Geopolitica
Crisi kazaka: Tokaev incolpa terroristi stranieri per giustificare aiuto russo
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews.
Linea ufficiale: truppe della CSTO, guidate da Mosca, intervenute per proteggere le strutture governative dagli attacchi di islamisti addestrati all’estero. Con ogni probabilità, militari di Mosca usati nella lotta di potere con la fazione dell’ex presidente Nazarbaev. Salve finora le condotte energetiche, incluse quelle verso la Cina.
Il governo del Kazakistan ha dichiarato che radicali islamisti addestrati all’estero sono tra i responsabili dei recenti attacchi a uffici governativi e forze di sicurezza. Le autorità di Nur-Sultan, che parlano di circa 8mila arresti, non citano però alcun specifico gruppo terroristico.
Scoppiate il 2 gennaio per l’aumento del carovita, le proteste si sono allargate a gran parte del Kazakistan.
Alle richieste di calmierare il prezzo del gas liquido si sono aggiunte domande di cambiamenti politici in un Paese dominato dalle élite legate all’ex presidente Nursultan Nazarbaev, padre-padrone della nazione dopo la sua indipendenza seguita al crollo dell’Unione Sovietica.
Sembra che il presidente Kassym-Jomart Tokaev abbia ripreso il controllo della situazione. Come sottolinea ad AsiaNews Tristan Kenderdine, analista di stanza in Kazakistan e direttore di Future Risk, il fatto che le autorità stiano rilasciando comunicati stampa in inglese per i media internazionali indica che hanno fiducia di mantenere il controllo.
Non tutte le aree sono pacificate però. La scorsa notte [il 9 gennaio, ndr] ci sarebbero stati ancora due scontri a fuoco, uno a Taldykorgan, circa 200 km a nord di Almaty (uno degli epicentri delle proteste) e un altro alla sua periferia, lungo l’autostrada che porta in Kirghizistan, nota Kenderdine. Oggi ci sono anche vaghe notizie di armi sequestrate dalle Forze di sicurezza, come di oppositori che hanno avuto accesso ad arsenali governativi.
Per sedare la rivolta, Tokaev ha richiesto il sostegno di forze militari a guida russa della CSTO(Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva). «Quasi nessuno [in Kazakistan] è a favore di questo intervento», dice Kenderdine. Egli spiega però che data la gamma di scenari che potevano emergere, l’iniziativa russa potrebbe dimostrarsi il male minore.
«È ormai piuttosto chiaro che un altro elemento, più coordinato, si è infiltrato nelle agitazioni sorte in modo spontaneo»
Come affermato da testimoni oculari durante le prime fasi delle proteste pacifiche, «è ormai piuttosto chiaro – evidenzia Kenderdine – che un altro elemento, più coordinato, si è infiltrato nelle agitazioni sorte in modo spontaneo». Secondo l’analista, con ogni probabilità chiunque abbia orchestrato questo gruppo è parte di una lotta di potere interna e non di forze che interferiscono dall’esterno.
Con il blocco di internet è difficile valutare in modo indipendente le notizie che circolano. Kenderdine sostiene che quella della pista straniera è un «assurdo» tentativo del governo Tokaev di giustificare lo schieramento delle truppe della CSTO.
Per timore che gli uomini di Nazarbaev controllino in parte gli apparati di sicurezza nel corso dei tumulti, ipotizza l’esperto, Tokaev avrebbe permesso l’arrivo di 2.500-5.000 soldati dell’organizzazione dominata dalla Russia.
In questo quadro sono trapelate le preoccupazioni cinesi per la stabilità del Kazakistan, dove Pechino ha molti interessi strategici ed economici, soprattutto riguardo alla operatività dei gasdotti e oleodotti da cui si rifornisce.
«Non si hanno notizie di alcun blocco delle infrastrutture energetiche, né di essere bersaglio delle proteste», rivela Kenderdine.
Il ricercatore evidenzia che qualsiasi gruppo che voglia salire al potere non saboterebbe i gasdotti e oleodotti, che rappresentano la ricchezza della nazione. Egli precisa anche che la crisi non ha nulla a che fare con i rapporti tra il Paese e la Cina.
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Immagine screenshot da Youtube
Geopolitica
Trump dice che il Canada non è uno Stato
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il Canada vuole «i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo», in seguito al fallimento dei colloqui commerciali tra i due Paesi avvenuto nella tarda serata di venerdì.
Le sue parole arrivano dopo il fallimento dei negoziati, che ha determinato l’introduzione di nuove tariffe americane del 50% su una serie di prodotti canadesi. Trump ha inoltre dichiarato che gli agricoltori americani sono stati sottoposti a «enormi dazi» per anni.
«Il Canada vuole i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo!!! Inoltre, per molti anni ha imposto dazi doganali esorbitanti ai nostri bravi agricoltori. Basta!!!» ha scritto nel suo post su Truth social.
Canada wants the benefits of being a State, without being one!!! They have also charged our great farmers, for many years, massive amounts of Tariffs. No more!!! President DJT
( TS: Aug 23 2026, 1:06 AM ET ) pic.twitter.com/KlCQskGkFw
— Commentary Donald J. Trump Truth Social Posts On X (@TrumpTruthOnX) August 23, 2026
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Il primo ministro canadese Mark Carney ha qualificato i nuovi dazi come un «errore di valutazione» pensato per «ferirci e dividerci». Carney ha confermato che avrebbe imposto dazi doganali simili a quelli di Trump a partire dall’8 settembre, comprendenti tasse su acciaio, latticini, elettrodomestici ed elettronica. Gli Stati Uniti e il Canada si trovano ora in una «guerra» commerciale, ha dichiarato l’ex presidente della Bank Of England, la Banca Centrale britannica.
