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Persecuzioni

Due suore cattoliche arrestate in India: si scatena un grave scandalo politico

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L’arresto delle due suore cattoliche in India ha causato uno scandalo politico nazionale che i leader dell’opposizione definiscono una persecuzione politica di una minoranza religiosa fomentata dal governo. Lo riporta LifeSite.

 

Il 25 luglio, due suore si sono recate dalla città di Agra alla stazione ferroviaria di Durg, nello stato del Chhattisgarh. Suor Preeti Mary e Suor Vandana Francis, delle Suore di Maria Immacolata di Assisi, stavano incontrando tre giovani donne che, a quanto pare, avrebbero dovuto lavorare per le suore in un ospedale di Agra. Le tre giovani donne erano accompagnate da un giovane uomo, che le accompagnava durante il viaggio verso Durg.

 

Quando il gruppo si è riunito alla stazione ferroviaria, secondo quanto riferito, è stato circondato da una folla guidata da membri del Bajrang Dal, un gruppo nazionalista indù militante. La folla ha accusato le sorelle di aver rapito le giovani donne per convertirle con la forza.

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Secondo UCA News, le giovani donne appartengono alla Chiesa protestante dell’India meridionale e non alla Chiesa indù. Inoltre, erano in possesso di lettere di consenso dei genitori per il loro impiego ad Agra. Nonostante ciò, la polizia ferroviaria governativa ha arrestato le due suore e il giovane, accusandoli di conversione religiosa forzata e tratta di esseri umani, mentre le giovani donne sono state portate in un rifugio. Questi reati potrebbero comportare una pena detentiva di 10 anni se le suore venissero condannate.

 

Le suore e il giovane sono rimasti in custodia dopo il loro arresto. Forti condanne da parte della Chiesa e dei leader dell’opposizione. La Conferenza episcopale cattolica indiana (CBCI) ha «condannato fermamente» l’arresto e la «presunta aggressione fisica» delle due suore in una dichiarazione rilasciata il 27 luglio.

 

«Esprimendo profonda preoccupazione e indignazione, la CBCI ha sottolineato che questo incidente fa parte di un inquietante schema di molestie, false accuse e casi inventati che hanno preso di mira le donne religiose negli ultimi mesi», si legge nel comunicato stampa.

 

«Nel caso di Durg, le religiose sarebbero state arrestate nonostante le lettere di consenso scritte dei genitori delle ragazze che le accompagnavano, tutte maggiorenni», prosegue la dichiarazione. «Alcune segnalazioni suggeriscono anche che le donne siano state aggredite fisicamente dopo l’arresto».

 

«La Chiesa cattolica solleverà questa questione su tutte le piattaforme appropriate e si opporrà fermamente a qualsiasi tentativo di diffamare la dignità delle suore e dei sacerdoti religiosi o di limitare la libertà religiosa», ha affermato la CBCI.

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Sebbene il sostegno dei vescovi cattolici alle suore fosse prevedibile, l’incidente ha anche portato alla condanna di politici di alto rango dell’opposizione, che potrebbero aver visto la situazione come un’opportunità per attaccare il primo ministro Narendra Modi e il suo partito Bharatiya Janata (BJP) per i maltrattamenti nei confronti delle minoranze religiose, nonostante la costituzione indiana garantisca la libertà religiosa.

 

Rahul Gandhi, leader dell’opposizione nel Lok Sabha (la camera alta del parlamento indiano), ha definito l’arresto un esempio del «governo della folla del BJP-RSS». Il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), movimento incentrato sull’hindutva (cioè l’«induità», che si prefigge il suprematismo dell’induismo sulle altre religioni, soprattutto le non-autoctone) è considerato come l’ente madre del BJP di Modi.

 

Il celebre esponente della dinastia politica indiana, di origini cimbro-venete da parte di madre, ha affermato che il governo era impegnato in una «persecuzione sistematica delle minoranze» e in un «pericoloso schema» di attacchi contro gli individui a causa della loro fede.

 

«La libertà religiosa è un diritto costituzionale», ha sottolineato il Gandhi, figlio di Rajiv Gandhi e Sonia Majno, nonché nipote di Indira Gandhi e quindi bisnipote del fondatore dell’India indipendente Jawaharlal Nehru.

