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Storia

Borrell ripete l’antica offesa: la Russia è un stazione di benzina dotata di bombe atomiche. Storia plurisecolare di un insulto

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Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza (quello che viene chiamato «signor PESC») ha insultato nuovamente la Federazione Russa, utilizzando un frusto luogo comune privo di fondamento – ora più che mai.

 

Il Borrello sembra essersi offeso per i commenti del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nella sua intervista alla rivista International Affairs. Lavrov aveva dichiarato che «l’Occidente di oggi è guidato da persone come Josep Borrell che dividono il mondo in un “giardino” fiorito e nella “giungla”, dove quest’ultima si applica chiaramente alla maggior parte dell’umanità».

 

«Oserei dire che questa visione del mondo razzista impedisce loro certamente di accettare l’inizio del multipolarismo. L’establishment politico ed economico in Europa e negli Stati Uniti teme ragionevolmente che la transizione verso un sistema multipolare comporterà gravi perdite geopolitiche ed economiche, lo smantellamento definitivo della globalizzazione nella sua forma attuale modellata secondo i modelli occidentali» aveva continuato il Lavrov, per concludere che essi «sono principalmente spaventati dalla prospettiva di perdere l’opportunità di sfruttare il resto del mondo, alimentando la propria rapida crescita economica a spese degli altri».

 

Nel bel mezzo di un’intervista pubblicata oggi nella sua casa di Madrid con lo spagnolo El País, Borrell, parlando della politica dell’UE nei confronti della Cina e apparentemente non provocato in alcun modo dall’intervistatore, si è scagliato contro la Russia. Innanzitutto ha notato che era impossibile confrontare Pechino e Mosca.

 

Poi ha spiegato: «Prima di tutto, la Cina non è la Russia. La Cina è un vero attore geopolitico, mentre la Russia è un nano economico, come una stazione di servizio, il cui proprietario ha una bomba atomica».

 

La storia del «nano economico» è davvero fuori tempo massimo, visto che ai BRICS lo stesso Putin ha dichiarato che la Russia è ora, nel contesto della de-dollarizzazione, tra le prime economie mondiali, piazzandosi ai livelli della Germania, e con tante, tantissime risorse ancora da offrire: sia risorse naturali che tecnologiche, che pensiamo troveranno acquirenti fra i restanti 7 miliardi di non euroamericani viventi sulla Terra.

 

Ma torniamo alla storia della pompa di benzina con le nucleari. Non tutti sanno che questa è un’espressione usata da varie parti: il Borrello non ha, tra le varie cose che gli mancano, il dono dell’originalità.

 

Come non lo ha il filosofo di Davis Yuval Noah Harari, quello per cui siamo una massa di esseri inutili di cui non si è capito ancora come disporre. Il 3 marzo 2022, se ne esce con questo tweet.

 

 

«La Russia è una stazione di servizio con armi nucleari. Quando il petrolio scenderà a 20 dollari al barile, il regime di Putin sarà finito. Abbiamo bisogno di un progetto Green Manhattan adesso».

 

Il pensatore gay transumanista la sa lunghissima, con evidenza. Come mister PESC.

 

Borrell e Harari attingono da un’espressione fin dagli anni Ottanta ampiamente utilizzata come insulto all’URSS, che veniva definita come un «Alto Volta con i missili». La Repubblica dell’Alto Volta era un Paese dell’Africa occidentale senza sbocco sul mare fondato l’11 dicembre 1958 come stato autonomo all’interno della Comunità francese.

 

In tempi recenti l’offesa è mutata in «benzinaio con armi nucleari», che parrebbe aver avuto origine nei commenti del defunto senatore americano guerrafondaio John McCain, cui raramente, se non mai, non è piaciuta una guerra sostenuta dall’Occidente. Memorabile il discorso di Putin nei suoi riguardi, quando disse che in effetti essere stato prigioniero dei Viet Cong per tutti quegli anni forse non gli aveva fatto bene.

 

In realtà l’insulto potrebbe avere origini ancora più antiche. Potrebbe essere infatti derivato da affermazioni del pensatore del XIX secolo Aleksandr Herzen, e quindi avere alle spalle più di un secolo e mezzo di storia.

