Connettiti con Renovato 21

Essere genitori

«Ecco i primi segni di discriminazione su mio figlio»: un padre ci scrive

Pubblicato

il

 

 

Un lettore di Renovatio 21, padre di un bimbo di sei anni, ci scrive della situazione che sta vivendo con la scuola elementare dopo le nuove norme – e quelle nuovissime, di cui nessuno, nemmeno gli istituti e le farmacie, sembrano rendersi conto.

 

«Ho un bimbo di sei anni. Lo mandiamo ad una scuola privata, perché, quando lo abbiamo iscritto, ritenuto che in quel particolare istituto sarebbe stato “scudato” da insegnamenti discutibili che vedevamo in tutte le scuole pubbliche – sto parlando di gender, “inclusività”, “affettività” etc. Non siamo scontenti della scelta. Tuttavia, l’esborso per la retta pesa non poco sul bilancio della famiglia».

 

«Nei giorni scorsi si è avuta la situazione per cui cinque bambini della classe di mio figlio sono risultati positivi. È così scattata la procedura secondo la nuova legge del governo: i bambini vaccinati (ricordiamo, si tratta di bambini di sei anni…) rimangono a scuola, i non vaccinati vanno in DAD. Già questa, consentitemi, è una bella discriminazione, e pure un’infrazione della privacy… è chiaro che chi è a casa non è stato artificialmente immunizzato».

«Sono sgomento. Posso dire che ho percepito nettamente che questo è l’inizio della discriminazione verso i nostri figli. E, lo dico a tutti, oggi come oggi non abbiamo nessun mezzo per proteggerli da essa»

 

Il genitore ci racconta come funziona la didattica a distanza.

 

«La DAD è, come sa ogni genitore, un disastro sotto ogni punto di vista. Costringe i genitori a stare a casa a fianco del bambino, con sacrificio delle ore di lavoro. C’è anche da dire che in molti casi, le lezioni si svolgono nel caos più totale, perché i bambini piccoli continuano a far rumore e a perdere l’attenzione: del resto, sono a casa loro, non a scuola. Nell’ibrido casa-scuola, molti bimbi si comportano, giustamente, come se fossero tra le mura domestiche, perché lo sono, con la particolarità di avere collegata tutta la classe. Abbiamo sopportato anche la DAD, pure ammirando la calma mantenuta dalla maestre».

 

«La procedura prevedeva quindi che, dopo 5 giorni, il bambino che vuole tornare in classe deve fare un tampone. La scuola, il giorno prima, ci manda un modulo per avere il tampone gratuito in farmacia. È lo stesso che abbiamo fatto giorni fa quando la scuola ci ha chiesto di testare la classe per capire se c’erano i cinque casi necessari per mandare tutti nel lockdown “splittato” vaccinati/non-vaccinati».

«La parte difficile è stata quando mio figlio, appena passati oltre, mi ha chiesto: “papà, perché non potevamo entrare? Papà, perché entravano tutti e noi no? Papà cosa è successo?” Non posso descrivervi l’amarezza che ho provato. E la vergogna»

 

La famiglia del lettore ha accettato anche questa.

 

«Siamo quindi andati in farmacia per fare il tampone, esibendo il documento debitamente compilato per avere il tampone gratuito previsto dalla scuola e dalle istituzioni sanitarie. In farmacia ci dicono tuttavia che quel modulo non è più valido dallo scorso giovedì. “Ora ci vuole la ricetta del medico con questo codice numero” ci dicono, indicando un numero messo su un cartello vicino alla casa. Ho chiesto loro come fosse possibile: ho stampato e compilato un documento della scuola arrivatomi poche ore prima. “È così. Pensi che a noi le autorità sanitarie hanno mandato la comunicazione per il giorno stesso, incredibile. Non ci è possibile quindi non farle pagare il tampone del bambino”. Tre persone di questo centro tamponi mi confermano la storia – peraltro tutti gentilissimi, e increduli quanto me. Io accetto anche questa: sono 15 euro, pazienza».