 

Il Chhattisgarh, lo stato in cui è avvenuto l’arresto delle suore, è governato dal BJP. Vushnu Deo Sai, primo ministro del Chhattisgarh, ha difeso le azioni della polizia, definendole «traffico di esseri umani sotto le mentite spoglie di conversione religiosa», e ha osservato che la legge avrebbe fatto il suo corso.

 

Le suore sono originarie dello stato meridionale del Kerala, dove il loro arresto ha scatenato intense proteste a loro favore. I parlamentari del Fronte Democratico Unito (UDF) e del Fronte Democratico di Sinistra (LDF) hanno inscenato una protesta presso il Parlamento statale, sventolando cartelli con la scritta «Stop agli attacchi alle minoranze».

 

Pinarayi Vijayan, primo ministro del Kerala, ha dichiarato che il suo governo «esprime solidarietà alle persone colpite e offrirà tutto il supporto possibile», e ha scritto al primo ministro Modi per chiedere l’immediato rilascio delle suore. Il Vijayan è membro del Partito Comunista Indiano, che di fatto prospera in Stati come il Bengala Occidentale e il Kerala dove la presenza cattolica è maggiore.

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Anche KC Venugopal, parlamentare del Kerala, ha condannato gli arresti definendoli «politicamente motivati» e «inaccettabili», e ha scritto al ministro federale degli Interni Amit Shah, chiedendo che vengano presi provvedimenti contro coloro che hanno istigato gli attacchi alle suore.

 

Il sostegno alle suore da parte di diverse parti, compresi i comunisti, potrebbe essere in parte dovuto al clima politicamente teso in India. Modi ha ottenuto un terzo mandato come primo ministro nel 2024, ma il suo BJP non è riuscito a mantenere la maggioranza assoluta. L’opposizione, quindi, potrebbe vedere gli attacchi contro i cristiani come un’opportunità per attaccare Modi, incolpando il suo partito nazionalista indù BJP per gli attacchi alle minoranze religiose.

 

I cristiani rappresentano il 2,3% della popolazione indiana, che conta oltre 1,4 miliardi di persone, di cui circa l’80% è induista. Il cristianesimo, in termini assoluti presenta comunque una cifra considerevole di fedeli: sarebbero più di 32 milioni.

 

Non si tratta della prima volta che suore vengono aggredite o arrestate in India. Tre anni fa aggressioni a Francescane del Cuore Immacolato di Maria si registrarono dopo il suicidio di una minore in un ostello nel distretto di Thanjavur (diocesi di Kumbakonam, Tamil Nadu). Vi furono, anche in quel caso, le immancabili accuse di conversione.

 

C’è stato poi il caso della suora arrestata dopo aver preso i voti, alla prima occasione di ritorno nel suo villaggio di origine a Ranchi, sempre nel Chhattisgarh.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministero della Difesa indiano nel 2021 aveva di fatto sfrattato un orfanotrofio delle Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa nel distretto di Kanpur.

 

È stato riportato, sempre quattro anni fa, che l’ispezione di una Commissione per i diritti dell’Infanzia avrebbe terrorizzato le ragazze dell’ostello gestito da suore in un villaggio del Madhya Pradesh.

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Come riportato da Renovatio 21, contro le conversioni al cristianesimo si è mossa anche Bollywood con un film che ha suscitato ampie controversie. Lo slancio anti-conversioni attualmente in corso in India potrebbe portare alla condanna a morte di cristiani «colpevoli» di evangelizzazione. L’uccisione di cristiani è stata chiesta apertis verbis da un leader nazionalista indù pochi mesi fa. Proprio nel Chhattishgarh quattro anni fa un guru induista aveva detto in un video «tagliate la testa a chi viene per convertirvi».

 

Nel frattempo le violenze contro i cristiani continuano senza requie: sono stati attaccati di recente pellegrini del Giubileo, così come è emerso sempre più chiaramente l’aumento delle violenze anticristiane nei pressi del Natale. Il governo ciclicamente risponde alle proteste di fedeli e vescovi smentendo gli attacchi.

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Immagine di Michael Foley via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

 

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Persecuzioni

Nicaragua, oltre 300 preti, monaci e suore messi a tacere

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Il rapporto di Martha Molina, un’avvocatessa che da anni documenta le persecuzioni in Nicaragua, è schiacciante: dal 2019, le autorità nicaraguensi hanno vietato più di 16.500 processioni religiose. E 309 tra sacerdoti, monaci e suore sono stati costretti ad abbandonare il loro ministero, molti dei quali espulsi o costretti all’esilio.  

