Pensiero
Dottor Malone su vaccini, mascherine e bambini: la follia di massa deve cessare
Renovatio 21 pubblica questo articolo dal Substack del dottor Robert Malone.
Mia moglie, Jill, lavorava allo zoo di San Diego e al Wild Animal Park per l’unità di ricerca chiamata CRES (The Center for Research on Endangered Species) alla fine degli anni ’80. Ha svolto ricerche sul comportamento primario sulle diadi madre-figlio, sia come stagista che successivamente come dipendente.
In particolare, è stata coinvolta in studi comportamentali sui macachi dalla coda leonina, una specie di scimmia in via di estinzione originaria dell’India.
Lo scopo della ricerca era trovare modi per aumentare il benessere emotivo degli animali, poiché alcune di queste scimmie hanno problemi significativi a riprodursi in cattività.
I nostri figli sono il nostro futuro. Devono essere protetti da politiche pesanti e inefficaci che proteggono marginalmente gli adulti sul benessere del nostro bene più prezioso
C’era una madre di nome Polly e sua figlia Dewa che erano particolarmente interessanti. Polly lasciava che sua figlia succhiasse il latte per un po’ e quando ne era stanca, la strappava via dal capezzolo e teneva letteralmente la testa di Dewa sul pavimento di cemento per circa 30 secondi. Dewa urlava e strillava, con le sue piccole braccia e le sue gambe che si agitavano. Poi Polly la lasciava improvvisamente lasciata andare la figlia scappava via da lei urlando. Era orribile a guardarsi.
Jill ha osservato questa coppia durante l’infanzia. Ha continuato a osservare mentre Dewa cresceva e aveva un figlio suo.
Un giorno, quando la scimmietta era piuttosto piccola, Dewa si stancò di allattare. Lo strappò letteralmente via e lo tenne saldamente a terra mentre lui si contorceva e urlava, proprio come le aveva fatto sua madre.
Gli effetti dell’abuso, dell’abbandono e dei danni arrecati ai bambini possono e passeranno di generazione in generazione. Spesso, questi effetti a lungo termine sulla persona sono sconosciuti fino a quando la persona non è cresciuta e ha figli propri.
I nostri figli sono il nostro futuro. Devono essere protetti da politiche pesanti e inefficaci che proteggono marginalmente gli adulti sul benessere del nostro bene più prezioso.
I nostri figli. Lasciate che lo scriva ancora per enfasi… i nostri figli sono il nostro futuro.
Gli effetti dell’abuso, dell’abbandono e dei danni arrecati ai bambini possono e passeranno di generazione in generazione. Spesso, questi effetti a lungo termine sulla persona sono sconosciuti fino a quando la persona non è cresciuta e ha figli propri
Ho scritto e parlato degli obblighi vaccinali per i bambini e del perché si sbagliano.
I bambini sono raramente a rischio di malattia grave da COVID-19/SARS-CoV-2 e quasi tutti i decessi di bambini sono stati quelli con co-morbilità. I vaccini hanno un alto profilo di eventi avversi nei bambini che non è stato completamente analizzato. Questo è un motivo sufficiente per non consentire obblighi, nemmeno obblighi del governo statale o del consiglio scolastico regionale. Ma non ho scritto tanto sulle mascherine, sulla chiusura delle scuole e sull’egoismo dei sindacati degli insegnanti, che, più che ai bambini, sono interessati a proteggersi.
I bambini sono molto poco a rischio di malattia grave COVID-19.
La maggior parte dei bambini negli Stati Uniti ora ha un’immunità naturale, molti sono stati vaccinati e la Omicron non è altro che un raffreddore per la stragrande maggioranza dei bambini e degli adulti.
Anche durante la Delta, i bambini raramente sviluppano una grave malattia da COVID-19. Hanno un sistema immunitario forte e sano. Questa malattia è stratificata per età e comorbilità. Lo sappiamo tutti ormai.
Inoltre, né le mascherine né i vaccini prevengono l’infezione, la replicazione o la trasmissione del ceppo Omicron di SARS-CoV-2.
Non c’è motivo di imporre le mascherine ai bambini nelle scuole.
Non c’è motivo di mettere le mascherine ai bambini nei negozi, ristoranti, parchi, doposcuola, etc.
Non c’è motivo per i bambini di avere schermi di plexiglas intorno a loro in classe.
