribuzione dei farmaci e delle attrezzature sanitarie all’interno del Paese: il ministero della Salute, la Divisione per le forniture mediche e il sistema ospedaliero online, la State Pharmaceutical Corporation (SPC) che gestisce l’importazione dei farmaci, la State Pharmaceutical Manufacturing Corporation (SPMC) e l’Agenzia regolatoria nazionale per le medicine (NMRA). C’è una «mancanza di coordinamento tra queste parti interessate», ha commentato la GMOA, e di conseguenza, «si verificano problemi e ritardi nell’acquisto dei farmaci».

 

Un funzionario sanitario ha spiegato che «sono state presentate alcune proposte ed è stato chiesto al governo di condurre una verifica e di mantenere un sistema online sull’utilizzo dei farmaci. Se ci fosse un meccanismo per controllare quante medicine vengono distribuite nel Paese e quante scorte ci sono, potremmo affrontare il problema».

 

Negli ospedali di Kandy, Balangoda e Badulla, invece, non si è ancora verificata una carenza di farmaci, per cui il governo ha chiesto che venga consegnata una parte delle loro scorte: «Abbiamo scorte di riserva sufficienti per tre mesi. Stiamo restituendo la maggior parte dei farmaci in eccesso, soprattutto antibiotici e paracetamolo, mantenendo una quantità sufficiente a soddisfare le nostre esigenze per un mese», hanno spiegato ad AsiaNews alcuni responsabili sanitari.

 

Nel caso dell’ospedale di Puttalam-Marawila, la struttura ha riconsegnato però al governo centrale alcune medicine anche se aveva registrato una carenza di antibiotici orali per i bambini. I medici del Colombo National Hospital hanno iniziato invece a limitare l’uso di paracetamolo e di materiale chirurgico come guanti, camici, mascherine, siringhe e garze.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Epidemie

Ivermectina, un nuovo studio trova un’efficacia del 92% nell’impedire la morte da COVID

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Un ampio studio sull’impatto dell’uso dell’ivermectina come profilassi per COVID-19 ha rilevato che i consumatori regolari del farmaco hanno sperimentato una riduzione della mortalità fino al 92% rispetto a coloro che non assumevano il farmaco premio Nobel.

 

Il ricercatore medico brasiliano Flavio A. Cadegiani ha anticipato su Twitter che il suo studio e d’origine ha mostrato un «effetto dose-risposta», cioè che «più ne usavi, più protezione avevi».

 

Il dottor Cadegiani ha osservato che le persone che usano ivermectina regolarmente ogni 15 giorni per almeno sei-otto settimane hanno avuto una riduzione della mortalità fino al 92%.

 

Come riportato da Renovatio 21, tra 2021 e 2022 il Cadegiani aveva condotto un precedente studio sul farmaco che ha valutato se il suo uso potesse avere un impatto sui tassi di infezione e mortalità da COVID-19.

 

Gli appelli degli scienziati a favore dell’uso dell’ivermetcina sono stati molteplici. L’epidemiologo Harvey Risch della Yale Medical School è stato tra scienziati e medici che avevano affermato in una testimonianza del Senato USA che migliaia di vite avrebbero potuto essere salvate se trattamenti come l’ivermectina e l’idrossiclorochina non fossero stati soppressi.

 

Tuttavia, la contrarietà dell’establishment fu totale, fino al grottesco caso dell’ente regolatore del farmaco americano, l’FDA, che insultò via Twitter coloro che assumevano il medicinale, definendolo «sverminatore di cavalli». Seguì una fake news secondo cui alcuni ospedali americani non potevano curare i feriti da arma da fuoco a causa del pronto soccorso intasato da persone che stavano male a causa dell’assunzione dell’ivermectina. La bufala fu scoperta, ma non prima che fosse condivisa da tutti i maggiori network TV del Paese.

 

Durante la pandemia, Twitter e altre piattaforme di social media hanno censurato la menzione positiva di ivermectina e idrossiclorochina nonostante le innumerevoli testimonianze e le dozzine di studi in tutto il mondo che dimostrano l’efficacia dei farmaci nel trattamento del COVID-19.

 

Per capire la magnitudine dell’insabbiamento riguardo l’ivermectina, Renovatio 21 ha condiviso un breve video inglese sottotitolato in italiano, di cui consigliamo la visione. La censura ha colpito anche il popolarissimo podcaster Joe Rogan.

 

Tuttavia, giudici e senati di stati americani hanno portato per legge la sanità alla possibilità di somministrare il farmaco ai pazienti.

 

Tutto questo mentre si registravano casi come quello di città del Messico, dove le morti per COVID sono crollate dopo la somministrazione massiva di ivermectina alla popolazione.

 

Come ha avuto a dire il dottor McCullough su vaccinazioni obbligatorie e probizione dell’ivermectina, potrebbe trattarsi di una «collusione globale» per «causare tutti i danni e le morti possibili».

 

 

 

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