 

Del concetto vi sono infatti diverse varianti susseguitesi nei secoli. Ad esempio, «Gengis Khan con il telegrafo e i razzi Congreve», espressione coniata da Herzen per commentare un libro del barone Modest Korf nel 1857.  Il «razzo Congreve» – un proiettile di polvere da sparo con una gittata fino a tre chilometri – fu inventato dal generale britannico William Congreve e gettò le basi per la missilistica europea. La lettera di Herzen voleva sfidare un celebre aforisma del poeta Aleksandr Pushkin: «Il governo è l’unico europeo in Russia». Herzen invece rivendicava il progresso fatto da tutti i russi.

 

«Se avessimo fatto tutti i nostri progressi solo nel governo – scriveva Herzen nella sua lettera aperta – avremmo dato al mondo un esempio senza precedenti di autocrazia, armati di tutto ciò che la libertà ha sviluppato; schiavitù e violenza, supportate da tutto ciò che la scienza ha scoperto. Sarebbe come Gengis Khan con i telegrafi, le navi a vapore, le ferrovie, con Carnot e Monge al quartier generale, con i cannoni Minier e i razzi Congreve sotto il comando di Batu.

 

La metafora di «Genghis Khan con i telegrafi» entrò nella coscienza pubblica molto più tardi, alla fine del XIX secolo, anche grazie al libro Il Regno di Dio dentro di Voi (1893) di Leone Tolstoj, che discute l’espressione di Herzen.

 

«Gengis Khan con la bomba atomica», fu invece utilizzata dal filosofo emigrato Semjon Frank.  Il 21 settembre 1973 il giornale tedesco Die Zeit pubblicò un articolo intitolato: «Russland – ein Kongo mit Raketen» («La Russia: un Congo con i missili») che ovviamente riprende la tradizione partita con lo Herzen. L’espressione «Alto Volta con i missili» risale invece all’autunno 1983, quando compare, tra le tensioni per il Boeing sudcoreano zeppo di americani abbattuto dall’URSS sopra Sakhalin in quei giorni, sul settimanale di sinistra britannico New Statesman in una recensione di un libro sulla minaccia dell’esercito sovietico. L’articolo scrive che la definizione scherzosa ed irrispettosa sarebbe nata nei circoli dei diplomatici stranieri a Mosca, e la cosa avrebbe alcune conferme. Tuttavia, alcuni la fanno risalire al cancelliere della Germania Ovest Helmut Schimdt, che avrebbe usato l’espressione «Obervolta mit Raketen» («Alto Volta con razzi») ma forse anche «Obervolta mit Atomwaffen» («Alto Volta con armi atomiche»).

 

Come nota RT, in tutte queste formule, la prima parte simboleggia una forza vista come incivile ed estranea ai valori occidentali, e la seconda parte simboleggia le conquiste della civiltà occidentale, principalmente in campo militare.

 

Ora non è chiaro come si possa dire una cosa del genere oggi, dove a divenire Terzo Mondo è, economicamente e biologicamente, in un processo che è sotto i nostri occhi, l’Europa e l’Occidente tutto.

 

Del resto di tratta, però, del Borrello catalano. Quello dei continui discorsi euroguerrafondai, quello che incontra i membri del «governo bielorusso in esilio» (in momento di tensione totale tra un membro della UE, la Polonia, e Minsk), quello che va a Kiev a ripetizione, ad ammettere di non voler la pace – beccandosi, quindi, una bella definizione, quasi quanto quella della pompa di benzina atomica: «la UE è ora il dipartimento relazioni economiche della NATO», disse il ministero degli Esteri russo.

 

Vero. Verissimo. Ricordando pure che, a differenza della Russia, l’Europa non ha benzina né, con la sola eccezione della Francia, controllo sulle atomiche.

 

 

 

 

 

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Intelligence

Storia del SOE, l’armata segreta di Churchill

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Il passaggio di consegne da parte del vecchio impero britannico verso il nuovo impero a stelle strisce in seguito alla fine del secondo conflitto mondiale fu epocale e si riferì soprattutto alla percezione, a ragione, dell’inizio di una nuova supremazia sul mondo intero. Questo sorpasso avvenne anche a livello di Intelligence e si manifestò nel superamento da parte dell’OSS-CIA americana sulla SOE britannica nell’arco dello svolgimento dei fatti di guerra. Come spiega Tommaso Piffer nel suo articolo «Office of Strategic Service versus Special Operation Executive» la nascita delle due organizzazioni avvenne in due momenti diversi: prima il SOE, ramo cadetto l’OSS.