Un rapporto schiacciante

Il rapporto, intitolato «Nicaragua: una Chiesa perseguitata», è la settima edizione di uno studio condotto in esilio dall’avvocatessa e ricercatrice Martha Patricia Molina. Descrive in dettaglio 1.010 attacchi contro la Chiesa cattolica tra aprile 2018 e luglio 2025, che spaziano dalle aggressioni al clero alla profanazione di luoghi sacri e alla soppressione delle processioni tradizionali.   Secondo la Molina, queste cifre rivelano non solo una pratica di molestie sistematiche, ma anche l’effetto della paura che soffoca gli animi: la diminuzione dei casi segnalati nel 2025 non riflette un miglioramento delle condizioni, avverte, ma piuttosto una crescente intimidazione nei confronti dei sacerdoti e delle comunità religiose.   I media locali hanno recentemente riportato che il governo di Managua ha nuovamente adottato misure contro la Via Crucis durante la Quaresima. «409 funzioni della Via Crucis sono state vietate dalla dittatura Ortega-Murillo. Tutto deve svolgersi all’interno delle chiese», scrive la signora Molina da Las Vegas.   La chiusura di università cattoliche, organi di informazione e organizzazioni caritatevoli sottolinea ulteriormente la natura sistematica della repressione. Sebbene il tasso di attacchi registrati sia rallentato (32 casi quest’anno, rispetto ai 183 del 2024), l’autore attribuisce questo calo non alla tolleranza, ma alla censura e alla paura.

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Relazioni diplomatiche interrotte

I rapporti tra la Santa Sede e Managua sono in stallo dal 2023, quando il governo espulse il nunzio apostolico e papa Francesco denunciò quella che definì una «grottesca dittatura».   L’arrivo di questo nuovo dossier nelle mani del suo successore indica che i cattolici nicaraguensi continuano a fare affidamento su Roma per il sostegno morale, nonostante le relazioni diplomatiche siano ancora interrotte.  

L’ordinazione dei nuovi sacerdoti è a rischio

Oltre all’espulsione di religiosi già formati, il regime ha bloccato l’ordinazione di nuovi diaconi e sacerdoti in diverse giurisdizioni ecclesiastiche. La ricercatrice Martha Patricia Molina ha avvertito che il rinnovamento pastorale in diocesi come Jinotega, Matagalpa, Estelí e Siuna è praticamente paralizzato dalla persecuzione statale.  

Una comunità che cerca di non scoraggiarsi

Sacerdoti e vescovi furono arrestati e alle comunità religiose fu chiesto di lasciare il Paese. L’arresto, la condanna e l’espulsione del vescovo di Matagalpa, mons. Rolando José Álvarez Lagos, ora rifugiato a Roma, suscitarono scalpore a livello internazionale.   «Vogliono mettere la museruola alla Chiesa, ridurla al silenzio. Vogliono che scompaia dalla faccia della terra», ha detto a KNA l’ex candidato presidenziale Felix Maradiaga, che vive in esilio. Nonostante la sorveglianza delle chiese, secondo un rapporto del portale «Despacho505», migliaia di fedeli si sono riversati nei luoghi di culto il Mercoledì delle Ceneri.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Office of the President, Republic of China (Taiwan) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Tucker Carlson scopre le persecuzioni israeliane contro i cristiani

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Tucker Carlson sta raccontando al mondo un tema di cui, fuori da Renovatio 21, si parla pochissimo: la persecuzione subita dai cristiani in Israele. Lo riporta LifeSite.

 

L’abuso sistematico delle popolazioni cristiane ha costituito tema centrale delle interviste condotte da Tucker Carlson in Terra Santa, trasmesse il 4 febbraio. Inoltre, il noto conduttore ha evidenziato l’ironia del fatto che i cristiani negli Stati Uniti siano rimasti largamente ignari di come il sostegno praticamente incondizionato del loro governo a Israele stia opprimendo i loro fratelli cristiani nella regione.

