Cina
Cina, nel 2024 calano i profitti per il settore delle terre rare
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
In una comunicazione alla borsa di Shenzhen, la China Rare Earth Resources and Technology ha riferito che l’industria sta affrontando una «fase cruciale» a livello mondiale. La Cina continua a essere leader nell’estrazione e lavorazione dei minerali, ma le difficoltà dell’economia nazionale e la volontà degli altri Paesi di creare nuove catene di approvvigionamento stanno generando ricavi nettamente minori.
Nonostante gli sforzi da parte del governo cinese di dominare a livello mondiale il settore strategico delle terre rare, i ricavi e i profitti delle aziende che si occupano di estrazione e lavorazione di questi minerali essenziali per il mondo digitale hanno registrato una contrazione. Il conglomerato China Rare Earth Resources and Technology, di proprietà statale, ha comunicato un calo del fatturato del 5,4% nel 2023 rispetto all’anno precedente, mentre l’utile netto è crollato del 45,7%.
I dati relativi al primo trimestre del 2024 sono ancora più gravi: il fatturato è sceso dell’81,9%, portando a una perdita netta di 288,76 milioni di yuan (meno di 40 milioni di dollari), contro un utile netto di 108,97 milioni di yuan nello stesso periodo dell’anno precedente. Anche altre aziende cinesi hanno riportato riduzioni del fatturato tra il 60% e il 79%, in linea con il generale rallentamento dell’economia nazionale.
In una comunicazione alla borsa di Shenzhen della settimana scorsa, la China Rare Earth Resources and Technology ha spiegato che il settore sta affrontando una «fase cruciale» caratterizzata da rapidi sviluppi e adattamenti strutturali su scala globale che hanno determinato un’erosione dei guadagni. In altre parole, nonostante la Cina resti di gran lunga il primo estrattore mondiale di terre rare, altri Paesi hanno cercato di costruire catene di approvvigionamento alternative.
Per alcuni tipi di minerali, nuove catene di approvvigionamento «sono già state create», ha proseguito il comunicato della China Rare Earth Resources and Technology, che ha affermato di aver attuato «aggiustamenti nella strategia di vendita», senza fornire ulteriori dettagli. Inoltre, un numero crescente di aziende cinesi ha importato minerali estratti all’estero (soprattutto dal Myanmar) a causa delle difficoltà economiche interne, e in particolare di un calo della domanda. Una situazione che non vede miglioramenti e potrebbe portare al «rischio» di un ulteriore calo di prezzi, ha sottolineato ancora la società.
I dati ufficiali delle dogane cinesi confermano tali affermazioni, secondo il Nikkei Asia: le importazioni di alcune terre rare sono aumentate di circa il 60% ed è stato rivisto il limite di estrazione delle terre rare, stabilito a livello nazionale, per consentire un aumento della produzione interna del 21%.
Le terre rare sono un gruppo di 17 minerali fondamentali per la produzione di una serie di tecnologie, che vanno dalle batterie delle auto elettriche alle turbine delle pale eoliche ai pannelli solari. Secondo i dati dell’US Geological Survey (USGS), le riserve mondiali di terre rare ammontano a 110 milioni di tonnellate, di cui il 40% si trovano in territorio cinese. Seguono poi, per estensione di giacimenti, il Myanmar, la Russia, l’India e l’Australia.
I dati dell’USGS mostrano anche che nel 2023 la Cina è stata responsabile dell’estrazione di 240mila tonnellate di terre rare, pari a circa due terzi della produzione globale. Gli Stati Uniti si sono piazzati al secondo posto, seguiti dal Myanmar, ed entrambi lo scorso anno hanno triplicato la produzione.
Negli ultimi anni la Cina è diventata leader del settore migliorando le proprie capacità di estrazione e lavorazione, ma anche ottenendo il controllo di diversi giacimenti in altre zone del mondo. Un’indagine della BBC ha individuato almeno 62 progetti destinati all’estrazione di litio, cobalto nichel o manganese (minerali necessari per la realizzazione di tecnologie verdi) in cui le aziende cinesi hanno una partecipazione.