 

«Sulla chat dei genitori qualcuno fa notare il problema. Alcuni tuttavia dicono che da loro la farmacia ha accettato lo stesso. Altri dicono che no. Altri dicono di aver pagato il tampone del bambino 8 euro. Io, semplicemente, spengo la chat perché non ne voglio più sapere niente, il problema è risolto. Il labirinto della burocrazia finito. Quanto mi sbagliavo».

 

«La cosa più dura succede il mattino che ho portato a scuola mio figlio, un mattino piovoso. All’ingresso un signore dell’istituto ci ferma: “scusi, devo vedere il green pass… del bambino”. Io gli rispondo che è nel libretto assieme alla giustificazione, come le altre volte. Lui mi dice che invece deve controllarlo fuori, all’entrata del cortile, dove ci trovavamo. Io, tenendo sempre per mano il bambino, obbedisco. Tiro fuori il QR, lui lo passa sul suo telefonino. “Mi dispiace, qui mi dice che il certificato non è valido”. Il signore sembra anche un po’ imbarazzato. Io cerco di mantenermi calmo. Tiro fuori l’intero documento, facendogli vedere, anche qui contro ogni privacy, data nome ed esito negativo. Lui ripassa lo scanner sopra il green pass del mio bambino: vedo chiaramente lo schermo diventare rosso, con la X di errore: certificato non valido».

Sì, la burocrazia pandemica è oramai arrivata ad un livello parossistico: nessuno è in grado di capire veramente quali siano le regole vigenti. Vi basta entrare in una chat qualsiasi di genitori di scuola per comprendere il caos e lo sconforto, anche perché nemmeno gli addetti delle scuole ne capiscono qualcosa

 

«A quel punto ho cominciato a sentire con chiarezza, oltre che l’adrenalina che saliva, anche qualcosa di inaspettato: il silenzio di mio figlio. Percepivo chiaramente che il bambino non stava comprendendo la situazione, dove lui veniva bloccato fuori dalla sua scuola mentre altri bambini con i loro papà e mamme entravano e uscivano sorridenti. Il mio pensiero è andato subito a questa questione: dovevo risolvere questa domanda che si era creata nella mente del bambino, e con una parte della testa stavo già cercando cosa dirgli. Con un’altra parte di me invece fissavo il signore davanti a me. Il quale, davanti a questo impasse, decide di chiamare qualcuno, forse un superiore della scuola, per chiedere cosa fare. Al termine della chiamata, che con evidenza non è servita a niente, gli viene un’idea. Dice che forse cambiando applicazione… quindi bofonchia qualcosa sul “tampone” che non capisco bene. Ripassa lo scanner: verde. Può entrare».

 

«Tuttavia quei pochi minuti, dove sono riuscito a mantenermi esteriormente tranquillo, non sono stati la parte difficile di questa “disavventura”, chiamiamola così. La parte difficile è stata quando mio figlio, appena passati oltre, mi ha chiesto: “papà, perché non potevamo entrare? Papà, perché entravano tutti e noi no? Papà cosa è successo?” Non posso descrivervi l’amarezza che ho provato. E la vergogna. Per la cronaca, gli ho dato una risposta di circostanza “non è successo niente, tutto normale”. Di questa risposta mi vergogno moltissimo».

 

«Mi è stato chiaro che il bambino forse non aveva capito quel che stava accadendo, ma stava interiorizzando un quadro in cui lui era in qualche modo colpevole: del resto, se non lo fanno entrare nella scuola che gli piace tanto, se una persona di cui si fida lo esclude dalla normalità, la colpa deve essere sua, o della sua famiglia».

Sì, la DAD è un inferno: a livello profondo non riesce a far capire al bambino che la scuola è diversa dalla casa, l’istituzione pubblica dallo spazio privato. Forse li stanno abituando allo smart working? O a all’abolizione della distinzione tra pubblico e privato come nei programmi del Forum di Davos?