Non c’è motivo per cui dobbiamo negare ai bambini programmi di esercizio fisico, sport, doposcuola ed educazione fisica.
È tempo di porre fine ai programmi di distanziamento sociale e lasciare che i bambini siano bambini. I bambini sono esseri sociali. Avere normali interazioni sociali con altre persone, con altri bambini è fondamentale per crescere in un ambiente sano.
L’isolamento sociale dei bambini non va bene. Lo sport, il doposcuola, l’assistenza all’infanzia, le attività ricreative e le attività extrascolastiche devono tornare alla normalità.
Non sappiamo che danno stiamo facendo mettendo le mascherine. A questo punto, gli effetti a lungo termine sono sconosciuti
Un modo importante in cui i bambini imparano è il mimetismo. Le espressioni facciali di amici, insegnanti, mentori, genitori non solo sono importanti per lo sviluppo del linguaggio, ma sono importanti per i bambini per apprendere norme e comportamenti emotivi. Non sappiamo che danno stiamo facendo mettendo le mascherine. A questo punto, gli effetti a lungo termine sono sconosciuti.
Inoltre, i bambini non vaccinati COVID-19 devono essere trattati in modo non diverso da qualsiasi altro bambino.
Non sono affari di nessuno se non dei genitori se un bambino è vaccinato o meno per COVID-19.
Gli americani hanno un diritto fondamentale alla privacy e non esiste una clausola di esclusione per le persone di età inferiore a una certa età.
I bambini non vaccinati o senza mascherina non dovrebbero essere segregati, svergognati o collocati in stanze speciali. Non devono essere esclusi dal parco giochi o dalle attività sportive.
La società, il nostro governo, sta facendo un danno senza precedenti e noto al sano sviluppo dei nostri bambini. Questo deve finire
La società, il nostro governo, sta facendo un danno senza precedenti e noto al sano sviluppo dei nostri bambini. Questo deve finire.
I test COVID-19 sui nostri bambini in età scolare devono terminare.
Non solo è una procedura medica che viene imposta ai bambini, spesso senza il loro permesso, ma non è necessaria. È scomodo e, soprattutto, è una violazione dei loro corpi. Ciò è particolarmente vero quando le scuole e altre istituzioni sociali impongono questo test sui bambini a causa del loro stato di vaccinazione.
Mentre l’amministrazione Biden insiste su mascherine, test e vaccini per bambini, le persone si stanno svegliando. I democratici stanno creando un esercito di nuovi repubblicani e famiglie indipendenti, che attualmente votano e voteranno in futuro a metà mandato.
«Questa è una oscillazione di 14 punti percentuali da un vantaggio democratico di nove punti a un vantaggio del Partito Repubblicano di cinque punti, e tra i maggiori vantaggi che il Partito Repubblicano abbia mai avuto nei sondaggi di Gallup».
Mentre viaggiamo per il Paese, parlando a conferenze, chiese, vertici e raduni, sentiamo ripetutamente dai genitori frasi come questa.
La scienza è molto chiara sui nostri figli. I dati sono chiari. I bambini devono poter avere un’infanzia normale
«Ero un democratico, ma ora non credo che potrò mai più votare per un democratico».
«Non so più cosa sono».
«Sto mettendo in dubbio tutto ciò in cui credo del partito democratico».
La scienza è molto chiara sui nostri figli. I dati sono chiari. I bambini devono poter avere un’infanzia normale. I nostri genitori che stanno prestando attenzione lo sanno.
I nostri figli sono il nostro bene più prezioso.
Se dubiti di quello che sto dicendo, ascolta le loro storie.
E poi ascolta cosa hanno da dire su questo un cardiologo pediatrico e uno psichiatra pediatrico.
Quello che stiamo facendo è sbagliato. Deve finire. Ora.
Il danno già fatto durerà per decenni.
Robert Malone
Eutanasia
La festa della morte in Veneto
Come tutti sanno, mercoledì 2 settembre, vigilia della festa di San Gregorio Magno, il Consiglio regionale veneto ha approvato la legge sul «suicidio medicalmente assistito».
Come tutti sanno, a favore hanno votato 32 consiglieri, in 14 si sono opposti e cinque si sono voltati dall’altra parte. Come tutti sanno, il Veneto è la prima regione del centrodestra a munirsi di una legge del genere, la quarta in assoluto dopo Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, i cui presidenti si sono congratulati alla grande.
