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Continua senza requie il terrificante fenomeno urbano dell’uomo nudo

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Renovatio 21 è l’unica testata al mondo che sta concentrando i suoi sforzi intellettuali e giornalistici nel racconto e nella riflessione su di uno dei fenomeni più allucinanti del nostro tempo: no, non parliamo della disseminazione dei misteriosi feti in barattolo, né dei robocani oramai ubiqui, né delle chimere umane, né della retroingegneria UFO, né della predazione degli organi a cuor battente, né della biologia sinteticadei mirror humans, né della minaccia di apocalisse nucleare, né delle ghenghe di cetacei malvagi come le orche assassine di Gibilterra e le loro orrende colleghe di altre parti del mondo.

 

Parliamo, invece, del ben più preoccupante fenomeno, nazionale e globale, dell’uomo nudo.

 

Come specificato in episodi precedenti, l’uomonudismo è oramai un tema fisso nelle nostre città, appena raggiunto dalle cronache locali – che epperò mancano di volontà di elaborare il fenomeno, o anche solo di unire i puntini – ed emerso solo grazie alle immagini girate da qualche prode con il telefonino.

 

Sì: i nostri spazi urbani (e non solamente quelli) sono ormai costantemente presi d’assalto da uomini denudatisi per ragioni quasi mai note.

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Il fenomeno parrebbe essere legato alla questione migratoria, tuttavia non è dato capirlo con certezza: a causa dell’implementazione Carta di Roma, il documento deontologico del giornalista che invita a non rivelare la provenienza dei protagonisti delle cronache, è talvolta difficile capire dai giornali se l’uomo nudo raccontato dagli articoli che leggiamo è autoctono oppure di origine straniera.

 

Procediamo con una carrellata nazionale. Ferrara, due giorno fa: «Vaga nudo lungo il raccordo autostradale e si sdraia: soccorso». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Roma, un mese fa: «Uomo corre nudo in strada nel centro di Roma». Lo riporta RomaToday.

 

Rimini, il mese scorso: «Mattinata di follia tra le vie della città, uomo va in giro nudo e prende a sassate le auto in transito». Lo riporta RiminiToday.

 

Valsassinia, sempre a settembre: «Si aggira nudo per i boschi della Valsassina ed entra in una baita». Lo riporta LeccoToday.

 

Monza, luglio: «Nudo tra il bosco e la strada, uomo soccorso a Cogliate». Lo riporta Il Notiziario.

 

Sempre Monza, sempre luglio: «I 5 ragazzi che “salvano” la bambina che di notte cammina per strada con un uomo nudo». Lo riporta MonzaToday.

 

Materna, giugno: «Uomo nudo spaventa giovane turista francese». Lo riporta Basilicata24.

 

Cassina de’Pecchi, città metropolitana di Milano, aprile: «Uomo completamente nudo davanti alla chiesa, intervengono i Carabinieri». Lo riporta Prima la Martesana.

 

Aci Castello, città metropolitana di Catania, giugno: «Uomo nudo tenta di violentarla in spiaggia, lei si salva colpendolo con un sasso in testa: arrestato». Lo riporta Fanpage.

 

Brescia, aprile: «Nudo in strada, urla a squarciagola in piena notte: portato in ospedale». Lo riporta BresciaToday.

 

Foggia, maggio: «Anziana uccisa in casa a Foggia, fermato un uomo nudo in strada». Lo riporta RaiNews.

 

Sassari, agosto: «Un uomo nudo si aggira per le vie di Sassari, il video è virale». Lo riporta Sassari oggi.

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Roma, gennaio: «”State attenti, c’è un uomo nudo che si masturba in strada e rincorre la gente”».Lo riporta RomaToday.

 

Roma, aprile: «Uomo nudo inveisce contro i passanti sotto i portici di piazza dei Cinquecento».  Lo riporta RomaToday.

 

Roma, luglio: «Un uomo nudo gira per l’Eur, l’allarme dei residenti». Lo riporta RomaToday.

 

Roma, agosto: «Ostacoloman nudo per Balduina, l’allarme dei residenti». Lo riporta RomaToday.

 

Torino, luglio: «Cammina nudo in strada, stupore dei passanti in corso Monte Grappa». Lo riporta TorinoToday.

 

Cesena, giugno: «L’uomo nudo e minaccioso terrorizza Calisese da tre giorni». Lo riporta il Corriere Romagna.

