Arte
Dipinto di Gesù nudo che assiste Giuda Iscariota appeso al muro nello studio di Papa Francesco: un video lo dimostra
Il Vaticano ha pubblicato un video che dimostra che un dipinto scandaloso che ritrae un Gesù nudo che assiste Giuda, il traditore di Cristo, è appeso nello studio personale di Papa Francesco. Lo riporta LifeSiteNews.
Vatican News mercoledì ha pubblicato un video discorso di Papa Francesco al Comitato panamericano dei giudici per i diritti sociali e la dottrina francescana (COPAJU), in cui si mostra che il controverso dipinto è effettivamente appeso nello studio di Francesco, dietro la sua scrivania.
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Nel 2021, L’Osservatore Romano aveva rivelato che l’artista ha donato il dipinto a Francesco e che era appeso dietro la scrivania del pontefice. Tuttavia, finora la prova di ciò non era mai stata resa pubblica.
Il quotidiano vaticano aveva mostrato una parte del dipinto come foto di copertina nel 2021. Un confronto mostra che si tratta chiaramente del dipinto appeso nello studio di Francesco.
???? La edición del Viernes Santo de L'Osservatore Romano del Vaticano celebró en sus tres primeras páginas a Judas Iscariote, el que traicionó a Cristo. pic.twitter.com/sDFya7elHn
— M I G U E L ☩ ???????????????? ???????????????????????????? (@S_VACANTE1958) April 6, 2021
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L’editoriale del quotidiano vaticano del 2021 spiegava che quel dipinto era ispirato al libro di Francesco del 2018, Quando pregate dite Padre Nostro, in cui Francesco suggerisce che Giuda potrebbe non essere all’inferno. «Questa idea è in diretto conflitto con le affermazioni dei papi precedenti e dello stesso Nostro Signore, che dicevano di Giuda che sarebbe stato meglio per lui che non fosse nato» scrive LSN.
Il 2018 non è stata l’unica volta in cui Francesco ha spinto l’idea che Giuda potesse essere salvato. Nel 2020, ha fatto la stessa cosa in un’omelia televisiva nella sua cappella privata il mercoledì della Settimana Santa, dove ha dovuto leggere proprio quel brano in cui Gesù dice che sarebbe stato meglio che Giuda non fosse nato.
«Che fine ha fatto Giuda? Non lo so», aveva detto allora il papa Francesco.
Tuttavia l’insegnamento della Chiesa sulla dannazione di Giuda è chiaro. Il Catechismo del Concilio di Trento è molto esplicito su questo punto, dicendo che Giuda «perse anima e corpo» e che il suo tradimento nonostante il suo sacerdozio «gli portò la distruzione eterna».
«Inoltre, il primo Papa, San Pietro, era chiaro che dopo che Giuda aveva tradito Cristo doveva essere sostituito come apostolo, mentre dopo la morte degli altri apostoli questi non venivano sostituiti (…) Ma non c’è quasi bisogno di rivolgersi al Catechismo o addirittura al primo Papa su questa questione quando Nostro Signore stesso è già stato esplicito al riguardo».
Tre volte nelle Scritture, Gesù viene menzionato mentre indica il destino finale di Giuda.
Nel Vangelo secondo Giovanni 6,71, Gesù definisce Giuda Iscariota come «diavolo»: «Gesù rispose: «Non fui io a eleggere voi Dodici? Eppure uno di voi è diavolo». Spiega il versetto seguente che «Egli diceva di Giuda, figlio di Simone Iscariote, il quale lo avrebbe tradito, pur essendo dei Dodici».
In Giovanni 17, 12, Gesù chiama Giuda «figlio della perdizione» nella sua preghiera a Dio Padre: «Quelli che tu mi hai dato, li ho custoditi e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, e questo affinché s’adempisse la Scrittura».
E ancora, nel Vangelo di Matteo 26, 24 è scritto: «Il Figliuol dell’uomo se ne va come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo per opera del quale il Figliuol dell’uomo è tradito. Sarebbe stato meglio per quest’uomo che non fosse mai nato». Concetto ribadito anche nel Vangelo di Marco 14,21.
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Non si tratta dell’unica opera d’arte controversa entrata nelle cronache dell’attuale gerarchia ecclesiastica.
I media italiani anni fa riportarono il caso di una pittura al Duomo di Terni commissionata da monsignor Paglia, sostenitori dei vaccini appuntato da Bergoglio come capo della Pontificia Accademia per la Vita.
Si tratta di una opera che fu definita «affresco omoerotico».