 

Come ha spiegato il celebre giornalista e podcasterro nel suo discorso introduttivo, le riprese sono state realizzate sul posto, lungo la riva orientale del «fiume Giordano e a circa 150 metri dal luogo in cui Gesù, il Salvatore cristiano, Dio in terra, fu battezzato da Giovanni Battista». All’interno dei confini del Regno di Giordania, ma a sole 25 miglia da Gerusalemme, Carlson ha intervistato l’arcivescovo anglicano di Gerusalemme Hosam Naoum e Saad Mouasher, un cristiano giordano e presidente della Jordan Ahli Bank che in precedenza ha studiato negli Stati Uniti.

 

 

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Naoum è un cittadino palestinese di Israele che Carlson ha descritto, ridacchiando, come «nato, in effetti, nella città natale di Gesù, Nazareth» e il cui padre «era letteralmente un falegname».

 

Alla domanda su come versino i cristiani in Terra Santa, l’arcivescovo anglicano ha ricordato che la loro presenza risale a 2.000 anni, ma il costante e marcato calo demografico dalla creazione di Israele nel 1948 sta mettendo a rischio la loro continuità. Nel 1947-48, le forze ebraiche costrinsero più di 700.000 palestinesi a fuggire per salvarsi la vita, abbandonando case, terre e mezzi di sussistenza. L’esercito sionista impedì loro di fare ritorno.

 

Queste persone, insieme ai loro discendenti, costituiscono più di 5,9 milioni di rifugiati distribuiti tra Gaza (dove rappresentano il 70 percento della popolazione complessiva), Giordania, Libano, Siria e Cisgiordania, con il diritto al ritorno in patria ancora riconosciuto dal diritto internazionale.

 

«La popolazione cristiana si è ridotta della metà nel ’48 perché molti hanno dovuto lasciare quella che è la mia terra natale», ha spiegato Naoum a Carlson. «Metà della popolazione palestinese ha dovuto essere espulsa in altri luoghi», diventando rifugiati. «Quindi, quando parliamo di rifugiati palestinesi oggi, tutti provenivano da quello che oggi è il vero Israele». Ha inoltre illustrato l’impatto dell’occupazione militare illegale israeliana del territorio palestinese, in corso da 58 anni, sulle comunità cristiane.

 

Riguardo a Betlemme, ha precisato: «La città è circondata dal muro di separazione che separa Gerusalemme da Betlemme». Insieme alle restrizioni alla circolazione e ai viaggi imposte dall’esercito israeliano, tali misure stanno «costringendo molte persone a lasciare il Paese». Ha affermato che circa 50 anni fa a Betlemme vi erano 100.000 residenti cristiani, mentre «oggi ne abbiamo meno di 30.000», un dato che sembra aver lasciato sbalordito Carlson.

 

Spostando l’attenzione sul trattamento riservato ai cristiani in Israele e in Cisgiordania, il prelato anglicano ha descritto un clima di crescente ostilità da parte degli estremisti ebrei, ormai integrati nella coalizione di governo del Paese.

 

Tali aggressioni comprendono sputi sul clero cristiano, soprattutto a Gerusalemme, atti vandalici contro le chiese e «azioni sgradevoli contro il clero», che il prelato ha evitato di descrivere davanti alle telecamere, apparentemente per il grado di indecenza che ciò avrebbe comportato.

 

«Stanno facendo cose davvero vergognose, sai, davanti alle porte delle chiese», ha spiegato Naoum. «È stato ripreso dalle telecamere molte volte».

 

Nell’estate del 2023, il giornalista televisivo israeliano Yossi Eli ha indagato sui «crimini d’odio crescenti contro i cristiani a Gerusalemme», vestendosi per un giorno da prete cattolico e subendo sputi e derisioni da parte di altri ebrei nella Città Vecchia di Gerusalemme.

 

Dopo aver indossato l’abito francescano, fu «sputato addosso appena cinque minuti dopo essere uscito» per attraversare la Città Vecchia. Poco dopo fu deriso da un uomo in ebraico, e in seguito sputato addosso da un bambino di 8 anni e da un soldato, al passaggio di un gruppo di soldati. Il servizio documenta anche episodi in cui un prete armeno viene aggredito da un giovane ebreo; dopo essersi difeso, il prete viene arrestato dalla polizia israeliana, mentre i suoi aggressori restano impuniti.

