Geopolitica
Colpo di Stato in USA, il settimanale tedesco ammicca…
Il settimanale tedesco Der Spiegel, il più grande settimanale settimanale in circolazione in Europa, ha pubblicato una foto di Donald Trump sulla copertina del numero pubblicato il 6 giugno, con Trump che tiene un fiammifero acceso, mentre alle sue spalle una città è in fiamme. Il titolo: «Der Feuerteufel — Ein Präsident setzt sein Land in Brand» («Il piromane: un presidente dà fuoco alla sua terra»).
L’articolo principale, «La Democrazia sulla difensiva nell’America di Trump», è un attacco sfrenato a Trump descritto come un autoritario che minaccia la distruzione della democrazia in America.
Pur non usando il termine «fascismo», l’articolo cita la professoressa Rosa Brooks dell’Università di Georgetown, la quale sostiene che Trump potrebbe orchestrare un incidente del tipo dell’incendio del Reichstag.
Der Spiegel fa quindi riferimento al «Decreto del Presidente del Reich per la protezione delle persone e dello stato» di Hitler, che usò il fuoco del Reichstag del 1933 per imporre la dittatura nazista.
«Invece di offrire la leadership, il presidente Donald Trump sta esacerbando le divisioni e mostrando tendenze autoritarie… Non è stato in grado di trovare il coraggio o il desiderio di tenere un discorso consolante a seguito dell’orrendo omicidio di George Floyd» scrive il grande periodico germanico, che sembra non avere visto che Trump ha invece tenuto molti di questi discorsi e ha parlato con la famiglia di Floyd.
Lo Spiegel continua, citando la Brooks: «L’attuale caos per le strade dell’America non è solo il prodotto delle tensioni economiche e sociali del Paese. Lo stesso Presidente ha ripetutamente esacerbato questi conflitti con la sua retorica.
Trump, a quanto pare, ha bisogno del caos. Si nutre di questo… nutre una profonda ammirazione per il presidente russo Vladimir Putin e una volta ha espresso il suo sostegno per la violenta repressione delle proteste democratiche in piazza Tiananmen a Pechino, dicendo che era un segno di forza».
Il settimanale si rallegra del fatto che i generali John Allen e James Mattis, abbiano accusato pubblicamente Trump del caos.
Lo Spiegel cita l’avvertimento di Brooks, che sta formando un gruppo di democratici per preparare la campagna di Biden per la possibilità che Trump stia cercando di sistemare le elezioni, al punto da opporsi e non accettare la sconfitta.
La professoressa sostiene che Trump non avrebbe «scrupoli nell’ignorare la volontà della gente. Non è nemmeno chiaro che la Corte Suprema accetterebbe una causa contro un Presidente che rifiuta di lasciare la Casa Bianca».
«E anche allora, se Trump ignorasse semplicemente una sentenza della Corte Suprema? I servizi segreti dovrebbero scortare il presidente fuori dall’ufficio ovale. Ma il Servizio Segreto riferisce al Dipartimento della Sicurezza Nazionale», che teme seguirà gli ordini di Trump. (Per inciso: la professoressa è in errore, il Secret Service, il cui compito è la sicurezza del Presidente, è alle dipendenze del Dipartimento del Tesoro).
Il giornale tedesco ammette che la «rivoluzione colorata» potrebbe non funzionare, dal momento che molti americani sono arrabbiati «per il saccheggio, che è stato particolarmente grave a New York, Washington, DC e Minneapolis, tutti gestiti da sindaci democratici… La nazione sta guardando filmati di un’America nel caos con auto della polizia bruciate e vetrine in frantumi».


