Militaria
Ex generale NATO: l’Occidente deve negoziare con la Russia, altrimenti l’Ucraina subirà una «catastrofica sconfitta militare»
Il generale tedesco in pensione Harald Kujat, rispettato ex presidente del Comitato militare della NATO (2002-2005) ed ex capo di stato maggiore della Bundeswehr (2000-2005), ha espresso il suo disappunto in un’intervista del 2 maggio pubblicata su Preußische Allgemeine Zeitung riguardo al fatto che il cancelliere Olaf Scholz, durante il suo viaggio in Cina dal 16 al 18 aprile, non ha sostenuto il piano di pace cinese in Ucraina del 24 febbraio 2023.
«Avevamo sperato che il Cancelliere riprendesse l’iniziativa cinese di un anno fa e sostenesse Pechino in questa iniziativa» ha dichiarato il generale Kujat, spiegando che «nell’Unione Europea e nella NATO, il cancelliere dovrebbe prendere l’iniziativa e lottare per un ragionevole equilibrio di interessi tra le parti in conflitto, che in ultima analisi serve anche i nostri interessi e quelli di tutti gli europei».
«Il tempo sta finendo. Una catastrofica sconfitta militare per l’Ucraina può essere evitata solo se le ostilità cessano al più presto possibile e se si avviano negoziati di pace tra i due Stati belligeranti. Chiunque voglia salvare l’Ucraina deve intraprendere questa strada con risolutezza e fermezza».
«Perché, se guardi la situazione in modo imparziale, ti renderai presto conto che c’è solo una via per la sopravvivenza dell’Ucraina e per un futuro per il popolo ucraino: porre fine a questa guerra il più rapidamente possibile attraverso una soluzione politica» ha detto l’ex alto funzionario militare NATO.
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«Tuttavia, chi vuole proseguire sulla strada attuale deve sapere che si carica di un senso di colpa inaccettabilmente grande. E dovrebbe essere pronto a dire al popolo ucraino quali ulteriori perdite di vite umane e quale livello di distruzione del Paese imporrà loro per raggiungere obiettivi politici che non sono realizzabili».
La linea del Kujat sulla guerra ucraina è oramai risaputa.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa in un’intervista del 21 marzo alla radio Berlino-Brandeburgo (RBB), il generale tedesco aveva definito un’«assoluta assurdità» l’idea che l’Ucraina sarebbe in grado, solo con più munizioni, di respingere le truppe di Mosca, aggiungendo per soprammercato che le forze armate russe sono «più forti che negli anni ’80».
La scorsa estate il generale aveva messo in guardia dalla minaccia di guerra se la Germania dovesse soccombere alle pressioni NATO e consegnare missili da crociera Taurus all’Ucraina.
Come riportato da Renovatio 21, il nome del generale Kujat appariva in un appello di inizio anno da parte di generali tedeschi che si opponevano alla fornitura di carrarmati Leopard all’Ucraina.
Kujat è stato ispettore generale della Bundeswehr nel 2000-2002 e ha concluso la sua carriera militare come presidente del comitato militare della NATO nel 2002-2005.
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Immagine di NATO North Atlantic Treaty Organization via Flickr pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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Putin non esclude di colpire l’industria militare britannica
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La Germania vende ad Israele 800 milioni di euro in armi
Tra gennaio e giugno il governo tedesco ha approvato esportazioni di armi verso Israele per quasi 800 milioni di euro . La somma è già quattro volte superiore al valore totale autorizzato da Berlino lo scorso anno. Lo riporta Der Spiegel, che cita una risposta del governo a un’interrogazione parlamentare,
Secondo il governo germanico, circa un quinto delle esportazioni era legato alla cooperazione tra l’industria della difesa tedesca e quella israeliana, a benefizio delle forze armate tedesche. Poco più di due terzi del valore approvato è riconducibile all’INS Drakon, un sottomarino di classe Dolphin II lungo quasi 70 metri, costruito per Israele dal cantiere navale tedesco TKMS. Il sottomarino, in grado di rimanere immerso per settimane, ha lasciato Kiel martedì ed è presumibilmente diretto in Israele.
Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco, Berlino ha affermato che la parte restante comprendeva attrezzature non classificate come «armi da guerra», tra cui armi leggere, munizioni, esplosivi e droni.
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Il partito goscista Die Linke ha accusato Berlino di «smisura inaudita» in merito agli accordi. «Mentre il cancelliere Friedrich Merz si dichiarava presumibilmente indignato per le disumane dichiarazioni del ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, il suo governo federale proseguiva la cooperazione con un governo e un esercito accusati di genocidio dinanzi alla Corte penale internazionale, sostenendo la violenza dei coloni in Cisgiordania e continuando a occupare il Libano meridionale», ha affermato la deputata Lea Reisner.
Il controverso ministro israeliano ha dichiarato il mese scorso di considerare l’enclave «nostra» e ha esortato le Forze di Difesa Israeliane a compiere decine di «assassinii mirati» ogni notte, affermando che alcuni abitanti dell’enclave palestinese «non sono persone».
La legge tedesca sul controllo delle armi da guerra prevede che le licenze debbano essere «sempre negate» qualora le armi rischino di essere utilizzate in «atti che turbano la pace» o qualora gli obblighi della Germania ai sensi del diritto internazionale possano essere compromessi.
Come riportato da Renovatio 21, nell’agosto del 2025 Berlino aveva temporaneamente sospeso le esportazioni di armi verso Israele a causa dei piani dello Stato Giudaico di occupare Gaza, ma ha revocato le restrizioni a novembre dopo un cessate il fuoco con Hamas mediato dagli Stati Uniti. Da allora, le forze israeliane hanno continuato le operazioni a Gaza e contro Hezbollah in Libano, dove occupano ancora alcune zone del Sud.
Nel frattempo, la Germania sta ampliando la cooperazione militare con Israele. Mercoledì, la Marina tedesca ha annunciato di aver testato con successo un missile balistico israeliano nell’Atlantico settentrionale, con una gittata fino a 500 chilometri. La Germania non possiede missili balistici propri; i suoi sistemi missilistici a più lunga gittata sono i missili da crociera Taurus.
Il sostegno incondizionato della Germania a Israele, accusato di genocidio dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia in un caso presentato dal Sudafrica, è probabilmente costato a Berlino il sostegno internazionale, dato che a giugno non è riuscita ad ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza.
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Come riportato da Renovatio 21, a fine 2025 Berlino aveva annunciato la rimozione dell’esportazione di armi verso lo Stato Ebraico.
La sudditanza psicologica di Berlino ad Israele era stata descritta a chiare lettere dal presidente turco Receps Erdogan nel 2023 durante un’imbarazzante conferenza stampa congiunta con l’allora cancelliere Olaf Scholz: «Israele prende di mira ospedali, luoghi di culto e chiese? Sì, lo fa. Io, come musulmano, ne sono turbato (…) Parlo liberamente perché non dobbiamo nulla a Israele. Se fossimo in debito, non potremmo parlare così liberamente. Chi è indebitato non può parlare liberamente. Non abbiamo vissuto l’Olocausto e non ci troviamo in una situazione del genere».
Si tratta di un riferimento non troppo velato ad un argomento estremamente delicato per i tedeschi, ossia la loro incapacità di criticiare Israele a causa della strage degli ebrei durante il regime nazionalsocialista e nella Seconda Guerra Mondiale.
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Immagine di Helwin Scharn via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
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L’UE vuole che i risparmi dei cittadini finanzino il riarmo
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