 

L’agenzia dei servizi segreti britannici Special Operations Executive (SOE) divenne la soluzione di Winston Churchill (1874-1965) alle necessità militari impellenti che vennero a formarsi con l’invasione nazista del continente europeo. Chiamata anche «The Baker Street Irregulars» («gli irregolari di Baker Street»), «Churchill’s Ministry of Ungentlemanly Warfare» («il ministero dei diversamente gentiluomini di Churchill») oppure anche «Churchill Secret Army» o l’armata segreta di Churchill, si prese in carico di eseguire tutte quelle operazioni sporche necessarie per contrastare l’avanzata nazista. 

 

Tre dipartimenti distinti voluti espressamente da Churchill vennero dati alla luce nel 1938, occupandosi rispettivamente di propaganda, sabotaggio e guerra irregolare, ricerca e pianificazione, infine vennero fusi in un unico corpo nel luglio del 1940. La nuova agenzia controllava all’incirca 13 mila persone ed era stata posta sotto la responsabilità diretta del Minister of Economic Warfare, il ministero della guerra economica. Il momento che diede il via alla creazione ufficiale della nuova agenzia fu l’occupazione della Francia da parte della Germania nazista. 

 

Inizialmente Churchill aveva posto la SOE sotto la responsabilità di Hugh Dalton (1887-1962), l’ideologia di sinistra di Dalton lo aveva portato a concentrarsi nello svolgere attività di sabotaggio di obiettivi industriali e militari, nel fomentare disordini sindacali, scioperi e rivolte, in diffondere propaganda e nell’organizzare attività terroristiche. Venne in seguito sostituito con il brigadiere Colin Gubbins, il quale dopo aver dimostrato le sue capacità nella Guerra d’Indipendenza irlandese, da direttore dell’addestramento e delle operazioni continuò la sua scalata fino ad assumersi la totale responsabilità dell’agenzia. 

 

I fondamentali obiettivi che decretarono la nascita della SOE furono il sabotare le azioni militari dell’asse e di pari importanza la creazione di eserciti segreti che avrebbero dovuto sollevarsi al momento opportuno. Nell’idea generale inglese, la formazione di questi eserciti nascosti sarebbero stati necessari per sconfiggere l’asse nel momento in cui le truppe alleate avrebbero iniziato a recuperare terreno nelle nazioni europee occupate dal nazifascismo. Questa operazione fu l’inizio di quella struttura che successivamente verrà chiamata Stay Behind con lo scopo di continuare la battaglia sostituendo il bersaglio nazista con il mondo sovietico. 

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Fondamentale fu il ruolo del SOE nel riuscire a procurare valuta forte internazionale durante gli anni di guerra. Senza l’apporto costante di nuova linfa vitale procurata nel mercato nero, la banca d’Inghilterra non sarebbe stata in grado di supportare le operazioni di guerra come poi accadde. Lord Selborne, ministro dell’economia di guerra nel 1942, dichiarò che la SOE era la più grande macchina di recupero di valuta estera nei mercati neri d’Europa e Asia, raggiungendo numeri di oltre un milione e settecentomila sterline.

 

L’Office of Strategic Service (OSS) venne invece creato due anni dopo nel 1942 e immediatamente iniziò la relazione tra i due apparati suddividendone le sfere d’influenza. La SOE si tenne per se la maggioranza dell’Europa inclusi i Balcani mentre l’OSS ottenne la responsabilità per la Cina, l’area del Pacifico e il Nord Africa. Gli accordi riflettevano le rispettive posizioni di forza nel momento degli accordi sullo scacchiere internazionale. 

 

La SOE aveva ormai due anni di esperienza nel campo della resistenza europea e aveva già promosso importanti relazioni con il mondo Polacco e Greco. L’OSS invece era visto come l’ultimo arrivato e nei primi mesi della sua nascita aveva cercato di attingere il più possibile dall’esperienza pregressa dei loro colleghi. Come spesso capita tra cugini, la collaborazione portò alla luce una ovvia rivalità tra anglo-americani e il rapporto tra le due agenzie nel mediterraneo non fu mai di quelli facili. 

 

L’incredibile successo inglese di riuscire leggere i messaggi cifrati dei tedeschi costruì un enorme vantaggio per l’intelligence alleata che viveva quotidianamente dell’invio dei messaggi tradotti. Ogni giorno si assisteva all’invasione degli uffici del SOE e dell’OSS di cable provenienti dai messaggi criptati nazisti. Nonostante contenessero nomi propri cifrati e i luoghi venissero chiamati con nomi di fantasia, gli agenti degli uffici anglo americani assorbivano da questa mole di lavoro una forma di relazione col nemico che aiutava a tenere sempre alto il livello di guardia. 