C’è proprio di che far festa. Lo Stato mette a disposizione del richiedente il farewell kit e l’assistenza medica per fuggire da questa valle di lacrime, per poi finire – sst, non si dice.
Il punto è il trionfo della libertà senza se e senza ma. No, non quella di avere delle cure: per una TAC occorrono sempre sei mesi-un anno; porti pazienza, signora.
La libertà di cui si parla è quella di farla finita, andarsene, sciò, raus. Per troppo tempo si è aspettato. Intanto che si procedeva con i tira e molla, si legge, ben quattro candidati al suicidio sono morti. Scandaloso, no? Roba da chiodi. Ora però è finalmente sancito il primato della libertà di morire. «Decidi di decedere» poteva essere un bello slogan. I radicali hanno preferito il banale «Liberi fino alla fine». De gustibus.
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Ma liberi de che? Mettiamoci per un istante nei panni dei promotori, e di chi ha appoggiato l’iniziativa, e di chi l’ha votata, e di chi giubila a prosecco. Passata la sbornia, non c’è di che stare allegri.
Il suicidio è approvato, lodato, facilitato; si può dire incentivato? D’accordo.
Ma la legge soffre pur sempre, come di una tara congenita, dell’impronta asfittica dei radicali, il loro essere grigi, burocratici, conformisti, piatti e privi di fantasia. Non c’è scampo: al netto della retorica fatta di boati e giochi verbali, l’anima del radicale è quella di un impiegato di concetto.
Occorre infatti avvertire che a chi desidera farsi tirare le cuoia dalla Regione Veneto, la legge prevede solo una modalità: l’estinzione via farmaco. La morte viene somministrata in un letto, in un lettino, in una barella, in una poltrona, al massimo su una sedia; insomma, da sdraiati o da seduti. Prima di sgocciolare il veleno in vena, è contemplato che il morituro venga sedato e intontisca, così che non si accorga della vita che sfugge e non gli venga l’uzzolo di avere imbarazzanti ripensamenti, non si dice di pentimenti, in extremis, validi per l’aldilà.
Nella testa dei radicali, che come le radici affonda nella gleba, questa è la dipartita che ognuno desidera. «La morte migliore è quella nel sonno»: il mantra così volentieri ripetuto dall’uomo medio per l’eco che fa nel vuoto della zucca, e in fondo l’emblema stesso della nostra civiltà occidentale in agonia.
Ma ecco una dissonanza: se così non fosse? Se il candidato al trapasso avesse un’idea diversa da quella della morte in pantofole? Se volesse lasciare una traccia, un monito, fare della propria scomparsa un suggello, uno spettacolo, un’esperienza indimenticabile?
Non è impossibile. Un morituro che ne ha fatte un po’ troppe in passato potrebbe voler morire espiando alla Damiens, l’attentatore di Luigi XV. Fissato su una tavola, le braccia e le gambe legate con catene a quattro possenti cavalli incitati al galoppo in quattro direzioni opposte, così da squartarlo e farlo a brani. E che! Il suicida non sarebbe forse libero di chiedere, o meglio di esigere che la Regione gli metta a disposizione, anziché una mezza cartuccia di infermiere, quattro destrieri frisoni?
E che pensare degli appassionati delle rievocazioni storiche e della ghigliottina, tanto per rimanere in Francia? La premurosa Regione non dovrebbe adoperarsi per realizzare con venete operose maestranze, o alla peggio acquistare nel mercato dell’usato il drastico marchingegno? Se i costi si rivelassero eccessivi, e non spuntasse il solito mecenate, si potrebbe tutt’al più sollecitare un contributo del richiedente, diciamo un ticket.
Un apicultore potrebbe volersene andare affogato in un barile di miele: la dolce morte. Un veneto-spagnolo, volendo omaggiare i suoi avi, forse gradirebbe essere incornato da un toro alle cinque del pomeriggio, spaccate. Dopo essere stato il protagonista di tanti incubi, il lancio senza paracadute avrebbe probabilmente qualche suggestione catartica per l’ex della Folgore. Siamo davvero certi che non ci sia qualche ricco che non ambisca a fare la fine di Crasso, cioè farsi versare in gola una colata d’oro fuso?
