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Economia

Ezra Pound, Poesia contro Usura

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Maggio 1945: in una località presso Pisa, un uomo viene rinchiuso settimane in una gabbia d’acciaio delle dimensioni di 1,8 x 1,8 metri, una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal caldo dei giorno e dal freddo della notte. La gabbia è anche  illuminata di notte dai riflettori. Le sbarre, inoltre, sono state avvolte da filo spinato come ulteriore elemento di sicurezza nei confronti di eventuali tentativi di evasione del  prigioniero.

 

Ma chi è l’uomo che vi sta rinchiuso, dormendo sul pavimento di cemento?  È un uomo di sessant’anni, americano, di nome Ezra Pound. Non è un pericoloso criminale, ma un gigante della cultura, uno scrittore che ha segnato la storia della letteratura.

 

Per quale motivo Pound si trovava in quel campo, in quelle condizioni disumane? Per un reato di opinione. L’americano da anni trapiantato in Italia aveva avuto modo di apprezzare il Fascismo. In particolare, i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e una politica economica di ricerca di una terza via alternativa al liberismo capitalista e al collettivismo comunista. Nel 1935 aveva scritto un libro, Jefferson e/o Mussolini,  in cui dava un’interpretazione liberale e artistica del primo ministro italiano, paragonato al terzo presidente degli Stati Uniti d’America e definito l’erede della politica agraria e populista di Jefferson.

 

Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società

Ma com’era finito Pound anni prima in Europa e in Italia? Inseguendo il sogno di quella cultura medievale che aveva studiato a Filadelfia, all’università. Era affascinato dalla letteratura cortese e dal Dolce Stil Novo, ed era stato in Francia e in Italia. Poi la sua passione per la pittura Preraffaellita lo aveva portato a Londra, e qui si era fermato.

 

Negli anni antecedenti la Prima guerra mondiale, Pound fu tra i principali promotori dell’Imagismo e del Vorticismo, due correnti artistiche estremamente innovative.

 

In seguito, insieme a Thomas Stearns  Eliot, fu tra i principali esponenti del Modernismo, un movimento letterario che si proponeva la ricerca di nuove tecniche narrative e poetiche che rinnovassero il romanzo e la poesia ottocentesca di derivazione romantica, con una forte attenzione alla mitologia, all’antropologia, alla storia delle religioni e con una ricerca di un linguaggio preciso e oggettivo che attingesse anche alla lingua parlata.

 

Inevitabile che a tale movimento aderisse anche un personaggio come James Joyce, che divenne amico di Pound e che a lui fu debitore della pubblicazione dell’Ulisse.

 

Pound era un americano, ma rivolse il suo sguardo alla vecchia Europa. Trascorse gran parte della sua vita in Italia, dopo aver soggiornato a Londra e a Parigi. Era nato al tramonto del XIX secolo, nel 1885, in un’America profonda, quasi di frontiera,  nell’Idaho.

 

La conclusione della Prima guerra mondiale, con la distruzione di antichi imperi come quello asburgico e l’emergere di nuovi Stati nazionali e di altrettanti nuovi nazionalismi, lasciò l’Europa in una condizione di grave crisi.

 

Il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista

Per molti intellettuali fu sempre più chiaro che il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista.

 

Molti artisti decisero di cavalcare decisamente l’onda rivoluzionaria: dalla Francia alla Germania fino all’Inghilterra, i primi a intuire che il vecchio mondo borghese e romantico dell’Ottocento era finito, furono gli artisti e gli scrittori delle avanguardie. Futuristi, cubisti, espressionisti, dadaisti, costruttivisti, tutti accomunati dal furore iconoclasta di una rivolta totalizzante che avrebbe spazzato via le certezze del passato.

 

Ezra Pound si unì in un primo tempo a questi innovatori dell’immaginazione, dall’espressionista Gottfried Benn, al vorticista Wyndham Lewis, forti della loro carica di vitalismo, irrazionalità, giovanilismo.

 

Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici

Qualcuno, invece, come T.S. Eliot, autentico conservatore che non aveva subito il fascino oscuro dei totalitarismi, e che aveva visto nel Cristianesimo la sola, vera risposta alle domande del cuore dell’uomo, scelse di essere un testimone lucido e solitario, mentre il suo sogno di restaurare una società tradizionale con il passare del tempo si infrangeva di fronte all’inarrestabile evoluzione del progresso e della massificazione.