 

Rimini, agosto: «Esibizionista fuori controllo. Si spoglia nudo in spiaggia poi picchia i carabinieri». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Ancona, aprile: «Va in bicicletta e si trova davanti un uomo nudo: choc nel quartiere Adriatico». Lo riporta AnconaToday.

 

Padova: «Degrado in stazione, foto choc di un uomo che dorme nudo. La Lega: situazione grave». Lo riporta Il Mattino di Padova.

 

San Marino, giugno: «Uomo nudo e in stato confusionale fermato a Dogana». Lo riporta San Marino TV.

 

Carpi, gennaio: «Nudo in strada semina il panico». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Vicenza, giugno: «Uomo nudo in viale Mazzini: tamponamento fra auto e ricovero in ospedale». Lo riporta TViWeb.

 

Cremona, agosto: «Uomo nudo alla guida di un furgoncino rubato, fermato dai carabinieri». Lo riporta La Provincia di Cremona.

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Milano, giugno: «Nudo di fronte all’oratorio di via Corsico, calci e sputi ai poliziotti: bloccato e arrestato». Lo riporta il  Corriere Milano.

 

Napoli, aprile: «Corre nudo per 4 chilometri tra Vomero e Posillipo: interviene il 118, ricoverato». Lo riporta Il Mattino.

 

Udine: «Virale un video di un uomo senza vestiti a Fagagna. L’appello: “Non fate girare le immagini”». Lo riporta UdineToday.

 

Lecco, gennaio: «Il video dell’uomo nudo a passeggio sul lungolago di Malgrate». Lo riporta LeccoToday.

 

Salerno, luglio: «Castellabate, uomo nudo nel centro cittadino: 45enne turista fermato dalla polizia locale». Lo riporta Il Mattino.

 

Cassolnovo, provincia di Pavia: «Avvistato uomo nudo per strada in via Carlo Alberto». Lo riporta Milano Pavia News

 

Novara: «L’uomo nudo è tornato, questa volta a passeggio per via Andrea Costa». Lo riporta La Voce di Novara e Laghi.

 

Segnaliamo, infine, anche il titolo più sconvolgente di questa stagione d’inferno: «Uomo nudo prova a violentare una mucca che si inferocisce e lo incorna». Lo riporta Today.

 

Tuttavia, Renovatio 21, al solito, fornisce documentazione visiva della montante catastrofe dell’uomo nudo in tutte le strade del mondo occidentale e non solo.

 

Quest’estate è emerso un video di un uomo nudo di probabile origine africana (come molte delle persone protagoniste del fenomeno) che, urlante e farneticante, terrorizza il dehors di un locale in una imprecisata località tedesca.

 

 

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Un video circolato ad inizio mese sembra ritrarre un uomo nudo in contesto nordamericano.

 

 

Mesi fa si erano avute le immagini dello scontro tra le forze di polizia neerlandesi ed un uomo nudo a caso.

 

 

Un video che dicono arrivare dagli antipodi mostra un uomo nudo che circola tranquillamente sulla metropolitana di Melbourne, tuttavia viene cacciato a pedate da un viaggiatore adiratosi.

 

 

 

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Il problema sembra aver raggiunto anche la Turchia.

 

 

Nella Gran Bretagna del premier immigrazionista Keir Starmer l’uomo nudo sembra venire incontro alla popolazione vestendo talvolta almeno gli slip, tuttavia compensando la rinunzia con l’uso del machete.

 

 

C’è da dire che in terra di Albione tuttavia talvolta si preferisce la versione basic del fenomeno, con immigrato nudo e basta che si mostra in istrada.

 

 

Limerick, in Irlanda, mostra l’impatto della faccenda sui supermarket.

 

 

A Vienna l’uomo ignudo si propone d’improvviso come vigile urbano, e dirige il traffico per tramite della sua nudità.

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Video che sembrano arrivare dalla Francia mostrano che il fenomeno non è solo relegato all’esperienza outdoor, ma può avvenire anche indoor nel contesto di quella che sembra una stazione di polizia. Notare la tranquillità degli agenti, forse oramai abituati alla questione. Ab assuetis non fit passio.