Nel video pubblicato da Repubblica sull’argomento l’autore dell’affresco Ricardo Cinalli, un pittore argentino, raccontava: «mi sono divertito a fare questo lavoro perché ho avuto tutta la libertà possibile da parte del vescovo e di don Fabio», il sacerdote responsabile della cultura poi scomparso nel 2008.
«Mai in quattro mesi, durante i quali ci vedevamo tre volte a settimana, mi ha mai chiesto se credessi nella salvezza, non mi ha mai messo in una posizione difficile» ha continuato l’artista. «Non è stato lasciato nessun dettaglio libero, tutto si analizzava, tutto si discuteva. Non mi hanno mai lasciato solo».
«Appare anche un transessuale?» chiede la giornalista. «Sì, sì. Ci sono personaggi un po’ diversi, spacciatori, prostitute, prostituti. Persone che non necessariamente da un punto di vista tradizionale si sono guadagnati il cielo» risponde l’autore dell’affresco.
Duomo di Terni, nella Risurrezione di Ricardo Cinalli anche gay e trans vanno in cielo https://t.co/Wa8kADAyaG pic.twitter.com/meqIUtvLvq
— nicoletta (@hackerphone8) March 26, 2016
«Ci sono due uomini, che stanno cercando di uscire da uno dei buchi, uno sta riscattando l’altro. In questo caso non c’è stata, in questo senso, una intenzione sessuale, ma erotica sì. Io credo che dove si nota di più l’aspetto erotico è tra i personaggi all’interno delle reti. Qui ne ho inseriti alcuni dei quali ho fatto dei ritratti: ci ho messo don Fabio Leonardis nudo… e poi il vescovo, don Vincenzo Paglia»
Recente (2007) e innovativa la Risurrezione del Duomo di #Terni del pittore argentino Ricardo Cinalli.
Racconta libertà e uguaglianza: nel giorno del giudizio, Cristo salva tutte le creature senza distinzione di razza, credo religioso, politico ed orientamento sessuale. #DBArt pic.twitter.com/DHGSLjagKh— Dario Barone (@DBking85) June 28, 2020
DUOMO DI TERNI, OMOSESSUALI E TRANS NELLA RESURREZIONE DI RICCARDO CINALLI – https://t.co/ucrOO5WQht pic.twitter.com/HSI8Jjt0lr
— TerniLife (@TerniLife) March 26, 2016
«Il Cristo è reale, era un parrucchiere» spiega il pittore. «Si nota il pene di Cristo e per questo si alzò una grande polemica, ma il vescovo disse “è una persona, un essere umano” e quindi lasciarono che si notasse attraverso il tessuto che era un uomo reale».
«Don Vincenzo Paglia, che è una persona totalmente aperta al mondo, mi ha assistito passo per passo elaborando le cose come se fosse un capo spirituale senza il quale non avrei avuto la forza di realizzare un lavoro di questa naturalezza».
«Tutto quello che si vede è stato perfettamente accolto ed accettato da Paglia» assicura l’artista.
«L’unica cosa che non mi hanno permesso di inserire è stata la copulazione di due persone dentro questa rete dove tutto era permesso. Il vescovo e don Leonardis lo hanno visto e hanno commentato: “non pensiamo che sia necessario arrivare a questo estremo per denotare la libertà che l’uomo ha in questo mondo e nell’altro”».
«Dopo la morte di don Fabio mi hanno detto che la nuova gestione era scandalizzata da questa opera al punto che ho pensato che avrebbero potuto distruggere quello che avevamo fatto perché questo è stato perfettamente fatto sotto la direzione del vescovo e di una persona sommamente importante come don Fabio Leonardis».
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Come riportato da Renovatio 21, il Paglia è salito agli onori delle cronache teologiche e biotecnologiche perché un documento della Pontificia Accademia per la Vita di due anni fa ha cominciato a vagliare i temi della contraccezione e della riproduzione artificiale.
Il Paglia avrebbe inoltre detto in TV di ritenere la legge abortista genocida 194/78 un «pilastro della vita sociale».
Nell’estate 2017, quando uscì la cosiddetta legge Lorenzin che prevedeva la vaccinazione di bambini che volevano accedere agli asili, uscì un il comunicato congiunto della Pontificia Accademia per la Vita diretta dal Paglia, della CEI e dell’Associazione medici cattolici italiani (AMCI), dove si tranquillizzava il gregge riguardo al tema dei feti umani usati nella produzione dei vaccini.
Il risultato della mossa fu l’esclusione di bambini non-vaccinati dalle scuole materne cattoliche. La campagna vaccinale su bambini fu anche propalata sulle colonne del giornale dei vescovi Avvenire.