Ecco, niente di tutto questo può essere fatto. I radicali e la politica non sono riusciti ad andare oltre il sanitario con la mutria, il veleno endovena e le babbucce. E questa sarebbe libertà? In realtà l’autodeterminazione è qui conculcata e avvilita, e la Regione viene meno ai suoi doveri.
Questa mordacchia non può non deludere i fans del boia di Stato. E c’è dell’altro.
Prendiamo Luca Zaia, il grande sponsor della legge regionale. Leggere l’intervista pubblicata il giorno dopo il fattaccio è istruttivo. Gli argomenti sono malfermi sulle gambe, le risposte non sono proprio a fuoco, c’è qualche eccesso, qualche azzardo, si capisce che il buon uomo le sballa, è più volenteroso che strutturato. Vi è qualcosa nelle sue parole che ricorda lo zio Peppo quando torna dalla sagra del paese. A ben pensarci, quello ci guarda nella fotografia a corredo dell’articolo, dove l’ex governatore è ritratto sorridente e col pollicione in su, è lo zio Peppo sputato.
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E qui si arriva al motivo di insoddisfazione di base, quello che unisce noi e loro: la scadente qualità di come ci si occupa della cosa pubblica. Dall’intervista, si tolgano il troppo e il vano: non rimane nulla.
Essa tuttavia rispecchia alla perfezione il mood del nostro Paese nell’epoca presente. Le parole dell’ex governatore, più o meno, si possono infatti trovare sulle labbra di tutti.
«Quando senti di certe sofferenze, per carità: meglio darci un taglio e via», dice il salumiere, sferrando il colpo per staccare la fiorentina. Incalza la contessa dagli occhialoni scuri: «la Chiesa fa il suo mestieve, ma lo Stato deve esseve laico». «Io sono cattolico e non lo farei», borbotta l’appuntato, «però non posso importi il mio punto di vista». «Ognuno è libero di fare quel che gli pare, basta che mi lasci in pace», dice il tassista passando col rosso. «Se dovesse capitare a me, vorrei che mi si staccasse la spina», confida il vecchio impiantista al figlio che lo ascolta attento e, ad ogni buon conto, lo registra di nascosto con il cellulare.
È un’infilata di luoghi comuni, le idées reçues del nostro tempo che soppiantano quelle di Flaubert senza smettere per un istante di essere delle bêtises, delle fesserie.
A questo punto potrebbe sostenersi che i politici, nel bene e nel male, si sono dimostrati una volta tanto in sintonia con il popolo e ne hanno espresso la volontà. Anche.
Ma per impostare il fatto in modo più corretto occorrerebbe piuttosto ammettere che l’italiano ha i governanti che si merita. La pochezza di chi decide sulla vita e sulla morte offre la misura della nostra decadenza.
E qui cade a fagiolo San Gregorio Magno, a cui si accennava all’inizio. «Se l’ira di Dio ci dà i superiori che meritiamo, impariamo dal loro modo d’agire quello che dobbiamo pensare di noi», osservava. «Perché il cuore dei governanti viene disposto secondo che meritano i sudditi».
Però c’è un altro aspetto da considerare, ancora più preoccupante.
L’approvazione della legge regionale attesta soprattutto che la mano di Dio si sta ritraendo dal nostro Paese. Le evidenze sono ormai dovunque, non vale la pena neppure di parlarne. È sufficiente scorrere le statistiche. Quel che è successo in Veneto, e presto succederà dappertutto, è un segno della Vita che si allontana dall’Italia.
E allontanandosi la Vita, che cosa si pretende che ne prenda il posto?
Massimo Zanetti
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Cremazione
Le ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia
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Civiltà
Chi sono i fabiani?
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico. Lo Szczawinski aveva trattato la Fabian Society tra i gruppi di controllo globale in un precedente intervento. L’analisi è, in superficie, buona, tuttavia impressiona l’assenza totale di una menzione della religione nella costruzione della Civiltà occidentale. Di qui qualche ingenuità, come quella di ritenere, in un finale che fa scendere la catena, la Dichiarazione dei diritti e Winstone Churchill un apice della nostra storia (!).
(…) La Fabian Society fu fondata a Londra nel 1884. Prende il nome da Quinto Fabio Massimo, il generale romano famoso per aver sconfitto Annibale non con uno scontro diretto, ma con pazienza, logoramento e la lenta disfatta del nemico. Il nome fu scelto deliberatamente. Era la strategia. Il loro emblema era un lupo travestito da agnello. Lo scelsero loro stessi.