 

 

 

Insomma, il terrificante fenomeno continua senza requie. Nessuno sembra far qualcosa: o meglio, nessuno sembra nemmeno accorgersene. Come se vedere gente che va in giro in istrada ignuda fosse una componente costante della nostra società. Come no: non ricordate quando, da piccoli, ogni tanto vedevate un uomo senza vestiti deambulare per gli spazi pubblici?

 

Non lo ricordate? Forse siete un po’ razzisti, bigotti, o antinudisti – perché sappiamo che pian piano anche il nudismo sarà una tendenza che faranno scivolare overtonianamente nel piccolo mondo delle nostre famiglie. Non lo vediamo solo nelle serie TV sparate sui nostri schermi senza alternativa: lo vediamo, soprattutto, ai gay pride.

 

Nel frattempo, ci resta solo di dire al lettore: fate attenzione.

 

L’uomo nudo è, letteralmente, dietro l’angolo.

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Il famoso chiosco Nathan’s Hot Dog viene venduto per 450 milioni di dollari: fu teatro dell’ascesa di Takery Kobayashi

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Nathan’s Famous, nata più di un secolo fa come semplice chiosco di hotdog a 5 centesimi a Coney Island, spiaggia nei pressi di Nuova York, è stata acquisita dal colosso della carne confezionata Smithfield Foods per 450 milioni di dollari in un’operazione interamente in contanti, hanno annunciato mercoledì le due società.   Smithfield, che dal 2014 detiene già i diritti di produzione e distribuzione dei prodotti Nathan’s negli Stati Uniti, in Canada e nei Sam’s Club in Messico, acquisterà tutte le azioni in circolazione di Nathan’s al prezzo di 102 dollari ciascuna.   Come gran parte delle aziende del settore alimentare, anche Nathan’s ha subito una forte pressione inflazionistica: nell’ultimo trimestre i costi dei prodotti a marchio Nathan’s sono aumentati del 27% rispetto all’anno precedente, secondo quanto riportato dall’azienda in un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission statunitense. In particolare, il costo medio per libbra di hotdoggo è salito del 20%.   Nathan Handwerker aprì il primo chiosco Nathan’s a Coney Island nel 1916 grazie a un prestito di 300 dollari. Negli anni successivi la famiglia Handwerker aprì alcuni altri punti vendita a New York; nel 1987 l’attività fu ceduta a investitori esterni e il marchio si è poi sviluppato soprattutto in franchising. Il ristorante sorge esattamente nello stesso lotto dove Handwerker aprì il primo chiosco.

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Nell’anno fiscale 2025 Nathan’s ha riportato un utile netto di 24 milioni di dollari su un fatturato di circa 150 milioni di dollari. L’acquisizione dovrebbe concludersi nella prima metà del 2026.   Sebbene la prima gara ufficialmente registrata risalga al 1972, Nathan’s sostiene che competizioni informali abbiano avuto luogo fin dall’anno di apertura del chiosco, all’inizio del XX secolo. L’edizione del 2025 sarà quindi considerata la 103ª.   Secondo una delle spiegazioni, lo hot dog si chiama così perché il nome deriva dalla somiglianza del würstel con un cane bassotto (in tedesco dachshund) e dal fatto che viene servito «hot» (caldo); la versione più popolare racconta di un vignettista che, non sapendo scrivere «dachshund sausage», disegnò un bassotto nel panino, etichettandolo «hot dog».   Nathan’s Famous gode negli Stati Uniti di una presenza culturale enorme, legata sia alla sua lunga storia sia alla celebre – e discussa – gara annuale di mangiatori dello hotdog che si tiene ogni 4 luglio nel locale originario di Coney Island. Qui concorrenti da tutto il mondo si sfidano per vedere chi riesce a consumare più hotdog e panini in dieci minuti.   L’americano Joey Chestnut detiene il record attuale: lo scorso anno ha divorato 70,5 hotdogghi e panini. Chestnut ha vinto 17 delle ultime 19 edizioni, stabilendo il primato assoluto nel 2021 con 76 hotdogghi e panini consumati.