La regolamentazione del settore a livello nazionale è iniziata nel 2010 e nel corso gli anni, a seguito di una serie di fusioni, sono state create quattro società principali, tra cui il gruppo China Rare Earth, controllato direttamente dal Consiglio di Stato cinese.
Anche il mese scorso il presidente Xi Jinping, durante una visita nell’Hunan una delle maggiori regioni produttrici, ha ribadito la necessità di «migliorare ulteriormente» lo sviluppo dell’utilizzo delle terre rare per generare una «crescita di alta qualità» e di fornire un «alto livello di sicurezza» alla nazione.
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Xi torna a promettere una riunificazione «inarrestabile» con Taiwan
President Xi’s New Year address.
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Cina
La Cina avvia esercitazioni intorno a Taiwan
Lunedì la Cina ha dato il via a esercitazioni militari su vasta scala con fuoco vivo nelle vicinanze di Taiwan, schierando navi da guerra, aerei da combattimento e artiglieria in un’operazione della durata di più giorni, a breve distanza dall’approvazione da parte di Washington del suo più ingente pacchetto di vendita di armi all’isola.
Secondo i media e il ministero della Difesa cinese, le manovre denominate «Joint Sword – 2025A», condotte dall’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP), simulano il blocco di porti strategici, attacchi di precisione su bersagli marittimi e scenari per contrastare interferenze esterne.
«Le esercitazioni si concentrano su pattugliamenti congiunti di preparazione al combattimento aereo e marittimo, sulla presa congiunta del controllo completo del campo di battaglia e su attacchi di precisione congiunti su obiettivi chiave», ha dichiarato un portavoce militare, definendo le operazioni come «necessarie per difendere la sovranità nazionale».
Taiwan ha segnalato che anche unità della guardia costiera cinese stavano conducendo «ispezioni delle forze dell’ordine» nei pressi delle sue isole periferiche. Taipei ha condannato le manovre e ha diffuso filmati che mettono in evidenza il proprio arsenale, inclusi i sistemi missilistici HIMARS forniti dagli Stati Uniti, capaci di colpire la provincia cinese del Fujian. La guardia costiera taiwanese ha dispiegato navi di maggiore tonnellaggio per monitorare le pattuglie cinesi, coordinandosi con le forze armate per minimizzare le interferenze su navigazione e pesca.
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Le esercitazioni sono iniziate appena 11 giorni dopo l’annuncio di Washington di un pacchetto di vendita di armi a Taiwan da 11,1 miliardi di dollari – il più consistente mai approvato per l’isola – che comprende otto acquisizioni separate, tra cui 82 sistemi missilistici HIMARS e 420 missili ATACMS per un valore superiore ai 4 miliardi di dollari, oltre a missili anticarro, munizioni vaganti, obici, software militare e componenti di ricambio.
Incentivata da Washington, Taiwan ha accelerato negli ultimi anni gli acquisti di armamenti. Sebbene gli Stati Uniti aderiscano formalmente alla politica della «Una sola Cina», continuano a fornire armi a Taiwan e a intrattenere legami militari con il governo di Taipei.
Taiwan è autogovernata dal 1949, quando le forze nazionaliste vi si rifugiarono dopo la sconfitta nella guerra civile cinese. Sebbene un ristretto numero di Paesi mantenga relazioni diplomatiche ufficiali con l’isola autonoma, la maggior parte della comunità internazionale – incluse potenze come la Russia – riconosce la politica della «Una sola Cina» promossa da Pechino, che considera Taiwan una propria provincia. Anche le Nazioni Unite ritengono Taiwan parte del territorio cinese.
La Cina, che vede l’isola autonoma come parte integrante del proprio territorio, ha condannato la vendita di armi statunitense definendola un «atto pericoloso» che viola la sua sovranità. Pechino ha invitato Washington a rispettare il principio della «Una sola Cina» e a «cessare immediatamente di armare Taiwan». Pur affermando di perseguire una «riunificazione pacifica», la Cina ha avvertito che ricorrerà alla forza qualora Taiwan dichiari formalmente l’indipendenza.
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Cina
La Cina vieta la condivisione di materiale porno sulle app di messaggistica
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