 

«Si tratta di un piccolo episodio, mi rendo conto, ma apre una voragine immensa, dentro e fuori di me: stiamo minando la percezione della società che hanno i bambini? Li stiamo abituando all’idea di un mondo dove per fare cose normali c’è bisogno del lasciapassare? Li stiamo inducendo ad interiorizzare un senso di colpa riguardo al proprio status, sanitario o meno che sarà, deciso da un software?»

 

«Sono sgomento. Posso dire che ho percepito nettamente che questo è l’inizio della discriminazione verso i nostri figli. E, lo dico a tutti, oggi come oggi non abbiamo nessun mezzo per proteggerli da essa».

 

La lunga lettera del lettore tocca molti temi di cui si discute molto in questi giorni, senza arrivare a nessuna soluzione. Non abbiamo idea se il disguido sia stato di carattere tecnico o di incompetenza del «controllore»: forse doveva usare una app particolare? Una modalità diversa da quella che stava usando? Non sappiamo. Tuttavia, la lettera centra moltissime questioni di grande importanza per chi è  genitore nell’anno del Signore 2022.

  Non pensate che, una volta appresa la legge corrente, possiate condividerla

 

Innanzitutto, permettiamoci una risata dinanzi alla Lega Nord, che faceva i capricci all’interno del suo stesso governo-drago per far sapere che non potevano votare un decreto legge che «discrimina i bambini». Evidentemente, si tratta di un altro partito che ha perso ogni contatto con la realtà, e che tira fuori la testa ogni tanto per cercare di captare qualche voto flottante.

 

Sì, la burocrazia pandemica è oramai arrivata ad un livello parossistico: nessuno è in grado di capire veramente quali siano le regole vigenti. Vi basta entrare in una chat qualsiasi di genitori di scuola per comprendere il caos e lo sconforto, anche perché nemmeno gli addetti delle scuole ne capiscono qualcosa. E  non pensate che, una volta appresa la legge corrente, possiate condividerla: il figlio del lettore, con probabilità, ora sarà tenuto a tenere in classe una FFP2 per 5 giorni (il solito numero così, a caso). Qualcuno ha fatto notare di recente che questo è un’obbligo assurdo: non esistono FFP2 omologate per bambini, esistono FFP2 di piccola taglia, che ora installano per legge su nasi e bocche dei bimbi. Aggiungiamo, l’obbligo potrebbe pure esporre i bimbi ad un rischio: come riportato da Renovatio 21, i danni delle FFP2 dei bambini sono stati stimati da un’associazione di consumatori tedesca, che ha inoltre ricordato che «esistono criteri di questo tipo per le mascherine per bambini». In pratica: dannoso e possibilmente illegale.

 

Sì, la DAD è un inferno: a livello profondo non riesce a far capire al bambino che la scuola è diversa dalla casa, l’istituzione pubblica dallo spazio privato. Forse li stanno abituando allo smart working? O a all’abolizione della distinzione tra pubblico e privato come nei programmi del Forum di Davos, con il Grande Reset per cui «non possiederai niente e sarai felice?»

 

Tuttavia, è sulla questione personale, psicologica, che bisogna soffermarsi.

 

È vero, non sappiamo che effetto farà nei bambini sentire sulla propria pelle questi primi segni di esclusione sociale. E, come il nostro lettore, non abbiamo idea di cosa gli vada raccontato.

Non sappiamo che effetto farà nei bambini sentire sulla propria pelle questi primi segni di esclusione sociale. Non abbiamo idea di cosa gli vada raccontato

 

Circa venti anni fa, fecero vincere l’Oscar per il miglior film straniero ad un film mediocre, La vita è bella. Nella pellicola si vedeva il papà di un bambino ebreo (interpretato da un comico delle sagre del PCI) cercare di spiegare a suo figlio un cartello posto fuori da un negozio all’indomani delle leggi razziali in Italia.

 

 

Nell’era del green pass e del razzismo biomolecolare, i cani, i cavalli, i canguri, possono entrare – i non vaccinati no

 

«Perché i cani e gli ebrei non possono entrare, babbo?» chiedeva il bambino. Il padre improvvisava una risposta: «gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Ognuno fa quello che gli pare, Giosuè. Là c’è un negozio, un ferramenta, dove non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli. E là c’è un farmacista, ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dice: si può entrare? No, qui cinesi e canguro non ce li vogliamo. Eh, gli sono antipatici, che vuoi fare?».