 

Inoltre, questi estremisti ebrei urinano, defecano e sputano alle porte delle chiese cristiane, eppure la polizia israeliana quasi mai incrimina tali individui per le molestie e le umiliazioni inflitte, incoraggiando così ulteriori reati.

 

Il Naoum ha inoltre accusato le autorità di polizia israeliane di aver imposto restrizioni ingiustificate alla libertà di culto cristiana a Gerusalemme e nella regione più ampia di Israele, con il pretesto della sicurezza, evidenziando in particolare le restrizioni «senza precedenti» sul numero di pellegrini autorizzati a partecipare alla celebrazione del Sabato Santo del Fuoco presso la tomba vuota di Gesù Cristo nella Chiesa del Santo Sepolcro la notte prima di Pasqua.

 

Il giordano riferisce che il governo israeliano ha inasprito il limite massimo di pellegrini ammessi, da 10.000 a circa 1.500. Tuttavia, grazie a un «miracolo» di negoziati, i cristiani potrebbero arrivare a un numero di circa 3.000 persone. Nel 2023, i leader cristiani in Terra Santa hanno definito queste restrizioni «irragionevoli», «senza precedenti», «pesanti» e inutili per una cerimonia annuale che si è svolta in sicurezza nello stesso modo per secoli.

 

All’inizio di questo mese, il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, ha sottolineato a un gruppo di diplomatici che l’accesso ai luoghi sacri è un diritto sacro, radicato in secoli di fede e accordi sullo status quo, definendo queste restrizioni senza precedenti sul numero di fedeli autorizzati a partecipare a tali eventi liturgici, accompagnate da un’aggressiva applicazione delle misure di polizia, apparentemente per garantire la sicurezza, come violazioni inaccettabili della libertà di culto e della dignità umana.

 

L’arcivescovo ha anche denunciato «l’escalation di violenza dei coloni (israeliani)» in Cisgiordania, affermando che dal 7 ottobre 2023 questi attacchi terroristici sono «aumentati drasticamente», con obiettivi che si estendono oltre «quartieri e villaggi musulmani», includendo anche città cristiane e raccontando degli attacchi dei terroristi israeliani contro la città cristiana di Taybeh la scorsa estate, tra cui un incendio appiccato nei pressi del cimitero della città e dell’antica chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo.

 

I terroristi coloni hanno anche vandalizzato le proprietà con graffiti minacciosi e hanno violato le fattorie private «per molestare gli agricoltori cristiani», ha detto Naoum, ricordando un recente attacco di coloni nei pressi di Birzeit, in cui, a suo dire, una donna cristiana è stata colpita alla testa con una pietra e poi l’esercito israeliano ha arrestato suo figlio. Quando Carlson gli ha chiesto perché il figlio fosse stato arrestato, l’arcivescovo ha risposto: «Perché aveva cercato di difendere la madre e per questo motivo era stato arrestato».

 

Nel tentativo di confrontare il trattamento riservato ai cristiani in Israele e nei territori palestinesi occupati con quello del Paese in cui si trovavano, la Giordania, Carlson ha chiesto a Naoum: «Ci sono attacchi contro i cristiani in Giordania?», al che lui ha risposto: «Questa domanda mi fa ridere».

 

Avendo la responsabilità pastorale delle comunità anglicane in Giordania, l’arcivescovo ha affermato che, nonostante la Giordania sia musulmana al 98%, si sente molto più a suo agio «perché so di essere libero in questo Paese. Posso essere me stesso senza preoccuparmi di essere sputato addosso», o cose del genere.

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A spiegare questa dinamica in un’intervista successiva è stato Saad Mouasher, che ha ricordato come cristiani e musulmani convivano in Medio Oriente da 1.500 anni. Sebbene rappresentino solo il 2-3% della popolazione, i cristiani prosperano in Giordania, sono benestanti e ben rappresentati.

 

«Quindi, i cristiani sono rappresentati al Senato, in Parlamento, nel governo, nell’esercito, nel settore privato, anche se siamo una minoranza», ha spiegato il dirigente bancario giordano, contestando l’idea diffusa nelle nazioni occidentali dopo l’11 settembre «che l’Islam sia intrinsecamente ostile al cristianesimo», affermando: «Sono totalmente in disaccordo».

 

Ha proseguito dicendo che «non si è mai sentito discriminato in quanto cristiano» in Giordania, anche se a volte tra i suoi amici e conoscenti sorgono discussioni e divergenze naturali riguardo alla teologia.