 

In quegli anni, Pound iniziò l’amicizia Eliot, il quale disse poi che l’amico gli aveva davvero cambiato la vita. I suoi incoraggiamenti, la sua stima, il suo intelligente lavoro di editing avevano portato alla pubblicazione della Terra desolata, che gli aveva spalancato le porte della gloria letteraria.

 

Dal canto suo, Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società.

 

Per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale

I Cantos dovevano essere per l’America e per la Modernità quello che era stata la Divina Commedia per l’Europa. Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici.

 

E se per l’America desiderava questa scoperta, questo ricollegarsi alle proprie radici classiche europee, per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale. Forse era troppo ambizioso, o forse era un sognatore, ma Pound ci ha lasciato nella sua opera queste visioni, queste speranze. Non illusioni: sapeva bene che il nostro mondo è segnato dal male, dalla Caduta, che non può più essere un Paradiso Terrestre.

 

Proprio per questo si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo. Per certi versi, il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro».

Si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo

 

Il Pound saggista fu sicuramente un autore di grande interesse, ma fu nella poesia che raggiunse vette elevatissime di pensiero. Perfino le sue visioni politiche e economiche trovano un’espressione compiuta nei versi poetici. Come ad esempio nei Canti Pisani:

 

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala! Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala. (…)
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro»

 

C’è, nelle pagine di Pound, l’eco di un’epica religiosa. Nato nella tradizione protestante puritana degli Stati Uniti, Pound aveva avuto però modo di incontrare il Cattolicesimo, in particolare nei tanti anni trascorsi in Italia. Era proprio il cattolicesimo italiano ad affascinarlo, più che quello americano, portato dagli emigrati, o quello delle Isole Britanniche. Scherzando (ma forse non troppo) asseriva che nel cattolicesimo italiano c’erano degli elementi arcaici, pagani, che lo incuriosivano.

 

E poi c’era la grande costruzione della Civitas Christiana medievale che suscitava la sua ammirazione, perfino la sua commozione. Rimase sempre in lui tuttavia uno spirito sincretistico, che lo portò a interessarsi delle religioni dell’Oriente, in particolare il Confucianesimo. Era il segno di un animo inquieto, curioso, mai sazio di conoscenza. Un vero cuore inquieto agostiniano.

 

Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo

Negli anni 1930 Ezra Pound rivolse i suoi interessi sempre più alla politica e all’economia, pubblicando un pamphlet dal titolo ABC dell’economia. Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo.

 

Ancora una volta, oltre le teorie, pur validamente esposte, fu con la poesia che Pound scolpì il suo pensiero. Un vero capolavoro fu la lirica Con usura.

 

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia 
per istoriarne la facciata,

Con usura 
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 

con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 
harpes et luz 
e l’Annunciazione dell’Angelo 
con le aureole sbalzate,
con usura 
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte 
in casa ma per vendere e vendere 
presto e con profitto, peccato contro natura, 
il tuo pane sarà staccio vieto 
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto, 

CON USURA 
la lana non giunge al mercato 

falsa i confini, con usura 
nessuno trova residenza amena. 
Si priva lo scalpellino della pietra, 
il tessitore del telaio 
CON USURA 
la lana non giunge al mercato 
e le pecore non rendono 
peggio della peste è l’usura, spunta 
l’ago in mano alle fanciulle 
e confonde chi fila.
Pietro Lombardo non si fe’ con usura 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 
né fu ‘La Calunnia’ dipinta con usura. 
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis, 
nessuna chiesa di pietra viva firmata : ‘Adamo me fecit’. 
Con usura non sorsero 
Saint Trophine e Saint Hilaire, 
usura arrugginisce il cesello 
arrugginisce arte ed artigiano 
tarla la tela nel telaio, nessuno 

CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; 
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama 
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling 
usura soffoca il figlio nel ventre 
arresta il giovane amante 
cede il letto a vecchi decrepiti, 
si frappone tra giovani sposi 
CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

 

Il sogno di Pound tramontò nel 1945. Sebbene vivesse da anni in Italia, era sempre rimasto orgogliosamente un cittadino americano, ma il suo Paese (o per meglio dire le istituzioni americane) non gli perdonarono la simpatia e  la stima che aveva manifestato nei confronti del regime mussoliniano con scritti e discorsi. Venne accusato di tradimento e rinchiuso in un campo di concentramento.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo

Lui, che aveva tenuto delle trasmissioni radiofoniche, chiese di poterne tenere ancora una, dal titolo  Ashes of Europe Calling (Chiamata dalle ceneri d’Europa), in cui raccomandava la pace con il Giappone,  l’istituzione di uno Stato ebraico in Palestina, e la clemenza verso la Germania. La richiesta fu respinta e il testo fu inviato all’FBI.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo.