 

Il film era contorto e non sappiamo se questa battuta dovesse far ridere lo spettatore. Quello che sappiamo è che questa situazione oggi rappresenta la vita reale di milioni di cittadini, milioni di padri che non sanno cosa dire ai loro figli.

 

Con una differenza: nell’era del green pass e del razzismo biomolecolare, i cani, i cavalli, i canguri, possono entrare – i non vaccinati no.

 

 

 

 

 

 

 

Essere genitori

Botte da orbi tra adulti alla partita dei «pulcini». Drammatico quanto naturale?

Pubblicato

il

Da

Nello Stato statunitense della Pennsylvania una violenta rissa tra due allenatori di football giovanile è scoppiata proprio davanti a bambini di terza e quarta elementare. L’intera scena è stata ripresa in video, finendo quindi sui mezzi di informazioni del Paese e tracimando, tramite l’internetto, nell’interomondo.

 

La caotica vicenda si è svolta durante il quarto quarto della partita di sabato tra Carlynton e Keystone Oaks a Carnegie. Il filmato, registrato da Ryan Crux, un genitore mostra la situazione degenerare dopo un’interruzione del gioco, con Keystone Oaks in vantaggio per 7-0.

 

Il 24enne allenatore del Carlynton è stato ripreso mentre urlava aggressivamente prima di scagliarsi contro membri della panchina avversaria. Indossando una maglietta verde, Canton si è diretto verso l’allenatore rivale, il coach dei Keystone Oaks.

 

Da lì è scoppiato il caos, con l’arbitro impegnato a fare tutto il possibile per proteggere i bambini dalla confusione.

 


Sostieni Renovatio 21

Il video ci permette di parlare di un fenomeno misconosciuto ma molto presente anche in Italia: quello delle risse tra genitori alle partite dei figli sportivi. Si tratta di violenze che spesse volte si incentrano sull’arbitro.

 

I dati dell’Associazione Italiana Arbitri sono sconvolgenti: nelle stagioni 2022-2023 e 2023-2024 sono stati registrati complessivamente 870 episodi di violenza ai danni dei direttori di gara, per 978 giorni di prognosi, e nella stagione 2024-2025, al 20 novembre, se ne contavano già 195, 15 dei quali gravi. Un altro dettaglio interessante: nell’85-90% dei casi gli autori sono tesserati — calciatori, dirigenti, allenatori, quindi non sempre «solo» genitori sugli spalti, ma il fenomeno dei genitori resta una fetta consistente e particolarmente odiosa perché colpisce bambini e arbitri giovanissimi.

 

I casi di cronaca si sprecano. A Lodi, nel novembre 2025, durante una partita di Pulcini tra Montanaso e Usom Melegnano, un padre ha reagito a una decisione arbitrale lanciando un sasso in campo e brandendo un pezzo di ferro. È quindi dovuta intervenire la polizia.

 

A Collegno, nel settembre dell’anno passato, durante un torneo giovanile, un genitore avrebbe scavalcato la recinzione colpendo con pugni e calci un portiere avversario tredicenne, causandogli una frattura al malleolo.

 

 

A Desio, in una partita di Pulcini del 2019, una madre ha rivolto insulti razzisti a un bambino avversario.

 

Il capo degli arbitri di Reggio Emilia citava già anni fa il caso di Juventus-Torino, con i genitori dei pulcini che si sono picchiati, come episodio limite noto a livello nazionale.

Iscriviti al canale Telegram

Durante una partita di pulcini al campo di Santa Lucia, a Verona nel 2019, un litigio tra due padri è degenerato: uno ha rimproverato il figlio ed è stato colpito al volto (labbra e denti feriti) dall’altro genitore, che poi ha tirato fuori un coltello minacciando di morte. È stato disposto un Daspo per entrambi.

 

A Padova, nel 2015, un banale fallo di gioco tra pulcini di 9 anni è degenerato in insulti, schiaffi e pugni tra genitori, fermati solo dai carabinieri.