Der Spiegel in Italia è ricordato per splendide copertine che sbeffeggiavano il nostro Paese, anche durante alcune tragedie. Non è mancata poi in tempi recenti l’immagine della folla che lincia Salvini appeso a testa in giù.
Anche Trump, come potete vedere nella collezione di copertine qui a fianco, non viene trattato benissimo.
Tuttavia hanno dedicato una copertina a Carola Rackete, nominandola «Capitan Europa». Ci hanno ragione: l’Europa è fatta di invasioni programmate, di goscismi irresponsabili sulla pelle dell’Italia, di tedeschi che con l’Italia fanno un po’ quel che vogliono.
Geopolitica
Trump: Putin fermerà gli attacchi su Kiev
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la Russia non colpirà obiettivi a Kiev né in altre città ucraine «per una settimana». Secondo Trump, tale decisione è maturata dopo che lui stesso ha «chiesto personalmente» al presidente russo Vladimir Putin di sospendere gli attacchi.
«A causa del freddo estremo… ho chiesto personalmente al presidente Putin di non aprire il fuoco su Kiev e sulle altre città per una settimana», ha affermato Trump ai giornalisti durante una riunione di gabinetto giovedì. Putin «ha accettato di farlo», ha proseguito il presidente statunitense, precisando che «siamo molto contenti» di questa scelta.
Giovedì mattina il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha evitato di commentare le indiscrezioni su un presunto «cessate il fuoco energetico» tra Mosca e Kiev. Il deputato ucraino Aleksej Gončarenko ha invece sostenuto che, sebbene «esista un accordo su una tregua energetica», «non esiste una data per l’inizio di questa tregua».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha più volte invocato un cessate il fuoco energetico, durante il quale entrambe le parti si impegnerebbero a non attaccare le centrali elettriche e le infrastrutture di rete dell’avversario. Tali appelli si sono intensificati in questi giorni, dopo che una serie di raid russi ha lasciato al buio quasi un milione di famiglie a Kiev mercoledì, come riferito dal ministro dell’Energia ucraino Denys Šmyhal’.
La Russia sostiene di colpire esclusivamente infrastrutture legate al complesso militare e militare-industriale ucraino e considera i propri attacchi una risposta diretta alle offensive in profondità condotte da Kiev contro civili russi e infrastrutture critiche.
Le previsioni indicano che le temperature a Kiev scenderanno fino a -13 gradi nel corso del fine settimana.
Già lo scorso marzo la Russia aveva accettato un cessate il fuoco energetico in seguito a negoziati con l’amministrazione Trump. Tuttavia, secondo Mosca, le forze ucraine hanno violato l’intesa entro pochi giorni, attaccando raffinerie di petrolio e infrastrutture del gas russe. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato che la Russia ha scelto di non rispondere con la stessa moneta, preferendo rispettare il cessate il fuoco.
Dopo le recenti richieste avanzate sia da Zelens’kyj sia dal presidente francese Emmanuel Macron per un nuovo stop temporaneo, Peskov ha ribadito che Mosca persegue una pace duratura e non una mera pausa. «Stiamo lavorando per la pace, non per un cessate il fuoco», ha affermato. «Una pace stabile, garantita e a lungo termine, raggiunta attraverso la firma di documenti appropriati, è una priorità assoluta».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Orban: Kiev «ha oltrepassato il limite»
The Ukrainian leadership crossed a line.
We did not seek conflict, yet for days now Hungary has been in the crosshairs. Still, neither threats from the president, nor from the foreign minister, nor from extremist military groups will deter us from standing up for the interests… pic.twitter.com/dSRFERc93N — Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) January 28, 2026
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Trump contro il ritorno di Maliki al potere in Iraq
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ammonito l’Iraq contro eventuali ritorsioni nel caso in cui l’ex primo ministro Nouri al-Maliki tornasse a guidare il Paese.
Leader del partito islamico Da’wa, Maliki è stato primo ministro dal 2006 al 2014 – unico premier iracheno a servire due mandati completi dopo l’invasione americana del 2003 – e in precedenza ha ricoperto diversi ruoli ministeriali. Trump ha espresso il suo avvertimento in un messaggio pubblicato martedì su Truth Social.
«L’ultima volta che Maliki è stato al potere, il Paese è sprofondato nella povertà e nel caos totale. Non si dovrebbe permettere che ciò accada di nuovo», ha scritto Trump, accusando Maliki di spingere «politiche e ideologie folli» e ha minacciato la sospensione degli aiuti statunitensi qualora l’ex premier riprendesse il controllo.
Aiuta Renovatio 21
Sabato scorso il blocco sciita in parlamento ha designato Maliki come primo ministro, rendendo praticamente certa la sua nomina non appena verrà eletto il nuovo presidente. I partiti curdi, ai quali spetta la scelta del presidente – figura in gran parte cerimoniale secondo il sistema iracheno di ripartizione delle alte cariche – hanno chiesto di posticipare il voto previsto per martedì.
Domenica il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invitato Baghdad a non assumere un orientamento filo-iraniano con il nuovo esecutivo. Washington conserva una notevole leva sull’Iraq, tra l’altro perché i proventi delle esportazioni petrolifere irachene sono depositati presso la Federal Reserve Bank di Nuova York.
Maliki ha vissuto 25 anni in esilio ed è rientrato dopo che gli Stati Uniti hanno abbattuto il regime sunnita di Saddam Hussein, che aveva represso il suo partito, prendendo parte al programma di «de-baathificazione» sostenuto dagli americani, criticato per aver alimentato la violenza settaria e la radicalizzazione sunnita.
I suoi avversari politici lo hanno accusato di corruzione, di aver gestito male le tensioni confessionali e di aver condotto politiche di sicurezza inefficaci, rendendo l’Iracco vulnerabile all’offensiva dell’ISIS nel 2014. Il gruppo jihadista sunnita – rafforzatosi in Siria grazie alla destabilizzazione provocata dai tentativi, appoggiati dagli Stati Uniti, di rovesciare il governo di Damasco – conquistò Mosul dopo aver travolto le forze di sicurezza irachene addestrate dagli americani. Fu poi sconfitto grazie al decisivo contributo delle milizie sciite vicine all’Iran.
Benché costretto a dimettersi da primo ministro per pressioni interne e internazionali, Maliki ha conservato una forte influenza politica grazie al suo peso in Parlamento.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico domino CC0 via Wikimedia
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: «l’Unione Europea va rasa al suolo»
-



Autismo2 settimane faEcco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
-



Immigrazione2 settimane faEva Vlaardingerbroek bandita dalla Gran Bretagna
-



Immigrazione1 settimana faLe nostre città ridisegnate dagli immigrati
-



Spirito1 settimana fa«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
-



Salute2 settimane faI malori della 2ª settimana 2026
-



Gender1 settimana faIl giornale dei vescovi italiani difende la transessualità nei bambini
-



Pensiero1 settimana faIl discorso di Trump a Davos




