«Hanno chiesto troppo e offerto troppo poco», ha detto Carney sabato. «Si è in guerra quando si viene attaccati. Siamo stati attaccati», ha aggiunto. «Non possiamo accettare la loro offerta e non daremo ciò che ci hanno chiesto», ha dichiarato Carney.
Trump in passato aveva ripetutamente affermato che gli Stati Uniti stavano sovvenzionando l’economia canadese per un importo di 200 miliardi di dollari all’anno, ipotizzando che sarebbe stato più fattibile assorbire il Paese come «tanto amato» 51° stato. L’ex premier canadese Giustino Trudeau aveva detto che la minaccia di anschluess da parte di Trump era «reale».
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Trump aveva dichiarato di voler espandere il Paese aggiungendo Canada, Groenlandia e Venezuela come nuovi Stati USA, definendo poi le sue dichiarazioni come uno scherzo.
A gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Carney ha sostenuto che l’ordine globale basato su regole è ormai al tramonto e ha invitato le «potenze medie» a unirsi, affermando che «se non sei al tavolo, sei nel menu».
Trump ha replicato durante il proprio discorso a Davos dichiarando che il Canada «vive grazie agli Stati Uniti», un’affermazione prontamente respinta da Carney. In seguito, Trump ha revocato l’invito rivolto a Carney per partecipare al suo proposto «Board of Peace», l’organismo da lui ideato – secondo le sue parole – per affrontare e risolvere i conflitti internazionali.
Come riportato da Renovatio 21, Trump ha aggiunto che il Canada verrà «divorato» dalla Repubblica Popolare.
Il presidente aveva canzonato il Canada con filmati AI dopo la vittoria olimpica nella finale a Milano della squadra nazionale di Hockey americana contro quella canadese.
Come riportato da Renovatio 21, l’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta in stile mujaheddin afghani a un’ipotetica invasione statunitense.
Ad aprile The Donald aveva ammesso che l’anschluess del Canada era improbabile. Tuttavia, come ognuno sa, sapere cosa farà l’attuale presidente USA risulta talvolta molto difficile.
L’annessione del Canada rimane ad ogni modo conforme alla dottrina geopolitica «emisferica» esposta e perseguita nel primo anno del secondo mandato Trump, la cosiddetta «dottrina Donroe» (cioè Donald più Monroe) che vede, secondo un plurisecolare pensiero geostrategico, l’ampliamento del dominio USA nel continente come il «destino manifesto» di Washington.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Coloni israeliani uccidono adolescente palestinese nella Cisgiordania occupata
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Geopolitica
Putin: «scenario catastrofico» per l’Ucraina
L’Ucraina sta fronteggiando uno «scenario catastrofico» a causa delle ritorsioni russe, dopo aver «aperto il vaso di Pandora» mediante i suoi attacchi alle infrastrutture economiche e civili. Lo ha dichiarato sabato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.
Durante la primavera, Kiev ha notevolmente aumentato gli attacchi mediante droni a lungo raggio diretti contro le infrastrutture petrolifere e gasiere russe, allargando poi gli attacchi ai magazzini di e-commerce e alle strutture logistiche civili. La Russia ha risposto colpendo le rotte marittime del Mar Nero e le principali infrastrutture portuali che, secondo quanto afferma, gestivano le importazioni militari ucraine, interrompendo di fatto la principale via di esportazione del paese.
Kiev sta attualmente tentando, attraverso intermediari, di «impedire che questa situazione si trasformi in uno scenario catastrofico», ha affermato Putin in un’intervista a Russia 1. Tuttavia, ha precisato, la loro traiettoria risulta ormai chiara.
L’Ucraina ha avviato l’intera vicenda con i suoi «massicci attacchi missilistici e con droni contro i nostri obiettivi civili e le nostre infrastrutture logistiche», ha dichiarato il presidente. «Ha aperto il vaso di Pandora».
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Secondo Putin, la ritorsione russa ha colpito i settori economici più vulnerabili dell’Ucraina, tra cui le esportazioni agricole, che costituiscono la sua principale fonte di reddito, aggiungendo che le proposte diplomatiche che Mosca sta ricevendo risultano a volte «esotiche e inaccettabili».
«Siamo sempre pronti al dialogo sulla pace, ma solo sulla base della realtà che si manifesta sul campo».
Mosca ha ripetutamente evidenziato di prediligere una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina, ma accetterà esclusivamente una pace stabile e duratura che rimuova le cause profonde del problema. La Russia proseguirà nel perseguire i propri obiettivi attraverso mezzi militari fintanto che Kiev rifiuterà di giungere a compromessi, ha dichiarato il Cremlino.
Come riportato da Renovatio 21, ancora un mese fa il presidente russo aveva promesso una risposta devastante agli attacchi ucraini.
«La nostra risposta sarà sempre analoga a qualsiasi attacco sul territorio russo. Risponderemo con la stessa moneta, ma con una forza di gran lunga superiore», aveva dichiarato Putin al forum «Tutti per la vittoria!» promosso dal Fronte Popolare Panrusso. «Il nemico lo sentirà. Spero che lo senta già. E lo sentirà ancora di più in futuro».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
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