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Tuttavia la gara è nota anche come il teatro dell’ascesa del vero grande unico campione del competitive eating, l’insaziabile gastroatleta nipponico Takeru Kobayashi.   Il Kobayashi, nato il 15 marzo 1978 a Nagano, in Giappone, divenne una leggenda mondiale delle gare di cibo grazie alle sue straordinarie performanze alla Nathan’s Famous Hot Dog Eating Contest di Coney Island. Prima del 2001, la gara – disputata ogni 4 luglio a Brooklyn, New York – era dominata da mangiatori locali con record modesti: circa 20-25 hot dog in 12 minuti.     Il Kobayashi, allora 23enne studente universitario con poca esperienza internazionale, al suo debutto sconvolse l’intero ecosistema di mangiatori professionali di hotdogghi e non solo. Con una tecnica rivoluzionaria (spezzava i panini, immergeva nel liquido per ammorbidirli e usava rapidi movimenti di mascella), divorò 50 hotdogghi con relativi panini in soli 12 minuti, quasi raddoppiando il record precedente (25½ di Donald Wolf nel 1991).   Il pubblico neoeboraceno rimase sbalordito: gli organizzatori finirono i cartelli numerati. Quella vittoria segnò l’inizio di un dominio assoluto: Kobayashi vinse sei edizioni consecutive (2001-2006), alzando progressivamente l’asticella fino a 53¾ hot dog nel 2006.  

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Kobe, come aveva preso a chiamarlo il pubblico adorante, si presentava ogni anni sempre più in forma, e con tecniche sempre più nuove, come il «kobayashi shake», una elegante mossa del torso per spingere il cibo giù per l’esofago e le budella intasate.   Gli americani, tuttavia, che da Paese più obeso del mondo volevano mantenere il primato nelle discipline della cibazione, reagirono alla supremazia del giapponese non sempre con onestà. In una sfida televisiva misero contro Kobayashi un terrificante orso grizzly, che ruggiva sotto la bandiera a stelle e strisce.     In un’edizione controversa della disputa hotdogga di Coney Island, a Kobe non fu permesso di gareggiare, nonostante la folla lo acclamasse e fu persino arrestato . «Let me eat» disse il campione mentre veniva portato via dalle forze di sicurezza.     La sua presenza trasformò la gara da evento folcloristico in fenomeno globale, attirando televisioni e sponsor. L’ascesa di Kobayashi non fu solo fisica, ma culturale: dimostrò che con allenamento estremo, tecnica e mentalità si potevano abbattere limiti ritenuti insuperabili. Anche dopo la fine del suo regno – fu battuto dal Chestnut, un americano medio senza tecniche speciali, nel 2007 – il suo record del 2001 rimane un punto di riferimento epocale nella storia delle competizioni mangerecce.  

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Le sue capacità si estesero quindi alla pizza, che consumava con rapidità fulminea grazie a tecniche di piegamento derivate certamente dall’origami, nonché al caffelatte, al latte ai sandwicci, hamburgherri, tacos, alle uova e a tanti altri cibi.           I video dei suoi allenamenti in Hokkaido, con un cuoco che gli porta da mangiare pure un kakigori (tipo di gelato giapponese) fatto con un metro di neve, rimangono nella leggenda di questo grande, ineffabile, impareggiabile campione sportivo.    

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Influencer ebrea dice di aver ottenuto il visto per gli USA grazie al suo grande seno

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Un’influencer canadese dei social media che si è costruita un seguito grazie all’umorismo, all’autoironia e alle immagini sessualizzate ha ottenuto uno dei visti di lavoro più esclusivi degli Stati Uniti. Lo riporta il sito The Post Millennial.

 

Julia Ain, 25 anni, ha ricevuto un visto O-1B, riservato a persone con «straordinarie capacità artistiche o importanti successi nell’industria televisiva, cinematografica o cinematografica», dopo aver presentato prove, tra cui un video virale girato nella famosa rosticceria giudea Katz’s Delicatessen di Nuova York. Nel video, l’Ain e un’amica indossano top scollati mentre tengono in mano un panino al pastrami – gustosa pietanza della tradizione ebraica askenazita, divenuta per qualche ragione popolare nell’America urbana – e chiedono agli spettatori: «preferiresti una notte con noi o una scorta annuale di questo panino?». (Nel caso di chi scrive, e speriamo anche di chi legge, la seconda, ma davvero senza pensarci)

 

 

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Il video di sei secondi ha totalizzato oltre 11 milioni di visualizzazioni, 226.000 «Mi piace» e circa 58.000 commenti.