 

Fu l’ambito balcanico però a rivelarsi il primo vero campo aperto di disputa. Il generale William «Wild Bill» Donovan (1883-1959) avanzò la possibilità di estendere l’influenza dell’OSS sui Balcani questionando la superiorità del SOE. Scavalcando il dialogo tra le parti costituì un ufficio al Cairo, ottenendo, a quanto pare, il diritto a poter esercitare nell’area balcanica. I britannici mantennero il controllo sulle comunicazioni e sui codici. Qualche mese dopo i britannici cambiarono il loro appoggio dal generale Dragoljub «Draža» Mihailović, capo delle formazioni militari Cetniche, con il capo del movimento partigiano comunista Josip Broz Tito.

 

I britannici mantennero il potere di fatto sull’area e terminarono la luna di miele della coppia bianco-rosso-blu, rimuovendo, come ebbe a scrivere Jay Jakub in Spies and Saboteurs,ogni vestigia di ingenuità dell’OSS.

 

Nel momento in cui si aprì il fronte italiano con l’armistizio dell’8 settembre, entrambe le agenzie posero un ufficio in terra italiana. Mentre la SOE prese sede a Bari, l’agenzia americana scelse di posizionarsi a Caserta. La gestione dei rapporti tra i due apparati di Intelligence divenne riconosciuto da allora in avanti come il peggior esempio di collaborazione tra due entità governative. I due enti si ritrovarono in competizione su qualsiasi occasione creando non pochi problemi in una situazione, secondo l’autore, di relativa facile lettura. 

 

Con i problemi nati tra le agenzie, lo sviluppo della guerra sentenziò la totale separazione tra le due agenzie e infine il sorpasso degli americani ai danni degli inglesi in termini di numero di missioni e forniture inviate sul campo ai partigiani. L’inversione dei ruoli manifestatosi in Italia, divenne indicativo di un cambio della guardia nel mondo delle operazioni clandestine dal quale ne derivarono importanti conseguenze a livello di supporto verso i movimenti di resistenza e di attività a livello mondiale. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Storia

Attivisti filo-palestinesi chiedonodi protestare a Buchenwald

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Secondo quanto riferito dai media locali, gruppi filo-palestinesi stanno preparando una protesta contro la gestione del memoriale dedicato alle vittime del campo di concentramento nazista di Buchenwald, in Germania.   I promotori della campagna online «Kefiah a Buchenwald» hanno accusato i responsabili del sito commemorativo di diffondere «propaganda israeliana» e di offrire «sostegno ideologico al genocidio in corso in Palestina».   Gli attivisti stanno organizzando una manifestazione pubblica nei pressi del luogo, vicino alla città tedesca di Weimar, in programma per aprile, in concomitanza con le commemorazioni per l’81° anniversario della liberazione del campo da parte delle forze armate statunitensi.   Inoltre, gli attivisti hanno espresso critiche nei confronti del divieto di indossare la kefiah e altri simboli palestinesi all’interno del sito, nonché per l’esclusione dalle iniziative ospitate dal complesso commemorativo di persone critiche nei confronti di Israele.

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Rikola-Gunnar Luettgenau, portavoce della Fondazione memoriali di Buchenwald e Mittelbau-Dora, ha condannato la campagna definendola «una strumentalizzazione del tutto inappropriata della commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo per scopi politici».   I gruppi che «celebrano e glorificano» l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e che negano il diritto di Israele a esistere «non hanno posto qui», ha dichiarato sabato Luettgenau.   Nel 2025, un tribunale tedesco ha stabilito che il memoriale ha il diritto di vietare l’ingresso a chi indossa la kefiah, motivando la decisione con il fatto che tale simbolo avrebbe «messo a repentaglio il senso di sicurezza di molti ebrei, soprattutto in questo luogo».   Tra il 1937 e il 1945, nel campo di Buchenwaldo furono internati circa 278.000 prigionieri, dei quali 56.000 persero la vita. La cattiva fama di Buchenwaldo è inoltre collegata a numerosi dettagli che circolarono ampiamente già prima della conclusione della guerra, tra i quali gli esperimenti medici condotti sui prigionieri, la presenza tra gli internati della principessa italiana Mafalda di Savoia, gli episodi relativi a Ilse Koch, nota come «la strega di Buchenwald», rendendolo uno dei luoghi più inquietanti e terrificanti della Germania nazista.   Il lager nei pressi di Weimer fu a lungo il più noto campo di concentramento tedesco – come si sente in Accattone (1961)di Pasolini, con il protagonista Franco Citti che risponde «che è, Buchenwald?» quando gli dicono che dovrebbe lavorare – per poi essere spodestato nell’immaginario collettivo da Auschwitz, divenuto simbolo ultimo dei lager nazisti e installando nell’opinione pubblica la cifra ebraica dello sterminio. I lager non contenevano solo giudei, e i racconti dei cattolici nei lager, come quelli contenuti nel libro Christus im Dachau piano si stinsero sotto i colpi di opere sulla shoah che culminarono con la pellicola hollywoodiana Schindler’s list (1993).    