Vale la pena soffermarsi un attimo su questo: un’organizzazione che scelse come proprio simbolo l’immagine di un intento predatorio mascherato da apparenza innocua – l’inganno come principio fondante, metodo operativo, ciò di cui andavano più fieri. Non imposto dai critici. Scelto autonomamente. Ne erano orgogliosi. La strategia era semplice e devastante: non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi al loro interno.
Infiltrarsi – per usare le loro parole – gradualmente, pazientemente, nel corso delle generazioni, collocando persone formate secondo i principi fabiani in posizioni di influenza nel governo, nel mondo accademico, nei media e nella pubblica amministrazione, fino a quando le istituzioni non produrranno risultati fabiani senza che nessuno debba annunciare una rivoluzione.
La rivoluzione avverrà, ma lentamente, in modo invisibile, burocratico e democratico. Quando qualcuno se ne accorgerà, le istituzioni saranno già cambiate.
I’ll be honest with you: until recently I didn’t know much about the Fabian Society. Maybe it’s because the English know how to be smooth – so correct me if I am getting something wrong.
The Fabian Society was founded in London in 1884. Named after Quintus Fabius Maximus – the… https://t.co/jvd7MHLpsW pic.twitter.com/NWXYjatLs3
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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Fondarono la London School of Economics nel 1895, l’istituzione che ha formato generazioni di politici, funzionari pubblici, economisti e giornalisti in tutto il Commonwealth e oltre. Furono determinanti nella creazione del Partito Laburista nel 1900. Diedero forma alla BBC. Progettarono lo stato sociale britannico.
George Bernard Shaw, H.G. Wells, Tony Blair, Gordon Brown, Keir Starmer: l’elenco dei fabiani che hanno plasmato la politica britannica e globale non è una nota a piè di pagina. È la storia della sinistra del ventesimo secolo, raccontata senza mezzi termini.
Starmer non è un caso fortuito né un’evoluzione del Partito Laburista. Egli rappresenta l’espressione attuale di un progetto in corso da centoquaranta anni: paziente, istituzionale e pienamente coerente con la strategia originaria.
La Fabian Society è la lunga marcia di Gramsci attraverso le istituzioni, ma inglese, quindi meglio vestita e meglio finanziata, e con cinquant’anni di anticipo. Gramsci teorizzò ciò che i fabiani stavano già facendo. I fabiani ne furono i praticanti.
La Scuola di Francoforte fornì la filosofia. La Fabian Society fornì il modello operativo. E la teoria francese fornì il confezionamento culturale. Tre progetti, origini diverse, destinazione identica: lo smantellamento delle fondamenta della civiltà occidentale attraverso la paziente occupazione delle sue istituzioni.
Ciò che rende il modello fabiano più pericoloso del socialismo rivoluzionario è proprio la sua fluidità. La rivoluzione è visibile. Si possono indicare le barricate. L’approccio fabiano non produce barricate: solo programmi di studio che cambiano gradualmente, linee editoriali che si modificano sottilmente, linee guida per la pubblica amministrazione riviste progressivamente e una successione di riforme apparentemente ragionevoli che, singolarmente, sembrano modeste, ma che nel loro insieme trasformano ogni cosa.
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Il lupo travestito da pecora non è solo un predatore mascherato, ma un predatore che ha imparato a parlare la lingua delle pecore, ad adottarne i modi, a mostrare preoccupazione per il loro benessere e a riscrivere gradualmente le regole del gregge dall’interno
Quando ve ne accorgete, il lupo è già nella stanza da decenni. Ha indossato le vesti di pecora così a lungo che alcuni si sono dimenticati che non lo era. L’inganno non è stato casuale. Era il metodo. Il lupo travestito da pecora è obłuda [termine polacco traducibile con l’italiano «doppiezza», ndt] con una strategia a lungo termine. Zakłamanie [«inganno», ndt] con un piano centenario. La menzogna sistemica con un think tank e un patrimonio.
Sono stati pazienti. Sono stati deliberati. Sono stati efficaci. E la civiltà che ha prodotto la Magna Carta, la Dichiarazione dei Diritti e Churchill se n’è accorta a malapena, finché non è stato troppo tardi.
Krzysztof Szczawinski
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Immagine generata artificialmente
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