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«Sì, quel video è stato presentato al governo degli Stati Uniti», ha detto Ain a The Times. «So che sembra folle. Ma era letteralmente inteso come prova… che la gente sta guardando». La sua domanda è stata approvata, inserendola tra un numero crescente di influencer che hanno ottenuto con successo il visto O-1 negli ultimi anni. Il visto viene solitamente rilasciato per tre anni, con possibilità di proroghe annuali.

 

Questa tendenza è stata criticata dall’amministrazione Trump, che ha inasprito i limiti ai visti H-1B per le cosiddette «occupazioni specialistiche» in settori come la tecnologia, la medicina e la scienza. Nel 2024, meno di 20.000 persone hanno ottenuto un visto O-1B o la sua controparte, l’O-1A, per abilità straordinarie in ambito economico, scientifico, educativo o sportivo. Al contrario, quell’anno sono stati rilasciati circa 219.000 visti H-1B, prima che il limite annuale fosse ridotto a 85.000.

 

La maggiorata influencer ha quindi offerto la sua deduzione: «forse il mio straordinario talento è solo che ho un seno prosperoso».

 

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Sulle sue piattaforme, dove conta oltre 1,3 milioni di follower, l’Ain ha coltivato un personaggio che descrive come la «ragazza ebrea divertente con il seno prosperoso». I suoi post spesso combinano sarcasmo, scollature visibili e riferimenti alla sua identità ebraica, tra cui una collana con la Stella di David.

 

La sua domanda di visto andava oltre i video virali. Includeva la sponsorizzazione di Fanfix, una piattaforma di abbonamento che si propone come un’alternativa senza nudità a OnlyFans, insieme alla documentazione del suo reddito, delle visualizzazioni di pagina e del numero di follower, e dieci lettere di raccomandazione da parte di influencer con cui ha collaborato, scrive il Post Millennial.

 

I candidati devono anche dimostrare perché devono risiedere negli Stati Uniti. Ain ha sostenuto che Nuova York è essenziale sia professionalmente che personalmente. Ha citato l’importanza della città per la cultura ebraica e ha scritto che, in un contesto di crescente antisemitismo a livello globale, il suo umorismo ha offerto un contrappeso a quello che ha descritto come un ambiente online sempre più cupo.

 

Prima di ottenere il visto, Ain viveva a Montreal. Dopo essersi trasferita, Ain ha contribuito a fondare un collettivo con sede a New York noto come «Milk Mansion» («la magione del latte»), che ha descritto come un gruppo di 15 donne che creano quelli che lei definisce «contenuti positivi con un’alta carica di positività». Le immagini dell’ensemble di femmine parlano da sé.

 

 

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Il gruppo ha attirato l’attenzione online. A dicembre, le sue componenti hanno affittato una casa in Pennsylvania per una settimana per produrre contenuti per TikTok, Instagram e Fanfix. Un video recente mostra diverse creatrici in abiti con stampe di mucca che mimano mentre una canta «Old MacDOnald had a farm», la versione anglofona di «nella vecchia fattoria». Il video è stato visualizzato più di 230.000 volte, ma è incredibile come nessuna delle popputissime protagoniste sia avvenente, anzi, alcune mostrano, oltre ad un lato volgare, anche una certa trascuratezza.

 

 

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«Ho lavorato duramente per ottenere questo visto», ha detto Ain alla testata. «Che pensiate personalmente che io non abbia talento non importa, perché tutti i numeri e tutto il resto dimostrano che sono una persona che sta portando entrate all’economia statunitense».

 

In un video recente, stella di David ben visibile sopra le mammelle, la ragazza di origini giudee ha criticato fortemente il caso degli influencer Nick Fuentes, Andrew Tate, Sneako e altri filmati in un locale di Miami con in sottofondo la canzone di Ye (già Kanye West) «Heil Hitler».

 

 

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La giovane giudea non sembra particolarmente dotata di talento, né avvenente, ma sappiamo i miracoli che possono fare ghiandole mammarie abbondanti quando esposte dinanzi alla popolazione maschile.

 

Quanto al simbolo dell’etnostato giudaico posto sopra le tette, bisogna qui ricordare la leggenda non confermata secondo cui Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, all’epoca nunzio apostolico in Francia, incontrò ad un ricevimento una signora con scollatura assai generosa che gli chiedeva se a lui piacesse il crocifisso che portava al collo. «Signora» avrebbe risposto il futuro romano pontefice. «più che la croce vedo il Golgota». Un’altra versione vuole che giunti alla frutta a fine banchetto, il Roncalli le diede una mela dicendole: «la prenda, signora, perché solo dopo averla mangiata Eva si accorse di essere nuda». Ma stiamo pericolosamente divagando.