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Intelligence

L’Italia come «terra bruciata»: dalla guerra di Angleton e Borghese a Gladio

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L’operazione Sunrise avrebbe dovuto consistere nel concludere una pace separata tra Stati Uniti e Germania in modo da poter traslocare le truppe naziste operative in Italia verso il fronte orientale.

 

Allen Dulles, secondo in capo all’OSS, (1893-1969) si spese personalmente per portare a termine il progetto utilizzando i suoi contatti, in particolar modo, con il generale delle SS Karl Wolff (1900-1984). Nel momento in cui Iosif Stalin (1878-1953) si rese conto della manovra sotterranea portata avanti dai suoi alleati bloccò tutto accusando Roosevelt di tradimento. 

 

L’operazione non diede seguito immediato anche per via della richiesta inamovibile di resa incondizionata, contribuì però ad accendere le luci sull’uscita d’emergenza posta sopra la porta tagliafuoco del conflitto mondiale. Prima che fosse istituito il sistema di fuga dell’Europa dei nazisti (le famose ratlines) però, tra i britannici e gli statunitensi, incalzava una visione in cui i tedeschi si sarebbero ritirati in una difesa ad oltranza tra le valli alpine austriache, un’occasione per spingere in una possibile estenuante palude militare i sovietici, allora alleati ma futuri avversari nella Guerra Fredda. Tutto questo sarebbe scaturito dopo aver distrutto le industrie, le infrastrutture e i porti del Nord Italia, strategia chiamata scorched earth o «terra bruciata».

 

I vertici militari alleati non volendo permettere che questa previsione si potesse realizzare, posero le basi per una contro azione che venne denominata piano Ivy. Fare dell’Italia «terra bruciata» avrebbe significato aprire a una deflagrante diffusione del comunismo in una nazione già ad elevatissimo rischio dal punto di vista alleato. Per portare a termine il piano si convenne di riorganizzare la rete di controspionaggio italiana dando l’incarico di gestire il ramo italiano dell’X-2 (il controspionaggio dell’OSS) dell’ufficio di via Sicilia a Roma al giovanissimo ma promettente James Jesus Angleton (1917-1987). 

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Il padre di Angleton, Hugh, prima della guerra era stato presidente della Camera di Commercio Americana in Italia e proprietario della filiale di Milano della National Cash Register Company. James Hugh Angleton (1889-1973), visse con il figlio in Italia per alcuni anni prima della guerra ed ebbe modo di sviluppare vaste conoscenze ai più alti livelli della società italiana. Angleton senior, lui stesso membro dell’OSS durante la guerra, dichiaratamente favorevole ai governi autoritari di Hitler e Mussolini, trasmise la sua visione politica al figlio e sicuramente molti dei suoi contatti. Il giovane James Jesus, quando si trasferì nell’ufficio del controspionaggio americano a Roma, conosceva già bene l’Italia e concorse senza dubbio a plasmarne la futura architettura. 

 

Una delle sue operazioni più importanti fu quella denominata Salty, nome in codice per il capitano di fregata Carlo Resio che divenne il suo contatto privilegiato con la sezione dei servizi segreti della Regia Marina italiana. Infatti, immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i servizi italiani si riorganizzarono con i superstiti nel servizio informazioni clandestino (SIC) diretto dall’ammiraglio Francesco Maugeri (1898-1978), con Resio che fungeva da Capo di Stato Maggiore. 

