Economia
Amazon taglia 16.000 posti di lavoro: i licenziamenti nel settore tecnologico accelerano
Amazon licenzierà altri 16.000 dipendenti per ridurre la burocrazia e rispondere alla crescente concorrenza dell’intelligenza artificiale. Lo scrive ZeroHedge.
La decisione segue i 14.000 tagli di posti di lavoro di ottobre e la chiusura della divisione gaming. L’azienda ha anche annunciato la chiusura dei suoi negozi di alimentari e dei punti vendita senza cassiere a marchio Amazon.
Una nota sul sito web dell’azienda pubblicata mercoledì recitava: «Voglio informarvi che stiamo apportando ulteriori cambiamenti organizzativi in Amazon che avranno un impatto su alcuni dei nostri collaboratori. Riconosco che si tratta di una notizia difficile, ed è per questo che vi racconto cosa sta succedendo e perché».
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«Come ho detto a ottobre, abbiamo lavorato per rafforzare la nostra organizzazione riducendo i livelli, aumentando la responsabilità e rimuovendo la burocrazia. Mentre molti team hanno finalizzato i loro cambiamenti organizzativi a ottobre, altri team non hanno completato questo lavoro prima di ora».
«Le riduzioni che stiamo apportando oggi avranno un impatto su circa 16.000 posizioni in Amazon e stiamo lavorando duramente per supportare tutti coloro il cui ruolo è interessato» prosegue la nota. «A partire dall’offerta alla maggior parte dei dipendenti con sede negli Stati Uniti di 90 giorni per cercare internamente un nuovo ruolo (i tempi varieranno a livello internazionale in base alle esigenze locali e nazionali)».
«Mentre apportiamo questi cambiamenti, continueremo anche ad assumere e investire in aree e funzioni strategiche che sono cruciali per il nostro futuro. Siamo ancora nelle fasi iniziali di sviluppo di ciascuna delle nostre attività e ci attendono significative opportunità», conclude la nota della multinazionale di Seattle.
I licenziamenti di Amazon seguono altri importanti tagli nel settore tecnologico all’inizio del 2026, tra cui il piano di Autodesk di eliminare circa 1.000 ruoli (circa il 7% della sua forza lavoro) nel contesto di una ristrutturazione che prevede lo spostamento degli investimenti verso l’Intelligenza Artificiale e il cloud, e la decisione di Pinterest di tagliare quasi il 15% dei dipendenti riallocando le risorse verso iniziative di Intelligenza Artificiale; i dati sui licenziamenti mostrano inoltre che migliaia di lavoratori del settore tecnologico sono già stati colpiti da tagli di posti di lavoro in decine di aziende dall’inizio dell’anno.
Un’ondata di migliaia di licenziamenti si era avuta tre anni fa, a qui erano seguite «purghe» di lavoratori di tutti i colossi come Google, Microsoft, Facebook.
Come riportato da Renovatio 21, ad ottobre era emerso che Amazon starebbe implementando strategie di automazione per ridurre la necessità di assumere oltre mezzo milione di lavoratori negli Stati Uniti. Secondo quanto detto, l’azienda punta a utilizzare robot per sostituire più di 600.000 posti di lavoro che dovrebbe altrimenti coprire entro il 2033, pur prevedendo di raddoppiare le vendite di prodotti nello stesso arco temporale.
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Come riportato da Renovatio 21, mesi fa era emerso che i robot stavano per superare in numero gli umani nei magazzini Amazon.
Come riportato da Renovatio 21, un immane blackout dell’internet si è consumato pochi giorni fa quando i server di AWS (Amazon Web Service), sui cui poggiano miriadi di siti, applicazioni, sistemi sono andati in tilt.
Il padrone di Amazon, Jeff Bezos, ha rivelato in un’intervista a Torino durante un evento con il controverso erede FIAT Jaki Elkann la sua visione di spostare i server nello spazio – un’industria dove opera da decenni con la sua azienda Blue Origin.
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Immagine di Álvaro Ibáñez via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Volkswagen richiama 4 milioni di auto per problemi di sicurezza
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
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