 

Come riportato da Renovatio 21, è noto che lo Stato di Israele sta investendo e facendo investire miliardi in operazioni psicologiche per i social e gli influenzerri, con TikTok assurto a «nuova arma» dello Stato Giudaico nella guerra dell’informazione.

 

E le tette – come dimostrato ancora decadi fa da Venusia, la robotta compagna del Mazinga – sono, con una popolazione mondiale rimasta vagamente eterosessuale, armi a tutti gli effetti.

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Il presidente finnico vuol fare una sauna con Trump

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Il presidente finlandese Alexander Stubb ha dichiarato che potrebbe invitare il leader statunitense Donald Trump in una sauna per tentare di stemperare le tensioni politiche legate alla questione della Groenlandia.   Stubb ha espresso questa idea in un’intervista concessa lunedì al Washington Post, a margine del World Economic Forum di Davos. Ha proposto di ricorrere a un metodo tipicamente finlandese per affrontare i problemi, sottolineando come instaurare un rapporto in un contesto informale e rilassato possa risultare «molto utile dal punto di vista diplomatico».   «A volte è utile rallentare il ritmo, andare in sauna, fare un bel bagno e poi trovare una soluzione», ha affermato. Alla domanda se pensasse davvero di riuscire a convincere Trump ad accettare l’invito, Stubb ha replicato con ironia: «Dalla diplomazia del golf alla diplomazia della sauna, perché no?». Il riferimento al golf alludeva alla sua visita non ufficiale in Florida nel marzo 2025, quando aveva giocato una partita con Trump.   La «diplomazia della sauna» rappresenta una pratica consolidata nella tradizione politica finlandese: un ambiente neutro, rilassato e privo di formalità che favorisce discussioni aperte e sincere.   Già nel 2025 Stubb aveva suggerito pubblicamente che Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj «dovessero fare una sauna insieme» pochi giorni dopo un acceso scambio verbale tra i due, sebbene non sia noto se l’incontro sia mai avvenuto.

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L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, Kirill Dmitriev – anch’egli presente a Davos – ha però criticato aspramente l’approccio.   «Gli approcci primitivi di Stubb (golf, sauna…) non funzionano. Funzionano invece il pensiero strategico, le partnership autentiche e l’attenzione alla pace», ha scritto martedì su X. Dmitriev si trova al forum per incontrare la delegazione statunitense e discutere di Ucraina e prospettive di cooperazione economica.   La proposta di Stubb giunge in un momento di grave crisi transatlantica. Trump ha rilanciato con forza la sua intenzione di far acquisire agli Stati Uniti la Groenlandia, territorio autonomo danese e membro della NATO, motivandola con esigenze di sicurezza nazionale. Di fronte al rifiuto unanime dei leader europei, Trump ha minacciato l’imposizione di pesanti dazi doganali – a partire dal 1° febbraio – su diverse nazioni dell’UE, spingendo il blocco a preparare contromisure.   Anche se ad alcuni può sembrare un invito vagamente omoerotico, la sauna è un luogo di maschie discussioni, come da immaginario termale della Roma antica. Anche in Russia, attualmente, la sauna è pensata come luogo di discussione, di affari e altro, tra uomini, e una cultura del genere è forse sensibile anche presso gli onsen giapponesi.   C’è da dire anche che lo Stubbo offre al mondo uno degli unici prodotti rimasti alla Finlandia – che ha una popolazione di 5,6 milioni di persone, meno degli abitanti del Triveneto – dopo che Nokia è stata devastata quando è stato fatto entrare Bill Gates. Sulla questione della carne di renna non diremo nulla memori di quando, nei dibattiti per avere l’autorità alimentare europea a Parma (EFSA) invece che Helsinki, lo statista italiano Silvio Berlusconi (1936-2023) ebbe a diminuire il valore della renna marinata nei confronti del prosciutto, venendo crocifisso dall’europoliticamente corretto.   Sauna di fatto è una parola dell’antico finnico che significherebbe «dimora invernale». Il finlandese non è una lingua europea, come l’ungherese, ed è invece appartenente ad un ceppo separato chiamato appunto ugro-finnico.  

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