 

Fu internato per tredici anni nel manicomio di St. Elizabeth’s a Washington. Uscito da lì,  Pound decise di lasciare per sempre gli Stati Uniti e scelse come meta del suo esilio l’Italia, un Paese dove aveva soggiornato a lungo e che amava profondamente, e dove morì nel 1972, a Venezia.

 

Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta

In Italia ritrovò anche la figlia Mary, avuta dalla lunga relazione con Olga Rudge. Mary fu preziosa collaboratrice del padre, e lo ospitò a lungo nel Castello di Brunnenburg, presso Merano, in Sud Tirolo, un pezzo storico di terra austriaca che il nazionalismo italiano aveva strappato nel 1919 alla Madre Patria. Il castello apparteneva al grande egittologo Boris de Rachewiltz, il marito di Mary.  Fu in questo luogo incantato che Pound trascorse in pace gli ultimi anni della sua esistenza. Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

 

Articolo precedemente apparso su Ricognizioni, e pubblicato su gentile concessione dell’autore.

 

 

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Economia

Parlamentare tedesca spinge per il rimpatrio dell’oro dagli Stati Uniti

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Berlino dovrebbe far rientrare le proprie riserve auree conservate negli Stati Uniti, ha sostenuto venerdì un deputato tedesco in un’intervista rilasciata al Der Spiegel, indicando come motivazione principale le preoccupazioni per le politiche «imprevedibili» del presidente statunitense Donald Trump.

 

Marie-Agnes Strack-Zimmermann, esponente del Partito Liberale Democratico (FDP), ha spiegato che il rimpatrio delle riserve contribuirebbe a diminuire il rischio strategico in un periodo di crescente instabilità globale.

 

Negli ultimi quattro anni il valore dell’oro è schizzato alle stelle, registrando un incremento di quasi il 70% solo nel 2025, spinto dalla massiccia acquisizione da parte delle banche centrali, dalle ansie inflazionistiche e dalle tensioni geopolitiche in corso. Questa settimana i contratti future sull’oro hanno segnato un nuovo record storico, superando i 4.860 dollari l’oncia, a seguito delle recenti minacce di dazi pronunciate da Trump contro i Paesi europei contrari al suo progetto di acquisizione della Groenlandia, minacce in seguito parzialmente ritrattate.

 

«In un contesto di crescenti incertezze a livello mondiale e di politiche statunitensi imprevedibili sotto la presidenza Trump, non è più sostenibile che circa il 37% delle riserve auree tedesche, pari a oltre 1.230 tonnellate, rimanga custodito a New York», ha dichiarato Strack-Zimmermann.

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La Bundesbank mantiene attualmente 1.236 tonnellate d’oro, per un controvalore di 178 miliardi di dollari, presso la Federal Reserve di New York. Per decenni una parte considerevole delle riserve tedesche è stata depositata all’estero per ragioni storiche e legate alle condizioni di mercato.

 

Strack-Zimmermann ha precisato che tale intesa poteva risultare logica durante la Guerra Fredda, ma appare ormai inadeguata allo scenario geopolitico attuale. La «semplice fiducia» nei «partner transatlantici» non può più essere considerata un sostituto adeguato della piena sovranità in ambito economico e di sicurezza, ha argomentato.

 

Fin dal periodo del miracolo economico post-bellico la Germania ha custodito parte delle sue riserve all’estero; tra il 2013 e il 2017 ha proceduto a un parziale rimpatrio dell’oro da Nuova York e Parigi. Oggi circa la metà delle riserve è conservata in territorio nazionale, mentre la quota restante si trova a New York e Londra.

 

La forte domanda di oro da parte delle banche centrali di tutto il mondo ha rappresentato uno dei principali motori della corsa al rialzo dei prezzi, con i Paesi che cercano di proteggersi dalla svalutazione monetaria e da altre incertezze.

 

Secondo un recente articolo di Bloomberg, l’incremento delle riserve auree russe ha compensato in misura rilevante il valore degli asset congelati dall’Occidente, Stati Uniti inclusi, generando un plusvalore stimato di circa 216 miliardi di dollari da febbraio 2022.