Due anni fa, monsignor Paglia si era fatto notare per la richiesta della quinta dose del siero genico sperimentale per «fragili e anziani».
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Immagine screenshot da YouTube
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La figlia di Stanley Kubrick parla dei «20 minuti mancanti» da Eyes Wide Shut
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Eyes Wide Shut: i 20 minuti mancanti
Sapete, questo è il momento giusto per affrontare finalmente la questione dei 20 minuti mancanti di Eyes Wide Shut. È una storia che circola da molti anni, quindi lasciatemi dire cosa so e cosa non so. Per contestualizzare, mio padre faceva sempre incenerire le scene scartate una volta terminato un film, proprio per impedire alla casa di produzione di rimontare in seguito il suo lavoro o di crearne versioni alternative. Si è molto speculato sul fatto che circa 20 minuti di Eyes Wide Shut siano stati rimossi dopo la sua morte. Questo sarà sicuramente una delusione per molti, ma io non ho sentito nulla al riguardo all’epoca, né ho sentito nulla in seguito che confermi l’esistenza di una simile sezione. Immagino che possiate smettere di leggere qui. Ma se siete interessati ai dettagli, continuate a leggere.EYES WIDE SHUT: THE MISSING 20 MINUTES
You know, this is as good a time as any to finally address the missing 20 minutes from Eyes Wide Shut. It’s a story that has been circulating for many years, so let me tell you what I actually know and don’t know. For context, my father… pic.twitter.com/hsgllDKJnV — Vivian Kubrick (@ViKu1111) September 1, 2026
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Renovatio 21 saluta Kavinsky, stella della synthwave
Il produttore e DJ francese Kavinsky, all’anagrafe Vincent Belorgey, è morto all’età di 50 anni lo scorso 28 luglio.
Il suo nome dice poco agli ascoltatori di musica mainstream e tantissimo a chi invece ha esplorato i confini della musica elettronica, specie nella sua ramificazione recente chiamata synthwave.
Il musicista, icona della scena elettronica internazionale e considerato a capo di un movimento ulteriore chiamato French Touch (un genere musicale nato in Francia nella prima metà degli anni novanta che ha rivoluzionato la musica elettronica mondiale grazie ai successi di Daft Punk, Cassius, Justice, Etienne de Crécy, Stardust ed altri), è stato trovato senza vita nella serata di martedì 28 luglio 2026 all’interno della sua abitazione nel diciottesimo arrondissement di Parigi.
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A dare l’allarme è stato un vicino di casa. Sebbene le autorità abbiano aperto un’indagine ordinaria per accertare le cause del decesso, le prime ricostruzioni dei soccorritori escludono elementi sospetti e ipotizzano che la causa sia stata un ictus. Insomma, anche lui avrebbe avuto un malore.
Il suo brano più celebre del 2010, prodotto insieme a Guy-Manuel de Homem-Christo dei Daft Punk, diventato un cult mondiale grazie alla colonna sonora del film Drive (2011), un film considerato una pietra miliare per la diffusione mondiale della musica Synthwave: vediamo il protagonista Ryan Gosling vagolare poeticamente fra i neoni della notte losangelena al suono dei pezzi dei Desire, College e, appunto, del Kavinsky.
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Una delle ultime grandi apparizioni pubbliche dell’artista risale alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici del 2024, dove si era esibito insieme ai Phoenix e alla cantante Angèle. Di qui, forse, il fatto che pure il presidente francese Emmanuel Macron ha voluto rendere omaggio all’artista, definendolo pubblicamente come «una fonte di orgoglio francese per sempre».
Il suo stile consisteva nella sapiente mistura di suoni e temi musicali del decennio degli Ottanta miscelato con le sonorità più recenti del genere detto electro.
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Oltre ai numerosi EP e singoli, ha segnato il genere synthwave con gli album in studio OutRun (2013), dal titolo dell’indimenticabile antico gioco coin-op SEGA, e Reborn (2022). Alcuni suoi brani sono stati inseriti nel popolare videogiuoco Grand Theft Auto IV e in Hitman: Absolution. Un’altra canzone trovò il successo perché utilizzata da una pubblicità della BMW i8.
Il synthwave (noto anche come retrowave o outrun) è un genere di musica elettronica nato a metà degli anni 2000 che celebra ed emula le colonne sonore, la cultura pop e le atmosfere dei film e dei videogiochi degli anni Ottanta. Non si tratta di musica prodotta in quel decennio, ma di una reinterpretazione moderna basata su una forte nostalgia idealizzata per quell’era.
