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Ecco la «città dei missili» iraniana: immagini dalla base sotterranea dei Pasdarani

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Il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran – i cosiddetti Pasdaran – ha inaugurato una nuova base sotterranea, che si dice si trovi da qualche parte sulle coste meridionali del Paese.

 

Soprannominata «città missilistica», la struttura ospita decine di lanciamissili montati su camion, secondo un video pubblicato dall’esercito iraniano sabato.

 

Un video di due minuti mostra il comandante in capo dei Pasdarani, maggiore generale Hossein Salami, e il capo della forza navale, contrammiraglio Alireza Tangsiri, mentre ispezionano la rete sotterranea di tunnel dove sono posizionati i lanciamissili mobili.

 

Secondo Tangsiri, la base ospita i missili da crociera Qadr 380 dell’Iran, che possono essere schierati e lanciati in meno di cinque minuti. Questi missili hanno una gittata di oltre 1.000 chilometri e sono dotati di sistemi anti-jamming per contrastare la guerra elettronica, ha riferito l’agenzia di stampa IRNA.

 


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La struttura presentata sabato è la terza base di questo tipo in Iran, secondo l’IRNA. A metà gennaio, la Marina dei Pasdaran ha svelato un’altra base missilistica antinave sotterranea lungo la costa del Golfo Persico. Una struttura simile era stata precedentemente svelata dall’Aeronautica delle Guardia della Rivoluzione il 10 gennaio, anche se la sua posizione esatta non è stata rivelata.

 

Tehran ha affermato che il suo programma missilistico è un deterrente contro avversari come gli Stati Uniti e Israele. Durante l’ispezione di sabato, Salami ha affermato che la presentazione aveva lo scopo di impedire ai nemici di Teheran di fare “errori di calcolo” che potrebbero portare a gravi conseguenze.

 

All’inizio di gennaio, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha elogiato il programma missilistico del paese come fattore cruciale per scoraggiare le minacce straniere. «Ho detto molte volte e credo fermamente che se non fosse per le nostre capacità missilistiche, nessuno starebbe negoziando con noi», ha detto Araghchi all’epoca.

 

Araghchi ha sostenuto che gli Stati Uniti e i suoi alleati rispondono solo alla forza, e la potenza missilistica dell’Iran li costringe a impegnarsi diplomaticamente piuttosto che ricorrere alla forza. Le sue osservazioni sono seguite alle crescenti tensioni tra Israele e Iran, che hanno comportato una serie di attacchi a lungo raggio trai due Paesi lo scorso anno.

 

Come riportato da Renovatio 21, nei primi giorni di gennaio, quando ancora era in carica la passata amministrazione USA, era emerso che Biden aveva tenuto un incontro ad alto livello alcune settimane fa per discutere di una possibile azione militare contro gli impianti nucleari iraniani.

 

Il capo dell’ente atomico dell’ONU AIEA Rafael Grossi tre mesi fa ha dichiarato che i siti nucleari dell’Iran «non dovrebbero essere attaccati».

 

L’Iran due mesi fa aveva annunziato l’espansione del proprio programma nucleare.

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Immagine screenshot da YouTube

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La Francia si inquieta per il riarmo tedesco

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La Francia manifesta crescenti preoccupazioni per il rafforzamento militare della Germania, temendo che tale processo possa modificare l’equilibrio politico e militare in Europa e ridimensionare la propria influenza continentale. Lo riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al dossier.   La testata riferisce che Parigi osserva «con timore reverenziale e disagio» l’avvio da parte di Berlino di una campagna di riarmo definita «storica», con l’impegno a destinare oltre 500 miliardi di euro alla difesa entro il 2029. Per il solo 2026, il bilancio militare tedesco dovrebbe attestarsi intorno ai 109 miliardi di euro. Inoltre, la Germania ha allentato i vincoli di indebitamento, consentendole una velocità di riarmo che pochi altri Paesi europei potrebbero eguagliare a causa delle rigide regole fiscali vigenti.   Se da un lato la NATO ha salutato con favore i piani tedeschi, dall’altro in Francia prevale un sentimento ambivalente. Sebbene Parigi abbia a lungo sollecitato Berlino a farsi carico di maggiori responsabilità in ambito difensivo, quattro funzionari francesi hanno confidato a Bloomberg l’esistenza di «un generale malessere» riguardo alla crescente potenza militare tedesca e alle ricadute politiche che ne conseguono.

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«La Francia si trova in una situazione fragile e il fatto che la Germania si stia impegnando con tanta determinazione creerà ovviamente una dinamica che potrebbe lasciarci ai margini della strada», ha dichiarato all’agenzia il deputato francese Francois-Xavier Bellamy.   Le tensioni si manifestano anche nei progetti di difesa congiunti: la Francia si sente emarginata dall’iniziativa tedesca European Sky Shield per la difesa missilistica e dalla scelta di Berlino di acquistare caccia F-35 di produzione statunitense invece di velivoli europei. Inoltre, il programma comune per un caccia di sesta generazione rischia di naufragare a causa di prolungate dispute tra industrie francesi e tedesche sulla ripartizione delle quote di produzione.   A incrementare il disagio contribuisce anche l’evoluzione politica interna tedesca: secondo un sondaggio INSA di dicembre, la destra euroscettica di Alternativa per la Germania (AfD) raccoglie circa il 26% dei consensi.   Come riportato da Renovatio 21, nelle scorse settimane la Germania amplia la definizione di conflitto militare considerando le azioni ibride – quali cyberattacchi e campagne di disinformazione – come fasi preparatorie che possono condurre a un conflitto militare aperto.   Il livello di preparazione della Germania alla guerra è tale che mesi fa è stato riportato che il ministero degli Interni tedesco sta consigliando alle scuole di preparare i bambini alle crisi e alla guerra. Politici e giornali dell’establishment parlano ripetutamente di coscrizione militare dei giovani.   Un anno fa il Militärischer Abschirmdienst (MAD) –il servizio di controspionaggio militare tedesco (MAD) potrebbero presto essere concessi ulteriori poteri per proteggersi dalle infiltrazioni di presunti nemici, in particolare la Russia.