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Economia

Orban avverte: il debito ucraino da 1,5 trilioni di dollari è una «bomba atomica»

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I leader dell’UE faranno sprofondare ancora di più gli Stati membri nel debito se appoggeranno programmi per un valore di 1,5 trilioni di dollari destinati a coprire le spese dell’Ucraina, ha ammonito venerdì il primo ministro ungherese Viktor Orban.   Durante una conferenza stampa a Bruxelles, Orbán ha rivelato di aver ricevuto un documento interno dell’UE che non può rendere pubblico. Secondo il premier magiaro, il contenuto di quel documento equivale ad approvare ulteriori spese per l’Ucraina e lo ha colpito «come una bomba atomica nel petto».   «C’è una richiesta ucraina che l’UE stanzia 800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, e un documento che afferma che è una buona idea», ha dichiarato Orban. Ha precisato inoltre che tale somma è destinata alla ricostruzione e non comprende i 700 miliardi di dollari che Kiev richiede per le spese militari.

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Secondo le informazioni circolate, questa settimana Stati Uniti, Unione Europea e Ucraina avrebbero dovuto firmare un piano di ricostruzione da 800 miliardi di dollari al World Economic Forum di Davos. Tuttavia l’evento è stato messo in ombra dalla proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di acquisire la Groenlandia e dalla creazione del suo «Board of Peace».   A quanto riferito, l’accordo sulla ricostruzione è stato posticipato, inducendo il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ad annullare inizialmente il viaggio a Davos, per poi decidere di recarvisi comunque dopo che Trump aveva annunciato un prossimo incontro tra i due.   Orban, da sempre critico verso la linea dell’UE sull’Ucraina, ha dichiarato di attendersi che Bruxelles negozi con Kiev per ridurre i suoi impegni finanziari. Ha inoltre escluso categoricamente l’ipotesi di un’adesione dell’Ucraina all’UE entro il 2027, sostenendo che nessun parlamento ungherese approverà tale adesione «nei prossimi cento anni».   L’anno scorso Bruxelles e alcuni Stati membri dell’UE avevano insistito per destinare i beni sovrani russi congelati al finanziamento dell’Ucraina. Dopo che il Belgio e altri Paesi scettici hanno bloccato il cosiddetto «prestito di riparazione» per i rischi legali connessi, l’UE ha deciso di indebitarsi per 90 miliardi di euro attingendo al bilancio comune.   Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno scelto di non partecipare a tale meccanismo.

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L’UE congela l’accordo commerciale con gli Stati Uniti a causa delle minacce di Trump

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Il Parlamento Europeo ha bloccato l’iter di approvazione dello storico accordo commerciale e tariffario tra Unione Europea e Stati Uniti, motivando la decisione con le «continue e crescenti minacce» lanciate dal presidente statunitense Donald Trump contro l’UE, tra cui il suo progetto di annettere la Groenlandia.

 

«Di fronte alle minacce persistenti e sempre più gravi – comprese quelle tariffarie – dirette contro la Groenlandia, la Danimarca e i loro alleati europei, non ci è rimasta altra scelta se non sospendere i lavori» sull’accordo, ha dichiarato mercoledì Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo.

 

«La nostra sovranità e la nostra integrità territoriale sono in gioco», ha scritto in un successivo post su X. «È impossibile proseguire come se nulla fosse».

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L’intesa era stata siglata a luglio da Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: l’accordo fissa un tetto del 15% sui dazi applicati dalla maggior parte delle merci europee in ingresso negli Stati Uniti – aliquota inferiore a quella riservata alla gran parte dei partner commerciali americani. In cambio, l’UE ha eliminato i dazi su alcune importazioni agricole e industriali statunitensi e si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti e ad acquistare energia americana per un valore di 750 miliardi di dollari.

 

L’accordo era generalmente ritenuto vantaggioso per Washington e i deputati europei si preparavano a votare gli emendamenti nei giorni successivi. Tuttavia, l’acuirsi della disputa tra Washington e Bruxelles sulla Groenlandia ha reso incerta la ratifica. La scorsa settimana Trump ha annunciato l’applicazione di un dazio aggiuntivo del 10% su otto Paesi europei della NATO contrari al suo piano di acquisizione della Groenlandia, avvertendo che la misura salirà al 25% qualora non si raggiunga un’intesa sul territorio entro giugno.

 

La Danimarca ha ribadito più volte che non cederà il controllo della Groenlandia, mentre Trump ha promesso di ottenerla «nel modo più facile» o «nel modo più difficile».

 

Come riportato da Renovatio 21, nel discorso pronunciato mercoledì al World Economic Forum di Davos, il presidente statunitense ha definito la Groenlandia «nostro territorio» e ha invitato Copenaghen ad avviare «negoziati immediati» per trasferirne la sovranità a Washington.

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