Il suono è dominato da tastiere vintage, drum machine (come la mitica Roland TR-808) ed effetti a emulazione analogica, mentre ritmi di basso incalzanti e continui (chiamati spesso arpeggiati) trasmettono una sensazione di movimento o di guida notturna. Nonostante i suoni siano vintage, la compressione, i bassi e la pulizia del mixaggio sfruttano gli standard tecnologici odierni.
La musica synthwave ha generato intorno a sé tutta un’estetica molto specifica, un immaginario visivo specifico, spesso chiamato appunto Outrun (dal videogioco di guida che tutti hanno veduto nelle sale giochi di quaranta anni fa), uno stile visivo rétro-futurista: paesaggi digitali avvolti da sfumature di viola, rosa neon, blu elettrico e nero, tramonti tropicali e griglie geometriche in prospettiva – grandi soli al crepuscolo strizzati da linee nere, griglie vettoriali tridimensionali (dette neon grid), palme stilizzate e vetture sportive dell’epoca come la DeLorean DMC-12 o la Testarossa.
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La cultura visiva Outrun Ispirato al cinema sci-fi cyberpunk (come Blade Runner), ai polizieschi d’azione ambientati a Miami e all’archeologia informatica dei primi PC e delle cassette VHS.
Il genere è esploso a livello globale all’inizio degli anni 2010. Tra i pionieri e i pilastri spiccano appunto il Kavinsky (, The Midnight, Timecop1983, GUNSHIP e College. Negli anni successivi, influenze synthwave sono sbarcate nel pop mainstream grazie ad artisti come The Weeknd (con la hit Blinding Lights).
Il documentario spagnuolo La rebelión de los sintes, conosciuto internazionalmente come The Rise of the Synths (2019) sostiene, tramite testimonianze prese internazionalmente, che l’humus di generazione del syntwave sia stato da qualche parte in Francia a metà fine anni 2000.
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Il synthwave, di cui esistono infinite compilazioni sullo YouTubo, si è ramificato il ulteriori sottogeneri: evvi il dreamwave (più melodico, malinconico, lento e rilassante, focalizzato su atmosfere sognanti e nostalgiche, come ad esempio nel caso di Lazerhawk); havvi il darksynth (sonorità molto più pesanti, aggressive e distorte che uniscono il synthwave a elementi di musica metal, industrial e techno, come per esempio i casi Perturbator e Carpenter Brut); c’è poi il caso dello sci-fi synthwave (tracce fortemente cinematografiche che sembrano scritte per pellicole fantascientifiche di quegli anni).
Il futuro della synthwave si sta muovendo lungo due binari paralleli: da un lato l’uscita dalla nicchia underground per fondersi con il pop e la musica cinematografica di massa, dall’altro una radicale evoluzione tecnica guidata dai produttori di seconda generazione. Sebbene i puristi della prima ora – membri della cosiddetta synthfam, la primigenia comunità mondiale del genere – considerino superata l’età dell’oro nostalgica degli albori (producendo il fenomeno abissale della «nostalgia della nostalgia»), il genere sta dimostrando una forte maturazione artistica e strutturale.
Il successo planetario di brani come Blinding Lights di The Weeknd ha sdoganato le sonorità degli anni Ottanta a livello globale. La synthwave non è più un genere isolato, ma una vera e propria tavolozza di suoni utilizzata dai grandi produttori pop, R&B e trap. Si assiste a una collaborazione sempre più frequente tra i produttori elettronici storici e cantautori o turnisti professionisti in studio, trasformando le vecchie tracce prevalentemente strumentali in canzoni pop strutturate e radiofoniche.
Il sound design attuale si sta distaccando dalla rigida emulazione dell’hardware vintage puro: i produttori attuali preferiscono l’uso di sintetizzatori moderni che uniscono la precisione della sintesi digitale flessibile alla «magia» dei filtri analogici, espandendo la complessità dei suoni oltre i limiti degli anni Ottanta. È inevitabile che anche qui si stia inserendo prepotentemente l’IA, con i quali già molti producono interi trailer, parodistici o meno, di film dal sapore anni Ottanta, colonna sonora di sintetizzatori inclusa.
Il domani di questo genere si regge sulle fondamenta della sua stessa comunità globale, la synthfam. Attraverso piattaforme come Discord, Bandcamp e i canali indipendenti, gli appassionati finanziano direttamente gli artisti scavalcando le grandi etichette discografiche.
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Immagine di Kmeron via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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