 

Nel 2023 a Cremona, ecco la vicenda della nonna 71enne che ha schiaffeggiato un bambino della squadra avversaria; ne è nata una rissa tra i genitori sugli spalti, sedata dai carabinieri. Tre mesi dopo il questore ha emesso sei Daspo.

 

A Dubino, in provincia di Sondrio, nel 2016 vi è stata la tissa sugli spalti tra genitori tifosi durante una partita di Pulcini classe 2006: i bambini in campo, alcuni in lacrime, hanno smesso di giocare da soli e si sono abbracciati con gli avversari, dicendo «basta, noi non giochiamo più» — un episodio diventato quasi simbolico in senso opposto, di reazione dei ragazzini alla violenza degli adulti.

 

A Seregno, in provincia di Monza e della Brianza, si è avuto il caso più grave in assoluto: durante una partita tra pulcini di 8 anni, una rissa tra genitori è scoppiata sugli spalti dopo insulti reciproci rivolti ai bambini avversari. Un dirigente 44enne, intervenuto per calmare gli animi, è stato colpito con un calcio alla schiena: gli si è spappolato un rene, che i medici hanno dovuto asportare, ed è finito in terapia intensiva. L’aggressore, un 47enne, è stato indagato per lesioni personali gravissime con perdita dell’uso di un organo — si è parlato anche di possibile tentato omicidio.

 

Il fenomeno, va detto, non riguarda solo il calcio: anche in basket e rugby il problema dei genitori aggressivi sta crescendo. Nessuno sport è veramente immune dalla follia sportivo-genitoriale: in un video di commento alle recenti Olimpiadi Milano-Cortina, una pattinatrice russa (proveniente dal Paese purtroppo estromesso dalle competizione) ha raccontato che uno dei suggerimenti che si è sentita dare quando era ancora bambina era tenere i pattini sempre con sé: il rischio è quello che i genitori o gli allenatori delle atlete avversarie allentino furtivamente le viti che tengono le lame, così da inficiare la performanza o generare un vero e proprio incidente traumatico sul ghiaccio.

 

Vi è, purtutavia, una lettura non disforica di questi eventi: i genitori vivono la partita del figlio come fosse la propria, perché vedono nel piccolo la loro stessa continuazione.

Aiuta Renovatio 21

Si tratta quindi della scaturigine di un istinto umano e giustissimo, quello di proteggere la propria discendenza, quello di difendere chi si ama, ciò che si ha di più caro.

 

Un filo comune in molti di questi casi è che spesso non è nemmeno la partita in sé a scatenare la violenza, ma un rimprovero di un genitore al proprio figlio, o un fallo minimo, che innesca reazioni completamente sproporzionate — segno che il vero detonatore è la tensione accumulata dagli adulti, cioè l’energia che il loro animo mette a disposizione per la protezione dei figli.

 

Ciò detto, non è non ci siano tanti che ci marciano, e si sfogano con ancora più voluttà di quanto non sia possibile fare nelle curve degli ultrà, traendone godimento che solo la boria uligana può offrire.

 

Il fenomeno era stato inquadrato stupendamente nel 2005 in un episodio (S09E05) del cartone satirico South Park che raccontava come, in ultima analisi, ai genitori le partite interessavano di più che ai figli, soprattutto per la possibilità di berciare e, sperabilmente, fare a botte.

 

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Essere genitori

Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo

Pubblicato

il

Da

Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.   La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.   Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.   Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».    

Aiuta Renovatio 21

I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.   «Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.   L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.   La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.   «Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.   Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.

Iscriviti al canale Telegram

Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.   Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.   Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.   Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.   In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.   All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.   All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.   Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Epidemie

I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio

Pubblicato

il

Da

Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.

 

La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.

 

Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.

Sostieni Renovatio 21

I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.

 

Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.

 

Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.

 

Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.

 

Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».

 

La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.

 

Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.

 

La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».

 

Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.

Aiuta Renovatio 21

Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.

 

Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.

 

Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.

 

Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.

 

Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.

 

In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Più popolari