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Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni in Germania scenari di guerra drammatici vengono ciclicamente fatti filtrare alla stampa nazionale.   Truppe tedesche sono schierate da mesi sul fronte orientale per combattere la Russia, come non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale.   Come riportato da Renovatio 21, la ri-militarizzazione tedesca – un’idea che va contro la stessa idea dietro la NATO: tenere gli americani dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto – è oramai un fatto indisputabile, con la Grundgesetz (la «legge base», cioè la Costituzione) cambiata dal Bundestag per aumentare il tetto della spesa militare.   A spingere per la guerra, e perfino per la dotazione di armi atomiche europee, sono i socialisti dell’SPD, così come i verdi – partiti che erano conosciuti in passato per il loro pacifismo più o meno moderato. Il Merz ha dichiarato di non volere dotare la Germania di armi atomiche (una possibilità recentemente ventilata per qualche ragione, sia pure come pure ipotesi, anche dall’ente atomico ONU, l’AIEA), tuttavia il parlamentare democristiano gay Jens Spahn due settimane fa ha dichiarato la necessità di chiedere l’accesso alle testate termonucleari di Francia e Gran Bretagna.  

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Immagine di Lupus in Saxonia via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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I russi dicono di aver abbattuto un F-16 in Ucraina

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Un comandante russo ha affermato che la sua batteria di difesa aerea S-300 ha abbattuto un caccia F-16 di produzione statunitense in servizio con l’Ucraina.

 

In un’intervista trasmessa domenica sul canale Russia 1 TV, il comandante, noto con il nominativo di chiamata «Sever» («Nord»), ha dichiarato al celebre giornalista TV Vladimir Solovjov che l’aereo fornito dagli Stati Uniti rappresentava «l’obiettivo più interessante» mai incontrato dalla sua unità.

 

Il militare ha precisato che la batteria ha lanciato due missili contro l’F-16: il primo ha danneggiato l’aereo, mentre il secondo ha «dato il colpo finale».

 

«Ci è voluto molto tempo per preparare quest’operazione. La stavamo monitorando e anticipando. Il nemico si vantava che questi aerei fossero indistruttibili. A quanto pare, cadono dal cielo proprio come tutti gli altri», ha detto Sever. Non ha indicato la data precisa dell’incidente.

 

L’Ucraina ha iniziato a ricevere gli F-16 ad agosto 2024 e, da allora, ha confermato la perdita di quattro velivoli in combattimento.

 

Secondo quanto riportato dalla testata statunitense Business Insider, Kiev ha ufficialmente ricevuto 44 dei 87 jet promessi dai suoi sostenitori europei.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa si ebbe il primo F-16 abbattuto in Ucraina.

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Immagine di Noah Wulf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Israele pronto per un nuovo attacco terrestre su Gaza

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Israele ha predisposto piani per una nuova operazione terrestre in alcune aree di Gaza attualmente controllate dal gruppo armato palestinese Hamas. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti.   La Striscia di Gaza risulta al momento divisa approssimativamente al 50% tra le Forze di Difesa israeliane (IDF) e Hamas, in conformità con la roadmap di pace in 20 punti proposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tale piano prevede il disarmo completo dei combattenti palestinesi e il successivo ritiro israeliano dall’enclave di circa 365 chilometri quadrati.   È proprio la riluttanza di Hamas a rispettare l’impegno di deporre le armi che potrebbe spingere Gerusalemme a lanciare una nuova offensiva a Gaza, secondo quanto evidenziato dall’articolo pubblicato sabato.   Funzionari arabi intervistati dal WSJ hanno riferito che Hamas sarebbe disposta a cedere solo le armi pesanti, ma non quelle leggere. Le stime israeliane indicano che il gruppo dispone attualmente di circa 60.000 fucili.

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Lo scorso mese Hamas ha ribadito l’intenzione di mantenere il cessate il fuoco nonostante le «ripetute violazioni israeliane», insistendo tuttavia sul fatto che non consegnerà le armi «finché perdurerà l’occupazione».   Fonti arabe e israeliane hanno inoltre segnalato che il gruppo palestinese sta lavorando attivamente per ricostruire le proprie capacità militari, inclusa la riparazione di parti della rete di tunnel danneggiata durante il conflitto precedente. Hamas avrebbe inoltre ricevuto nuovi flussi finanziari per pagare gli stipendi ai propri combattenti.   I funzionari israeliani hanno precisato al WSJ che al momento non esistono piani immediati per un ingresso delle IDF nelle zone controllate da Hamas, poiché Gerusalemme è disposta ad attendere eventuali progressi nel piano di pace di Trump.   Il presidente statunitense ha dichiarato a fine dicembre che a Hamas verrà concesso «un periodo di tempo molto breve per disarmarsi» e che, in caso contrario, «pagherà le conseguenze».   Gerusalemme ha avviato l’operazione militare a Gaza nell’ottobre 2023 in risposta all’attacco mortale compiuto da Hamas nel sud di Israele, che causò la morte di circa 1.200 persone e il rapimento di oltre 250 ostaggi. Da allora, secondo le autorità sanitarie locali, oltre 71.000 palestinesi sono stati uccisi nell’enclave e più di 171.000 sono rimasti feriti.

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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
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