 

Sottolineando il contrasto tra il trattamento riservato ai cristiani da entrambe le parti del confine, Carlson ha affermato che la realtà è interessante, poiché non «crede che alla maggior parte degli americani verrebbe in mente che un cristiano possa essere trattato meglio qui in Giordania che in Israele».

 

E dopo aver riconosciuto la grande sofferenza del popolo palestinese, sia cristiano che musulmano, sotto il peso dell’occupazione israeliana, Carlson ha osservato che «l’America sta pagando per questo, e l’America è un paese a maggioranza cristiana». Quindi, sebbene possano esserci divergenze sulla politica estera, «non credo che molti americani siano favorevoli a una politica estera che opprima i loro fratelli cristiani».

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La Turchia usa la pianificazione urbana contro il cristianesimo

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Dietro i grandi progetti di modernizzazione della Turchia e i piani di sviluppo urbano per il 2026 si nasconde una realtà ancora più oscura per le minoranze religiose. Secondo un recente rapporto, Ankara sta ora utilizzando la pianificazione urbana come strumento di «persecuzione soft» per emarginare, indebolire e persino espropriare le storiche istituzioni cristiane.   Sulla cartolina, i paesaggi sono magnifici e la Turchia è pubblicizzata come uno stato laico e tollerante. I numeri raccontano una storia ben diversa: in un secolo, la popolazione cristiana si è ridotta dal 20% ad appena lo 0,2%. Oggi, questa erosione non è più causata dalla forza bruta, ma dalla sottigliezza dei codici urbanistici e dei regolamenti urbanistici.  

«Zonizzazione»: un labirinto amministrativo selettivo

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Le autorità utilizzano norme tecniche – altezze dei soffitti, quote di parcheggio o standard di sicurezza – per respingere sistematicamente le richieste di ristrutturazione o costruzione da parte delle comunità cristiane.   Ad Ankara, ad esempio, le richieste della comunità cattolica caldea sono state ripetutamente respinte per motivi puramente tecnici, che non sembrano mai applicarsi alle moschee o ai complessi commerciali limitrofi.   Come sottolinea l’esperto di urbanistica Turgut Tatlılıoglu, «le normative possono sembrare neutrali sulla carta, ma la loro applicazione è chirurgica». Le chiese sono soggette a standard impossibili da rispettare nelle aree urbane densamente popolate, condannando gli edifici storici a un degrado irreparabile a causa della mancanza di permessi di lavoro.

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L’altra tattica, più radicale, prevede la rizonizzazione dei terreni appartenenti alle fondazioni cristiane. Designando un appezzamento di terreno come «spazio verde» o «zona di pubblica utilità», il comune priva la fondazione proprietaria del suo uso religioso o economico. Così, a Istanbul, le fondazioni armene e greche hanno visto i loro terreni trasformarsi in parchi virtuali sulle mappe catastali.   Perdendo l’uso commerciale di questi terreni (spesso bar o negozi i cui ricavi finanziano scuole e chiese), queste istituzioni si ritrovano finanziariamente prosciugate. E una volta che il terreno viene riclassificato, lo Stato ha un diritto di prelazione o può procedere con l’espropriazione entro cinque anni, spesso convalidata dai tribunali in nome del «turismo» o della «riduzione della densità urbana». Tanto machiavellico quanto inarrestabile.   Questa «ingegneria demografica» attraverso l’architettura fa parte di un programma politico più ampio. In regioni come il Sud-Est (Mardin), decine di chiese e monasteri siro-ortodossi sono stati trasferiti sotto il controllo del Tesoro di Stato o della Presidenza degli Affari Religiosi (Diyanet), cancellando gradualmente il carattere cristiano di queste terre ancestrali.   La visita di papa Leone XIV in Turchia nel 2025 sembra già storia antica e le nobili dichiarazioni d’intenti sulla pace tra le religioni sono svanite nelle sabbie dell’Anatolia.   Sul campo, la realtà è ben diversa e se le pietre potessero parlare, direbbero che l’attuale pianificazione urbanistica turca non mira a costruire una città comune, ma piuttosto a completare, attraverso piani e compassi, ciò che i seguaci di Maometto iniziarono con la spada.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Alexxx1979 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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