 

L’agente americano aveva tra i suoi contatti anche Valerio Junio Borghese (1906-1974), comandante in capo della Decima Flottiglia MAS e membro di una famiglia della cosiddetta nobiltà nera, quella rimasta fedele alla chiesa in seguito al Risorgimento. In seguito all’armistizio, Borghese e i suoi uomini mantennero una posizione il più possibile autonoma nell’intricato panorama che si veniva delineando e riuscirono a guadagnarsi uno spazio di manovra con l’accordo firmato nel settembre ‘43 con la Kriegsmarine

 

L’attuazione del piano Ivy divenne l’apice della collaborazione tra la X-2 di Angleton e il SIS di Resio. Grazie alle risorse del SIS riuscirono a penetrare l’organizzazione di Borghese nel nord Italia tracciandone la rete messa in piedi. Parallelamente vennero estesi i contatti con più organizzazioni partigiane possibili e con la Pubblica Sicurezza a Roma. 

 

Il capitano Antonio Marceglia, agente per la SIS, ricorda nella relazione stilata in seguito alla sua missione nell’Italia occupata nelle ultime settimane di guerra come la priorità fosse quella di convincere Borghese a salvaguardare la Venezia-Giulia dall’avanzata degli slavi di Tito. Il lungo e pericoloso viaggio del tenente per raggiungere Borghese però si risolse in un nulla di fatto. La volontà di non aizzare i tedeschi con azioni fuori dal normale perimetro e la ricerca di un modo per sopravvivere ai partigiani con l’avvicinarsi della fine della guerra portarono il principe a percorrere giocoforza la strada verso Angleton. 

 

Lo stesso Angleton racconta in una rara intervista concessa a Epoca nel 1976. Dopo gli avanzamenti nella negoziazione separata della resa tra Dulles e i rappresentanti delle forze armate tedesche in Italia Wolff e Eugen Dollmann (1900-1985), grazie anche alla cooperazione del barone Parrilli, arrivò il momento per Angleton di svolgere il suo compito. L’americano e Resio si recarono segretamente a Milano in una villa fatta preparare per l’occasione. Non appena Borghese arrivò venne nascosto in soffitta. Sempre secondo l’intervista, al piano di sotto contemporaneamente si teneva una cena con un collega inglese appena tornato dalle discussioni sull’armistizio con il generale delle forze armate tedesche in Italia Heinrich von Vietinghoff (1887-1952). 

 

Dopo aver appreso che il piano degli alleati fosse quello di lasciare Borghese nelle mani dei partigiani e quindi inviarlo a morte certa per fucilazione, Angleton decise di portarlo con se. Il giorno successivo vestito con un uniforme americana, attraversarono l’Italia con la loro jeep e lo consegnarono al capo di stato maggiore della Marina Raffaele De Courten (1888-1978) perché sostenesse il processo. Dopodichè Angleton dichiara nell’intervista di non averlo mai più incontrato. 

 

Altre fonti invece raccontano di come gli accordi per l’estensione del loro impegno non più a difesa delle infrastrutture italiane ma contro i Sovietici continuarono anche oltre la fine del conflitto. Molti della Decima vennero inquadrati nelle fila dell’organizzazione Stay Behind e concorsero a formare una parte fondamentale dell’operazione Gladio, non solo in Italia. Questo esercito nascosto manipolò le sorti politiche italiane per decenni grazie alla sua forza economica e copertura politica. 

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Come ci racconta Paul L. Williams in Operation Gladio, Allen Dulles, nonostante alcuni dettagli come l’obiettivo dei mille anni del Reich e l’idea di übermenschen e untermenschen, rimaneva un sostenitore del nazismo, almeno in termini oppositivi al nolscevismo. In fin dei conti, dalla sua visuale, i nazisti erano cristiani, avevano un senso hegeliano della storia, condividevano uno stesso retaggio storico e soprattutto basavano l’economia sulla proprietà privata. Dall’altra parte vedeva i sovietici vedeva come dei senza Dio, con la missione di sovvertire il mondo e di far collassare il capitalismo, con l’obiettivo finale di raggiungere uno Stato senza Stato, basato sulla proprietà comune. 

 

Con la conferenza di Yalta i peggiori incubi di Dulles cominciarono a prendere forma delineando una futura guerra con l’Unione Sovietica. Appena terminata la conferenza, Dulles portò Reinhard Gehlen (1902-1979), ex capo dell’Intelligence nazista e futuro responsabile di quella tedesca dell’Ovest, BND, a Fort Hunt per cominciare a pianificare l’immediato dopo guerra.

 

Proprio come per Borghese e i soldati della Decima MAS, Gehlen e i suoi uomini, soprannominati i werewolf (i «lupi mannaro»), sarebbero stati convertiti in gladiatori, i primi componenti della strategia Stay behind, gestita dalla NATO, di controllo e difesa dei confini europei. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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